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TAENIA SAGINATA - Ciclo-biologico

medicina


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TAENIA SAGINATA

L'infestazione da tenia saginata è una elmintiasi che determina disturbi prevalentemente a carico dell'apparato digerente, sostenuta da un cestode, "T. SAGINATA",  che parassita l'uomo allo stadio adulto.

Appartiene al Phylum Platyhelminthes, classe Cestosa, sottoclasse Eucestoda, ordine Cyclophyllidea, famiglia Taeniidae, genere Taenia, specie Saginata. La tenia saginata può raggiungere anche i 10 metri di lunghezza (3-10) 131e46b ed è larga al massimo 1,5 cm.

Considerando la sua anatomia, lo scolice si trova nell'estremità più sottile, presenta un diametro di circa 1,2 mm, appare come una capocchia di spillo, non ha uncini, ma possiede 4 ventose ellittiche di colore nerastro. Il collo è sottilissimo e misura qualche mm di lunghezza; il corpo è costituito da 1200-2000 proglottidi che, man mano  ci si allontana dallo scolice, divengono sempre più grandi, finchè gli elementi maturi sono più lunghi che larghi e misurano circa 16-20 mm di lunghezza per 5.6mm di larghezza. Quando le proglottidi sono mature, sono pressocchè interamente formate da un utero ripieno di uova fecondate con atrofia degli organi genitali maschili e femminili. A tal punto si staccano liberamente, abbandonano l'intestino,  isolatamente, e si rendono quindi visibili, negli oggetti letterecci e nella biancheria intima del paziente.

Ciclo-biologico:  Quando le proglottidi raggiungono l'esterno, o passivamente, o a seguito di disseminazione fecale, liberano le uova contenenti l'embrione esacanto. Questo direttamente o attraverso erba, che rappresenta il veicolo di diffusione, viene ingerito dal bovino o da altri ruminanti che rappresentano gli ospiti intermedi che talora possono anche infettarsi a seguito di ingestioni di proglottidi. L'uovo così digerito dal succo gastrico, mette in libertà l'embrione esacanto che perfora la parete intestinale, guadagnando i capillari del sistema portale. Attraverso la grande circolazione, gli embrioni sono disseminati in tutto l'organismo e si diffondono con predilezione nel tessuto connettivo che circonda i muscoli. Qui si fissa e si sviluppa, dando origine alla fase larvale: il cisticerco. L'uomo contrae l'infestazione, ingerendo carne bovina poco cotta o mal cotta. Il cisticerco, pervenuto nello stomaco, si apre, lo scolice viene messo in libertà e si fissa alla parete intestinale, dando origine ad un adulto in un periodo compreso fra 2-3 mesi.

Sintomatologia: nei soggetti robusti, la sintomatologia può essere molto vaga e rappresentata da modificazioni dell'appetito. In ogni caso, è lo stesso paziente a riferire dell'esistenza dell'infestazione, in quanto scopre sulle lenzuola, nelle mutande, etc., delle formazioni biancastre, che sono appunto le proglottidi. Non mancano le alterazioni dell'appetito, in eccesso ed in difetto, eruttazioni, vomito per lo più gastrico, perdita di peso, turbe della defecazione e cefalea. Le feci hanno carattere poltaceo, contengono muco e non esiste regolarità nella loro emissione, potendo la stipsi talora alternarsi a diarrea. L'esame morfologico del sangue periferico accerta una eosinofilia che può arrivare anche al 30-40% accompagnata ad anemia ipercromica  perniciosiforme  e talora con presenza di elementi immaturi.

Terapia:  la terapia si avvale dell'impiego di alcuni farmaci, come ad esempio il mebendazolo (Vermox) che si somministra alla dose  di 100 mg frazionata in 2 cucchiai o 2 compresse al dì per un periodo di tre giorni.







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