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Riassunto

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Riassunto.

Il signor Walton stava facendo i preparativi per affrontare un lungo viaggio che aveva per meta la latitudine più alta del globo: il Polo Nord. Chi voleva ricevere molte notizie riguardo questo viaggio e la salute di chi lo portava avanti era la sorella di Walton, Margherita, alla quale vennero scritte molte lettere dall'avventuriero maestro. Egli viaggiava accompagnato da una flotta di coraggiosi marinai che erano pronti ad affrontare qualsiasi imprevisto. Erano nella punta più alta della Russia quando videro, in lontananza, una slitta trasportata da alcuni cani e guidata da un essere di gigantesche proporzioni rispetto a quelle umane. Il fatto non allarmò più di tanto Walton e i suoi compagni che decisero di continuare per la loro strada fino a quando non videro un uomo sul punto di morte avvicinarsi alla loro imbarcazione. Era un essere disperato in cerca di qualcuno, o meglio, di qualcosa. Dalle sue domande Walton capì che stava cercando quell'essere sproporzionato che era passato di lì pochi minuti prima. Il capitano della flotta riferì tutto al suo ospite, che diceva di chiamarsi Vittorio Frankestein, ma gli proibì di continuare a seguire quel mostro a causa delle sue precarie condizioni di salute.

L'ospite della flotta riposò in silenzio per molti giorni parlando solo dell'indispensabile e venne trattato egregiamente da tutti gli uomini presenti dulla barca. Un giorno cominciò a parlare vivacemente con Walton circa la sua triste ed orribile storia. Il capitano della flotta la narrò a sua volta alla sorella attraverso una delle sue tante lettere.

Il signor Frankestain era proveniente da una benestante famiglia svizzera risiedente in Ginevra, una delle principali città di quella nazione. Suo padre era una persona ben istruita sposato con una donna graziosa ed anch'essa intelligente. Essi avevano tre figli ed una nipote che venne adottata a causa della morte di sua madre. La ragazza di nome Elisabetta, si prese cura di tutti  i suoi "nuovi" fratelli e anche della loro madre, sua zia, quando si trovò malata e morì. Fu un tragedia per la famiglia, che impiegò molto tempo per dimenticare questa disgrazia. In casa era presente anche una domestica, di nome Giustina, una donna graziosissima, calma e molto gentile.




Vittorio aveva pochi amici e uno di quelli, Enrico Clerval lo accompagnava sempre nello studio e nelle sue molte avventure. Insieme a questo suo amico, Frankestain voleva studiare ed analizzare le teorie di molti scienziati per poi riproporle nel migliore dei modi. Ma Vittorio aveva un sogno fin da bambino. Egli amava molto la chimica ed il suo sogno proibito era quello di dar vità ad un essere inanimato. Questo era un compito arduo e difficoltoso, che fino a quel momento solo Dio era riuscito a compiere, ma Frankestein volle a tutti i costi approfondire i suoi studi per avverare il suo sogno di sempre. Lui non pensava alle conseguenze che sarebbero avvenute dopo l'invenzione della sua creatura e faceva dei passi sempre più grandi verso la realizzazione del mostro. Si isolò in un paesino e, approfondendo sempre di più le sue conoscenze iniziò ad assemblare il mostro. Quelli furono giorni di grande e faticoso lavoro, durante i quali Vittorio non poteva concedersi un momento di pausa. L'essere che avrebbe stravolto la vita di Frankestein stava per essere creato dalle stesse mani. Quando l'opera del nuovo scienziato fu terminata, egli lasciò subito il covo della sua creatura perchè spaventato dalle sue sembianze da demone e mostro. Frankestein doveva trovare il coraggio per affrontare ciò che egli aveva creato, ma quando rientrò nella stanza buia e tetra, accompagnato dal suo amico Enrico Clerval che era venuto a trovarlo, non lo trovò; in seguito a quella spaventosa avventura Frankestein si ammalò e, dopo un periodo di cura portato avanti dal Clerval, iniziò per lui una lunga convalescenza fatta di paure e preoccupazioni. Le notizie che arrivavano da parte sua alla famiglia erano scarse ed in più egli si doveva sposare con la sua cugina che tanto aveva fatto per curarlo quando era ancora ragazzino.

Quando la convalescenza di Vittorio fu quasi terminata arrivò una notizia terrificante da parte di suo padre, che voleva informarlo della morte del suo fratellino minore, Guglielmo. Non era stata una morte naturale, bensì un assassinio, visto che attorno al suo collo, erano state trovate due orme di dita più grosse di quelle umane. Fu proprio per quest'ultima notizia che Vittorio si allarmò eccessivamente, visto che si rese consapevole di aver, in qualche modo, ucciso il proprio fratellino. Frankestein aveva attribuito la colpa di questo omicidio alla sua creatura, al suo demone, che probabilmente si sentiva escluso dall'umanità, viste le sue sembianze disumane. Con altre lettere Vittorio venne  informato dell'accusa caduta sulle spalle di Giustina, la domestica della casa, visto che nelle sue tasche era stato ritrovato un oggetto del bimbo. Frankestein tornò a casa nella sua terra madre più agitato che mai e quando anche Giustina venne condannata per mano sua, non ebbe più collera nei confronti del suo nemico e si decise ad incontrarlo.

Vittorio vide la sua creatura demoniaca all'alba di una notte trascorsa in una pianura tranquilla insieme ai superstiti della sua famiglia. Lo scienziato cercò di colpirlo, ma la creatura lo pregò di ascoltarlo e di esaudire il suo desiderio di avere una compagna simile a lui, facendo in modo di allontanarlo dall'umanità. Lo pregò inoltre di ascoltare la storia della sua vita fino a quel giorno e Frankestein lo stette a sentire.

La creatura aveva inizialmente trovato alloggio in una foresta a pochi chilometri dall'umanità. Si nutriva di bacche e di nocciole e cercava di stare il più lontano possibile dai villaggi umani, visto che ogni qual volta un essere umano lo vedeva, fuggiva spaventato e terrorizzato. Lui capì il perchè quando vide le sue sembianze riflesse in una pozza d'acqua che  si era formata in seguito ad un temporale. Fuggì da quel posto in preda alla disperazione, correndo e correndo verso una meta non predisposta, fino a quando trovò una casetta che sembrava abbandonata in mezzo ai boschi francesi. Alloggiò solitario in questa abitazione per molte ore, fino a quando arrivarono i padroni di casa. La creatura disumana aveva modo di osservarli e di imparare la loro lingua attraverso un buco nella parete che divideva una stanza dall'altra. Il vecchio che sedeva sempre vicino al camino era cieco e fu proprio a lui che la creatura si rivolse, supplicandolo di capirlo  e di aiutarlo. Ma quando i figli del vecchio tornarono si spaventarono a morte vedendo un essere così disgustoso tenere la mano del proprio padre, cosicchè lo colpirono facendolo fuggire nei boschi. Da questo momento in poi la creatura sapeva dove dirigersi: doveva solo trovare il suo creatore, di cui sapeva nome ed indirizzo per sconvolgergli la vita.



Stava camminando in mezzo al bosco quando vide un ragazzino solo e, pensando alla sua innocenza, si avvicinò a lui. Il bimbo si spaventò e lo minacciò di chiamare suo padre se si fosse azzardato a toccarlo. Ma la brutta sorte colpì il bimbo, visto che suo padre era proprio il creatore del demone. Fu per questo che la creatura uccise il bimbo senza alcuna pietà e appena vide una ragazza nel bosco a cercarlo le infilò l'oggetto del fanciullo in una tasca senza farsi sentire. Poi si diresse sempre più velocemente verso Ginevra, laddove alloggiava Frankestein; lo voleva colpire e voleva chiedergli una compagna per nascondersi per sempre dall'umanità.

Vittorio acconsentì inizialmente alla sua richiesta e gli promise una creatura a lui simile, ma quando si ritirò in Inghilterra per "costruirla" non ebbe il coraggio di portarla a termine e la distrusse davanti agli occhi del demone che lo aveva seguito fin lì. Indispettito da questa mossa falsa del suo creatore, il demone uccise il suo amico Enrico Clerval e questa fu una vera batosta per Vittorio. Giorni dopo incontrò la sua creatura al tramonto ed essa gli promise, per la sua promessa infranta, di essere con lui nella sua notte nuziale.

Preoccupato, Frankestain tornò a casa, si sposò, come prestabilito con sua cugina Elisabetta, ma il mostro lo raggiunse e la uccise durante la notte.

Vittorio Frankestein era disperato e si promise di raggiungere la sua creatura che gli aveva causato tanti dispiaceri per ucciderla per sempre.

Fu così che il capitano Walton ed i suoi marinai lo trovarono ad inseguire il demone nei ghiacci polari.

Le condizioni di salute del creatore del demone andavano peggiorando fino a quando egli morì.

Giorni dopo il capitano Walton si diresse nella cabina dove erano deposte le spoglie del pover uomo e lì, accanto a lui vide la sua tanto odiata creatura che lo stava osservando e che si considerava un miserabile, visto che non riusciva ancora a darsi un perchè della sua esistenza.







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