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FRANCESCO PETRARCA - appunto

letteratura


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FRANCESCO  PETRARCA

Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304 da ser Petracco ed Elettra Canigiani; nella Corte pontificia di Avignone il Tetrarca compì i suoi primi studi. Poi, fu avviato insieme al fratello Gherardo a seguire i corsi di diritto, prima a Montpellier e poi a Bologna, senza però trarne nessun profitto data la predilezione che mostrava per la lettura dei  grandi classici. Alla morte del padre, nel 1326, tornò ad Avignone dove,più per motivi economici che per reale vocazione, abbracciò la vita ecclesiastica, 444f59e prendendo solo ordini minori. Nella movimentata Corte papale di Avignone il Petrarca, che aveva così trasformato  il cognome paterno di Petracco, si distinse per le sue notevoli doti d'ingegno e cultura. Il 6 Aprile, venerdì santo, del 1327 egli vide per la prima volta nella chiesa di Santa Chiara Laura de Noves sposata da due anni,la donna morì giovane nel 1348.e che egli avrebbe amato per il resto della sua vita di un amore inestinguibile e profondo facendone l'ispiratrice della sua poesia più alta e commossa. Ben presto Petrarca  cominciò a sentire quell'irrequietezza e scontentezza di se che lo spinse a  compiere numerosi viaggi. Nel 1340 accettò l'invito a Roma e nel 1341 fu incoronato in Campidoglio. Riprese in seguito i suoi viaggi e nel 1348 a Parma lo sorprese la notizia della morte di Laura avvenuta ad Avignone durante la pestilenza . Numerosi viaggi egli ancora compì tra l'Italia e la Francia, ma nel 1353 lasciò definitivamente la Francia. Si trasferì infine a Padova e li la morte nel 1374 lo colse.

Non è un impresa facile un quadro preciso della personalità morale e spirituale del Petrarca, è molto mutevole e talvolta contraddittoria.



Manca nel Petrarca un vero e proprio pensiero politico; più che alto in lui ci sono dei sentimenti, degli atteggiamenti a cui nuoce il tono retorico e che trovano fondamento in quell'amore profondo ch'egli ebbe per il mondo classico quindi per la passata grandezza di Roma.

A differenza di Dante fermo nella sua concezione universalistica dell'Impero, il Petrarca non nutre grande fiducia nella chiesa la cui grandezza gli appare come un vano nome. Infatti non mancano accuse lanciate contro quest'ultima  giudicandola corrotta ed esaltando la primitiva purezza dei costumi.

Profondo fu l'amore che Petrarca  nutrì per la civiltà classica, non dettata da retorica esaltazione ma dalla vera convinzione.

Un pensiero filosofico rigorosamente logico e coerente il Petrarca  non ebbe. Il suo fu "più un atteggiamento dello spirito che un'elaborazione sistematica della mente."

Per intendere il Carattere del Petrarca basterebbe porlo a raffronto con Dante: quanto forte e risoluto e quadrato ci appare questo, altrettanto debole e indeciso ci appare quello del Petrarca. Queste caratteristiche le possiamo cogliere dalle tante testimonianze che l'autore ci ha lasciato. Fu un uomo di intuizioni vivaci, politicamente fu più moderno di Dante rinunciando agli ideali di monarchia universale ed esaltando un'Italia indipendente. Era dotato di un profondo spirito religioso e nello stesso tempo ammiratore appassionato del mondo classico. Aveva un carattere debole ma molto suscettibile che lo portava facilmente all'esaltazione estrema pieno di un'ansia di rinnovamento e di perfezione morale. Questa scarsa consistenza interiore creò in lui quello stato di insoddisfazione continua, di scontentezza.




L'immagine di Laura è sempre presente in lui e sovrasta ogni altra fede o passione, anche l'ardore religioso tanto che più volte il poeta si confessa atterrito di una tal forza che lo domina e chiede perdono a Dio per questo suo amore terreno, ma è un angosci che crea in lui uno stato d'animo di perenne incertezza e si manifesta malinconicamente per tutto il Canzoniere. L'immagine di Laura domina dunque sovrana nel Canzoniere non è più una figura evanescente o fantasma irreale ma creatura viva  nella sua bellezza, nella luminosità dei suoi occhi e nella radiosità del suo sorriso.







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