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Federico II di Svevia - Le Costituzioni Melfitane

diritto ed economia




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Federico II di Svevia


Il governo personale di Federico II comincia dopo la morte di INNOCENZO III, al quale succede il 18 luglio 1216 con il nome di ONORIO III, il cardinale CENCIO SAVELLI (già precettore di Federico), mite d'animo e non dotato dell'energia, della perspicacia e dell'ambizione che erano state proprie del suo predecessore.

Fino ad allora lo Svevo (aveva ora 20 anni) era stato un docile strumento nelle mani del grande Pontefice, tanto docile che lo aveva opposto a Ottone IV; ma, scomparso dalla scena del mondo Innocenzo, a cui aveva promesso di non riunificate mai le sue corone, Federico mutò atteggiamento e iniziò l'attuazione del suo programma politico che, per la potenza del defunto Papa e per la gratitudine che a lui lo legava, aveva tenuto fino ad allora nascosto.

Federico aveva 6 anni quando Innocenzo gli insegnava che l'Impero appartiene alla Chiesa e, riconoscendo Ottone, gli dimostrava che l'Imperatore è investito del suo potere dal Papa.

Con quel pezzo di carta Innocenzo cancellava per sempre i diritti di Federico all'Impero, rompeva la tradizione anticlericale degli imperatori Svevi e infrangeva il pericolo dell'unità italo-tedesca.

E per qualche anno trionfò, favorito anche dalle lotte in Germania di Filippo e Ottone, che appoggiò alternativamente, fu deluso da entrambi, e si decise infine a incoronare il suo protetto.





Alla morte del suo protettore, Federico iniziò timidamente i primi passi di una politica autonoma e cominciò con il venir meno all'impegno di tener divisa la corona di Sicilia da quella di Germania. Suo intento era di riunire i due regni e di assicurare alla sua famiglia la successione ereditaria nell'Impero.

Per meglio raggiungere questo scopo, guadagnò a sé l'appoggio dei principi ecclesiastici tedeschi, concedendo loro nuove franchigie, fra cui la rinunzia alla prerogativa regia di confiscare la loro eredità e d'introdurre nei loro principati nuovi dazi e nuove monete; ottenuto il loro consenso, Federico tolse al figlio Enrico la corona di Sicilia (concessa nel 1212) e, chiamatolo in Germania, prima lo nominò duca di Svevia poi, convocata una dieta a Francoforte nel 1220, lo fece eleggere dalla Curia Re dei Romani e suo correggente.

Non mancarono le proteste del Pontefice che Federico acquietò imponendo alle città ribelli di Narni e Spoleto di ritornare sotto l'obbedienza della Santa Sede, promettendo a questa larghe concessioni e attestando devozione alla Chiesa.

Né questa fu la sola assicurazione data dal sovrano al Pontefice.

Rincarò la dose affidando la reggenza della Germania, in nome del minorenne Enrico VII, all'arcivescovo ENGERLBERTO di Colonia e, tornato in Italia, molto accortamente scrisse a Onorio III:"Veniamo ai piedi della Vostra Santità, fidando nel vostro paterno affetto,e sperando che sarà da Voi raccolto il frutto dell'albero piantato, nutrito e coltivato dalla Chiesa".


A Roma, il 22 novembre del 1220, Federico, insieme con la moglie Costanza, ricevette con grande solennità dalle mani del Pontefice nella basilica di S. Pietro la corona imperiale e quel giorno stesso pubblicò le "Costituzioni augustali" in cui decretava:

  • che fossero nulli gli atti di chi si trovasse colpito dalla scomunica,
  • che non dovessero gli ecclesiastici essere giudicati dai tribunali laici,
  • che fosse messo a bando dell'impero chi invadesse i possessi della Chiesa
  • che i settari fossero condannati alla confisca dei beni e al perpetuo esilio.

A queste costituzioni fece seguito un editto con il quale si restituivano alla Santa Sede i beni matildini e si incaricavano gli ufficiali imperiali di aiutare quelli pontifici a rimettere la Chiesa nel possesso di quei beni.

Queste concessioni furono rafforzate dalla promessa di dare al regno siciliano un'organizzazione amministrativa indipendente da quella dell'Impero e di intraprendere presto la crociata bandita da Innocenzo parecchi anni prima e per la quale si fissava ora come termine l'estate del 1221.



Federico II aveva in progetto, al primo posto, la restaurazione della sua autorità nel regno di Sicilia, che negli otto anni di sua assenza era caduto in balia dei baroni, che avevano innalzato non autorizzate fortezze, si erano impadroniti delle terre demaniali e delle prerogative regie, trattavano tirannicamente le popolazioni ed erano per tutte queste cose la causa dei gravi disordini.

Entrato nel reame, Federico istituì a Capua una corte suprema e stabilì:


  • che nessun barone e nessuna comunità era consentito conservare possessi e privilegi di cui non fosse in grado di presentare i titoli legittimi,
  • che dovevano essere abbattuti i castelli abusivi innalzati in quegli anni
  • che l'esercizio della giustizia criminale fosse rimesso nelle mani del sovrano.

Queste disposizioni colpivano un gran numero di nobili i quali, per difendere tutte le loro illegali ruberie, si misero in aperta lotta con Federico.

La resistenza dei vassalli meridionali non aveva nulla a che spartire, sia ben chiaro, con quanto stava succedendo in Inghilterra, dove la lotta della feudalità contro il sovrano poneva la prima base della libertà britannica; qui invece era l'arbitrio individuale, l'interesse privato che si rivoltavano contro l'autorità governativa; era una specie, dirò così, di "brigantaggio nobilesco", che per parecchi anni riuscì a distogliere Federico da altre imprese, ma fu infine sopraffatto.


Federico già si accingeva non solo a recuperare tutte le antiche prerogative della corona siciliana, ma ad istituire in quelle province un nuovo ordine di cose, per cui il re diventava di fatto Signore e moderatore dei suoi popoli; che non vi fosse uomo o ceto o comunità che potesse sottrarsi all'esercizio dei suoi poteri.

E neppure gli ecclesiastici, ai quali tanto strapotere e arroganza era venuta dal sostegno di Innocenzo III, furono risparmiati da quei primi provvedimenti.


Le operazioni per restaurare la sua sovranità nel regno siciliano impedirono a Federico di mantener la promessa che aveva fatto al Papa, di partire, cioè, per la Terrasanta, non più tardi dell'estate del 1221 e di riunirsi alla sua avanguardia, la quale, già partita nel 1217, aveva liberato dagli infedeli Damietta.

Questa città però, l'8 settembre del 1221, ricadde nelle mani dei Musulmani, e il Pontefice, allora, tornò ad insistere perché Federico sollecitasse la sua partenza. Vane furono le sollecitazioni del Pontefice; all'imperatore non mancarono scuse e, nell'aprile del 1222, incontratosi con il sovrano, il Papa riuscì soltanto a farsi promettere da Federico di convocare un congresso ove discutere della situazione della Terrasanta e prendere accordi per la crociata. .

Le speranze di Onorio III andarono deluse: erano in grande attività, è vero, i preparativi e un centinaio di galere erano nei porti meridionali pronte a prendere il mare e si lavorava ad allestire navi da trasporto per la spedizione; ma giunto il termine stabilito, Federico non si mosse.

Motivi, importantissimi per lui, scaturiti dalla sua politica, lo trattenevano in Italia.

Un punto del suo programma era costituito dall'unificazione della penisola e non poteva di certo attuare questa politica lasciando in piedi le libertà comunali e rispettando il trattato di Costanza.



Federico colse l'occasione offertagli dalle eresie e dalle lotte intestine dei partiti per intervenire negli affari interni dei comuni, sostenendo sempre i Ghibellini ( in Italia i Ghibellini sono coloro che sostengono l'Impero, Guelfi sono invece si sostenitori del papato) e perseguitando gli eretici, aspettando che la sua politica producesse nell'Italia settentrionale frutti tali da permettergli di abbattervi le libertà municipali.

Rimproverato dal Pontefice, per la mancata partenza verso la Terrasanta, Federico accampò come scusa il rifiuto dei re di Francia e d'Inghilterra di aiutarlo nell'impresa e il 25 luglio del 1225, tuttavia recatosi a San Germano, s'impegnò con giuramento di partire per l'Oriente non più tardi del 15 agosto del 1227 e accettò di versare, come pegno, centomila once d'oro e di tener pronte cinquanta navi da trasporto e cento galere. Se non avesse mantenuto la promessa sarebbe stato scomunicato.

Vincolato dal giuramento, l'imperatore cercò di trarre guadagno dalla spedizione per ridurre all'obbedienza i comuni lombardi e, con il pretesto di passare in rassegna le forze dei crociati e discutere sui provvedimenti da prendersi per assicurare la pace dell'impero, convocò per la Pasqua del 1226 a Cremona, città a lui devota, una dieta alla quale invitò l'aristocrazia feudale, i vescovi, i magistrati delle città e il figlio Enrico VII.

I comuni però non si lasciarono ingannare e, compresi i veri propositi imperiali, stabilirono di difendere contro il nipote del Barbarossa le loro libertà.






Il 6 marzo del 1226 nella chiesa di San Zenone in Mosio, nel mantovano, si radunarono i deputati di Milano, Bologna, Piacenza, Verona, Mantova, Brescia, Faenza, Vercelli, Lodi, Bergamo, Torino, Alessandria, Vicenza, Padova, Treviso, Crema e Ferrara e quelli del marchese di Monferrato e del conte di Biandrate e rinnovarono per venticinque anni la lega lombarda.

Federico, non avendo sotto di sé forze sufficienti si limitò ad annullare il trattato di Costanza e a mettere al bando dell'impero i comuni lombardi riunitisi in lega.


Onorio III, cui premeva la crociata, intervenne nel conflitto come mediatore e riuscì a pacificare i contendenti, facendo revocare il bando e ristabilire lo "status quo ante".

Era questa una sconfitta diplomatica di Federico; ma l'imperatore non aveva abbandonato la partita e contava, per l'avvenire, sui dissensi dei comuni, nove dei quali, Modena, Reggio, Parma, Cremona, Asti, Pavia, Lucca, Pisa e Savona, parteggiavano per lui.


Intanto moriva il 18 marzo del 1227 ONORIO III e gli succedeva il cardinale UGOLINO dei CONTI di SEGNI, parente di Innocenzo III, che prese il nome di GREGORIO IX.

Era già vecchio (82 anni), ma di una vitalità straordinaria (morirà a 96 anni!), di carattere fiero e tenace, di temperamento più energico del suo predecessore; non amava i mezzi termini ed odiava la politica fatta di indugi, di tentennamenti e di compromessi. Era insomma un indomito battagliero.

GREGORIO IX si era già mostrato sotto i suoi predecessori un caloroso sostenitore degli interessi della Santa Sede; fautore, convinto, anzi fanatico della teocrazia, era tutto preso dal desiderio di far seguire alla politica accomodante di Onorio una politica forte nei confronti dell'impero e voleva seguire la via che aveva tracciato suo zio Innocenzo.

Federico II, che già lo conosceva probabilmente fin da bambino, comprese di aver a che fare con un avversario molto pericoloso con il quale non era più possibile continuare nella scaltra politica fino allora sostenuta.

Occorreva rompere gli indugi, differire la rivincita sui comuni dell'Italia settentrionale e mantenere la promessa fatta ad Onorio; di partire per l'Oriente.



I preparativi furono affrettati, ma l'impresa iniziava con gli auspici non buoni.

I calori estivi del luglio-agosto 1227, e i luoghi malsani dov'erano accampati i crociati produssero una grave epidemia che iniziò a fare prima ancora di partire numerose vittime nell'esercito Federico volentieri avrebbe rimandato la partenza ma, spinto dal Pontefice, fece ugualmente sciogliere le vele verso la Terrasanta.

Assalito anche lui da una violenta febbre, cedendo alle preghiere delle truppe scoraggiate, tornò a dirigere le prore verso terra ed approdò ad Otranto. Gregorio IX ricevette la notizia del ritorno a terra dello imperatore e, giudicando l'atto del sovrano come una ribellione alla Santa Sede, lanciò la scomunica contro Federico.

Questi non si diede troppe preoccupazioni: l'anno successivo organizzò un'altra Crociata, ma fu una Crociata particolare: anziché combattere sul campo gli infedeli, Federico II di Svevia strinse accordi con principi musulmani di Egitto e di Siria e riuscì a ricostituire il Regno di Gerusalemme, del quale si fece incoronare re, avendo sposato Iolanda di Brienne, erede naturale di quella corona.


Era un vero e proprio schiaffo all'autorità papale e un'ulteriore allargamento di potere per Federico, al quale era facile anche rimproverare una vita "dissoluta" che probabilmente oggi si definirebbe semplicemente "libera".

Per ripicca il Papa Gregorio IX fece invadere il Napoletano, con l'intento di togliere a Federico la corona di Sicilia. Quest'ultimo non pose tempo in mezzo, accorse nel suo regno meridionale e travolse l'esercito pontificio costringendo il Papa, col Trattato di San Germano a togliere la scomunica.


Tranquillizzato, almeno per il momento, sul fronte pontificio, l'Imperatore rivolse la sua attenzione nuovamente ai Comuni del Nord.




Le Costituzioni Melfitane


Nel 1231 Federico II emanò le Costituzioni Melfitane, che intendeva estendere ai Comuni del Nord Italia.

Si trattava di un provvedimento finalizzato ad attuare una politica di accentramento e assolutistica, per cui l'Imperatore è l'unica autorità al di sopra di tutti (quindi l'opposto della Magna Carta).

Rifacendosi alle riforme attuate nel 1220, Federico ordinò la revisione dei titoli e dei privilegi di cui godeva la feudalità, sia per eliminare abusi ed usurpazioni, ma anche per diminuire il peso della loro autorità.
Secondo Federico, la funzione dell'Imperatore, che in base alla sua mistica concezione è il rappresentante di Dio sulla terra, è di dirimere le discordie e di reprimere, utilizzando le leggi per portare l'uomo sulla retta via. Della Sicilia, non ancora disgregata da forze feudatarie, voleva fare uno Stato modello, d'esempio a tutti gli altri regni.


Ecco il contenuto a grandi linee:

  • il potere regio viene ampliato, per cui baroni e città sono privati dei diritti che si erano attribuiti abusivamente; la giustizia penale appartiene al re ed ai suoi magistrati;
  • divieto di portare armi senza autorizzazione
  • non è permessa la vendita dei feudi, in quanto appartengono allo Stato;
  • gli ecclesiastici sono soggetti ai tribunali comuni, non possono giudicare gli eretici, non possono acquistare terre; se ne hanno in eredità, devono venderle;
  • le città non possono costituirsi a comune, eleggere consoli o podestà, pena il saccheggio e la condanna a morte per i capi;
  • tutti i sudditi devono pagare i tributi regi;
  • sancisce l'uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge, difende i deboli contro le prepotenze baronali, abolisce il giudizio di Dio, organizza la magistratura e gli uffici

In tutto ciò appare la modernità di Federico che, superando la concezione feudale germanica, ritorna alla tradizione romana affermando l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

(Tutto il documento completo lo trovate su:

https://www.stupormundi.it/Liber_augustalis.html)





Mentre il figlio Enrico suscitava una rivolta in Germania, costringendolo a tornare in quelle terre per reprimerla, la resistenza dei Comuni all'autorità imperiale si faceva sempre più dura. Federico II era ormai prigioniero del suo stesso potere e se voleva conservarlo era costretto ad un'attività militare sempre più frenetica.

Alleatosi con Ezzelino da Romano, riusciva a battere sul campo i Comuni (27 novembre 1237) catturando lo stesso Carroccio dei Milanesi e circondando Brescia.

Ma la resistenza dei Comuni si mostrò molto superiore al previsto: l'assedio si faceva troppo lungo e l'Imperatore non riuscì a sostenerlo.

Il ritiro delle truppe imperiali fece rialzare la testa al Papa Gregorio IX, che dichiarò apertamente il suo appoggio ai Comuni, scomunicò nuovamente l'Imperatore ed indisse un Concilio in Roma, col chiaro intento di decidere su quale nuova testa porre la corona imperiale.

Federico II rispondeva colpo su colpo: presso l'Isola del Giglio (correva l'anno 1241) fece assalire la flotta genovese che trasportava i prelati di Francia e di altre regioni diretti al Concilio. Con prigionieri così illustri in mano Federico II riuscì a farsi togliere nuovamente la scomunica: la partita sembrava nuovamente vinta dall'Imperatore, che poté riportarsi nel suo amato Regno di Sicilia, confortato anche dalla morte di Gregorio IX, al quale succedette Celestino IV che regnò solo per due anni.

Il suo successore, Innocenzo IV, era di famiglia ghibellina e ciò avrebbe dovuto essere motivo di tranquillità per l'imperatore. Ma il nuovo Papa era ben deciso a vendicare gli oltraggi subìti dalla Chiesa e indisse segretamente un Concilio a Lione: nel 1245 l'Imperatore Federico II di Svevia era per l'ennesima volta scomunicato.


Innocenzo IV fece quello che i suoi predecessori non avevano mai osato: sciolse i sudditi imperiali dal giuramento di fedeltà.

Le cose allora precipitarono rapidamente: in Germania i signori feudali poterono sfogare tutta la loro ribellione contro questo Imperatore che aveva sempre mostrato molto più interesse per le cose italiane che per quelle tedesche, mentre in Italia le ribellioni dei Comuni riprendevano vigorosamente.

Enzo, re di Sardegna, figlio naturale dell'Imperatore, era fatto prigioniero dai Bolognesi, mentre l'Imperatore stesso era costretto a togliere l'assedio alla ghibellina Parma, le cui truppe, con una sortita inaspettata, riuscivano a travolgere sul campo le stanche truppe imperiali.

Era l'anno 1248.

Federico II non aveva che cinquantaquattro anni; ma per l'epoca, e per la vita che aveva vissuto, era già vecchio. Amareggiato anche dalla scoperta di una congiura a corte, morì due anni dopo, nel castello di Fiorentino in Capitanata, lasciando precaria e torbida la situazione dell'impero in Italia e in Germania, e minato dal dolore della prigionia interminabile del figlio Enzo.

Una meteora era passata nella storia; come tutte le meteore aveva lasciato un segno di cui si sarebbe parlato per anni.

Mentre l'Imperatore faceva risuonare il suo nome in buona parte del mondo allora conosciuto, nella sua amata corte siciliana uomini come Jacopo da Lentini o Giacomino Pugliese davano inizio ad una stagione poetica in lingua "volgare", favoriti da una corte in cui chiunque portasse intelletto e cultura era accolto, arabo o romano, cristiano o musulmano



Alla morte di Federico, suo erede e successore fu CORRADO IV di Svevia, Re di Sicilia e di Gerusalemme. Dovette subito difendere il suo titolo imperiale  contro il pretendente  GUGLIEMO II d'Olanda, eletto re di Germania.


Corrado passato in Italia nel 1251, pur contrastato dal fratellastro MANFREDI e scomunicato dal Papa INOCENZO IV, riuscì ad assumere il potere nel regno di Sicilia. Lasciò poi alla sua morte, avvenuta nel 1254, erede il figlio CORRADINO.

MANFREDI, figlio naturale di Federico II, tentò il restauro del governo ghibellino e si incoronò come re di Sicilia.

La politica di Manfredi iniziò ad essere, per il papa, motivo di preoccupazione.

Manfredi aveva fatto sposare sua figlia al re d'Aragona, Pietro III, rafforzando così il sistema di alleanze internazionali e aveva inoltre appoggiato alcuni comuni ghibellini, quindi stava portando avanti una politica scomoda per il papato al punto che Papa URBANO nominò nel 1263 formalmente re di Sicilia e del Piemonte, Carlo d'Angio (fratello del re di Francia).

Manfredi dichiarò guerra ad entrambi, ma nel 1266 fu sconfitto a BENEVENTO,

Con la battaglia di Benevento si assiste alla fine degli Svevi e del ghibellinismo in Italia


Seguirà una breve e tragica puntata in Italia di CORRADINO figlio di CORRADO IV contro i D'ANGIO'. Il giovane, subito sceso con molto zelo nella penisola, appena entrato si arrogò subito la funzione imperiale, ma finì il suo sogno quasi subito: nel 1268 con la Battaglia di Tagliacozzo. Corradino di Svevia (filo-ghibellino) viene sconfitto da Carlo di Provenza (cioè d'Angiò) per il controllo sul Regno di Napoli.

Tramonta così la dinastia degli Hoenstaufen ed inizia il dominio Angioino su Napoli.


Con gli Angioini si assiste ad un processo di decadenza nel Mezzogiorno di Italia, cui si sottrasse solo la Sicilia. L'isola infatti si ribellò nel 1282, con la rivolta del Vespro: scacciati i francesi i siciliani invocarono l'aiuto di Pietro III d'Aragona, marito della figlia di Manfredi.

Dopo una lunga guerra, nel 1302 fu firmata la pace di Caltabellotta, con cui l'isola passò sotto la sovranità di un ramo aragonese, nella persona di Federico III. Si formerà così il Regno di Trinacria.



LA FIGURA DI FEDERICO II


La personalità di FEDERICO II è una delle più complesse della storia.

Nato da padre tedesco e da madre normanna, egli ha la fierezza, la durezza e l'alterigia della razza germanica e l'ardire, lo spirito d'iniziativa e il temperamento avventuroso dei Normanni; cresciuto in Italia, fra gente di stirpe latina, greca ed araba, ha degli Italiani il senso pratico e positivo, dei Greci la scaltrezza e l'istinto della dissimulazione, degli Arabi la sensualità.

Vissuto in un periodo di transizione, in un tempo in cui tramonta un'epoca ed una nuova sorge, Federico ha del medievale e del moderno, può essere considerato come l'ultimo imperatore del Medioevo e il primo principe del Risorgimento.

Al pari dei suoi predecessori egli ha un altissimo concetto della dignità imperiale e della propria autorità, ed è per questo che dedica tutta la sua attività a quello che è lo scopo della sua vita e a quella che crede la sua missione: abbattere la teocrazia papale e dare alla potestà civile l'indipendenza e la supremazia; ma a differenza degli imperatori che lo hanno preceduto è contrario all'ordinamento feudale e vuole una monarchia forte, quasi assoluta, in cui sia accentrato il potere e, pur vivendo nell'ambito delle idee e dei principi della Chiesa, tende a studiare razionalisticamente i problemi della scienza e le verità della fede, e della religione non fa il fine ma lo strumento della sua politica; da ultimo Federico non fa, come gli altri sovrani tedeschi, della Germania il centro dell'impero, ma stabilisce questo in Italia e precisamente in Sicilia, e da qui governa i suoi vasti domini.




  • Restaurare l'autorità regia in Sicilia, dove nei primi anni del suo regno la nobiltà ha scosso e indebolito il prestigio della corona,
  • rendere la potestà imperiale indipendente dal Papato,
  • abbattere i comuni e unificare l'Italia sotto lo scettro della casa Sveva

ecco il programma politico di Federico II.


Non pochi impulsi certamente lui trasse dall'ambiente in cui si fece grande, ove si incontravano Occidente ed Oriente e dove la civiltà cristiana con la coltura degli Arabi e dei Bizantini si univa in un quadro splendido, rigoglioso, svariato.


I rapporti frequenti con rappresentanti colti e talora dotti dell'Islamismo gli ispirò delle idee religiose che lo rendevano estraneo alle vedute ecclesiastiche del suo tempo, e gli conferirono, in materia di religione, quella indifferenza che pareva di altri tempi più illuminati.

A torto si è detto che segretamente lui professasse le dottrine di Maometto, ma non è meno vero che, nonostante il corretto contegno ecclesiastico talora da lui ostentato, Federico non poteva passare per fedele cristiano nel senso che l'epoca sua attribuiva a quel termine.

All'indifferenza religiosa corrisponde d'altro canto in Federico la predilezione per le scienze esatte, per la matematica, per le scienze naturali, per la medicina, tutte discipline nelle quali egli vantava non poche cognizioni ed alle quali sempre tornava.

Per appagare queste sue inclinazioni scientifiche, doveva necessariamente rivolgersi ai Maomettani, e come faceva l'intero occidente, così doveva anche lui farsi istruire dagli scienziati arabi.

Si era reso padrone perfino della difficile lingua, parlata del resto in molte parti della Sicilia, ma si serviva pure con facilità di quella greca, della latina, della francese, e la sua corte a Palermo era uno dei centri principali dove si curava la nascente lingua italiana, accogliendo con vivo interesse e promuovendo con gentile pensiero la poesia di questo paese.

Lui stesso poetava "in volgare" (vedi letteratura: La Scuola Siciliana)

Dante ammirato da tanta letteratura che dalla Sicilia sulla penisola si riversava affermò a un certo punto: "tutto quello che c'è in giro, scritto prima di noi, sembra tutto provenire dalla "scuola siciliana".



Cronologia


Periodo di crisi imperiale durante il quale si affermano e si sviluppano i comuni in Italia.
1143 I cittadini romani si costituiscono in libero comune.
1145 Arnaldo di Brescia inizia la sua predicazione per una riforma religiosa.
1147-49 Bernardo di Chiaravalle che ha fondato numerosi monasteri in Italia, bandisce la seconda crociata.
1152-90 Regno di Federico di Hohenstaufen, detto il Barbarossa. Deciso a restaurare l'autorità imperiale in Italia discende una prima volta nel 1154-55. Federico entra in Roma, pone fine al libero comune ed è incoronato imperatore dal papa Adriano IV.
1158-62 Seconda discesa del Barbarossa: nella seconda dieta di Roncaglia egli fissa con la Constitutio de regalibus i diritti imperiali e incendia le ribelli Crema e Milano.
1159 Con l'elezione al soglio pontificio di Alessandro, riprende la lotta fra papato e impero sulla questione delle investiture.
1167-77 Una forza antimperiale viene costituita a Pontida. Dopo due anni di ostilità l'esercito imperiale e quello della lega si affrontano presso Legnano (1176). Federico I, sconfitto, avvia trattative, a Venezia chiude la pace con Alessandro III (1177).
1183 La pace di Costanza chiude la lunga lotta tra i comuni italiani e Federico I: riconoscimento da parte dei comuni della suprema autorità imperiale, a sua volta l'imperatore riconosce ai comuni i diritti di regalia e la facoltà di eleggere i propri magistrati.
1186 Il figlio di Federico I, Enrico VI, viene incoronato re d'Italia. Il matrimonio di Enrico VI con Costanza d'Altavilla figlia del Re Guglielmo di Sicilia assicura l'unione del regno normanno all'impero.
1189 Morte di Guglielmo II di Sicilia. Per impedire la successione di Enrico VI i baroni eleggono re Tancredi di Lecce.
1190 Muore, durante la terza crociata, Federico Barbarossa; gli succede il figlio Enrico VI, che viene incoronato imperatore. Poi (1195) è incoronato re di Sicilia.
1197 Morte di Enrico VI. Gli succede, sotto la tutela della madre Costanza e poi di Innocenzo III, Federico II. Si scatenano in Germania e in Italia aspre lotte di successione tra Ottone di Brunswick e Filippo di Svevia.
1198-1216 Pontificato di Innocenzo III.
1202-04 Quarta crociata. Venezia, che aveva fornito le navi per la spedizione, si assicura importanti basi nell'Egeo e sul mar Nero.
1210 In seguito all'aggressione di Ottone di Brunswick nell'Italia meridionale, il papa lo scomunica e sostiene Federico II per le corone del regno di Sicilia e del Sacro Romano Impero (1220).
1212 Federico II viene incoronato re di Germania dal papa alla condizione di non riunificare i possessi imperiali e quelli siciliani di cui viene investito Enrico, suo figlio.
1220 Rientrato in Italia, Federico II, Stupor Mundi, è incoronato imperatore da Onorio III.
1226 Si costituisce la seconda lega lombarda in funzione antimperiale.
1227 Federico II non parte per la crociata e il papa solleva i sudditi del regno di Sicilia dal vincolo di fedeltà.
1230 Da Cassino, dopo la sconfitta delle truppe papali contro Federico II, Gregorio IX revoca la scomunica contro l'imperatore e ottiene in cambio nuovi privilegi.
1231 Costituzioni di Melfi.
1237 Federico II sconfigge a Cortenuova i comuni della lega.
1239 Federico II viene scomunicato dal papa, che convoca un concilio per deporre l'imperatore.
1241 I pisani, alleati di Federico II, assaltano la flotta genovese che scortava i vescovi francesi diretti al concilio e li fanno prigionieri.
1248 Federico II ottiene un grave insuccesso durante l'assedio di Parma.
1249 Enzo, re di Sardegna, figlio di Federico II, viene sconfitto a Fossalta e fatto prigioniero dai bolognesi.
125O Federico II muore a Fiorentino, gli succede il figlio Corrado IV.
1251 Corrado IV scende in Italia per prendere possesso del Regno.
1254 Alla morte di Corrado IV gli succede il figlio minorenne Corradino. Nel Regno di Sicilia governa come suo tutore, e poi in proprio, Manfredi figlio naturale dl Federico II.
1259 Una lega di comuni settentrionali sconfigge e cattura a Cassano d'Adda Ezzelino da Romano.
1260 A Montaperti i guelfi di Firenze sono sconfitti dai fuoriusciti ghibellini.
1265 Carlo d'Angiò scende in Italia contro Manfredi, con l'appoggio papale.
1266 Battaglia di Benevento: Carlo d'Angiò sconfigge Manfredi che cade sul campo di battaglia. Carlo viene incoronato re di Sicilia.
1267-68 Corradino scende in Italia per riconquistare il Regno di Sicilia. Sconfitto a Tagliacozzo viene consegnato agli Angioini, ed è decapitato a Napoli.
1282 Scoppia a Palermo la rivolta del vespro (marzo).
Pietro III d'Aragona, genero di Manfredi, conquista la Sicilia. Guerra del vespro fra gli Angioini e gli Aragonesi (1282-1302).
1293 Gli ordinamenti di Giano della Bella favoriscono a Firenze il 'popolo minuto' ed escludono dal potere i nobili.
1294-1303 Pontificato di Bonifacio VIII.
1297 A Venezia la serrata del Maggior consiglio rende la partecipazione al governo un privilegio ereditario dei patrizi.
1298 La lunga rivalità fra le repubbliche marinare di Genova e Venezia per il predominio in oriente culmina nella battaglia di Curzola, conclusasi a favore di Genova.
1302 La pace di Caltabellotta pone fine alla guerra del vespro. La Sicilia (Regno di Trinacria) passa a Federico d'Aragona mentre Napoli (che conserva il nome di Regno di Sicilia) resta agli Angioini.








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