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FIGURE DI DESTRA - FILIPPO ANFUSO, JUNIO VALERIO BORGHESE, AUGUSTO DE MARSANICH

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FIGURE DI DESTRA

FILIPPO ANFUSO

Catanese, rivelò subito una vena letteraria e giornalistica, che sviluppò a Roma insieme all'amicizia con Galeazzo Ciano: compagni inseparabili di circoli mondani, alla carriera diplomatica si avviò solo l'Anfuso. La svolta della sua carriera la dovette proprio al suo amico, che lo nominò ministro degli esteri e suo capo di gabinetto. Con questo ruolo svolte molteplici missioni, soprattutto in Germania, tanto da meritare l'appellativo di Germanofilo che egli rifiutò: dapprima contrario ad una entrata in guerra dell'Italia, ne fu poi un fautore solo per una tradizione nazional-patriottica molto forte, per la quale quando la patria è in guerra, occorre soffocare ogni motivo di opposizione e partecipare alla vittoria: dopotutto, "imbarcati sulla stessa galera", nascondere vicendevolmente i propri piani avrebbe portato alla rovina. Quindi, arrivò a decidere di allontanarsi da Roma per non soffrire le critiche che venivano mosse al regime: ottenne la carica di MINISTRO D'ITALIA a BUCAREST, da cui informò Ciano di tentativi ungheresi di una pace separata con gli angloamericani, ed entrambi caldeggiarono un'analoga iniziativa dell'Italia, concordata con la Germania che andava "abbandonata ma non tradita". Ma il duce respinse anche la cessione della corona ungherese al re d'Italia, e un colloquio col primo ministro ungherese Kallay, perchè ogni tentativo di resa era disdicevole per l'Italia.

Tornato tempora 232d39c neamente a Roma nel '43, giudicò il voto del Gran Consiglio Del Fascismo "UNA FACCENDA DI SERVI CHE INGIURIANO IL PADRONE MENTRE LA CASA STA PER CROLLARGLI ADDOSSO", e diede asilo a Ciano nella sua abitazione. Da Budapest poi, apprese la notizia dell'armistizio con un telegramma a Mussolini:"Duce, con voi fino alla morte", ed infatti lo raggiunse a Monaco di Baviera, per collaborare con lui all'organizzazione del nuovo governo, come ambasciatore a BERLINO, punto di riferimento essenziale nei 600 giorni di vita della RSI, e da dove difese sempre l'autonomia del nuovo stato fascista. Il bilancio della sua azione fu comunque negativo(come il tentativo di ri-arruolamento degli internati italiani), positivi sono i suoi libri di ricordi, interessanti circa il III reich ed apologetici circa il fascismo(a conferma della sua vena di scrittore).



Mentre nel '45 l?Alta Corte di Giustizia lo condannava a morte tramite fucilazione alla schiena per crimini fascisti tra cui l'assassinio dei fratelli Rosselli, continuò a fianco del duce che lo nominò sottosegretario di stato per gli affari esteri. Il 16 Aprile, gli ambasciatori di Berlino lo costrinsero ad allontanarsi momentaneamente dell'Italia, per non farlo venire a conoscenza delle trattative con gli angloamericani. E infatti, ricevette nei 3 giorni successivi 3 ordini di rientro da parte di Mussolini; tornò il 26, ma non riuscì a raggiungerlo. Rifugiatosi in Francia, fu lì arrestato e scontò 3 anni di prigione. Dopo una parentesi franchista in Spagna, tornò in Italia ed aderì al MSI, e come deputato si schierò con la corrente di DE MARSANICH prima e MICHELINI poi, favorevole all'inserimento democratico a fianco delle altre formazioni di destra; e promosse addirittura l'adesione alla NATO, seppure ostico verso le potenze occidentali, come unica difesa contro il comunismo.

Fu l'istanza anticomunista a guidarlo: assistette con disappunto alla DECOLONIZZAZIONE, sconfitta per l'Europa, e morì colto da malore in Parlamento nel '63, dopo aver osteggiato fino all'ultimo i tentativi di coalizione di centro-sinistra.

JUNIO VALERIO BORGHESE

Nato a Roma, scelse la carriera militare, e specializzatosi in armi subacquee, fu destinato al comando di sommergibili nelle operazioni militari in Africa e Spagna. Allo scoppio della IIGM, fu scelto insieme ad altri 2 per partecipare ad un corso speciale alla scuola di sommergibilisti tedeschi; ed al suo rientro, gli fu affidato lo "SCIRE'".

Ma la sua vera passione erano i mezzi navali d'assalto; per ora un piccolo reparto, ma con grandi potenzialità offensive grazie valla messa a punto del SILURO PILOTATO A LENTA CORSA (maiale) e del MOTOSCAFO ESPLOSIVO per la X FLOTTOGLIA M(emento) A(udare) S(emper), ovvero XMAS: e visti i suoi successi, dopo l'affondamento di alcune corazzate inglesi, il Borghese si dedicò a lei completamente, e viaggiò molto per perfezionarsi; ma il suo "porto" fu la Germania, che desiderosa di svilupparsi in questo campo, strinse con lui accordi, tra cui quello di inviare nelle scuole italiane allievi per poi farne degli istruttori. Divenuto COMANDANTE GENERALE della XMAS, apprese la notizia dell'armistizio rimanendo al suo posto, lasciando liberi di andare in congedo gli uomini che non approvassero la sua decisione, fedele più all'etica militaresca di un "uomo d'arma" come lui (che gli faceva vedere l'abbandono della guerra come una frode), che al fascismo e a Mussolini. La sua dedizione e la sua impeccabile caserma gli meritarono il rispetto degli ufficiali tedeschi, che fecero della XMAS un vero loro alleato; anche se nella RSI la sua attività fu più quella di servizio stampa e ufficio di controspionaggio.

Il suo spirito di indipendenza faceva sospettare di lui: ma Mussolini dopo averlo fatto arrestare ed aver organizzato un'inchiesta, dovette riconoscerne l'integrità.

Il 25 APR '45 si barricò presso il comando della XMAS, ma il giorno successivo offrì la resa ai partigiani. Dopo un processo per crimini antipartigiani, la sua pena fu ridotta da 12 a 3 anni, poi fu scarcerato il giorno stesso. Appoggiò la politica rivoluzionaria di Almirante nell' MSI, ma nostalgico e protagonista preferì appoggiarsi a gruppi di destra extraparlamentare, tanto che egli stesso ne fondò uno; il FRONTE NAZIONALE, con il quale organizzò un fallito colpo di stato. Riparato in Spagna, morì lì nel '74.

AUGUSTO DE MARSANICH

Nato a Roma, fu interventista e combattente nella IGM, ed anche nella II tenne aperto il dibattito tra INTRANSIGENTI(immobili e contro tutto ciò che non è fascista, in modo immutabile) e REVISIONISTI( tra cui lui, desiderosi di essere partecipi all'inevitabile sconvolgimento di idee e fatti. Fu poi sindacalista e nel ventennio il I presidente dell'INAM. Nella RSI, ricoprì ruoli nell'IRI di Commissario del Banco di Roma e della Alfa Romeo, che era come tutto il resto spaccata in 2 branche, Nord e Sud. Fu figura di rilievo soprattutto nel dopoguerra: nell'MSI si distinse come "venticinqueluglista", ovvero ex gerarca che non aveva aderito alla repubblica, ancora fermamente revisionista nel periodo in cui l'MSI era del tutto intransigente: e la sua posizione creò una crisi interna, culminata con la sua elezione a capo del partito al posto di Almirante; e l' MSI iniziò una politica di inserimento, deghettizzazione, accordi. Nonostante la salute, continuò finchè non fu sostituito da Michelini. Morì nel '73.



ALFREDO DE MARSICO

Nato a Salerno, compì studi di giurisprudenza e nonostante divenne avvocato penalista non rinunciò mai a interessi versatilissimi; nella IGM fu attivo patriota, e rinunciò al congedo nonostante fosse stato riformato. Nel dopoguerra, pur di scansare una rivoluzione socialista, salutò con piacere il fascismo, che significava un momento necessario di ILLIBERALISMO per restaurare l'ordine e l'autorità dello stato, e proprio per i suoi discorsi al Coniglio Nazionale fu chiamato a far parte del Direttorio, con varie mansioni, da commissario, a consigliere, a docente, e ad non dimenticare la sua straordinaria produzione in campo del diritto, nell'oratoria (in cui proponeva una sempre maggiore aderenza ai fatti), nella scienza(riteneva che sia l'individuo che lo stato fossero titolari di diritti originali). Diventato Ministro di Grazia e Giustizia, si oppose alla pena di morte: riteneva che ormai il fascismo avesse fatto il suo corso, e fosse necessario un nuovo regime, decisamente più liberale: ecco perchè non vide di buon occhio nè l'alleanza con la Germania nè l'entrata in guerra dell'Italia; ma, per il vivo amore per  Mussolini, sperò sempre in un cambiamento di rotta. Disilluso, decise di svolgere il suo ruolo fedele allo stato, non al regime: "nessun favore per i fascisti, nessuna persecuzione agli antifascisti", bocciando spesso proposte dello stesso duce (operare gli infermi per farli andare in guerra).

In rapporto con il ministro delle comunicazioni, Cini, insieme stesero un rapporto sulle possibilità materiali di prosecuzione della guerra, ed entrò con lui in netto contrasto col duce, che ripose "vincere, o cadere al fianco della Germania"; ma continuò la sua attività, partecipando al "ritorno allo statuto" presentato da Grandi, per la quale fu condannato a morte dalla RSI.

Dopo un periodo di allontanamento per l'epurazione, continuò la sua carriera in grandi processi fino all'80, fu senatore e sostenitore di battaglie giornalistiche contro la politicizzazione della magistratura e contro il terrorismo...ma in tutti i suoi scritti, domina amore e ricordo per il duce, e lamento per il tramonto del senso dello stato e della tradizione, causato dall'affermarsi dei miti di massa.

ACHILLE LAURO

Pessimo scolaro napoletano, fu imbarcato dal padre per un anno come mozzo; al ritornò, portò avanti gli studi da allievo esemplare. Orfano di padre da 20enne, ebbe in eredità 3 navi, la "Flotta Lauro", di cui 2 le vendette subito per dare una dote alle sorelle, e la II, era nelle mani di uno speculatore di Buenos Aires, che credeva di poterne approfittare; ma il giovane Achille tornò dall'Argentina con la nave e mille sterline. Noleggiò navi, comprò un piroscafo e con una formula di comproprietà del tutto nuova, la flotta Lauro fu una delle poche  a salvarsi dall'acquisto forzoso da parte dell'IRI: e grazie alle intuizioni di Achille e agli impulsi della guerra africana, la flotta arrivò a 55 unità, senza peraltro avere screzi col fascismo.




Dopo l'armistizio fu processato, e assolto, con l'accusa di profitti illeciti durante il regime; solo che a60 anni, dovette ricominciare di nuovo tutto daccapo. Grazie ai prestiti dei suoi vecchi agenti, ben presto si rimise nel commercio, sfruttando l'emigrazione crescente dall'Italia.

Parallelamente, desiderò inserirsi anche in un partito, per volontà di protagonismo anche nella vita politica: allacciò legami con la DC, ma dimostrò simpatie anche presso il Fronte dell'Uomo Qualunque, nonostante i rapporti tra i 2 partiti fossero piuttosto tesi: ed è in questa occasione che il segretario della DC, Piccioni, lo pregò di salvare il governo De Gasperi da una sicura caduta, se il gruppo di Giannini avesse votato con le sinistre; ed egli accettò di aiutarli, più che altro per la sua avversione contro il comunismo. Dopo il no di Giannini malato, convinse i deputati uno per uno, promettendogli però in cambio di essere rieletti all'occasione successiva.

E l'ingresso di Lauro nel PNM è spiegabile solo con gli impegni presi, ma anche perchè fiduciario di Vittorio Emanuele e colpito dall'enorme massa di voti confluiti sulla monarchia, in particolare da Napoli. Lauro diventerà in questa occasione un vero e proprio fenomeno, che il termine "destra"non descrive a sufficienza: eletto a SINDACO DI NAPOLI ('52), dopo essersi accollato le spese dei debiti del partito, inaugurò una personale gestione del potere, dinamica, spregiudicata nel finanziario, ma che dava fiducia a tutta la popolazione, dagli speculatori edilizi ai sottoproletari, da quelli che desideravano una cas a quelli che tifavano la squadra di calcio.

Ma convivere con una personalità forte come Covelli si dimostrò impossibile per lui: dopo il contrasto se sostenere o no il governo De Gasperi, poi quello Fanfani, a quello Scelba il partito si scisse e Lauro toccò l'apice del suo successo nel '56 con il suo PARTITO MONARCHICO POPOLARE, che appoggiò collaborazionisticamente con il governo Scelba, e ispirò simpatie anche alla confindustria: e fu qui che la DC dimostrò la sua tattica con i governi di destra, da considerare utili alleati per puntellare governi vacanti, ma pericolosi concorrenti sul piano elettorale; e scatenò una rappresaglia durissima  a suon di ispezioni sull'operato di Lauro a Napoli (trovandolo ovviamente pieno di irregolarità, tanto da costringere Lauro a dimettersi).

Tentò la rivalsa nelle elezioni del '58, ma la disfatta fu talmente cocente (2%), da far decidere Lauro e Covelli a riunificare la monarchia nel PDIUM, che dimostrò solo ulteriori liquidazioni, e quindi la fusione con il MSI, che assicurò ai 2 posizioni di rilievo nella formazione neofascista.

Dopo aver aderito all'ennesima scissione dell' MSI nella corrente COSTITUENTE DI DESTRA-DEMOCRAZIA NAZIONALE, subì una bruciante umiliazione proprio nella sua Napoli e decise di ritirarsi a vita privata. Ma anche qui gli ultimi anni furono amari: assistette al penoso tracollo finanziario della sua flotta, che fu venduta per oltre 200 miliardi di debiti, per i quali fu posto all'asta anche il suo patrimonio personale. Morì a Napoli, 95enne, nel 1982.







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