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LA LINGUA NELLA PREISTORIA: paleontologia e paleolitico

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LA LINGUA NELLA PREISTORIA: paleontologia e paleolitico

La lingua nella Preistoria: paleontologia e paleolitico

Non si può sapere con certezza quando si è sviluppato il linguaggio ma ci si può immaginare che inizialmente si trattasse di un linguaggio gestuale. I presupposti si creano durante la fase dell'homo erectus nel paleolitico superiore. Questa evoluzione darwiniana è 353d36d rintracciabile dai fossili e in particolare dal cranio (che è in costante crescita) e dalle capacità manifatturiere (l'evoluzione è concomitante alla mimica facciale perché presiede la stessa area del cervello sx). Già l'homo habilis poteva avere una qualche forma di linguaggio: con la paleontologia, che studia e classifica i fossili, ha osservato che la posizione facciale dei vari teschi trovati fa supporre che la laringe fosse spostata più in fondo e che avrebbe permesso la deglutizione senza dover interrompere la respirazione.

Nell'antichità si può risalire all'antico Egitto per trovare una primissima attività interpretativa da parte degli scribi (identificaz. di documenti antichissimi). Ma è l'India il paese che ci ha lasciato gli antichi documenti più validi, di uno studio cioè consapevole del linguaggio.



La grammatica di Panini era una codificazione del Sanscrito, ed era considerata la lingua perfetta in cui venivano scritti i testi vedici: perfetta perché era una minuziosa descrizione di quello che erano i testi religiosi relativi al Re Veda, fino ad allora tramandati solo per via orale. Dato che gli inni del Re Veda dovevano essere recitati e la corretta enunciazione era importante per assicurarne l'efficacia, i grammatici indiani si preoccupavano di garantire la conservazione di una corretta pronuncia.

 Per questo la grammatica indiana è la prima descrizione completa di una lingua, in quanto i testi dovevano essere scritti in modo pressoché perfetto, tenendo conto tanto della fonetica quanto della morfologia.

La grammatica di Panini influenzerà la linguistica contribuendo all'elaborazione del concetto di morfema.

La contesa tra analogisti e anomalisti nel mondo classico.

In Europa lo studio del linguaggio ha origine in Grecia.

Ci si interrogava della sua natura e origine del linguaggio: questa questione assunse l'aspetto di un dibattito: una prima considerazione la si trova nel Cratilo platonico, che afferma ci sia un legame naturale tra parola e l'oggetto che questa designa; in opposizione a Platone troviamo Ermogene secondo il quale questo legame è frutto della convenzione. Sullo stesso piano troviamo Aristotele che riafferma la natura convenzionale del linguaggio.

Nella concezione aristotelica, il linguaggio è considerato uno "specchio dell'anima", il linguaggio è quindi un mezzo per conoscere la mente e la realtà.

Dopo Aristotele il dibattito è continuato dagli Stoici che si dichiarano per il carattere naturale del L. L'opposizione tra Aristotele e Stoici = altro dibattito: analogisti e anomalisti. Oggetto di questa new controversia non è più natura del linguaggio, naturale o convenzionale, ma la presenza o meno di rapporti regolari tra forma e significato. La presenza dell'omonimia e della polisemia fece concludere agli Stoici (a sostegno dell'anomalia) che la lingua non è sempre aderente al pensiero ma è anomala; di contro troviamo i grammatici alessandrini (a sostegno dell'analogia): l'analogia per loro si riferiva alla modifica che una parola subisce nel discorso e che generava paradigmi regolari.

Medioevo (1200-1300)

I secoli successivi alla caduta dell'impero romano d'Occidente sono noti come 'secoli bui': molto della cultura classica andò perduto e venne abbandonato lo studio del greco, limitandosi allo studio del latino.

In questi anni si allarga e si consolida il prestigio della Chiesa ed è per questo che la lingua della cultura rimase la forma classica del latino, perché era proprio quella usata dall'amministrazione ecclesiastica.

Venne ad affermarsi la filosofia scolastica, con Tommaso d'Aquino (1200 ca.), dove confluivano la teologia cattolica e la concezione aristotelica. Con l'affermarsi di tale filosofia i filosofi introdussero nelle trattazioni grammaticali elementi di logica.

La scolastica riportò in vivo il dibattito tra realisti (sostenitori dell'idea platonica, secondo cui il linguaggio è manifestazione concreta delle idee) e nominalisti (sostenitori della concezione aristotelica cioè che le parole sono solo 'nomi' dati alle cose).

Come detto però, il punto focale di quest'epoca era l'afflusso di nozioni logiche. Da qui infatti, nascono le grammatiche speculative (o generali), redatte appunto da logici, i Modisti, che distinsero la   vox - il suono della parola - dalla dictio - il suo significato. A questi si aggiungeva il significato che la parola assumeva in un determinato contesto.

Umanesimo e rinascimento (1400-500)

Nel 15-16 sec. ci fu un profondo rinnovamento culturale in Europa: la riscoperta dei classici portò ad occuparsi del latino e del greco come lingue di cultura.

2 fattori furono importanti in questo periodo:

  1. lo studio di numerose lingue oltre che al latino e al greco (sopratt arabo ed ebraico)
  2. e maggiore attenzione alla pronuncia e alla scrittura di diversi suoni linguistici grazie alla stampa alle nuove grammatiche e dizionari per le nuove lingue conosciute.

Il conoscimento di nuove lingue indoeuropee sollecitò una visione sempre più storica delle lingue, fino a mettere in crisi la visione logicizzante della lingua.

Bacone, Locke e Vico concordarono l'abbandono dell'aristotelismo per una visione relativistica in cui la lingua non è un semplice repertorio ma un mezzo per plasmare l'esperienza.

La concezione storica della lingua non si afferma comunque pienamente almeno fino all'Ottocento, poiché in contrasto c'era una figura imponente come Cartesio che era a favore dell'aristotelismo e sosteneva l'idea che le parole sono capaci di significare immediatamente le cose.

Romanticismo

Nel '500 un viaggiatore italiano Jacopo Sassetti osserva che tra il latino e il sanscrito ci sono molte analogie. Da qui deriverà lo studio delle lingue indo-europee. Nel '800 i romantici tedeschi sentono il bisogno di studiare le proprie origini.  I tedeschi pensavano che la loro lingua derivasse da una razza indo.germanica questo porto a coniare il termine lingue indo-europee.

La linguistica storico-comparativa

Nel 1800 c'è la nascita della linguistica come scienza. Due sono i fattori principali:

uno, la scoperta del sanscrito, che spinse a ricercare i legami di parentela fra le lingue più note;

secondo, la visione di lingua come forma organica. Questa concezione era alla base della visione storica delle lingue; ogni organismo, si affermava, aveva in sé le ragioni del proprio sviluppo; dunque la conoscenza di questo si ottiene dalla comprensione del suo cambiamento nella sua evoluzione storica.

Questa visione storica diventò atteggiamento dominante dell'Ottocento.

Positivismo



I neogrammatici erano alla ricerca di uno stato primordiale (originale) della lingua, una lingua non ancora corrotta e quindi pura. Pensavano si dovessero studiare le lingue e non i dialetti, poiché pensavano che le lingue erano incanalate in un contesto storico, mentre i dialetti erano corrotti e  impoveriti, perché senza canalizzazione (incanalamento) storica si aveva corruzione e quindi  perdita di purezza.

La comparazione tra lingue indoeuropee ha inizio con Sir William Jones, che sosteneva che le lingue e il sanscrito avessero un'origine comune. Il termine grammatica comparata fu coniato da Schlegel che riprese in un suo libro le conclusioni di Sir William e affermando che le lingue indoeuropee derivavano dal sanscrito e, con questo, da una lingua progenitrice.

La vera e propria comparazione sistematica delle lingue iniziò nel 1816 con Franz Bopp.

Successivamente Jakob Grimm formulò una legge, legge di Grimm, che descriveva la natura dei mutamenti che dividono il dominio germanico in dialetti differenti.

Successivamente Schleicher, un botanico, sulla scorta delle teorie naturaliste, applicò un modello biologico alla lingua paragonandola ad un organismo vivente, cioè che nasce, cresce e muore. con questa S. la nozione di sviluppo organico passa da una concezione romantica ad una darwinista.

Schleicher e l'albero genealogico

Nella seconda metà dell'800 Schleicher elaborò un modello, il modello dell'albero genealogico, che si basava sui rapporti tra la lingua originaria (indoeuropeo) e le lingue da questa derivate. Il modello dell'albero genealogico raffigura questi rapporti di parentela come successive diramazioni da un ceppo iniziale (l'indoeuropeo appunto).

Il modello supponeva l'esistenza di lingue intermedie, le protolingue, ossia lingue non documentate, per arrivare infine a lingue attestate.

Le maggiori critiche vennero dai dialettologi e dai geolinguisti. Schmidt fece notare con la teoria delle onde come i cambiamenti si diffondono da un centro ed hanno una intensità decrescente come accade per le onde in superficie quando vi si getta un sasso. Con questa teoria si nota che, comparando lingue imparentate, la differenza linguistica è tanto maggiore quanto è la loro distanza

Le innovazioni di lingua possono essere il frutto della filiazione genealogica ma anche di scambi sul territorio. Lingue vicine si influenzano.

I neogrammatici

L'ultima parte dell'800 è dominata dai lavori dei neogrammatici. La posizione generale dei neogrammatici era CHE il cambiamento linguistico, in quanto il linguaggio è un'attività umana, doveva essere soggetto ad 1studio sistematico.

Per poter rendere conto dello sviluppo delle lingue, formularono 2 principi che, secondo loro, contribuivano al processo storico dell'evoluzione della lingua: il cambiamento fonetico (che affermavano fosse "assolutamente regolare"; cioè che il cambiamento delle parole e la direzione in cui il suono cambia è la stessa per tutti i componenti di una stessa comunità linguistica) e l'analogia (opera a livello morfologico e sintattico e tende a ristabilire l'ordine nella lingua. Alla base del modello neogrammatico c'è dunque un processo fisiologico considerato come 'regola' (legge fonetica) a cui se ne contrappone uno psicologico (analogia). Questi erano organicisti (organicismo: corrente di pensiero che nella seconda metà dell'800 fondò su basi biologiche la teoria sociologica, concependo la società come un organismo vivente).

Con la geografia linguistica fu messo in crisi il concetto di Legge Fonetica.

La G.L. studia l'estensione nello spazio e la distribuzione geografica dei fenomeni linguistici; nasce con Gilliéron con l'ideazione di un Atlante Linguistico che rappresentava su carta geografica le risposte dei vari parlanti di varie località francesi.  Questo atlante consentiva di tracciare delle linee di confine chiamate isoglosse. Lo studio dei dialetti si servì molto di questo strumento in quanto permetteva di avere un quadro sincronico di un certo fenomeno linguistico anche su un territorio vasto. Così si osservò che i mutamenti di suono non interessavano porzioni stabili di territorio, ma estensioni variabili, perciò i geolinguisti rifiutarono il concetto di legge fonetica che stabiliva confini ben precisi, affermando che non esistevano confini dialettali ma soltanto passaggi graduali da una varietà ad un'altra.

Crisi dello storicismo. Saussure e lo Strutturalismo

Nel 1916 nasce lo strutturalismo.

Di solito si parla di strutturalismo europeo e americano ma sono 2 cose ben diverse.

Lo strutturalismo europeo nasce con Ferdinand De Saussure con il suo Corso di linguistica generale e trova la sua massima espressione nella scuola di Praga con Trubeckoj e Jakobson e in quella di Copenaghen con Hjelmslev.

Punto centrale del pensiero saussuriano è il concetto di arbitrarietà.

L'arbitrarietà di cui parla Saussure non si riferisce ad un segno non grafico o acustico, ma come oggetto mentale bifacciale i cui caratteri sono inscindibilmente uniti ed hanno carattere mentale e sono: il significante e il significato.

Il significante altro non è che l'immagine acustica, immagine del tutto mentale.

Il significato è il puro contenuto, il concetto, l'idea che si ha di quella cosa e sempre si tratta di un contenuto mentale.

Sussure spiega lo strutturarsi del linguaggio come arbitrarietà "radicale": la lingua è un insieme di valori. Il valore di ciascun segno è dato dal suo rapporto con gli altri segni nel sistema. E, ancora, la lingua è una forma, poiché le facce che compongono il segno servono a delimitare unità nella massa amorfa (senza forma) dei pensieri e dei suoni.




La considerazione del segno linguistico è strettamente connessa ai concetti di langue e parole.

La parole si riferisce ai concreti atti linguistici in situazioni effettive; la langue rappresenta il codice comune che permette la comprensione reciproca, è una sorta di consenso sociale che garantisce la conservazione del codice.

Lo studio che interessa al linguista è lo studio della Langue. Lo studio della langue porta ad evidenziare: da un lato che le espressioni sono disposte in modo lineare, in successione; ciò costituisce un rapporto sintagmatico.  Dall'altro, che le parole sono si raggruppano tra loro sulla base di qualche tipo di somiglianza e questo mette le parole in rapporti associativi, costituendo un rapporto paradigmatico.

Altra distinzione che fa S. è quella tra diacronia e sincronia, due modi per affrontare lo studio della lingua: la diacronia esamina la lingua considerando la sua evoluzione storica, i mutamenti che ha subito nel tempo. La sincronia invece studia la lingua a prescindere dal fattore tempo, ma semplicemente considerandola in un momento determinato. E secondo S. per conoscere il funzionamento della lingua non è necessario risalire alla sua storia.

Un segno linguistico è discreto cioè la differenza tra gli elementi della lingua è assoluta. Saussure immaginava la semiologia come un più esteso ambito entro cui i segni del linguaggio verbale sono solo più strutturati. Dalla crisi dello strutturalismo si deriva la sociolinguistica e la grammatica generativo-trasformazionale.

La scuola di Praga

La più importante espressione dello Strutturalismo in Europa si ebbe nel campo della fonologia. In particolar modo, con la fondazione del Circolo Linguistico di Praga, nel 1929 vennero presentate delle Tesi in cui si afferma il "principio strutturale del sistema fonologico", secondo il quale compito della linguistica è quello di studiare i suoni non dal punto di vista fonetico, ossia materiale, ma dal punto di vista della loro funzione nel differenziare il significato.

Affermarono che i suoni appartengono alla parole, mentre alla langue appartengono i fonemi o 'suoni distintivi'.

Un altro concetto utilizzato dalla fonologia praghese è quello di marca: quando uno dei due termini possiede una caratteristica che l'altro non ha si dice che il termine è marcato.

Benedetto croce

Dice che la lingua la fa il singolo. In Croce il singolo è l'ego cartesiano (cogito ergo sum). La lingua è invece è un fatto collettivo. Secondo Croce se è vero che in prima istanza la lingua era un fatto poetico allora era la stessa cosa dell'estetica. Ma, la lingua è un fatto alogico.

Secondo Croce il parlante è come un vate che crea ex nihilo.

Jackobson

Jackobson, figura importante del Circolo Linguistico di Praga, ha studiato 2 fenomeni linguistici:

  1. Fisiologico (riguardo il bambino)
  2. Patologico (afasia)

La fonologia praghese considera il fonema come unità minima irriducibile. Le coppie di fonemi possono avere delle proprietà, o 'tratti', che possono essere presenti o assenti nel fonema.

Jackobson stabilisce una lista di 12 tratti distintivi:

vocalico - non vocalico;

consonantico - non consonantico;

nasale - non nasale;

compatto - diffuso;

continuo - discontinuo;

stridulo - morbido;

bloccato - non bloccato;

sonoro - non sonoro;

teso - rilassato;

grave - acuto;

bemollizzato - non bemollizzato;

diesizzato - non diesizzato.

Detto questo, Jakobson nell'apprendimento della lingua da parte di un neonato osserva che le le prime sillabe acquisite dal bambino sono /ma/, /pa/, /ta/, /na/, eventualmente reduplicate.

La fase immediatamente successiva è l'acquisizione dell'opposizione vocalica, la i. A questa struttura minima che caratterizza la prima fase di acquisizione del linguaggio da parte di un bambino, corrispondono i fonemi che vengono perduti per ultimi nell'afasico.

Nell'afasico si ha una perdita della capacità di articolazione nella lingua di suoni.I primi suoni che perde  sono i primi imparati dal bambino.



Scuola di Copenaghen / La glossematica

Verso gli anni 30 nasce la Scuola di Copenaghen grazie a figure importanti come Hjelmslev; la  teoria linguistica elaborata da Hjelmslev è la Glossematica, che riprende certe idee di De Saussure portandole ad estreme conseguenze. Ad es per lui la lingua deve escludere dal proprio ambito di indagine tutti i fenomeni non-linguistici; poi che la lingua è una totalità autosufficiente che deve essere studiata con metodi rigorosi.

Hjelmslev distingue tra sistema e processo: per ogni processo c'è un corrispondente sistema in base al quale il processo può essere studiato. Ciò che caratterizza la lingua è di essere una totalità, per cui l'analisi si deve basare sui rapporti (che H. chiama 'funzioni').

L'approccio teoricamente più interessante è la concezione di lingua come forma; H. opera una tripartizione tra materia, forma, sostanza, che sono da considerare sia sul piano dell'espress.sia  sul piano del contenuto.       La forma si applica sulla materia rendendola sostanza. La sostanza è dunque materia che manifesta la forma.  

Per H. lo studio della lingua deve essere simile a quello di un'algebra.

Si ha in conclusione che con H, la lingua è 'forma' e 'totalità autosuff.'.

Emuli di Hjelmslev. Barthes e Lacan.

Roland Barthes è il fondatore del secondo strutturalismo. Per Barthes la lingua è "fascista" perché ci vieta di dire ma ci obbliga di dire.

Lacan riformula il pensiero di Saussure facendolo diventare un teorema: dice che la vita dell'uomo è una ricerca incessante di significante in significante di cui difficilmente capirà il significato perché ha un io diviso. Lacan cerca di dare un tono matematico alla sua filosofia: inventa delle formule ma la sua interpretazione di De Saussure è sbagliata. Tra significante e significato c'è una resistenza alla significazione che soltanto lo psicanalista può 'togliere'. Lacan prende il disegno di Saussure in cui spiega come fare l'atto di lingua e dice che lì il significante galleggia e schiaccia sopra il significato, viene teorizzata un'assenza di stabilità.

La linguistica americana moderna

L'oggetto privilegiato dei linguisti americani erano le lingue delle popolazioni indigene, prive di scrittura e prossime all'estinzione. Lo studio di queste lingue era basato sulla raccolta di interviste e informatori nativi. Le lingue in questione erano molto diverse tra di loro nella struttura, pertanto occorrevano metodi di analisi adatti. Questo è un motivo per cui la linguistica americana è più interessata allo studio sincronico anziché diacronico.

L'iniziatore di questi studi fu l'antropologo Franz Boas agli inizi del '900.

Negli anni che vanno dal 20 al 30 troviamo 2 grandi linguisti:  Sapir, che fu a capo della corrente mentalista e presentava  molte analogie a Saussure; l'ipotesi di Sapir-Wholf suppone l'influenza che il linguaggio avrebbe nel determinare la visione del mondo.

Riguardo lo studio diacronico Sapir introduce il termine deriva: una lingua è un prodotto storico e la sua evoluzione nel tempo procede seocondo una deriva (o corrente) che essa stessa determina, in quanto dipendente dalla sua forma interna.

L'altro grande linguista è Leonard Bloomfield, a capo del comportamentismo e le cui idee si basavano principalmente sul modello stimolo-risposta. L'analisi deve procedere dal più grande (la frase) al più piccolo (il morfema) individuando per ogni forma linguistica i suoi costituenti immediati; il costituente ultimo, non più scomponibile in costituenti, sarà un morfema.

Chomsky

La grammatica generativa è caratterizzata dal pensiero del solo studioso e max esponente Noam Chomsky, erede di Bloomfield.

Ciò che caratterizza l'approccio generativo è il carattere di fluidità, una sorta di work-in-progress, peraltro voluto, un continuo aggiornamento.

Il pensiero è che la conoscenza umana non derivi da stimoli esterni ma che sia innata. Cerca di occuparsi di ciò che c'è nella mente del parlante, della sua competenza della lingua nativa mentre le occorrenze linguistiche concrete, quelle che contribuiscono all'esecuzione, ovvero l'atto linguistico, non è pertinente all'analisi che vuole fare.

Un parlante è in grado di produrre un numer

o di frasi infinito da mezzi finiti ed è in grado di capire una frase anche se non l'ha mai sentita prima.

Una frase può essere grammaticalmente riconosciuta come buona e vera anche se creassi un frase assurda.

La base della componente sintattica è costituita da un insieme di regole che specificano la struttura profonda di una frase, alla quale possono essere applicate delle trasformazioni che produrranno la struttura superficiale; quest'ultima ricevendo un'interpretazione fonetica, corrisponderà alla frase effettivamente prodotta.

Chomsky è alla costante ricerca di una grammatica universale che considera come 'sistema di principi e regole che sono elementi e proprietà di tutte le lingue umane.' Propose un modello sintattico in cui le strutture sintattiche sono il frutto dell'azione di principi astratti dati dal patrimonio genetico e parametri di variazione durante l'acquisizione del linguaggio.

E' generativa perché il parlante non è frenato nella sua possibilità di produzione. Si riferisce cioè alla possibilità di generare un numero di frasi potenzialmente infinito a partire da un numero finito di regole ed elementi.

E' trasformazionale perché nell'articolazione in una frase e nella mente del parlante, esisterebbero livelli diversi di sintassi che sono quelli che Chomsky chiama universali linguistici che non avremmo per via innata







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