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IMPRESSIONISMO - Poetica

letteratura


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IMPRESSIONISMO

Questo movimento artistico si è formato a Parigi fra il 1860 ed il 1870[1], si è presentato al pubblico per la prima volta nel 1874[2] con una mostra di artisti indipendenti ("Società anonima degli artisti, dei pittori, incisori, etc etc.") nello studio del fotografo Nadar, e si esaurì nel 1886[3] con la loro ottava ed ultima esposizione.



Il nome "Impressionismo" lo si deve al critico Leroy che definì in questo modo, con intento spregiativo, la pittura di questi giovani artisti, traendo spunto dal titolo di un quadro di Monet ("Impressione, sole nascente").

Le figure emergenti del gruppo furono:

CLAUDE MONET, AUGUSTE RENOIR, EDG 636d35g AR DEGAS, PAUL CEZANNE, CAMILLE PISSARRO, ALFRED SISLEY, BERTHE MORRISOT.

Precursore del gruppo: EDOUARD MANET, che scandalizzò l'opinione pubblica col suo celebre dipinto "LA COLAZIONE SULL'ERBA"[4].

Poetica:

  • Avversione per l'arte accademica dei salons ufficiali[5]
  • Orientamento realista (seguendo la traccia di Gustave Courbet[6])
  • Disinteresse per il soggetto, preferenza per il paesaggio (e quindi rifiuto del lavoro in atelier)
  • Pittura eseguita "en plein air" (come per gli artisti della Scuola di Barbizon[7]) con lo studio delle ombre colorate e dei rapporti tra colori primari/secondari/complementari (riferimento alla teoria ottica di Chevreul→vedi teoria del colore)
  • Tecnica che coglie l'attimo fuggente (brevi tocchi di pennello, senza stesure ampie) e utilizzo di immagini fotografiche[8] per cogliere dettagli e aspetti non percepibili all'occhio umano; interesse per le stampe giapponesi[9].


[1] L'Impressionismo nasce in un contesto culturale che vede l'ascesa della borghesia e lo sviluppo tecnologico ma artisticamente il periodo è ancora legato alla forma tradizionale insegnata nelle Accademie: è proprio contro questa stanca tendenza che lottano gli impressionisti, riunendosi a discutere al Cafè Guerbois di Parigi, stabilendo un nuovo percorso comune.

[2] Poiché i loro dipinti, troppo lontani dalla tradizione accademica, venivano rifiutati dalle esposizioni ufficiali, gli impressionisti crearono un "Salon" alternativo ove esporre le proprie opere.




[3] Già dal 1880, contrasti ideologici e rivalità artistiche avevano portato i vari componenti del gruppo a maturare scelte autonome ed a partecipare individualmente ai diversi Salons, che piano piano incominciavano ad accettare anche i loro dipinti.

[4] Manet espose questa tela al Salon des refuses, poiché l'avevano rifiutata al Salon ufficiale. Il pubblico si indignò per l'assurdità del tema e per la stesura pittorica priva di chiaroscuro o rilievo, con zone di colore piatto. Le ombre sono concepite come semplici macchie colorate che si giustappongono le une alle altre ed i colori si influenzano vicendevolmente (anche se Manet non applica ancora la legge dei contrasti simultanei, tipica dell'Impressionismo).

[5] La tradizione pittorica delle Accademie prevedeva il lavoro svolto in un ambiente chiuso, con un'illuminazione preordinata del modello, scelto ed in posa, da rappresentarsi secondo i dettami classici (prima disegno dei contorni, poi tratteggio del chiaroscuro, per poi passare alla stesura dei colori rispettando le sfumature).

[6] Padre del Realismo francese: per lui la forza della pittura non sta nel soggetto ma nella pittura stessa, perciò non idealizza né le figure, né il paesaggio e ritrae la realtà così com'è, né bella né brutta, pura e semplice constatazione del vero (es. "Fanciulle sulle rive della Senna").

[7] Scuola paesaggistica che si sviluppa a partire dal 1830 nel villaggio di Barbizon,ai margini della foresta di Fontainebleau, dove alcuni pittori -con a capo Theodore Rousseau- si ritirano con il proposito di rinnovare la pittura di paesaggio abbandonando tutte le convenzioni, cercando di "sentire" la natura, rifiutando l'artificio cittadino.

[8] L'interesse per l'immagine reale fedelmente riprodotta ha le sue origini nel XVIII secolo, con la camera ottica dei vedutisti veneziani, mentre la tecnica di riproduzione meccanica non manuale risale agli esperimenti di Niepce (1827) prima e Daguerre poi (1838), che ottennero impressioni di oggetti e panorami su lastre rigide ricoperte di sostanze fotosensibili scoperte grazie al progresso della chimica. In seguito si sperimenterà un altro supporto, una particolare carta sensibile: nel 1888 sarà commercializzato in America il primo rullino di pellicola Kodak.

[9] Giunte massicciamente in Europa grazie all'intensificarsi dei rapporti con l'Estremo Oriente, sono opere di artisti contemporanei ma si riallacciano alla tradizione nipponica antica, da sempre più sensibile ai colori che ai volumi: caratteristico è l'uso di un disegno netto, privo di chiaroscuro, e la stesura di colori mediante campiture omogenee e smaglianti. Il soggetto risulta così astratto dal suo contesto, di là di qualsiasi riferimento spaziale o temporale.







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