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Pedagogia - "Roberto Ardigò"

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Pedagogia

                          "Roberto Ardigò"

Grande importanza all'insegnamento e all'educazione si afferma anche negli anni del positivismo, che si diffonde a partire dalla prima metà dell'800. Sono quelli gli anni in cui Roberto Ardigò, filosofo e pedagogista italiano, propone il suo pensiero pedagogico, presentando nel modo più coerente e conseguente 242d39c le posizioni positiviste. Nel corso di oltre un trentennio egli ha sempre sostenuto un suo preciso disegno culturale: affermare la validità del positivismo come una concezione generale del mondo, autonoma e autosufficiente, contrapposta radicalmente a tutte le posizioni metafisiche, idealistiche e spiritualistiche. Il suo pensiero rappresenta pertanto il punto più avanzato ed elaborato raggiunto dal positivismo italiano.

Roberto Ardigò nasce a Casteldidone nel 1828 in una famiglia benestante che si impoverì e si trasferì a Mantova dove muore nel 1920. Nel 1851 divenne sacerdote, ma l'anno seguente segna l'inizio di quel processo che porterà Ardigò nel 1871 a lasciare la veste di sacerdote poiché non condivideva più la fede cattolica, forse per la cultura e le idee positiviste che lo portarono ad allontanarsi dalla chiesa. Dal 1853 la sua vita è tutta dedicata all'insegnamento nella scuola elementare, nel ginnasio, nel liceo e nell'istituto tecnico, ma anche dal 1881 all'università di Padova come professore di storia della filosofia.



I suoi scritti sono molti e, per la maggior parte, nascono dall'insegnamento; tra i più importanti vi sono: nel 1893 "La pedagogia come scienza dell'educazione", nel 1869 "Lo spirito su Pietro Pompanazzi" (filosofo positivista) in cui afferma l'autonomia della ragione. Per Ardigò molto importante è la trilogia "Il vero", "La ragione", "L' unità della coscienza" in cui espone in modo sistematico il suo positivismo.

Roberto Ardigò propone la pedagogia come scienza dei fatti educativi, è un idea innovativa perché prima l'educazione era considerata un fatto spirituale. In particolare viene individuato un procedimento educativo, una successione di automatismi: l'attività porta l'esercizio, questo porta l'abitudine e questa porta l' abilità; quando questa è ben consolidata l'obbiettivo è raggiunto. L'apprendimento è principalmente educativo; infatti nel bambino che apprende l'acquisizione di abitudini determina l' abilità che poi forma l'educazione. L'educazione è costituita da tutto ciò che uno sa fare e proprio per questo a scuola si insegnano le abilità in quanto ciò che si sa e si sa fare bene è molto utile per la formazione della persona. La sua pedagogia è basata sull' osservazione dei fatti educativi.

Per Ardigò tutta la realtà è natura, e in tale ambito l'unica conoscenza valida è quella scientifica che parte dal fatto come dato certo; così di conseguenza anche il processo educativo è natura, è osservabile.

Ogni formazione naturale è determinata da alcuni fattori, e questi sono le "matrici dell' educazione". Cioè quei fattori esterni all'educando che lo conducono all'acquisizione di quelle abitudini nelle quali si identifica l'educazione. Queste "matrici" sono: la società, la famiglia, la scuola, le maestranze professionali (per esempio gli artigiani), le istituzioni speciali (per esempio collegi, caserme). Tutte danno un contributo e grazie all'azione di queste matrici il giovane viene formato. Nell' educazione non c'è nulla di misterioso, tutte le attività sono orientate.




Per Ardigò la "lezione delle cose"  è la lezione migliore. Vi sono vari tipi di "lezioni" : quelle formali fatte servendosi solo delle parole, quelle fatte per mezzo delle stesse cose, reali, e il metodo seguito in queste si chiama per ciò reale o intuitivo o anche sperimentale.

Vi sono poi le esposizioni con metodo deduttivo (dal particolare al generale) e induttivo (dal generale al particolare); che tanto nell'uno quanto nell'altro si deve procedere dal noto all'ignoto, dal semplice al complesso, dal facile al difficile.

Il metodo intuitivo o sperimentale o reale è quindi per Roberto Ardigò il metodo didattico più adatto per la formazione del bambino. Questo può essere diretto in quanto il bambino osserva e impara e nel gioco ha un contatto diretto ma anche libero con la realtà; e può essere poi indiretto.







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