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La Programmazione

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La Programmazione





Uno dei momenti nodali di ogni progetto scuola, è quello che concerne l'elaborazione dei programmi. Tradizionalmente la scuola è stata governata principalmente con programmi provenienti dal centro del sistema scolastico, avente uno stesso valore per tutte le scuole e avente una valenza legislativa, documenti che prescrivevano per tutti, indifferentemente, contenuti e metodi d'istruzione.

Nonostante ciò, si è sentito il bisogno di elaborare percorsi formativi tenendo conto delle esigenze di una determinata scuola, e delle esigenze dei singoli soggetti in formazione. 727i83h Perciò, con il decreto delegato n°416 del 1974 nella scuola italiana viene ufficialmente introdotta e riconosciuta, la programmazione come attività da svolgere collegialmente.

A questo compito vengono chiamate a dare il loro contributo tutte le agenzie educative che operano nel determinato territorio (scuola, famiglia, comunità e associazioni extra-scolastiche, etc), che danno vita al cosiddetto "sistema formativo integrato".



L'attività di programmazione nasce principalmente per sovvertire alla didattica tradizionale, incentrata sull'arida trasmissione del sapere. Da qui parte l'esigenza di chiarificare e pianificare il percorso formativo, andando ad individuare mediante una "didattica breve" i concetti chiave, per evitare sprechi ed inutili nozionismi, sempre tenendo conto delle esigenze dei soggetti in formazione.

Si programma per il bisogno di curare più a fondo l'insegnamento, per conferirgli ordine e chiarezza e trasparenza, rendendolo idoneo ai diversi fabbisogni culturali, di modo che sia più efficace.

La programmazione deve far sì che, l'attività scolastica assicuri a tutti il massimo delle opportunità per il pieno sviluppo della loro personalità. Però la giustizia non consiste nel "far parti uguali fra disuguali", perché così si aumentano le disuguaglianze, ma consiste nel mettere tutti nelle stesse condizioni di apprendimento e di crescita.

Questa attività prevede in prima istanza di determinare la meta che si vuole raggiungere, mediante un determinato processo formativo. La programmazione si articola in vari livelli, al vertice della piramide troviamo il POF, che rappresenta la carta d'identità di ciascuna istituzione scolastica in quanto, rispecchia, motivandole, le decisioni e gli impegni assunti dalla scuola, per rendere concreto, nel proprio contesto specifico, quel passaggio dal "diritto allo studio" al "diritto all'apprendimento" che dà significato e valore all'intero processo di trasformazione del sistema scolastico. Ad un livello inferiore, vengono istituiti gli organi collegiali, il cui fine è quello di realizzare la partecipazione  nella gestione della scuola dei veri utenti, alunni e famiglie quindi non rimangono esclusi.

La programmazione del collegio dei docenti va fatta all'inizio di ogni anno scolastico con la collaborazione anche dei rappresentanti di enti locali e altri operatori sociali, per rispondere concretamente ai bisogni educativi della particolare popolazione scolastica, che vive su un determinato territorio.

La programmazione per team classe invece, implica il superamento della concezione dell'insegnamento come attività individualistica, con la direzione delle attività di apprendimento da parte di due o più insegnanti, legati da un impegno di collaborazione.

Il modello di programmazione che ha avuto maggiore consenso, è quello della "programmazione per obiettivi" che comprende: l'analisi della situazione iniziale, la selezione degli obiettivi, la selezione dei contenuti, dei metodi, degli strumenti e infine la verifica e la valutazione. Con l'analisi della situazione di partenza, si accerta il possesso degli alunni dei prerequisiti di base che questi devono già possedere per poter raggiungere gli obiettivi previsti. Successivamente si elaborano gli obiettivi formativi e didattici. I primi riguardano le finalità e gli scopi generali dell'azione educativa cui si deve mirare, i secondi sarebbero le capacità, le abilità, le conoscenze precise che l'alunno deve possedere, alla fine di un percorso di apprendimento.

La fase successiva della programmazione, riguarda la scelta e l'organizzazione dei contenuti, ovvero gli argomenti con i quali raggiungere gli obiettivi prefissati. Spesso i contenuti vengono scelti secondo il criterio della produttività, andando ad individuare quelli che possono legarsi ad apprendimenti utilizzabili in situazioni ulteriori. Successo ha avuto inoltre, un altro approccio per la selezione dei contenuti, ovvero quello delle mappe concettuali, che ha introdotto un modello di programmazione alternativa a quella per obiettivi: la programmazione per concetti.

La penultima fase della programmazione riguarda i metodi con i quali veicolare i contenuti. La lezione "classica", concepita come esposizione orale dei contenuti da parte dell'insegnante, dà avvio ad una didattica trasmissiva, del tipo conferenza-monologo, di cui l'alunno è spettatore. I metodi cosiddetti alternativi, propongono una classificazione delle lezioni non cattedratiche: lettura di testi, commento di testi, lezione dialogata, discussione tra alunni e insegnanti, lavori di gruppo, ausilio di macchine per insegnamento, laboratori etc. Secondo tale metodi, gli alunni sono protagonisti del loro apprendimento e partecipano attivamente alla lezione. Il metodo deve avere determinate caratteristiche, ovvero quella dell'elasticità, la capacità di modificarsi sempre a seconda delle esigenze formative, quella della funzionalità, l'orientamento a raggiungere scopi precisi, e quella della dinamicità, l'apertura cioè, all'innovazione. Il metodo può inoltre essere individualizzato, quando la programmazione avviene per livelli di alunni con determinate caratteristiche, e personalizzato, quando si tiene conto delle caratteristiche di una sola persona.



Importante può essere per realizzare un apprendimento individuale, il supporto delle tecnologie, visto che ci troviamo in una società tecnicamente molto evoluta e dominata dall'informazione multimediale. Un'ultima fase della programmazione è rappresentata dalla verifica e dalla valutazione. Quest'ultima è importante in quanto può influire sulla percezione di sé, sulla fiducia delle proprie capacità etc. Bisogna specificare che la valutazione non può limitarsi soltanto a quantificare il profitto degli alunni in base ai risultati conseguiti, ma ha anche una funzione di controtto di tutto il processo di insegnamento-apprendimento. In questo senso si parla di:

VALUTAZIONE INIZIALE, che ha lo scopo di stabilire i livelli di partenza e i livelli di apprendimento raggiungibili sia dai singoli allievi che dall'intera classe, per avviare un'azione didattica efficace.

VALUTAZIONE INTERMEDIA che serve a verificare il livello di apprendimento cui è giunto l'alunno. La valutazione non può limitarsi ad osservare e registrare i risultati conseguiti dal singolo, ma deve anche essere in grado di individuare le eventuali cause di fallimento, per predisporre strategie di recupero.

VALUTAZIONE FORMATIVA, che riguarda l'attività di insegnamento-apprendimento durante il suo dispiegarsi. I suoi risultati non sono fiscali, ma sono finalizzati a fornire elementi per i successivi interventi.

VALUTAZIONE SOMMATIVA, che è quella che si effettua a conclusione di un determinato percorso didattico. Tali risultati si esprimono con un voto di profitto o numero.

La verifica deve essere strettamente legata agli obiettivi della programmazione, e realizzata in modo da poter accertare quali degli obiettivi proposti, l'alunno è stato in grado di raggiungere. A tal fine l'insegnante si avvale di prove scritte e orali. Le prove scritte possono essere quelle tradizionali: tema, test, esercizi, relazioni etc. Le interrogazioni orali sono volte a valutare, oltre le conoscenze specifiche, la capacità di ragionamento e i progressi raggiunti nella chiarezza e nella proprietà di espressione degli alunni. La promozione, come afferma Mario Lodi, avviene all'inizio dell'anno scolastico, in quanto ragazzi di intelligenza normale, non possono non essere promossi.

In caso contrario, è l'insegnante che non è stato in grado di interessare l'alunno e quindi, i voti non hanno tutta questa importanza, ma alla fine sono solo una formalità burocratica della scuola.















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