Caricare documenti e articoli online  
INFtube.com è un sito progettato per cercare i documenti in vari tipi di file e il caricamento di articoli online.
 
Architettura
Biologia
Diritto
Economia
Educazione fisica
Filosofia Pedagogia Psicologia Religione Sociologia
Generale
Geografia
Italiano
Letteratura
Marketing
Medicina
Scienze
Storia
Tecnica
 
 
 
Meneame
 
Non ricordi la password?  ››  Iscriviti gratis
 

RIASSUNTO DI SOCIOLOGIA - LE SOCIETA PREMODERNE

sociologia

Inviare l'articolo a Facebook Inviala documento ad un amico Appunto e analisi gratis - tweeter Scheda libro l'a yahoo - corso di

ALTRI DOCUMENTI

TESINA: DAL COLONIALISMO AL RAZZISMO
La realtà come costruzione sociale
Corso di "Sociologia dei processi culturali" - Il concetto di cultura
SCIENZE SOCIALI - BREVE INTRODUZIONE SULLA FOLLIA NELLA STORIA.
SOCIOLOGIA LIBRO - CRISI E TRASFORMAZIONE DEL MODELLO FORDISTA
Glossario
TOSSICODIPENDENZE E CRIMINALITA' - CLASSIFICAZIONE PSICODINAMICA DELLE TOSSICODIPENDENZE
Il paradigma sociale e la criminalità - Densità morale e anomia nelle società di solidarietà organica

                      RIASSUNTO DI SOCIOLOGIA

 

 

 

CAPITOLO 1 (LE SOCIETA PREMODERNE)

Cacciatori -raccoglitori: Società basate sulla raccolta  (donne) e sulla caccia (uomini).

Prevalentemente nomadi, senza capo a parte che per difendere il territorio. Figura di valore: sciamano che era capace di cacciare gli spiriti.

Coltivatori- orticoltori: Con loro si ebbe l'innovazione della coltivazione. Non più nomadi, ma stabiliti in un territorio, fino a quando tale terreno aveva le risorse disponibili. Le aree si allargano sempre di più quindi nascono le guerre. A tal punto la coltivazione spettava alle donne, mentre gli uomini si dedicavano ad attività militari. Il capo di queste società è spesso un capo militare.

Pastori: Con queste società nacque l'addomesticamento degli animali, quindi l'uomo ebbe più controllo dei processi naturali. Poche erano le società che vivevano di solo allevamento.

Molte praticano anche forme di coltivazione e altre praticano forme di baratto con società di coltivatori.

Agricoltori: Con loro nasce una innovazione tecnologica importantissima, l'aratro.

L'aratro va a sostituire le zeppe e i badili dei coltivatori, che scavavano la terra troppo superficialmente. L'aratro, oltre a essere molto più veloce, soprattutto quando cominciarono a farlo trainare da animali,  permise che un terreno riuscisse a dare una quantità di prodotto fino a 40 volte superiore a prima. L'agricoltura incomincia a produrre un surplus, ossia più prodotti alimentari di quelli che si hanno bisogno.

Feudalesimo: Con la caduta dell'impero Romano, tutto cambia. Le città si spopolano, la popolazione si disperde nelle campagne, gli scambi via male non sono più possibili perché infestato di pirati. In risposta a tutti questi processi, nasce il feudalesimo.

Il feudo è un pezzo di terreno sulla quale comanda un signore feudale, chiamato feudatario.

Questo feudatario è spesso un cavaliere che ha il compito di proteggere il sovrano che a sua volta gli da il terreno. Ogni feudatario, poi amministra e gestisce la sua terra e gli schiavi che ci vivono sopra a suo piacimento.

Questa economia, chiamata economia curtense è un economia chiusa perché riesce a mantenersi in moto autosufficiente.

CAPITOLO 2 (LE ORIGINI DELLA SOCIETA MODERNA IN OCCIDENTE)

La nascita del capitalismo: Il capitalismo va a sostituire il feudalesimo. Formato dai detentori del capitale (fabbriche, macchinari), e dai lavoratori, che prestano la loro forza lavoro in cambio di un salario.

Karl Marx da una definizione di Capitalismo che si può dividere in 4 elementi:

-         Il capitalismo è un economia di scambio, in particolare una economia monetaria

-         Sul mercato non si scambiano soltanto merci, ma anche prestazioni lavorative tra i capitalisti e i proletari

-         Gli obbiettivi dei capitalisti sono quelli di accumulare profitto come fine in se, e nel suo reinvestimento.

-         L'organizzazione della produzione deve essere fondata su criteri di razionalità economica.

Così il capitalismo si espande in tutti i settori:

Agricoltura: Per effetto delle esigenze di equipaggiamento degli eserciti, la domanda di panni di lana aumenta, quindi si ha bisogno di più territori adibiti al pascolo, non avendoli si recintano quelli civici. Così facendo i contadini più poveri, non potendo più alimentare il loro bestiame, sono costretti o a vendere i territori e a prestare lavoro, oppure a emigrare.

Così la piccola nobiltà terriera e i contadini benestanti, affittano o acquistano le terre abbandonate, trasformandosi in capitalisti agrari. La differenza tra i feudatari e i capitalisti agrari, era che quest'ultimi aveva interesse a introdurre innovazioni tecnologiche nella coltivazione per aumentarne la produzione. Nasce così l'agricoltura moderna.

Attività mercantili: Anche qui, nasce il capitalismo mercantile; mercanti e banchieri avevano accumulato molto denaro e quindi potevano concedere prestiti a principi e re.

Inoltre nacque il lavoro a domicilio: I mercanti giravano per i villaggi con materie prime e qualche attrezzo, e distribuivano il tutto nelle case, contadine, ripassando poi a prendere il lavoro finito in cambio di una somma di denaro.

Artigianato: Alcuni artigiani riescono a espandere la loro bottega, prendendo altri lavoratori, e così facendo assicurano ai mercanti una produzione costante e abbondante. Alcuni artigiani si sono trasformati così in imprenditori industriali di stampo capitalistico.

Tutto questo nacque grazie allo spirito del capitalismo.

Un imprenditore che segue lo spirito del capitalismo è un imprenditore razionale, che non è orientato al consumo, vizi e piaceri, ma orientato all'accumulazione del profitto, per il suo reinvestimento nell'impresa.

Per Weber lo spirito capitalistico si è formato grazie alla religione, in particolare alle sette protestanti influenzate da Calvino, e più in particolare dal dogma della predestinazione. (ossia dio a stabilito chi si salverà e chi no). Quindi gli uomini, con la paura di questo dogma cercavano una vita terrena senza ozi vizi e piaceri.

 

La nascita dello stato moderno: Nello stato feudale, dominava la dimensione locale.

Ogni feudatario, proprietario di un terreno, deteneva il potere sul suo territorio.

Le guerre per i feudatari erano all'ordine del giorno, perché si cercava di conquistare nuovi territori.

Si continuò così fino a quando, grazie alle guerra, al gioco diplomatico e ai matrimoni, non emerse un potere in grado di sottomettere gli altri, si creò in pratica una unificazione dei territori.

Si venne a creare così un monopolio della violenza legittima ( Max Weber), vale a dire il diritto esclusivo di usare la forza da parte del sovrano.

Questo processo di unificazione/pacificazione fra i territori, permise di creare grandi eserciti di persone bene addestrate. Le spese militari, però, a volte riuscivano a raggiungere anche il 70% del bilancio dello stato.

Così si creò anche un monopolio fiscale. Le somme da spremere ai contribuenti vengono decise dallo stato, i funzionari hanno ora uno stipendio fisso, che non dipende più da quanto riescono a spremere dai contribuenti, e vengono sottoposti a delle norme astratte.

Parallelamente nasce anche un monopolio monetario, nato dall'esigenza di avere una moneta unica, per facilitare gli scambi. Così lo stato si prese il diritto del conio della moneta.

Infine nacque anche un monopolio della giustizia: farsi giustizia da soli non è più consentito, ma è compito dello stato decidere chi ha torto e chi ha ragione.

Individualismo: Con la nascita dello stato moderno nasce anche l'individualismo.

L'individuo non viene più solo apprezzato per le caratteristiche che lo rendono uguale ai menbri dl suo gruppo, ma viene apprezzato per le proprie caratteristiche.

Così in campo religioso, la religiosità individuale prende il sopravvento su quella della chiesa, ora quello che conta è il rapporto diretto tra individuo e divinità.

In campo economico, si ha il pieno diritto di disporre di proprietà individuali.

Razionalismo: Accanto all'individualismo, nasce anche il razionalismo, la ragione diventa uno dei valori sociali dominanti.

Alla fede  si sostituisce la ragione, alla quale gli esseri umani possono fare affidamento per decidere il proprio destino. Questo permette di guardare la realtà umana come una realtà oggettiva, non dominata da divinità, e da magie e quindi completamente manipolabile.

I sociologi utilizzano diversi modelli per descrivere le caratteristiche della nascita dello stato moderno:

Il modello evoluzionistico: secondo questo modello, (massimo esponente Spencer) le società si evolvono come gli animali.

Come un piccolo animale, anche l'embrione di uno grosso è formato da poche parti, ma più cresce l'animale, più le parti si moltiplicano e differenziano. Così avviene anche per le società: quanto la società è piccola, è formata da poche parti con poche differenze, ma con l'aumento della popolazione, le divisioni e suddivisioni diventano sempre più marcate.

I modelli dicotomici: Questi modelli, si preoccupano di più di descrivere le dimensioni del cambiamento più che spiegarne le cause.

Il primo modello dicotomico è stato sviluppato da Maine.

Secondo Maine le leggi che regolano i rapporti tra gli uomini si posso distinguere in due classi: lo status e il contratto. Le prime traggono origine dalla famiglia, o tra padrone e schiavo, dove ci sono dei diritti e doveri reciproci.

Alla seconda categoria appartengono le leggi che si istaurano liberamente tra individui, quando stipulano tra loro un contratto. Per Maine questo tipo di leggi, nelle società moderne va sempre di più a sostituire quelle di status, anche nella famiglia.

Il secondo modello è quello di Durkheim. Lui si chiede perché l'individuo da un lato diventa sempre più autonomo, mentre dall'altro è sempre più dipendente.

Questo perché nelle società premoderne (meccaniche) non c'erano l'individualità e le differenze, quindi tutti erano uguali. Al contrario nelle società moderne, (società organiche) grazie all'avvento della divisione del lavoro, ognuno si differenzia dagli altri, e quindi si è tutti dipendenti dagli altri.

L'ultimo modello dicotomico preso in considerazione è quello di Tonnies che da un significato diverso a meccanico e organico. Per lui organica è la comunità, la famiglia. Secondo lui nella comunità gli individui vivevano tranquilli e pacifici gli uni accanto agli altri. Con l'avvento delle Società moderne (meccaniche) gli individui restano separati nonostante i fattori che li uniscono.

Il modello delle pattern variables:  questo modello dicotomico viene elaborato da Parsons. Egli, per spiegare come le società moderne sono quello che sono attualmente ha elaborato uno schema concettuale formato da cinque coppie di termini:

1: Affettività- Neutralità Affettiva: La società moderna distingue nettamente dove è consentito e dove non è consentito esprimere affettività.

2: Orientamento all'interesse privato- Orientamento all'interesse collettivo: la società moderna opera una netta distinzione tra situazioni in cui le persone agiscono secondo il loro interesse personale e altre in cui si guarda l'interesse personale.

3: Particolarismo- Universalismo: La società moderna distingue nettamente situazioni in cui l'individuo condivide caratteristiche con altri individui (universalismo) e situazioni nella quale si guardano solo quelle personali ( particolarismo).

4: Specificità- diffusione: Nella società moderna tendono a prevalere i rapporti dove gli individui sono coinvolti solo per alcuni dei loro aspetti personali (specificità) e altre dove vengono coinvolti tutti ( diffusione).

5: Iscrizione - acquisizione: Nelle società moderne tendono a prevalere le situazioni in cui non contano le qualità attribuite alla nascita (sesso razza) ma quelle che vengono acquisite durante la vita

CAPITOLO 3 (FORME ELEMENTARI DI INTERAZIONE)

Azione sociale: Per azione sociale si intende un agire che sia riferito al comportamento di altri individui. Possiamo distinguere diversi tipi di azioni:

Azioni razionali rispetto allo scopo: Se chi agisce valuta razionalmente i mezzi necessari al fine preposto.

Azioni razionali rispetto al valore: Se chi agisce ritiene di fare cioè che gli viene comandato dal dovere, dalla dignità, senza preoccuparsi delle conseguenze.

Azioni determinate Effettivamente: Se si tratta di pure manifestazione di gioia gratitudine, affetto, odio.

Azioni Tradizionali: se riguardano semplici espressioni di abitudini, comportamenti che si ripetono nel tempo.

Due o più individui che orientano reciprocamente le loro azioni, formano una relazione sociale.

Se queste persone che hanno una relazione fra loro, agiscono reagendo alle azioni degli altri, formano una interazione sociale.

A loro volta, un insieme di persone che hanno fra loro una interazione sociale, formano un gruppo sociale.

I caratteri di questi gruppi cambiano con la loro dimensione.

Se si parla di una famiglia, quindi di un gruppo sociale relativamente piccolo, allora l'interazione sociale sarà diretta (si parla faccia a faccia, con gesti e le informazioni sono scambiate con una alta velocità). Se si parla invece di una azienda, quindi un gruppo grosso, allora l'interazione si svolge sia in modo diretto (fra colleghi) , che in modo indiretto ( ordini, scritti).

Sempre riguardo alla dimensione del gruppo, si possono notare anche altre caratteristiche fondamentali:

Un gruppo di due persone (diade)ha una caratteristica molto importante, se un membro decide di uscire dalla relazione, il gruppo scompare.

Anche le triadi (gruppi di tre persone) hanno delle caratteristiche molto importanti: Se due membri del gruppo hanno una controversia, il terzo membro spesso funziona da mediatore, è permette di risolvere queste controversie.

Un'altra caratteristica fondamentale dei piccoli gruppi e che nei gruppi pari, ci sono sempre più controversie che in quelli dispari.

Un carattere importante del gruppo è il suo grado di completezza, ossia il rapporto fra i membri che fanno effettivamente parte del gruppo, e quelli che avrebbero le caratteristiche per entrarvi (sindacato operaio di 100 persone in una città di milioni di operai).

All'interno del gruppo, ogni persona svolge dei ruoli, ossia l'insieme dei comportamenti che in un gruppo ci si aspetta da un membro del gruppo.

I ruoli possono essere classificati in due modi:

Ruolo specifico: è un ruolo che riguarda un insieme di comportamenti limitati e definiti (operaio)

Ruolo diffuso: un ruolo che riguarda un insieme di comportamenti più ampio e meno definito. (madre, padre).

Con riferimento ai ruoli, i gruppi si possono distinguere in :

Gruppi primari: Piccole dimensioni a ruoli diffusi con contenuti affettivi (famiglia, amici) 141i81b

Gruppi secondari: Grandi dimensioni, ruoli specifici con contenuti più freddi ( aziende)

Inoltre i gruppi si possono dividere in gruppi formali se sono basati su uno statuto o regolamento esplicito, gruppi informali, se il gruppo si è formato in modo spontaneo e senza regole per il suo funzionamento.

POTERE E CONFLITTO

Il potere è la possibilità di trovare obbedienza a un comando che abbia un determinato contenuto (Weber). Un tipo di potere particolare è l'autorità o potere legittimo.

L'autorità riguarda relazioni nella quale si ha il diritto di dare ordine e l'obbligo di eseguirli, considerati legittimi da tutti e due gli attori.

Se però i soggeti cercano di cambiare i criteri della legittimazione si apre un conflitto.

Le proprietà del conflitto sono:

-         Il conflitto contribuisce a stabilire e mantenere i confini del gruppo (la destra e la sinistra)

-         I gruppo che richiedono un impegno totale della personalità sono capaci di limitare i conflitti, ma se questi esplodono si arriva anche alla distruzione della relazione (famiglia)

-         Il conflitto con altri gruppi normalmente aumenta la coesione interna (il nemico alle porte spesso fa dimenticare disguidi all'interno del gruppo, e si è tutti più uniti)

-         Il conflitto può generare nuovi tipi di interazione fra gli antagonisti ( due bambini che non si conoscono e litigano per un gelato, può succedere che poi ci giocano insieme).

IL COMPORTAMENTO COLLETTIVO

Si distingue dal comportamento di gruppo, il comportamento collettivo.

Il comportamento collettivo, si riferisce a un insieme di individui, sottoposti a uno stesso stimolo che interagiscono fra loro (le mode nel vestire, frequentare certi locali piuttosto di altri.

Ma in assoluto, i tre comportamenti collettivi più importanti sono:

Panico: è una reazione collettiva spontanea, che si manifesta in genere con una fuga. Questa comportamento, conduce a una perdita di controllo che spesso finisce in azioni violente, spingere per passare da una porta, calpestare gente caduta.

Folla: è un insieme di persone in un luogo che reagiscono a uno stimolo sviluppando umori e atteggiamenti comuni. La folla può esprimere sia atteggiamenti violenti, sia pacifici.

In particolare ci sono due tipi di folla:

Folla espressiva: è lo sfogo di tensioni sociali con comportamenti inconsueti (festival rock, raduni ecc.)

Folla attiva: attenzione e sentimenti degli individui è rivolte su persone e cose, che diventano l'obbiettivo di azioni in genere violente ( azione dimostrativa contro un gruppo di immigrati neri).

Pubblico: è un insieme di persone che si confrontano con uno stesso problema, hanno opinioni diverse su come affrontarlo. La differenza fondamentale tra folla e pubblico è dunque che la folla ha una sola opinione, il pubblico più di una.

INTERAZIONE E SOCIETA

Tornando Sull'argomento delle azioni sociali, è molto importante dire che spesso l'azione che viene eseguita dall'attore, ha conseguenze inattese.

Tali conseguenze inattese vengono chiamate: effetti di composizione.

A seconda delle azioni e i loro effetti di composizione, si può fare una distinzione fra sistemi di interazione,  dove le conseguenze inattese fanno parte di caratteri dell'interazione diretta (insiemi piccoli di persone), e i sistemi di interdipendenza: dove le azioni di ciascun individuo si riflettono su tutti gli altri senza l'interazione diretta (grandi gruppi).  N.B.: paradigma dell'azione

CAPITOLO 4(I GRUPPI ORGANIZZATI: ASSOCIAZIONI, ORGANIZZAZIONI)

Associazioni e organizzazioni: Sono dei gruppi progettati per raggiungere un limitato scopo, basati su regolamenti chiaramente stabiliti.

Le associazioni, però, a differenza delle organizzazioni sono gruppi di persone che si riuniscono tra loro, perché hanno in comune degli interessi, e vogliono cercare di raggiungere o di difenderli, anche volontariamente.

Nelle organizzazioni invece, partecipare è un lavoro remunerato, spesso con il denaro.

All'interno del gruppo, le decisioni che possono essere considerate del gruppo, vengono definite azioni collettive.

Lo studio delle associazioni, viene ben fatto da Tocqueville, un nobile francese.

Egli, infatti individua uno spazio che le associazioni si sono create facendosi largo fra le istituzioni della società, tale spazio viene chiamato società civile.

Lo studio delle Organizzazioni invece viene ben fatto da Weber.

Egli usa per definire la forma moderna di organizzazione il termine Burocrazia.

Per Weber, i principali caratteri della burocrazia e quindi dell'organizzazione sono:

-Una divisione stabile e specializzata dei Compiti

-Una precisa struttura gerarchica

-Competenza specialistica per ogni posizione

-Remunerazione in denaro per il lavoro svolto

Il problema è che spesso la burocrazia risulta non efficace (capacità di un'azione di raggiungere gli obbiettivi posti) e non efficiente (dispendio di risorse utilizzate per raggiungere l'obbiettivo).

Questo problema, fenomeno, viene studiato dai sociologi, costruendo dei modelli teorici.

Il primo modello teorico è di Merton:

Secondo Merton la burocrazia richiede regole generali e chiaramente definite. Tutto nell'organizzazione deve essere previsto perché i rapporti siano più impersonali possibili.

Atteggiamenti così ostacolano la capacità di adattarsi alle continue situazioni particolari, infatti Merton dice che proprio le condizioni che normalmente portano all'efficienza, nelle situazioni particolari portano alla inefficienza.

Il secondo modello teorico è di Crozier. (giochi di potere)

Al centro della sua attenzione ci sono le relazioni di potere, ossia la possibilità di interferire sul comportamento di altri. Per Crozier, ogni incertezza sulla regolamentazione di un ruolo, da potere a chi quel ruolo svolge. (un ingegnere che produce una macchina, può chiedere più dipendenti nel suo reparto, anche se non servono, perché nessuno sa se è vero o no).

La burocrazia di Weber si basa su un principio fondamentale: la prevedibilità dei comportamenti ottenuta con la loro standardizzazione. Infatti, ogni comportamento deve essere eseguito senza errori da una persona, secondo uno schema organizzativo chiamato Organigramma.

Questo principio si scontra con due difficoltà:

In primo luogo: l'uomo non è una macchina e quindi non è completamente prevedibile.

In secondo luogo: é possibile progettare uno schema organizzativo, solo se i problemi che incontra l'organizzazione nello svolgere i suoi compiti sono semplici.

Una soluzione a tale problema è la <<Direzione pero Obbiettivi>> proposta da Drucker.

Secondo questo schema, più che alle regole bisogna fare attenzione agli obbiettivi, fissati a grandi linee e non nei dettagli. Inoltre questi obbiettivi, possono essere cambiati o modificati a ogni riunione. Secondo Drucker, uno schema di questo genere, invoglia maggior mente le persone a impegnarsi, porta alla luce zone di inefficienza e permette di ridurre i giochi di potere.

Anche questo schema però, si scontra con un problema: non è facile da realizzare, e si sviluppa concorrenza fra gli individui e quindi nascono nuove tensioni.

Allora una nuova soluzione viene proposta da Mintzberg, ossia la teoria delle 5 organizzazioni con figurative.

Secondo Mintzberg, lo schema interpretativo, va costruito tenendo conto della dimensione dell'organizzazione. Si difiniscono quindi, 5 tipo di configurazioni tipiche

1-     Struttura semplice: il controllo è esercitato dal vertice che si accentra tutte le funzioni di direzione.

2-     Burocrazia meccanica: coordinata attraverso la standardizzazione dei compiti. È in sostanza la burocrazia di Weber che diventa efficace solo se l'ambiente è stabile.

3-     Burocrazia professionale: Coordina dipendenti con un lungo periodo di formazione esterno all'organizzazione ( insegnanti di una scuola)

4-     Struttura divisionale: si avvicina alla direzione per obbiettivi di Drucker, il coordinamento si ottiene fissando gli obbiettivi da raggiungere, a settori con funzioni diverse (acquisti, vendite produzione), in questo modo una grande organizzazione complessa si adatta meglio all'ambiente.

5-     Abdocrazia: indica gruppi di lavoro formati da persone che si conoscono e che operano fidandosi uno dell'altro (gruppo di scienziati che studiano un fenomeno ancora sconosciuto).

N.B. Coalizioni: gruppi di persone con interessi comuni che si alleano con altri gruppi di persone con interessi diversi dai loro contrattando certe decisioni cruciali.

 

LA RAZIONALITA ORGANIZZATIVA E I SUOI LIMITI

Secondo Weber le organizzazioni sono razionali perché gli attori al loro interno compiono azioni razionali secondo lo scopo.

Simon, premio nobel per l'economia, contraddice Weber, dicendo che è impossibile prendere una decisione, compiere una azione, calcolando ogni possibile conseguenza e avendo in testa ogni possibile alternativa, e quindi parla di:

Razionalità limitata: la razionalità possibile e concretamente perseguibile in normali condizioni di incertezza.

Per distinguere i due tipi di razionalità vengono usati i nomi Razionalità sinottica (quella di Weber) e razionalità incrementale (quella di Simon).

Inoltre bisogna tenere conto anche della razionalità individuale (delle persone) e razionalità collettiva (dell'organizzazione).

Simon dice, che una organizzazione non può essere razionale, se non si comportano razionalmente le persone che ci lavorano dentro.

Infatti nelle organizzazioni le persone in genere orientano i loro comportamenti a quello che gli viene richiesto, senza preoccuparsi di guardare alle conseguenze.

A questo punto ci serve la distinzione delle razionalità fatta da Mannhein.

Egli distingue la Razionalità Funzionale( quella di chi si adatta agli ordini ricevuti eseguendoli senza errori e senza discuterli), Razionalità sostanziale (quella di chi cerca di comprendere come diversi aspetti di una situazione siano collegati fra loro.

CAPITOLO 5(VALORI, NORME, ISTITUZIONI)

Valore: si usa il termine valore, sia per indicare qualcosa per non appartiene al mondo delle cose reali, ma alla sfera degli ideali, dei desideri, sia per indicare qualcosa di reale di cui si teme la perdita. Nel primo caso il valore orienta l'azione in vista della sua realizzazione (realizzare un sogno). Nel secondo caso il valore orienta l'azione in vista della sua difesa.

I valori hanno delle definite caratteristiche:

-In primo luogo: i valori appaiono come orientamenti dai quali discendono i fini delle azioni umane.

-In secondo luogo: i valori se non riguardano cose reali che si ha paura di perdere, riguardano sempre qualcosa di trascendentale rispetto all'esistenza.

-In terzo luogo: i valori esistono come fatti sociali, in quanto vengono fatti propri da individui o gruppi, i quali orientano in base ad esso il loro agire.

-In quarto luogo: i valori vengono fatti propri da individui e gruppi, mediante processi di scelta.

Una importante classe di valori, è quella dei

Valori Universali: (valori di tutti), sono quelli nei quali una civiltà si riconosce e chi non li accetta si mette al di fuori di quella civiltà.

Alcuni esempi importanti sono: Il valore della pace, della libertà della uguaglianza ecc.

Al giorno d'oggi noi viviamo in una società e in un'epoca caratterizzata da un pluralismo dei valori.

Questi valori, a loro volta possono essere compatibili o incompatibili fra loro.

Le società umane presentano gradi diversi di integrazione dei valori in sistemi di valori.

Parson dice che le società stanno in piedi perché sono tenute insieme dai sistemi di valori.

Ma non sempre questo si verifica, infatti quando sistemi di valori o singoli valori sono incompatibili tra loro, spesso nascono conflitti tra chi si è appropriati di tali valori.

Anche il singolo individuo può fare proprio dei valori incompatibili fra loro e trovarsi quindi di fronte a situazioni di dilemma etico. (esempio della medicina per il figlio, non ho i soldi, la rubo o no?)

ORIZZONTE TEMPORALE E MUTAMENTO NELLA SFERA DEI VALORI

Col passare del tempo, e con l'avvento delle società avanzate e moderne, sono avvenuti alcuni cambiamenti alla sfera dei valori:

Si è allargato il grappolo dei valori universali, i sistemi di valori si sono frammentati e infine si assiste a un processo di presentifazione dell'orizzonte di realizzazione, ossia ogni individuo cerca di realizzare il suo ideale di vita buona nell'arco della sua esistenza staccandosi dai valori dell'oltre tomba, tutto questo prende il nome di processo di secolarizzazione.

DAI VALORI ALLE NORME

Norma: è un mezzo che prescrive e vieta dei comportamenti in vista di qualche fine/valore.

Se non si rispetta una norma, si incombe in una forma di sanzione. Le sanzioni possono assumere le forme più diverse che vanno dalla disapprovazione sociale che si esprime fino alla pena capitale.

Bisogna però distinguere due tipi di sanzioni:

Le sanzioni Esterne: ossia una sanzione che ci viene attribuita da altri, ad esempio una multa per essere passati con il rosso.

Le sanzioni interne: Ossia il senso di colpa, di disagio che ci viene se violiamo una norma, ad esempio il senso di colpa per essere passati con il rosso.

Queste sanzioni interne, sono possibili solo grazie al tribunale interno che c'è dentro a ognuno di noi, ossia il tribunale che giudica le nostre azioni e ci fa sentire in colpa quando deviamo una norma sociale. Tutto questo a sua volta è possibile grazie all'interiorizzazione delle norme, ossia al processo con le quali l'individuo si fa proprio delle norme sociali.

Quindi più una norma sociale viene interiorizzata dalla società, meno ci sarà bisogno delle sanzioni esterne per quella norma.

TIPI DI NORME

Le norme possono essere classificate in:

Regole costitutive e regole regolative.

Le prime si riferiscono ad attività che potrebbero esistere senza tali regole, non ammettono eccezioni e la loro applicazione non richiede un apparato per la loro interpretazione (gli scacchi).

Le seconde, invece, indicano ciò che è possibile e ciò che non è possibile fare, nell'ambito di una attività che già esiste, permettono eccezioni, e c'è bisogno di un apparato per la loro interpretazione

Norme Giuridiche: ossia le leggi. Le leggi sono emanate dalla autorità (potere legislativo) hanno bisogno di un apparato per la loro applicazione (potere giudiziario) e un apparato per le sanzioni da esse previste (istituzioni penali).

Un'altra distinzione importante è quella fra norme implicite e norme esplicite

Le norme implicite sono quelle non scritte, che gli individui compiono senza accorgersene (non stare attaccati a una persona mentre si parla)

Le norme esplicite sono quelle scritte.

Un ultima distinzione importante di norme riguarda i codici deontologici (di avvocati, medici) che si applicano solo a determinati gruppi sociali

All'interno di un sistema normativo, possono presentarsi 3 casi in cui l'individuo non è più capace di capire cosa e cosa non può fare, ossia quelle che le norme gli vietano o gli permettono:

1-     vi è un eccesso di norme ( dichiarazione dei redditi)

2-     vi sono norme contraddittorie (scienziato che fa una scoperta)

3-     vi è una carenza di norme e quindi l'azione non trova chiari punti di riferimento normativi.

(condizione di anomia) descritta da Durkheim, ossia situazione di crisi nella quale gli ordini normativi non hanno più potere sugli individui, in questo caso si scatenano comportamenti scorretti e sregolati.

IL CONCETTO DI ISTITUZIONE

Istituzione: Si intende un modello di comportamento preposto allo svolgimento di funzioni, che in una determinata società sono dotati di cogenza normativa, ossia sistemi di regole. (istruzione scolastica, fidanzamento, linguaggio).

IL PROCESSO DI ISTITUZIONALIZZAZIONE

Quando nasce, un'istituzione non si può ancora chiamare un istituzione compiuta, perché molti comportamenti restano ancora in uno stadio poco elevato di istituzionalizzazione.

Il grado di istituzionalizzazione di un sistema di regole dipenda da diversi fattori:

Dalle norme flessibili o rigidi, dal grado di conoscenza di tali norme  cha hanno gli attori che ne fanno parte, e dal grado di accettazione di tali regole da parte della società.

Nelle moderne società occidentali, ad esempio, hanno un basso grado di istituzionalizzazione le istituzioni che prescrivono il digiuno, al contrario delle società islamiche.

Al contrario un caso di elevato grado di istituzionalizzazione è presente nelle istituzioni che controllano permanentemente i comportamenti degli attori che ne fanno parte. Si parla quindi di istituzioni totali (galera, campi di concentramento).

TIPI DI ISTITUZIONI

Oltre al grado di istituzionalizzazione le istituzioni possono essere differenziate grazie alla loro forma organizzativa.

Ci sono delle istituzioni che si trovano in tutte le società, queste istituzioni vengono chiamate :

Universali culturali. (il gioco, lo scambio di doni).

Parson prevede che una società per esistere debba avere 4 tipi di istituzioni che si differenziano per la loro funzione:

Funzione Economica, Funzione politica, Funzione normativa, Funzione di riproduzione biologica e culturale.

CAPITOLO 6(SOCIALIZZAZIONE E IDENTITA)

Socializzazione: Si indica il processo mediante il quale i nuovi nati diventano membri della società.

Questo è possibile grazie a pratiche ed istituzione che trasmettono ai nuovi venuti una parte almeno del patrimonio culturale.

Patrimonio culturale: Con tale termine si indica l'insieme di tutti quei valori, norme , conoscenze e linguaggi che consentano alla società di esistere e di adattarsi al suo ambiente.

Nelle società moderne, essendo differenziate, non è possibile tramandare il patrimonio culturale in blocco, quindi viene diviso in due parti.

Una parte va a formare le competenze sociali di base che vengono trasmesse a tutti i membri della società (competenza comunicativa, cioè la capacità di usare il linguaggio e la capacità di entrare in rapporto con gli altri). L'insieme dei processi che permettono la formazione delle competenze sociali di base prende il nome di socializzazione primaria.

Un'altra parte va a formare le competenze sociali specifiche che sono quelle che consentono agli individui di svolgere ruoli particolari. L'insieme dei processi che permettono la formazione delle competenze sociali specifiche prende il nome di socializzazione secondaria.

Il patrimonio che in millenni è stato accumulato dall'umanità si trasmette alle nuove generazioni in due modi:

Attraverso le informazioni genetiche: il bambino nasce già sapendo tali informazioni e le mette in atto tramite l'istinto.

Attraverso il processo di socializzazione:Riguarda tutta la parte di patrimonio che il nuovo individuo apprende durante la sua vita.

LE FASI DELLA SOCIALIZZAZIONE PRIMARIA

La socializzazione primaria avviene secondo tre fasi:

Attaccamento: appena nato il bambino vede il mondo impersonato essenzialmente dalla madre.

Questa suo bisogno di dipendenza dalla madre, lo spinge a un forte attaccamento nei suoi confronti:

Reciprocità del rapporto adulto-bambino:  A sua volta la madre, interpreta i suoi messaggi  e soddisfa adeguatamente i suoi bisogni.

Determinazione di regole di comportamento: la madre, nel soddisfare i bisogni del bambino incomincia a stabilire delle regole, sulla base della quale si formano delle aspettative

Di comportamento reciproche.

Altro generalizzato: Il bambino si trova ad agire in una cerchia di persone allargata e quindi, man mano che cresce, opera una astrazione e generalizzazione dai ruoli delle figure parentali e a quelli in generale.

Identità personale: per identità personale si intende l'immagine che l'individuo a di se stesso.

Questa immagine l'individuo l'ha costruita obbedendo alle norme autonomamente, e non più per gratificare il genitore, perché esse sono entrate a far parte della sua immagine.

Elaborazione cognitiva del mondo sociale: Ad ogni stadio il soggetto assume ruoli nuovi che si aggiungono e si diversificano dai precedenti, così si differenzia e specifica anche l'identità.

Identità sociale: L'insieme dei ruoli svolti dall'individuo nelle varie sfere della vita alle quali appartiene.

Si possono distinguere due componenti nel processo di formazione dell'identità:

Identificazione: Il soggetto fa riferimento alle figure di cui si sente uguale, quindi conduce alla formazione del senso di appartenenza.

Individuazione: Il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri, sia gli altri gruppi, sia gli altri membri del gruppo di cui fa parte.

SOCIALIZZAZIONE SECONDARIA

L'insieme dei ruoli svolti da un individuo si disegna con il termine inglese Role Set.

I CONFLITTI DI SOCIALIZZAZIONE

Il processo di socializzazione appare nel complesso tutt'altro che lineare. (i genitori hanno fornito un bagagli di valori, comportamenti, al figlio che sicuramente verranno cambiate dalle prime esperienze scolastiche. Questo crea incoerenza fra i vari agenti di socializzazione  (ad esempio i genitori che manifestano ostilità contro la televisione). Per questo motivo l'individuo, fin da piccolo diventa un agente attivo della propria socializzazione, spettando a lui il compito di gestire l'inevitabile conflitto.

CAPITOLO 7(LINGUAGGIO E COMUNICAZIONE)

Gli studiosi si sono posti la domanda, da dove arriva la lingua:

Ipotesi monogenetica:chi sostiene che le lingue attuali sono prodotte da una differenziazione di un'unica lingua

Ipotesi Poligenetica:chi sostiene che le lingue attuai sono prodotte da una differenziazione di più lingue.

Linguaggio innato: Per linguaggio innato nella specie umana si intende una sorta di caratteristica del suo patrimonio biologico che si è formata gradualmente nel corso del processo di evoluzione.

Prospettiva di Chomsky: Prevede che il linguaggio sia il risultato di un processo di selezione naturale che avrebbe fornito alla specie umana un decisivo vantaggio evolutivo rispetto alle altre specie.

Prospettiva dei biologi evoluzionisti: Si divide in due considerazioni:

Teorica: riguarda appunto il problema dei <<vantaggi evolutivi>>

Empirica: riguarda lo studio di alcuni disturbi del linguaggio , che si manifestano nell'incapacità di usare certe categorie grammaticali.

FUNZIONI DEL LINGUAGGIO

Il linguaggio svolge due tipi di funzioni che tra loro sono collegate:

Funzione cognitiva del linguaggio: Le operazioni fondamentali del pensiero trovano corrispondenza nelle strutture del linguaggio (pensare qualcosa, vuol dire nominarla, sia verbalmente che mentalmente.)

Funzione comunicativa del linguaggio: Va posta accanto a quella cognitiva, ed è appunto la funzione che ci permette di nominare il pensiero.

N.B. Affinché un atto comunicativo abbia luogo devono essere presenti 5 elementi:

Un emittente, Un ricevente, Un canale, un codice e un messaggio.

Il concetto di condivisione del codice comunicativo indica due aspetti:

Primo: il linguaggio è una convenzione sociale, un patto implicito stabilito all'interno della comunità.

Secondo: Ha carattere normativo, cioè formato da un insieme di norme, che definiscono quali sono i modi ammissibili per la costruzione del messaggio.

LA VARIABILITA DEI LINGUAGGI UMANI NELLO SPAZIO E NEL TEMPO

Tutte le lingue presentano caratteristiche strutturali comuni. A tal proposito si è sviluppata una scuola di linguistica che è stata chiamata strutturalistica. Gi appartenenti a questa scuola studiano la lingua come un sistema strutturato di parti indipendenti . Essi sostengono la presenza di elementi stabili in ogni lingua chiamati: Universali linguistici.

Diversa la pensano i linguisti della scuola romantica fiorita in Germania. Essi vedevano nella lingua l'espressione più genuina dello spirito di un popolo, quindi erano portati a mettere evidenza quello che differenzia una lingua. A tal proposito la semantica prende il sopravvento sulla sintassi.

Contaminazione linguistica: avviene per i movimenti migratori, conquiste e sottomissioni.

Nella lingua che avrà il sopravvento resteranno comunque tracce di quella soppressa.

VARIABILITA SOCIALE DELLA LINGUA

Stratificazione sociale: Si riferisce alla collocazione nello spazio socioculturale dell'individuo, ossia a seconda della classe sociale a cui l'individuo appartiene, presenta delle differenze nei modi di esprimersi.

Oltre alla classe sociale i linguaggi si differenziano anche per genere:

Linguaggi e generi: riferito alle diversità linguistiche tra maschi e femmine: certi espressioni possono essere prescritte o vietate a seconda del sesso dell'individuo.

Troviamo differenze di linguaggio anche a livello di città o campagna e infine anche differenze legati ai gruppi professionali, in tal caso si tratta di linguaggi specialistici. (avvocati, medici, ecc)

TIPI DI LINGUAGGIO: PRIVATO, PUBBLICO, ORALE E SCRITTO

Il linguaggio varia a seconda della situazione sociale nella quale avviene la comunicazione:

Linguaggio privato: tra amici o famiglia, non si sta attenti alla correttezza delle forme grammaticali e sintattiche.

Linguaggio pubblico: Molto più formale e impersonale perché è rivolto a un pubblico e non a una serie di persone bene individuate.

Inoltre bisogna distinguere le differenze tra un linguaggio in forma scritta o in forma orale:

Nella comunicazione orale, si aggiungono una serie di elementi metacomunicativi  che sono assenti nella forma scritta, tipo il tono e l'intensità della voce e tutta la gamma del linguaggio gestuale.

Linguaggio gestuale: postura del corpo, movimenti delle braccia e delle mani che forniscono una serie di messaggi aggiuntivi.

LINGUAGGIO E INTERAZIONE SOCIALE

La comunicazione verbale, cambia a seconda del contesto nella quale avviene l'interazione, in contesti altamente formalizzati vigono regole molto precise su chi al il diritto di iniziare, interrompere e concludere l'iterazione, caratteristiche non presenti in un contesto più informale.

Inoltre fa la differenza anche la posizione sociale degli interlocutori: il linguaggio utilizzato varia molto se si ritiene che colui al quale sia indirizzato si collochi in una posizione superiore, inferiore o alla pari di esso.

Analisi conversazionale: è l'analisi dell'interazione sociale all'interno di un gruppo, ed è in grado di mettere alla luce la struttura dei rapporti sociali tra i membri del gruppo (rapporti di potere, esistenza di regole più o meno implicite).

N.B. concetto di massa/audience: comunicazione rivolta da parte di un numero ristretto di emittenti ad un numero molto vasto di riceventi che restano nella maggior parte dei casi anonimi.

CAPITOLO 8 (DEVIANZA E CRIMINALITA)

Devianza: Definiamo devianza ogni atto o comportamento di una persona o di un gruppo di persone che viola le norme di una collettività e di conseguenza va in contro a una sanzione.

Concezione relativistica della devianza: Un comportamento può essere considerato deviante in una situazione, ma non in un'altra del tutto diversa.

TEORIE DELLA CRIMINALITA

Spiegazioni biologiche: Secondo questa teoria, la criminalità è legata ad alcune caratteristiche fisiche di una persona. Uno dei primi studiosi di questa teoria , Lambroso, definisce il "delinquente nato", con una serie di attributi fisici (sopracciglia folte, testa piccola ecc.)

Teoria della Tensione: Secondo questa teoria, elaborata da Durkhein, le forme di devianza sono in parte dovute all'anomia, cioè alla mancanza delle norme sociali che regolano e limitano i comportamenti individuali. Merton ha ripreso questa teoria sostenendo che le situazioni di anomia nascono da un contrasto fra la struttura culturale (obbiettivo da raggiungere) e la struttura sociale (mezzi consentiti).

Teoria del controllo sociale: Questa teoria non studia il perché le persone commettono reati, ma il perché la maggior parte non li commette.

Ossia, tramite i controlli sociali, che impediscono loro di violare le norme. Questi controlli possono essere di vario tipo: Esterni: le varie forme di sorveglianza esercitate dagli altri, Interni diretti: sentimenti di imbarazzo, di colpa e di vergogna, e Interni indiretti: l'attaccamento psicologico agli altri e il desiderio di non perderli. Maggior esponente: Hirschi.

Teoria della subcultura: Secondo questa teoria, una persona commette un reato, perché si è formato in una subcultura criminale, che ha diversi valori e norme da quelli della società generale.

Sutherland, riprende questa teoria prevedendo che il comportamento deviante non è ne ereditario ne inventato dall'attore, ma appreso attraverso la comunicazione con altre persone.

Teoria dell'etichettamento: Secondo tale teoria, per capire la devianza è necessario tenere conto non solo della violazione, ma anche della creazione e dell'applicazione delle norme.

Una persona che viene accusata di essere deviante, viene bollata con una "etichetta di deviante".

Di conseguenza lo si guarda in un modo diverso dagli altri, non viene più accettato e continua a deviare. A questo punto è necessario distinguere la devianza primaria da quella secondaria.

La devianza primaria è l'insieme di quelle violazioni delle norme che presto vengono dimenticate.

La devianza secondaria quando la persona suscita una reazione di condanna da parte degli altri.

Teoria della scelta razionale: Secondo questa teoria i reati sono considerati come un'azione intenzionale adottata attivamente dagli individui. Gli esponenti di questa teoria, infatti, sostengono che una persona è capace di scegliere liberamente se violare o meno una norma.

DEVIANZA E SANZIONI

Sanzioni formali: Attribuita da gruppi organizzati o organi specializzati.

Sanzioni informali: spontanee, attribuite da famiglia, amici.

La severità delle sanzioni dipende dalla gravità dell'infrazione commessa.

Se una persona viola il diritto penale, commette un reato, se non rispetta le altre leggi commette un illecito. Per il reato è prevista una pena, sanzione che può misurare la libertà personale dell'individuo. Nel caso degli illeciti la sanzione colpisce il patrimonio di chi l'ha commessa.

RIASSUNTO SOCIOLOGIA (SECONDA PARTE)

CAPITOLO 9  (SCIENZA E TECNICA)

 

La scienza è quell'attività umana orientata in modo primario e sistematico alla conoscenza, cioè alla descrizione e spiegazione degli eventi. La tecnica, invece è orientata alla soluzione di problemi pratici .

Le prime riflessioni "scientifiche" sono le osservazioni sui movimenti delle stelle nelle civiltà mesopotamiche ed egizie.

Anche la scienza greca si è sviluppata prevalentemente nel campo dell'astronomia e della matematica. Il mondo romano, invece, ereditò la tradizione della scienza greca, ma i loro maggiori contributi si trovano nel campo delle "tecniche".

Per tutto il mondo antico, quindi, scienza e tecnica restano due ambiti separati, inoltre nel Medioevo la scienza non conobbe sviluppi spettacolari.

Le scienze moderne nacquero nel 17 secolo, e con loro si sviluppa il metodo sperimentale, nella quale la verità non viene più ricercata nelle scritture, ma nella osservazione attenta della realtà naturale.

In questo periodo, i primi scienziati sviluppano la prassi di incontrarsi regolarmente in circoli intellettuali, quindi si può parlare di un vero e proprio movimento scientifico. Così " il movimento delle accademie" si apre nel 17 secolo alla scienza sperimentale. Si tratta del primo passo verso il processo di istituzionalizzazione della scienza che trova in Inghilterra le condizioni più favorevoli per il suo sviluppo. Possiamo dire che la scienza si istituzionalizza quando da un lato la società riconosce l'importanza della sua funzione sociale, e dall'altro quando si sviluppano delle norme autonome che regolano l'attività degli scienziati.

Secondo Merton , il processo di istituzionalizzazione della scienza trova le condizioni più favorevoli in Inghilterra in quanto erano presenti elementi dell'etica protestante, ossia fattori religiosi.

Al contrario Hessen, prevede che le condizioni più favorevoli siano state rese possibili da un esigenza tecnologica di una emergente borghesia industriale.

Il processo di istituzionalizzazione è proseguito e si è approfondito nelle fasi successive. Nel periodo che va grossomodo dall'inizio del 19 secolo fino alla seconda guerra mondiale si assiste a due tendenze principali:

1: le scienze si istituzionalizzano in discipline specialistiche all'interno delle università

2: si sviluppa in forma parzialmente autonoma il settore della ricerca applicata connesso all'industria.

Verso la seconda metà del secolo, poi, si sviluppano nelle università e nella scuole superiori appena create (o politecnici), grandi laboratori di ricerca applicata che contribuiscono allo sviluppo dell'industria.

Tra tutte le nazioni, coinvolte nello sviluppo della scienza, gli stati uniti dall'inizio del 20 secolo, assumono la leadership a livello mondiale.

.

Una prima domanda che si sono posti i sociologi, riguarda il posto della scienza nella società moderna.

Per Merton come per Parson, la scienza gode nella società moderna di un elevato grado di autonomia e si sviluppa essenzialmente per effetto di una dinamica endogena (interna) anche se  non mancano gli aspetti esogeni (esterni).

Il fine istituzionale della scienza, sempre secondo Merton, è l'accrescimento della conoscenza verificata , e per raggiungere questo fine si prosegue con il metodo induttivo (l'osservazione ripetuta di regolarità, consente la formazione di leggi generali sulla base delle quali formulare previsioni) e con il metodo deduttivo (ricavare in modo logicamente coerente proposizioni determinate da premesse determinanti).

La garanzia dell'autonomia della scienza è per Merton l'esistenza di "comunità scientifiche". L'ethos di questo comunità scientifiche è formato da quattro principi

Universalismo: le appartenenze di genere, sesso, razza , nell'ambito della scienza non esistono.

Comunitarismo: La scienza è patrimonio comune e quindi i risultati raggiunti da uno scienziato devono essere comunicati per poter essere condivisi da tutti gli altri.

Disinteresse personale: l'interesse primario dello scienziato deve essere il progresso della conoscenza, ogni altro interesse è secondario.

Dubbio sistematico: è dovere di ogni scienziato esporre i propri risultati in modo tale che possano  essere controllati e criticati dai suoi pari.

Questi 4 principi formano quindi un codice deontologico, che tutti gli scienziati devono rispettare.

Spesso però, al giorno d'oggi la grande maggioranza degli scienziati opera all'interno di enti di ricerca in stretto contatto con apparati industriali e militari dove il segreto è un criterio fondamentale. Quindi gli scienziati, come dice Merton, spesso si trovano ad operare in una situazione di "ambivalenza strutturale": devono far fronte da un lato ai valori della comunità scientifica, dall'altro a quelli della società.

Kuhn invece mette sotto discussione il significato della cumulatività del progresso scientifico.

L'analisi kuhniana parte dal presupposto che nello sviluppo di ogni singola scienza vi siano delle fasi di continuità, dove le nuove conoscenze vengono sovrapposte a quelle vecchie in un processo cumulativo, e delle fasi di rottura della continuità. Kuhn, chiama questo processo: "paradigma scientifico". L'esistenza di tale paradigma è possibile solo se viene accettato da una comunità scientifica, al contrario una comunità scientifica è possibile solo se c'è un paradigma scientifico, quindi paradigma e comunità scientifica sono tra loro collegati. Tuttavia nessun paradigma riesce a risolvere tutti i problemi ritenuti rilevanti, quindi si manifestano anomalie e contraddizioni.

Tutto ciò però non basta per mettere in crisi un paradigma scientifico, la crisi appare soltanto quando è disponibile un paradigma alternativo: <<Una volta raggiunto lo status di paradigma una teoria scientifica è dichiarata invalida solo se esiste un'alternativa disponibile che può prendere il posto. La proposta di un nuovo paradigma da luogo a una <<rivoluzione scientifica>>.

In questo, caso, ci si trova in una fase di discontinuità.

L'esempio più significativo di rivoluzione scientifica è la "rivoluzione copernicana" alla quale Kuhn aveva dedicato uno studio specifico. Il passaggio da una visione geocentrica (le stelle e il sole girano intorno alla terra che è ferma in mezzo all'universo) a una visione eliocentrica (è la terra che gira intorno al sole e il sole stesso è una stella . Un'altra importante rivoluzione scientifica, si ebbe 3 secoli dopo, la teoria dell'evoluzione di Darwin che incontrò l'opposizione di tutti coloro che prevedevano alla lettera il racconto biblico della creazione.

LIMITI DELLA CONOSCENZA SCIENTIFICA

La scienza non è in gradi di produrre <<verità assolute>> ma soltanto verità che valgono all'interno di convenzioni e paradigmi, inoltre ogni conoscenza è destinata prima o poi ad essere superata in un processo senza fine.

I limiti della conoscenza, comunque, non fanno venir meno il fatto che essa costituisce il fondamento della nostra civiltà e che se vogliamo agire in modo consapevole dobbiamo fare affidamento alle conoscenze che ci circondano prodotte dalla scienza.

LA NUOVA SOCIOLOGIA DELLA SCIENZA

Nella filosofia della scienza contemporanea si contrappongono due tradizioni: da una parte l'empirismo/razionalismo critico (maggiore esponente Popper), dall'altra il relativismo (maggiori esponenti: Feyerabend e Lakatos).

Secondo l'empirismo il metodo scientifico procede per tappe: in primo luogo si incontrano dei problemi dai quali nascono degli interrogativi, in secondo luogo si propone qualche teoria per risolvere i problemi e in terzo luogo si sottopongono a critica i tentativi di soluzione attraverso l'osservazione empirica della realtà.

Secondo il relativismo invece, non è possibile identificare dei criteri che ci possano dire quando una conoscenza è vera e quando invece è falsa (smentisce la terza fase dell'empirismo).

Il programma relativista è stato ripreso e sviluppato dalla sociologia della scienza contemporanea, in particolare dalla scuola di Endimburgo. Il programma di ricerca di questa scuola, prevedeva tre aspetti principali:

1: come vengono condotti gli esperimenti nei laboratori.

2: come all'interno di un gruppo di scienziati viene costruito il consenso di una interpretazione dei risultati sperimentali.

3: come i rapporti con interessi politico sociali influenzino le modalità della ricerca.

Il laboratorio è un luogo artificiale dove la natura viene riconfigurata per poterla meglio manipolare al fine di condurre osservazioni controllate. È possibile quindi avvicinarsi alla condizione ceteris pari bus.  La sociologia del laboratorio utilizza quindi un <<Approccio Costruttivista>> al problema della conoscenza, tale approccio non nega l'esistenza di una realtà esterna, ma ritiene che la scienza non possa accedervi se non attraverso pratiche di costruzione della realtà.

Tornando alle 3 fasi dello sviluppo di scienza e tecnica, l'ultima ma non la meno importante è la fase che postcede la seconda guerra mondiale.

In questa fase, il rapporto fra scienza e tecnologia assume un'importanza decisiva.

Tra ricerca pura (nelle università) e ricerca applicata (politecnici e laboratori di ricerca industriale) esiste una competizione per le risorse. La ricerca applicata all'innovazione tecnologica trae spesso vantaggio dalla ricerca fondamentale, ma poiché i rischi di insuccesso attribuiti a quest'ultima sono alti fanno si che spesso le imprese non siano interessate ad investirci.

Nell'ambito del rapporto tra ricerca pura e ricerca applicata un ruolo decisivo è stato assunto dagli apparati militari. Dalla seconda guerra mondiale in poi, circa il 40% delle risorse mondiali destinate alla ricerca scientifica è stato assorbito dalla ricerca militare. Questo è anche un bene perché la ricerca per fini militari può produrre innovazioni che vengono poi utilizzate nella produzione civile. In questo caso si parla di ricaduta tecnologica.

Un indicatore del grado di sviluppo della ricerca applicata in un paese è la cosiddetta bilancia tecnologica che contabilizza gli introiti e gli esborsi dovuti alla cessione e all'acquisto di brevetti industriali. Oltre a sapere il grado di sviluppo della ricerca applicata, è necessario valutare anche il contributo che da tale ricerca, al fine di determinare se le risorse investite dalla collettività hanno prodotto gli esiti attesi. Per rispondere a queste esigenze, viene sviluppata una disciplina che prende il nome di scientometria, cioè la misurazione dell'output e della qualità della ricerca.

SCIENZE NATURALI E SCIENZE SOCIALI

Se le scienze della natura cercavano di spiegare gli eventi naturali riconducendoli ad una legge universale di natura, le scienze sociale, ritengono che i fenomeni umani dovrebbero essere piuttosto <<Compresi>> nel loro significato culturale.

Le principali dimensioni di differenza fra  due tipi di scienza sono 5:

Prima dimensione: riguarda la natura dell'oggetto, le scienze sociali trattano oggetti che hanno natura "soggettiva", sono dotati cioè della capacità di attribuire un senso alle loro azioni.

Seconda dimensione: riguarda la funzione dei paradigmi: nelle scienze naturali i paradigmi si succedono dia cronicamente, mentre nelle scienze sociali sono più spesso presenti sincronicamente.

La terza dimensione: riguarda il metodo sperimentale; nelle scienze sociali è molto più difficile compiere dei veri e propri esperimenti, sia per natura deontologica (limiti a condurre esperimenti su esseri umani, sia per natura sostanziale ( i fenomeni da studiare non possono essere riprodotti in laboratorio).

La quarta dimensione: riguarda il tipo di linguaggio utilizzato nella comunicazione: nelle scienze sociali è spesso necessario definire i termini che si usano.

La quinta dimensione: riguarda il grado di istituzionalizzazione: le scienze sociali hanno visto riconosciuto il loro posto nelle istituzioni scientifiche e accademiche in epoca più recente rispetto alle scienze naturali.

Nella letteratura anglosassone le due scienze vengono contraddistinte dai termini: scienze dure e scienze molli, dove da una parte troviamo: fisica, chimica ecc, dall'altra sociologia, psicologia ecc

Questa distinzione, questa diversità fra i due tipi di scienze, crea un problema: L'impossibile comunicamento fra ambiti disciplinari diversi.

La ricerca interdisciplinare, quindi è fortemente avvertita. Una risoluzione a tale problema consiste nella formazione di sottodiscipline nella quale gli specialisti devono essere in grado di disporre di competenze plurime e di padroneggiare una molteplicità di linguaggi. (biochimica, biofisica)

L'IMMAGINE PUBBLICA DELLA SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA

Nell'opinione pubblica si sono diffuse immagini della scienza come mondo a parte , con il quale è sempre più difficile per l'uomo comune entrare in contatto. Perciò l'opinione pubblica si interroga sia sulla sostenibilità dei costi della ricerca, sia sulla sua effettiva utilità.

Gli atteggiamenti del pubblico dipendono da due componenti tra loro interdipendenti, l'uno di natura cognitiva e l'altro di tipo valutativo. Entrambi fanno parte della cultura scientifica diffusa, formata dagli insegnamenti scolastici e dalla divulgazione scientifica.

Nella fase attuale, per effetto delle iniziative dei movimenti ecologisti, la percezione del rischio tecnologico e delle minacce all'ambiente, fanno scendere il livello di credibilità nei confronti della scienza.

CAPITOLO 10 (LA RELIGIONE)

 

La religione è un fenomeno universale nelle società umane.

Più in particolare, la religione è una credenza, o un insieme di credenze, relativa all'esistenza di una realtà ultrasensibile, ultraterrena, e sovrannaturale.

Per credenza si intende, un giudizio sulla realtà che si fonda su un atto di fede.

Tali credenze religiose, postulano l'esistenza di una sfera della realtà trascendente rispetto alla sfera della realtà percepibile.

Questa sfera della realtà trascendente, in molte religioni primitive  è formata da divinità che rappresentano fenomeni, oppure da divinità delle anime dei defunti, quindi abbiamo due sfere distinte: la sfera del sacro e la sfera del profano (tutto quello che non viene considerato sacro)

Si può dire che le varie forme di religione si differenziano tra loro a seconda del modo i cui è articolato il legame tra le due sfere.

È importante distinguere la magia dalla religione. La magia si differenzia dalla religione per il diverso rapporto che si istaura tra sacro e profano: le pratiche rituali servono per influenzare gli spiriti e le forze occulte, mentre nella religione il fine è quello di consentire agli uomini di accedere alla sfera  del sacro attraverso pratiche mistiche.

L'ESPERIENZA RELIGIOSA

I tratti fondamentali dell'esperienza religiosa, ossia il motivo per il quale gli esseri umani sviluppano la credenza nell'esistenza del sacro, sono essenzialmente due:

l'esperienza del limite: riguarda la stessa vita umana. Gli esseri umani sanno di dover morire, essi vivono nella certezza che la loro vita a un inizio è una fine: un limite. L'idea stessa di limite è possibile solo se c'è anche l'idea opposta di assenza di limite: se da un lato c'è il mondo delle cose mortali, dall'altro deve esisterne uno delle cose immortali.

L'esperienza del caso: l'uomo ha bisogno di dare una spiegazione agli eventi naturali, sociali, e individuali che interferiscono con la sua esistenza, tuttavia le nostre spiegazioni rimangono sempre parziali e provvisorie, quindi ci rendiamo conto che il caso e il disordine dominano comunque una gran parte della realtà nella quale si svolge la nostra esistenza.

Vi è inoltre un altro aspetto legato all'esperienza religiosa: il problema dell'ordine morale. Sia nella vita di tutti i giorni, sia in momenti cruciali della propria esistenza gli essere umani sono posti di fronte la necessità di scegliere tra corsi alternativi di azione. In molti casi queste scelte non coinvolgono solo la dimensione dell'utile, ma anche quella del bene e del male. In questi casi, i criteri di scelta sono dei codici morali che consentono di distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Tali ordini morali hanno quasi sempre trovato nella religione il loro fondamento.

TIPI DI RELIGIONE

Vi sono molti criteri in base ai quali è possibile classificare i diversi tipi di religione da un punto di vista sociologico.

Un primo criterio riguarda la natura delle credenze legate al mondo e all'aldilà. A tale proposito possiamo distinguere la credenza del Mana delle isole della  Melanesia, secondo il quale esistono delle forze sovrannaturali che influenzano positivamente e negativamente le vicende umane.

Il toteismo, studiato da Durkheim, nel quale i credenti riconoscono in un oggetto, l'antenato comune che ha dato origine al clan. Troviamo poi, le religioni animistiche , che credono che dietro agli uomini, alle cose e ai fenomeni vi siano degli spiriti che intervengono attivamente influenzandone il comportamento. Altre ancora credono nella presenza delle anime dei morti. Tutte queste religioni riguardano in genere società semplici formate da pochi membri.

Molto diverse sono invece le grandi religioni <<Universali>> cioè quelle religioni che uniscono grandi masse di uomini. Tra queste si collocano le religioni che credono nell'esistenza di una (monoteismo) o di più divinità ( politeismo). Tale divinità è oggetto di adorazione da parte dei fedeli, i quali riconoscono in essa tutti gli attributi di cui sono privati (perfezione, onnipotenza).

Nelle religioni politeiste, il mondo degli dei è differenziato: è quasi sempre gerarchizzato, e soprattutto tra il mondo divino e umano ci sono analogie e corrispondenze.

Nelle religioni, monoteistiche, invece (ebraismo, cristianesimo e islamismo), l'eterogeneità tra divino e umano raggiunge il grado più elevato:  Dio è unico, onnipotente e la sua potenza non può essere messa in discussione dalla concorrenza di altri.

Vi sono poi religioni, tipo il buddismo, che postulano l'esistenza di una sfera dove regna quiete e armonia, raggiungibile mediante pratiche di contemplazione, queste sono chiamate religioni cosmo centriche. Al loro opposto troviamo,appunto,le religioni teocentriche, che postulano l'esistenza di un aldilà dominato dall'esistenza di una divinità.

Vi sono anche altri criteri in base al quale classificare i tipi di religione. Seguendo Weber, altri due criteri risultano di massima importanza: Il tipo di Promessa  di premio che viene riservato ai fedeli, e il metodo di comportamento che garantisce la salvezza.

In base al primo criterio, troviamo religioni la cui promessa consiste nella possibilità di raggiungere uno stato di beatitudine durante la vita terrena, o grazie a una reincarnazione, oppure religioni che promettono la redenzione delle pene nell'aldilà, queste ultime religioni vengono chiamate religioni della redenzione.

Da punto di vista del metodo di comportamento, troviamo religioni che prescrivono di tenere un comportamento di rifiuto del mondo, perché soltanto così l'uomo può ricevere la grazia. Oppure religioni che prescrivono una condotta ascetica di vita, in cui l'uomo si fa strumento della volontà divina.

MOVIMENTI E ISTITUZIONI RELIGIOSE

Le religioni non sono soltanto sistemi di idee, perché le idee per diventare socialmente operanti devono essere sostenute da uomini che operano nell'ambito di gruppi organizzati e istituzionalizzati.

Anche nelle religioni delle società più semplici comprare una figura che si pone su un piano diverso da quello di tutti gli altri credenti, alla quale è affidato il compito di fare da intermediario tra gli uomini e le potenze sovrannaturali. Questa è una prima forma di divisione del lavoro, perché il ministro del culto è esentato dal provvedere direttamente ai suoi bisogni e vive per lo più delle offerte dei fedeli. Si forma così un ceto sacerdotale ( il clero). Quindi si formano delle organizzazioni religiose che possono essere: movimenti religiosi, chiese, gli ordini monastici, le sette e le denominazioni.

Il movimento religioso nasce quando in una società maturano le condizioni per una rottura delle credenze tradizionali. All'inizio di un movimento religiosi vi è infatti una profezia e un profeta che rivela agli uomini la parola e la volontà di dio, il profeta è quindi uno strumento mediante il quale dio fa sentire la sua voce agli uomini.

Successivamente intorno al profeta, si raccoglie una comunità di fedeli che crede nelle virtù del capo. A questo punto tutto è basato sul rapporto carismatico tra il capo e i suoi seguaci e sulla fratellanza che si viene a creare tra i membri del gruppo.

Un movimento religioso nasce e si diffonde perché i suoi membri passano attraverso a una esperienza fondamentale: l'esperienza della conversione che rappresenta una svolta nella vita dell'individuo.

In epoca moderna il movimento religioso più importante nell'ambito del cristianesimo è stato la riforma protestante. Per poter sopravvivere un movimento religioso deve saper affrontare una serie di problemi; la successione del capo, la diffusione della fede e la definizione di regole.

Il problema della successione è il più difficile da affrontare. Non è più la persona capo che deve generare fedeltà, ma le sue idee e la sua dottrina. In breve il movimento deve trasformarsi in chiesa attraverso un processo di istituzionalizzazione delle credenze e delle pratiche religiose. Le credenze devono poi essere codificate in un testo scritto che valga come legge fondamentale e come strumento di trasmissione della fede. Quando la religione assume la forma organizzativa della chiesa si forma una differenziazione interna fra ceto sacerdotale e massa dei credenti.

Molto importante è prendere in considerazione il rapporto fra chiesa e stato che può svilupparsi in termini di aperto conflitto o di sostegno reciproco attraverso una sorta di alleanza. Ad esempio nella chiesa cattolica sono comparsi movimenti considerati eretici e quindi duramente repressi e altri, gli ordini monastici (tipo comunità religiosa, separata dalla massa dei fedeli di una chiesa, ad essa si appartiene per scelta attraverso un atto di rifiuto del mondo) che invece sono stati accettati.

L'esito di un movimento, ereticale oppure no, è però spesso la formazione di una setta. Una setta si differenza da una chiesa perché mentre a una chiesa ci si appartiene per nascita a una setta ci si appartiene per adesione individuale. La setta è una comunità religiosa ristretta, tra cui i membri stabiliscono legami molto forti di fratellanza.

Anche le sette passano attraverso un grado di istituzionalizzazione e si trasformano così in denominazioni alle quali di nuovo, come per la chiesa ci si appartiene più per nascita. Tra chiese e denominazioni la differenza fondamentale sta nel fatto che le chiese tendono ad essere organizzazioni religiose dominanti nella società.

Tra le diverse religioni, chiese sette e denominazioni la storia ci presenta un quadro di lotte invece che uno di tolleranza. C'è da tenere conto però che la maggior parte delle volte una guerra non è mai pienamente una guerra di religione, ma interessi politici sono spesso nascosti dietro di essa.

RELIGIONE E STRUTTURA SOCIALE

Le religioni e le organizzazioni religiose, sono strettamente intrecciate alle strutture della società entro la quale si trovano ad operare, la religione è parte della società e ne riflette le caratteristiche.

Come è stato detto, l'esperienza religiosa nasce dal bisogno di dare un senso al mondo e alla propria esistenza, è chiaro che questo bisogno è diverso a seconda della posizione che un individuo occupa nella società. I potenti, i ricchi, avvertiranno il bisogno di dare un senso al mondo e alla propria esistenza che giustifichi anche la loro posizione di superiorità; non a caso i faraoni dell'antico Egitto venivano considerati delle divinità. È innegabile poi, che queste persone acquistano poi più potere se la loro posizione viene sanzionata dall'autorità religiosa.

Detto questo, è facilmente deducibile che una religione come il cristianesimo, una religione che predica che <<gli ultimi saranno i primi>> contiene un evidente messaggio sovversivo che difficilmente sarà ben accolto dai potenti della terra.

La chiesa cattolica infatti è un buon esempio di organizzazione differenziata, dove vi è spesso omogeneità tra i rappresentanti del clero e i fedeli di una parrocchia.

IL PROCESSO DI SECOLARIZZAZIONE

Il posto della religione risulta nelle società moderne ridotto rispetto alle società del passato. Esse si collocano infatti in uno stato avanzato di un processo che viene chiamato processo di secolarizzazione.

Alle origini di questo processo ci sono le stesse religioni che collocano il sacro e il divino su un piano trascendente in una sfera nettamente alta confronto al mondo e alle cose terrene.

Un esempio molto importante dell'operare del processo di secolarizzazione lo si ha nel significato del lavoro.  Nel passato la concezione del lavoro era vista come pena e fatica, punizione del peccato originale, mentre ai giorni d'oggi come strumento di realizzazione della volontà divina.

Inoltre anche la sfera delle attività e delle istituzioni politiche si è col tempo resa autonoma alla religione.

Infine nel processo di secolarizzazione anche lo sviluppo della scienza ha senza dubbio svolto un ruolo decisivo. Scienza e religione si sono spesso trovate a combattere su fronti opposti, in quanto si pensava che scienza e ragione avrebbero contrastato ogni tipo di credenza mistica, mentre oggi, la scienza continua a produrre scoperte ma non vi è più una fiducia così sicura nei suoi illimitati poteri.

In certe fasi storiche, sembra quasi che le religioni vengano sostituite da altre fedi di tipo secolare e politico , tipo il marxismo. Poi il declino di queste <<religioni secolari>> hanno portato alla formazione di nuove religioni e di nove sette che sono state raggruppate sotto il nome di New Age.

LE INTERPRETAZIONI SOCIOLOGICHE DELLA RELIGIONE

Le principali interpretazioni sociologiche della religione sono 5:

1: Le interpretazioni in chiave evoluzionistica della sociologia positiva dell'ottocento: secondo questa interpretazione, la religione occupa uno stadio primitivo nella evoluzione delle società umane. Comte individua tre stati nello sviluppo delle società umane: stadio teologico, seguito da uno metafisico, per raggiungere in fine lo stadio positivo dell'epoca moderna. Anche per Spenser la religione è un fenomeno che appare nelle società più antiche che egli chiama società militari in quanto in esse vige un rigido principio gerarchico.

2: La religione come ideologia delle classi dominanti: Secondo questa interpretazione la religione è un fenomeno che oscura le menti e impedisce di vedere la luce della ragione. Per Volteire, la religione da un lato inganna i poveri facendo accettare loro la condizione di subordinazione, e dall'altro inganna i ricchi ai quale la chiesa estorce elemosine in cambio della purificazione dai peccati. Marx chiama la religione <<l'oppio dei popoli>> perché non permette l'attivazione del processo mediante il quale gli oppressi prendono coscienza di essere vittime dei rapporti dominanti.

3: L'interpretazione funzionalistica: per i funzionalisti la religione svolge un ruolo fondamentale in ogni tipo di società. Per loro le società sono un insieme di varie parti tenute insieme da qualche credenza comune. (durkheim)

4: La religione come fattore di mutamento: Questa interpretazione risale prevalentemente a Weber. A differenza di Marx e Durkheim, Weber vede la religione come un fenomeno dotato di una sua autonomia specifica.

5: La concezione fenomenologica: L'elemento universale della religione è l'esperienza del sacro, essa pone quindi l'accento sulla relazione tra il soggetto credente e l'oggetto di venerazione . Secondo questa concezione i tratti dell'esperienza religiosa sono il sentimenti di essere creatura, (inferiore all'onnipotente) e l'esperienza del mistero (il sacro produce un emozione profonda).

CAPITOLO 1 (STRATIFICAZIONE E CLASSI SOCIALI)

 

Per stratificazione sociale, si intende il sistema delle disuguaglianze strutturali di una società, nei suoi due principali aspetti: quello distributivo, riguardante l'ammontare delle ricompense materiali ricevute dagli individui, e quello relazionale che ha invece a che fare con i rapporti di potere esistenti tra di essi. Si definisce perciò: "strato" un insieme di individui che godono delle stesse risorse è occupano la stessa posizione di potere.

Il sociologo americano Lenski ha tentato di individuare le condizioni che favoriscono le disuguaglianze sociali. Mettendo a confronto società di tipo diverso, egli è arrivato alla conclusione che la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, che era molto bassa nelle società di cacciatori-raccoglitori, è cresciuta in quelle orticole, e ha raggiunto il punto di massimo in quelle di agricoltori, per poi diminuire ancora (curva a campana).

Secondo Lenski, la forma della curva a campana dipende da due fattori: le dimensioni del surplus economico ( che appunto si hanno con l'avvento delle società di agricoltori), e la concentrazione del potere politico (perché ad appropriarsi di questo surali è quasi sempre chi ha più potere).

TEORIE DELLA STRATIFICAZIONE

Le più importanti teorie formulate dai sociologi sono:

La teoria funzionalista della stratificazione sociale: I funzionalisti hanno cercato di spiegare non le variazioni nel tempo della stratificazione ma le sue caratteristiche universali. E la tesi di fondo è che la presenza universale della stratificazione è spiegata dall'esigenza sentita da ogni società di collocare gli individui nella struttura sociale, in quanto essa, svolge per loro delle funzioni vitali.

Tutto questo può essere riassunto in 4 punti:

1: In ogni società non tutte le posizioni hanno la stessa importanza funzionale, ma alcune sono più rilevanti di altre.

2: Il numero di quelle persone dotate delle caratteristiche necessarie allo svolgimento di quella posizione è limitato e scarso.

3: Il periodo di tempo necessario all'acquisizione delle competenze necessarie per quella posizione, genera dei sacrifici che devono essere sostenuti da parte di coloro che si sottopongono.

4: per indurre queste persone bisogna ricompensarli materialmente e moralmente (reddito e prestigio maggiore degli altri)

Teorie del conflitto : Del tutto diversa è l'impostazione della teoria del conflitto. I sostenitori di tale teoria negano che la stratificazione sociale svolga una funzione vitale . Ritengono invece che le disuguaglianze esistono perché i gruppi sociali che se ne avvantaggiano sono in grado di difenderle dagli attacchi degli altri.

Anche internamente, tra i teorici del conflitto ci sono impostazioni diverse, una di Marx, e l'altra di Weber.

-Le classi sociali secondo Marx:  In ogni società le classi si formano per via dei rapporti di produzione e delle relazioni di proprietà: un piccolo numero di persone ha la proprietà dei mezzi di produzione, e la stragrande maggioranza non le ha.

La forma di produzione e quella delle proprietà variano poi a seconda del tipo di società: nell'antica Roma c'era la proprietà degli schiavi, nella società antica invece la produzione si basava sulla proprietà della terra e degli strumenti di lavoro ( proprietari terrieri) e dai lavoratori della terra.

Infine nella società borghese la proprietà è costituita dal capitale industriale e le due classi principali sono la borghesia ( che lo controlla) e il proletariato (la forza lavoro).

Altre classi che Marx prende in considerazione sono la piccola borghesia (artigiani e commercianti).

Questa classe si può collocare nel mezzo perché è formata da persone che sono proprietarie di mezzi di produzione, acquistano forza lavoro, ma nello stesso tempo svolgono anche un lavoro manuale.

Il sottoproletariato infine è una massa nettamente distinta dal proletariato industriale e ne fanno parte ladri e delinquenti di ogni genere.

Marx distingueva tra classi in sé e classi per sé. Con la prima espressione indicava un insieme di individui che si trovano sulla stessa posizione rispetto alla proprietà di mezzi terrieri. Usava la seconda quando questi individui prendevano conoscenza di avere degli interessi comuni e di appartenere alla stessa classe. Il passaggio da una classe all'altra è favorito da tre fattori:

Fattori che facilitano la comunicazione fra gli appartenenti a una classe, fattori che riducono le stratificazioni interne di una classe e infine fattori che rendono più rigide le barriere di classe.

-Le classi sociali secondo Weber: a differenza di Marx, Weber era convinto che le disuguaglianze fra gli individui andavano cercate in più sfere: l'economia, la cultura e la politica. Nella prima gli individui si uniscono sulla base di interessi materiali comuni formando classi sociali, nella seconda seguono comuni interessi ideali dando origini a ceti, e nella terza si associano in partiti per il controllo dell'apparato di dominio.

Nella definizione di classe Weber non si allontana tanto da Marx. Però, mentre per Marx il criterio di appartenenza a una classe era la proprietà e i mezzi di produzione, per Weber era la situazione di mercato. I mercati erano tre: del lavoro, del credito e delle merci. Nel primo si contrapponevano classe operaia e imprenditori, nel secondo debitori e creditori e nel terzo consumatori e venditori.

Weber distingue fra <<classi possedenti privilegiate positivamente>>(chi possiede) e <<classi acquisitive privilegiate negativamente>> (chi non ha niente).

I ceti invece, sono insiemi di persone con uno stesso stile di vita, e si distinguono l'uno dall'altro per il diverso grado di prestigio (onore di ceto) di cui godono

Per migliorare la loro posizione, i ceti seguono la strategia della chiusura sociale, ossia restringendo gli accessi ad un numero limitato di persone.

(pezzo a parte) Lo squilibrio di status secondo i sociologi americani: Lenski e altri soci                                                                                     ologi americani, hanno proposto il concetto di squilibrio di status per spiegare alcune forme di comportamento, che riguardano la stratificazione sociale di Weber. Essi sostengono che c'è una pluralità di gerarchie: (di reddito, di potere, di istruzione ecc.) e ciascuno individuo occupa una posizione in ciascuna gerarchia. Ora si parla di equilibrio di status quando le posizioni occupate dall'individuo in ciascuna gerarchia si trovano in ranghi equivalenti, al contrario si parla di squilibrio di status. In questo caso l'individuo viene colpito da delle conseguenze che sono diverse a seconda del rapporto degli status ascritti (posizioni acquisite alla nascita) e acquisiti. Se lo status ascritto è alto e l'altro basso, l'individuo darà la colpa a se stesso, al contrario l'individuo darà la colpa alla società.

SISTEMI DI STRATIFICAZIONE SOCIALE

I più importanti sistemi di stratificazione sociale sono stati 4: schiavitù, caste, ceti, classi.

-Schiavitù: forma estrema di diseguaglianza, in cui delle persone ne possiedono altre, le fanno lavorare, le puniscono e le possono vendere a proprio piacimento. La schiavitù può esistere soltanto in una economia poco sviluppata che richieda grandi quantità di lavoro umano.

-Il sistema delle caste in India: Il sistema delle caste esiste in india da almeno 2500 anni.

Secondo i testi sacri, la società indiana si divideva in 4 grandi gruppi di caste che avevano funzioni sociali diverse ed erano poste in ordine gerarchico; al vertice vi era la casta dei sacerdoti, poi quella dei cavalieri, poi i contadini e come ultima, la casta dei lavoratori e dei servitori domestici.

Sicuramente però l'organizzazione in caste dell'india è formata da alcune migliaia di caste.

Indipendentemente dal numero, però le caratteristiche presenti in ogni casta sono:

1:In primo luogo, la casta è un <<ceto chiuso>> ci si entra solo per nascita. In certi casi però è ammesso il matrimonio di una donna con un uomo di casta lievemente superiore.

2:In secondo luogo, caratteristica della casta è la specializzazione ereditaria, ossia ogni casta è legata allo svolgimento di un mestiere.

3:In terzo luogo, le caste formano un ordine rigidamente gerarchico, basato su un criterio religioso: quello della purezza, più una casta è pura, più sarà elevata gerarchicamente.

-Il sistema dei ceti nelle società di antico regime: La società articolata in ceti, aveva alcune caratteristiche distintive: In primo luogo gli status ascritti avevano un'enorme importanza.

In secondo luogo fra i ceti c'erano differenze sociali non solo di fatto ma anche di diritto.

Ad esempio, le norme giuridiche stabilivano che la nobiltà e il clero fossero esentate dal pagamento delle tasse.

Il quadro più preciso che abbiamo sulle dimensione dei diversi ceti è quello preparato da King, riguardante la società Inglese del 1688, nella quale si possono distinguere sei grandi ceti, dove il ceto più basso era occupato dai vagabondi, il cedo medio era occupato dai piccoli proprietari terrieri e infine nel posto più alto c'erano i tre ceti più elevati (persone con cariche importanti, i cavalieri, e le famiglie con titolo di pari).

Sempre nello stesso periodo, riguardo alla povertà si sa che nelle città europee vi erano tre cerchi concentrici di persone povere. Il cerchio interno era formato dai poveri strutturali (non più in grado di guadagnarsi da vivere), poi i poveri congiunturali (lavoratori occasionari con bassi salari) e infine i poveri non indigenti (artigiani che quando si verifica una crisi economica devono per forza fare affidamento all'assistenza pubblica).

-Le classi nelle società moderne: A differenza di quelle nell'antico le regime, la società moderna è caratterizzata dall'eguaglianza di diritto di tutti i suoi membri: Tutti sono uguali davanti alla legge.

Ma pur essendo uguali di diritto, i cittadini non lo sono di fatto. Quindi si può dire che nella società moderna le classi esistono ancora, ma sono classi di fatto e non di diritto.

Ai giorni d'oggi vengono usati, principalmente due schemi di classificazione.

DUE SCHEMI DI CLASSIFICAZIONE

Il primo dei due schemi è stato proposto da Labini, ed è basato principalmente sul tipo di reddito percepito da un individuo. Vi sono 3 grandi categorie di reddito: la rendita, il profitto e il salario.

Sulla base di queste categorie di reddito, Labini ha distinto cinque grandi classi sociali:

-         Borghesia: è formata dai grandi proprietari (rendita) e dagli imprenditori  (profitti e redditi misti).

-         Piccola borghesia relativamente autonoma: è composta dai lavoratori autonomi, coltivatori diretti, artigiani e commercianti (redditi misti).

-         Classe media impiegatizia: impiegati pubblici e da quelli privati.

-         Classe operaia: braccianti, operai d'industria e dell'edilizia (salari).

-         Sottoproletariato: composto da coloro che per lunghi periodi restano fuori dalla sfera di produzione, perché disoccupati.

Il secondo schema di classificazione è stato proposto da Goldthorpe e si basa su due criteri: la situazione di lavoro e la situazione di mercato. Con la prima espressione si fa riferimento alla posizione nella gerarchia organizzativa. La seconda espressione indica invece l'insieme dei vantaggi e degli svantaggi che hanno i titolari dei vari ruoli lavorativi (livello di reddito percepito, possibilità di carriera).

In base alle relazioni di lavoro, gli occupati possono essere divisi in tre categorie: gli imprenditori, i lavoratori autonomi senza dipendenti e i lavoratori dipendenti.

Inoltre, tenendo conto della situazione del mercato e del settore di attività economica si giunge al seguente schema a sette classi:

Classe I: è formata da grandi imprenditori di livello superiore.

Classe II: Imprenditori di livello inferiore.

Classe III: Impiegati di livello superiore e inferiore.

Classe IV: Comprende la piccola borghesia urbana.

Classe V: Tecnici di livello basso

Classe VI: Operai specializzati di tutti i settori economici

Classe VII: Operai non qualificati.

ALCUNI GRANDI CAMBIAMENTI

Trasformazioni di grande rilievo sono avvenute, negli ultimi due secoli, nella stratificazione sociale di tutti i paesi che oggi chiamiamo occidentali sviluppati. Ad esempio, all'inizio del secolo scorso, in Europa, la maggioranza della popolazione faceva parte delle due principali classi agricole: quelle dei braccianti e quelle dei coltivatori proprietari. Poi, il processo di industrializzazione ha determinato il declino di queste due classi, facendone nascere un'altra: quella operaia di fabbrica, che è diventata la più ampia. Successivamente è cominciato il declino di questa classe e ha iniziato a svilupparsi il settore dei servizi, quindi dalla società industriale si è passati alla cosiddetta postindustriale.

Diverso è stato l'andamento della classe media impiegatizia: tale classe ha continuato a crescere fino a diventare in alcuni paesi la classe più numerosa.

Sono cambiati anche i rapporti e le relazioni fra classe operaia e classe media impiegatizia.

I primi "colletti blu" svolgono mansioni sporche, lavoro duro. I secondi "colletti Bianchi" operano negli uffici, lavoro molto più semplice. Oggi però anche il lavoro nelle fabbriche è diventato meno gravoso e faticoso.

Altri importanti mutamenti nella stratificazione sociale hanno a che fare con i processi di proletarizzazione: Espressione che viene usata per indicare un individuo che passa dalla piccola borghesia al proletariato (dal lavoro autonomo, al lavoro dipendente).

Ci sono stati anche processi di De-proletarizzazione (il contrario)

N.B (i Macjobs) (lavori nelle catene di fast-food)

LA SOTTOCLASSE

I due schemi che abbiamo preso in considerazione per analizzare il mutamento della stratificazione sociale, presentano un grave problema: prendono in considerazione solo le persone occupate, mentre ci sono anche i disoccupati.

Tuttavia alcuni sociologi hanno affermato che si sta sviluppando una nuova classe, la sottoclasse, che è composta da tutte le persone che si trovano in uno stato permanente di povertà.

Le concezioni della sottoclasse sono prevalentemente 2:

Culturalista; La sottoclasse è costituita da tre gruppi: ragazze madri, persone espulse dalla forza lavoro, delinquenti.

Strutturalisti: La sottoclasse è la debolezza dell'economia. Il problema della povertà è formato dalla mancanza di posti di lavoro.

L'IMPORTANZA DELLE CLASSI SOCIALI

Secondo alcuni sociologi, ormai il concetto di classe non esiste più, è inutilizzabile. Ma questo non  è vero perché al giorno d'oggi, ad esempio, le classi sociali si differenziano per distribuzione di reddito e durata della vita.

Distribuzione di reddito: Bisogna tenere distinto il reddito ( reddito generato in qualsiasi modo da un individuo) dal patrimonio (beni immobili e mobili posseduti dall'individuo). Per le ricerche viene utilizzato il reddito. Uno dei metodi per misurare la disuguaglianza le classi con diverso reddito è il coefficiente di Gini, che viene espresso in una scala che va da 0 (uguaglianza) 1(disuguaglianza). La ricerca ha fruttato che Giappone ha il reddito più uguale, stati uniti quello più disuguale.

La durata della vita: Alcune ricerche mostrano che vi era una relazione inversa fra classe sociale e tasso di mortalità. Ossia quanto più bassa era la classe sociale, tante più persone di ogni data età, morivano. Questa relazione, esiste anche oggi, anche se in forma molto ridotta, ad esempio gli operai hanno un tasso di mortalità molto più alto rispetto agli impiegati.

 

CAPITOLO 2 (LA MOBILITA SOCIALE)

 

Definiamo mobilità sociale ogni passaggio di un individuo da uno strato, un ceto o una classe sociale a un altro. I sociologi distinguono fra diversi tipi di mobilità:

Innanzitutto la mobilità sociale può essere orizzontale (spostamenti da una posizione sociale a un'altra dello stesso livello) oppure può essere verticale (spostamenti da una posizione sociale a un'altra di livello superiore o inferiore). In questo caso, se il livello è superiore si parla di mobilità sociale ascendente, se è inferiore, mobilità sociale discendente. Se i due strati o classi, sono molto lontani tra loro allora si parla di mobilità di lungo raggio, se invece sono congiunti fra loro mobilità di breve raggio.

I passaggi fra una classe e l'altra possono essere analizzati mettendo a confronto la famiglia di origine di un individuo con quella che egli ha raggiunto in un determinato momento della sua vita. Si parla in questo caso di mobilità intergenerazionale. Il confronto può essere fatto anche fra le varie posizione che una persona ha occupato nel corso della sua esistenza. In questo caso si parla di mobilità sociale intragenerazionale o di carriera.

La mobilità assoluta è data dal numero complessivo di persone che si spostano da una classe all'altra, mentre per mobilità relativa si intende il grado di eguaglianza delle possibilità di mobilità dei membri delle varie classi. In una società vi è una completa eguaglianza di chance di mobilità quando la classe di origine degli individui non influenza i loro destini sociali.

Tutti questi tipi di mobilità elencati finora si riferiscono alla mobilità individuale. Del tutto diversa è la mobilità collettiva: con questa espressione si intendono i movimenti verso l'altro e verso il basso non di una persona ma di un gruppo di persone.

DEU TRADIZIONI TEORICHE

Lo studio delle mobilità è stato intrapreso da due diversi angoli visuali:

Il primo ha a che fare con il concetto di apertura di una società o di fluidità sociale (cioè le opportunità che delle persone con origini sociali diverse hanno  di raggiungere le varie posizioni del sistema di stratificazione).

Il secondo  ruota invece, attorno al problema della formazione e dell'azione delle classi. Alcuni sociologi hanno sostenuto che una classe diventa una formazione stabile quando coloro che ne fanno parte condividono, gli stessi ideali, gli stessi stili di vita e hanno interessi comuni.

LE RICERCHE SULLA MOBILITA SOCIALE

Il primo studio sistematico sulla mobilità sociale è stato scritto da Sorokin. Egli analizzava la mobilità sociale in molti paesi per un lunghissimo periodo di tempo, basandosi però su una documentazione costituita da campioni rappresentativi non di tutta la popolazione ma solo di alcuni gruppi specifici. Dopo la seconda guerra mondiale, poi i sociologi hanno cominciato ad usare campioni rappresentativi della popolazione del paese. L'unico problema è che tutte queste indagini (ad eccezione di quella svolta in Italia) tengono in considerazione solo la popolazione maschile, per due motivi: il primo è che l'unità di base del sistema di stratificazione è la famiglia e non l'individuo in se, e secondo che la posizione della famiglia in questo sistema viene determinato solamente dal capogruppo che è necessariamente un uomo.

Ovviamente, molte studiose, hanno criticato questa concezione, sostenendo che essa rende impossibile l'analisi di una delle più importanti forme di disuguaglianza sociale, quella appunto basata sulle differenze di genere.

LA MOBILITA NELLE SOCIETA NON CONTEMPORANEE

L'india e le caste: La religione indù è molto severe a riguardo della mobilità fra le diverse caste. Tuttavia ammette una forma particolare si mobilità sociale: quella fra una vita e l'altra.

I due principi fondamentali dell'induismo sono la credenza nella metempsicosi e la teoria della retribuzione. (Ad ogni successiva morte in un corpo, l'anima passa in un altro corpo, e la posizione che questo occupa nelle caste dipende da come si è comportato nella vita precedente).

Per quanto riguarda la mobilità sociale collettiva, invece c'era una speranza movimento. Infatti le caste intermedie e inferiori cercavano spesso di conquistare una posizione più elevata nella scala sociale. Questo processo viene chiamato di <<sancritizzazione>> (ossia il processo con cui gli individui di una casta cambiano costumi ideali e rituali, imitando quelli di una casta superiore).

La Cina e il sistema degli esami: In Cina, il rango sociale dipendeva dagli esami che un individuo aveva sostenuto. Questo perché quando l'imperatore, introdusse il sistema degli esami, stabilì che solo coloro che avessero passato tali esami potevano entrare a far parte del ceto al vertice della gerarchia, ossia i funzionari governativi.

Questo sistema degli esami favorì la mobilità sociale, in quanto anche proprietari terrieri, mercanti e artigiani, potevano far parte di ceti molto più alti.

La società di antico regime: Le ricerche storiche mostrano ch nella società di antico regime, era presente una notevole mobilità assoluta, non solo collettiva ma anche individuale.

Molto forte era la mobilità intragestionale, che era dovuta in parte a quel fenomeno chiamata <<circolazione dei giovani>> (i giovani venivano mandati per alcuni anni a servire in casa di altre famiglie spesso di nobili).

In altre zone di Europa, flussi consistenti di giovani lasciavano i genitori per emigrare in un centro urbano dove trovare un'occupazione, in attesa poi di tornare a casa e di sostituire il padre o il fratello nella attività familiare. Questo tipo di mobilità viene chiamata mobilità con ritorno alle origini.

Nella società di antico regine poi, non mancava neanche la mobilità di tipo intergenerazionale: in linea di principio l'aristocrazia era un ceto a cui si apparteneva per classe, alcuni riuscivano ad entrarci anche se erano nati da un'altra famiglia non aristocratica.

Tanto vero che non si entra in una classe non si entrava solo per nascita, tanto è vero che non si esce solo per morte. Infatti alcuni nobili hanno provato la brutta esperienza del <<Declassamento>>della mobilità sociale discendente. Coloro che si trovano in questa situazione venivano chiamati <<Poveri vergognosi>>.

INDUSTRIALIZZAZIONE E SVILUPPO ECONOMICO

Le spiegazioni fondamentali che riguardano i mutamenti nella mobilità sociale, della società contemporanea sono 5:

1: La prima è la teoria liberale dell'industrialismo. Secondo questa teoria, il passaggio dalla società preindustriale a quella industriale è stato accompagnato da un aumento della mobilità sociale sia assoluta (grazie ai continui mutamenti del mercato) sia relativa (grazie a un processo di razionalizzazione che rende importanti i ruoli acquisiti e non più gli ascritti).

2: La seconda è in netto contrasto con la prima. I sostenitori di questa seconda tesi, prevedono che la forte mobilità di alcuni paesi è dovuta a fattori di ordine culturale o politico (tipi di istituzione, comportamento del governo ecc.) Essi sostengono anche che l'andamento della mobilità sociale è diverso da paese a paese.

3:La terza è stata formulata da Sorokin. Egli ha affermato che in quei tempi la mobilità sociale era elevata, ma non vi era nessuna costanza del suo aumento, ma solo delle fluttuazioni che dipendevano da fattori esogeni e endogeni.

4: La quarta è sostenuta da Lipset e zetterberg. Anche secondo loro tutti i paesi occidentali oggi hanno un elevata mobilità sociale. Ma loro sostengono anche che l'andamento della mobilità sociale sia simile in tutti i paesi, e che una forte mobilità sociale è una caratteristica specifica dell'industrializzazione.

5: La quinta teoria è di Jones e Hauser. Loro sostengono che per quanto riguarda la mobilità assoluta vi siano significative differenze fra i paesi perché è dovuta da fattori esogeni, al contrario la mobilità relativa è molto simile.

N.B Grazie a numerosi indagini su molti paesi, si può arrivare alla conclusione che la teoria che trova maggior conferma nei dati presenti è quella di Sorokin.

LA MOBILITA SOCIALE ASSOLUTA IN ITALIA

Negli ultimi decenni, nel nostro paese vi è stata una forte mobilità assoluta grazie alle trasformazioni nel mercato del lavoro.

Per analizzare insieme i due aspetti della mobilità sociale (inter e intragenerazionale), possiamo prendere in considerazione tre punti: la classe sociale della famiglia di origine, quella della prima occupazione dell'individuo e quella attuale. Fra questi tre punti vi sono 5 possibili itinerari sociali. (Cobalti e Schizzerotto).

1: Gli immobili: Coloro che restano nella classe del padre.

2: I mobili con ritorno alle origini: occupano una posizione diversa da quella del padre, ma poi si ritrovano al punto di partenza.

3: I mobili all'entrata nella vita attiva: Partono da un occupazione diversa da quella del padre e vi restano.

4: I mobili nel corso della vita attiva: Stessa posizione del padre, poi la lasciano per occuparne un'altra.

5: Super-mobili: partono diversi dal padre, in seguito la cambiano ma senza mai tornare al punto di partenza.

N.B Tasso di autoreclutamento: la % delle persone che fanno parte della classe del padre.

LE CONSEGUENZE DELLA MOBILITA SOCIALE

Che effetti ha sugli individui la mobilità sociale?

I sociologi per rispondere a questo interrogativo hanno costruito due diverse ipotesi:

1: La prima dello sradicamento sociale: Già ai tempi Durkheim rilevava che i bruschi aumenti di mobilità portavano a un aumento dei suicidi. Trent'anni dopo poi Sorokin rilevava che la mobilità sociale favoriva la supercialità e diminuiva l'intimità. Infine Lipset ha sostenuto che produce frustrazione. I sostenitori di questa ipotesi, prevedono che le risposte delle persone alla mobilità sociale sono di due tipi. Per quanto riguarda le persone che fanno parte della mobilità ascendente, la risposta riguarda il superconformismo (adeguarsi ai modi di pensare e di agire della nuova classe con molto impegno. Per quanto riguarda invece le persone che fanno parte della mobilità discendente, la risposta è di rifiuto della nuova classe.

2: La seconda  è detta ipotesi della risocializzazione: Per i suoi sostenitori se una persona passa da una classe all'altra deve ridefinire la propria identità sociale, mutare sia il modo di pensare sia

quello di agire. Le ricerche condotte finora, hanno dimostrato che questa è l'ipotesi che trova maggior riscontro.

CAPITOLO 3 (LE DIFFERENZE DI GENERE)

 

Nelle scienze sociali si è introdotta la distinzione fra sesso e genere. Per sesso si intendono gli attributi dell'uomo e della donna che riguardano le caratteristiche biologiche, per genere le loro qualità distintive definite culturalmente.

Dimorfismo sessuale: uomini e donne presentano caratteristiche diverse a livello di organi, peso altezza ecc.

ESSENZIALISMO E COSTRUTTIVISMO SOCIALE

Numerose teorie sono state elaborate e proposte per spiegare le differenze di comportamento e di atteggiamento fra uomini e donne, ma le più importanti sono due e sono opposte: essenzialismo e costruttivismo sociale. Per la prima le differenze fra mascolinità e femminilità sono naturali e universali, per la seconda sono una costruzione sociale. Dunque per la prima uomini e donne si nasce per la seconda si diventa.

Secondo l'impostazione essenzialistica: Gli ormoni influenzano il comportamento di uomini e donne, ma la relazione fra queste due variabili è debole e non basta. Per quanto riguarda il cervello invece, alcuni studiosi riconducono le differenze fra uomini e donne alla lateralizzazione del cervello o alla asimmetria emisferica (ossia nel cervello ci sono due emisferi uno sinistro che prevale nelle donne, e uno destro che prevale negli uomini). Per quasi tutti gli studiosi, comunque tutte le differenze riguardano gli ovuli e gli spermatozoi. Infatti la femmina p specializzata nella produzione di uova, il maschio n quella di spermatozoi.

N.b: Investimento parentale : (l'investimento effettuato da un genitore per accrescere le possibilità di sopravvivenza del figlio, a spese della possibilità di investire in un altro figlio).

L'essenzialismo femminista: uomini e donne hanno tratti completamente diversi. Gli uomini tendono al dominio, le femmine all'unione. Per alcune donne queste differenze dipendono da fattori biologici, per altre all'esperienza della maternità.

GENERE E CULTURA

Numerose prove a favore della tesi che il genere è una costruzione sociale risultano da una ricerca condotta dalla studiosa americana Mead su tre tribù della nuova Guinea:

Gli Arapesch: Non solo le donne ma anche gli uomini erano miti, tranquilli, passivi e affettuosi.

I Mundugumur: Una tribù di cannibali e cacciatori nella quale non solo gli uomini ma anche le donne, erano sospettose, irascibili e aggressive.

I Tschambuli: Nella quale le donne erano pratiche e efficienti, gli uomini passivi, sensibili e delicati.

LA DIVISIONE SESSUALE DEL LAVORO NELLE SOCIETA PRE E INDUSTRIALI

Per spiegare la divisione sessuale del lavoro sono state formulate varie ipotesi. La prima considera cruciale la maggiore forza fisica degli uomini. La seconda chiamata l'ipotesi della compatibilità con l'allattamento dei bambini, sostiene che le donne svolgano i compiti che riguardano la cura dei bambini. La terza l'ipotesi della spendibilità e afferma che gli uomini svolgono i ruoli più pericolosi perché dal punto di vista della riproduzione sono più facilmente sostituibili.

Lo status delle donne: Non è mai esistita una società nella quale il potere politico fosse nelle mani delle donne (matriarcato). Sono invece esistite società nelle quali le donne avevano un potere non trascurabile. Il caso più famoso è quello degli indiani Irochesi. In questa popolazione, gli uomini si assentavano spesso per andare a combattere contro altre tribù, e quindi alle donne rimanevano dei compiti importanti.

Nelle società di caccia e raccolta invece le disuguaglianze fra uomini e donne erano molto basse. Poi però la situazione è drasticamente cambiata con le società orticole dove lo status della donna era molto basso, e si è abbassato ancora di più nelle società agricole.

Le variazioni nello spazio e nel tempo dello status delle donne sono riconducibili a tre fattori:

-Il sistema di parentela

-La frequenza con cui una società è in guerra

-Il contributo economico fornito dalle donne.

Per quanto riguarda il primo, l'importanza delle donne è maggiore nelle società con un sistema di parentela ma trilaterale.

Per quanto riguarda il secondo, tanto più una società è in guerra, tanto più è probabile che le relazioni tra uomini e donne siano accentuate.

Quanto al terzo fattore: lo status sociale delle donne dipende anche dal contributo che esse danno alla produzione e al controllo che esercitano sulle risorse economiche.

Un esempio di due società nella quale lo status delle donne è praticamente opposto sono L'Africa occidentale e L'India settentrionale. La diversità di status di queste due società dipende da due tipi diversi di agricoltura. Nella prima è un sistema femminile di coltivazione. Nella seconda vi è invece un sistema maschile.

Definizioni:

Uso del tempo: come la popolazione impiega il tempo durante i giorni feriali e quelli festivi.

Tasso di attività della popolazione femminile: percentuale della popolazione femminile che svolge un lavoro retribuito.

Segregazione occupazionale: indica la concentrazione di uomini e donne in lavori diversi. Si calcola con l'indice di dissimilarità, i cui valori vanno da 0 a 100. Tale indice è 100 quando in una occupazione vi sono solo uomini o solo donne e 0 quando il rapporto fra i due sessi è equilibrato.

Differenze retributive: Le donne presentano delle retribuzioni più basse per vari motivi. In parte per la segregazione occupazionale, in parte perché la popolazione femminile svolge occupazioni meno qualificate di quelle maschili.

Vi sono varie spiegazioni del perché le donne abbiano tassi di attività più bassi:

La teoria del capitale umano: Poiché le donne hanno un forte orientamento verso la famiglia, scelgono di svolgere quei compiti che consentono una certa flessibilità e non quelli che permettono di fare carriera.

Teoria della socializzazione di genere: cerca di spiegare perché le donne siano orientate più verso la famiglia che verso la carriera. Questo si verifica perché fin dalla nascita, a famiglia, la scuola, e i mass media insegnano ai due generi, il modo di vestirsi, di parlare, e quali sono le lori ispirazioni professionali più adatte.

Teoria della discriminazione statistica: secondo la quale gli imprenditori trattano gli individui sulla base delle proprie credenze (ad esempio si rifiutano di assumere donne in ètà feconda perché hanno l'idea che esse si assenteranno spesso dal lavoro e quindi sono meno produttive degli uomini.

LA POLITICA

Nell'ultimo secolo, le disuguaglianze di genere sono diminuite anche in questo campo, ad esempio le donne hanno ottenuto il diritto di voto in quasi tutti gli stati del mondo e è aumentata la percentuale di donne iscritte a un partito politico.

GENERE E SALUTE

Nel campo della salute le donne sembrano essere avvantaggiate: Infatti le donne in quasi tutti gli stati del mondo hanno un indice di vita media più alto di quello degli uomini. Questo, in parte dipende da fattori biologici, ma in parte anche da fattori ambientali e sociali. Infatti gli uomini bevono più alcol, fumano di più, fanno lavori più pericolosi ecc.

Ci sono paesi però, ad esempio le regioni del terzo mondo, dove il tasso di mortalità femminile è più alto di quello maschile. Questo perché le femmine ricevono meno cure dei maschi.

Le minor cure ricevute dipendono dal sottosviluppo economico.

CAPITOLO 4 (CORSO DI VITA E CLASSI DI ETA)

In ogni società vi sono vari strati di età (per età si intende una caratteristica ascritta). Gli stradi di età , sono insiemi di individui di età simili. Questi strati oltre a essere diversi per ampiezza e composizione, differiscono anche per status e ruoli. I comportamenti ritenuti adeguati alle diverse età possono essere definiti sia da norme formali che da norme informali.

Per capire come si formano gli strati di età bisogna tenere presente che in ogni società ci sono due processi diversi: Il primo è quello universale dell'invecchiamento e della successione delle coorti. Una coorte è formata da persone nate nello stesso periodo, che a poco a poco invecchiano passando per vari ruoli. Il secondo processo è quello del mutamento delle strutture e dei ruoli connessi all'età ( la società si trasforma, e con lei anche le varie norme formali e informali).

Una corte è quindi un insieme di persone che vivono uno stesso evento in uno stesso momento. Ad esempio se questo evento è la nascita allora si parla di coorte di nascita.

Il significato di Generazione, è invece diverso da quello di coorte. Il termine generazione è stato usato da Mannhein, e secondo questo studioso la generazione non è un gruppo concreto, ma coloro che ne fanno parte hanno la stessa collocazione nello spazio storico. Perché vi sia una generazione è però indispensabile che ci sia un nesso generazionale, ossia che le persone oltre a essere nate nello stesso arco di tempo, hanno in comune valori, atteggiamenti e opinioni riguardanti la società.

La dimensione delle corti e l'effetto Easterlin: Negli ultimi anni l'andamento della natalità a subito forti variazioni. Dopo essere diminuito, è aumentato, fino a toccare la fase di picco alla fine degli anni 50. Poi è ricalato. Si sono così succedute coorti di dimensioni molto diverse.

Gli studiosi, analizzando i dati demografici, hanno sostenuto che le differenze nelle dimensioni delle coorti possono provocare dei mutamenti nel modo in cui vengono assegnati i ruoli.

Il demografo Easterlin, ha presentato la versione più articolata di questa ipotesi.

Alla base dello schema di Easterlin, vi è il concetto di reddito relativo, che è il confronto tra le risorse economiche che un individuo possiede (reddito effettivo) e le aspirazioni che essa ha (reddito atteso). Tali aspirazioni nascono durante l'infanzia e sono correlate alla situazione economica dei genitori.

Quanto maggiori sono le dimensioni di una coorte, tanto più basso è il livello di reddito effettivo dei suoi componenti, perché subiscono l'effetto dell'affollamento.

Coloro che hanno un reddito relativo basso reagiscono, non sposandosi, sposandosi tardi, rubando o suicidandosi.

Le numerose ricerche condotte in questo campo, hanno sottoposto a verifica la validità delle ipotesi di Easterlin, mostrando che le dimensioni della corte influiscono sulle scelte procreative dei soggetti ma non su altri comportamenti.

LE FASI DEL CORSO DELLA VITA

L'idea che nella vita di un essere umano vi siano fasi diverse è molto antica. Ad esempio Pitagora pensava ci fossero 4 fasi come 4 stagioni, Agostino, invece 7 come i giorni.

Oggi i sociologi, considerano il corso della vita non come biologicamente determinato, ma come una costruzione sociale.

I RITI DI PASSAGGIO

I riti di passaggio, sono cerimonie che accompagnano ogni modificazione di posto, di stato, di posizione sociale e di età.

Tutti questi riti hanno una struttura simile e passano attraverso tre diverse fasi.

-Fase preliminare o di separazione: una persona abbandona la posizione e le forme di comportamento precedenti.

-Fase di transizione o di margine: Il soggetto non è ne da una parte ne dall'altra

-Fase di aggregazione: il soggetto viene reintrodotto nella società e ha doveri e diritti precisi.

Troviamo riti legati a molti aspetti, riti legati al passaggio dall'infanzia alla gioventù, riti legati al fidanzamento e alle nozze ecc.

Il ruolo dei riti di passaggio è poi profondamente cambiato nel corso del tempo. Oggi la maggior parte dei riti, sono caduti in disuso, altri hanno perso importanza e altri sono ancora in uso.

Per spiegare questo fenomeno, Aries, uno storico francese, presentava due tesi che hanno avuto grande risonanza nel mondo scientifico.

La prima: è che l'infanzia e l'adolescenza sono invenzioni della società moderna e che un tempo non esistevano come fasi distinte del corso della vita.

La seconda: è che nel passato i padri e le madri avevano un atteggiamento di indifferenza nei riguardi dei figli finché questi erano piccoli.

Secondo Aries la situazione cambiò radicalmente in età moderna, perché poco a poco nacque il sentimento dell'infanzia, con le sue esigenze specifiche. Inoltre i genitori cominciarono ad affezionarsi fin da subito ai loro figli, e infine fu introdotta per la prima volta l'organizzazione per classi scolastiche.

Ora, sull'importanza della tesi di Ariel non ci sono dubbi, ma è stata anche sottoposta a dure critiche.

L'INFANZIA

Molti storici hanno invalidato le tesi sul'infanzia di Ariel. Secondo loro nessun dato esiste per farci dire che le madri e i padri non si interessavano dei figli, e inoltre nel medioevo c'era già un sentimento di infanzia.

È indubbio che e cose siano comunque cambiate dal passato ad oggi, ad esempio il fenomeno dell'abbandono dei neonati, oggi è quasi scomparso, perché è maturata l'idea che i bambini devono godere di diritti e privilegi e non devono essere maltrattati.

LA GIOVENTU

Sempre criticando Aries, degli studiosi hanno cercato di dimostrare che la gioventù( adolescenza) non è un'invenzione della nostra epoca, ma era presente già nel passato.

È importante distinguere la gioventù (passaggio dello status sociale di bambino a quello di adulto) dalla pubertà (passaggio dalla condizione fisiologica del bambino a quella fisiologica dell'adulto).

In generale si può dire che una persona diventa adulta quando varca alcune soglie: 1) conclude il percorso formativo, 2)occupazione stabile, 3)lascia la casa dei genitori, 4)si è sposata, 5) diventata padre o madre.

Fra i vari sistemi di formazione della famiglia, due erano particolarmente importanti. Nel primo presente in Europa settentrionale, il secondo in Europa orientale. Nel primo gli sposi (già di età avanzata) si staccavano dai genitori e mettevano su casa per proprio conto (gioventù lunga). Nel secondo, i matrimoni erano precoci (ancora molto giovani),e gli sposi andavano a vivere a casa del marito.(gioventù lunga).

Poi fu introdotta a coscrizione universale obbligatoria (leva obbligatoria a 20 anni) e questo fece diminuire le differenze dei due tipi di gioventù.

Anche negli ultimi anni, un po' perché gli studi durano di più, un po' perché si entra nel mondo del lavoro più tardi, ci si sposa più tardi e si ha il primo figlio più tardi, si è avuto un prolungamento della fase giovanile.

LA VECCHIAIA

Di solito si pensa che le perone anziane godessero in passato di un grande potere e prestigio, e che lo abbiano perso nel corso degli anni. Ma le cose non sono proprio così. Certo, gli anziani venivano rispettati, nell'antichità, ma fino a quando non erano considerati un peso per la società. Allora a quel punto venivano maltrattati, lasciati morire di fame o addirittura uccisi.

LA TERZA ETA E IL PENSIONAMENTO

La situazione degli anziani è profondamente cambiata nel nostro secolo. In primo luogo, il loro peso numerico sulla popolazione è cresciuto. In secondo luogo ha assunto un significato nuovo, meno dispregiativo, chiamato terza età: che indica quella fase della vita che inizia con la pensione ed è caratterizzata da un grande aumento del tempo libero. Infine dopo la terza età troviamo la quarta età, che è quella della dipendenza fisica dagli altri. In terzo luogo è mutata la condizione economica degli anziani, grazie alle pensioni

Il pensionamento: la fine del periodo di lavoro e l'inizio di quella del tempo libero.

Un tempo il ritiro del lavoro aveva un significato diverso, in quanto chi smetteva di lavorare non godeva di nessuna entrata. Oggi invece esiste il sistema pensionistico che permette ai pensionati una vita dignitosa.

N.B. Prepensionamento : Fenomeno di chi lascia il lavoro prima dei limiti di età.

CAPITOLO 5 ( RAZZE, ETNIE E NAZIONI)

 

Ogni forma di sapere, parte da una operazione molto semplice, la classificazione.

La maggior parte delle classificazioni hanno una particolare struttura ad albero: ogni classe comprende una pluralità di sottoclassi e sottosottoclassi. Per classificare qualsiasi tipo di oggetti, innanzitutto bisogna sapere quali proprietà prendere in considerazione. Poi la regola logica che si deve seguire dice che ad una classe appartengono oggetti simili per certe proprietà (genere prossimo) e oggetti che non sono simili ( differenza specifica).

Anche la specie umana può essere classificata con questo metodo. Ad esempio gli esseri umani possono essere classificati in base alle caratteristiche somatiche, in questo caso vengono classificati in razze. Si definisce razza: un insieme di individui che condividono alcune caratteristiche somatiche.

Dal punto di vista sociologico, il concetto di razza, è molto importante perché serve per spiegare moltissimi fatti storici.

IL RAZZISMO: DOTTRINE, ATTEGGIAMENTI E COMPORTAMENTI

Verso l'inizio del 19 secolo cominciano a formarsi dottrine che attribuiscono alla razza tratti del comportamento, oltre che alle differenze somatiche. Queste dottrine della razza si formano su un forte determinismo biologico, in base al quale il comportamento di individui, o gruppi di individui, viene determinato in base alla propria razza.

Il fatto che ci siano differenze fra razze diverse, non implica che sia legittimo negare ad una razza di esercitare diritti, o posizioni sociali. Però, questo è accaduto e accade molto spesso.

Possiamo chiamare dottrine razziste: quelle dottrine, quegli atteggiamenti che discriminano, sulla base della razza, l'accesso a diritti e posizioni sociali.

Parliamo invece di discriminazione razziale, quando in una società, a tutti i membri di una popolazione, viene negato l'accesso a diritti e posizioni sociali.

Uno studioso ha evidenziato che è bene sapere che il concetto di razzismo può indicare due realtà diverse fra loro. Nella prima il termine di razza, viene applicata al proprio gruppo, e vengono ripudiati tutti quelli che ne stanno fuori (auto-razzizazione). Nella seconda il termine razza viene attribuito a quelle popolazioni ritenute inferiori (etero-razzizazione).

N.B. Deriva genetica: popolazioni che vivono geograficamente isolate e che si accoppiano fra loro.

         Selezione sessuale: Società divisa con barriere non geografiche ma sociali, ad esempio caste, 

         dove i membri si accoppiano fra loro.

                                                

QUATTRO CASI DI DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

1: L'antisemitismo (auto-razzizazione)

Il termine Antisemitismo fu adottato in Germania verso la fine del 19 secolo dai circoli nazionalisti che si opponevano di riconoscere agli ebrei uguali diritti di cittadinanza.

Nel tardo medioevo, gli ebrei vennero esclusi sia dalla proprietà della terra, sia dall'esercizio di mestieri. Essi si specializzarono nell'unico mestiere disponibile, il prestito ad interesse (usura).

Per legge, gli ebrei dovevano risiedere in delle aree a loro riservate, ai margini o al di fuori delle mura cittadine. Poi la segregazione spaziale toccò il suo vertice con la creazione del ghetto: un quartiere circondato da mura nella quale gli ebrei erano obbligati a risiedere e le cui porte venivano chiuse ogni sera. Agli ebrei venivano attribuite le colpe delle ricorrenti situazioni di crisi, divennero il capo espiatorio alla quale imputare tutti i mali.

Questo portò al tentativo di sterminio messo in atto durante la seconda guerra mondiale dal regime nazista.

Infine la persecuzione subita rafforzò il movimento sionista che era nato per dare al popolo ebraico un territorio e uno stato. Si arrivò così alla fondazione in Palestina dello stato di Israele nella quale emigrarono ondate di ebrei. Ciò apri un nuovo fronte di guerra fra Israele e il mondo islamico che va avanti ancora oggi.

2: Il dilemma americano

Negli Stati Uniti, i neri per parecchi hanno, sono restati lo strato più povero della società, in quanto subivano forme di discriminazione sia dal punto di vista residenziale sia nell'accesso al mercato del lavoro. La loro condizione cominciò a cambiare, solo quando sotto la spinta del movimento non violento guidato da Martin Luther King, il congresso passò delle leggi che ponevano fine alla discriminazione razziale.

Per contrastare la discriminazione però non bastano solo delle leggi, quindi furono adottate delle misure che vanno sotto il nome di Azioni positive, che consistono nel riservare agli esponenti delle minoranze, una quota di posti nell'ammissione alle scuole e nel mercato del lavoro.

La grande maggioranza della popolazione nera, resta però ancora nel fondo della società, e questo significa che il dilemma americano, resta ancora un problema aperto.

3: Il Sudafrica dal'apartheid alla convivenza (etero-razzizazione)

Nel Sudafrica il regime dell'Apartheid si istaura dopo il 1948. La società dell'apartheid è una società rigidamente gerarchizzata; al vertice si trova la minoranza bianche, seguono gli indiani, i malesi, e infine gli altri neri. In regime di Apartheid i diritti politici, sono esclusivamente riservati ai bianchi e vige una rigida discriminazione nell'accesso al lavoro, proprio come negli stati uniti.

Le cose cominciarono a cambiare, solo con a creazione e il rafforzamento di un grande movimento nero: L'African National Congress. Nel 1990, il leader del movimento, Nelson Mandela fu eletto presidente e il Sudafrica volto pagina; si passava da una forma di discriminazione assoluta, alla convivenza pacifica tra i bianchi e i neri.

4: L'immigrazione verso i paesi europei e L'Italia in particolare.

Dopo che l'Europa ha cessato di essere area di emigrazione è diventata area di immigrazione.

Due fattori sono all'origine di questa corrente migratoria:

1: L'esplosione demografica che in molti paesi del terzo mondo ha spezzato l'equilibrio tra popolazione e risorse.

2: lo straordinario periodo di sviluppo dei paesi de'Europa.

In Italia la presenza di stranieri (solo quelli regolari) si aggira sul 2%. In altri paesi la percentuale è più del doppio. I paesi dell'Europa occidentale stanno quindi diventando società multietniche e multirazziali.

È ovvio che queste correnti migratorie tendono a produrre tensioni e conflitti. Di fronte a queste tensioni, i paesi dell'Unione Europea hanno adottato negli ultimi anni politiche di contenimento tendenti a porre un contenimento all'immigrazione.

Anche in questo caso, ovviamente gli immigrati incontrano atteggiamenti discriminatori nei loro confronti.

ETNIE E NAZIONI

A differenza del concetto di razza, il concetto di etnia rimanda a differenze di ordine culturale che si trasmettono di generazione in generazione. Ci sono parecchie definizioni a riguardo del concetto di etnia, ma tutte hanno in comune degli elementi:

In particolare, vi è un etnia o un gruppo etnico, quando:

1:i membri di un gruppo designano se stessi, mediante un nome che li contraddistingue.

2: si è prodotto il mito di una comune origine o discendenza

3: si è creata una comunità che condivide certe memorie comuni

4: vi è una cultura condivisa (linguaggio, credenze, costumi), diversa da quelle vicine.

5: vi è un territorio (spesso solo simbolico) che i membri del gruppo considerano proprio.

6: si sviluppa un sentimento di solidarietà tra i membri del gruppo.

Questi elementi che costituiscono un'etnia si modificano nel tempo per effetto di fattori endogeni e esogeni.

Nelle scienze sociali spesso si fa confusione fra concetti di etnia e i concetti di nazionalità e di nazione, perché gli stessi termini vengono usati con due significati diversi: Nel primo caso il concetto di nazione designa una collettività (popolo) che ha discendenza comune. In questo caso la nazione si fonda sull'etnia e insieme formano lo stato nazione. Nel secondo caso il concetto di nazione designa una collettività di cittadini che hanno comuni diritti e doveri. In questo caso lo stato forma la nazione e la nazione può essere composta da differenti etnie.

N.B.: Società e stati multietnici e multinazionali più importanti: India, Stati Uniti, Svizzera, Spagna, Belgio, Canada.

CAPITOLO 6 (FAMIGLIA E MATRIMONIO)

 

PARENTELA E DISCENDENZA

Si distinguono due tipi di discendenza: cognatico e unilineare. Nel sistema cognatico, il gruppo di parentela (chiamato parentado) è formato da tutti i discendenti di una persona sia attraverso la linea maschile sia attraverso quella femminile. Nel sistema unilineare, invece, il gruppo di parentela è formato da tutti quelli che discendono da un antenato comune esclusivamente attraverso la linea maschile o quella femminile. Si parla di clan quando il capostipite è mistico, lignaggio quando non è mistico.

Un gruppo di discendenza è detto patrilineare quando l'anello di congiunzione è solo maschile (relazioni agnatiche), matrilineare, quando l'anello di congiunzione è femminile (relazioni uterine).

ESOGAMIA E ENDOGAMIA

Vi è un'altra importante distinzione: quella fra endogamia e esogamia. Si usa endogamia per indicare le norme sociali che prescrivono la scelta del partner all'interno di un gruppo, esogamia per indicare le norme che vietano invece di sposarsi con una persona all'interno del gruppo.

Ovviamente nelle società occidentali, le relazioni di endogamia sono definiti incesto e condannati.

Il tabù dell'incesto viene spiegato in diversi modi. Alcuni dicono che le relazioni fra consanguinei sono biologicamente pericolose. Altri, invece, prevedono che una forma di endogamia, riduce i conflitti all'interno della famiglia.

Due sono i casi più famosi di società nella quale si pratica l'endogamia. Il primo è quello dell'India dove bisogna sposarsi con una persona della stessa casta. Il secondo è quello dei paesi Arabi, nei quali bisogna sposarsi con un parente prossimo, possibilmente il cugino paterno.

MONOGAMIA E POLIGAMIA

Oltre a con chi ci si debba sposare, le norme sociali prescrivono anche quanti coniugi si possono avere. Si parla di monogamia, quando non si può avere più di un coniuge. Si parla, invece, di poligamia quando se ne può avere più di uno. Quando una donna ha più mariti si parla di poliandria, al contrario di poliginia.

La poliandria si è diffusa in pochissime società, mentre la poliginia ha avuto grande importanza fuori dal mondo occidentale. Perché la poliginia possa esistere sono necessarie due condizioni:

La prima: una forte differenza di età di matrimonio tra uomini e donne.

La seconda: a causa della differenza di età e all'alto tasso di mortalità le donne si trovano presto vedove e quindi sono disponibili per altri matrimoni.

TIPI DI FAMIGLIA MONOGAMICA

Le prime indagini empiriche sulla famiglia Europea sono state fatte da Le Play. Egli prevedeva tre tipi di famiglia:

1: Famiglia patriarcale: tutti i figli sposati convivono sotto lo stesso tetto con i genitori.

2: Famiglia instabile: piena libertà di decisione dei figli

3: Famiglia ceppo: dove uno solo dei figli, scelto dal padre, sta a vivere con lui una volta sposato, mentre tutti gli altri, fuori.

Troviamo diverse regole di residenza all'interno di queste famiglie:

residenza matrilocale: sposi con genitori della moglie.

Residenza patrilocale: sposi con genitori del marito

Residenza bilocale: gli sposi scelgono dove vivere

Residenza ovunculocale: sposi vanno nella casa dello zio materno dello sposo.

Residenza neolocale: sposi vanno a vivere per proprio conto.

Laslett, invece classifica la famiglia in 5 tipi:

1: Famiglia nucleare: famiglia formata da una solo unità coniugale (marito moglie, figli).

2: Famiglia senza struttura: famiglia priva di unità coniugale (fratelli non sposati)

3: Famiglia del solitario: Famiglia costituita da una persona.

4: Famiglia estesa: con una sola unità coniugale e uno o più parenti conviventi. Può avere estensione verticale (padre del capofamiglia) e orizzontale (fratello del capofamiglia).

5: Famiglie multiple: due o più unità coniugali: multiple verticali (padre, madre, figlio, moglie)

   Multiple orizzontali (due o più fratelli con rispettive mogli).

Oltre che per la loro struttura le famiglie sono classificate anche in base ai loro rapporti di autorità e di affetto. Da questo punto di vista troviamo la famiglia patriarcale e la famiglia coniugale intima.

Per patriarcale si intende una famiglia dove vige una solida divisione dei ruoli, per coniugale intima una famiglia con divisione dei ruoli più flessibile.

SISTEMI DI FORMAZIONE DELLA FAMIGLIA

Un importante studioso, ha sostenuto che nella società preindustriale, vi erano due diversi modi di formazione della famiglia:

Il primo tipico dell'Europa nord-occidentale. In questo caso sia gli uomini che le donne si sposavano abbastanza tardi. In secondo luogo, gli sposi mettevano su casa da soli creando una famiglia nucleare. In terzo luogo, prima delle nozze, i giovani servivano per alcuni anni in casa di altri per guadagnare.

Il secondo modo invece è tipico di tutti gli altri paesi. In questo caso uomini e donne si sposavano abbastanza presto. In secondo caso, la nuova coppia andava a fare parte di una famiglia multipla, e in terzo caso, i giovani non prestavano servizio nelle altre famiglie.

LA NASCITA DELLA FAMIGLIA MODERNA (nucleare e coniugale). famiglia monoparentela

Molti studiosi hanno pensato che la nascita della famiglia nucleare sia dovuta al passaggio dalla società tradizionale a quella moderna. Ma questo è vero solo in parte.

Infatti per quanto riguarda l' Europa centro settentrionale, la maggior parte della popolazione ha sempre seguito la regola di residenza neolocale e quindi la famiglia nucleare a preceduto la nascita della società moderna (industrializzazione). Per quanto riguarda invece l'Europa meridionale, le famiglie compresse hanno sempre avuto molta importanza. E la loro importanza è cominciata a calare appunto con la nascita della società moderna.

Con il passare del tempo sono cambiate anche le relazioni familiari. Un tempo le relazioni, fra moglie e marito, genitori e figli e fratelli e sorelle era molto diversa da oggi.

In tutti i ceti sociali, dominava un modello di autorità  patriarcale dove a capo c'era il capofamiglia (padre, marito). Inoltre fra marito e moglie c'era una rigida separazione dei ruoli che li portava a un massiccio distacco. Infine i genitori non mostravano affetto per i figli e li educavano fin da subito alla sottomissione.

Poi ancor prima dell'industrializzazione la famiglia patriarcale entrò in crisi. I rapporti diventarono più confidenziali, il capofamiglia non aveva più l'autorità di prima e ai figli veniva dato molto affetto e confidenza. Si passò appunto alla famiglia coniugale intima.

IL DECLINO DELLA FAMIGLIA CONIUGALE NEI PAESI OCCIDENTALI

In tempi assai recenti, la famiglia coniugale ha perso importanza nei paesi occidentali. A partire dagli anni 60 infatti, ci fu infatti una forte diminuzione del numero delle nozze, e un forte aumento del numero dei divorzi. Questo accade sostanzialmente perché: in primo luogo vi è un aumento dei giovani ch vanno a vivere da soli, in secondo luogo è aumentata la propensione dei giovani a restare più a lungo in casa dei genitori. In terzo luogo si è sviluppata la convivenza more uxorio (convivenza prenunziale). Questo tipo di convivenza che di solito ha durata breve ed è infeconda, in moli paesi però sta venendo sostituita dalle unioni libere, (convivenza senza nozze e feconda).

L'AUMENTO DELL'INSABILITA CONIUGALE

Come detto, prima a partire dal 60 è di molto aumentato il numero dei divorzi e separazioni legali. Questo è accaduto perché sono avvenuti dei mutamenti nel diritto di famiglia.

Infatti prima il divorzio era concesso solo se uno dei due coniugi, commetteva una colpa. Ora invece viene concesso anche se fra marito e moglie ci sono delle differenze inconciliabili che portano al fallimento del matrimonio.

Le due variabili più importanti che portano al divorzio sono: un mancato attaccamento alla religione, alla chiesa cattolica, e un aumento del tasso di attività delle popolazione femminile.

N.B. Le famiglie ricostituite sono quelle famiglie che si formano con l'aggiunta di un genitore ai due naturali

 

 

CAPITOLO 7 (EDUCAZIONE E ISTRUZIONE)

Nella trasmissione del patrimonio culturale si possono distinguere tre elementi:

In primo luogo, ogni generazione lascia alla successiva la cultura materiale della società in cui è vissuta (insieme di strumenti ereditati o prodotti).

In secondo luogo, ogni generazione trasmette alle seguenti, i modi di agire, che possono essere comunicati anche senza mezzi verbali (accendere il fuoco).

In terzo luogo, da una generazione all'altra passano le conoscenze e i valori che possono essere trasmessi solo attraverso parole, per via orale o scritta.

Per più del 99% della loro storia, gli esseri umani hanno vissuto in culture solo orali.

Solo dopo molti anni, nasce la prima forma di scrittura. Poi, fra l'introduzione della scrittura e la sua diffusione è trascorso un lunghissimo periodo di tempo.

Dai dati in possesso, il processo di alfabetizzazione  fece i suoi primi grandi passi ad Atene e a Roma.

Il passaggio da una cultura orale a quella scritta ha avuto conseguenze di grande portata: ad esempio ha favorito lo sviluppo dell'individualismo e della scienza.

Inoltre, è molto importante evidenziare che il passaggio dalla cultura orale a quella scritta è stato accompagnato dalla nascita e dallo sviluppo della scuola.

TEORIE SULL'ISTRUZIONE

Le principali teorie riguardo all'educazione e ai sistemi scolastici sono:

-funzionalista

-marxista

-weberiana

Teoria funzionalista: secondo i funzionalisti, l'espansione dell'istruzione è legata alla modernizzazione. Più in particolare:  Il livello di qualificazione richiesto in molti posti di lavoro cresce costantemente, e quindi, essendo le istituzioni scolastiche a fornire tale qualificazione, aumenta anche la percentuale di popolazione che passa attraverso istituzioni scolastiche. Si deduce che l'istruzione rende la forza lavoro più produttiva. Inoltre l'unica istituzione specializzata che fornisce qualificazione è la scuola.

Teoria marxista: La teoria marxista vede nell'istruzione l'istituzione che svolge la funzione di un'arma usata dai proprietari dei mezzi di produzione per mantenere l'ordine sociale esistente. Tali studiosi, hanno sostenuto che il sistema scolastico serve a riprodurre il sistema capitalistico. Lo fa in due diversi modi: Innanzitutto promuovendo la credenza che il successo economico dipenda dal possesso di determinate capacità. In secondo luogo,  trasmettendo agli allievi quegli attributi che permettano la divisione gerarchica del lavoro (passività, obbedienza, docilità).

Teoria weberiana: Per Weber i tipi fondamentali di potere sono 3: carismatico, tradizionale, legale-razionale. Per ogni tipo di potere vi è un diverso ideale educativo:

-Al potere carismatico corrisponde l'ideale dell'iniziato: La persona ha accesso a un sapere segreto tramite prove e cerimonie.

-Al potere tradizionale corrisponde l'ideale del l'uomo colto: il fine dell'educazione è in questo caso il raffinamento della persona.

-Al potere legale-razionale corrisponde l'ideale dello specialista: l'istruzione che viene fornita ai giovani ha un'immediata utilità pratica nelle officine e negli uffici.

Secondo questi studiosi , lo sviluppo dell'istruzione che si è avuto nella società moderna non è dovuto tanto all'aumento della domanda di qualificazione tecnica, ma alle azioni condotte dai vari ceti sociali per mantenere la propria posizione nel sistema di stratificazione. Sono queste azioni che hanno portato il fenomeno del credenzialismo (uso dei titoli di studio come mezzi per controllare alle posizioni chiave nella divisione del lavoro).

Molti altri fattori hanno influito sull'andamento dell'istruzione, ad esempio la religione, la concezione che della scuola hanno avuto i gruppi dominanti e infine lo sviluppo dello stato nazionale.

La religione: Le differenze presenti nel 20 secolo nel grado di istruzione fra le varie regioni, erano riconducibili al diverso atteggiamento che cattolici e protestanti avevano nei confronti dell'alfabetizzazione. Le ricerche storiche ci dicono che la riforma protestante diede un contributo straordinario alla diffusione della scolarizzazione. Questo perché i protestanti sostennero che per raggiungere la salvezza bisognava leggere da soli le sacre scritture nella propria madre lingua.

La chiesa cattolica reagì negativamente a quanto stava accadendo, allontanando i fedeli dalle bibbie in volgare. Nonostante questo, però con il passare del tempo, i protestanti ebbero la meglio, riuscendo a convincere la gente dell'importanza di sapere leggere.

Le concezioni dei gruppi dominanti: è cosa vantaggiosa o dannosa per lo stato avere contadini che sappiano leggere e scrivere? Questo problema è stato discusso moltissime volte e si è arrivati a due tipi di conclusioni proposte da sovrani o governi dell'Europa. Da una parte si trovavano chi sosteneva che l'istruzione di massa comportava un grave pericolo, in quanto avrebbe insegnato al popolo a disprezzare la loro posizione nella vita e li renderebbe ribelli. Dall'altro lato, si trovavano invece, chi sosteneva che l'istruzione fra tutta la popolazione fosse la politica migliore da adottare, in quanto l'istruzione popolare era ciò che distingueva una società civile da una barbara. Questa seconda conclusione fu quella accettata da tutti i paesi occidentali.

Lo sviluppo dello stato nazionale: La nascita e lo sviluppo degli stati nazionali, sono stati accompagnati dal riconoscimento di molti diritti civili, politici e sociali. Degli ultimi, fa parte il diritto-dovere dell'istruzione elementare.

Gli stati nazionali si basavano infatti su alcune idee di fondo che favorivano la nascita e lo sviluppo dei sistemi scolastici. In primo luogo pensavano che l'attore principale della società era l'individuo. In secondo luogo che la nazione era formata da un'insieme di individui. In terzo luogo avevano fiducia nel progresso. E in quarto luogo, attribuivano grande importanza all'infanzia, fase nella quale gli individui venivano formati. Di conseguenza erano convinti che con la scuola fosse possibile creare adulti leali e produttivi.

SOMIGLIANZA E DIFFERENZE

Fra i paesi occidentali si trovano oggi molto differenze a livello di istruzione.

Questa è la conclusione che si deduce confrontando i diversi paesi riguardo 4 aspetti:

1: grado di diffusione dell'istruzione nella popolazione: Per quanto riguarda la scuola elementare e media inferiore le differenze poco a poco sono sparite, rimangono invece quelle riguardanti l'istruzione secondaria superiore.

2: curriculum della scuola elementare: Prima le differenze sulle materie insegnate nella scuola superiore erano molto accentuate, oggi vi è una standardizzazione dei curricula.

3: struttura interna dei sistemi scolastici: Da questo punto di vista si distinguono due tipi di sistema scolastico: il primo a selezione tardiva, presente negli stati uniti, prevede per tutti gli studenti una scuola secondaria unica, al termine della quale si può procedere con gli studi. Il secondo, a selezione precoce, tipico dell'Europa: la scuola secondaria viene divisa in scuole che permettono la continuità di studio superiore, e in altre che non lo permettono.

Uno studioso americano ha sostenuto che a questi modelli corrispondono due diversi tipi di mobilità sociale, il primo competitivo, il secondo cooptativo.

Il sistema competitivo incoraggia gli individui a competere con gli altri per raggiungere posizioni più elevate. Il sistema cooptativo, invece addestra le masse di individui a considerarsi incompetenti a dirigere la società.

L'ISTRUZIONE E LE DISUGUALIANZE

La prima forma di disuguaglianza scolastica è quella nel rendimento scolastico, cioè nel diverso grado di conoscenze acquisite dagli allievi nelle materie di insegnamento. La seconda forma di disuguaglianza riguarda l'intelligenza degli allievi. La terza invece ha a che fare con l'ambiente di origine degli studenti. Infine la quarta forma di disuguaglianza riguarda l'ambiente scolastico (caratteristiche dell'edificio, attrezzature disponibili).

Intelligenza e la sua origine: alcuni studiosi hanno sostenuto che l'intelligenza è ciò che viene misurato dai test del QI (il primo fu creato da Alfred Binet). Dalle ricerche effettuate, risulta che il QI è correlato sia con il rendimento scolastico, sia con le caratteristiche dell'ambiente.

Jensen ha scritto che ciò che i test del QI misurano, è dovuto per l'80 % a fattori ereditari e per il 20% a fattori culturali. Questa tesi viene respinta da molti studiosi, in quanto, in primo luogo  i test del QI sono condizionati culturalmente e premiano coloro che hanno più familiarità con alcune idee e conoscenze. In secondo luogo, è vero che i test dipendono sia da fattori ereditari che culturali ma è impossibile quantificarne le percentuali.

Classi sociali e successo scolastico: Le ricerche condotte nell'ultimo mezzo secolo sono arrivate tutte alla stessa conclusione: fra la classe sociale di appartenenza e il successo negli studi vi è una relazione positiva. (quanto più è elevata la classe di origine, tanto più è elevata la probabilità che uno studente abbia un buon rendimento scolastico).

Per questa relazione sono state fornite spiegazioni diverse: Secondo la teoria del Deficit, se i giovani provenienti da classi sociali più basse, hanno rendimenti peggiori è perché la famiglia non trasmette loro, le capacità e i valori che la scuola richiede. Al contrario la teoria della differenza, critica la teoria del deficit perché cerca le cause dei fallimenti nei bambini e non nell'istituzione scolastica che crea delle discriminazioni sociali.

La spiegazione più convincente è stata proposta da Bordieu. Secondo questo sociologo, se gli studenti delle classi agiate vanno meglio a scuola è perché godono di un certo capitale culturale, trasmesso dalla famiglia, che le classi sociali più basse non hanno.

ISTRUZIONE E MERITOCRAZIA

Nel corso del tempo gli studiosi funzionalisti hanno ritenuto che la società moderna sia diventata sempre più meritocratica. Ciò che caratterizza tale società è il passaggio dall'ascrizione all'acquisizione.

LA VITA QUOTIDIANA NELLA CLASSE SCOLASTICA

Stili di leadership: il più famoso esperimento nello stile di leadership degli insegnanti è stato fatto negli stati uniti. Questi studiosi crearono 3 gruppi di ragazzi, e a ciascun gruppo assegnarono un leader con uno stile diverso: autoritario, democratico, e laissez-faire. Alla fine, il primo gruppo era quello più produttivo, ma più aggressivo, il secondo quello meno aggressivo con un morale più elevato, e il terzo quello che funzionava peggio di tutti.

Flanders , psicologo sociale, elaborò un altro metodo per studiare l'interazione in classe. Egli divideva il comportamento dei soggetti in tante unità. A questo punto lo studioso avrà il compito di classificare ogni tot. Tempo i comportamenti dell'insegnante e degli allievi nelle diverse unità. Si deduce che gli insegnanti parlano per un enorme quantità di tempo, gli allievi per molto meno. Inoltre per tutto il tempo che parlano gli insegnanti, metà del tempo lo usano per spiegare, l'altra metà per mantenere il controllo sulla classe.

Strategie e negoziazioni: Questa impostazione fa parte dell'interazionismo simbolico. Secondo tale impostazione; sia l'insegnante che gli allievi hanno dei fini, diversi tra loro e li raggiungono elaborando delle strategie. Naturalmente l'insegnante a più potere, ma per il suo dominio non è mai completo. Quindi perché l''insegnamento possa avere luogo è necessario un processo di negoziazione fra allievi e insegnante. La negoziazione implica il raggiungimento di un accordo, nella quale vengano stabilite e mantenute alcune regole.

La profezia che si autoadempie in classe: Si parla di profezia che si autoadempie quando una definizione falsa di una situazione da origine a comportamenti che la rendono vera.

Quindi l'idea di fondo del teorema formulato da Thomas è che se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze.

Articolo informazione


Hits: 4667
Apprezzato: scheda appunto

Commentare questo articolo:

Non sei registrato
Devi essere registrato per commentare

ISCRIVITI

E 'stato utile?



Copiare il codice

nella pagina web del tuo sito.