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Successo di Madame Bovary

letteratura




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Successo di Madame Bovary


"Ieri sera ho cominciato il mio romanzo", annuncia Flaubert a Louise Colet nel settembre 1851. Nell'ottobre del 1855, Madame Bovary è terminato. "Costumi di provincia", recherà scritto nel sottotitolo del romanzo. Flaubert si confronta con quello che considera il disfacimento della società borghese, scenario della storia individuale di Emma Bovary. E' 353j99d un romanzo puro, come lo definirà Thibaudet. L'operazione di Flaubert è complessa, e non sarà facilmente compresa dai contemporanei. Egli stesso si chiede a chi possa interessare la vicenda di una piccola borghese adultera che le continue delusioni portano al suicidio. Il romanzo si presenta, infatti, e in questa prospettiva sarà letto a lungo, come opera di crudo realismo.


. ieri ho venduto un libro per la somma di duemila franchi e

continuerò così! . apparirò sulla "Revue de Paris" per

sei numeri di fila, a partire da luglio. Dopo di che rivenderò




il libro a un editore, che lo trasformerà in volume.

. non ti nascondo che adesso ho voglia di vedermi

stampato, e il più presto possibile.


Infatti è sulla rivista, "Revue de Paris", che Flaubert accetta di pubblicare il romanzo, in sei episodi. E' una rivista letteraria di orientamento liberale, seguita con particolare attenzione dalla censura del regime. Du Camp, suo compagno di viaggio, è preoccupato per le scene di crudo realismo che il romanzo contiene, soprattutto quelle che hanno qualche implicazione di ordine sessuale.

La pubblicazione, nell'ottobre del 1856, dei primi capitoli, incontra una reazione più ostile del previsto. Gli abbonati della rivista insorgono contro lo scandalo e l'immoralità del romanzo e lo accusano di calunniare la Francia e di svilirla agli occhi degli stranieri. Du Camp chiede a Flaubert di operare dei tagli; Flaubert protesta inutilmente; la redazione impone piccole censure anche negli ultimi capitoli. Lo scrittore francese pretende che venga inserita una nota dell'autore così concepita:


Considerazioni che non posso apprezzare hanno indotto la "Revue de Paris" a compiere un taglio nel numero del 1° dicembre. Gli scrupoli si sono rinnovati ed essa ha giudicato opportuno togliere altri passi. Dichiaro pertanto di non assumermi la responsabilità delle righe che seguono. Il lettore è pregato di vedervi dei semplici frammenti e non un insieme.


Ossessionato dall'idea del processo, Flaubert prepara accuratamente la difesa insieme all'avvocato Sénard, progettando una pubblicazione del romanzo ad uso della magistratura. Negli ampi margini, accanto ai brani inquisiti, avrebbero trovato spazio alcune citazioni tratte dai classici e un semplice paragone avrebbe dimostrato la sua tesi: "Da tre secoli non vi è una sola riga della letteratura francese che non sia altrettanto offensiva nei confronti del Buon Costume e della Religione."


Grandi personaggi si schierano dalla parte di Flaubert che ha già incassato recensioni importanti e molto favorevoli al suo romanzo: George Sand e Victor Hugo sono dalla sua parte, solo i giornali cattolici lo stroncano, accusandolo di immoralità. Lamartine, il Primo Ministro, lo riceve e gli rivolge i "massimi" complimenti e gli assicura il proprio appoggio nel processo. Conquista alla sua causa persino l'imperatrice Eugenia. Tanta mobilitazione contribuisce a far salire le "azioni" di Flaubert: "Le Moniteur" gli offre dieci soldi a riga, che per un romanzo come la Bovary sarebbero circa diecimila franchi.

Il mémoire non verrà mai pubblicato, ma la difesa di Sénard si servirà abbondantemente delle citazioni scelte e preparate da Flaubert per contestare, punto per punto, il Pubblico Ministero.

Il procuratore generale Ernest Pinard comincia la requisitoria contro i tre imputati (oltre allo scrittore erano finiti sotto accusa uno dei direttori della Revue, Laurent Pichat, e lo stampatore Pillet) con tono aspro. Dopo aver riassunto la trama del romanzo, si concentra su alcune grandi scene, mostrando in ognuna il duplice reato di offesa alla morale pubblica e alla religione. Nel suo discorso Flaubert diventa il principale bersaglio e con lui tutta la letteratura realista che presenta le passioni umane senza misura né regola alcuna. "L'arte senza regola non è più arte", esclama con ridicola enfasi. Quando l'avvocato Sénard si alza per pronunciare l'arringa, il pubblico trattiene il respiro. La voce dell'avvocato difensore risuona con superba sicurezza per quattro ore di fila, annientando l'accusa. Sénard analizza il romanzo capitolo per capitolo e dimostra che si tratta di una rappresentazione profondamente morale poiché la protagonista viene punita per le sue colpe. Cita una lettera in cui Lamartine dichiara che Madame Bovary è l'opera più bella da lui letta negli ultimi vent'anni. Recita tutto il brano del fiacre per comprovare che non vi è alcun particolare licenzioso. Infine affronta il rito dell'estrema unzione e rivela che l'autore si è limitato a trasporre in francese il testo latino del Rituale, un manuale religioso. Ogni colpo fa centro, Flaubert è sollevato. L'aula che ospita la trattazione della causa è sempre affollata di belle donne e di visi notissimi, ogni udienza somiglia a un'occasione mondana.



Il processo si conclude il 7 febbraio con una sentenza di assoluzione per i tre imputati senza il pagamento delle spese processuali e, nonostante il timore manifestato da Flaubert, non ci sarà ricorso in appello.

Pur essendo consapevole che la vicenda giudiziaria legata al romanzo si sarebbe sicuramente rivelata un buon trampolino di lancio a livello pubblicitario, in Flaubert rimangono l'amarezza e il disgusto di una fama acquisita per vie diverse dal puro riconoscimento artistico; ormai prova ripugnanza all'idea di pubblicare il romanzo in volume. Ma rimane il contratto con Michel Lévy, e non si può mancare all'impegno. Nell'aprile del 1857 il romanzo è in libreria: due volumi, tiratura 6.600 copie. Alla fine diventeranno 15 mila, ma non aumenterà il suo compenso, a causa di un contratto non proprio vantaggioso.

Il romanzo riscuote moltissimi favori tra il pubblico femminile che in Emma vede la rivendicazione della libertà della donna: in un mondo che prescrive la sottomissione, lei tenta di sottrarsi alla schiavitù del ruolo. La figura di Emma dalla psicologia complessa - che vive come una costrizione insopportabile la propria condizione sociale, dalla quale tenta di evadere attraverso i sogni e la fantasia - entrerà così prepotentemente nell'epoca da ispirare la nascita di un nuovo termine, "il bovarismo", con il quale si indicherà d'ora in poi l'illusione di una vita vissuta sognando una realtà fiabesca, per fuggire dal grigiore quotidiano.

In realtà con la pubblicazione di Madame Bovary  assistiamo alla nascita di un nuovo tipo di romanzo. A differenza di quello romantico, dove la storia si snoda spesso in ambienti aristocratici con i protagonisti quasi sempre uomini d'eccezione, in questo la materia prima è la vita di tutti i giorni ed i suoi personaggi sono comuni mortali appartenenti non più all'aristocrazia, ma al popolo, alla città, alla provincia.

Flaubert anticipa gli autori del Naturalismo e del Verismo, esce di scena, rinuncia ad intervenire nei fatti narrati commentando o giudicando, costruisce una rappresentazione oggettiva ed impersonale della realtà. 

Logico, quasi naturale che Emma diventi poi un'eroina del cinema, la dimensione del sogno nella quale vive presto stuzzica la fantasia dei registi. A cominciare da Jean Renoir, uno dei primi grandi maestri della nuova arte, che nel 1933 propone una versione in pellicola. Il cinema ha però le sue esigenze, così Vincent Minnelli nel secondo dopoguerra scardina uno dei principi di Flaubert, trasformandolo in voce narrante della storia. Emma diventa portoghese e tre volte adultera nella versione cinematografica più recente, firmata da De Oliveira.

Mille facce per ribadire l'eterna attualità del tema che non si nega neppure una dimensione teatrale, come quella che nella passata stagione vede Monica Guerritore combattere ogni sera con Emma diventata manichino e insieme specchio nel quale la donna del Duemila si riflette fino a identificarsi completamente, conquistata dal primo modello delle rivendicazioni femminili.

Chi sa che cosa avrebbe detto Flaubert di questa ultima Madame Bovary.











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