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[endecasillabo falecio: fa parte dei carmi brevi nugae

letteratura latina




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[endecasillabo falecio: fa parte dei carmi brevi nugae.vari per stile e metro ma soprattutto questo. Deriva dal poeta greco Faleco. Prediletto da Catullo e alessandrini]

Carme di fondamentale importanza, il quinto, dimostra la novità delle idee dei poetai novi rispetto a quelle del mos maiorum. L'amore infatti è vissuto da Catullo come l'esperienza capitale della propria vita, capace di riempirla e di darle un senso, e diventa valore primario, il solo in grado di risarcire la fugacità della vita umana. Il testo contiene un invito alla donna amata a vivere questo amore, per afferrare i pochi istanti offerti all'esistenza umana prima che questa finisca. I temi del carme sono principalmente due, opposti e complementari: la morte e la vita. A tutti i tradizionalisti, rappresentati qui dagli anziani più severi, i "senum seve 424g64e riorum", Catullo oppone la sua nuova filosofia della vita, che si riflette nell'esortazione a Lesbia a vivere intensamente e amare, ad abbandonarsi alla gioia di vivere. Particolare la costruzione del primo verso, che vede al centro il nome della donna amata, ed è chiuso e aperto dai due congiuntivi esortativi, che mettono sullo stesso piano la vita e l'amore, a sottolineare quanto per i neoteroi questo sentimento sia fondamentale, come la stessa esistenza. L'invito festoso e vitalistico è seguito da una terza esortazione, "aestimemus", con la quale Catullo invita Lesbia a non curarsi delle dicerie dei vecchi troppo severi, e stimarli un soldo, ma vivere quel sentimento che è molto più forte dei "rumores" di coloro che hanno da ridire sulla loro relazione. Il poeta sottolinea la disapprovazione l'eccesso di severità di quel mondo che non gli appartiene, mondo convinto che valore primario sia il mos maiorum e che l'amore sia semplicemente elemento fuorviante. Per Catullo rifiuta questo conformismo, con la concezione che la vera vita è solo quella vissuta con intensità insieme alla donna amata. A questo attacco ai "senum severiorum" segue un altro tema: la fugacità del tempo, la stessa che "abstulit", ha strappato il fratello al poeta (CI), e che giorno dopo giorno annienta la bellezza e le cose terrene. Il sole può tramontare e risorgere, mentre l'uomo una volta tramontata la breve luce deve dormire una notte infinita. Mentre quindi la natura continuamente e perpetuamente si rinnova, la vita umana è breve e precaria, e per questo andrebbe vissuta al massimo nella follia della gioia amorosa, perché destinata a spegnersi presto in una "nox perpetua". Questa riflessione rende il tono del carme amaro e solenne, e fa da base all'invito che ne segue: le delizie dell'amore sono l'antidoto alla labilità dell'esistenza, che non è altro che una "brevis lux" seguita da una notte infinita, la morte. Particolare è la posizione in anafora di "soles", "nobis" e "nox", in antitesi fra loro, e l'accostamento fra "lux" e "nox", metafore equivalenti a vita e morte, che sono posti rispettivamente alla fine e all'inizio di due versi successivi. Importante anche la gradazione dei verbi "occidere" e "redire", che sottolineano la ciclicità della vita. Dopo le pessimistiche considerazioni sulla fugacità della vita umana, un nuovo imperativo apre il verso e introduce una nuova esortazione a Lesbia: quella a cedere allo slancio passionale, all'amore, un amore non idealizzato ma concreto ed erotico, che si palesa nell'incessante richiesta di baci. Il VII carme si era aperto con "mi chiedi, o Lesbia, quanti baci tuoi bastino a saziarmi". Ora Catullo sembra rispondere alla domanda. Inizia infatti una sequenza che comprende espressioni numeriche e verbi aritmetici ("conturbabimus" e "aestimare"), in cui il poeta chiede alla donna amata una quantità infinita di baci, che poi rimescoleranno per non sapere il numero, affinché non indispettiscano gli invidiosi. Questo per l'antica convinzione che la felicità, oppure la conoscenza dei beni di una persona attirasse il malocchio di uno iettatore, la cui azione era quella di "invidere", oppure ancor peggio, la morte, la "nox perpetua". Per questo i versi sono una sorta di rituale scaramantico per allontanare l'invidia e il male. Fondamentale negli ultimi versi l'uso, per la prima volta da parte di Catullo, del termine "basium", probabilmente ripreso dal linguaggio popolare. Il termine era evitato dalla letteratura classica, che trovava più convenienti i vocaboli "suavium" e "osculum". Il poeta invece mostra la sua innovazione e il suo contrasto con tutto ciò che lo precede, il mondo delle tradizioni romane, ponendo al centro della sua poetica l'amore e il gioco, elementi tratti dalla poesia callimachea, e di conseguenza ricorrendo a termini come "basium", che è manifestazione affettiva e erotica. Il termine avrà molta fortuna, tanto da oscurare i termini precedenti. Per quanto riguarda lo stile, ai vai mutamenti di tono seguono anche mutamenti stilistici. Così dalla prima [1 a 3] alla seconda sequenza [4 a 6], in cui l'andamento si fa lento e il tono si fa più elevato.  Prevalgono parole brevi come monosillabi e bisillabi, e la struttura dei versi e la posizione delle parole è molto elaborata. Alla seconda richiesta di slancio passionale seguirà un tono nuovamente incalzante, accelerato dalle parole monosillabiche e bisillabiche, le frequenti allitterazioni, alternanze, anafore e dall'accentazione nella lettura metrica. Per quanto riguarda le figure retoriche, come di consueto sono varie: metonimia ("soles" per indicare giorni, "lux" per indicare vita), epifora (tre "centum"), anafora ("dein"), variatio in "altera", chiasmo, alternanza,a allitterazione, omoteleuto ("vivamus amemus"). Un tema in particolare del carme verrà ripreso poi dai poeti del periodo umanistico-rinascimentale, quello dell'edonismo, che si paleserà nel "cogliere la rosa" di Poliziano e Lorenzo De' Medici, e il tema del carpe diem, del cogliere l'attimo, che influenzerà Orazio.








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