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TESARIO ECONOMIA AZIENDALE

economia aziendale


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TESARIO ECONOMIA AZIENDALE

CAPITOLO 1  NOZIONI DI METODO

 

  1. L'OGGETTO DELL'ECONOMIA AZIENDALE

L'economia aziendale è la scienza che OSSERVA per CAPRE, SPIEGARE, PREVEDERE il comportamento economico dell'uomo NELLE aziende, DELLE aziende e TRA le aziende.

  1. MODELLI E LORO TIPOLOGIA

I modelli sono gli strumenti attraverso i quali l'uomo cerca di CAPIRE la realtà ed IMPARARE ai fini operativi

I modelli si possono classificare in:



-         OPERATIVI, che consentono di simulare dati comportamenti della realtà;

-         DESCRITTIVI, che raffigurano un determinato oggetto tramite una descrizione

-         LETTERALI, SIMBOLICI, SCHEMATICI, ICONICI

-         REALISTICI, rappresentano la realtà nelle sue manifestazioni

-         PERFETTI, rappresentano la realtà in condizioni perfette

-         IDEALI, considerano solo alcune fondamentali variabili della realtà

3.      DIFFERENZA TRA CAPIRE E IMPARARE

CAPIRE la realtà significa costruirne un modello coerente e dotato di senso

IMPARARE significa essere in grado di ripetere o di utilizzare il modello che si è capito.

4.      LA NOZIONE DI LEGGE SCIENTIFICA

Una generalizzazione è LEGGE SCIENTIFICA se:

-         si presenta come un enunciato

-         può essere verificabile o falsificabile, cioè confermata da casi favorevoli o CONFUTATA da casi sfavorevoli

5.      LA NOZIONE DI TEORIA E DI FALSIFICABILITA'

Una teoria può essere interpretata come congettura relativa ad un fenomeno F del tipo:

se T, allora F.

L'implicazione è falsificata solo a condizione che, vera T, sia falso F, cioè

se NON F, allora NON T.

6.      IL PROCESSO DI SPIEGAZIONE

Quando l'uomo si trova di fronte a fenomeni che non riesce a COMPRENDERE in qualche MODELLO, si manifesta una situazione di IGNORANZA e nasce una CURIOSITA' che fa sorgere un INTERROGATIVO che richiede una SPIEGAZIONE.

Spiegare un fenomeno F (EXPLANANDUM) significa costruire 1 modello, individuando un'argomentazione DEDUTTIVA (EXPLANANS) da cui sia possibile ricavare F come conclusione valida.

Ogni EXPLANANDUM richiede un EXPLANANS appropriato.

Il processo di spiegazione si chiude quando si arriva ad un EXPLANANS che non ha ulteriori EXPLANANDUM. Lo definiamo CHIUSURA OPERAZIONALE DELLA SPIEGAZIONE e rappresenta un momento di ignoranza, un limite alla conoscenza.

7.      NOZIONE DI PROCESSO E DI RETE DI PROCESSI

Un PROCESSO è una CONCATENAZIONE di operazioni o di SOTTOPROCESSI che si sviluppano nel tempo e portano ad un risultato

Le operazioni o i sottoprocessi, collegati secondo un ordine logico o temporale, formano una RETE DI PROCESSI o di OPERAZIONI.

I processi della rete sono INTERNI; quelli non appartenenti alla rete sono ESTERNI O AMBIENTALI.

I processi sono svolti da un complesso di elementi OPERATORI, o PROCESSORI tra loro collegati, che formano un'UNITA' NECESSARIA per attuare un MACROPROCESSO.

8.      NOZIONE DI SISTEMA APERTO

Un sistema si definisce APERTO se sviluppa i processi in un ambiente, cioè se la rete dei processi dipende da INPUT AMBIENTALI e se i risultati della rete rappresentano OUTPUT per l'ambiente.

9.      NOZIONE DI SISTEMA DI TRASFORMAZIONE

Definiamo SISTEMA DI TRASFORMAZIONE un sistema che attua una trasformazione di qualche specie (quantitativa o qualitativa) degli input, che diventano output del sistema.

A seconda del numero degli input e degli output possiamo distinguere 4 tipi di trasformatori:

SI-SO single input-single output

MI-SO , multiple input-single output

SI-MO, single input-multiple output

MI-MO, multiple input-multiple output

10.  PRINCIPALI MISURE DI PERFORMANCE NEI SISTEMI DI TRASFORMAZIONE

La performance rappresenta la diversa capacità di produrre un dato DIVARIO tra gli output e gli input CORRELATI.

La performance si può QUANTIFICARE attraverso i seguenti indicatori:

-         EFFICIENZA = e(t) = OUTPUT/INPUT: indica quante unità di output SONO OTTENUTE per ciascuna unità di input

-         FABBISOGNO =F(t) = INPUT/OUTPUT: indica quante unità di input SONO NECESSARIE per ciascuna unità di output

-         RISULTATO = R(t) = OUTPUT - INPUT: si determina solo per sistemi omogenei ed esprime l'efficienza come LIVELLO anziché come GRADO

-         RENDIMENTO (resa) = roi(t) = RISULTATO R(t) /INPUT = e(t) - 1: evidenzia il risultato ottenuto per ogni unità di input (return on input)

11.  I SISTEMI COMBINATORI

Un SISTEMA COMBINATORIO è costituito da una pluralità di N agenti che rappresenta la struttura di BASE  del sistema.

La base opera in un dato ambiente, caratterizzato da una FORMA SPECIFICA e da una DIMENSIONE.

Ciascun agente può essere caratterizzato da più STATI ALTERNATIVI; la dinamica degli stati in un periodo T rappresenta il MICRO COMPORTAMENTO di A(n).

Tra MACRO comportamento del sistema e MICRO comportamenti delle unità si deve osservare un FEEDBACK nel senso che, da un lato il MACRO comportamento deriva dai MICRO comportamenti degli agenti all'istante Th ma, dall'altro lato, il MACRO comportamento GUIDA i MICRO comportamenti successivi all'istante Th+1.

12.  NOZIONE DI ORGANIZZAZIONE

Un'organizzazione è un SISTEMA SOCIALE che si forma quando più individui, per loro MOTIVAZIONI PARTICOLARI, accettano di essere vincolati da relazioni organizzative e da legami strutturali che impongono di attuare comportamenti coordinati e cooperativi, per svolgere un processo durevolmente orientato ad un FINE COMUNE.

13.  I TRE PROCESSI FONDAMENTALI DELL'ORGANIZZAZIONE

Le organizzazioni sviluppano 3 specie di processi:

-         COGNITIVI, tramite i quali trasformano DATI in INFORMAZIONI e in decisioni

-         OPERATIVI, tramite i quali trasformano INPUT in OUTPUT strumentali per il perseguimento delle finalità istituzionali

-         METABOLICI, cioè dinamiche che la struttura pone in atto per la propria sopravvivenza, cioè per il mantenimento dell'organizzazione.

14.  TIPOLOGIA DI ORGANIZZAZIONE

La FINALITA' che le organizzazioni consentono di perseguire sono:

-         INDIVIDUALI, cioè le motivazioni per le quali gli individui sono disposti a partecipare all'organizzazione, accettandone i vincoli e le regole;

-         COMUNI, per il perseguimento delle quali l'organizzazione viene formata;

-         SOCIALI, cioè i vantaggi che l'ambiente trae dai comportamenti dell'organizzazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 2  IL SISTEMA DELLE ATTIVITA' ECONOMICHE

 

1.      COSA SI INTENDE PER COMPORTAMENTO ECONOMICO DELL'UOMO

Il comportamento economico dell'uomo è una PRESTAZIONE di lavoro organizzato per PRODURRE e per CONSUMARE i beni necessari per soddisfare i BISOGNI e appagare le ASPIRAZIONI dell'esistenza.

2.      COSA SONO I BISOGNI E LE ASPIRAZIONI?

I BISOGNI sono sensazioni spiacevoli sentite in un dato periodo, che si vogliono eliminare o attenuare;

Le ASPIRAZIONI sono stati piacevoli, di natura spesso sociale, che vogliamo acquisire o incrementare.

Si denomina SODDISFACIMENTO  di un bisogno o APPAGAMENTO di un'aspirazione il comportamento che annulla lo stato di disequilibrio connesso al bisogno o l'ottenimento dello stato piacevole connesso all'aspirazione.

3.      DEFINIRE I BENI

I beni sono tutti i mezzi che possono essere impiegati per il soddisfacimento di bisogni e aspirazioni, ottenuti con il lavoro e relativamente scarsi, proprio in quanto ottenuti con il sacrificio del lavoro.

4.      COS'E' IL LAVORO?

Il lavoro è ogni prestazione umana SPIACEVOLE tramite la quale i beni possono essere OTTENUTI e APPLICATI per il soddisfacimento delle esigenze umane.

5.      COSA SI INTENDE PER PRODUZIONE?

La produzione è qualunque processo economico svolto per l'ottenimento dei beni, con l'impiego di lavoro

6.      DEFINIRE IL CONSUMO

Il consumo è la produzione attuata  per la trasformazione dei beni al fine di renderli atti all'applicazione ai bisogni.

CONSUMO  e PRODUZIONE  sono i PROCESSI ECONOMICI fondamentali sviluppati dall'uomo  con il proprio lavoro e con l'utilizzo di STRUMENTI; rappresentano il COMPORTAMENTO SISTEMATICO DUREVOLE tramite il quale l'uomo può soddisfare le proprie esigenze.

7.      C'E' DIFFERENZA TRA UTILITA' E VALORE?

Ai beni si possono associare due indicatori di preferenza: L'UTILITÀ e il VALORE.

L'UTILITÀ è la dimensione QUALITATIVA che esprime l'attitudine dei beni di soddisfare i bisogni o a permettere il conseguimento delle aspirazioni; riguarda il rapporto BENE/BISOGNI E ASPIRAZIONI.

Un bene può soddisfare contemporaneamente bisogni e aspirazioni.

Il VALORE è dimensione QUANTITATIVA che esprime l'attitudine economica dei beni a essere richiesti da qualche soggetto per soddisfare bisogni e aspirazioni; riguarda il rapporto BENE/SOGGETTO.

8. DA CHE COSA DIPENDE IL VALORE?

Il valore non deve essere confuso con l'utilità: infatti il valore dipende:

-         dall'utilità del bene

-         dalla provenienza del bene o dal modo in cui è ottenuto

-         dall'equazione personale del soggetto che lo deve impiegare e dall'ambito sociale in cui vive

-         dalla destinazione individuata dalla funzione d'uso, cioè dal tipo e dalla intensità dei bisogni e delle aspirazioni che può soddisfare

-         dalla relativa abbondanza o scarsità

8.      DEFINIRE IL VALORE DI PRODUZIONE

Il VALORE DI PRODUZIONE è la somma dei valori dei beni che entrano nella produzione

9.      COS'E' IL RISPARMIO?

Il risparmio è l'astensione dal consumo attuale della RICCHEZZA per il consumo futuro o per l'INVESTIMENTO.

Oggi il risparmio è prevalentemente monetario e deriva dal MANCATO CONSUMO delle retribuzioni.

Il risparmio è UNIVERSALE. In tutte le società, in tutte le epoche, i tutti i luoghi, si osserva una innata PROPENSIONE AL RISPARMIO.

10.  DARE LA DEFINIZIONE DI INVESTIMENTO

L'investimento è l'attività con la quale un soggetto INVESTITORE pone in rischio una quantità di ricchezza, trasformandola in CAPITALE, per un dato periodo don la speranza di avere un beneficio futuro in termini di maggiore ricchezza.

11.  TIPOLOGIA DI INVESTIMENTI

Tre sono le forme di investimento:

-         ECONOMICO REALE, formato da due scambi contrapposti dello stesso bene a epoche diverse

-         ECONOMICO PRODUTTIVO, dove si acquisiscono fattori di produzione e si cedono le produzioni ottenute da processi produttivi intermedi

-         FINANZIARIO, dove si cede un capitale contro un capitale futuro, lasciando ad altri l'investimento economico.

12.  IL CICLO DELLE ATTIVITA' ECONOMICHE

Le attività economiche costituiscono un sistema di processi interrelati.

Motivato dall'aspirazione alla ricchezza, l'uomo accetta il rischio di investire parte della sua ricchezza, che diventa CAPITALE, con la speranza di incrementarla, cioè di avere un risultato economico che si manifesta come incremento del capitale investito.

Nasce l'investimento, inteso come attività con la quale un soggetto INVESTITORE pone in rischio una quantità di ricchezza, trasformandola in Capitale, per un dato periodo con la speranza di avere un beneficio futuro in termini di maggiore ricchezza.

13.  DARE LA DEFINIZIONE DI AZIENDA

Le aziende sono ORGANIZZAZIONI DUREVOLI nelle quali vengono svolte in forma collettiva le attività di consumo, di produzione, di risparmio, di investimento  e di scambio della ricchezza tramite una rete di scambi.

14.  I POSTULATI OSSERVATIVI DELL'ECONOMIA AZIENDALE

Per l'EA, la realtà economica è formata da comportamenti ma non esprime giudizi sulle motivazioni, cioè sui bisogni e sulle aspirazioni, di quei comportamenti.

Nell'osservazione della realtà economica, l'EA pone alcuni postulati su cui si basano le teorie:

-         l'attività economica è svolta internamente nell'ambito aziendale, nelle quali sono assunte tutte le decisioni di processo riguardanti la produzione ed il consumo della ricchezza; bisogni e aspirazioni sono soddisfatti nell'ambito delle aziende, nelle quali si sviluppa il LAVORO SPECIALIZZATO E ORGANIZZATO per la produzione e il consumo.

-         Il collegamento tra aziende di PRODUZIONE e di CONSUMO si sviluppa prevalentemente tramite SCAMBI MONETARI e  INVESTIMENTI.

-         Gli individui e le aziende sono in grado di porre scale di preferenza tra beni tramite misure di valore

-         Le organizzazioni PRODUTTIVE godono di teleonomia INTERNA in quanto soddisfano le finalità individuali dei lavoratori e degli investitori, sia di teleonomia ESTERNA in quanto incrementano la ricchezza prodotta e consumabile dal sistema e riducono il tempo di lavoro necessario

-         Le organizzazioni DI CONSUMO godono di teleonomia INTERNA poiché soddisfano le finalità individuali dei consumatori, sia di teleonomia ESTERNA poiché consentono ai lavoratori di prestare il proprio lavoro nella produzione e ottengono i capitali necessari per gli investimenti produttivi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 3  L'INVESTIMENTO E LE SUE LEGGI

 

2. L'INVESTIMENTO ECONOMICO REALE

     Un capitale monetario, CI(t0) =K(t0), viene investito per l'acquisto di dati beni B in quantità QB(t0), ai prezzi pB(t0), quindi a un costo CB(t0) = QB(t0) pB(t0) =K(t0); gli stessi beni B vengono venduti al termine del ciclo dell'investimento T ai PREZZI-RICAVO pB(t1), quantificando un RICAVO RB(t1) = QB(t1) pB(t1) = K(t1), consentendo di recuperare il capitale CI'(t1) = K'(t1); la differenza tra il RICAVO finale e il COSTO iniziale rappresenta il RISULTATO OPERATIVO  dell'investimento.

RO(T) = RB(t1) - CB(t0) = QB (t1) pB(t1) - QB(t0)  pB(t0) = K'(t1) - K(t0) = KFO(T)

 

3.      IL RISULTATO OPERATIVO

Un capitale monetario C(t0) = K(to), messo in rischio in qualche OPERAZIONE ECONOMICA per un periodo T = (to, t1), viene trasformato in un capitale C'(t1) =K'(t1)¹, consentendo di ottenere un RISULTATO R(T) =K' (t1) - K(t0), che denominiamo RISULTATO OPERATIVO dell'investimento.

 

4.      IL ROI

Il  ROI (return on investment) è il rendimento del capitale investito dall'investimento ed è data dalla seguente equazione:

 ROI(T) = RO(T)/CI(t0)

5.      IL CASH FLOW OPERATIVO

Definiamo CASH FLOW OPERATIVO la variazione delle risorse monetarie investite nell'investimento: KFO(T) = [K'(t1) - K(t0)]; questa grandezza rappresenta il RISULTATO FINANZIARIO dell'investimento.

Attuato il disinvestimento abbiamo :  KFO(T) = RO(T)

6.      L'ECONOMICITA' E LA SUA ANALISI

Il rapporto tra ricavi e costi viene definito RAPPORTO DI ECONOMICITA' , e misura l'efficienza dell'investimento in quanto trasformatore di capitali:

E(T) =RB(t1) / CB(t0) = [QB(t1) pB(t1)] / [QB(t0) pB(t0)] =

                                     = [QB(t1) / QB(t0)] * [pB(t1) / pB(t0)]

L'economicità dipende:

-         dall'EFFICIENZA DI MERCATO testata dal rapporto [pB(t1) / pB(t0)], cioè dalla capacità del management dell'investimento di vincere il RISCHIO ECONOMICO

-         dall'EFFICIENZA DI CONSERVAZIONE testata dal rapporto [QB(t1) / QB(t0)] cioè dalla capacità di tenere sotto controllo il RISCHIO TECNICO

7.      L'INVESTIMENTO ECONOMICO PRODUTTIVO

Può essere considerato una GENERALIZZAZIONE dell'investimento reale.

Un dato capitale monetario CI(t0) = K(t0) viene investito per acquistare i beni F che rappresentano i FATTORI DI PRODUZIONE, in quantità QF(t0), ai prezzi-costo pF(t0), quindi ad un COSTO DI ACQUISTO CF(t0) =QF(t0) pF(t0) = K(t0).

Le QF(t0) vengono trasformate in quantità di altri beni QP(t1)c(produzioni), venduti al termine del ciclo produttivo T ai prezzi-ricavo pP(t1), quantificando un RICAVO DI VENDITA: RP(t1) = QP(t1) pP(t1) = K'(t1), consentendo di recuperare il capitale CI'(t1) = K'(t1).

La differenza tra il RICAVO finale e il COSTO INIZIALE dei fattori rappresenta il RISULTATO OPERATIVO dell'investimento:

RO(T) = RP(t1) - CF(t0) = QP(t1) pP(t1) - QF(t0) pF(t0) = K'(t1) - K(t0) = KFO(T)

Essendo per definizione F≠ P è necessario omogeneizzare i diversi input dell'investimento produttivo.

Un investimento produttivo del quale sia specificato il prodotto P, i PROCESSI DI TRASFORMAZIONE per ottenerli e i FATTORI F impiegati e i CAPITALI NECESSARI per l'investimento può essere denominato BUSINESS PRODUTTIVO.

I fattori di produzione possono essere raggruppati in 4 classi:

-         MATERIE, indicate con M

-         SERVIZI, indicate con S

-         LAVORO, indicati con L

-         IMPIANTI PRODUTTIVI, indicati con I

La somma dei valori dei fattori produttivi impiegati si denomina COSTO DI PRODUZIONI e rappresenta una MISURA SINTETICA del VALORE dei fattori consumati per ottenere il prodotto P.

CP(T) = ‪ Fm,s,l,i = ∑n CF m,s,l,i = (QM pM) + (QS pS) + QL pL) + QI pI)

Il rapporto RO(T)/CP(T) = ROC rappresenta il RICARICO SUL COSTO ed esprime la capacità dell'investimento di ottenere un INCREMENTO DI VALORE dai fattori trasformati nei processi di produzione.

CP(T) = CP(T)/QP(T)

possiamo derivare l'equazione del RISULTATO OPERATIVO:

RO(T) = QP(T) [pP(T) - cP(T)]

Essa dimostra come l'investimento produttivo realizza un risultato economico positivo solo se produce un APPREZZAMENTO del PREZZO DI VENDITA rispetto al COSTO UNITARIO DI PRODUZIONE.

L'investimento produttivo deve essere interpretato come un TRASFORMATORE EFFICIENTE DI RICCHEZZA tramite la produzione, cioè un TRASFORMATORE ECONOMICO-PRODUTTIVO. Il RICAVO deve essere superiore al COSTO DI PRODUZIONE.

Riscrivendo la precedente equazione:

RO= QP(pP - cP) = QP [pP - CP] = QP [pP- QF m,s,l,i   pF m,s,l,i

                                                QP                       QP

Il management dell'investimento cerca di aumentare il RO manovrando le 4 LEVE MANAGERIALI per:

-         ESPANDERE i volumi di produzione QP (FUNZIONE COMMERCIALE)

-         ESPANDERE i prezzi di vendita pP (FUNZIONE DI MARKETING)

-         CONTRARRE i fabbisogni unitari di fattori QF m,s,l,i    (FUNZIONE DI PRODUZIONE)                                                                  QP

-         CONTRARRE i prezzi medi di approvvigionamento dei fattori pF m,s,l,i (FUNZIONE DI APPROVVIGIONAMENTO)

 I prezzi, che consentono la misura dei valori di scambio, sono l'ESSENZA della TRASFORMAZIONE ECONOMICA.

I fabbisogni dei fattori, in quanto connettono input e output, sono l'ESSENZA della TRASFORMAZIONE PRODUTTIVA.

L'EQUAZIONE DI ECONOMICITA' è data da:

E = RP/CP = [QP/QF m,s,l,i] / [pP/pF m,s,l,i] = pP / cP

Da ciò si desume che nell'investimento produttivo l'economicità dipende:

-                     dall'EFFICIENZA DI MERCATO, cioè dalla capacità del management dell'investimento di vincere il RISCHIO ECONOMICO

-                     dall'EFFICIENZA DI PRODUZIONE cioè dalla capacità di tenere sotto controllo il RISCHIO TECNICO

-                     dalla CAPACITA' del management dell'investimento di negoziare i prezzi di vendita  maggiori dei costi unitari medi di produzione

-                     dalla CAPACITA' DI ESPANDERE quanto più possibile i prezzi di vendita e di contrarre, quanto più possibile, i costi di produzione unitari, al fine di aumentare il ROC.

Il RENDIMENTO dell'investimento PRODUTTIVO SEI DETERMINA:

ROI(T) = RO(T)/CI(t0)

Che vale per investimenti monociclici di T.

Se l'investimento è PLURICICLICO, e se in ogni ripetizione il costo è pari a CP(t) e il ricavo a RP(t') allora risulta sia RP(T) = N RP(t') sia CP(T) = N CP(t), pur essendo  CI(t) = CP(t); per cui si può porre anche:     N = CP(T) / CI(t) = CIR.

Pertanto oltre a quello di NUMERO DI CICLI dell'investimento assume anche il significato di ROTAZIONE DEL CI.

8.      L'INVESTIMENTO FINANZIARIO

L'investimento finanziario si manifesta quando un dato capitale viene posto in rischio SOLO per il FINANZIAMENTO del CI di un investimento economico produttivo.

L'investimento finanziario può assumere 2 forme:

-         investimento di capitale A TITOLO DI RISCHIO ASSOLUTO o di EQUITÀ(E); il capitale viene direttamente CONFERITO  in un investimento produttivo e sopporta interamente il rischio dell'investimento; il rischio è ASSOLUTO poiché l'investitore a titolo di equità viene remunerato per ultimo e rischia per primo di perdere il capitale.

L'efficienza dell'investimento per l'investitore di equità è quantificata dal rapporto  

ROE = RN/E

-         con capitale A TITOLO DI RISCHIO RELATIVO, o di DEBIT (D); il capitale viene conferito all'investimento produttivo a titolo di PRESTITO con diritto alla remunerazione e al rimborso;

D viene conferito a una remunerazione contrattata, sotto forma di interesse unitario i per il periodo T.

Il rischio è relativo poiché il finanziatore viene remunerato per primo e rischia per ultimo di perdere il capitale.

L'efficienza dell'investimento per l'investitore finanziatore è quantificata dal rapporto  

ROD = IP/D ≈ i

9.      EQUITY E DEBT

L'investimento economico (produttivo o reale) finanziato da investimenti finanziari a titolo di EQUITÀ e di DEBT diventa un CAPITAL INVESTMENT e per esso vale la LEGGE GENERALE DELL'INVESTIMENTO, secondo il quale l'INVESTIMENTO PRODUTTIVO e l'INVESTIMENTO FINANZIARIO non possono esistere separatamente ma devono sempre essere attuati in parallelo per formare un CAPITAL INVESTMENT, in quanto:

 - l'INVESTIMENTO FINANZIARIO consente di investire nell'INVESTIMENTO PRODUTTIVO e di formare il CI dall'investimento produttivo :   CI = D + E

 - l'INVESTIMENTO PRODUTTIVO è STRUMENTALE per remunerare l'INVESTIMENTO FINANZIARIO   RO = IP + RN

-         tutti i capitali investiti a titolo finanziario COMPARTECIPANO ai rischi dell'INVESTIMENTO PRODUTTIVO

-          il rischio viene GESTITO dal MANAGEMENT dell'INVESTIMENTO PRODUTTIVO che controlla il BUSINESS e dimensiona i capitali necessari a formare CI e la loro ripartizione tra gli investitori.

Nel CAPITAL INVESTMENT, il soggetto che conferisce il capitale a titolo di EQUIT  ed accetta il rischio assoluto per GESTIRE DIRETTAMENTE un BUSINESS si definisce IMPRENDITORE CAPITALISTA.

Il soggetto che conferisce capitale a titolo di DEBT e accetta solo un rischio relativo, si denomina FINANZIATORE dell'investimento.

I processi di trasformazione economica e di controllo del rischio sono gestiti da un terso soggetto, denominato MANAGER dell'investimento.

Il MANAGER e l'INVESTITORE non hanno le stesse informazioni sul rischio e sono caratterizzate:

-         IMPRENDITORE CAPITALISTA  sopporta il rischio e ottiene il RISULTATO NETTO

-         MANAGEMENT  gestisce il rischio e attua il BUSINESS e ottiene il RO

Per il PRINCIPIO DI RAZIONALITA' l'imprenditore capitalista cerca di gestire DIRETTAMENTE l'investimento diventando manager e attuando la gestione diretta del proprio investimento finanziario ;

L'investimento da' vita a una gestione imprenditoriale del business.

Quando imprenditore e management sono disgiunti, l'investimento dà vita a una GESTIONE MANAGERIALE.

In questo caso:

-         IMPRENDITORE CAPITALISTA  ha la proprietà del CI, sopporta il rischio,  ha diritto a un RENDICONTO DEI RISULTATI e ottiene RN=RO - IP



-         MANAGEMENT   ha il MANDATO DI AMMINISTRARE IL CAPITALE,  gestisce il rischio,  ha l'OBBLIGO di RENDERE CONTO DELLA GESTIONE, attua il business e ottiene RO

Il capital investment  rappresenta l'ATTIVITA' ECONOMICA fondamentale poiché:

-         è il MOTORE della produzione

-         consente la REMUNERAZIONE del lavoro e del capitale

-         INCENTIVA al risparmio

-         SODDISFA l'aspirazione alla ricchezza.

 Un caso particolare di INVESTIMENTO PRODUTTIVO è quello di PURO LAVORO  che non ricorre al finanziamento  a titolo di EQUITY.

-         l'investimento è finanziato solo da capitali conferiti a titolo di DEBIT e si denomina INVESTIMENTO MANAGERIALE PURO

-         l'investimento non è legato a nessun investimento finanziario ma i capitali per l'acquisto dei fattori sono ottenuti per esempio da DEBITO DI FORNITURA

L'investimenti economico-produttivo rappresenta un'attività economica COMPLEMENTARE alla produzione; l'investimento finanziario presuppone invece, il risparmio  della ricchezza nell'ipotesi che l'uomo sia ambizioso.

10                LA LEGGE GENERALE DEI RENDIMENTI

Considerando ROI, ROE e ROD, è possibile giungere alla LEGGE GENERALE DEI RENDIMENTI (relazione di Modigliani-Miller) dove

ROE= [ROI+SPREAD DER] (1-tax )

Essendo SPREAD =[ROI - ROD], DER=[D/K] (debit Equity Ratio) e TAX l'aliquota media di imposta

VEDERE ESERCIZIO 3.1 E 3.2

11                LA BEA

Per derivare modelli OPERATIVI che permettono di analizzare l'EFFICIENZA ECONOMICA (espressa da E o da RO) e l'EFFICIENZA FINANZIARIA (espressa da ROI e ROE) del CAPITAL INVESTMENT, è necessario sviluppare un calcolo ECONOMICO che evidenzi le RELAZIONI tra la dinamica dei COSTI e quella dei RICAVI connessi alla trasformazione ECONOMICO-PRODUTTIVA

Una forma di calcolo economico per attuare tale analisi è detta BREAK EVEN ANALYSIS (BEA) che indaga sull'andamento dei costi e dei ricavi al variare della quantità prodotta nel processo produttivo dell'investimento, per determinare il RO per ciascun livello di produzione.

La BEA presuppone la possibilità di specificare le FUNZIONI DI RISULTATO ECONOMICO derivandole dalle FUNZIONI DI TRASFORMAZIONE DI COSTO  e di RICAVO.

Supponiamo 1 processo produttivo mi-so e indichiamo i volumi dell'unica produzione con Q=QP

Sia RO(Q) il RO del processo e siano Cfmsli(Q) e RP(Q) i COSTI  dei fattori in input ed  i RICAVI in output riferiti a Q, cioè:

RO(Q) = RP(Q) - CFMSLI(Q)

La BEA calcola il RO(Q) per OGNI VOLUME di quantità da produrre; Q non è una quantità fissa, ma una VARIABILE.

Per specificare la funzione di RO(Q) è necessario esprimere anche RP(Q) e CF(Q) in funzione dei ricavi e dei costi al variare di Q

La BEA di fonda sull'IPOTESI FONDAMENTALE che i ricavi e i costi variano LINEARMENTE al variare dei volumi di quantità prodotta e venduta di Q.

Ciò significa che tanto la funzione dei ricavi RP(Q), quanto quella dei costi CF(Q) abbiano 1 andamento graficamente rappresentabile con una semiretta .

La funzione dei ricavi, nella sua forma più semplice, si può scrivere:

RP(Q) = Pp(Q),

Che dica che i ricavi complessivi si determinano dal prodotto della quantità venduta Q       per il prezzo pP; ciò implica l'ipotesi che il PREZZO sia costante per QUALUNQUE VOLUME DI VENDITA o che il prezzo considerato sia un prezzo MEDIO per 1 volume sufficiente di Q.

La funzione dei costi nella sua forma più semplice si può scrivere:

CP(Q) =CoV + CoF

Dove CoV indica i COSTI VARIABILI COMPLESSIVI dei fattori A CONTATORE per produrre un dato volume di Q, cioè i costi per Materie, Servizi, Lavoro diretto che aumentano all'aumentare della quantità PRODOTTA.

I FATTORI A CONTATORE sono quelli che possono essere acquistati per unità divisibili distinte (pezzi, metri cubi, quintali.) in modo tale che i volumi impiegati sono FUNZIONE dei volumi prodotti.

Indichiamo con Qfm,s,l il FABBISOGNO UNITARIO di fattori A CONTATORE per produrre 1 unità di prodotto. I volumi da acquistare sono perciò  QFm,s,l = qFm,s,l ed il costo di tali fattori si determina dal prodotto di 3 quantità:

CoV = pFm,s,l  qFm,s,l Q=

                             =(pM qM + pS qS + pL qL)Q =                          [3.18]

=cvFQ = pFm,s,l (qFm,s,l QFm,s,l

Il valore cvF = (pM qM+ pS qS + pL qL) è importante nella BEA, poiché indica il costo unitario dei fattori a contatore; individuato tale costo, il costo variabile per ogni livello Q di produzione si ottiene dal prodotto coV =cvFQ

CoF indica i COSTI FISSI, cioè i costi dei fattori che devono essere acquistati per costituire la CAPACITA' PRODUTTIVA COMPLESSIVA necessaria per attuare i processi produttivi.

I costi fissi sono costituiti dall'IMPIANTO PRODUTTIVO , cioè dai costi per macchinari, attrezzature, brevetti, fitti. sostenuti in un dato importo

QI è il FABBISOGNO UNITARIO di servizi di tali fattori a CAPACITA' necessari per produrre 1 unità di prodotto.

Se QI = qI Q rappresenta il fabbisogno di tali servizi per la produzione del volume Q, e se 1 fattore ha CAPACITA' produttiva KP, allora sarà necessario acquistare un numero NI =QI/ KP di fattori.

Se pI è il prezzo di tali fattori, allora il costo sarà pari a  CoF = pI NI

Se risulta che un fattore ha capacità KP = QI per ogni Q, allora NI=1 e CoF = pI (vedere pag 51 grafico c).

I CoF, in quanto COSTI PER FATTORI DI STRUTTURA, sono i costi per PRODURRE e sono quindi indipendenti dai volumi di produzione ottenuta; sono anceh chiamati COSTI DI STRUTTURA PRODUTTIVA o COSTI DI STRUTTURA; se sono riferiti al periodo T, anzichéè ai volumi di Q, si chiamano anche COSTI DI PERIODO.

Specificati i CoV e  i CoF è possibile determinare il COSTO DI PRODUZIONE come somma delle 2 componenti:

CP(Q) = CoV + CoF = cvFQ + CoF

La dinamicità della funzione di costo totale è rappresentabile come una retta la cui inclinazione dipende da cv ed interseca l'asse delle ordinate nel punto CF (vedi p 51)

12    IL CALCOLO DEL BEP  (IL BEP E IL MARGINE DI CONTRIBUZIONE)

E' possibile determinare l'ESPRESSIONE FONDAMENTALE dell BEA in FORMA LINEARE:

RO(Q) = pP Q - (cvF Q + coF)

Che rappresenta l'EQUAZINE ECONOMICA FONDAMENTALE dell'investimento produttivo.

Tramite la [3.18] è possibile calcolare il RO in corrispondenza di qualunque Q compreso nell'ambito di variazione ammissibile della produzione. Otteniamo:

Q* = RO(Q*) + coF  =  RO(Q*) + coF

                                                     p - cv                  mc

La quantità  mc = p - cv si denomina MARGINE UNITARIO DI CONTRIBUZIONE poiché, per ogni unità venduta, indica quanto residua sul prezzo di vendita p, coperti i costi variabili unitari cv, per coprire i costi fissi CoF e per lasciare un RO.

Immediato è aceh il calcolo del BEP, cioè della quantità Qe alla quale si ha EQUILIBRIO TRA RICAVI TOTALI E COSTI TOTALI.

Sostituendo Qe a Q nella [3.18] si ottiene

Qe = CoF  .   = Cof

                                                             p - cv      mc

Disegnando le curve dei ricavi e dei costi su assi cartesiani è possibile rendere evidenti le conclusioni date (vedi pag 54 e 55)

13. IL MARGINE ID SICUREZZA

Il MARGINE DI SICUREZZA (MS) si determina dal rapporto tra l'eccedenza dei ricavi netti RP(Q) e il volume dei ricavi di equilibrio Re(Qe) alle vendite effettive :

MS% = RP(Q) - Re (Qe) .100

           RP(Q)

Questa espressione indica che il BUSINESS può sopportare una contrazione dei ricavi misurata da MS% prima di produrre perdite per l'impresa.

MS% è indicatore significativo solo se si suppone che la riduzione dei ricavi di vendita RP(Q) sia connessa ad una CONTRAZIONE DEI VOLUMI FISICI DI PRODUZIONE

14    L'INVESTIMENTO PLURIPERIODO

Supponiamo che T sia suddiviso in 2 periodi T1 + T2 = T e che i volumi di produzione e vendita siano rispettivamente Q1 e Q2.

Se nei 2 periodi le vendite avvengono allo stesso prezzo pP1 = pP2 e la produzione si attua con gli stessi costi variabili cvF1 = cvF2, si possono determinare i 2 margini di contribuzione

[(pP1 - cvF1)Q1] e [(pP2 - cvF2)Q2]

Il RO dell'intero periodo T è uguale alla differenza tra la somma dei margini e i CoF complessivi:

RO(T) = - CoF = mc Q - CoF

15 L'AMMORTAMENTO

Consideriamo ora l'esigenza di determinare 2 RO distinti, RO(T1) e RO(T2), riferiti a ciascuno dei 2 periodi.

Tale determinazione richiede che i COSTI FISSI siano ripartiti in 2 quote , q1CoF e q2CoF, una da sottrarsi dai margini di T1 e l'altra da sottrarsi dai margini di T2.

Tali  quote ripartiscono i costi di struttura per i periodi in cui i fattori erogano i loro servizi produttivi; si chiamano per questo QUOTE DI AMMORTAMENTO dei costi fissi.

I costi fissi sono anche denominati costi COMUNI ai 2 periodi.

Il processo di ripartizione si chiama AMMORTAMENTO dei costi fissi.

Il processo di ammortamento attua il riparto proporzionando i costi fissi ai VOLUMI PRODUTTIVI di ciascun periodo oppure anche ai RICAVI.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 4  LA LOGICA OPERATIVA DELLE AZIENDE

1.      COME DEFINIRESTI L'AZIENDA DI CONSUMO?

Definiamo AZIENDE DI CONSUMO le organizzazioni permanenti nelle quali si soddisfano le MOTIVAZIONI ECONOMICHE dei soggetti che l compongono, applicando i beni e i servizi ottenuti dalle aziende di produzione per soddisfare dei bisogni e  conseguire delle aspirazioni.

Le AZIENDE DI CONSUMO sono CENTRI DI DECISIONE ECONOMICA fondamentali per i PROCESSI DI CONSUMO, DI RISPARMIO E DI INVESTIMENTO FINANZIARIO  della RICCHEZZA.

I beni ed i servizi acquistati sono i FATTORI DI CONSUMO, che si classificano in:

-         FATTORI DI CONSUMO IMMEDIATO o fattori a VELOCE CICLO DI UTILIZZO

-         FATTORI DI CONSUMO DUREVOLI o fattori a LENTO CICLO DI UTILIZZO, chiamati anche fattori a FECONDITA' RIPETUTA.

I fattori di consumo sono utilizzati tramite il LAVORO ORGANIZZATO  E SPECIALIZZATO che può essere prestato gratuitamente dai soggetti che compongono l'azienda di consumo, oppure può essere acquisito da altre aziende contro pagamento di una retribuzione; in tal caso il lavoro diventa esso stesso un FATTORE DI CONSUMO .

2.      COS'E' LA COMBINAZIONE DI CONSUMO?

I fattori di consumo sono impiegati in PROCESSI DI CONSUMO i formano le COMBINAZIONI DI CONSUMO.

Un PROCESSO DI CONSUMO è l'insieme delle operazioni che permettono di acquisire i fattori di consumo,  che vengono trasformati per ottenere altri beni direttamente consumabili.

Una COMBINAZIONE DI CONSUMO rappresenta invece il rapporto che lega tra loro i vari fattori di consumo impiegati da una data azienda.

Mentre il PROCESSO DI CONSUMO si riferisce all'aspetto DINAMICO dell'attività dell'azienda di consumo, la COMBINAZIONE DI CONSUMO si riferisce all'aspetto STRUTTURALE del consumo svolto nell'azienda in un dato periodo.

LE COMBINAZIONI DI CONSUMO rappresentano il valore relativo dei fattori di consumo impiegati in 1 certo periodo per soddisfare i bisogni e le aspirazioni.

3. TIPOLOGIA DI AZIENDE DI CONSUMO

Per acquistare i FATTORI DI CONSUMO necessari per le combinazioni produttive, le aziende di consumo devono disporre di RISORSE MONETARIE, che possono essere ottenute in 4 forme:

-         i partecipanti all'azienda di consumo prestano il loro LAVORO in aziende di produzione ed ottengono una remunerazione monetaria  che rappresenta la fonte primaria delle entrate successivamente destinabili all'acquisto dei fattori di consumo; la tipica azienda di consumo dove le risorse monetarie sono ottenute dal lavoro dei soggetti sono rappresentate dall'AZIENDA DOMESTICO-PATRIMONIALE

-         i partecipanti all'azienda di consumo CONTRIBUISCONO alla copertura dei fabbisogni di risorse monetarie con una QUOTA INDIVIDUALE determinata secondo regole decise dagli stessi partecipanti o imposte loro da qualche norma; queste aziende di consumo sono le ASSOCIAZIONI

-         le risorse monetarie provengono da qualche soggetto che FONDA l'azienda di consumo dotandola di una PATRIMONIO ADEGUATO ; le aziende che ottengono le risorse monetarie in questa forma sono le FONDAZIONI

-         le risorse monetarie sono erogate da qualche altra azienda sotto forma di SUSSIDIO; l'azienda che riceve i sussidi è economicamente assistita dall'altra e gode di VALIDITA' ECONOMICA RIFLESSA.

4.      COSA SI INTENDE PER RISPARMIO IN UN'AZIENDA DI CONSUMO?

La differenza tra le risorse monetarie disponibili in 1 periodo T e la parte destinata all'approvvigionamento di beni da destinare al consumo rappresenta il RISPARMIO monetario, cioè il cash flow aziendale del periodo osservato:

RISPARMIO MONETARIO = RISORSE MONETARIE DISPONIBILI - RISORSE SPESE PER CONSUMI ED INVESTIMENTI

La differenza tra il VALORE dei fattori disponibili per il consumo in un dato periodo e il valore dei fattori consumati si definisce RISPARMIO ECONOMICO, cioè il risultato economico del periodo considerato:

RISPARMIO ECONOMICO = VALORE FATTORI CONSUMABILI - VALORE FATTORI CONSUMATI

 

5.      COME DEFINIRESTI LE AZIENDE DI PRODUZIONE?

Definiamo AZIENDE DI PRODUZIONE le organizzazioni permanenti ordinate per sviluppare i processi di produzione dei beni o dei servizi tramite i quali le aziende di consumo possono soddisfare i bisogni  e le aspirazioni.

Le aziende di produzione sono i centri nei quali si assumono le decisioni economiche fondamentali per la produzione e l'investimento produttivo della ricchezza.

 

6.      COME SI CLASSIFICANO I FATTORI DI PRODUZIONE?

Anche per la produzione è necessario impiegare beni, servizi e lavoro che vengono acquistati dall'azienda di produzione e rappresentano FATTORI DI PRODUZIONE, che si possono classificare in:

-         fattori di produzione A VELOCE CICLO DI IMPIEGO, esempio il concime nelle aziende agricole, i bulloni, l'energia elettrica.

-         fattori di produzione DUREVOLI  o FATTORI A LENTO CICLO DI IMPIEGO, es. capannoni, computer, automezzi.

7. COS'E' LA COMBINAZIONE PRODUTTIVA?

Anche il LAVORO rappresenta un fattore della produzione, ed è il fattore produttivo per eccellenza.

E' l'unico FATTORE ATTIVO della produzione perché senza lavoro non è possibile trasformare gli altri fattori in prodotti.

I fattori di produzione sono utilizzati tramite il lavoro in PROCESSI PRODUTTIVI per formare le COMBINAZIONI PRODUTTIVE.

Un processo produttivo rappresenta l'insieme di queste operazioni  tra loro concatenate, tramite le quali i fattori di produzione sono trasformati in prodotti da destinare al consumo  o ad altre aziende di produzione che li impiegheranno in nuovi processi produttivi

Le COMBINAZIONI PRODUTTIVE rappresentano la combinazione dei fattori della produzione.

8.      COME DEFINIRESTI IL RO DI UN'AZIENDA?

La MISURA della ricchezza prodotta in più dall'azienda di produzione rispetto a quella CONSUMATA PRODUTTIVAMENTE si chiama RISULTATO ECONOMICO ed è pari alla differenza tra il valore dei prodotti ottenuti e il valore dei fattori impiegati per ottenerli:

      + VALORE DELLE PRODUZIONI OTTENUTE

-          VALORE DEI FATTORI PRODUTTIVAMENTE CONSUMATI (COSTO DI PRODUZIONE)

= RISPUTATO OPERATIVO

Le aziende di produzione non consumano i prodotti ottenuti, ma li cedono ad altre aziende.

Se le produzioni sono vendute a clienti ad un prezzo, il valore delle produzioni VENDUTE è chiamato RICAVO; il valore dei fattori impiegati nei processi produttivi è chiamato COSTO; il RO si denomina RISULTATO OPERATIVO. Quindi:

+ RICAVO DELLA PRODUZIONE VENDUTA

-          COSTO DELLA PRODUZIONE

= RISPUTATO (REDDITO) OPERATIVO

Il COSTO DI PRODUZIONE rappresenta allora il valore dei fattori utilizzati produttivamente per attivare i processi produttivi con i quali si ottengono i volumi di produzione QP e viene determinato come la somma dei valori dei fattori impiegati per ottenere quelle produzioni:

COSTO DELLA PRODUZIONE  QP = CP = å VALORE DEI FATTORI CONSUMATI PER PRODURRE QP

Il rapporto tra il costo di produzione del processo e le quantità di produzione ottenute si definisce COSTO MEDIO UNITARIO DI PRODUZIONE:

COSTO UNITARIO MEDIO(CUM)= cP = COSTO DELLA PRODUZIONE QP/ QP

La differenza tra il prezzo di vendita pP e il costo unitario di produzione cP si denomina MARGINE UNITARIO DI VENDITA.

9.      INDICARE I RISCHI DELLA PRODUZIONE

Le aziende di produzione sono sottoposte a 3 specie di rischi tra loro correlati:

-         RISCHI TECNICI, cioè i rischi di non poter ottenere le produzioni per fattori tecnici

-         RISCHI ECONOMICI, cioè i rischi di non potere CEDERE le produzioni ottenute

-         RISCHI FINANZIARI, connessi alla possibilità di non riuscire ad incassare i corrispettivi della vendita delle produzioni o a quella di attuare i disinvestimento dei capitali investiti nella produzione

I RISCHI ECONOMICI sono 2  tra loro correlati:

-         RISCHIO DELLA DOMANDA, dove le aziende di produzione possono continuare a vivere solo se riescono a trovare 1 domanda sufficiente per i loro prodotti. Il rischio della domanda è 1 rischio economico poiché non è sufficiente trovare soggetti che richiedano beni prodotti perché li ritengano utili, ma è necessario che ali soggetti attribuiscano ai beni un valore superiore a quello dei fattori che l'azienda ha consumato nei processi produttivi.

Il rischio della domanda deriva dalla LIBERTA' DEL CONSUMATORE, cioè dalla possibilità di avere le informazioni necessarie per poter scegliere liberamente tra i prodotti offerti dalle aziende di produzione.

-         RISCHIO DELLA CONCORRENZA, dove ogni azienda di produzione è sottoposta alla concorrenza di altre aziende che possono offrire gli stessi prodotti a condizioni più favorevoli; quando ciò accade, la domanda dell'azienda di produzione si riduce e l'azienda deve ridurre i prezzi di vendita, ottenendo spesso un risultato economico negativo; il rischio della concorrenza deriva dalla LIBERTA' DI INIZIATIVA ECONOMICA, cioè dalla possibilità offerta a chiunque di istituire 1 azienda di produzione.

10.  SAPRESTI DARE UNA DEFINIZIONE OPERATIVA DI IMPRESA?

L'impresa è un'organizzazione produttiva contemporaneamente BUSINESS e PROFIT ORIENTED che sviluppa un PORTAFOGLIO DI CAPITAL BUSINESS e che, attivando i processi produttivi con risorse monetarie conferite a titolo di capitale proprio e di credito, deve svolgere i business ricercano la massima economicità per garantire il massimo rendimento finanziario del CI, in rischio.

11.  COME CLASSIFICHERESTI LE PROFIT ORGANIZATION?

La logica delle imprese è quella di rendere MASSIMO il PROFITTO e MINIMO il CI; ricercano quindi il massimo ROI e ROE.

Le imprese, in quanto organizzazioni, vengono definite PROFIT o RISK ORIENTED ORGANIZATIONS, strutturate e programmate per sviluppare business finanziati da capitali esterni, a titolo di EQUITY o di DEBIT.

Poiché necessitano di mantenere l'integrità dei capitali investiti, devono ottenere il massimo risultato economico, max RO ³ 0; ciò è possibile massimizzando la ROTAZIONE DEI CAPITALI INVESTITI(CIR) e il RETURN ON COST (ROC).

Queste organizzazioni devono sviluppare i loro processi secondo una logica di MASSIMA EFFICIENZA; i processi di produzione e di vendita sono programmati, attuati e controllati per ampliare il divario tra il prezzo unitario medio pP e costo unitario medio di produzione cP.

LA logica della MASSIMA EFFICIENZA considera la logica dil MASSIMO PROFITTO.

Classificando le PROFIT organizations a seconda della logica di DISTRIBUZIONE del risultato economico, si possono distinguere:

-         PROFIT SHARING TO CAPITAL OWNERS ORGANIZATIONS, che si costituiscono per iniziativa dei PORTATORI DI CAPITALE A TITOLO DI EQUITY con lo scopo di far FRUTTARE il capitale e mantenere l'INTEGRITA' MONETARIA e FINANZIARIA; il risultato economico conseguito viene distribuito al capitale sotto forma di RISULTATO NETTO (RN) o viene trattenuto a titolo di autofinanziamento per lo sviluppo

-         PROFIT SHARING TO LABOUR ORGANIZATIONS, che sono strutturate e programmate su iniziativa di portatori di lavoro per ottenere la massima remunerazione dell'attività svolta nell'organizzazione; il profitto viene distribuito tra i lavoratori sotto forma di compenso del lavoro;

-         PROFIT SHARING TO ENVIRONMENT ORGANIZATIONS, cioè tutte le organizzazioni che hanno logica simile alle labour sharing profit, con la differenza che in esse il RO viene erogato  in elargizioni per iniziative che favoriscano soggetti dell'ambiente esterno

-         PROFIT RETAINING ORGANIZATIONS, cioè organizzazioni che, pur non potendo attuare distribuzioni dirette del risultato economico, lo producono e lo capitalizzano, distribuendolo, indirettamente, in forma di CAPITAL GAINS.

12.  LA LOGICA DELLE NON BUSINESS E DELLE NON PROFIT ORGANIZATIONS?

Le imprese sono le tipiche BUSINESS, PROFIT oriented organizations.

Nel sistema delle aziende di produzione, ad esse si affiancano le NON BUSINESS ORGANIZATIONS e le NON PROFIT ORGANIZATIONS.

Mentre nelle BUSINESS o MARKED ORIENTED I prodotti ottenuti dai processi operativi sono CEDUTI a terzi contro un prezzo, nelle NON BUSINESS o USER ORIENTED non si sviluppano business.

Le produzioni ottenute non sono vendute ai clienti ma sono utilizzate da UTENTI INTERNI alla struttura o sono EROGATE a terzi utilizzatori o utenti esterni.

La logica operativa delle non business non cambia anche se I consumatori destinatari delle produzioni corrispondono un compenso tP, a titolo di reintegro dei costi.

Il compenso tP è una TARIFFA o un CONTRIBUTO alla copertura del fabbisogno monetario dell'azienda di produzione o di erogazione.

Non bisogna confondere le non business dalle NON PROFIT;

Le NON PROFIT sono organizzazioni business oriented la cui logica operativa si ispira al  principio di ridurre al MINIMO il divario tra costo e prezzo unitari di vendita; queste organizzazioni non seguono la logica del profitto  e operano per ottenere RO®0.

Anche il ROE sarà reso minimo e I capitali di rischio devono essere conferiti senza attese di redditività.

Si denominano NOT-FOR-PROFIT quelle che pur in presenza di equità, non ricercano la massimizzazione del divario positivo tra cP e pP.

Le organizzazioni NON PROFIT posson essere classificate a seconda della logica seguita per allineare I prezzi ai costi unitari e si possono distinguere:

-         CUSTOMER ORIENTED NON PROFIT organizations, che operano secondo un programma che impone di ridurrei  prezzi applicabili ai livelli dei costi di produzione; il risultato economico che si ottiene se si applicano I prezzi più elevati viene distribuito ai clienti sotto forma di minori prezzi o maggiore qualità

-         SUPPLIRE ORIENTED NON PROFIT organizations, dove il programma operativo impone di applicare il prezzo di vendita più conveniente e di aumentare I costi unitari medi fino al livello del prezzo, con remunerazioni più elevate ai FORNITORI di fattori.

13.  LA LOGICA DELLE AZIENDE COMPOSTE PUBBLICHE

Le aziende composte pubbliche hanno la funzione di ottenere servizi pubblici tramite cui soddisfare I bisogni pubblici.

Sono aziende di produzione assimilabili alla AZIENDE DI EROGAZIONE

L'insieme delle aziende composte pubbliche è anche chiamato PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

Per poter svolgere la propria attività, devono acquisire fattori produttivi o di consumo incluso il lavoro, e devono attivare le combinazioni produttive o di consumo.

Esse reperiscono I mezzi monetari di cui necessitano tramite I TRIBUTI erogati, in varie forme, dalle aziende di consumo o di produzione cui I servizi pubblici sono destinati.

I tributi sono proporzionati a parametri di CAPACITA' CONTRIBUTIVA, cioè la capacità dei soggetti e delle aziende di CONTRIBUIRE alla copertura dei FABBISOGNI MONETARI delle aziende composte pubbliche.

I tributi sono versati all'ERARIO. Esse possono anche ottenere finanziamenti da altre aziende o emettere MONETA tramite gli istituti di emissione.

14.  IL SISTEMA ECONOMICO

Risulta necessario osservare insieme tutte le aziende di una stessa specie e di considerare questi raggruppamenti , chiamati OPERATORI ECONOMICI GENERALI o OPERATORI MACRO ECONOMICI, come se fossero una sola grande azienda.

Gli OPERATORI ECONOMICI fondamentali sono 3:

-         l'OPERATORE FAMIGLIE, formato dall'insieme di tutte le aziende di consumo, in particolare delle AZIENDE DOMESTICO-PATRIMONIALI

-         l'OPERATORE IMPRESE, formato dall'insieme di tutte le aziende di produzione e dalle IMPRESE

-         l'OPERATORE PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, formato dall'insieme di tutte le aziende composte pubbliche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




 

 

 

CAPITOLO 5  L'AMMINISTRAZIONE DELLE AZIENDE

 

1.      COSA SI INTENDE PER AMMINISTRAZIONE?

      Si definisce amministrazione il complesso delle attività svolte dai soggetti aziendali per dare vita, far sviluppare ed estinguere una data azienda.

L'attività amministratrice inizia con la COSTITUZIONE  e cessa con l'ESTINZIONE dell'azienda.

Tramite l'amministrazione, l'azienda si approvvigiona di fattori, li organizza per lo svolgimento delle combinazioni di consumo e produzione, cerca di conseguire gli obiettivi economici posti dai suoi soggetti e , quando ha conseguito gli obiettivi, si estingue, cessando l'attività.

I soggetti che possono porre in essere l'amministrazione si chiamano AMMINISTRATORI, nominati dall'assemblea , che hanno il potere di compiere tutti gli atti necessari per la vita della società stessa.

2. INDICARE I 3 MOMENTI DELL'AMMINISTRAZIONE

Gli studiosi di economia aziendale hanno individuato nelle operazioni di amministrazione, 3 momenti:

 -  la GESTIONE, cioè l'insieme delle decisioni e delle operazioni tramite le quali le aziende pongono in essere gli scambi sui mercati e attuano processi di consumo e produzione per raggiungere gli obiettivi del soggetto economico. La gestione rappresenta la PARTE FONDAMENTALE dell'amministrazione.

Senza la gestione l'azienda non potrebbe vivere poiché non attuerebbe gli approvvigionamenti dei fattori e non potrebbe sviluppare le operazioni di trasformazione.

 -   organizzare significa ordinare e specializzare l'attività dei diversi individui che svolgono la gestione, assegnando loro specifiche funzioni: gli individui diventano così organi dell'azienda.

 L'azienda si presenta come un'ORGANIZZAZIONE che agisce per mezzo dei suoi organi; diventa un organismo sociale che ha vita per consentire il soddisfacimento degli interessi di coloro che operano in essa.

L'organizzazione deve sviluppare COORDINAMENTO e COOPERAZIONE tra gli individui che compongono i diversi organi aziendali.

2 o più individui operano in modo COORDINATO se le azioni dell'uno sono ORDINATE con quelle dell'altro in modo tale da ottenere la massima efficienza dell'attività di entrambi.

2 o più individui operano in modo COOPERATIVO se le azioni de entrambi sono svolte per conseguire 1 obiettivo comune ai 2 soggetti.

Quando 2 o più individui operano per conseguire obiettivi opposti, le loro azioni si definiscono COMPETITIVE.

Le INFORMAZIONI sono ottenute tramite PROCESSI DI RILEVAZIONE, cioè di operazioni più o meno complesse con le quali si osserva la realtà che ci circonda per ottenere i DATI relativi alla gestione, all'organizzazione e all'ambiente in cui opera l'azienda.

I dati elaborati e ordinati, utilizzabili per conoscere o per decidere, costituiscono le INFORMAZIONI.

Con la GESTIONE l'azienda vive; con la ORGANIZZAZIONE vive in forma efficiente e con la RILEVAZIONE si ottengono le informazioni necessarie per lo svolgimento degli altri 2 momenti.

La GESTIONE rappresenta il MOMENTO FONDAMENTALE dell'amministrazione; ORGANIZZAZIONE  e RILEVAZIONE rappresentano MOMENTI STRUMENTALI per la gestione.

3.      COSA SI INTENDE PER SOGGETTI AZIENDALI

      Le organizzazioni vivono grazie alla presenza di soggetti e di operazioni.

Definiamo SOGGETTI AZIENDALI l'insieme delle persone FISICHE o GIURIDICHE che consentono l'esistenza di un'organizzazione o che da questa ottengono benefici economici.

L'economia aziendale distingue 3 tipi di soggetti aziendali:

-         il SOGGETTO GIURIDICO, responsabile dell'attività dell'azienda

-         il SOGGETTO OPERATIVO, che sviluppa l'attività aziendale

-         il SOGGETTO ECONOMICO, che beneficia dei risultati di tale attività.

Definiamo AMMINISTRAZIONE aziendale l'attività svolta dai soggetti aziendali per dar vita, far funzionare o estinguere un'azienda.

L'economia aziendale individua 3 aspetti o momenti:

-         la gestione

-         l'organizzazione

-         la rilevazione

4.      DEFINIRE IL SOGGETTO GIURIDICO

Il SOGGETTO GIURIDICO è la persona fisica o giuridica che per legge hanno il potere di costituire un'azienda e a cui fanno capo i diritti , i poteri, i doveri, gli obblighi relativi ai rapporti tra azienda e soggetti con i quali essa opera: fornitori, lavoratori, clienti.

5. QUANTE FORME DI SOGGETTO GIURIDICO CONOSCI?

La figura del soggetto giuridico si distingue in:

 - soggetto giuridico DI RESPONSABILITA', che comprende le persone che hanno la responsabilità dell'attività dell'azienda

 - soggetto giuridico DI RAPPRESENTANZA, che comprende tutti i soggetti che rappresentano l'azienda ne rapporti che questa intrattiene nei confronti di terzi.

Nelle famiglie il SOGGETTO GIURIDICO DI RESPONSABILITA' è il capofamiglia.

Nelle imprese individuali è l'imprenditore individuale

Nelle imprese in FORMA DI SOCIETA' è la società stessa.

6.DEFINIRE IL SOGGETTO ECONOMICO

Si definisce SOGGETTO ECONOMICO l'insieme delle persone fisiche che sono portatrici di INTERESSI ISTITUZIONALI nell'azienda.

Al soggetto economico spetta il massimo potere di controllo dell'attività aziendale e il potere di far cessare l'azienda.

7.      QUANTE FORME DI SOGGETTO ECONOMICO CONOSCI?

Nell'azienda DOMESTICO-FAMILIARE fanno parte del soggetto economico il capofamiglia e gli altri membri della famiglia in grado di influenzare l'amministrazione

Nell'IMPRESA INDIVIDUALE il soggetto economico è l'imprenditore individuale

Nella GRANDE IMPRESA MODERNA, costituita in forma di SpA, fanno parte del soggetto economico i titolari del CAPITALE DI COMANDO, cioè coloro che hanno conferito 1 quota del capitale sociale tale da poter avere la maggioranza nelle assemblee

Nelle IMPRESE A FORMA DI GRUPPO il soggetto economico deve avere i capitali sufficienti per CONTROLLARE tutte le aziende GIURIDICAMENTE AUTONOME che formano il gruppo.

Nelle AZIENDE COMPOSTE PUBBLICHE il soggetto economico è costituito, oltre che dal soggetto operativo, anche dalla comunità sociale che usufruisce dei servizi pubblici offerti dall'azienda territoriale.

Alla nozione di soggetto economico  corrisponde quella di STAKEHOLDER, cioè l'insieme dei soggetti esterni all'impresa, portatori di interessi rilevanti nei suoi confronti.

Gli STAKEHOLDER possono esser classificati a loro volta in gruppi distinti a seconda del ruolo che essi svolgono nel dare legittimità all'impresa e in base ai benefici che traggono da essa.

La principale classificazione è quella che li distingue in SOGGETTI ECONOMICI e SOGGETTI NON ECONOMICI.

Secondo la STAKEHOLDER THEORY, si possono definire le classi:

-         DIPENDENTI /FORNITORI/ CONCORRENTI/ CLIENTI/ ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA/ ISTITUZIONI FINANZIARIE/ ORGANIZZAZIONI/ ENTI LOCALI/ GOVERNO NAZIONALE.

8.      IL SOGGETTO OPERATIVO

Si definisce SOGGETTO OPERATIVO l'insieme degli individui che prestando la propria opera nell'azienda, ne consentono l'esistenza sviluppandone l'amministrazione e la gestione.

Si può distinguere tra soggetto operativo DECISIONALE, ESECUTIVO  e DI CONTROLLO.

Fanno parte del soggetto operativo DECISIONALE tutti coloro che nell'impresa assumono le decisioni di maggiore importanza

Il soggetto operativo ESECUTIVO è composto da tutti i soggetti che nell'azienda sviluppano le operazioni di gestione.

Fanno parte del soggetto operativo DI CONTROLLO  tutti coloro che verificano la corrispondenza tra decisioni assunte ed esecuzioni attuate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 6

 

1.      QUAL'E' LA CLASSIFICAZIONE FONDAMENTALE DELLE AZIENDE PER SETTORI?

Una classificazione fondamentale è quella che distingue le aziende di produzione a seconda del SETTORE ECONOMICO DI BASE  al quale appartengono.

Per SETTORE ECONOMICO DI BASE  si intende l'insieme delle aziende di produzione che svolgono un'attività nel ciclo di produzione e di distribuzione dei beni.

3 sono i settori economici di base:

-   SETTORE PRIMARIO, che include le aziende che ottengono beni in forma originaria; tali aziende si definiscono di PRODUZIONE PRIMARIA O ORIGINARIA; appartengono a questo settore le AZIENDE AGRARIE, le AZIENDE ESTRATTIVE, le AZIENDE DELLA PASCA.

-         SETTORE SECONDARIO, che comprende le aziende trasformatrici, o di PRODUZIONE SECONDARIA, che attuano la trasformazione ei beni e sono le AZIENDE INDUSTRIALI, le AZIENDE CONSERVIERE, le AZIENDE EDILI.

-         SETTORE TERZIARIO, formato dalle aziende che svolgono un'attività di DISTRIBUZIONE dei beni o un'attività ausiliaria alle precedenti; sono aziende di servizi le AZIENDE MERCANTILI, le AZIENDE DI TRASPORTO, le AZIENDE DI CREDITO, le AZIENDE DI ASSICURAZIONE.

Nell'ambito del settore terziario si distingue un sottosettore chiamato TERZIARIO AVANZATO, che comprende le aziende che svolgono attività di leasing, factoring, formazione professionale.

Il SETTORE QUATERNARIO comprende le aziende che producono beni o servizi nel campo della cultura, della ricerca tecnologica e commerciale, dello spettacolo, dello sport e così via.

2.      QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLE AZIENDE AGRARIE?

Le AZIENDE AGRARIE sono le tipiche aziende di produzione primaria che sviluppano processi di produzione per ottenere beni da destinare all'alimentazione o all'industria.

Le aziende agrarie si classificano in:

-         AZIENDE AGRICOLE, che svolgono il processo tipico della COLTIVAZIONE ottenendo prodotti agricoli; nell'ambito delle aziende agricole rientrano anche le aziende boschive

-         AZIENDE DELL'ALLEVAMENTO, che sviluppano il processo dell'ALLEVAMENTO si a di animali terrestri, che acquatici; le aziende dell'allevamento di animali terrestri sono anche chiamate aziende ZOOTECNICHE.

Caratteristica della gestione di queste aziende è di utilizzare condizioni PRODUTTIVE NATURALI e di sviluppare la produzione ricorrendo prevalentemente alla FERTILITA' naturale degli organismi biologici sia vegetali che animali.

3.      E DELLE AZIENDE INDUSTRIALI?

A seconda della natura delle produzioni ottenute, le AZIENDE INDUSTRIALI si classificano in:

-         AZIENDE PRODUTTRICI  DI BENI, specificate in relazione al tipo di bene prodotto

-         AZIENDE PRODUTTRICI DI SERVIZI, esempio aziende che producono elettricità.

Nelle aziende produttrici di BENI, i fattori che subiscono le trasformazioni produttive si definiscono MATERIE PRIME ;  ad opera del lavoro umano e del lavoro meccanico, le materie si trasformano in PRODOTTI che hanno non solo 1 utilità diversa, ma anche 1 aspetto fisico diverso da quello delle materie utilizzate.

Un'altra classificazione delle aziende industriali è quella tra:

-         AZIENDE PRODUTTRICI DI BENI PER IL CONSUMO FINALE, ad esempio quelle che producono automobili.

-         AZIENDE PRODUTTRICI DI BENI STRUMENTALI, cioè di prodotti che costituiscono fattori produttivi per altre aziende di produzione

Le aziende MANIFATTURIERE si possono classificare in:

-         AZIENDE CHE PRODUCONO BENI A VELOCE CICLO DI IMPIEGO, sia per il consumo finale sia costituenti materie per altre aziende

-          AZIENDE PRODUTTRICI DI BENI A LENTO CICLO DI IMPIEGO, come abitazioni, edifici industriali.

-         

4.      E DELLE AZIENDE CONSERVIERE?

Nell'ambito del raggruppamento delle aziende manifatturiere, si distinguono le aziende conserviere e le aziende edili.

Le aziende conserviere hanno come oggetto della loro gestione la CONSERVAZIONE NEL TEMPO di date merci; consentono di utilizzare in un periodo di tempo successivo merci che si rendono disponibili solo a una data epoca.

Queste aziende possono distinguersi in:

-   aziende specializzate nella conservazione di beni SENZA ATTUARE ALCUNA RILEVANTE TRASFORMAZIONE FISICA dei beni conservati, esempio magazzini frigoriferi.

-   aziende che conservano i beni MEDIANTE LORO TRASFORMAZIONE in beni aventi caratteristiche più  meno diverse; esempio le aziende che producono marmellata, inscatolano pelati.

L'oggetto tipico della gestione delle AZIENDE EDILI è la produzione di fabbricati o di accessori, e si classificano in:

-         aziende dell'EDILIZIA RESIDENZIALE o abitativa

-          aziende dell'EDILIZIA INDUSTRIALE.

5.      E DELLE AZIENDE TRASPORTO?

Un servizio fondamentale per le economie industrializzate è quello del trasporto, che ATTUA LO SPOSTAMENTO GEOGRAFICO di persone o cose rispettando dati tempi e condizioni di prelevamento e consegna prefissati.

Il trasporto può essere utilizzato, tramite propri mezzi di trasporto, direttamente dalle imprese venditrici di prodotti, o dalle aziende acquirenti; altre volte il trasporto è effettuato da aziende specializzate.

Queste aziende si classificano, a seconda della FORMA DEL TRASPORTO, effettuato in:

aziende di trasporto per TERRA, aziende di trasporto per ACQUA e aziende di trasporto per ARIA.  A seconda dell'OGGETTO del trasporto, si suddividono in AZIENDE PER TRASPORTO PASSEGGERI, e AZIENDE PER TRASPORTO MERCI.

6.      E DELLE AZIENDE CREDITO?

Si chiamano AZIENDE DI CREDITO o aziende bancarie, le aziende specializzate sia nella raccolta di risorse monetarie delle aziende che presentano surplus monetari, sia nell'erogazione di tali risorse ad altre aziende che ne abbisognano per finanziare i  processi di consumo o di produzione.

Le aziende di credito fungono da INTERMEDIARI del credito; raccogliendo e distribuendo credito, operano la DISTRIBUZIONE DEL CREDITO dal PRODUTTORE DI CREDITO, cioè dal risparmiatore, all'UTILIZZATORE DEL CREDITO, cioè a colui che deve attuare investimenti.

Acquisire un credito significa acquisire la DISPONIBILITA' di una data somma per un dato periodo con l'obbligo di restituire lo stesso capitale al termine del periodo e  con l'obbligo di corrispondere, a titolo di compenso, un INTERESSE.

L'interesse pagato da chi acquisisce credito rappresenta il COSTO PER L'UTILIZZO del denaro ricevuto in prestito; quello riscosso da chi concede credito rappresenta il RICAVO PER LA CONCESSIONE dell'uso del denaro.

Il credito ottenuto si chiama FINANZIAMENTO PASSIVO; quello concesso, FINANZIAMENTO ATTIVO. Analogamente l'interesse corrisposto si chiama INTERESSE PASSIVO; quello ricevuto, INTERESSE ATTIVO.

7.      E DELLE AZIENDE DELLO SPORT E DELLO SPETTACOLO?

Le aziende dello sport offrono 1 servizio particolare: le manifestazioni sportive, le produzioni di una società calcistica, sono rappresentate dalle partite allo stadio per le quali sono fissati prezzi sotto forma di biglietto di ingresso o di abbonamento per un certo numero di partite;  per offrire i loro servizi, le aziende dello sport devono utilizzare fabbricati, impianti e attrezzature, ma devono acquisire le attività professionali dei soggetti che di fatto attuano l'attività sportiva o di insegnamento.

La logica operativa delle AZIENDE DI PRODUZIONE DELLO SPETTACOLO è analoga a quella delle aziende sportiva, con la differenza che mentre queste producono rappresentazioni sportive, le aziende dello spettacolo offrono prestazioni artistiche.

8.      E DELLE AZIENDE DEL SETTORE QUATERNARIO?

Nel settore quaternario vengono incluse aziende che sviluppano attività eterogenee.

Le aziende di leasing o di locazione, per esempio, hanno come oggetto della loro gestione l'acquisto di beni e la concessione in uso di tali beni ad aziende di altro tipo, ricevendo un canone periodico. Al termine  dell'utilizzo il bene viene restituito oppure viene ceduto contro un riscatto all'azienda utilizzatrice.

Nel primo caso si ha LOCAZIONE OPERATIVA, nel secondo si ha LOCAZIONE FINANZIARIA.

Le AZIENDE DI LOCAZIONE FINANZIARIA  possono essere assimilate ad aziende che erogano il credito, poiché acquistano un bene e lo cedono all'utilizzatore, pur mantenendone la proprietà e contemporaneamente cedono un finanziamento all'utilizzatore per l'acquisto; operazione che si perfezionerà con il riscatto.

9.      DIFFERENZA TRA AZIENDA MONO E PLURIPROCESSO E MONO E PLURIPRODOTTO

A seconda del numero di processi attivati, le aziende di produzione si classificano in AZIENDE MONOPROCESSO e  AZIENDE PLURIPROCESSO.

Le aziende MONOPROCESSO attuano 1 solo processo produttivo in forma specializzata.

Sono di solito aziende di modeste dimensioni; ne sono esempio le aziende agrarie monocultura.

Con l'ampliarsi delle dimensioni si sviluppa anche la diversificazioni delle produzioni così che, nella stessa azienda, si possono attivare contemporaneamente diversi processi produttivi; La FIAT per esempio, è 1 azienda PLURIPROCESSO poiché, accanto ai processi produttivi di automobili si sviluppa anche la produzione di materiale ferroviario, di trattori e macchine agricole.

10.  QUANTE FORME DI CONGIUNZIONE PRODUTTIVA CONOSCI?

A seconda del numero di prodotti ottenibili da un PROCESSO PRODUTTIVO, le aziende di produzione si classificano in:

-         aziende a produzioni TECNICAMENTE DISGIUNTE

-         aziende a produzioni TECNICAMENTE CONGIUNTE

Un'azienda opera in REGIME di DISGIUNZIONE TECNICA se ottiene diversi prodotti ma ciascuno di questi rappresenta l'output di un processo produttivo specifico, attivato per la produzione di quel solo prodotto.

Due prodotti si definiscono ottenuti in REGIME di CONGIUNZIONE TECNICA se si ottengono CONTEMPORANEAMENTE e INEVITABILMENTE da un UNICO PROCESSO PRODUTTIVO; non risulta cioè possibile ottenere un prodotto senza ottenere anche un altro prodotto.

Due sono le possibili forme di congiunzione tecnica:

-         congiunzione da MATERIE o a PROPORZIONI RIGIDE

-         congiunzione da PROCESSO o a PROPORZIONI VARIABILI.

La prima deriva dal fatto che da una stessa materia prima impiegata in un dato processo si ottengono contemporaneamente o necessariamente 2 o più prodotti diversi in PROPORZIONI RIGIDE. E' molto diffusa ed è tipica della attività di AGRICOLTURA, ALLEVAMENTO, RAFFINAZIONE, MACELLAZIONE, ESTRAZIONE.

La seconda caratterizza numerosi processi per i quali il soggetto operativo decide di ottenere diversi prodotti in PROPORZIONI VARIABILI; prima della decisione quei processi potrebbero essere strutturati per ottenere un unico prodotto; quando la decisione di ottenere più prodotti è stata presa, quei processi operano in congiunzione tecnica. E' caratteristica delle attività di EDILIZIA, TRASPORTO, PESCA NON SELETTIVA.

11.  CLASSIFICAZIONE IN BASE ALLE DIMENSIONI

Per dimensione di un oggetto si intende un parametro con il quale è possibile giudicare se quell'oggetto è più grande o più piccolo di altri e possibilmente di quanto.

Un'azienda può definirsi GRANDE, MEDIA O PICCOLA.

Occorre stabilire secondo quale dimensione misurare la grandezza di un'impresa.

I parametri assunti normalmente per determinare le dimensioni delle aziende di produzione sono:

-         il FATTURATO ANNUO

-         il NUMERO DEI LAVORATORI DIPENDENTI mediamente occupati nell'anno

-         il CAPITALE INVESTITO nell'attività produttiva dell'anno

La dimensione di un'azienda deve essere misurata nell'ambito del SETTORE DI APPARTENENZA.

12.  COSA SI INTENDE PER AZIENDA DIVISA?

Le aziende di produzione possono sviluppare la loro gestione in un unico luogo o in più luoghi geograficamente distinti; è possibile distinguere aziende INDIVISE e aziende DIVISE GEOGRAFICAMENTE O ECONOMICAMENTE.

Le aziende DIVISE GEOGRAFICAMENTE svolgono la loro gestione in più luoghi geograficamente distinti, con unità produttive autonome;

Le aziende DIVISE ECONOMICAMENTE sono aziende pluriprocesso che, attivando processi produttivi specializzati, ritengono opportuno separare anche organizzativamente le operazioni di gestione che riguardano i diversi processi.  Caratteristica principale delle aziende divise è il fatto che l'azienda è unica, cioè ha un unico soggetto giuridico.

13. COSA SONO I GRUPPI?

Le aziende giuridicamente autonome ma sottoposte a DIREZIONE UNITARIA di un unico soggetto economico formano un GRUPPO AZIENDE ; se il soggetto giuridico delle singole aziende di produzione è 1 società, il gruppo si definisce SOCIETARIO.

Nell'ambito dei gruppi si individua 1 azienda nella quale sono posti gli organi di controllo della gestione delle altre unità produttive; tale azienda si chiama CAPOGRUPPO  o SOCIETA' MADRE; le altre sono chiamate AZIENDE CONTROLLATE  o SOCIETA' FIGLIE.

La procedura con la quale si formano i gruppi è quella della PARTECIPAZIONE al capitale della società che rappresenta la forma giuridica dell'azienda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPITOLO 7      TELEONOMIA DELLE  AZIENDE DI PRODUZIONE E DELLE IMPRESE

1.      PERCHE' ESISTONO LE AZIENDE DI PRODUZIONE?

Le aziende di produzione possono svolgere la loro attività economica solo se riescono ad ottenere i beni ad un costo di produzione inferiore a quello di autoproduzione di qualche consumatore e se riescono a cedere le produzioni ottenute a un prezzo non inferiore al costo di produzione.

Indichiamo con cB il costo di produzione del bene B dell'azienda Z, con pB il prezzo di vendita e con caB il COSTO DI AUTOPRODUZIONE per il soggetto X.

L'ipotesi di RAZIONALITA' del comportamento economico del soggetto X porta a supporre che X preferirà ottenere direttamente B con autoproduzione se caB<pB

D'altro canto Z avrà convenienza a produrre solo se risulterà in grado di cedere i RISULTATI PRODUTTIVI.; tale convenienza presuppone che pB >cB.

Da queste considerazioni emerge che la PRODUZIONE si manifesta solo se:

-         il PRODUTTORE riesce ad abbassare il COSTO DI PRODUZIONE al di sotto dei limiti del COSTO DI AUTOPRODUZIONE degli altri soggetti CONSUMATORI

-         tra produttore e consumatore ci può essere un rapporto di SCAMBIO con cui Z può cedere a X le produzioni ottenute a un prezzo conveniente per entrambi

                                               caB>pB>cB

2.      COME DEFINIRESTI LA PRODUTTIVITA' DEL LAVORO?

Supponiamo 1 economia caratterizzata dal BARATTO come normale forma di scambio nella quale la produzione dei beni si sviluppa esclusivamente con l'impiego del lavoro.

In un'economa di baratto, la differenza tra il costo di AUTOPRODUZIONE e quello di produzione deriva dalla MAGGIORE PRODUTTIVITA' del lavoro impiegato nella produzione da parte del produttore rispetto a quello impiegato nell'autoproduzione da parte delle aziende di consumo.

Per comprendere tale preposizione occorre introdurre la nozione di PRODUTTIVITA'.

Definiamo PRODUTTIVITA' la QUANTITA' di bene ottenuta con un'UNITA' DI LAVORO, misurata dal rapporto tra QUANTITA' di beni ottenuti da un'azienda e la quantità di lavoro impiegato per ottenere quella quantità.

Indichiamo la produttività con π e con QP e QL la quantità di prodotti ottenuti e di lavoro impiegato in una data produzione: possiamo scrivere:

π = QP

       QL

Il rapporto indica l'efficienza del sistema di trasformazione produttiva che ha come input QL e come output QP.

L'inverso di tale rapporto definisce il FABBISOGNO O COSTO UNITARIO DI PRODUZIONE e indica il fabbisogno  di lavoro del sistema di trasformazione produttiva:

cP = QL   =  1/π

                                                                           QP

Il DIFFERENZIALE DI PRODUTTIVITA' o PRODUTTIVITA' TOTALE della produzione sviluppata nel processo produttivo volto a ottenere B, la differenza:

caB - cB = ΔπB

Quando un processo di produzione sviluppa un differenziale di produttività, è conveniente rendere autonomo quel processo nell'ambito di unità economiche nelle quali il lavoro, anziché all'autoproduzione per il CONSUMO FINALE, sia durevolmente destinato alla produzione per ottenere beni da scambiare con altre unità.

Con la produzione hanno avuto genesi le AZIENDE DI PRODUZIONE, nelle quali le operazioni di produzione si coordinano durevolmente in PROCESSI PRODUTTIVI dove si impiegano FATTORI DI PRODUZIONE per realizzare COMBINAZIONI PRODUTTIVE  efficienti.

L'essenza della produzione è: PRODURRE EQUIVALE A OTTENERE UN DIFFERENZIALE POSITIVO DI PRODUTTIVITA', INTESA COME IL RISPARMIO DI SACRIFICIO DEL PRODURRE RISPETTO ALL'AUTOPRODUZIONE.

Definiamo VANTAGGIO DI PRODUTTIVITA' dell'azienda X sulla Y, la differenza tra i relativi COSTI UNITARI MEDI di produzione del bene B.



Indicando con cXB e cYB i COSTI UNITARI MEDI, possiamo porre:

cYB - cXB = ΔπXYB

3.      QUALI SONO I FATTORI DELLA PRODUTTIVITA'?

Dall'espressione π = QP  ci si può rendere conto che aumentare la produttività significa:

                                    QL

-         AUMENTARE la quantità dei beni disponibili per soddisfare i bisogni e le aspirazioni a parità di quantità di lavoro impiegato nella produzione

-         RIDURRE la quantità di lavoro necessario per produrre a parità di quantità di prodotti ottenuti

-         Un mix degli effetti precedenti.

Indichiamo con il termine FATTORI DELLA PRODUTTIVITA' gli elementi o i fenomeni che possono aumentare la produttività.

I fattori della produttività possono raggrupparsi:

-         FATTORI PASSIVI: che incidono sulla QUANTITA'  di PRODUZIONE a parità di quantità di lavoro prestato; esiste solo 1 FATTORE PASSIVO della produttività: la FERTILITA' NATURALE

-         FATTORI ATTIVI, influiscono sulla quantità di LAVORO necessario per produrre , che riducono tale quantità delle prestazioni, a parità di fertilità: 3 sono i fattori attivi della produttività:

1.      L'ABILITA', dove il pescatore o il cacciatore abile riesce a produrre in minor tempo le stesse quantità di beni ottenibili da altri produttori non abili;

2.      l'ATTREZZATURA, che estende la capacità dell'HARDWARE umano rappresentato dal corpo e dalle sue membra e dal cervello, che riducono la fatica e premiano l'abilità; a parità di lavoro impiegato aumenta la quantità di vestiti ottenibili con l'uso del telaio piuttosto che con l'impiego dell'uncinetto

3.      l'ORGANIZZAZIONE al sua caratteristica è la DIVISIONE FUNZIONALE del lavoro; cioè nell'organizzazione ogni lavoratore presta il suo lavoro in forma specializzata e attrezzata per compiere una specifica attività.

4.      FATTORI ENDOGENI O PSICOLOGICI, cioè le condizioni psicologiche che portano l'uomo a prestare la propria attività lavorativa nell'ambito di un'organizzazione. Si può distinguere tra :  MOTIVAZIONE, dove l'uomo è  disposto a prestare il proprio lavoro solo se esistono motivazioni adeguate, e APPAGAMENTO, dove le motivazioni incentivano l'uomo a iniziare il proprio lavoro.

La massima produttività si consegue quando il lavoro abile attrezzato e organizzato, viene prestato in AMBIENTE FERTILE, cioè quando si sviluppano le AZIENDE DI PRODUZIONE.

L'incremento dela produttività si manifesta non solo con l'INCREMENTO DELLA RICCHEZZA, ma anche nella RIDUZIONE DEL TEMPO DI LAVORO.

5.      INDICARE QUALCHE FENOMENO SOCIALE CONNESSO AI FATTORI DELLA PRODUTTIVITA'

-   FATTORE FERTILITA',  nascita della proprietà privata, nascita della RENDITA, nascita dell'ISTITUTO DELL'EREDITA', ESPLORAZIONI GEOGRAFICHE

-   FATTORE ABILITA', apprendistato nella BOTTEGA del maestro di arti e mestieri, SPECIALIZZAZIONE PRODUTTIVA, sorgere degli UFFICI BREVETTI , nascita delel CORPORAZIONI

-   FATTORE ATTREZZATURA, introduzione dei macchinari, nascita della RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, largo impiego dei computer, impiego dei robot nei processi produttivi

-   FATTORE ORGANIZZAZIONE,  nascita dell'organizzazione del lavoro, espansione delle dimensioni delle aziende di produzione, ORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA del lavoro, sorgere delle ISOLE PRODUTTIVE

-   FATTORE MOTIVAZIONE, sorgere delle IMPRESE CAPITALISTICHE, incentivazione dei dirigenti sulla base dei risultati aziendali

-   FATTORE APPAGAMENTO, nascita del MOVIMENTO SINDACALE per attribuire ai lavoratori una quota di produttività sotto forma di integrazioni retributive, azionariato ai dipendenti

-   TUTTI I FATTORI INSIEME , aumento della ricchezza del sistema economico, REDISTRIBUZIONE della ricchezza, GIUSTIZIA SOCIALE, riduzione dell'orario di lavoro, riduzione dell'età pensionabile, problemi di impiego del tempo libero.

6.      COME SI RIPARTISCE IL DIFFERENZIALE A LIVELLO DI SCAMBIO?

Distinguiamo tra:

-   riparto della produttività generata a livello di sistema economico

-   riparto della produttività tra aziende

-   riparto della produttività generata all'interno di un'azienda di produzione tra i fattori che la determinano.

Avevamo definito la produttività TOTALE DELLA PRODUZIONE P la differenza

CaP - cP = πP

Poiché la produzione implica scambio, questo deve avvenire a un prezzo pP ed si deriva che lo scambio debba essere:

cP < pP < caP

La differenza  pP - cP rappresenta il PROFITTO DEL PRODUTTORE

La differenza caP - pP costituisce la RENDITA DEL CONSUMATORE.

Con lo sviluppo del fenomeno produttivo e con la consapevolezza della creazione di produttività si sono delineati 2 fondamentali sistemi economico-politici:

-   il CAPITALISTICO, nel quale SI SOSTIENE che pP deve tendere al limite di caP , o che l'intera produttività deve essere di pertinenza dell'azienda di produzione; tutta la produzione dovrebbe essere attuata da PROFIT ORGANIZATIONS, cioè da imprese.

-   IL COLLETTIVISTICO, nel quale SI SOSTIENE che la produttività generata dalla produzione deve andare a vantaggio dell'azienda di consumo, fissano  pP a un livello vicino a cP; tutta la produzione dovrebbe essere attuata da NON PROFIT PRODUCTION ORIENTED ORGANIZATIONS.

7.      COME SI RIPARTISCE IL DIFFERENZIALE DI PRODUTTIVITA' TRA I FATTORI DELLA PRODUZIONE?

Tutta la produzione si sviluppa nell'ambito di aziende di produzione nelle quali si applica il lavoro, sia esso ABILE o ATTREZZATO  o ORGANIZZATO.

Da ciò emerge che tutta la produzione deriva dal lavoro, sia esso prestato in forma specializzata per la produzione diretta, sia essa preventivamente capitalizzato, cioè investito per la produzione di attrezzi.

-   Quando la produzione è ottenuta da un'unica azienda formata da un solo soggetto abile che impiega attrezzi autoprodotti in ambiente fertile di sua proprietà, tutta la produttività va a beneficio de tale soggetto e non si ha alcun riparto

-   Quando la produzione è attuata da aziende diverse e si attua uno scambio tra aziende, si forma una RAGIONE DI SCAMBIO che ripartisce il differenziale di produttività tra i 2 scambisti; parte del differenziale di ciascuno scambista viene ceduto all'altro per incentivarlo allo scambio; il valore relativo dei beni scambiati non dipende solo dal costo di produzione di ciascuno, ma anche dal costo di autoproduzione.

-   P dipende dal RAPPORTO DI POTERE che si instaura tra gli scambisti; l'entità della quota di produttività di cui ciascuno beneficia dipende da un rapporto di potere e non da una relazione economica.

8.      LE IMPRESE POSSONO CONTROLLARE LA PRODUTTIVITÀ? E I  PREZZI?

La produzione si sviluppa per la ricerca di una VANTAGGIO PERSONALE in termini di maggiore DOVIZIA di beni per soddisfare i bisogni, in termini di maggiore ricchezza.

Il profitto, da un lato, spinge gli individui a rischiare i loro capitali, investendoli nelle attività produttive; dall'altro costituisce la motivazione per la creazione di nuovi business.

LIBERTA' DEL CONSUMATORE  e CONCORRENZA TRA I PRODUTTORI garantiscono che il profitto può generarsi solo a condizione che le imprese riescano a fare propri i fattori della produttività .

La TELEONOMIA ENDOGENA dell'impresa considerata come PORTAFOGLIO di BUSINESS impone di mantenere integro e di accrescere il CI.

La sua TELEOLOGIA sta nella capacità del management di decidere autonomamente sulla composizione dei processi produttivi.

Per sviluppare livelli adeguati di profitto, per potersi mantenere nel sistema combinatorio, le imprese devono agire secondo una di queste 2 vie:

-   o aumentare la produttività, cioè ricercare l'efficienza produttiva o di trasformazione

-   o aumentare la loro FORZA CONTRATTUALE, con la possibilità di controllare i prezzi, cioè di ricercare l'efficienza esterna o DI NEGOZIAZIONE.

9.      SAPRESTI INDICARE ALCUNI FENOMENI DELL'ECONOMIA MONETARIA?

L'economia moderna è tipicamente economia monetaria dove gli scambi e gli investimenti sono attuati con l'uso della MONETA.

Cona la moneta lo scambio divenne monetario; si trasformò da baratto in compravendita e ciò facilitò lo sviluppo dell'attività di produzione.

La produzione si sviluppò con il fiorire del COMMERCIO. Si svilupparono inoltre le operazioni di MUTUO, con l'introduzione dell'interesse e la pratica dell'INTERESSE COMPOSTO.

Accanto alle aziende industriali e mercantili, il sistema economico si arricchì delle imprese BANCARIE.

Ai mercati dei beni si affiancarono i MERCATI FINANZIARI E MONETARI.

La moneta, oltre che strumento di INTERMEDIAZIONE nello scambio assunse anche la funzione di trasferire nel tempo il potere d'acquisto e ciò rese possibile accumulare RICCHEZZA accumulando moneta.

3 sono gli effetti dell'uso della moneta che interessano l'economia aziendale:

-         le imprese sono interpretate come TRASFORMATORI MONETARI

-         le imprese si trasformano da PATRIMONIALI in FINANZIARIE

-         le imprese diventano SISTEMI TELEOLOGICI.

Con il diffondersi dell'esigenza di ricchezza, si configura una modificazione del ruolo in generale assegnato alle AZIENDE DI PRODUZIONE stesse: l'attività produttiva diventa il mezzo per PRODURRE RICCHEZZA MONETARIA.

LE aziende di produzione da strumenti di incremento della produttività per il sistema vengono considerate come strumenti per incrementare tale forma di ricchezza per i partecipanti.

Anche la relazione tra LAVORO e BISOGNI si allenta poiché tra i 2 fenomeni si inserice la moneta che allunga la catena del processo economico, da:

[LAVORO → PRODUZIONE → BENI] →SCAMBIO→ [BENI→CONSUMO→UTILITA']

il processo diventa

[LAVORO→PRODUZIONE→BENI]→SCAMBIO→MONETA→SCAMBIO →[BENI→CONSUMO→UTILITA']

10.  QUANDO UN'IMPRESA DIVENTA FINANZIARIA?

Il problema di oggi per le imprese dotate di autonomia ed economicità è quello di mantenere l'INTEGRITA' DEI CAPITALI in esse investiti; e un capitale si mantiene integro nel tempo se conserva il suo POTERE D'ACQUISTO e se offre una remunerazione finanziaria almeno pari a quella media ottenibile da altri investimenti.

L'impresa si è trasformata gradualmente da impresa CAPITALISTICA PATRIMONIALE in impresa CAPITALISTICA FINANZIARIA.

Poiché i capitali fruttano grazia al profitto, esso non è solo una conseguenza del'attività efficiente di impresa; i livelli minimi di profitto costituiscono la CONDIZIONE DI ESISTENZA dell'impresa. Diventano per questo gli OBIETTIVI MANAGERIALI da conseguire con la ricerca di business convenienti.

Il ciclo si è invertito: quando il capitale era relativamente scarso, si ricercava il capitale per attuare la produzione; con un relativa disponibilità di capitale investito durevolmente nell'impresa sono invece le produzioni economicamente redditizie a essere necessarie per mantenere investiti i capitali.

La conseguenza di ciò è che le imprese tendono a diventare TRASFORMATORI FINANZIARI, che di volta in volta investono e disinvestono in business dotati di alto rapporto ricavi/costi, per ottenere una remunerazione adeguata sotto forma di redditi adeguati e capital gain.

Nell'ottica finanziaria ogni business non è solo importante perché frutta un reddito annuo, ma quanto può essere ceduto,fruttando così un guadagno.

Nasce una nuova figura di operatore economico: il NEGOZIATORE DI BUSINESS che realizza un guadagno in linea capitale, dedotto anche IMPRENDITORE FINANZIERE.

11. QUALI FENOMENI SI MANIFESTANO NEL MACRO SISTEMA DA 1 AUMENTO DELLA PRODUTTIVITA'?

L'aumento della produttività e continuo.  La produttività è il PARAMETRO D'ORDINE che ci consente di osservare il sistema economico come sistema combinatorio nel quale le unità economiche, motivate dalla ricchezza, realizzano un incremento di produttività.

La produttività genere ricchezza e la ricchezza genere produttività.

L'incremento di produttività sembra assumere un andamento correlato alla dinamica della ricerca scientifica e tecnologica. L'invenzione della ruota e della vela ha dato un notevole contributo alla produttività poiché ha consentito di aumentare la potenzialità del lavoro.

Per quanto grande sia la ricchezza prodotta, e per quanto sia ampia sia la qualità che la quantità dei bisogni che l'uomo produttivo riesce a soddisfare, la logica della produzione vuole che la produttività progredisca e la logica del profitto rende tale progresso vitale per le imprese.

L'incremento della produttività non dipende dalla forma che hanno assunto le aziende di produzione e dalla spinta del profitto ma è nella logica stessa del fenomeno produttivo, anche se storicamente il profitto ha rappresentato lo stimolo acceleratore del processo.

 

CAPITOLO 8   I PROCESSI DELLA GESTIONE OGGETTIVA NELLE AZIENDE DI PRODUZIONE

1.      COSA SI INTENDE PER GESTIONE?

La gestione rappresenta il MOMENTO FONDAMENTALE  dell'amministrazione.

Comprende le operazioni di amministrazione necessarie per attuare i processi di consumo, nelle aziende di consumo, e dei processi produttivi, nelle aziende di produzione.

La gestione si può sviluppare solo se il soggetto  operativo possiede le informazioni necessarie per decider, eseguire e controllare le operazioni necessarie per la vita aziendale.

2.      QUAL'E' LA DIFFERENZA TRA GESTIONE NELL'ASPETTO OGGETTIVO E NELL'ASPETTO SOGGETTIVO?

Qualunque sia l'oggetto dell'attività aziendale, sia essa azienda di consumo, di produzione o composta di produzione e consumo, la gestione può essere osservata in 2 aspetti:

-         l'aspetto OGGETTIVO

-         l'aspetto SOGGETTIVO

Nell'aspetto OGGETTIVO la gestione viene osservata come sistema di OPERAZIONI DI GESTIONE.

Nell'aspetto soggettivo, si considerano non tanto le operazioni della gestione, quanto il PROCESSO DI GESTIONE, con il quale il soggetto operativo produce quelle operazioni.

Nell'aspetto SOGGETTIVO il processo di gestione è UNITARIO e si sviluppa con CONTINUITA' nel tempo. E' composto da 3 momenti o fasi:

-   FASE DECISIONALE, è il momento in cui si assumono DECISIONI di intraprendere operazioni; si definiscono gli obiettivi aziendali e si attua la PROGRAMMAZIONE , cioè si stabilisce la traettoria che l'azienda dovrà attuare

-   FASE ESECUTIVA, in cui si attuano i corsi d'azione decisi; si sviluppa la traettoria prestabilita nella fase decisionale

-   FASE DI CONTROLLO, in cui si accerta la corrispondenza tra operazioni decise e operazioni ESEGUITE e si sviluppano le azioni di CORREZIONE.

3.      QUAL'E' LA DIFFERENZA TRA GESTIONE ECONOMICA, MONETARIA E FINANZIARIA?

Osservando la  gestione nell'aspetto oggettivo, vi sono 2 distinzioni fondamentali.

La prima distingue:

-   operazioni della GESTIONE ESTERNA, che connettono l'azienda con l'ambiente di cui è parte. LE operazioni di gestione esterna formano, nel loro complesso, la GESTIONE ESTERNA

-   operazioni della GESTIONE INTERNA, che attuano le trasformazioni di consumo o di produzione, formano, nel loro complesso, la GESTIONE INTERNA.

La seconda distinzione è quella tra:

-   operazioni di GESTIONE ECONOMICA, dove le aziende svolgono la loro attività principale di trasformazione economica, con le quali ottengono i fattori produttivi o di consumo, li trasformano e cedono il lavoro o le produzioni sui mercati.

Rientrano in questa classe le operazioni di APPROVVIGIONAMENTO di fattori e di CESSIONE delle produzioni, le operazioni di COSTITUZIONE e di CESSAZIONE, e di operazioni di TRASFORMAZIONE ECONOMICO PRODUTTIVA.

   Le operazioni di input di fattori o di output di produzioni sono della GESTIONE ECONOMICA ESTERNA, quelle di TRASFORMAZIONE appartengono alla gestione ECONOMICA INTERNA

-   operazioni della GESTIONE FINANZIARIA, relative all'approvvigionamento di mezzi monetari, cioè di operazioni di FINANZIAMENTO PASSIVO

-   operazioni della GESTIONE MONETARIA, cioè operazioni di REGOLAMENTO sia degli acquisti che delle vendite.

Le operazioni della gestione monetaria possono essere considerate una SOTTOCLASSE di quelle della GESTIONE FINANZIARIA.

4.      INDICARE LE 8 CLASSI FONDAMENTALI DI PROCESSI DI OPERAZIONI NELLE AZIENDE DI PRODUZIONE (FUNZIONI FORME E VALORI TIPICI)

Nell'aspetto OGGETTIVO le operazioni della gestione possono essere raggruppate in:

-   OPERAZIONI DI COSTITUZIONE, hanno la funzione di costituire giuridicamente l'azienda e di dotarla delle risorse iniziali necessarie per attuare i primi processi di consumo o di produzione. Hanno 2 funzioni: FUNZIONE GIURIDICA FORMALE, che consente all'azienda di perfezionare le formalità per avere esistenza giuridica, e FUNZIONE ECONOMICA SOSTANZIALE, che fornisce all'azienda il primo stock di fattori produttivi necessari per innescare i primi processi produttivi.

L'ammontare delle risorse conferite viene denominato CAPITALE DI COSTITUZIONE e nelle società CAPITALE SOCIALE.

-    OPERAZIONI DI FINANZIAMENTO PASSIVO,  cioè operazioni di approvvigionamento di denaro e di credito e operazioni di rimborso. Diverse sono le forme di finanziamento .

A seconda della DURATA DEL PRESTITO si distinguono in:

1.      FINANZIAMENTI A BREVE TERMINE, di durata inferiore a un anno

2.      FINANZIAMENTI A MEDIO LUNGO TERMINE, di durata superiore all'anno;

A seconda della FORMA ASSUNTA si distinguono in:

1.      FINANZIAMENTI PASSIVI IN SENSO PROPRIO, direttamente contratti con istituti di credito o con finanziatori privati

2.      FINANZIAMENTO SOTTO FORMA DI CREDITI COMMERCIALI, quando l'impresa paga i fornitori con un pagamento dilazionato

A seconda della FORMA DEL RIMBORSO, si classificano in:

1.      FINANZIAMENTI INDIVISI, se è previsto il rimborso in un'unica soluzione alla scadenza; l'interesse può essere posticipato o anticipato

2.      FINANZIAMENTI FRAZIONATI, se è previsto un rimborso frazionato in rate

A seconda del SOGGETTO FINANZIATORE si distinguono in:

1.      FINANZIAMENTI DA PRIVATI

2.      FINANZIAMENTI DA BANCHE

3.      FINANZIAMENTI DA SOCI

A seconda della FORMA TECNICA del finanziamento si distinguono tra:

1.      ANTICIPAZIONE, che è un prestito a breve termine, concesso contro garanzia di titoli o merci

2.      APERTURA DI CREDITO, concesso da istituti di credito e mette a disposizione una certa disponibilità di mezzi monetari per un certo tempo e a un interesse pattuito

3.      SCONTO DI CREDITO, se l'impresa ha crediti scadenti dopo n giorni, potrebbe attuare lo sconto del credito presso un privato o una banca

4.      MUTUO, finanziamento con rimborso graduale, oneroso, a medio o lungo termine con rimborso semestrale

5.      PRESTITO OBBLIGAZIONARIO, finanziamento a medio e lungo termine, con rimborso graduale, diviso in quote unitarie di = importo incorporate in obbligazioni

6.      FINANZIAMENTO C/SOCI, per le società che non possono emettere prestiti obbligazionari i soci possono attuare finanziamenti alla società a titolo personale. 

-   OPERAZIONI DI APPROVVIGIONAMENTO DI FATTORI, dove nella aziende di consumo tali operazioni consentono la disponibilità dei fattori di consumo; nelle aziende di produzione l'approvvigionamento riguarda i fattori produttivi diversi dal denaro e dal credito

-   OPERAZIONI DI PAGAMENTO AI FORNITORI DI FATTORI, che regolano gli impegni che l'impresa si era assunta nei confronti dei fornitori dei fattori produttivi nel momento dell'acquisizione.

I regolamento degli acquisti può attuarsi in forme diverse:

1.      REGOLAMENTO A PRONTI, quando è attuato alla stessa data dell'acquisto

2.      REGOLAMENTO DIFFERITO, se attuato dopo un certo periodo dalla data della prestazione del fornitore

3.      REGOLAMENTO ANTICIPATO, se l'azienda corrisponde al fornitore somme di denaro a fronte della futura consegna dei fattori

4.      REGOLAMENTO CONTO CORRENTE, se l'azienda non corrisponde al fornitore nessuna somma , ma compensa il debito con altri crediti

A seconda dei MEZZI utilizzati per il REGOLAMENTO, si distingue tra:

1.         REGOLAMENTO MONETARIO, quando l'oggetto della controprestazione è rappresentato da una somma di denaro.

2.         REGOLAMENTO REALE, quando l'azienda regola il debito nei confronti del fornitore con beni diversi da l denaro; in questo caso si ha il BARATTO  o la PERMUTA.

Il REGOLAMENTO MONETARIO si può attuare nelle forme:

-         REGOLAMENTO PER CONTANTI O PRONTA CASSA, se avviene con pagamenti in denaro

-         REGOLAMENTO CON ASSEGNO, che può assumere le forme di rilascio di ASSEGNO CIRCOLARE, emissione di ASSEGNO BANCARIO, GIRATA di assegno circolare o bancario ricevuto in pagamento da altri soggetti.

3.         REGOLAMENTO A MEZZO BANCA, che si può attuare tramite: BONIFICO AL FORNITORE, quando l'impresa ha un C/C presso la banca A e il fornitore ha un conto presso la banca B; l'impresa ordina alla propria banca A di trasferire i fondi alla banca B; GIROCONTO, entrambi i soggetti hanno un C/C nella stessa banca A; l'impresa ordina alla banca di girare la somma dal proprio conto a quello del cliente

4.         REGOLAMENTO MEDIANTE CAMBIALI, attuabile con:  RILASCIO DI UN PAGHERO' al fornitore;  ACCETTAZIONE DI UNA TRATTA;  GIRATA DI UNA CAMBIALE ATTIVA ricevuta in pagamento da un cliente.

In relazione all'ammontare del debito estinto con il regolamento, si distingue tra:

1.      REGOLAMENTO IN 1 UNICA SOLUZIONE, quando viene pagato l'intero importo del debito

2.      REGOLAMENTO FRAZIONATO O RATEALE, con rate prestabilite nell'importo e nella scadenza

3.      REGOLAMENTO CON OTTENIMENTO DI ABBUONI, quando l'azienda, afronte di un debito, rilascia un assegno di importo inferiore, ricevendo un abbuono

-   OPERAZIONI DI TRASFORMAZIONE, tipiche del processo svolto; nelle aziende di consumo le operazioni di trasformazione consentono di attuare le combinazioni di consumo per poter trarre dai fattori di consumo l'utilità necessaria per soddisfare i bisogni del soggetto economico.

Nelle AZIENDE AGRICOLE le operazioni di trasformazione consistono nella preparazione dei terreni per le colture, concimazione, semina e così via.

Nelle AZIENDE MERCANTILI la trasformazione riguarda il trasporto, lo stoccaggio e la conservazione delle merci.

Nelle AZIENDE DI CREDITO le operazioni di trasformazione consistono si concretizzano nel ricevimento del risparmio agli sportelli e nell'erogazione del credito nelle diverse forme.

Nelle AZIENDE INDUSTRIALI consistono nella trasformazione delle materie con il lavoro e gli impianti

-   OPERAZIONI DI CESSIONE, nelle aziende di consumo so cede il lavoro di qualche soggetto; nelle aziende di produzione oggetto delle cessioni sono le produzioni ottenute.

Le operazioni di cessione possono essere distinte in 2 forme:

1.      operazioni di cessione di PRODOTTI FINITI o operazioni di CESSIONE IN SENSO PROPRIO

2.      operazioni di cessione di FATTORI PRODUTTIVI  non più utilizzabili nelle coordinazioni produttive aziendali.

In relazione alla durata delle lavorazioni attuate, le aziende si distinguono in:

1.      AZIENDE A PRODUZIONI INFRANNUALI, che ottengono produzioni dai processi produttivi di breve durata

2.      AZIENDE A PRODUZIONI PLURIENNALI, il cui processo produttivo si sviluppa in un periodo pluriennale.

-   OPERAZIONI DI INCASSO DAI CLIENTI, che consentono all'azienda venditrice di incassare il corrispettivo dai clienti cui ah ceduto le produzioni.

Il regolamento delle vendite può attuarsi con:

1.      REGOLAMENTO A PRONTI, attuato alla stessa data della vendita

2.      REGOLAMENTO  DIFFERITO, attuato dopo un certo periodo dalla data della prestazione

3.      REGOLAMENTO ANTICIPATO, se l'azienda riceve dal cliente denaro a fronte di consegna futura delle produzioni

4.      REGOLAMENTO CONTO CORRENTE

A seconda delle RISORSE UTILIZZATE per incassare il credito di regolamento si distingue tra:

1.      regolamento MONETARIO, che si può attuare PER CONTANTI , o a  MEZZO BANCA, tramite BONIFICO DA CLIENTE o GIROCONTO; inoltre vi è il regolamento MEDIANTE CAMBIALI

In relazione all'ammontare del credito estinto con il regolamento , si distingue tra:

-         REGOLAMENTO IN 1 UNICA SOLUZIONE

-         REGOLAMENTO CON CONCESSIONE DI ABBUONI

-         REGOLAMENTO RITARDATO CON INCASSO DI INTERESSI DI MORA

-         MANCATO INCASSO DEL CREDITO

2.      regolamento REALE

-   OPERAZIONI DI CESSAZIONE, dove l'azienda cessa di esistere.

4 SONO LE FORMA DI CESSAZIONE:

1.      La LIQUIDAZIONE, insieme delle operazioni opposte alla costituzione; vengono ceduti i fattori della produzione ancora utilizzabili e vengono incassati i crediti e pagati i debiti. Vi sono 2 forme : LIQUIDAZIONE VOLONTARIA  e LIQUIDAZIONE FORZOSA

2.      la CESSIONE, operazione con cui l'azienda viene ceduta all'originario soggetto giuridico o ad altro soggetto giuridico

3.      la TRASFORMAZIONE, operazione con cui l'azienda muta la forma giuridica

4.      la FUSIONE, con cui l'azienda entra a far parte di un'azienda più ampia, fondendosi con un'altra azienda.  La fusione può assumere 2 forme:  FUSIONE PER UNIONE, quando A e B si fondono dando vita a 1 azienda C;    FUSIONE PER INCORPORAZIONE, quando l'azienda X già costituita, incorpora l'azienda Y che si estingue








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