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Giovanni Pascoli

letteratura


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Giovanni Pascoli

Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna nel 1855, da Ruggero e da Caterina Vincenzi Allocatelli. Studiò fino a quattordici anni in un collegio di Urbino che dovette abbandonare alla morte del padre, che fu ucciso da sconosciuti mentre tornava a casa su un calesse. Da quest'episodio nascerà la poesia "La cavallina storna", che come tante altre trae ispirazione dalle memorie autobiografico, dove sono evocati momenti della vita del poeta ed i suoi lutti familiari. Difatti gli morì la madre, poi la sorella maggiore e dei fratelli Luigi e Giacomo, cos 747i85h ì continuò gli studi in povertà. Poté poi iscriversi alla facoltà di Lettere di Bologna e qui conobbe e condivise idee socialistiche ed anarchiche. Trascorse a seguito dell'attentato al re Umberto I tre mesi in carcere. Assolto e liberato si laureò e cominciò la sua carriera di insegnante. Morì a Bologna nel 1912.

Il pensiero del Pascoli prevede una concezione dolorosa della vita dovuta alle tragedie familiari ed alla crisi del pensiero ottocentesco, secondo cui la scienza ed il progresso avrebbero rinnovato la società e risolto i problemi umani. Il Pascoli, che inizialmente credeva nella scienza, poi l'accuserà di aver reso l'uomo più infelice distruggendogli la fede in Dio. La concezione di Pascoli dice che la vita sarebbe bella se non fossero gli uomini a guastarla con l'egoismo, la violenza e la guerra. Per evitare una tragica fine l'umanità ha bisogno di rifarsi ad ideali di solidarietà e comprensione reciproca.

Il poeta vuole dimostrare come la filosofia quanto la scienza abbiano fallito nel tentare di dare una spiegazione sicura del mondo; egli crede possa riuscirci la poesia che è fatta di improvvise intuizioni, tanto da scoprire le corrispondenze misteriose tra le creature e le cose. Da ciò viene elaborata una poetica della "del fanciullino" dal titolo di un suo scritto. L'immagine del fanciullino è presa in prestito dalla filosofia greca. Per Pascoli il fanciullino è il simbolo dell'irrazionale, del modo ingenuo ed incantato che ha il poeta nel vedere e nel sentire. Questo fanciullino è in tutti gli uomini, ma nella maggioranza di essi questo tace; in quelli più sensibili, cioè i veri e propri poeti, questo fa sentire la sua voce di stupore. Il Pascoli distingue la "poesia pura" dalla "poesia applicata", laddove la poesia pura è quella ingenua fatta di sentimenti.



Il Pascoli fu un profondo conoscitore delle lettere classiche, ma il suo classicismo si fonde con le angosce del poeta, così figure e miti classici sono vissuti con nuova sensibilità.

Il Pascoli giunse al Decadentismo per istinto, non per influenze esterne; gli elementi del suo Decadentismo sono:

Il senso smarrito del mistero e la sensibilità a percepire le voci misteriose provenienti dalle zone inesplorate dello spirito;

La concezione della poesia come rivelazione dell'ignoto;

La tendenza a vedere le cose non nel loro aspetto realistico, ma come simboli e segni di una realtà al di là dei sensi;

Una certa debolezza di carattere.



Infine il suo classicismo lo tenne lontano dalle degenerazioni dei decadenti europei.

I motivi di ispirazione della poesia del Pascoli furono quattro: le memorie autobiografiche, la celebrazione degli ideali morali, patriottici ed umanitari, la contemplazione della natura e della campagna, il senso del mistero della vita. Nella forma e nella struttura egli opera una rottura con la poesia del passato, tanto che è detto l'iniziatore della poesia del "frammento lirico", fatta di componimenti brevi e comunque di frammenti contenenti intense impressioni. Pascoli ha rinnovato inoltre il linguaggio poetico rendendolo più ricco e realistico, adoperando termini tecnici e dialettali e ricorrendo alle onomatopee (parole o sillabe il cui fonema imita un rumore naturale).

La prima raccolta di poesie del Pascoli Myricae (1891) è dedicata al padre Ruggero. Qui il tema dominante è quello della campagna, contemplata e vista nei suoi vari aspetti, specialmente in quelli più suggestivi dell'autunno quando è ancora vivo il ricordo dell'estate ormai trascorsa e si avverte l'inverno che sta per arrivare a richiamare l'idea di morte. Altre raccolte sono: Poemetti (1897), I canti di Castelvecchio (1903), Poemi Conviviali (1904), Odi e Inni, Poemi de Risorgimento, Poemi Italici, Canzoni di re Enzio (il figlio di Federico II di Svevia, tenuto prigioniero a Bologna). I Carmina sono poesie latine del Pascoli.






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