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Il Piemonte liberale

storia


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18.1 Il Piemonte liberale

Dopo i moti del '48, il Regno di Sardegna era rimasto l'unico in cui non si erano presentate reazioni rivoluzionarie e il governo liberale era sopravvissuto. Vittorio Emanuele II, succeduto a Carlo Alberto, proclamò subito fedeltà allo statuto Albertino. Ma la decisione del nuovo sovrano nasceva da una profonda crisi politica. Lo stato sabaudo, infatti, era sul punto di una grave guerra civile: da un lato vi era la DESTRA CLERICALE e CONSERVATRICE, che mirava all'abrogazione delle garanzie istituzionali mediante un colpo di stato; dall'altro vi era il MOVIMENTO DEMOCRATICO, che voleva riprendere la guerra contro l'Austria; al centro vi erano i LIBERALI MODERATI, che garantivano ai Savoia un giusto equilibrio. Il legame tra questa corrente e la casa Savoia si ebbe con l'elezione a primo ministro di Massimo d'Azeglio. Il suo programma si basava sull'inviolabilità dello statuto Albertino. La rivolta di Genova fu il primo avviso delle tensioni politiche. Dopo la repressione del moto, il conflitto politico e costituzionale fu portato in Parlamento. In conseguenza delle elezioni di quell'anno, si era formata una maggioranza liberal-democratica che tentò di ostacolare l'approvazione degli accordi di pace di Milano stipulati con l'Austria. Queste condizioni, infatti, avrebbero indebolito il loro movimento.





18.2 Le riforme e la politica cavouriana

Cavour era nato a Chieri nel 1810. Dopo aver lasciato l'esercito sabaudo, aveva girovagato per vari Paesi europei comprendendo la necessità di un rinnovamento del ruolo dell'aristocrazia e della proprietà terriera. Cavour aveva fato le sue prime esperienze politiche come direttore del giornale "Il Risorgimento". Eletto deputato, ebbe poi la nomina di Ministro dell'Agricoltura e delle Finanze. La lettura e la conoscenza di alcuni esponenti del liberalismo europeo  lo convinsero di un collegamento esistente tra libertà economica e libertà politica. I punti principali del suo programma furono: libera circolazione delle merci, abolizione delle dogane, tasse sulle attività economiche improduttive, ricerca di nuovi equilibri per assicurare una condizione dignitosa ad una più grande parte della popolazione, lotta sia contro i reazionari che contro i democratici. La ricerca di nuove forme di mediazione e l'allargamento della classe dirigente lo portarono ad accordarsi con il leader del centrosinistra Rattazzi allo scopo di sostituire d'Azeglio. Questi era stato costretto a dimettersi per la crisi causata da un progetto di legge sul matrimonio civile. Così Cavour ottenne l'incarico di presidente del Consiglio. Iniziano quindi i 7 anni del ministero Cavour.


Al centro delle riforme cavouriane vi fu la riduzione del numero di cariche pubbliche, di uffici ministeriali e di corte, delle pensioni concesse agli aristocratici. Tutto ciò portò ad una parallela riduzione del numero di nobili all'interno della magistratura. All'interno dell'esercito vennero eliminati alcuni privilegi di casta con l'adozione di nuovi regolamenti volti a sancire il rapporto tra ufficiali e truppe. Importante fu anche la sua politica ecclesiastica: presentò un progetto di legge che sanciva l'abolizione di alcuni ordini religiosi e l'incameramento dei loro beni da parte dello Stato. Questo provvedimento portò all'opposizione della destra conservatrice che, in un primo momento, fu appoggiata anche dal re, che costrinse Cavour alle dimissioni. Di fronte alla crisi politica che si aprì per questa mancanza e per il fatto che nessuno riuscì a conquistare la fiducia della Camera, Vittorio Emanuele II fu costretto a richiamare Cavour.


Molto incisiva fu anche il suo rinnovamento dell'economia. Venne istituita una Banca Nazionale e una Tesoreria per sostenere la diffusione del credito mobiliare. Vennero prese alcune iniziative per sostenere l'imprenditoria privata. Vennero rafforzate la rete telegrafica, stradale e ferroviaria. Aumentarono le cifre delle esportazioni e vennero stipulati trattati commerciali con Francia, Inghilterra e Belgio. Infine un nuovo rilievo assunse la borghesia di imprenditori, finanzieri, intellettuali che sostennero l'azione politica di Cavour.


18.3 Cavour e la questione orientale

L'egemonia del Piemonte venne rafforzata grazie a Cavour con l'emergere della "questione orientale", riaperta da Nicola I di Russia, intenzionato a proseguire una politica di espansione sui Balcani. A questo proposito aveva chiesto all'Inghilterra un piano di smembramento dell'Impero turco. Cercò poi di imporre al sultano turco il riconoscimento della protezione e della tutela dello zar sulle popolazioni ortodosse soggette al dominio ottomano. Ovviamente il sultano rifiutò, sicuro dell'appoggio di Francia e Inghilterra. L'esercito russo quindi invase la Moldavia e la Valacchia. Mentre la flotta turca veniva distrutta e la sconfitta sembrava imminente, la Francia e l'Inghilterra redassero un Memorandum alla ricerca di alleati. Cavour aderì all'iniziativa, augurandosi che l'Austria si schierasse al fianco della Russia. Il conflitto sarebbe così diventato uno scontro tra potenze reazionarie e liberali e si sarebbe spostato dai Balcani all'Europa occidentale e in Italia.




Cavour sapeva benissimo che la nuova posizione del Piemonte doveva coniugarsi con un'opposizione sempre più netta all'Austria. Lo scontro in Oriente, però, non prese la piega che sperava: Francia ed Inghilterra, per assicurarsi l'appoggio contro la Russia, garantirono all'Austria che non avrebbero permesso che le operazioni militari si spostassero al di fuori dell'area orientale. Alla fine la potenza asburgica rimase neutrale. Dopo lunghe discussioni parlamentari in cui si prese posizione contro l'entrata in guerra, Cavour decise di partecipare al conflitto, quando già da tempo Francia, Inghilterra e Turchia si erano impegnate contro la Russia nella guerra di Crimea. Si trattava di una presenza tardiva e di poca importanza militare. Ma Cavour era consapevole dell'investimento politico: il Piemonte si trovava nello scenario politico internazionale, a fianco delle 2 grandi potenze del liberalismo europeo.


Lo scontro militare avvenne nella penisola della Crimea. Al battaglia si concluse col vittorioso assalto francese. Nel frattempo Nicola I era morto e a lui era successo il figlio Alessandro II. Con il congresso di Parigi furono stipulate le condizioni di pace. La Moldavia e la Valacchia furono definiti formalmente autonomi, anche se sottoposti al controllo turco. La Turchia s'impegnò a tutelare la libertà di culto alle diverse confessioni religiose cristiane. Alla Russia fu sottratto il pretesto giuridico ed ideologico con cui lo zar aveva aperto le ostilità; apparirono frustrate le sue ispirazioni alla creazione di una grande unione di popoli slavi. Alla Serbia vennero garantite una serie di autonomie. La Francia e l'Inghilterra ottennero il controllo delle spoglie dell'Impero ottomano, in via di smembramento. Il potere e l'influenza dell'Austria ne uscirono ridimensionati. Il Piemonte, infine, fu ammesso alla partecipazione del Congresso. Cavour non richiese annessioni territoriali ma ottenne di discutere in una seduta della "questione italiana". Egli affermò che se mai potesse esserci il rischio di rivoluzioni in Italia, queste sarebbero dovute solo alla dominazione asburgica. Tutto ciò non portò ad alcuna pronuncia da parte delle potenze europee, ma fu conseguito il risultato di portare la questione italiana al centro dell'attenzione internazionale, in uno scenario nuovo e più complesso.







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