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L’aggettivo - Caratteristiche, funzioni e classificazione, Genere e numero dell’aggettivo qualificativo, Gradi dell’aggettivo qualificativo, Semantica del Sintagma Aggettivale

grammatica




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L’aggettivo


1.0. Caratteristiche, funzioni e classificazione

L’aggettivo è la parte del discorso, variabile nel genere e nel numero, che si aggiunge ad un nome per precisarne una qualità o per determinarne una caratteristica.

Per sua natura, l’aggettivo non ha esistenza autonoma, ma deve essere sempre usato insieme al nome cui si riferisce e da cui dipende grammaticalmente. Per esempio, nella frase “Paolo ha comprato una automobile nuova“, l’aggettivo nuova è strettamente legato al nome “automobile” con cui concorda nel genere e nel numero.

In rapporto al nome cui si riferisce, l’aggettivo ha due funzioni fondamentali:



(i) una funzione attributiva – in tale caso, il collegamento tra l’aggettivo e il nome è diretto: Il cielo azzurro mi mette in allegria.

(ii) una funzione predicativa – il collegamento tra l’aggettivo e il verbo è attuato mediante una voce del verbo essere in funzione copulativa o di un verbo usato come copulativo:

Il cielo è azzurro; Paolo sembra felice; Lia è nata ricca.


In base al tipo di informazione che aggiungono al nome, gli aggettivi si dividono in due categorie fondamentali:

(i) gli aggettivi qualificativi si aggiungono  al nome per segnalarne una particolarità: bello, grande, bravo, rosso, intenso, profumato, malvagio, sincero, onesto, disonesto, fragile, chiaro, attento ecc;

(ii) gli aggettivi determinativi o indicativi si aggiungono a un nome per meglio specificarlo, attraverso una determinazione possessiva (mio, tuo, suo), dimostrativa (questo, quello), indefinita (qualche, alcuni, taluni), numerica (due, sette, terzo), interrogativa (quale?, quanti?), o esclamativa (quanti!).


1. L’aggettivo qualificativo

Gli aggettivi qualificativi indicano le qualità o le caratteristiche di una persona, di un animale, di una cosa, di un luogo, di una situazione o di un’azione. Essi dunque hanno un’influenza sul significato del nome che accompagnano: lo arricchiscono con mezzi distintivi o lo individuano. Consideriamo gli esempi:


Paola mi ha regalato un gatto. // Paola mi ha regalato un gatto nero (bianco, grigio) // Paola mi ha regalato un gatto molto simpatico (antipatico, goloso, carino).


1.1. Genere e numero dell’aggettivo qualificativo

L’aggettivo qualificativo, essendo dipendente dal nome che accompagna, non ha genere e numero propri, ma concorda nel genere e nel numero con il nome cui si riferisce: un libro nuovo, dei libri nuovi; una casa nuova, delle case nuove.

Numerosi aggettivi hanno un’unica forma per i due generi e, per questo, sono detti invariabili. Essi sono:

gli aggettivi in –i, cioè l’aggettivo pari e i suoi derivati, impari e dispari: “un numero pari”; “due cifre pari”;

gli aggettivi indicanti colore che derivano da nomi: rosa, marrone, viola: “due vestiti rosa”; “una gonna marrone” – “tre gonne marrone”.

gli aggettivi usati in coppia per indicare gradazione di colore: rosso scuro, verde pastello, rosa pallido: “due borse verde bottiglia”, “un pantalone verde pastello”;

gli aggettivi terminanti in consonante o in vocale accentata e quelli di origine straniera: blu, zulù: “Il mare blu” – “Le acque blu”;

le locuzioni  avverbiali usate come aggettivi: perbene, dabbene, dappoco: “degli uomini perbene”; “delle donne perbene”;

alcuni aggettivi de recente formazione composti da anti- e un sostantivo: antinebbia, antiruggine, antifurto, antiurto: “soluzione antiruggine”, sistemi antifurto”, “sveglia antiurto”;

l’aggettivo arrosto: “salsicce arrosto”; “galline arrosto”; “pollo arrosto”.


Gli aggettivi bello, grande, santo, buono presentano più forme di singolare e plurale, forme che variano a seconda della lettera iniziale del sostantivi cui tali aggettivi si riferiscono:

BELLO

L’aggettivo bello quando è posto prima del sostantivo cui si riferisce si comporta come l’articolo determinativo. Il plurale maschile belli si usa soltanto quando l’aggettivo è posposto al sostantivo o non lo precede direttamente:”i libri belli”; “Belli i libri che mi hai mandato!”.

Bello zaino

Bello psichiatra

Bello scolaro

Bell’albero

Bell’uomo

Bell’amico

Bel tavolo

Bel vaso

Bel gatto

Bella donna

Bella amica*

Tavolo bello

Vaso bello

Gatto bello

Begli zaini

Begli uomini

Bei tavoli

Belle donne

Tavoli belli

* il femminile singolare bella si può elidere in bell’ davanti a vocale a: “bell’amica”


GRANDE

Grande zaino

Grande spazio

Grande amico

Gran/grande signore

Gran/ grande premio

Gran/ grande freddo

Gran/grande donna

Gran/ grande amica

Gran/ grande scuola

Uomo grande

Ragazzo grande

Spazio grande

Grandi zaini

Grandi/gran signori

Grandi amiche

Tavoli grandi


SANTO

Alla forma maschile, l’aggettivo santo si usa davanti a sostantivi inizianti per s preconsonantica. Davanti a sostantivi maschili inizianti per consonante diversa da s preconsonantica si usa la forma tronca san. Sia al maschile che al femminile, santo e santa subiscono l’elisione in sant’ davanti ai sostantivi inizianti per vocale.

Sant’Antonio

Santo Stefano

San Carlo

San Francesco

San Severo

Santa Teresa

Sant’Orsola

Santi Apostoli

Santi Stefano e Paolo

Santi Pietro e Paolo

Sante Vergine


BUONO

Buono zaino

Buono psicologo

Buono scolaro

Buon padre

Buon gioco

Buon amico

Buona amica

Buona psicologa

Buona scolara

Padre buono

Gioco buono

Amico buono

Buoni scolari

Buoni amici

Buone scolare

Padri buoni



1.2. Gradi dell’aggettivo qualificativo


Poiché una persona o una cosa può avere una certa qualità in misura uguale, maggiore, minore o massima rispetto a un’altra persona o cosa, l’aggettivo qualificativo ha tre gradi:

grado positivo: quando l’aggettivo esprime solo l’esistenza di una (o più) qualità: “Pietro è alto (e muscoloso)”;

grado comparativo: quando l’aggettivo qualificativo stabilisce un confronto tra due persone o cose; a seconda di tale confronto, il grado comparativo può essere di maggioranza, di uguaglianza, di minoranza;

grado superlativo: quando l’aggettivo esprime la qualità posseduta al massimo grado, in due possibili accezioni: in senso assoluto (“Paolo è altissimo”) e in senso relativo (“Paolo è il più alto dei suoi compagni”).


1.2.1. Grado comparativo


A. Il comparativo di maggioranza si ha quando la qualità espressa dall’aggettivo è presente in misura maggiore nel primo termine di paragone che nel secondo termine di paragone: “Luca è più bravo di Mario”.

- Quando si tratta di una qualità espressa e di due termini di paragone, l’avverbio più si usa in coppia con la preposizione di (semplice o articolata): “Mio fratello è più grande di me”; “Il gatto è più agile del cane”.

- In particolare, la preposizione di si usa davanti all’avverbio quanto: “Questo ristorante è più costoso di quanto pensassi”.

- Negli altri casi, davanti a un verbo o a un aggettivo, oppure davanti a un nome o un pronome retti da preposizione, si deve usare la congiunzione che: “E più pericoloso uscire che restare in casa”; “Più colto che avveduto si è lasciato imbrogliare”; “Questa situazione è più spiacevole per me che per te"


B. Il comparativo di minoranza si ha quando la qualità espressa dall’aggettivo è presente in misura minore nel primo che nel secondo termine di paragone: “Il bue è meno agile del cavallo”.

Gli indicatori del comparativo di minoranza sono l’avverbio meno anteposto all’aggettivo e la preposizione di (semplice o articolata)    o la congiunzione che secondo gli stessi criteri già indicati per il comparativo di maggioranza: “La questione si è rivelata meno complicata di quanto avessi temuto”; “Con me mio padre è meno severo che con mia sorella”.


C. Il comparativo di uguaglianza si ha quando la qualità espressa dall’aggettivo è presente in misura uguale nei due termini di paragone: “Anna è bella come sua sorella”.

Gli indicatori del comparativo di uguaglianza sono gli avverbi quanto o come anteposti al secondo termine di paragone, mentre il primo termine di paragone può essere usato da solo (a,b) oppure può essere preceduto dagli avverbi tanto o così (c, d):

a)     Io non sono bravo come te;

b)     Quel viaggio risultò faticoso come avevamo previsto.

c)      Paolo è (tanto) simpatico quanto educato.

d)     Laura sapeva tanto rendersi utile quanto divertirsi.

Come si può notare negli esempi sopraccitati, gli avverbi così e tanto davanti al primo termine di paragone sono usati raramente quando il paragone avviene tra due nomi o due pronomi, ma sono normali, anche se non indispensabili, se il paragone avviene tra due aggettivi o due verbi (c,d).


1.2.2. Grado superlativo


A. Il superlativo relativo indica che una qualità è posseduta al massimo (superlativo relativo di maggioranza) o al minimo grado (superlativo relativo di minoranza) relativamente a un determinato gruppo di persone o cose: “Paolo è il più ricco di noi”; “La lezione di oggi è stata la meno noiosa di tutte”.

In alcuni casi il termine di paragone è esplicitato (in tale caso viene introdotto dalle preposizioni di, tra o fra), mentre in altri esso viene sottinteso:

Piero è il più vecchio dei fratelli.

Abbiamo visitato solo le città più importanti.

Nel secondo esempio si potrebbe sottintendere: “Abbiamo visitato solo le città più importanti della Romania.

Il superlativo relativo si forma utilizzando unitamente l’articolo determinativo e l’aggettivo al grado comparativo di maggioranza o minoranza. L’articolo può precedere sia l’avverbio più o meno sia il nome cui si riferisce:

Gianni è il più simpatico dei miei amici.

Il fiume più lungo d’Italia è il Po.

Quando l’articolo è collocato prima del nome, esso non va ripetuto davanti all’aggettivo. La costruzione “Il ragazzo il più intelligente  della classe è Marco” rappresenta una forma enfatica di influenza francese che è meglio evitare. Ma se il nome è preceduto dall’articolo indeterminativo è necessario far precedere l’aggettivo dall’articolo determinativo: “Un ragazzo, il più intelligente della classe, ha preparato la relazione della gita”. “Leggendo il libro, ho tralasciato un capitolo, il meno interessante”.


B. Il superlativo assoluto  indica che una qualità è posseduta al massimo grado o in misura elevatissima indipendentemente da ogni confronto e da ogni termine di riferimento:

Questi bauli sono pesantissimi.

Lia, molto studiosa e intelligentissima, ha sempre conseguito ottimi risultati negli studi.

Il superlativo assoluto si può formare:

aggiungendo all’aggettivo al grado positivo, privato dalla desinenza morfologica, il suffisso –issimo (-a, -i, -e): alto – altissimo; veloce – velocissimo; onesto – onestissimo; bello – bellissimo;

premettendo all’aggettivo di grado positivo un avverbio che ne rafforza il significato: molto, assai, decisamente, incredibilmente, estremamente, oltremodo: “Gli amici ti hanno trovato molto simpatico”; “E un uomo incredibilmente ricco”; “La conferenza è stata estremamente interessante

premettendo all’aggettivo di grado positivo prefissi come arci-, ultra-, stra-, extra-, sopra-, sovra-, super-, iper-, ecc.: “Sono arcistufo delle tue lamentele”; “L’autobus era sovraffollato”; “Un cioccolato di qualità sopraffina”;

ripetendo due volte l’aggettivo di grado positivo: “Nella cesta c’è un gatto piccolo piccolo”; “Se ne andò via zitto, zitto”;

rafforzando l’aggettivo positivo con un altro aggettivo di significato analogo:”Sono stanco morto”; “Questo deputato è ricco sfondato”. Queste formule sono fisse e non possono accettare sostituzioni. Ad esempio, si può dire pieno zeppo, ma non si può dire pieno gremito o pieno colmo.


Alcuni aggettivi formano il superlativo assoluto in analogia con le corrispondenti formule latine:

gli aggettivi acre, aspro, celebre, integro, misero, salubre formano il superlativo assoluto in –errimo (-a, -i, -e):          

AGGETTIVO TALIANO

GRADO POSITIVO

AGGETTIVO LATINO

GRADO SUPERLATIVO

AGGETTIVO ITALIANO

GRADO SUPERLATIVO

Acre

Acerrimus

Acerrimo (solo in senso figurato)

Aspro

Asperimus

Asperrimo (ma è accettabile anche la forma asprissimo)

Celebre

Celeberrimus

Celeberrimo

Integro

Integerrimus

Integerrimo (ma si usa la forma integrissimo se l’aggettivo è adoperato in senso proprio)

Misero

Miserrimus

Miserrimo (ma è accettabile anche la forma miserissimo)

Salubre

Saluberrimus

Saluberrimo (ma è accettabile anche la forma salubrissimo)


gli aggettivi che terminano in -dico, -fico e –volo formano invece il superlativo in –entissimo (-a, -i, -e), sempre in analogia con le corrispondenti forme latine:

AGGETTIVO TALIANO

GRADO POSITIVO

AGGETTIVO LATINO

GRADO SUPERLATIVO

AGGETTIVO ITALIANO

GRADO SUPERLATIVO

Malèdico

Maledicentissimus

Maledicentissimo

Benèfico

Beneficentissimus

Beneficentissimo

Munìfico

Muneficentissimus

Munificentissimo

Benèvolo

Benevolentissimus

Benevolentissimo

malèvolo

Malevolentissimus

Malevolentissimo


Gli aggettivi in –errimo e in –entissimo appartengono a un registro linguistico dotto e letterato e sono perciò di uso molto raro. A parte espressioni come “una vita integerrima”, “una persona integerrima” e “un acerrimo nemico”, entrate nel linguaggio comune, si preferisce ricorrere ad altre costruzioni del superlativo assoluto oppure a espressioni di significato equivalente: “Manzoni è uno scrittore molto celebre (invece di celeberrimo)”; Questo è un giudizio assai malevolo (invece di malevolentissimo); “E un uomo di estrema munificenza (invece di munificentissimo)”;

- di origine latina, infine, è anche il superlativo assoluto di ampio, amplissimo (-a, -i, -e), costruito sulla radice dell’aggettivo latino amplus: “Al di là del fiume si stende una amplissima pianura”.


1.2.3. Comparativi e superlativi con doppia forma


Gli aggettivi qualificativi buono, cattivo, grande e piccolo presentano, assieme alle forme normali di comparativo e superlativo, forme particolari derivate dal latino. L’uso delle due forme di questi aggettivi si equivalgono, ma le forme latineggianti sono preferite nelle espressioni di senso figurato come si può osservare nei seguenti esempi:

“È il più grande imbroglione che conosco” ma “Occorre il massimo sforzo”.

Le forme latineggianti, inoltre, sono obbligatorie in espressioni come “la velocità massima”, “le temperature minime”, “per cause di forza maggiore”, “la maggiore età”, “il maggiore dei miei figli”, “il minore dei miei figli”, “il male minore”.

GRADO POSITIVO

COMPARATIVO DI MAGGIORANZA

SUPERLATIVO RELATIVO

SUPERLATIVO ASSOLUTO

Buono

(lat. bonus)

Più buono

Migliore

(lat. melior)

Il più buono

Il migliore

Buonissimo (molto buono, ecc)

Ottimo

(lat. optimus)

Cattivo

(lat. malus)

Più cattivo

Peggiore

(lat. peior)

Il più cattivo

Il peggiore

Cattivissimo (molto cattivo, ecc)

Pessimo

(lat. peximus)

Grande

(lat. magnus)

Più grande

Maggiore

(lat. maior)

Il più grande

Il maggiore

Grandissimo (molto grande, ecc)

Massimo

(lat. maximus)


Piccolo

(lat. parvus)

Più piccolo

Minore

(lat. minor)

Il più piccolo

Il minore

Piccolissimo (molto piccolo, ecc)

Minimo

(lat. minimus)

Come appare nella tabella, con le forme  latineggianti, il superlativo relativo si forma premettendo l’articolo al comparativo di maggioranza:

“Paolo è il migliore dei miei amici”; “Roberto è il minore dei fratelli”.

Anche con i superlativi assoluti occorre usare l’articolo:

“Non ho provato il minimo dispiacere”. “Da parte mia, ti prometto il massimo impegno”.


1.2.4. Comparativi e superlativi privi di grado positivo

Altre forme di comparativi e superlativi organici derivano da preposizioni latine e non da aggettivi. Alcune forme vengono adoperate come comparativi e superlativi di aggettivi che hanno già delle forme italiane. Si vedano le seguenti forme di comparativo e superlativo con i corrispondenti aggettivi italiani:

superiore, supremo o sommo – alto;

inferiore e infimo -  basso;

interiore e intimo  - interno;

esteriore e estremo esterno.

Ad esempio, si dice “Un albergo di infima (= bassissima) categoria”, “Uno studioso di sommo (=altissimo) ingegno”, “Le tue capacità sono superiori (=più alte) alle mie”, “Il guadagno è stato inferiore (= più basso) al previsto”.

PREPOSIZIONE LATINA

GR. COMPARATIVO DI MAGGIORANZA

GR. SUPERLATIVO ASSOLUTO

Ante (= prima, davanti)

Anteriore


Extra (= fuori)

Esteriore

Estremo

Infra (= sotto, in basso)

Inferiore

Infimo

Prae (= davanti)


Prossimo

Post (= dopo, dietro)

Posteriore

Postremo o postumo

Pro-prope (= vicino)


Prossimo

Supra (= sopra)

Superiore

Supremo o sommo

Ultra (= oltre, al di là)

Ulteriore

ultimo

Intra (= dentro) 

Interiore

Intimo

Quanto alla frequenza d’uso, le forme organiche come inferiore/infimo, superiore/sommo hanno la stessa diffusione delle corrispondenti forme più basso/bassissimo, più alto/altissimo. Le prime però appartengono ad un registro più elevato e sono preferite alle altre anche nelle espressioni figurate. Così si dice “una montagna altissima”, ma “un sommo artista”.

Molti di questi comparativi e superlativi hanno perduto l’originario valore comparativo o superlativo e sono ormai sentiti dal parlante come aggettivi di grado positivo: “la vita interiore”, “un intimo convincimento”, “le zampe anteriori”, “le ruote posteriori”, “un ulteriore avviso”. Alcuni di essi, proprio perché considerati ormai di grado positivo, ammettono il superlativo relativo o assoluto: “Dobbiamo fare un ultimissimo sforzo”, “le opinioni più estreme”, “i sentimenti più intimi”.


1.2.5. Aggettivi che non hanno il comparativo e il superlativo

Non tutti gli aggettivi qualificativi possono avere il comparativo e il superlativo. Non hanno queste forme:

gli aggettivi qualificativi che indicano più che una qualità, una precisa caratteristica, una misura di tempo, una forma geometrica. Si tratta di aggettivi che sono, per lo più, derivati da nomi: “una scuola statale”, “un elemento chimico”, “la penisola asiatica”, “una rivista settimanale”, “un disturbo psichico”;

gli aggettivi indicanti nazionalità, provenienza regionale o credenza religiosa, come italiano, siciliano, musulmano. Talvolta questi aggettivi sono usati al superlativo in costruzioni enfatiche quali “un prodotto italianissimo”, “un’usanza sicilianissima”. È preferibile però evitare siffatte forme sostituendole con espressioni di analogo significato:“un prodotto tipicamente italiano”, “un’usanza tipica della Sicilia”. Molto diffuso, invece, è con questi aggettivi, il comparativo in frasi come “Qualcuno si crede più cristiano degli altri”; “Paolo è più interista del presidente della squadra”, “E più marxista di Marx”, “Mi sento più italiano di te”;

gli aggettivi che hanno già di per sé, al grado positivo, un significato di superlativo: colossale, enorme, eterno, meraviglioso, straordinario, infinito, divino. L’aggettivo eccezionale viene talvolta usato al comparativo e al superlativo, ma espressioni come “Un prezzo eccezionalissimo”, “Una notizia ancora più eccezionale”, “Lo spettacolo più eccezionale che abbiate mai visto” suonano ridondanti ed enfatiche;

gli aggettivi alterati come bellino, caruccio, mascalzoncello. Alcuni di essi possono essere usati al comparativo:”Mario è più grassoccio di Paolo”.


1.3. Semantica del Sintagma Aggettivale

1.3.1.     Ordine ‘nome – aggettivo’


Stanno in ordine sintatticamente non marcato e cioè in posizione postnominale, gli aggettivi che hanno funzione restrittiva, cioè denotativa o referenziale. Più esplicitamente si può dire che un aggetivo sta in posizione postnominale se definisce una sottoclasse della classe definita dal nome:

a.     Vorrei vedere dei cavalli selvaggi.

b.     Spero di non incontrare mai gli scorpioni gialli.

Nell’esempio (a), l’aggettivo selvaggi è usato denotativamente è definisce una sottoclasse    - quella dei cavalli selvaggi – della classe definita dai nomi: quella di tutti i cavalli.Similmente, nell’esempio (b) l’aggettivo gialli specifica una sottoclasse di tutti gli scorpioni.

Una sottoclasse può consistere anche di un solo individuo:

a.     Vorrei vedere il cavallo selvaggio.

b.     Ti ricordi di portarmi il quaderno nero?

In questi ultimi due esempi, gli aggettivi hanno un valore referenziale perché individuano il soggetto di cui si sta parlando, il parlante pensando ad un determinato cavallo oppure quaderno.

Molti aggettivi hanno proprio la funzione di delimitare una sottoclasse e perciò si trovano quasi esclusivamente in posizione postnominale. Tali sono tutti gli aggettivi derivati da un nome, detti perciò denominali, come scolastico, automobilistico, dantesco, statale, ecc. Essi sono detti anche aggettivi di relazione perché stabiliscono una relazione tra il nome testa del sintagma e il nome da cui sono derivati. Così

L’amore paterno è l’amore del padre

Escursione automobilistica è escursione in automobile

I vestiti invernali sono vestiti per l’inverno ecc.

Gli aggettivi di relazione appaiono soprattutto nelle nomenclature scientifiche e, in genere, nel linguaggio delle comunicazioni in massa; per esempio: ministero economico, problema generazionale, puntura lobare, scatola cranica. Con tali aggettivi si ottiene un’economia di elementi linguistici: cfr. Problema generazionale con problema delle (nuove) generazioni.

Altri aggettivi che generalmente definiscono una sottoclasse sono gli aggettivi tradizionalmente chiamati qualificativi che si uniscono ai nomi per esprimere particolari qualità della cosa, della persona o del concetto che essi designano:

Esempi:

Ho comprato dei fiori gialli

Ho scelto il tavolo rosso

Ha mangiato le mele marce

Ho conosciuto una cantatrice calva

Possono avere la funzione di definire una sottoclasse e perciò occorrere dopo il nome anche aggettivi che esprimono giudizi di valore (sempre qualificativi).

a.     Vorrei un gatto simpatico

b.     Ha interpretato una parte difficile

Va notato che i nomi propri, che sono per loro natura referenziali, non possono in genere essere seguiti da un S.A. L’unico caso in cui ciò può accadere è se il nome proprio non è sufficiente per riferirsi in un modo non ambiguo a un individuo, per es. perché ci sono due persone con lo stesso nome: Di quale Paolo stai parlando? Paolo piccolo o Paolo grande?


1.3.2       Ordine ‘aggettivo – nome’


Stanno nell’ordine sintatticamente marcato, cioè in posizione prenominale, gli aggettivi che hanno un ruolo semanticamente connotativo rispetto al nome, cioè gli aggettivi che, esprimendo un gusto o un parere del parlante, producono determinate emozioni nel parlante e / o nell’ascoltatore. Dal punto di vista sintattico questi aggettivi possono essere detti anche appositivi. Negli esempi seguenti, la forma (a) illustra l’uso restrittivo dell’aggettivo, la forma (b) l’uso appositivo:

a.     Luca è andato a Roma con un suo amico simpatico.

b.   Luca è andato a Roma con il suo simpatico amico


Gli aggettivi che più spesso hanno funzione appositiva sono gli aggettivi che esprimono un giudizio di valore:

a.     Ho incontrato la simpatica Camilla.

b.     Finalmente hai fatti un buon lavoro.

c.      Ho visto Teresa col suo odioso compagno.

d.     Spero che finisca questa odiosa pioggia.

e.     C’é sempre una triste atmosfera in quella casa.

f.       È molto orgoglioso dei suoi brutti quadri.

g.      Ha fatto uno sciocco commento.

h.     Ho fatto un vero affare comprando quei dischi.

i.       Non capisco niente di quel losco intrigo


Anche gli aggettivi che esprimono caratteristiche fisiche possono essere usati in modo appositivo:

a.     Mi ricorderò sempre quel rosso tramonto tra gli alberi

b.     Ho visto il giovane Eugenio partire per Londra.

c.      Battono le ore con un pesante martello.


Tali aggettivi sono sempre usati in modo appositivo e perciò precedono il nome nel caso in cui indicano una caratteristica inerente al nome stesso:

a.     La bianca neva aveva ormai coperto intera la città.

b.     La buia notte lo spaventa.

Anche alcuni aggettivi denominali possono occasionalmente avere funzione appositiva:

a.     Lo guardò con paterna dolcezza.

b.     Lo ispezionò con burocratica lentezza.

Data la loro funzione appositiva, gli aggettivi prenominali si trovano davanti anche a nomi propri:

a.     Non voglio lasciare sola la piccola Natalia.

b.     Il timido Carlo non può averlo fatto.

c.      C’era pure l’insopportabile Sebastiano.

Nella poesia o prosa letteraria molto ricche di connotazioni, gli aggettivi prenominali sono molto più frequenti che nella lingua parlata:

a.     Chiare, fresche e dolci acque,

Ove le belle membra

Pose colei che sola a me par donna

Gentil ram, ove piacque

A lei di fare al bel fianco colonna.... (F. Petrarca, “Canzone”)


Data la funzione esclusivamente appositiva degli aggettivi prenominali, essi non possono mai essere usati in modo restrittivo in tale posizione. Per esempio, non posono mai essere usati per esprimere una opposizione come è possibile per gli aggettivi postnominali:

a.     *Vorrei vedere il tuo simpatico cane, non quello antipatico.

b.     Vorrei vedere il tuo cane simpatico, non quello antipatico.


a. *Non vorrei rinunciare ai miei vecchi vestiti, ma piuttosto a quelli nuovi.

b. Non vorrei rinunciare ai miei vestiti vecchi, ma piuttosto a quelli nuovi


Si può trarre la conclusione che i fattori semantici non sono da identificare in caratteristiche dell’aggettivo stesso, ma nella funzione semantica che il parlante intende dare ad un aggettivo: denotativa o referenziale in posizione postnominale e connotativa in posizione prenominale. Che alcuni aggettivi si trovino quasi sempre in posizione postnominale è dovuto al fatto che certi aggettivi poco si prestano, almeno nella lingua parlata, ad essere usati connotativamente.


1.3.3.  Aggetivi con significati diversi negli ordini ‘nome –aggettivo’ e ‘aggettivo – nome’

Alcuni aggettivi possono apparire sia in posizione postnominale sia prenominale, ma con significati diversi nelle due posizioni. In genere, il significato letterale è quello che l’aggettivo ha nella posizione non marcata, cioè dopo il nome:

a.     Ha trovato dei libri nuovi (=non vecchi)

b.     Ha trovato nuovi libri (=altri)


a.     Vorrei delle vetrate semplici (=senza troppe decorazioni)

b.     Vorrei delle semplici vetrate (=e nient’altro).

Inoltre, alcuni elementi lessicali che in posizione postnominale sono aggettivi, sono quantificatori in posizione prenominale:

a.     Ho avuto notizie certe (=sicure)

b.     Ho avuto certe notizie (=alcune)


a.     L’ho chiesto a persone diverse (=non uguali)

b.     L’ho chiesto a diverse persone (=parecchie)


a.     In quel villaggio vivono famiglie numerose (=con molte persone)

b.     In quel villaggio vivono numerose famiglie (=molte)


a.     Quest’anno Feltrin ha pubblicato un libro unico (=straordinario)

b.     Quest’anno Feltrin ha pubblicato un unico libro (=solo uno).

È chiaro che per tali aggettivi non sussiste la distinzione tra restrittivo, cioè denotativo / referenziale da un lato e appositivo o connotativo, dall’altro.

Alcuni aggettivi qualificativi costituiscono, in posizione postnominale, un costrutto fisso con il nome testa: un libro giallo, camera oscura, luna nuova, ecc. Se possono apparire in posizione postnominale, essi possono assumere un altro significato, più propriamente qualificativo: oscura camera, nuova luna.


1.3.4.     Ordine nel Sintagma Nominale degli aggettivi


Un S.N. può contenere due aggettivi. Questi possono essere ambedue prenominali, ambedue postnominali o uno prenominale e uno postnominale.


I.         Due S.A. postnominali possono essere coordinati fra loro e perciò avere ambedue una funzione denotativa rispetto al nome:

a.     Ho comprato delle fragole piccole e dolci.

b.     Vorrei un tavolo basso e rotondo.

O ambedue funzione referenziale:

a.     Ho visto quei ragazzi dispettosi e annoiati.

b.     Ho comprato il terreno grande e collinoso.

In queste due coppie di esempi, gli aggettivi definiscono (denotativo o referenziale) la stessa classe di indivdui. C’è però la possibilità che due aggettivi definiscano due classi diverse (come risulta dalla seguente coppia di esempi):

a.     C’erano dei gruppi boliviani e peruviani.

b.     Io prendo i bambini francesi e spagnoli.

Ciò accade in genere, quando i due aggettivi definiscono sottoclassi di individui incompatibili tra di loro (essere boliviano e essere peruviano).


II.       Due S.A. postnominali possono anche non essere coordinati, ma trovarsi a livelli diversi:

a.     Ha fatto degli errori grammaticali stupidi.

b.     Ho visto un film poliziesco giapponese.

Questi aggettivi con funzione denotativa hanno valori diversi:

l’aggettivo adiacente al nome definisce una sottoclasse degli oggetti definiti dal nome (errori grammaticali)

l’altro aggettivo (stupido) definisce una sottoclasse di questa sottoclasse.

Perciò in posizione postnominale (se gli aggettivi non sono coordinati, ma subordinati) sarà l’aggettivo che definisce la sottoclasse più grande a seguire immediatamente il nome:

a.     Tale è la dottrina cristiana cattolica.

b.     *Tale è la dottrina cattolica cristiana.

Se non si può paragonare la grandezza delle due sottoclassi, l’aggettivo posto immediatamente dopo il nome apparirà automaticamente come il più importante:

a.     Vorrei un vestito rosso leggero.

b.     Vorrei un vestito leggero rosso.

Mentre nell’esempio (a) si dà quasi per scontato che il vestito sia rosso e lo si vuole anche leggero, nell’esempio (b) succede proprio il contrario.

III.      Due S.A. prenominali, avendo funzione appositiva, possono essere soltanto coordinati:

a.     Questa è la dura e amara realtà.

b.     Giorgio è un caro e bravo ragazzo.

Contrariamente agli aggettivi postnominali, essi non possono determinare mai sottoclassi diverse dalla classe definita dal nome:

a.     Ho visto le alte e bianche scogliere.

b.     Adoro le lunghe, calde e interminabili giornate di luglio.

Conseguenza di ciò è che in posizione prenominale, al contrario che in posizione postnominale, non possono occorrere aggettivi che si contraddicono:

a.     *Ho visto bei e brutti quadri.

b.     Ho visti quadri belli e brutti

IV.  Se in un S.N. ci sono due S.A. di cui uno prenominale e uno postnominale, questi manterranno le loro normali funzioni, e cioè appositiva il prenominale e restrittiva, cioè denotativa o referenziale, il postnominale:

a.     Vorrei vedere ancora quegli splendidi paesaggi messicani.

b.     Ho ricevuto dei meravigliosi fiori bianchi.

V. In un S.N. ci possono anche essere più di due S.A. come modificatori. In genere, non più di due modificatori possono occorrere prima del nome; il numero degli aggettivi che occorrono dopo di esso è invece meno ristretto, essendo questa la posizione non marcata sitatticamente e quindi produttiva:

a.     C’erano ingegneri francesi, americani, russi, spagnoli, giapponesi e cinesi.

b.     Ho visto degli stupendi film polacchhi,francesi, spagnoli, greci e turchi.

c.      Ho comprato delle morbidissime e bellissime stoffe verdi, viola, blu e gialle.

Va notato però, che negli esempi suddetti gli aggettivi postnominali sono tutti coordinati tra di loro. Nel caso di aggettivi subordinati, invece, non se ne hanno più di tre:

a.     C’era un ingegnere elettronico giapponese bravissimo.

b.     C’è bisogno di una buona introduzione alla linguistica generativa chomskyana


1.3.5.     Restrizioni fonologiche sull’ordine degli aggettivi


Se un S.N contiene più S.A. consecutivi e con la stessa funzione semantica c’è una chiara tendenza a usare il S.A. più breve per primo, il più lungo per l’ultimo. Negli esempi seguenti, le forme (a) sono stilisticamente più neutre rispetto alle forme (b):

a.     Penso alle calde, interminabili sere di luglio.

b.     Penso alle interminabili, calde sere di luglio.


a.     Era un cielo grigio e minaccioso.

b.     Era un cielo minaccioso e grigio.


a.     E un libro interessante e molto bello da sfogliare.

b.     E un libro molto bello da sfogliare e interessante.


a.     E una persona cara, preparata e incorruttibile.

b.     E una persona incorruttibile, preparata e cara.



1.4.     Participi e aggettivi


Da un punto di vista morfologico e sintattico ammalato, appassionato, atteso, preoccupato, sconosciuto, ecc. assomigliano a forme participiali, ma si comportano in realtà come gli aggettivi. A differenza degli aggettivi, i veri participi non possono essere modificati con la morfologia tipica degli aggettivi, cioè con il suffisso superlativo –issimo o con  molto, assai, ecc. come risult dai seguenti esempi:

a.     simpaticissimo, bellissimo, molto intelligente

b.     *uccisissimo, *mangiatissimo, *molto sposato.

Le forme di cui parliamo si comportano invece come gli aggettivi:

Spaventatissimo, sconosciutissimo; molto / assai spaventato (preoccupato) ecc.

Molti di questi aggettivi sono psicologici: affascinato, attratto, commosso, disgustato, impaurito, interessato, preoccupato, spaventato, ecc.:

a.     una persona preoccupata dai rivolgimenti in atto

b.     un ragazzo affascinato dall’India.

c.      Gianni è disgustato dalla corruzione di questo paese.

d.     Gianni è vivamente interessato da quanto succede in Romania.


Si può notare che gli aggetivi psicologici prendono un complemento che rappresenta la causa dello stato psicologico. Tale complemento è introdotto in generale dalla preposizione da che troviamo nelle costruzioni passive. Talvolta può essere introdotto dalle preposizioni per, a o di:

a.     Gianni è preoccupato per la salute di Maria.

b.     Gianni è interessato alla matematica.

c.      Gianni è appassionato di musica.


1.5. La nominalizzazione dell’aggettivo qualificativo


Abbiamo già visto alcuni casi in cui l’aggettivo viene nominalizzato:

Rivoglio indietro il mio

Vive con i suoi

Ma pressocché tutti gli aggettivi, in unione con l’articolo o con un altro determinante possono essere sostantivati:

I ricchi e i poveri, il vecchio e il nuovo, quattro giovani, molti stranieri.

Talvolta l’originario non viene più avvertito distintamente dai parlanti o è del tutto dimenticato:

Il giornale, invettiva, sonnifero, il buio ecc.

L’aggettivo qualificativo può svolgere anche la funzione di un avverbio:

Dire chiaro e tondo, andare piano (forte),rigare diritto, ecc.

In altri casi, aggettivi sostantivati preceduti da una preposizione formano varie locuzioni avverbiali:

Con le buone, con le cattive, (andare) per le spicce, alla svelta, all’antica, all’improvviso

Si può verificare, soprattutto in contesti scherzosi o in certa prosa letteraria, anche il fenomeno inverso, cioè l’uso sostantivale di un aggettivo:


Marco era il più asino di tutti i fratelli.

Con i suoi comportamenti dimostra di avere una mente bambina.

Una donna interessante, non bella forse, ma molto interessante: molto donna.

(Calvino, La speculazione edilizia).







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