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Karl MARX (1818-1883): Contraddizione interna ai sistemi economici

sociologia


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Karl MARX

                         (1818-1883)



Opere principali: Differenza tra le filosofie della natura di Democrito e di Epicuro (sua tesi di laurea, 1841); Tesi su Feuerbach (1845); La sacra famiglia (1845); L'ideologia tedesca (1846); Miseria della filosofia (1847); Manifesto del partito comunista (1848); Critica dell'economia politica (1859); Il Capitale (1867-1894).



1. La realtà determina la coscienza

Il sistema filosofico di Marx fonda le sue basi su un assunto di partenza: non è la coscienza degli uomini a determinare la loro condizione sociale, ma è la loro condizione sociale a determinarne la coscienza; ovvero, le idee, i desideri, le aspettative, sono condizionate in modo preminente dall'ambiente sociale in cui l'uomo si trova a vivere. Il mondo empirico e contingente dei rapporti sociali ma, soprattutto quello dei rapporti economici, vengono a determinare il modo in cui l'uomo pensa la realtà.



La posizione di Marx concede la preminenza alla realtà rispetto alla coscienza.

Marx mette in risalto che solo attraverso un cambiamento sostanziale della stessa realtà in cui gli uomini si trovano a vivere, questa ultima determini in modo nuovo anche la coscienza.

Il materialismo di Marx si sviluppa quindi entro l'affermazione che è nella realtà empirica che scaturisce la verità della coscienz 727f57h a, poiché la coscienza è determinata dai dati empirici.



2. Struttura economica e sovrastruttura ideologica

Nelle varie epoche della storia gli uomini sono costretti a vivere, indipendentemente dalla loro volontà, in un determinato assetto economico attraverso il quale producono i mezzi necessari alla loro sopravvivenza. L'aspetto economico dell'uomo è connaturato ad esso e attraverso di esso ogni uomo entra in contatto con gli altri: l'economia è alla base dell'attività umana, ogni attività parte da presupposti economici.

Nell'esistenza e nella storia dell'uomo si possono riscontrare una struttura e una sovrastruttura: la struttura è la base economica, la condizione dei rapporti di produzione in cui si viene a trovare l'uomo in una determinata fase del suo percorso storico, la sovrastruttura è ogni aspetto della realtà che non è quello economico, ovvero, la cultura, la società, lo Stato, la religione, l'arte e tutti gli altri aspetti non-economici e ideologici della vita dell'uomo. Ciò significa che la religione, la cultura, l'arte, e la società di un determinato popolo sono lo specchio di una certa struttura economica, ovvero lo specchio di un determinato modo di vivere i rapporti di produzione esistenti.

Si viene quindi a determinare quella dipendenza della coscienza (l'ideologia e la cultura) dalla realtà (i rapporti economici reali e materiali che si instaurano tra gli uomini) che è la tesi principale del pensiero di Marx. La coscienza dell'uomo è quindi condizionata, più o meno consapevolmente, da quella stessa attività che egli stesso è costretto a porre in essere per garantire la sua sussistenza e la sua sopravvivenza.



3. Lotta di classe e critica della prassi

Per comprendere realmente ciò che un uomo è in un determinato periodo della sua storia occorre capire in che momento dello sviluppo delle forze produttive si trova a vivere. In questo modo, per avere una conoscenza corretta dell'uomo, non si parte dall'opinabile contenuto della sua coscienza, inevitabilmente soggettivo, ma dall'oggettività dei dati di fatto, empirici e constatabili, che si esprimono nell'attività economica che lo stesso uomo, necessariamente, pone in essere.

Il destino dell'uomo nella storia è quello di vivere una contraddizione che nasce nella struttura economica. I rapporti di produzione in cui si è trovato l'uomo durante l'intero sviluppo della sua storia si manifestano nei rapporti di proprietà, ovvero nel modo in cui si possiedono i mezzi che servono a produrre le cose necessarie alla sua sussistenza. Nella struttura economica vengono a crearsi due classi di uomini: una che detiene i mezzi di produzione e una che rappresenta la forza lavoro, la classe che produce i beni utilizzando mezzi di produzione che non sono di loro proprietà.

Nel periodo contemporaneo a Marx, si assiste alla divisione in classi: da un lato i capitalisti, coloro che detengono il capitale e le industrie, ovvero i mezzi di produzione, e dall'altro i proletari, gli operai che lavorano nella fabbrica producendo i beni con mezzi di produzione in possesso di altri.



Si assiste, dunque, e questa secondo Marx è una legge storica universale, ad uno scontro perenne tra due classi, quella che detiene in proprietà i mezzi di produzione e quella che produce beni utilizzando quegli stessi mezzi che non saranno mai di loro proprietà. La prima classe sarà destinata inevitabilmente a dominare sulla seconda.

Per rimuovere questa ingiustizia, vera e propria contraddizione interna al sistema economico di ogni epoca, secondo Marx occorre intervenire nella struttura stessa del sistema economico in modo da rimuovere concretamente e materialmente le cause di tale contraddizione. Tale rimozione avviene nella storia nei periodi di rivoluzione, ovvero in quelle epoche in cui gli uomini delle classi sfruttate sono in grado di comprendere la loro situazione e di cambiare i rapporti di forza all'interno della struttura economica. Questa è la critica della prassi, ovvero il rivolgersi a una lettura critica dei fenomeni reali dell'esistenza.



4. Contraddizione interna ai sistemi economici

"A un certo punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con l'organizzazione sociale del lavoro, cioè con i rapporti di produzione esistenti e quindi con i rapporti di proprietà." (K. Marx). Ciò significa che le forze produttive materiali, ovvero la forza lavoro, la classe che produce ma non detiene i mezzi di produzione, non si trovano più in accordo con il sistema socio-economico esistente.

Queste fasi di rivoluzione, in cui una classe preme sull'altra per il cambiamento, si riscontrano in tutti i periodi di passaggio da un modello di produzione all'altro: così fu nel passaggio dalla società schiavista a quella feudale, e da quella feudale a quella industriale-capitalista. Il mutamento, nel sistema capitalistico, è rappresentato dai proletari, la forza lavoro delle fabbriche, che, essendo in posizione di svantaggio, premono per un cambiamento dello stato di cose esistente.

Per Marx la rivolta della classe dominata porterà alla definitiva eliminazione delle classi e della stessa lotta di classe, annullando di fatto anche la proprietà privata (la proprietà privata dei mezzi di produzione è infatti connaturata alla classe dominante). Questo movimento reale e necessario della storia verso una società non più classista e quindi egualitaria porta a quel nuovo sistema di vita e di produzione dei beni che Marx chiama comunismo.



5. L'alienazione alla base del sistema capitalista

Gli uomini producono beni per soddisfare i propri bisogni. Tali beni hanno quindi un valore d'uso, ovvero hanno un significato in rapporto all'uso che se ne fa (l'uomo produce pane per mangiarlo, produce vestiti per indossarli, produce edifici per abitarli). Nel sistema capitalista il valore d'uso viene trasformato in valore di scambio, per cui il pane non è più prodotto solamente per soddisfare il bisogno del cibo, ma viene prodotto per essere scambiato, il pane viene prodotto per ricevere in cambio non la sazietà ma la moneta, allo stesso modo in cui un'industria edilizia produce case non per farvi abitare i propri costruttori ma per venderli ad altre persone.

In questo meccanismo si avverte una separazione tra l'oggetto prodotto e l'uso per cui è stato costruito. Chi lo produce non è più nemmeno proprietario dell'oggetto stesso, in quanto il lavoratore vende la propria capacità lavorativa al datore di lavoro, ovvero al capitalista.
Non solo il produttore reale di un oggetto non è più il suo proprietario, ma non è nemmeno proprietario dei mezzi che servono a produrre l'oggetto. Questa separazione tra l'oggetto prodotto e la sua proprietà è l'alienazione, per cui l'oggetto acquista vita propria e autonoma rispetto al produttore. Il lavoratore, poi, riceve in cambio un salario definito dal proprietario del suo lavoro.
L'alienazione è quindi la separazione tra proprietario e bene prodotto; Ciò genera iniquità, poiché sarebbe equo che il produttore di un bene ne ricevesse in cambio il pieno valore di scambio invece di ricevere una parte minore di quel valore sottoforma di salario.






6. Il plusvalore: le cause economiche dello sviluppo storico

Nel sistema capitalista l'obiettivo di chi detiene i mezzi di produzione (fabbrica, macchinari e operai) è quello di ridurre al minimo i costi in modo tale da avere un maggiore plusvalore. Cosa significa? In sostanza, il valore di un bene prodotto è determinato in varia misura da due tipi di costi: una parte è il costo dei macchinari (il capitale costante), l'altra parte il costo dei salari (il capitale variabile).

Per ottenere un guadagno reale, l'imprenditore deve aggiungere quanto più plusvalore possibile al bene prodotto sempre restando però nell'ambito di un prezzo determinato dal gioco della domanda e dell'offerta. Quando il prezzo determinato da questo gioco raggiunge un tetto limite oltre al quale rimane fuori dal mercato, l'unica soluzione per aumentare il plusvalore è abbassare i costi variabili (ovvero la forza lavoro, gli operai). L'imprenditore cercherà allora di abbassare i salari e sostituire gli operai con nuovi macchinari, dato che il progresso scientifico rende le macchine sempre più efficienti rispetto agli uomini.

Vista dalla parte dell'operaio la situazione è questa: egli vede ridurre sempre di più il suo mercato e il suo salario, è costretto quindi a lavorare per aumentare sempre di più un plusvalore di cui non sarà mai il beneficiario.

E' su questa contraddizione che si fonda la crisi del capitalismo: chi detiene i mezzi di produzione esaspera sempre di più la ricerca del plusvalore così da minimizzare i salari e massimizzare il profitto. Questa corsa al profitto ha come conseguenza un impoverimento del proletariato a fronte di un aumento incessante delle quantità di merci prodotte. Il mercato quindi va in crisi di sovrapproduzione: si produce di più senza avere la possibilità di vendere. Tutto ciò porterà, secondo Marx, ad una situazione sociale in cui vi saranno pochi capitalisti e un'enorme massa di proletari sfruttati potenzialmente distruttiva.

Ecco perché la storia porterà il capitalismo ad annullarsi nel comunismo, la forma di società che rappresenta il culmine dello sviluppo storico umano.



7. Il superamento del capitalismo: il comunismo

La soluzione al capitalismo, è il comunismo. Nella società comunista non esisteranno più classi e lotta di classe, non esisterà più separazione tra oggetto prodotto e produttore, i mezzi di produzione saranno di proprietà comune.

Il comunismo, per Marx, è una legge necessaria, una tappa obbligata dello sviluppo storico che non trae origine da ideali astratti presenti arbitrariamente nella coscienza degli uomini, ma trae la sua legge dall'evidenza stessa dei dati pratico empirici dell'economia. Secondo Marx il comunismo è quindi la naturale e necessaria soluzione del capitalismo in un nuovo e definitivo sistema socio-economico finalmente egualitario, dopo secoli di lotte e disuguaglianze.







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