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LO STATO TOTALITARIO

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LO STATO TOTALITARIO

LO STATO TOTALITARIO

Intorno al 1925 iniziò una fase di recessione economica, che portò Mussolini ad abbandonare il liberismo per dare avvio ad una fase dirigista, in cui affermò lo Stato come gestore diretto dell'economia

(Stato imprenditore).

Per contenere la forte svalutazione della lira erano necessari interventi immediati che stabilizzassero la moneta. Mussolini precedette alla rivalutazione, fissando il cambio a "quota 9 424e45e 0"lire per una sterlina (1927). Ebbe inizio la trasformazione del modello economico e politico, con l'accentuazione del protezionismo a favore dell'industria pesante e la progressiva applicazione dell'autarchia, in particolare dopo l'impresa d'Etiopa. Per arginare la flessione delle esportazioni, lo Stato fascista divenne il principale acquirente e finanziatore dei prodotti industriali. La manovra economica, che favoriva la grande borghesia capitalistica, rendeva necessaria la riduzione dei salari operai e l'adozione di misure autoritarie per l'eliminazione del diritto di sciopero e di ogni forma di sindacato libero (1926). La carta del lavoro del 1927 sanciva la collaborazione tra lavoratori e imprenditori nelle corporazioni, che sostituirono i sindacati. I princìpi del corporativismo imposero la subordinazione degli interessi di classe a quelli "superiori" della nazione. Il consolidamento del regime, ormai forte del consenso della borghesia, richiedeva il sostegno delle gerarchie cattoliche e, con il favore dell'alto clero, Mussolini avviò trattative con il vaticano, che portarono ai Patti lateranensi (11 febbraio 1929), sottoscritti da Mussolini e dai cardinal Gasparri, a nome di Pio XI. I patti constavano di un Trattato, una Convenzione  finanziaria e un Concordato.




Con il Trattato il papa riconosceva il Regno d'Italia con Roma capitale e l'Italia riconosceva la piena sovranità del papa sul nuovo Stato della Chiesa (Città del Vaticano). La Convenzione impegnava lo Stato italiano  a versare un indennizzo alla Santa Sede per l'occupazione del 1870. il Concordato che legittimava lo Stato fascista presso le masse cattoliche, garantiva alla Chiesa le libertà di culto sul territorio nazionale, introduceva l'insegnamento nelle scuole della religione cattolica come religione di Stato e riconosceva la validità civile del matrimonio religioso. Nelle elezioni del 1929, indette su un'unica lista, il regime ebbe un consenso plebiscitario. Fecero parte del governo solo uomini di provata fede fascista e l'accesso agli impieghi pubblici fu consentito solo ai tesserati del partito. Più incisiva divenne la propaganda del regime, anche attraverso la scuola, riformata nel 1923 dal filosofo Gentile. Gentile fu anche il relatore del "Manifesto degli intellettuali fascisti" a cui rispose, con il "Manifesto degli intellettuali antifascisti" (1925), Benedetto Croce, il filosofo che con le sue opere costituì il riferimento culturale della resistenza al fascismo. Il regime s'impegnò a fondo nell'attività di propaganda e di educazione delle masse,utilizzando i mezzi tecnici più nuovi, come la radio e il cinema e istituì, nel 1937, il ministero della Cultura popolare. Dopo la crisi economica del 1929 si manifestò l'intervento dello Stato sull'economia. Il regime, con la creazione all'Istituto mobiliare italiano, concesse crediti agevolati alle industrie in difficoltà finanziare e, con l'Istituto per la ricostruzione industriale, lo Stato acquistò parte del pacchetto azionario di industrie e banche in difficoltà. Per frenare la disoccupazione fu portato a termine un vasto programma di lavori pubblici che migliorò la rete stradale e ferroviaria, si intensificò lo sviluppo dell'agricoltura con le bonifiche (paludi pontine 1931-19349 e, nell'intento di assicurare al paese il fabbisogno di grano, fu avviata fin dal 1925 la "battaglia del grano", che ridusse sensibilmente le importazioni dall'estero. Nacque l'aviazione civile, fu potenziata la marina mercantile e fin dal 1926, per incoraggiare la ricerca petrolifera, fu istituita l'Azienda generale italiana petroli (AGIP). In questo quadro politico ed economico fu lanciata una politica demografica attraverso una serie di provvedimenti, come l'imposta sul celibato, le facilitazioni fiscali per le famiglie numerose, e la fondazione dell'Opera Nazionale per la maternità e l'infanzia, che tutelava l'assistenza delle madri e dei bambini. Inoltre fu approvata tra il 1933-1934 una legislazione sociale che portava a otto le ore lavorative nell'industria, tutelava il lavoro minorile e introduceva le assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro, le malattie e la vecchiaia.









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