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La contrazione del tempo contro un'etica del futuro - Il tempo nella scienza e la morte delle certezze

filosofia




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La contrazione del tempo contro un'etica del futuro


Jérôme Bindé dirige la Divisione di Previsione, Filosofia e Scienze Umani dell'UNESCO. Il futuro del tempo e la nascita della complessità è una delle sue numerose pubblicazioni su questioni sociali e culturali, nel capo delle previsioni;

in questo saggio l'autore sviluppa una riflessione su una particolare concezione del tempo e, sugli effetti che questa ha prodotto in ogni ambito della vita sociale.

Lo studioso introduce la nozione di tempo accelerato (caratteristico della terza rivoluzione industriale), si tratta di un tempo contratto, che ha realizzato un'accelerazione in tutti i campi della vita sociale, apportando delle trasformazioni, in modo particolare, nel tempo del lavoro, che smette di avere un ruolo centrale nella vita dell'individuo e non è più in grado di realizzare funzioni rilevanti, quali: la costruzione d'identità o l'orientamento del futuro, come accadeva nella modernità, quando il tempo non era accelerato.

Questo tempo contratto promuove la logica dell'urgenza, del tempo reale, degli obbiettivi a breve termine; così facendo, impedisce la costruzione di un'etica del futuro, ovvero la capacità di far riferimento ad una logica di lungo termine, che resta l'unica cornice nella quale è possibile realizzare delle vere strategie di sviluppo.






Il tempo nella scienza e la morte delle certezze

La nozione scientifica di tempo, col susseguirsi e l'affermarsi di diverse leggi nella fisica, ha subito una rivoluzione.

Secondo la concezione classica, quella di Newton, il tempo è assoluto, universale, neutrale; scorre uniformemente, alla stessa velocità. In questo senso passato e futuro sono identici. Inoltre, tale concezione del tempo si fonde sulla reversibi 616i88g lità dei fenomeni. Con l'affermarsi della seconda legge della termodinamica (Clausius 1865) la nozione di tempo subisce una profonda trasformazione: la reversibilità non esiste più e inizia ad insinuarsi un dubbio: se esiste o meno una freccia del tempo. Infine, con la moderna teoria della relatività, formulata da Eistein, viene introdotto il concetto di spazio-tempo, mentre il principio della irreversibilità continua ad essere mantenuto: se non possiamo andare più veloci della luce non possiamo andare nel passato.

Prigogine introduce l'idea di incertezza, che caratterizza le nostre società: "la seconda legge della termodinamica descrive un mondo stabile. Se c'è una fluttuazione, il sistema risponde ritornando al suo stato di equilibrio. Ma quando ci allontaniamo dall'equilibrio, le fluttuazioni possono dare vita a nuove strutture di spazio-tempo. Tutte queste nuove strutture si verificano in punti di biforcazione. Cioè dove le vecchie strutture diventano instabili e nascono le nuove. In questo punto nasce la complessità", ovvero l'incertezza, la non prevedibilità della traiettoria della storia, che non è come quella di una palla da biliardo, la quale una volta colpita sappiamo dove va a finire. Ma somiglia di più al percorso di un uomo che vaga per le strade di una città e che si ritrova in un posto sconosciuto dove non aveva alcuna intenzione di andare.


La contrazione del tempo

La terza rivoluzione industriale determina un cambiamento della nozione di tempo, in quanto la sua caratteristica peculiare è la contrazione del tempo.

Oggi noi abbiamo bisogno di molto meno tempo per fare calcoli, per comunicare con una altra persona, per muoverci, per produrre oggetti; tutte queste operazioni le possiamo fare in un tempo ridotto, grazie agli strumenti, alle tecnologie, che ci offre la terza rivoluzione industriale. Tali strumenti ci permettono di compiere delle operazioni che solo trent'anni fa erano inconcepibili, ad esempio, oggi, occorrono pochi minuti per raccogliere a livello mondiale tutti gli articoli scientifici, i brevetti e le decisioni legali relative all'introduzione di una nuova sostanza chimica. Una ricerca del genere sarebbe stata inconcepibile in passato, poiché avrebbe richiesto anni di lavoro e l'impegno di numerosi ricercatori. Inoltre, la nostra conoscenza del tempo sembra tendere ad una sua suddivisione sempre più fine, verso l'infinitamente breve, ciò accade in tutti i campi della vita sociale, in quello della cultura, della comunicazione, della politica. Andy Warhol diceva che nell'era dei mass media qualunque persona sarebbe potuta diventare famosa per quindici minuti. Le teorie americane della comunicazione tentano di convincerci che la durata massima di un messaggio, che possa essere ascoltato e compreso dalla maggior parte delle persone, è di sette secondi. Questi esempi ci mostrano come la contrazione del tempo riguarda ogni ambito della vita sociale.

Uno degli effetti generati dall'accelerazione del tempo è la rapidità con cui i contenuti dei vari campi della vita sociale diventano obsoleti. L'accelerazione del tempo fa sì che gli oggetti scompaiano e siano rimpiazzati da altri oggetti nell'arco della vita di un uomo. Pensiamo a come rapidamente siano cambiate le caratteristiche dei telefoni cellulari o le versioni dei programmi informatici.


Il tempo del lavoro

L'accelerazione del tempo ha prodotto profondi cambiamenti anche nel tempo del lavoro. Secondo Adam Smith l'essenza della ricchezza è il lavoro. Ma il lavoro è il tempo. Noi oggi ci troviamo a sperimentare una crisi simultanea del tempo e del lavoro.

Nella modernità il tempo del lavoro è stato come il tempo della religione nel Medio Evo: ha avuto un ruolo centrale nella vita dell'individuo, occupando gran parte del tempo della vita di una persona, e ha svolto tre funzioni principali: la creazione di identità e di legami sociali, l'individuo per tutta la vita si dedicava allo stesso lavoro, ciò contribuiva a costruire la sua identità e a fornirgli punti di riferimento; il rapporto tra attività e «redenzione», con un chiaro riferimento a Weber, mentre il tempo religioso organizzava l'economia della redenzione, il tempo del lavoro rappresentava una redenzione tramite l'economia; infine, la terza funzione: l'orientamento del futuro, cioè il tempo del lavoro dava significato e orientava il futuro dell'individuo.

Bindè si chiede se oggi il lavoro continua a svolgere queste funzioni. La risposta è no. Per una serie di fattori che stanno determinando la crisi del lavoro.

Innanzi tutto, oggi, il lavoro scarseggia, e non occupa più quel ruolo centrale nella vita dell'individuo che occupava nella modernità. Lo studioso afferma che se consideriamo tutti i paesi industrializzati, il tempo di lavoro occupa dal 10 al 15%  di un'intera vita in stato di veglia; una percentuale molto ridotta.

Seconda caratteristica che mette in crisi il lavoro è il declino culturale dei valori, la mancanza di aspirazioni individuali, che sembra riguardare soprattutto i giovani. Inoltre, a contribuire alla crisi del lavoro è il fatto che, oggi, fattori estranei al lavoro sono diventati più importanti del lavoro stesso, il lavoro non è più il principale fattore di produzione:



La teoria dell'equilibrio generale di Walras pone al centro della scena il commercio e il rapporto tra domanda e offerta.

Il capitale, che è il risultato del lavoro e della sua accumulazione, tende sempre più a sostituirlo.

Il passaggio dalla società della produzione alla società del consumo libera tempo da dedicare al consumo a discapito del tempo del lavoro.

la necessità di essere al passo con le tecnologie per essere produttivi fa sì che gran parte della nostra vita sia dedicata all'educazione e alla formazione professionale.

Inoltre, con la rapida obsolescenza delle conoscenze e delle competenze, a causa dei frequenti trasferimenti da un lavoro all'altro, l'esperienza, l'accumulazione della conoscenza e la carriera professionale non hanno più valore positivo, e le vittime di ciò sono le classi medie, i lavoratori e i tecnici specializzati in contrasto con l'élite, gli alti dirigenti.

Tutti questi aspetti mettono in crisi il lavoro e spezzano quel vecchio legame tra tempo e lavoro.

Il lavoro oggi è sempre più casuale, fragile, effimero, flessibile e non realizza più le funzioni principali di una volta: non è in grado di costruire un'identità o legami sociali, perché occupa sempre meno tempo della vita di un individuo e tende a cambiare rapidamente, inoltre il modello post-fordista con il turnover veloce ha contribuito a distruggere il senso di fraternità sul lavoro, la fiducia tra lavoratori e la lealtà verso l'impresa. Il lavoro non realizza più la redenzione tramite l'economia (per dirla con Weber) perché il lavoro non dipende più dagli schemi di retribuzione differita, il lungo termine viene sacrificato in nome del guadagno immediato, della lotta per la sopravvivenza. E infine il lavoro non è più in grado né di orientare né di dare significato al futuro; poiché la crisi e la mutazione del lavoro stanno infrangendo la freccia del tempo vissuto e privilegiando l'istante, il presente, il breve termine, stanno distruggendo la rappresentazione del futuro e il significato di qualsiasi progetto a lungo termine.

Il lavoro non fa più storia, era una storia una narrazione lineare, ed è ora diventata una serie di frammenti di scene che non formano più uno scenario.


L'etica del futuro

Le società si trovano a vivere un rapporto contraddittorio col tempo: tendono sempre più a proiettarsi nel futuro per sopravvivere e prosperare, ma hanno sempre meno progetti. Ciò accade poiché la globalizzazione e le nuove tecnologie stanno imponendo alle società la logica dell'urgenza, del tempo reale, degli obbiettivi a breve termine.

La logica dell'urgenza permea tutti i processi sociali e non è in grado di realizzare risultati concreti, ciò è dimostrato dal fallimento dell'applicazione di meccanismi dell'emergenza delle varie azioni umanitarie e dai miseri risultati ottenuti dalla comunità internazionale nella gestione multilaterale dei problemi globali.

Il problema della nostra società è l'assenza di un'etica del futuro, noi non siamo in grado di proiettarci in una prospettiva a lungo termine, continuiamo a contrapporre la cultura del just-in-time con quella del lungo termine, che resta l'unica cornice nella quale è possibile realizzare delle vere strategie di sviluppo, "Rafforzare le nostre abilità di prevedere e di guardare avanti è una priorità per i nostri governi, le organizzazioni internazionali, le istituzioni scientifiche, per ognuno di noi" (Bindé 2003). Noi siamo responsabili delle generazioni future, il nostro compito è quello di agire in tempo oggi, ponendoci in una prospettiva a lungo termine in quanto il rischio è che le generazioni future non avranno il tempo per agire, poiché prigioniere di processi ormai fuori controllo, come la crescita demografica, il deterioramento dell'ambiente, la disparità tra Nord e Sud.

È necessaria un'etica del futuro, per costruirla bisogna guardare ai valori futuri e ciò richiede una riforma del pensiero, che si realizza attraverso lo sviluppo di tre fattori.

Il mutamento temporale della responsabilità: le persone non sono più responsabili solo per le loro azioni passate, come scrive Ricoeur, ma anche per il futuro remoto. Ci è stato affidato qualcosa di essenzialmente fragile, deperibile, la sopravvivenza della vita, del pianeta, della città, dipende da noi.

L'affermazione a livello internazionale del principio di precauzione, poiché il futuro è incerto dobbiamo prevedere per poter prevenire.



Infine, il terzo sviluppo, riguarda il patrimonio culturale che crea una responsabilità vis-à-vis con le future generazioni. Il patrimonio culturale non è una semplice eredità del passato, fatta di pietre, ma d'ora in poi incorpora anche il patrimonio immateriale e simbolico, etico, ambientale e genetico. La funzione del patrimonio culturale non è quella di perpetuare oggetti o valori, ma quella di creare un impulso per quella trasmissione, istituire un senso di solidarietà tra le generazioni, dare un significato alla perpetuazione della specie umana, e dare agli uomini una ragione di vita.


La crisi della politica ha largamente coinciso con la crisi del futuro, dobbiamo ricordarci che la politica consiste prima di tutto nello strutturare il tempo, Weber scriveva: il mestiere del politico è di occuparsi del futuro. Ciò non vuol dire che il politico deve occuparsi unicamente del futuro, in quanto la scarsa attenzione per il Terzo e Quarto mondo è una faccia della medaglia, dimenticarsi delle generazioni future è l'altra.

L'etica del futuro non è un etica nel futuro, rimandata indefinitamente. È un'etica del tempo, che riabilita il futuro al pari del passato e del presente. È un etica hic et nunc in modo che anche dopo ci sia un hic et nunc .

Bindè suggerisce che, se vogliamo modificare radicalmente il nostro rapporto col tempo, avremo bisogno di ascoltare i poeti e i profeti, perché ci invitano ad abitare il tempo, perché soltanto rallentando possiamo afferrare il senso delle cose.


Bibliografia

Bindé J., Il futuro del tempo e la nascita della complessità in La conquista del tempo, de Kerckhove D., Editori Riuniti, Roma 2003.

Bindé J., L'ethique du futur- Pourquoi faut- il retrouver le temp perdu?, Futuribles, Paris 1997.













La mia percezione del tempo nella rete

Da qualche mese a questa parte, per motivi tecnici, non ho più la connessione ADSL, ritornando alla connessione tradizionale i secondi che occorrono per il caricamento di una pagina web o i pochi minuti per scaricare documenti di dimensioni ridotte li avverto come  interminabili e intollerabili. Eppure, diversi anni fa, quando ancora non avevo avuto esperienza dell'ADSL, non avevo la percezione di un tempo lento con la linea analogica.

Al contrario, quando scambio qualche battuta su msn con un amico, tra un "come stai?" e un "che stai facendo?", quelli che sembrano pochi minuti di conversazione, perché, effettivamente, magari, ci siamo detti poco, in realtà sono ore; mi capita di percepire un tempo dilatato anche quando navigando in rete alla ricerca di un'informazione precisa, mi perdo, passando da un link all'altro.

Questi esempi (probabilmente banali) della mia esperienza in rete mostrano, che per me, il tempo virtuale è accelerazione o rallentamento di eventi rispetto alla loro durata normale.






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