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GIACOMO LEOPARDI

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GIACOMO LEOPARDI

La produzione letteraria di giacomo Leopardi, va suddivisa in diverse fasi. Nel periodo dal 1809 al 1815 le opere Leopardiane hanno prevalentemente caratteristiche di saggi e trattati eruditi. Dal 1818 al 1822 Leopardi esprime attraverso le canzoni civili e i piccoli idilli il suo pessimismo storico e avvia l'elaborazione del pessimismo cosmico. Successivamente, dal 1828 al 1830 si sviluppano i grandi idilli a tema filosofico: qui ampio è lo sviluppo della tematica d 454g69e el pessimismo cosmico. Dal 1831 al 1836 c'è l'elaborazione dei Canti Antidillici, del Ciclo di Aspasia , questi anni sono caratterizzati dalla polemica antispiritualistica e dalla ribellione eroica e titanica dell'individuo contro la natura.

 Un punto centrale delle riflessioni Leopardiane è il tentativo di coniugare il sensismo e il materialismo con il contestuale riconoscimento di un'essenziale e lacerante propensione dell'uomo a proiettarsi verso l'infinito e la felicità assoluta. La cosiddetta teoria del piacere vede come fine supremo dell'uomo la ricerca del piacere che per Leopardi è sinonimo di Felicità . Questa tendenza al piacere, connaturata dall'uomo, è per leopardi infinita sia perché  non cessa mai, sia perché non accetta limiti all'intensità e varietà del suo soddisfacimento, ma nel contempo essa non può mai realizzarsi compiutamente  poiché ogni piacere dell'uomo è comunque destinato al nulla della morte. Ne deriva un contrasto insanabile tra finito e infinito tra reale e ideale: una contraddizione che è propria dell'esistenza umana, condannata a cercare un piacere impossibile da conseguire pienamente e perciò inseparabile dal dolore e dalla noia. Questo nucleo concettuale contribuisce a spiegare il ruolo assegnato da Leopardi all'immaginazione e al sentimento; e contribuisce anche a spiegare la lucida elaborazione del significato dell'infelicità umana, sia all'interno del pessimismo storico che all'interno del pessimismo cosmico.



Il pessimismo Leopardiano si può distinguere in 3 fasi: pessimismo individuale (Leopardi constata la propria infelicità determinata dall'ambiente familiare e dalla sensibilità d'animo, acuita dal proprio stato fisico), pessimismo storico (lo stato di infelicità si estende a tutta la società moderna, mentre, seguendo la teoria di Rousseau leopardi sostiene che gli uomini furono felici solo nell'età primitiva, quando vivevano allo stato di natura. La ragione è colpevole della nostra infelicità), pessimismo cosmico(tutti gli uomini soffrono, l'esistenza è sofferenza. Causa di ciò è la natura perché essa ha creato l'uomo con un profondo desiderio di felicità, sapendo che egli non l'avrebbe mai raggiunta. Rivaluta in questa fase la ragione, che pur essendo colpevole di aver distrutto le illusioni con la scoperta del vero, aiuta gli uomini a conservare dignità nelle sventure, anzi, unendosi tra loro possono lenire il dolore.

EFFETTI E CONSEGUENZE DEL PESSIMISMO

La Noia secondo leopardi è il sentimento umano più nobile perché rappresenta l'insoddisfazione propria degli uomini grandi, a cui l'universo intero non basta, perché il loro spirito sente aspirazioni sempre più irrealizzabili, più grandi dell'uomo stesso.

La condanna del suicidio:istinto naturale di conservazione.

Le illusioni ("errori difettosi"). La ragione dice che sono ingannevoli pur tuttavia, esse abbelliscono la vita. Quelle del Foscolo sono vive ed operanti, quelle del Leopardi sono vane e svaniscono a contatto con la realtà,

Invito alla azione:per liberarsi dall'angoscia e dalla noia del vivere.

I CANTI                            

I canti sono il capolavoro di Leopardi e forse la sua ragione di vita. Mentre egli canta e scrive poesia i suoi stati d'animo spesso mutano e al di là di ciò che egli afferma il sentimento legato all'esistenza infelice si trasforma in desiderio di felicità e di vita. Nei Canti Leopardi esprime ricordi, moti interiori, emozioni, sentimenti, desideri, riflessioni personali e filosofiche: mai come nei suoi testi la poesia lirica diviene espressione libera e sincera di ogni aspetto della vita, del pensiero e dell'emozione. Tutto ciò Leopardi lo fa cantando, ovvero privilegiando il tono lirico, magistralmente integrato con la riflessione filosofica.

I PICCOLI IDILLI

I primi idilli leopardiani(L'infinito, la sera del dì di festa l'infinito)prendono spunto da motivi paesaggistici, autobiografici e sentimentali per indirizzarsi verso meditazioni che il poeta stesso definisce avventure storiche dell'animo.Leopardi, già nei piccoli idilli realizza liriche dai contorni vaghi e sfumati che pongono al centro l'io del poeta con i propri sentimenti, ricordi, sogni, pensieri e lo mettono in raffronto con il mondo esterno, rappresentato dalla notte, dalla luce lunare, dalla lontananza, dall'infinito naturale  e immaginato, che creano un suggestivo alone di indeterminatezza. In questa situazione vaga l'io del poeta si smarrisce  e l'insegnamento filosofico perde ogni connotazione didascalica.



I GRANDI IDILLI

Successivamente ai grandi idilli Leopardi compone quelli che la critica chiamerà i grandi o secondi idilli (Il Risorgimento, A Silvia, Le Ricordanze, la quiete dopo la tempesta, Il sabato del Villaggio, Canto notturno di un pastore errante dell'asia, il passero solitario). La struttura dei piccoli idilli che, da un'esperienza personale, paesaggistica e sentimentale risalgono a una conclusione filosofica attraverso l'immaginazione poetica, si ritrova anche nei grandi idilli i cui personaggi e quadri descrittivi assumono il carattere di simboli universali. La poesia dei grandi idilli coincide soprattutto con le canzoni libere scritte durante l'ultimo soggiorno a recanati. Sul piano formale, essi si caratterizzano per una scelta di libertà nell'uso delle strofe, in quanto versi, rime e ritmi si alternano senza piu seguire regole definite. Sul piano tematico prevalgono il ricordo e le illusioni della Gioventù: dall'amore alla speranza, dal desiderio del piacere agli attimi di pausa nel dolore; il tono è pacato e malinconico, per la consapevolezza ormai certa della vanità di tali illusioni.

ZIBALDONE

Lo zibaldone di pensieri è una sorta di biografia intellettuale che registra lo svolgimento del pensiero nella sua successione cronologica, attraverso la quale leopardi tenta di attingere al più alto livello possibile di autoconsapevolezza. Il poeta registra puntualmente le continue evoluzioni, i movimenti e passaggi del proprio pensiero: ma questa dinamica autobiografia esistenziale non si riduce a un ripiegamento intimistico, ma mira, partendo dal vissuto e dal pensato individuali, a pervenire alla comprensione dell'universale Condition Humaine. Una delle costanti dello zibaldone è la strenua difesa dell'individuo contro il prevalere del concetto di massa nel pensiero moderno, il quale, anche in questo registra una profonda differenza rispetto al pensiero antico. Partire dall'individuo significa porre in modo concreto e profondo il problema dell'infelicità dell'uomo, che non può essere risolto e neppure affrontato dalle scienze politiche, economiche e sociali che guardano alla massa. La letteratura invece, conosce i meccanismi profondi dell'esistenza, e può rappresentare un valido conforto.








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