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Spinoza, Baruch (Amsterdam 1632 - L'Aia 1677), filosofo olandese, considerato l'esponente moderno più rappresentativo del panteismo.

storia


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Spinoza, Baruch (Amsterdam 1632 - L'Aia 1677), filosofo olandese, considerato l'esponente moderno più rappresentativo del panteismo.  

(Panteismo: Dottrina che identifica tutto ciò che esiste -in greco, pan, "tutto"- con Dio -in greco, theós- Muovendo dal presupposto secondo cui dalla realtà divina deriva il mondo come emanazione senza che esso abbia una sua propria consistenza si parlerà di "panteismo acosmico". Mentre se si nega alla divinità una realtà separata giungendo a identificarla con la natura si potrà parlare di "panteismo ateistico", una concezione che nega l'idea di una realtà divina personale, separata e trascendente il m 242j91c ondo.)


Benedetto ( Baruch ) Spinoza opera in Olanda nella seconda metà del 1600 e , come il collega Hobbes , cercherà di risolvere una volta per tutte il problema , lasciato in eredità da Cartesio , del rapporto tra la res cogitans ( la spiritualità ) e la res extensa ( la materia ) , non rinunciando tuttavia a porsi anche problemi politici con schemi simili a quelli di Hobbes , ma con risultati incredibilmente diversi : Spinoza é uno dei primi grandi teorici della democrazia.

Spinoza , pur vivendo in Olanda , é un pensatore di origine ebrea e fa parte di quelle famiglie cacciate dalla Spagna in quanto ebree a fine '400 , rifugiatesi in Portogallo per poi fuggire anche da lì per via dell' improvviso assorbimento del Portogallo da parte della potenza spagnola . L' Olanda seicentesca é stata più volte definita una vera e propria isola di tolleranza : liberatasi dal dominio spagnolo nel 1500 con una lotta dalle valenze sia nazionali sia religiose , era però sconvolta da lotte interne : vi erano i dinamici mercanti di Amsterdam , calvinisti moderati ( si era diffuso l' arminianesimo ) , che sostenevano il regime repubblicano : erano moderati sia in ambito politico sia religioso ; il loro capo era il famoso De Witt , denominato " gran pensionario d' Olanda " , titolo affine a quello di presidente della Repubblica dei giorni nostri . Contrapposto a questo schieramento moderato , vi era poi quello di Guglielmo D' Orange , che aveva l' appannaggio alla suprema carica militare e mirava a realizzare non una repubblica , bensì una monarchia .




In un primo momento il potere fu in mano al moderato De Witt e l' Olanda godette di un' ottima tolleranza religiosa , vissuta in modo singolare : si tratta di una tolleranza religiosa " per gruppi " . C' era in altre parole equilibrio tra le diverse componenti religiose.

Lo Stato olandese , che si contraddistingueva per essere molto " leggero " , riconosceva i vari gruppi religiosi e ogni singolo individuo apparteneva allo stesso tempo allo Stato olandese e alla religione del gruppo di appartenenza

Tuttavia

questa tolleranza e questa libertà erano riconosciute ai gruppi e non ai singoli : un uomo singolo , di per sè , non era mai totalmente libero e , se allontanato dalla propria comunità religiosa , egli perdeva la libertà . Fu quel che accadde a Spinoza , della comunità ebraica . Egli manifesta posizioni teoriche incompatibili con la religione ebraica tradizionale e non tarda ad arrivare alla rottura e alla " scomunica ".

Da quel momento egli vive come un esiliato in patria : si era infatti olandesi nella misura in cui si apparteneva ad una comunità . Tuttavia Spinoza non si lascia andare e ama frequentare i salotti borghesi e non i filosofi di professione . Nella sua emarginazione egli vive producendo lenti per cannocchiali.

E' tipica della tradizione ebraica che ciascuno debba avere un suo mestiere nel corso della vita

Tuttavia la sua non fu solo una necessità , ma anche una scelta : ricevette promesse di importanti incarichi pubblici ma rifiutò sempre sostenendo di preferire la libertà al denaro : da produttore di lenti avrebbe sempre potuto pensare liberamente . Fu una persona molto pacata e tranquilla e , si racconta , l' unica volta in cui perse la pazienza fu in occasione dell' assassinio del condottiero De Witt : uscì da casa furibondo , si recò sul luogo del delitto , gremito di rivali e assassini di De Witt e si pronunciò apertamente contro tale azione , rischiando il linciaggio . La filosofia di Spinoza é il punto di incontro tra le più disparate concezioni filosofiche : sullo sfondo c' é la recente filosofia cartesiana e la filosofia spinoziana nasce proprio come tentativo di risolvere il complesso problema del rapporto tra le due res . Notevole risulta anche l' influenza del neoplatonico italiano cinquecentesco Giordano Bruno

l' impostazione fortemente matematica molto risente della tradizione cartesiana e , più in generale , del secolo in cui Spinoza vive . Il suo testo più importante , non a caso , si intitola Etica dimostrata alla maniera geometrica : la struttura argomentativa dell' opera é quella dei libri di geometria.

Rinunciò anche a una pensione che gli era stata offerta da Luigi XIV, re di Francia, con la condizione che gli dedicasse una delle sue opere. Morì di tisi a 45 anni.


Spinoza: filosofia

La più completa espressione filosofica del pensiero di Spinoza è la grande opera Etica dimostrata con metodo geometrico che poté essere pubblicata solo postuma nel 1677 grazie alla cura dei suoi amici. Il tratto più appariscente di quest'opera è l'organizzazione dei suoi contenuti secondo un metodo deduttivo (Procedimento logico consistente nel derivare da una premessa una conclusione che ne rappresenta la conseguenza necessaria) che si rifà al metodo della geometria di Euclide, partendo da alcune definizioni iniziali e da assiomi (Affermazione che è superfluo dimostrare perché palesemente vera)

ossia da principi autoevidenti dei quali non si dà dimostrazione, per ottenere una serie di dimostrazioni. Sebbene il fine di quest'opera sia un'etica, essa si configura nella prima parte come una metafisica che, per i problemi e le soluzioni prospettate, si riallaccia ai temi della filosofia di Descartes, oltre che a un patrimonio di questioni che appartengono a tutta la filosofia occidentale.


Spinoza:La dottrina della sostanza

Spinoza afferma che l'universo è identificabile con Dio, inteso come la "sostanza" eterna, unica, incorruttibile e incausata di tutte le cose. Il concetto di sostanza In filosofia "sostanza" (designa una realtà che è a fondamento di ogni altra.), che Spinoza derivò dai filosofi scolastici, è riferito al fondamento assoluto di tutta la realtà, che la comprende in sé. Egli riconobbe la possibilità dell'esistenza di infiniti attributi della sostanza, ma sostenne che due soli sono accessibili all'intelletto umano: il pensiero e l'estensione. L'estensione e il pensiero, che nella filosofia di Descartes costituivano due distinte sostanze, vengono ora intese da Spinoza come due aspetti o attributi dell'unica sostanza, intesa come Dio e identificata con la natura stessa. In questo modo era superato il problema del dualismo (Dualismo: In filosofia, la teoria secondo la quale l'universo è intelligibile soltanto come un tutto composto da due elementi distinti e reciprocamente irriducibili.) cartesiano, relativo alla modalità in cui l'ordine delle cose corporee potesse influire su quello delle idee e dei pensieri, e viceversa. Nel sistema dell'Etica si afferma che esiste un nesso causale fra singoli oggetti (cioè tra corpi fisici) rispetto all'attributo dell'estensione o fra singole idee rispetto all'attributo del pensiero, ma non fra oggetti e idee, che sono solo apparentemente in relazione. Ciò che conta osservare è che le due serie di eventi, quelli fisici e quelli mentali, procedono parallelamente in quanto sono solo due aspetti dell'unica sostanza divina.



Spinoza considerò la pluralità degli oggetti del mondo fisico e delle idee come "modi", modificazioni particolari e determinate temporalmente, della sostanza; ogni singolo oggetto è un modo di Dio rispetto all'attributo dell'estensione; tutte le idee singole sono modi di Dio rispetto all'attributo del pensiero. I modi costituiscono la natura naturata, "natura causata", o la natura nella molteplicità delle sue manifestazioni; la sostanza, o Dio, è la natura naturans, "natura causante", la natura creatrice che determina i modi. Dio risulta pertanto la causa immanente del mondo, nel senso che non agisce fuori di esso, ma lo contiene in sé. In questo senso si è parlato di un panteismo di Spinoza, per il quale Dio non crea il mondo come un essere separato e distinto dalla natura.


Spinoza: determinismo

Tutte le cose discendono da Dio in modo necessario secondo un rigido nesso causale. Questo determinismo naturale, in base a cui Spinoza respinge la dottrina del libero arbitrio, non esclude però la libertà di Dio, nel senso che la sostanza divina non è determinata da altro ad agire e a operare, ma si dispiega nella serie infinita dei modi (fisici e mentali), secondo la necessità della propria natura infinita. In questo senso si può affermare che il Dio di Spinoza, così lontano da quello della tradizione religiosa ebraica e cristiana, costituisce la trasposizione sul piano metafisico delle leggi di natura della scienza meccanicistica del Seicento.


Spinoza: Geometria delle passioni

Il fine dell'etica di Spinoza è la liberazione dell'uomo dalla servitù delle passioni. Spinoza tratta anzitutto queste ultime "come si trattasse di linee, di piani e di corpi", procedendo a una sorta di geometria delle passioni. Il principio fondamentale di essa è che ogni individuo tende a perseverare nel proprio essere, secondo una tendenza che è denominata conatus, cioè lo "sforzo", che si articola ulteriormente come "cupidità". Da questo principio, a seconda che esso sia assecondato o ostacolato, scaturiscono le due passioni fondamentali della gioia e della tristezza, e successivamente le passioni dell'amore e dell'odio e tutti gli altri sentimenti. La servitù dell'uomo consiste nell'incapacità di far prevalere affetti positivi, che aumentano la potenza del suo essere, sugli affetti negativi che invece la ostacolano (secondo un ideale etico diverso da quello della completa "impassibilità", teorizzata in passato dallo stoicismo). Ma oltre al controllo delle passioni e all'incremento degli affetti positivi, l'uomo può guardare a quella felicità che discende dall'"amore intellettuale di Dio", e che consiste nella conoscenza intuitiva (Intuizione: In filosofia, la conoscenza diretta e immediata, indipendente da ogni forma di ragionamento, di un oggetto presente alla nostra coscienza.) dell'ordine naturale e necessario di tutte le cose.


Spinoza: critica della tradizione

Il pensiero di Spinoza, che giunse a una totale confutazione dei concetti di un Dio personale, di una provvidenza e di un finalismo della creazione, fu accolto in modo ostile dagli ambienti religiosi sia ebraici sia cristiani. In particolare fece discutere l'interpretazione razionalistica della Bibbia e la rivendicazione della libertà religiosa, teorizzate da Spinoza nel Trattato teologico-politico. La grandezza del suo pensiero verrà riconosciuta pienamente solo un secolo dopo la morte del filosofo, anche grazie al ritratto che di lui diede Pierre Bayle. Nella storia della filosofia la posizione di Spinoza è per molti aspetti unica e originale. Non ci fu scuola in cui Spinoza si riconobbe, né egli ne fondò una propria; eppure alla sua opera si rivolsero con entusiasmo i principali poeti e filosofi dell'età romantica, accentuandone soprattutto gli aspetti di tipo panteistico.




Spinoza: Pensiero politico

Se i primi tre quarti del Tractatus riguardano problemi religiosi o di esegesi biblica , gli ultimi cinque capitoli sono dedicati all' esposizione del pensiero giuridico-politico di Spinoza . La concezione Spinoziana del diritto e dello Stato si inserisce in una cornice schiettamente giusnaturalistica , la quale presenta notevoli punti di convergenza con il pensiero di Hobbes , del quale Spinoza conosceva senz' altro il De cive e , forse , la traduzione olandese del Leviatano . Anche Spinoza parte dall' ipotesi di uno stato di natura che preceda la società civile . In questa condizione il diritto di ciascuno è eguale al suo potere , cioè alla forza di cui dispone per affermare il proprio essere : il più forte predomina sul più debole . Infatti , il potere del singolo non è che la stessa potenza della natura , della quale egli è espressione particolare . Lo stato di natura è quindi una condizione di insicurezza e di pericolo , dal momento che ciascuno è esposto alla possibilità di avere meno forza , meno potere , e quindi meno diritto naturale , di un altro . La ragione , che indica agli uomini il loro vero bene , cioè la loro vera utilità , li induce pertanto a istituire un patto sociale , con il quale il diritto-potere di ciascuno viene limitato in modo da garantire a tutti la sicurezza della propria persona : si cede parte del proprio potere personale a favore di un' istanza superiore ; ma il popolo che rinuncia a parte del proprio potere come singolo lo riacquisisce poi come collettività ; in questo sta la differenza rispetto ad Hobbes , secondo il quale il popolo rinuncia al proprio potere individuale per darlo ad una persona singola , il sovrano . E' quindi lo stesso impulso all' autoconservazione , lo sforzo di perseverare nel proprio essere, che l' uomo condivide con tutti gli esseri naturali a produrre in maniera necessaria , il passaggio dallo stato di natura a quello civile . In due punti il pensiero politico di Spinoza si differenzia tuttavia da quello di Hobbes , prefigurandone esiti del tutto diversi . In primo luogo , Spinoza non ritiene che nel patto i singoli rinuncino al loro diritto naturale , ma al contrario che essi attuino semplicemente , attraverso la sua limitazione , le condizioni necessarie per conservarlo . Per questo , per quanto riguarda la quantità di diritto detenuto dal singolo , la condizione civile per Spinoza deve somigliare il più possibile a quella naturale . Se nello stato di natura gli uomini erano eguali , eguali dovranno essere anche nello stato civile . Ciò induce Spinoza a preferire la democrazia alle altre forme di governo ( mentre Hobbes difendeva la superiorità della monarchia ) : tuttavia anche per lui il potere sovrano , quantunque democratico , deve necessariamente essere assoluto . In secondo luogo , Spinoza ritiene che tra i diritti naturali cui l' uomo non può rinunciare nel passaggio allo stato civile si debba annoverare la libertà di pensiero e di espressione , troppo spesso negata agli uomini . Nessun governo può quindi restringere questa facoltà , purchè essa si limiti all' analisi razionale e abbia quindi , di per sè , un valore esclusivamente teorico . La libertà di pensiero non può infatti tradursi in un diritto di resistenza che comporti un' attività poitica pratica , poichè ciò minerebbe alle fondamenta la sicurezza dello Stato . Sarà compito dei governanti prendere in considerazione le libere analisi dei sudditi e tradurle , in caso di un loro accoglimento , in realtà politica . Sia a causa della situazione storica in cui vive , sia per via dei presupposti concettuali del suo pensiero , Spinoza rimane sospeso tra l' aspirazione a una condizione politica che superi le angustie dell' autoritarismo ( com' era stato tratteggiato da Hobbes ) e l' impossibilità di formulare una dottrina dello Stato autenticamente liberale ( come sarà quella di Locke ) .


Spinoza: Pensiero politico (2)

Spinoza non ha fatto parte di nessuno dei partiti politico-religiosi del suo tempo, egli ha cercato piuttosto di mediare scuole e tradizioni diverse quali il pensiero scientifico, il potenziale di liberazione della Riforma, l'idea liberale di laicità dello Stato.

Spinoza ha assunto dalla tradizione la nozione di stato di natura e di diritto naturale, trasformandole: si tratta di una filosofia del diritto naturale senza più la finzione metodologica dello stato di natura. In Spinoza si ha un'estensione e una trasformazione della nozione di diritto, scisso dalla legge e dal dovere e pensato piuttosto in senso naturalistico, come diritto dell'individualità: in questa luce si deve comprendere l'equazione diritto-potenza . In Hobbes lo stato di natura è la minaccia sempre presente di una barbarie iniziale, per Spinoza la società è invece per definizione conflittuale, perciò il problema politico fondamentale è quello della organizzazione della massa: l'uomo non è né solo passionale, né solo razionale, così ogni situazione politica è mista e tende comunque ad una certa razionalità collettiva . Spinoza è il filosofo dell'aporia (Difficoltà derivante dall'uguale validità di due ragionamenti opposti.) piuttosto che del sistema: nel Trattato teologico-politico è evidente l'aporia tra libertà di opinione e libertà di espressione per quanto concerne i rapporti Stato-Chiesa, anche se successivamente, nel Trattato politico, Spinoza ha tentato di trovare una nuova soluzione al problema della libertà individuale . Le ultime righe scritte da Spinoza, nel Trattato politico, vertono sulla questione della cittadinanza all'interno della democrazia, questione spinosa soprattutto per il problema costituito dalla cittadinanza dei servi e delle donne, ma la definizione della democrazia era allora un compito impossibile e che inoltre la presentazione della monarchia, come quella dell'aristocrazia, sono pervase di spirito democratico . Materia per eccellenza della politica sono per Spinoza le passioni della moltitudine, da considerare nella loro ambivalenza: la democrazia è la soluzione migliore al problema come tentativo di governo collettivo nel quale l'aspetto razionale dovrebbe avere progressivamente il sopravvento . Nell' Etica Spinoza definisce il desiderio come essenza dell'uomo e quindi come fondamento dell'antropologia: il desiderio è la proiezione dell'individuo verso gli oggetti, e non la "mancanza" dell'oggetto. Questa concezione del desiderio come essenza permette di pensare l'uomo in modo non dualista e di chiarire il senso di quello che è stato detto il nominalismo di Spinoza.




Spinoza: I temi della riflessione politica di Spinoza.

 Spinoza ha dedicato molto tempo e molte riflessioni alla questione politica. Per comprendere bene il senso della sua riflessione politica bisogna considerare la situazione delle province unite negli anni in cui viveva Spinoza, ossia, si tratta di un paese nel quale esistono probabilmente tutte le chiese, tutte le confessioni religiose, non solo cristiane, esistenti al mondo e nel quale il problema del rapporto tra autorità religiosa e autorità politica soprattutto negli anni della esperienza repubblicana, costituisce il problema principale della regolazione della vita sociale. Dunque Spinoza giunge alla riflessione sulla natura e sulle funzioni della politica attraverso questo problema, cioè il problema del regolamento dei rapporti con l'autorità religiosa e con l'espressione della vita religiosa, e questo ci spiega perché la sua opera principale, la prima opera concernente la riflessione politica di Spinoza, ha il titolo curioso di Trattato teologico politico. E' un trattato nel quale si mostra chiaramente qual è l'origine della riflessione politica spinoziana, ma poiché esiste un testo di riferimento per tutte le Confessioni cristiane che esistono e hanno rapporti tra loro in Olanda, che è la Bibbia, e l'interpretazione della Bibbia costituisce uno dei problemi principali, se non il problema principale nei rapporti tra le varie confessioni, è evidente che l'interpretazione della Bibbia costituisce anche un oggetto non eliminabile di riflessione filosofica. E dunque non sorprende che Spinoza dedichi i primi quindici capitoli del Trattato teologico politico a costruire una dottrina di interpretazione razionale delle Scritture. Una volta elaborato questo metodo, che è un metodo in gran parte nuovo e che richiederà quasi tre secoli per essere accolto e assimilato, Spinoza discute i problemi del rapporto tra fede e filosofia, tra autorità religiosa e autorità politica e poi entra nei temi specifici della riflessione politica, in particolare affrontando la questione del diritto. E affrontando la questione del diritto Spinoza esprime già la sua tesi fondamentale, ossia l'identità del diritto con la potenza o con la forza che ciascun ente possiede, ossia la celebre equazione: ognuno ha tanto di diritto, quanto ha di forza.

Si potrebbe discutere qui, accennare alle principali differenze che esistono tra il pensiero politico di Spinoza e il pensiero politico di Hobbes per esempio, rispetto alla nozione di diritto e forse è il caso di accennarli perché lo stesso Spinoza nella cinquantesima lettera, si esprime esplicitamente sull'argomento in quanto si tratta, effettivamente, di un argomento importante. La differenza che Spinoza sottolinea in questa lettera rispetto ad Hobbes consiste in questo: mentre per Hobbes il diritto naturale che tutti gli uomini hanno nello stato di natura e che li conduce ad essere perennemente in guerra l'uno con l'altro, poiché tutti hanno diritto a tutto, mentre - dicevo - il diritto naturale nel momento in cui, condotti dalla paura, gli uomini decidono di riunirsi, viene interamente deposto nelle mani del sovrano e quindi gli uomini rinunciano ai propri diritti, per Spinoza ci sono dei diritti naturali inalienabili che non possono mai essere attribuiti ad altri sotto pena di perdere la stessa umanità. Tra questi diritti per Spinoza ve ne sono due, in particolare, che sono essenziali per l'ordine e la costituzione degli stessi Stati e cioè il diritto alla libertà di parola, e il diritto alla libertà di pensiero. Bisogna ricordare che il sottotitolo del Trattato teologico politico indica appunto, esplicitamente, questo fine del Trattato: dimostrare che, concedere da parte dello Stato il diritto alla libertà di pensiero e di parola, non solo non turba la pace dello Stato, ma è una condizione necessaria per la pace e l'ordine dello Stato.







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