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Cosa significa pensare?

psicologia


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Cosa significa pensare?

Cosa significa pensare?

In una ricerca metodologica riguardo al pensare è fondamentale seguire un percorso corretto, consequenziale e che in primo luogo non inizi con una falsa partenza. La prima domanda da porsi è "cosa significa pensare?" la definizione basilare afferma che il pensiero è il nucleo centrale del trattamento delle informazioni che precede tutte le attività dell'orga 838c23i nismo. Psicologi di diverse scuole di pensiero hanno ampliato questa definizione analizzando il pensiero con attitudini diverse, che hanno portato a un continuo sviluppo delle conoscenze riguardo l'argomento alcune teorie si pongono sullo stesso piano di altre, altre avendo alla propria base nozioni empiriche hanno superato determ9ionate concezioni in un processo dinamico ancora in atto. Il pensiero elabora i dati in entrata (input) in una serie complessa di procedimenti, che portano a una risposta in uscita (output).

Il pensiero si basa principalmente su schemi che sono un complesso organizzato di conoscenze su un determinato oggetto, che permettono al pensiero di stabilire che informazioni assumere e pianificare la raccolta di queste. La psicologia dei processi cognitivi ha avuto uno sviluppo assai rapido negli ultimi quaranta anni , questo perché nella prima metà del secolo gli psicologi hanno avuto la preoccupazione di essere obbiettivi, di badare a dati empirici osservabili e riscontrabili con certezza. In buona parte di queste tendenze furono dominate dalle teorie comportamentiste che appunto aspiravano a attenersi allo studio dei dati manifesti e visibili, degli input e degli output, tralasciando il pensiero stesso, puro, pensiero in quanto pensiero. La mente per loro era come una scatola vuota, priva di qualsiasi meccanismo al suo interno nella quale entravano stimoli e uscivano risposte. Nella seconda metà del secolo le teorie comportamentiste vennero superate dal cognitivismo che capì che ci si poteva tranquillamente occupare del pensiero senza smettere di essere rigorosamente scientifici. In quanto vennero sviluppati vari metodi indiretti per studiare il pensiero in ogni caso empirici. Per condurre gli esperimenti si chiese a soggetti sperimentali di risolvere determinati compiti cognitivi o risolvere determinati problemi pratici (problem solving) al fine di comprendere più a fondo il pensiero che vi sta alla base. Si arrivò così a studiare i biases, le euristiche cognitive, la flessibilità, la fantasia e la meccanicità e tutte le diverse particolarità tipiche del pensiero. Si differenziarono così tre principali forme di pensiero: il ragionamento, con il quale il pensiero è in relazione con l'oggetto e inferisce dati da esso, la fantasticheria, con il quale il pensiero prescinde dal oggetto e la formazione di concetti. Si costatò inoltre che il pensiero poteva essere anche convergente e divergente, produttivo o riproduttivo e aperto o chiuso. A cominciare dagli anni settanta gli psicologi cognitivi si occuparono del pensiero che da luogo alle decisioni, interessandosi così ai fattori psicologici che sposano il pensiero verso una determinata decisione, ma nonostante gli studi in laboratorio i cognitivisti non arrivarono mai a dati certi.



Le ricerche cognitivisti fondate sulla stimolazione del pensiero tramite diversi test, esperimenti e tecniche psicometriche andavano però a studiare solo il pensiero volontario,consapevole escludendo dalla propria ricerca il pensiero automatico, involontario e incosciente di cui tipico esempio è l'insight. L'insight venne studiato per la prima volta intorno agli anni venti grazie a un grande contributo da parte della gestalt e in particolare di Koholer e dei suoi studi a Tenerife. Il suo lavorò fu pionieristico in particolare sui metodi di osservazione con cui inferiva le procedure del pensiero. Le conclusioni delle sue ricerche sottolinearono che per risolvere un problema occorre visione d'insieme, fantasia, invettiva e flessibilità. Il pensiero quindi precede tutte le attività dell'organismo, ha ricadute sui comportamenti e sugli atteggiamenti e perciò è facilmente collegabile all' apprendimento. Diverse teorie si svilupparono anche a riguardo di ciò,  nel 1930 Bandura trattò l'apprendimento sociale, per imitazione, si riaffermarono teorie comportamentiste, cognitivisti e per tradizione. Periodo in cui tutti i tipi di apprendimento di pensieri che vi stanno alla base sono molto attivi è l'infanzia. Piaget si dedicò a studiare il pensiero del bambino, producendo una gran mole di lavori empirici e pubblicazioni sull'argomento, per decenni si identificò la psicologia dell'età evolutiva con il suo lavoro. Nelle sue indagini piaget si servì del metodo clinico, un misto sapiente di test, osservazione e intervista per descrivere l'evoluzione tappa per tappa del pensiero dalla nascita all'adolescenza. Le sue teorie risentirono anche dell'influenza delle concezioni innatiste che studiando il pensiero ricercavano centri cognitivi del pensiero effettivamente e biologicamente presenti all'interno del cervello. In ogni modo per lo psicologo nello sviluppo del pensiero è decisiva l'autogenerazione, il fatto che il pensiero si costruisca da se nel rapporto individuo-ambiente. La mente nasce, emerge dal biologico, ed evolve a livello da i più semplici a i più elevati. Alla nascita il pensiero è già munito degli schemi che durante lo sviluppo cambiano, accomodano mantengono il sistema del pensiero stabile nei confronti dell'infinità di informazioni provenienti dall'esterno. Quindi seppur portiamo avanti una ricerca riguardo al pensiero è impossibile svincolarsi dall'ambente esterno nel quale l'individuo è inserito. Sostenitore della forte reciprocità ra pensiero e ambiente fu Vygotskij, in quanto lui considerava il pensiero strettamente legato con la vita concreta, la cultura e il tempo. Lo sviluppo cognitivo è una conseguenza del vivere in società. L'esperienza di relazione e la comunicazione  produce nel bambino la nascita della coscienza e del pensiero. Ciò si spiega perché nei rapporti sociali gli esseri umani utilizzano il linguaggio. Il bambino è immerso nelle dinamiche sociali e in un primo tempo impara a usare gli strumenti della relazione interpersonale, acquistando le funzioni interpsichiche. Successivamente gli strumenti relazioni vengono trasferiti all'interno e trasformati in meccanismi mentali. Da interpsichiche diventano funzioni intrapsichiche. Il linguaggio utilizzato per comunicare con gli altri nei rapporti inter e intra gruppo diviene voce interna e poi forma di pensiero. Alla luce delle conoscenze attuali è chiaro che Vygotskij sottovaluta il peso dell'evoluzione, ciò nonostante queste teorie hanno il merito di rischiare alla storicità del pensiero al fatto che questo si sviluppa e si esprime in contesti storico sociali definiti e non si può analizzare nel vuoto.










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