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PEDAGOGIA - Kant- vita, morte, opere

pedagogia


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   PEDAGOGIA
Kant-
vita, morte, opere.

Immanuel Kant nasce nel 1724 a Koenigsberg nella Prussia orientale. Quarto figlio di un artigiano del cuoio, si avvia agli studi classici per poi proseguirli con un indirizzo filosofico e newtoniano all'università cittadina.

A 22 anni deve lasciare l'università a causa della morte del padre e diventare precettore privato. Nel 1755 viene abilitato alla docenza e inizia la sua carriera accademica che lo terrà nella sua città per tutta la vita.

I primi interessi kantiani sono di interesse fisico-naturalistico. Dai primi anni sessanta diventa sempre più evidente la sua attenzione verso la metafisica e la filosofia morale, coronata nel 1770 con il conseg 919c22j uimento dell'ordinariato di logica e metafisica.

Negli anni settanta inizierà a tenere anche corsi di pedagogia, obbligatori per i docenti del sistema accademico prussiano. Ma i suoi interessi filosofici avranno grande impulso dopo la pubblicazione della prima "critica" dedicata ai problemi della conoscenza e della metafisica. Esce così nel 1784 la "risposta alla domanda: cos'è l'illuminismo"; nel 1788 lo scritto di morale "critica della ragion pratica" e nel 1790 la "critica del giudizio", dedicata alla dimensione estetica e teologica dell'esperienza umana.



L'ultimo decennio di insegnamento è segnato dalla censura per l'opera "la religione entro i limiti della semplice ragione"(1793) e dalla diffusione dell'Idealismo derivato dalle sue dottrine che Kant combatte inutilmente come fraintendimento del proprio pensiero.

Nel 1796 lascia l'insegnamento e continua a scrivere e pubblicare, ma la sua mente si offusca. Tra il 1800 e l'anno della sua morte, il 1804, perde la vista, la lucidità e la memoria. Viene assistito dai suoi allievi e viene pubblicato la "pedagogia" nel 1803.

LA "PEDAGOGIA" DI KANT

Kant insegna pedagogia in quattro corsi tra il 1776 e il 1787, adottando dei testi su cui fare commento. La scelta dei testi risulta totalmente ininfluente, poiché Kant se ne distacca per proporre la sua concezione con evidenti riferimenti a Rousseau e a Locke.

La "pedagogia" si organizza in suddivisioni come guida alla lettura del pensiero kantiano: l'Introduzione, dedicata ai problemi di pedagogia generale; l'Educazione fisica o naturale, che comprende la dimensione strettamente fisica ma anche quella intellettuale; Educazione pratica o morale, riferita alla abilità, alla sagacia e alla moralità in senso stretto.

Nell'introduzione Kant indica nell'educazione un esigenza primaria dell'uomo: egli diviene ciò che l'educazione lo fa. È un cammino che prosegue di generazione in generazione fino al compimento ideale della realizzazione piena dell'umanità. L'educazione provvede a questo con lo sviluppo delle potenzialità umane e l'aggiunta di nuove conoscenze.

Kant individua nella natura dell'uomo un'animalità istintuale che deve essere disciplinata dall'esterno per poi sottomettersi alla ragione.

La disciplina ha il compito negativo di sottomettere gli istinti, mentre l'istruzione ha il compito positivo di insegnare a pensare e raggiungere i propri scopi. La formazione pratica provvede allo sviluppo dell'accortezza e della moralità.

AUTORITA' E LIBERTA'

La libertà è il fondamento del processo educativo, ma se lasciata a se stessa nella dimensione istintuale, essa degenera in arbitrio. È quindi necessario che alla dimensione naturale subentri la guida esterna dell'educatore. Essa abituerà il giovane alla disciplina, così che egli in seguito giungerà all'autonomia della disciplina morale interiore. L'influsso di Rousseau spinge Kant a prevedere il massimo della libertà possibile per il giovane, con la consapevolezza che l'obbedienza imposta ha come fine la sua autonomia futura. La sottomissione può essere positiva o negativa, a seconda che si basi su un obbedienza meccanica di un individuo incapace di giudizio o sull'inibizione della riflessione e della libertà di giudizio da parte di chi ne è capace.

EDUCAZIONE E SOCIETA'

Secondo Kant, un nuovo piano educativo sarebbe ostacolato sia da chi detiene il potere e considera i sudditi come strumenti per i propri fini, sia dai genitori che si preoccupano solo che i loro figli si facciano strada nel mondo. Secondo Kant, solo l'iniziativa privata da parte di esperti può dare luogo a progressi educativi. Una corretta azione educativa deve provenire dagli sforzi congiunti di persone illuminate e competenti alle quali stia a cuore il bene universale e il miglioramento dello stato futuro dell'umanità. Il mutamento del sistema educativo comporta una rivoluzione di impostazione, rivolta in primo luogo a formare maestri capaci di operare in modo libero e creativo.

I LUOGHI DELL'EDUCAZIONE: TRA PUBBLICO E PRIVATO

Secondo Kant alla scuola pubblica spetta il compito dell'istruzione, mentre la disciplina e la formazione morale devono essere affrontati in ambito privato e domestico. Tuttavia l'educazione domestica ha il limite di essere spesso effettuata da persone a loro volta non bene educate che tendono a contrastare il compito del precettore eventualmente assunto. Kant sostiene che sarebbe preferibile una scuola pubblica che assolvesse anche ai compiti educativi di formazione morale.

L'EDUCAZIONE FISICA O NATURALE:IL CORPO LIBERO E ALLENATO



La seconda sezione della "Pedagogia" viene dedicata all'educazione fisica. Si tratta dell'educazione naturale che trascende la dimensione corporea. Tuttavia, seguendo Locke e Rousseau, riprende anche il tema dell'educazione corporea propriamente detta.

Lo sviluppo intellettuale prevede che non si sia ostacolato lo sviluppo delle disposizioni naturali. Vengono così ripresi i temi dell'importanza della libertà di movimento e di un moderato indurimento fisico che Kant trova sottolineati nei suoi modelli. Ad esempio, approva il rifiuto dell'abitudine, ma sottolinea l'importanza dell'esercizio fisico attraverso giochi e attività indirizzate secondo criteri di utilità. Se dunque  la prima parte dell'educazione corporea  sarà negativa, in seguito dovrà farsi positiva, cioè non togliere impedimenti, ma aggiungere attività.

L'EDUCAZIONE NATURALE DELL'ANIMA: DAL GIOCO AL LAVORO

L'educazione naturale non è solo del corpo, in quanto concerne anche l'anima. L'educazione naturale dell'anima si distingue dall'educazione morale in quanto forma la natura interna dell'uomo. Essa concerne le facoltà intellettuali e la ragione.

Questa educazione può svolgersi in forma libera(attraverso il gioco) o in forma scolastica(obbligo). L'educazione solo attraverso il gioco produce effetti negativi, poiché sviluppa l'ozio. L'educazione scolastica è necessaria, deve insegnare ad alternare ore di attività obbligatoria ad ore di attività ricreativa, così da formare la disposizione al lavoro adulto.

L'EDUCAZIONE INTELLETTUALE: RAGIONE E METODO SOCRATICO

Poiché <<nessuna attività psichica va coltivata separatamente per se stessa, ma ognuna in relazione alle altre>>, Kant propone un modello di educazione intellettuale in cui facoltà considerate inferiori come la sensibilità, l'immaginazione, la memoria, l'attenzione, vengono sviluppate in funzione della capacità di giudizio razionale. Pertanto la sua impostazione ipotizza un curricolo in cui le capacità della mente infantile vengono addestrate  attraverso contenuti concreti tratti dalle lingue, dalle scienze, dalla storia, al fine di preparare un retto uso della ragione. A questo proposito Kant rifiuta nettamente ogni forma di pedanteria: la  memoria è strumento e non fine, le conoscenze vanno legate all'utile e al concreto.

Risulta però penalizzata l'autonomia di alcune caratteristiche infantili come l'immaginazione, che viene rinforzata solo come strumento al servizio della capacità razionale. Secondo Kant bisogna proibire la lettura di romanzi ai ragazzi perché indeboliscono la memoria e favoriscono la distrazione  in un fanciullo che Kant vuole concentrato allo sviluppo della capacità di giudizio.

Tale obiettivo si raggiunge con il metodo socratico teso a far emergere attraverso il dialogo le capacità logiche e astrattive per cogliere le regole nei casi particolari e riportare i casi particolari sotto il dominio dell'universale. Al vertice di questo percorso Kant pone la ragione come capacità di cogliere i principi. La ragione del fanciullo non è ancora una ragione speculativa, ma soprattutto una ragione concreta, legata alle cause di ciò che accade. In questa dimensione <<il miglior mezzo per comprendere è il fare>>.

DALLA  DISCIPLINA ALLA MORALITA'

L'educazione naturale concerne anche la disciplina, come limitazione della libertà tesa a produrre le disposizioni di cui il ragazzo si servirà per obbedire alle proprie massime morali.

Kant sostiene che se si vuole formare la moralità non si deve punire: la moralità è una cosa così santa che non si deve portarla alla stregua della disciplina. La socievolezza, la sincerità, l'obbedienza e il senso del dovere dovranno essere prima suscitati nel rapporto con il maestro. Le trasgressioni alla sincerità e soprattutto all'obbedienza potranno essere contenute con castighi fisici e morali. I castighi non devono essere inflitti in modo iroso, ma in maniera tale da rendere l'allievo consapevole del loro significato correttivo. I premi non devono essere utilizzati perché spingono ad agire per tornaconto invece che per dovere.




L'EDUCAZIONE PRATICA E IL DOVERE MORALE

L'educazione fisica è quella che l'uomo ha in comune con gli animali, e ciò che distingue la specie umana è la capacità di porsi  una legge morale.

L'educazione pratica concerne l'agire dell'uomo e comprende l'abilità, la prudenza e la moralità. La prima deve diventare una maniera di pensare, la prudenza è la capacità di servirsi dell'abilità. La moralità è intesa come il dominio delle passioni realizzato dal carattere. Come ferma decisione di agire secondo massime, il carattere deve essere formato attraverso un esercizio costante del dovere verso se stessi e verso gli altri. Kant associa la moralità all'obbedienza ad una legge morale che comanda di agire in senso universale libera da fini particolari e da moventi esterni.

Kant ritiene che per sua natura l'uomo non sia né buono né cattivo. Può diventare moralmente buono solo grazie ala virtù intesa come padronanza di se. È necessario uscire dallo stato di natura evitando l'insorgenza di vizi indotti dalla società, accettando i giusti principi e una avversione interiore verso tutto ciò che è moralmente spregevole. Il timore della propria coscienza dovrà sostituire il timore di Dio o degli uomini come determinante dell'azione.

CATECHISMO DEL DIRITTO ED EDUCAZIONE RELIGIOSA

Kant lamenta la mancanza di un catechismo del diritto  con cui presentare i diritti e i doveri dell'uomo. Perno di questa educazione sarà il rifiuto di principi come la pietà o il merito presso Dio per individuare le azioni buone, in quanto hanno valore solo se compiute per il dovere che le richiede.

Il fanciullo deve apprendere che il vero culto di Dio non è nella preghiera ma nell'obbedienza alla legge morale, altrimenti la religiosità si riduce a puro culto esteriore.

L'EDUCAZIONE SOCIALE E L'ESAME DI COSCIENZA

Secondo Kant occorre abituare a giudicare se stesso secondo il lume della propria ragione e non in base al confronto con gli altri. La dignità dell'uomo e l'uguaglianza sono alla base dell'educazione sociale. Secondo il programma kantiano devono diventare una acquisizione interiore della coscienza, attraverso la quale identificare tra le massime del proprio agire l'amore per il prossimo e il bene universale superando l'egoismo naturale della specie umana.

La pedagogia kantiana è concentrata al superamento della natura animale per una superiore ragione morale che identifica nell'obbedienza al dovere e nell'esame di coscienza la massima espressione dell'autentica umanità e il fine dell'educazione.

LA PEDAGOGIA KANTIANA FRA TENSIONE ETICA E ADULTISMO

La pubblicazione delle lezioni kantiane non fa sempre onore alla profondità argomentativa di Kant. Inoltre presenta punti contraddittori e disorganici rispetto all'insieme. Tali caratteristiche hanno dato luogo a giudizi contrastanti, come chi ha visto nell'opera una semplice rielaborazione dell'Emilio e chi invece vi ha individuato un percorso teso a legare tra loro etica e pedagogia.

Il rigorismo e il formalismo dell'etica kantiana, tesa verso una condotta modellata dal puro senso del dovere, domina in questa opera ogni altro aspetto di analisi autonoma della condotta e dei bisogni infantili. Il contrasto tra Rousseau e Kant viene incentrato sull'incapacità del filosofo tedesco di concepire percorsi educativi a misura di allievo.

Kant bandisce l'immaginazione in tutti i suoi aspetti semplicemente creativi, il richiamo alla concezione del lavoro come dovere soffoca la necessità di adattare l'insegnamento alla dimensione ludica dell'esperienza infantile e creativa del bambino e dell'adolescente. La pedagogia di Kant appare accettabile come indicazione educativa verso un fine altissimo che non come insieme di proposte concretamente valutabili.







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