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TEORIE SOCIOLOGICHE (di R. Collins) - L'EVOLUZIONISMO

sociologia




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TEORIE SOCIOLOGICHE

(di R. Collins)





CAP.1: L'EVOLUZIONISMO

E' la parte più antica della sociologia.

Dominò il pensiero sociologico fino al 20° secolo.

1830/40: AUGUSTE COMTE conia la sociologia come nuova scienza

utilizzando le leggi dell'evoluzionismo.



Rientrano in questo filone anche SPENCER e sotto certi aspetti anche DURKHEIM.


Nella prima metà del ventesimo secolo, comunque, l'orientamento prevalente della sociologia cominciò ad essere ostile all'evoluzionismo. Vennero avanzate altre prospettive e comparvero decisi avversari dell'evoluzionismo come WEBER, SIMMEL e PARETO.


Tuttavia negli ultimi due decenni vi è stato un revival del pensiero evoluzionistico: alcuni teorici hanno cercato di inserire l'opera di Weber in uno schema evoluzionistico.


Esistono forme diverse di TEORIE EVOLUZIONISTICHE:

il progresso: le società sono soggette progredire o a migliorare nel

corso di lunghi periodi di tempo.


stadi: la teoria degli stadi rappresenta il cambiamento come una serie

di stadi attraverso i quali passano le società.

teorie che distinguono solo 2 stadi no previsioni efficaci sul cambiamento storico (v. Saint-Simon - società medievali società industriali) oppure numero più elevato di stadi (v. Comte, Marx, Spencer)


la differenziazione organica: la crescita della società è analoga a

quella di un organismo.

La principale caratteristica del 656h76g cambiamento è quindi l'aumento della divisione del lavoro e l'integrazione conseguente delle parti della società.


Spencer: la differenziazione procede attraverso la scissione di

funzioni istituzioni specializzate.


Durkheim: differenz. a causa di un aumento di densità di

popolazione.


la selezione naturale: Darwin sopravvivono le specie che si sono

adattate meglio al loro ambiente.


l'evoluzione idealistica: (v. idealismo di Hegel)

pone l'accento sul cambiamento storico progressivo.

v. anche Habermas



CAP.4: CONFLITTO E CAMBIAMENTO SOCIALE

TEORIA DEL CONFLITTO all'inizio era uno sviluppo della tradizione

marxiana


orientamento moderno: comprensione della società come un sistema di interessi di conflitto (no interesse per una particolare classe economica o per rivoluzioni)


teoria del cambiamento sociale, della stratificazione, dell'organizzazione sociale  su larga scala.


La moderna teoria del conflitto comincia al principio del XX° secolo con l'opera di SIMMEL (1908), riportata poi in auge e sistematizzata negli anni '50 da COSER.


Si occuparono del conflitto in termini astratti, molto più generali rispetto all'analisi di Marx. Volevano dimostrare che il conflitto non porta sempre al cambiamento sociale, ma che può essere la base dell'ordine sociale: in realtà il conflitto è in sé stesso una forma molto forte di ordine in senso sia strutturale che comportamentale.

Il conflitto porta all'integrazione sociale. Il conflitto può essere o con gruppi esterni, o all'interno dello stesso gruppo. (conflitto esterno, conflitto interno)


Caratteristiche:

acuisce il senso dei confini del gruppo, e contribuisce alla nascita di un sentimento di identità di gruppo.

(es.: grande senso di appartenenza a una nazionalità durante una guerra contro un altro popolo)

porta a una centralizzazione della struttura interna del gruppo.

(es.: in guerra aumenta il potere del governo poiché la gente è più disposta a subordinare qualsiasi cosa per lo sforzo comune).


porta alla ricerca di alleati.

Simmel aggiunge: interesse a mantenere l'esistenza sociale del nemico.


Laddove c'è conflitto tra fazioni egualmente potenti all'interno di un gruppo sociale il risultato non è l'integrazione ma la disgregazione.

Il conflitto tende ad autolimitarsi: se entrambe le parti mirano allo stesso oggetto, esse hanno nondimeno l'interesse a limitare il conflitto in modo che l'oggetto comune cui aspirano entrambe non sia distrutto.

Autolimitazione - per 3 motivi: 1. gli avversari hanno interesse a non distruggere

l'oggetto per cui stanno combattendo;

2. si sviluppano norme che regolano il conflitto;

3. la parte che vince ha interesse a mantenere l'unità

del suo nemico.

Tuttavia, anche queste "escalation" alla fine conducono a una "de-ecalation", in quanto i fini del conflitto vengono ridimensionati e le questioni del contenere vengono frammentate e sistemate poco a poco.




COSER teoria pluralista le linee incrociate della divisione di gruppo

impediscono al conflitto di diventare intenso su una

qualsiasi singola dimensione.


DAHRENDORF revisione teoria marxista, maggiore generalizzazione della

teoria del conflitto.

Ridefinì la classe e il conflitto di classe in termini che non erano più basati sulla proprietà, ma sul POTERE.


divisioni di classi = divisioni di potere


Dahrendorf sostiene che le più importanti differenze all'interno dei gruppi stratificati non sono solamente quelle tra i detentori della proprietà e coloro che sono privi di proprietà, ma altresì quelle tra impiegati e lavoratori manuali, e tra gruppi simili, anche nelle società socialiste.

La fondamentale divisione di classe è nell'organizzazione del potere, tra le persone che danno ordini e tra quelle che invece li ricevono.


Il conflitto aperto è sempre tra due parti, anche se possono esserci molte fazioni.

Di conseguenza, l'esistenza di alcuni conflitti aperti inibisce l'instaurarsi di altri conflitti.


Conseguenze del conflitto: INTENSITA'

VIOLENZA

CAMBIAMENTO SOCIALE


WEBER TEORIA della POLITICA)

stato = organizzazione che rivendica il monopolio dell'uso legittimo della

violenza all'interno di un dato territorio.


elementi: violenza: lo stato ha un fondamento militare;

legittimità: lo stato tende a monopolizzare non solo la forza,

ma la forza legittima;

La legittimità di uno stato aumenta o diminuisce

secondo il livello di prestigio del suo potere

internazionale.

(politica = lotta per la legittimità)

territorio: lo stato controlla un dato territorio.


Teoria geopolitica il potere di uno stato dipende dalla sua dimensione e dalla sua

ricchezza, nonché dal fatto che i suoi nemici siano su pochi o su molto lati.

(es. stati posizione interna, stati periferici)


Teoria della mobilitazione delle risorse il conflitto e il potere sono funzioni delle

risorse a cui particolari gruppi di interesse possono attingere al fini di mobilitarsi per la lotta.

La mobilitazione delle risorse di tutte le parti in conflitto determina l'esito del conflitto.          


BARRINGTON MOORE studio RIVOLUZIONI


La natura dello stato moderno è determinato dalle rivoluzioni che sono

avvenute nel periodo in cui l'agricoltura è stata commercializzata.

L'esito dipese dallo schieramento strutturale tra le classi contendenti: BORGHESIA, PROPRIETARI TERRIERI, BUROCRATI STATALI, CONTADINI, OPERAI INDUSTRIALI, in base alle loro mobilitazioni politiche.



SKOPCOL: fattore fondamentale delle rivoluzioni: grave indebolimento del potere

militare dello stato


diversi tipi di rivoluzione:

rivoluzione politica: cambia il tipo di governo.

rivoluzione sociale: cambiamento politico + trasformazione

nella struttura di classe della società.

Caratterizzate da una lotta fra parti:

burocrazia statale vs. produttori





CAP.5: LA TEORIA MULTIDIMENSIONALE DEL CONFLITTO

LA STRATIFICAZIONE IN BASE AL SESSO E AL GENERE

Prima degli anni '70 la stratificazione maschi-femmine era ignorata, poiché le donne assumevano lo stesso status del marito o del padre, in quanto parte del sistema maschile di stratificazione.

Con l'ascesa del MOVIMENTO FEMMINISTA divenne evidente la disuguaglianza che da sempre seguiva le linee del sesso o del genere.

La disuguaglianza di sesso e di genere è diventata un campo di ricerca fondamentale: alcuni ritengono che maschi e femmine seguono modelli comunicativi differenti, o a causa di un diverso sviluppo nella prima infanzia, o a causa di diversi tipi di socializzazione.


L'origine più antica delle teorie intese a spiegare la stratificazione sessuale è marxista: Marx e Engels legano la disuguaglianza sessuale, e lo stesso comportamento erotico, ai cambiamenti strutturali dell'economia nel corso della storia mondiale. Quindi la struttura economica determina la stratificazione sessuale.


1984: BLUMBERG: analizza le condizioni che possono portare a dominazione

maschile o femminile.


La caratteristica cruciale è quella del POTERE ECONOMICO DELLE DONNE: quanto più elevato è il potere economico delle donne, tanto più elevata è la libertà di cui godono nella loro vita personale.

Per spiegare perché le donne possano avere un potere economico alto o basso, Blumberg propone una serie di fattori: il sistema di parentela e la partecipazione delle donne alla forza-lavoro.


LA STRATIFICAZIONE IN BASE ALLE CREDENZIALI EDUCATIVE

La forma più ovvia di stratificazione nelle società industriali della fine del ventesimo secolo è quella secondo l'istruzione: la stratificazione dipende dalle capacità e dai risultati degli individui piuttosto che dal loro background ereditario.

Tuttavia l'istruzione non è un predittore assolutamente forte, poiché ultimamente vi è stata una sua massiccia espansione a tutti i livelli della società.


Persistenza della stratificazione

spiegazione tecnocratica: i livelli di competenza dei lavori sono soliti con il

cambiamento della tecnologia moderna.

+ gli individui hanno raggiunto livelli di istruzione via via

più elevati.

spiegazione genetica: poiché gli individui differiscono quanto alla loro intelligenza

determinata geneticamente, i membri della classe inferiore sono svantaggiati.


La maggior parte delle abilità tecniche sono apprese sul lavoro, mentre ciò che è appreso a scuola è il background materiale.


Collins: teoria che spiega la massiccia espansione dell'istruzione nel XX° secolo e la  

conseguente ascesa dei requisiti delle credenzialità educative nei vari lavori:

"TEORIA DELL'INFLAZIONE DELLE CREDENZIALI"


quindi è l'educazione stessa che crea la stratificazione



CAP.6: GOFFMANN E IL RITUALE DELL'INTERAZIONE

Goffmann ha studiato i rituali che tengono insieme i gruppi piccoli o temporanei nella vita quotidiana, estendendo così a nuove aree il modello di Durkheim.

Un RITUALE è svolto in uno scenario materiale analogo al teatro, con una regione di RIBALTA sulla quale ha luogo la rappresentazione, e con un RETROSCENA, in cui ha luogo la preparazione e il recupero delle proprie energie e in cui sono tenuti nascosti gli elementi incongrui.



CAP.8: LA DEFINIZIONE DELLA SITUAZIONE

1928: TEOREMA DI THOMAS

"Se gli uomini definiscono reali le situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze."


Insieme al filosofo polacco ZNANIECKI, Thomas elaborò la sua concezione fondamentale cercando di eliminare il biologismo darwiniano, che al tempo era alla base della sociologia americana, attraverso il concetto di "atteggiamento" (= la capacità dell'uomo di interpretazione simbolica, di creare cioè nuove situazioni) e il concetto di "valori intersoggettivi" (= la cultura condivisa dal gruppo).

La loro analisi si focalizzò sullo studio della vita degli immigrati polacchi all'inizio del secolo.

La loro sociologia si spinse verso una direzione più liberale; invece di condannare gli immigrati per la loro inferiorità biologica, la loro sociologia accentuò i fattori situazionali e le possibilità dinamiche di cambiamento.

sociologia più liberale)


Anni '30: Nonostante le basi dell'opera di Thomas e Znaniecki siano radicate

nell'idealismo, troviamo una forte influenza del pragmatismo ( considerazione delle idee in termini delle loro conseguenze - vedi teorema di Thomas).


MEAD - filosofo pragmatista

Teoria sociale della mente: non potremmo neppure percepire o concepire gli oggetti nel mondo fisico se non avessimo la capacità di usare simboli universalizzanti prodotti dalla comunicazione sociale e di assumere la posizione dell'altro generalizzato.


discepolo di Mead: BLUMER - figura centrale nella creazione di una

posizione di interazionismo simbolico all'interno della sociologia.

Portò Mead al di fuori della filosofia, contestualizzandolo nella sociologia.

Continuò la sociologia di Thomas con la sua enfasi sulle capacità autonome e creative della mente.


Anni '50-'60: Le teorie di Thomas e di Blumer sono state particolarmente influenti

nell'area dei problemi sociali

Teoria dell'etichettamento della devianza: è il processo dell'essere catturato o minacciato che trasforma un individuo in un deviante ai suoi stessi occhi.



CAP.11: LA CONNESSIONE MICRO-MACRO

DURKHEIM - Voleva che la sociologia fosse considerata una cosa a parte dalla

psicologia, puntando quindi su una analisi macrosociologica: i "fatti sociali" non sono meramente le esperienze di individui, ma sono caratterizzati da esteriorità e costrizione.

(es.: suicidio = atto intimo determinato da correnti sociali)


Scelta di argomenti in favore del sociale rispetto al psicologico.


Anche altri sociologi come COMTE, MARX, PARETO e SPENCER si sono concentrati sulla struttura macro della società e hanno tentato di stabilire le sue leggi determinanti a quel livello.


Anche SIMMEL, sebbene sia considerato il precursore della moderna microsociologia, segue questa linea.


WEBER - E' stato l'unico sociologo europeo a pensare che la società sia edificata a

partire dalle interpretazioni degli individui. ( analisi microsociologica)




Sociologi americani come MEAD e COOLEY, invece, si concentrarono davvero sulla sfera microsociologica e costruirono delle teorie del self sociale e della mente.

Cooley arrivò addirittura ad affermare che la società si trova nella mente.


PARSONS - Bisogno di sviluppare una sociologia comprensiva che doveva

Includere sia il livello micro dell'azione individuale, sia il livello macro della struttura su larga scala.


L'ATTACO MICRO ALLA MACROSOCIOLOGIA

Anni '50: ribellione contro la macrosociologia

HOMANS: le leggi dei piccoli gruppi sono i principi fondamentali della

sociologia, ma le leggi della psicologia comportamentista sono i principi generali di tutte le scienze sociali.


adesione alla psicologia comportamentista di SKINNER


Il sistema sociale non fa nulla; sono le persone in carne ed ossa che di fatto sono i loro comportamenti ripetuti a costruire la struttura sociale.


Le dichiarazioni di Homans provocarono un dibattito che lo accusava di dare per scontata la macrostruttura che rendeva possibile i microcomportamenti da lui osservati.

Homans replicò che queste stesse strutture più ampie esistevano solo in quanto modelli di comportamento sociale ripetuti.


BLUMER: Teoria dell'interazionismo simbolico


Attacco alla macrosociologia più radicale di quella di Homans: mentre Homans lasciava intatto nella sua analisi il mondo macro, Blumer negò che la maggior parte di ciò che pretendiamo di sapere sul mondo macro sia empiricamente vero.

HOMANS RIDUZIONISMO PSICOLOGICO

BLUMER RIDUZIONISMO SITUAZIONALE (opposto)

Attaco alla macrosociologia non psicologico, ma sociale


Anni '60: Boom della microsociologia.

Enfasi della vita quotidiana, rifiuto del positivismo.


GOFFMANN: considerato il pioniere della sociologia della vita quotidiana.

Rifiuto convinzioni positivistiche comprensione della dimensione centrale della vita sociale attraverso osservazioni empiriche.


GARFINKEL: ETNOMETODOLOGIA - attenzione rivolta ai metodi che le

persone usano nel ragionamento quotidiano.

La microrealtà è l'unica vera realtà empirica.

Non si sfugge mai alla realtà micro, perché questa è il luogo in cui viviamo, in ogni momento della nostra giornata.



CAP.13: LE ORGANIZZAZIONI

Le organizzazioni costituiscono una parte molto importante del legame tra micro e macro.

"Struttura organizzativa" = alcune persone si specializzano deliberatamente nel

macro-ordinamento di processi micro.

Le organizzazioni sono il luogo in cui ha origine la stratificazione: le classi sociali, infatti, si basano sulle diverse posizioni di controllo all'interno delle organizzazioni.


I tipi strutturali di WOODWARD e THOMPSON (teoria della contingenza)


4 tipi principali di struttura organizzativa:

  • Produzione per unità: es.: laboratori scientifici, compagnie cinema e teatro,

laboratori artigianali, ecc.

Producono un solo prodotto o pochi prodotti alla volta.

Struttura appiattita, pochi gradi gerarchici.

Rapporti interpersonali informali.

Comunicazioni: consultazioni.

Si avvicina alla "organizzazione democratica moderna", anche se a volte la direzione può essere dittatoriale.

  • Produzione di massa ed assemblaggio: es.: fabbrica che produce macchine

Produzione di parti differenti che vengono poi assemblate.

Struttura piramidale.

Regole formali, ordini scritti.

Netta separazione autorità e staff ausiliario.


  • Produzione di processo o a flusso continuo: es.: produzione chimica e

farmaceutica.

Produzione di prodotti che attraversano diversi livelli di trasformazione.

Struttura molto carica in alto - necessità di uno staff amministrativo e lavoro alle macchine.

Lavoro prevedibile e regolamentato da regole formali.

Burocrazia agile e non conflittuale, e l'autorità formale e quella informale tendono a coincidere.


  • Produzione associata: es.: organizzazioni impiegatizie (banche, scuole.)

Un certo numero di diverse unità operative svolgono più o meno le stesse attività in parallelo. L'organizzazione centrale fornisce un pool di risorse alle unità locali.

Coordinamento verticale.

Struttura burocrazia complessa, regole formali.

Comunicazione estremamente impersonale.


Prima della classificazione di Woodward e Thompson la variabile che si teneva in considerazione era la dimensione. Si credeva, infatti, che le organizzazioni più grandi avessero una maggior tendenza alla burocratizzazione.















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