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Appunti di psicologia sociale - Il potere

comunicazione


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Appunti di psicologia sociale


1. Il gruppo

La psicologia sociale è la disciplina che studia le relazioni esistenti fra singoli individui all'interno di un contesto sociale: quello privilegiato è il gruppo.

Per CONTESTO SOCIALE si intende una serie di norme sociali interiorizzate da tutti i soggetti: il comportamento reciproco di due soggetti è condizionato dal bagaglio di norme comuni (contesto, appunto); cambiano le norme a cui si rifanno i soggetti, cambia l'ambiente, cambiano le esigenze che fanno interagire: il contesto, quindi, è da concettualizzare non in termini assoluti.

Il contesto specifico è definito dalla necessità di creare un compromesso fra norme di comportamento diverse (quindi il contesto è anche un insieme di norme di carattere culturale).

Nella RELAZIONE INTERPERSONALE si dà maggiore enfasi alle caratteristiche della persona.

INTERAZIONE: è il termine usato da chi attribuisce maggior rilievo alla reciprocità delle azioni.



Contesto + relazione interpersonale condizionano una relazione e ne sono condizionati.

Contesto sociale , inteso come gruppo sociale, è una situazione associativa in cui il contesto influenza il rapporto interpersonale ed interindividuale.

G.H.Mead: è l'inventore dell'interazionismo simbolico. Distingueva "Mente, Sé e Società" (1935): concepisce l'individuo come soggetto dotato di mente, di pensiero, in grado di riflettere su se stesso; ma la mente esiste soltanto in quanto impegnata ad intrattenere rapporti con l'esterno sociale e fisico. L'individuo riconosce se stesso nel momento in cui si impegna in un confronto con l'altro (o con gli altri). Il rappresenta la capacità di conoscere se stesso, di controllare la propria condotta, di essere consapevole di sé. La società: è l'interazione fra i soggetti che determina la nascita di una serie di regole: la nascita di strutture di controllo determina la formazione di una società.

GRUPPO: nel linguaggio ordinario, diverso da quello scientifico, per gruppo si intende un insieme delimitato di elementi, vicini l'uno all'altro; in sociologia il gruppo non identifica solo un insieme di persone, ma un insieme di persone che cooperano al raggiungimento di uno scopo comune, non altrimenti perseguibile, e che hanno coscienza di far parte di un gruppo. Già all'età di 6 mesi l'individuo entra a far parte di una scena sociale organizzata su una scala di diritti e doveri, ossia di una società articolata in una serie di dimensioni sociali ben precise, che chiamiamo gruppi.

Gruppo = contesto relazionale collettivo per eccellenza.

Si deve ad un sociologo americano la distinzione fra due forme associazionistiche di individui:

gruppo PRIMARIO o informale o psicogruppo, con finalità di carattere socio-emotivo (es. gruppo di amici);

gruppo SECONDARIO o formale o sociogruppo, con scopi di carattere pratico-materiali (es. soci di una azienda che devono realizzare un determinato profitto).

La distinzione tra gruppo primario e secondario è definita dal carattere dello scopo, ma non ci chiarisce le modalità secondo le quali si forma il gruppo.

Nel gruppo secondario esiste uno statuto che definisce gli scopi del gruppo, pone delle regole e dei regolamenti che ci sottolineano la funzione stessa del gruppo e che rappresentano, quindi, un apparato normativo esplicativo.

Il gruppo primario si presta meno alla regolazione di norme. E' piuttosto articolato su una normativa etica non scritta, basata su norme di comportamento relative alla normale convivenza sociale, riguardano più specificamente il modo di entrare in rapporto con l'altro. Tuttavia le regole non scritte, non sono meno vincolanti delle regole legittime. L'individuo entra spontaneamente a far parte di un gruppo primario che per lui diventa il gruppo di appartenenza alla luce del quale deve inquadrare il proprio comportamento. Nel momento in cui l'individuo non sente più sue le regole del gruppo di appartenenza, non vi adegua più neanche il suo comportamento; diventa quindi anticonformista rispetto al gruppo di appartenenza e conformista rispetto ad un eventuale altro gruppo le cui finalità diventano per lui prioritarie rispetto a quelle del gruppo di appartenenza. E' per questo che il gruppo cui ora l'individuo rivolge il proprio interesse viene chiamato gruppo di riferimento.

Il fatto che molto spesso accade di non riconoscersi più nel proprio gruppo di appartenenza dipende dal significato implicito nel concetto di gruppo definito, per la stessa causalità della sua costituzione, un fenomeno dinamico che agisce sull'ambiente e reagisce allo stesso, arricchendosi di nuovi membri e rinunciando ai cosiddetti "anticonformisti".

Quando si entra a far parte di un gruppo, si è spinti dall'esigenza duplice di appagare specifiche esigenze personali, riscontrando nelle finalità del gruppo e nelle sue modalità di perseguirle obiettivi che individualmente non riusciremmo a realizzare, e di dar sfogo a quello spirito, a quell'entusiasmo corporativo che ci consente di prendere coscienza del valore che assume il nostro singolo contributo nel perseguimento di una finalità condivisa da un complesso di persone con cui interagiamo. Ma alle volte abbiamo talmente bisogno del nostro gruppo di appartenenza (per motivi che talvolta sono così latenti che neanche il soggetto stesso riesce a riconoscere) che arriviamo a condividere qualsiasi punto di vista ed orientamento nonostante sia in netto contrasto con le nostre più profonde credenze: a quel punto diventiamo vittima della cosiddetta pressione di gruppo che, nella maggior parte dei casi, si verifica in gruppi molto vas 232j94c ti nei quali ogni membro assume un ruolo ma in cui il ruolo di ciascuno è ovviamente notevolmente ridotto rispetto a quello che ci si attribuisce in un gruppo composto da una quantità inferiore di individui nel quale, invece, percepiamo il nostro ruolo come un contributo fondamentale alle scelte che verranno selezionate.

RUOLO: è un insieme di attività specifiche svolte da un individuo in un gruppo (professione, studente, vigile urbano, primo ballerino, etc.) all'interno di una struttura che qualifica quella attività.

STATUS: è un concetto strettamente collegato al ruolo, ma consiste nella considerazione sociale di quel o quei ruoli ricoperti da un soggetto. E' il giudizio, la considerazione, la valutazione sociale, un principio valutativo fatto da una società verso un ruolo in senso storico.

Esempio: il ruolo della "cantante" verso la fine del '700 era sinonimo di maladonna; oggi è quasi un modello di comportamento.

In sostanza, il cambiamento dello status sociale è contestuale al cambiamento della considerazione sociale del ruolo nel tempo.

Status = indicatore sociodemografico (variabile relazionale in base al ruolo svolto).

Esempio: l'autista del Presidente della Repubblica / l'autista ordinario.

Si possono prefigurare ruoli (es. ruolo ottenuto in un'azienda tramite concorso) senza conoscere la persona che ricoprirà quel determinato ruolo (sarà il vincitore del concorso).

RUOLO = insieme di presunzioni di comportamento.

Quando si assume un ruolo (role taking) dobbiamo svolgere questo ruolo e nello svolgimento lo interpretiamo. Le attività di quel ruolo entrano in rapporto con la nostra interpretazione del ruolo (personalizzazione del ruolo: il ruolo personalizzato è inscindibile dalla persona che lo occupa - role making) che comporta interazione soggetto-ruolo (role playing) => gioco del ruolo fra le pulsioni e le caratteristiche individuali (personalità) e le regole del ruolo. Il role playing si realizza a seconda delle prescrizioni del ruolo stesso (es. ruoli che non consentono molto la personalizzazione: operaio NASA)

Nel gruppo primario il ruolo è quello che una persona crea (role creating) in base alle caratteristiche personali che agiscono in modo migliore rispetto all'organizzazione del gruppo; qui c'è il ruolo proprio perché c'è il soggetto che lo crea. Si realizza così, role playing + role creating. Da sottolineare che sia i ruoli più importanti che quelli meno importanti contribuiscono, per esempio in un'azienda, alla realizzazione dello scopo (direttore generale + donna delle pulizie), ma c'è una gerarchia di importanza all'interno dell'organizzazione che si può riprodurre in un organigramma grafico nel quale si individuano i compiti diversificati.


2. Il potere

POTENZA: l'esercizio di un comportamento da parte di una persona che costringe l'altra persona ad un altro tipo di comportamento;

POTERE: potenza legittimata:

Potere legittimo: formulato in via di principio come prerequisito minimo di una struttura organizzativa (es. direttore generale) - proviene dall'esterno;

Potere legittimato: acquista legittimità grazie al consenso degli altri mediante l'efficace comportamento della persona che esercita il potere;

Potere di esperto: gli esperi danno informazioni precise per il raggiungimento dello scopo. Non si tratta di esercizio di potere, ma di un supporto del potere stesso;

INFLUENZA: rispetto al potere è la possibilità di esercitare, di indurre gli altri ad un certo comportamento senza bisogno di ricorrere al potere. L'influenza non presuppone sanzioni, è solo un'indicazione di orientamento (es. pubblicità) - i leader di opinione influenzano le scelte altrui.

HEAD MAN = la legittimazione proviene dall'esterno (direttore generale = capo): è legittimato a dare gratificazioni e sanzioni.

LEADER = la legittimazione proviene dall'interno del gruppo (guida).

In un gruppo si possono trovare delle forme di potere intermedie (cioè che esercitano potere su porzioni di gruppo) anche in stadi medio-bassi della struttura di gruppo.

PRESSIONE DI GRUPPO: si esercita come una strategia perché i membri del gruppo siano conformisti all'orientamento del gruppo stesso.

Il gruppo esercita una forte influenza sul leader stesso (il gruppo legittima il potere del soggetto guida), ma anche perché il leader deve fare i conti col gruppo nell'espressione delle proprie scelte.

L'individuo è dipendente dal gruppo, si deve identificare nel gruppo perché solo se si sente membro ha la certezza che le strategie che mette in atto saranno corrisposte dal resto del gruppo (individuo = membro e partecipe del gruppo).

E' il leader che impersonifica il gruppo (tendenza ad identificare in un'unica persona il gruppo intero); il leader è interprete delle finalità, dei meccanismi del gruppo.

Leader = rappresentante del gruppo.

Tante volte ci si aspetta dal leader delle risposte che può dare solo il gruppo. In questo senso se il leader fallisce diventa oggetto di aggressione, come anche il fallimento del gruppo lo rende diretto responsabile.

Da un lato il leader è controllato dai membri, dall'altro il leader escogita strategie al fine di mantenere inalterato il suo privilegio (es. strategie di persuasione occulta; relative al rinnovamento di certi modelli di comportamento del gruppo, etc.), alle volte anche a dispetto della mancata legittimazione sopravvenuta da parti del gruppo. E' il leader che costruisce la sua legittimazione all'interno del gruppo.

L'equilibrio instabile che si viene a creare in un gruppo e che è in continua evoluzione è la dinamica stessa del gruppo.

Leader innovatore (cerca continuamente la strada per raggiungere lo scopo)

Leader conservatore (vuole mantenere e quindi conservare la sua posizione di privilegio).

Altri soggetti appartenenti al gruppo potrebbero mettere in discussione il programma del leader con delle proposte innovative (dinamiche di potere sociale).

Il potere nei gruppi secondari: emerge in una struttura formale, ha dei requisiti oggettivi;

il potere nei gruppi primari: non esiste nessun atto esplicito di investitura del leader. Il leader emerge quasi spontaneamente - ci vuole la ricerca empirica.

GRUPPO = rete di comunicazione

INTERAZIONE = forma di comunicazione secondo determinati codici

Più il gruppo è grande, più favorisce l'esistenza di sottogruppi che consentono una migliore partecipazione dell'individuo al gruppo intero.

SOTTOGRUPPO = concentrazione comunicativa diretta.

BRIDGE PERSON = non appartiene a nessun sottogruppo; fa da ponte.

LIAISON PERSON = sono punti di collegamento dei vari sottogruppi.

In un gruppo primario il leader deve mantenere integro il gruppo. Il leader può anche non essere in diretto contatto con il resto dei membri del gruppo.

COESIONE: misura l'efficienza del gruppo rispetto a se stesso. E' la forza che mette insieme i membri del gruppo = grado di partecipazione dei soggetti al gruppo. Il grado di coesione è in contrapposizione al grado di articolazione del gruppo. Più il gruppo è coeso, più i membri hanno rapporti diretti tra di loro. Più si va nel senso dell'interesse personale, meno evidente è la coesione di gruppo.

In un gruppo primario la coesione è più frequente rispetto ad un gruppo secondario. La coesione è un prodotto della partecipazione in un gruppo primario. Di contro in un gruppo molto vasto la presenza di sottogruppi garantisce all'individuo la partecipazione diretta.


3. L'attrazione interpersonale



I criteri di valore estetico cambiano nel tempo e nelle diverse culture. L'attrazione comportamentale istintiva può essere mediata da motivazioni socioculturali.

ATTRAZIONE = valutazione positiva dell'altro su un piano eminentemente emotivo: in base all'interiorizzazione di alcune norme culturali emettiamo determinati segnali e siamo attratti da determinati segnali; anche se apparentemente l'attrazione che si viene a creare con l'"altro" ci sembra del tutto istintiva.

Attrazione come valutazione di tipo utilitaristico: rappresentazione di un soggetto in un nostro progetto.

Complementarietà: è un elemento di attrazione che si identifica nella diversità, la quale completando le possibilità rciproche consente l'interazione e, quindi, la comunicazione.

La comunicazione è la condizione essenziale affinché un soggetto interagisca con un altro.

Le condizioni favorevoli alla comunicazione, e quindi all'interazione, sono costituite da attrazione fisica, vicinanza, similarità, complementarietà. La distanza fisica impedisce la comunicazione. In tutti questi elementi spicca il fattore utilità: nell'attrazione fisica si realizza nel piacere della bellezza; nella vicinanza per la più immediata accessibilità, e quindi nella più immediata possibilità di gratificazione; nella somiglianza perché è più facile l'interazione con una persona della quale certi elementi già ci sono noti (es. due persone in una comunità straniera); nella complementarietà in quanto vediamo nell'altra persona la possibilità di realizzare scopi e progetti per i quali siamo consapevoli di non possedere i dovuti requisiti che, appunto, riscontriamo nell'altro.

Comunque l'attrazione interpersonale è una risposta ad una valutazione complessiva di utilità dell'altro, non intesa in senso morale, e si esercita sempre in base all'esigenza di appagare i propri bisogni.


4. L'altruismo

E' un mix di atteggiamenti e comportamenti che tendono a dedicare un complesso di attività a vantaggio altrui (quando il vantaggio altrui presuppone il sacrificio di sé: es. buon samaritano).

L'uomo ha una spiccata propensione verso l'essere umano rispetto agli animali tra loro.

Dimensione etica: valutazione etica dell'altruismo: è una cosa positiva perché cimenta la socialità; bisogna stimolare l'altruismo, cercare di diffonderlo.

Valutazione scientifica: ci fa chiedere perché l'uomo è altruista, in cosa consiste l'altruismo.

Nell'analisi scientifica si viene a banalizzare l'aspetto etico (etico inteso come il modo in cui si deve usare il fenomeno nella dimensione umana): questo aspetto scientifico è necessario.

L'altruismo può essere definito come una dote apprezzabile, una vera e propria "capacità" più o meno diffusa, che risponde a dei principi etici, religiosi e laici, ma anche come un prodotto del carattere di singoli individui (manifestazione di amore per gli altri).

Y chiede aiuto a X rispetto a ciò che manca a lui; X vuole fornire spontaneamente i beni mancanti a Y, beni spirituali o materiali; X, cedendo, recupera un proprio equilibrio emozionale messo a dura prova nella situazione interattiva specifica.

E' un tornaconto psicologico, è una scelta spontanea: c'è la necessità, percepita la situazione di disagio dell'altro, di riequilibrare la suddetta situazione in base al prodotto della sua esperienza interattiva.


5. L'aggressività

E' una disposizione del soggetto a sopraffare, anche con danneggiamenti, l'altro: risulta più facile capire l'aggressività da un calcolo razionale. Secondo gli etnologi, l'uomo aggredisce per il puro gusto di aggredire e, per questo, è considerato più aggressivo dell'animale che, invece, aggredisce in difesa del proprio spazio e della propria prole.

L'aggressività dell'uomo è fondata su una serie di parametri per cui l'uomo decide di essere aggressivo per sopperire alla mancanza di qualcosa, anche se alle volte l'aggressività può sembrare una reazione istintiva dell'uomo (istinto = è un comportamento che deriva dalle caratteristiche fisiologiche, come il bere e il mangiare).

Considerando l'uomo un superamento della natura animale, l'aggressività che lo coinvolge la si potrebbe spiegare con la sua natura stessa. Ma socialmente può essere spiegata come prodotto di relazioni sociali.

L'atto aggressivo è la rilettura individuale di una relazione situazionale squilibrata (magari passata) che ha causato l'accumularsi dentro di sé del sentimento di aggressività che l'individuo, ad un certo punto, non è più in grado di controllare e che, anzi, deve scaricare su qualcuno.

Alcuni studiosi fanno riferimento, nella spiegazione dell'aggressività, ad esperienza sensibile di autoritarismo, e nel momento in cui il soggetto vittima legittima il comportamento autoritario dell'altro, la frustrazione è doppia (si realizza una impotenza comportamentale nel riconoscere la superiorità dell'autorità, e quindi si dà luogo ad una frustrazione psichica). E' probabile che in situazioni del genere il trasferimento del comportamento autoritario, subito dal soggetto in passato, nei confronti di un'altra persona (es. padre - figlio).


6. La sociometria

Aspetto della teoria dei gruppi - Moreno

Dal latino socius e dal greco metron = misurazione della socialità

Significa "valutare secondo un parametro quantitativo una grandezza, in questo caso il fenomeno sociale". Si occupa della misurazione della società: tecnica della misurazione quantitativa del fenomeno sociale.

Fondatore di questa tecnica è Moreno, un medico austriaco specializzato in psichiatria con Freud. Lavora in Austria, ma verrà riscoperto in Italia con testi francesi (anni '60).

Si specializza in problemi sociali: si sofferma sul problema dell'emarginazione, delle condizioni sociali delle prostitute a Vienna, dei barboni, del male in generale con lo scopo di rinnovare la società. Approfondisce delle strategie per raggiungere tale scopo. Sue sono queste considerazioni: "Noi non sappiamo niente di noi"; "Si deve migliorare la società con un intervento diretto nella realtà sociale, apprendendo di persona le varie difficoltà".

Si trasferisce negli U.S.A. verso gli anni '20 dove c'era una grande attenzione nei confronti della pianificazione sociale. Istituì un centro di propaganda della sua "dottrina".

"Ciò che caratterizza l'uomo rispetto agli animali è la spontaneità, la creatività, la capacità di essere responsabile, caratteristiche queste che spingono l'uomo ad entrare in una interazione oggettiva con i propri simili. Dall'incomprensione di sé e di sé con gli altri nascono i conflitti. Se riuscissimo a stimolare la spontaneità e la creatività recupereremmo le doti positive che ci consentirebbero il raggiungimento della pax totale dell'umanità".

Il male genera l'incomprensione e, quindi, la scarsa conoscenza reciproca. Si devono conoscere i problemi del gruppo per poter diffondere la conoscenza dei singoli individui superando così i momenti del conflitto.

La sociometria come ricerca è d'intervento terapeutico.

Sociometria = movimento di riforma della società.

Si serve di due tecniche terapeutiche: psicodramma e sociodramma.

Lo psicodramma è la ricostruzione che il soggetto fa dei propri problemi che esterna tramite la rievocazione terapeutica.

Il sociodramma è applicato ai problemi di gruppo.

Spontaneità e creatività determinano l'approccio razionale con l'esterno. Quando c'è una conoscenza completa fra due soggetti, non c'è più conflitto ma telé, ossia forte legame emotivo. Quindi c'è una costante ricerca del telé, di cercare di spiegare il perché non si realizza, di ricostruire la rete complessiva di telé secondo cui si realizza la società perfetta secondo Moreno.

Sociometria come tecnica di rilevazione:

cold sociometry (non realizzata secondo il prospetto moreniano)

hot sociometry

Nella hot sociometry il soggetto studiato deve partecipare spontaneamente con ampia collaborazione.

Anche nella cold sociometry è necessario che il soggetto sia motivato, rendendolo consapevole delle finalità dell'indagine. Alle volte questo si fa subito dopo la ricerca per non rendere nulla la ricerca stessa.


7. Sociometria come metodologia della ricerca sociale

La base fondamentale della sociometria è il test sociometrico, prova a cui è sottoposto il soggetto per trarre delle indicazioni sul soggetto studiato. Oggetto privilegiato dello studio di Moreno è l'attrazione interpersonale nei termini positivi e negativi.

Attrazione = selezione dei soggetti più o meno attraenti. Studia le diverse attrazioni di un soggetto nei confronti degli altri membri del gruppo.

Scelte e repulsioni: ci sono criteri di preferenza e di rifiuto diversificati.

Gruppi di criteri: dimensioni di scelta di tipo affettivo e di tipo pragmatico.

Insidie del test:

modalità di somministrazione del test (se cambia la modalità, cambia anche la risposta);

realtà di gruppo che cambia continuamente (quindi l'ideale è effettuare somministrazioni periodiche del test);

elaborazione dati (cercare di interpretare giustamente i dati ricavati dal test mediante un controllo tecnico-metodologico molto stretto);

incapacità di selezione da parte del soggetto (in un piccolo gruppo il soggetto può effettuare un massimo di 3 preferenze, in un gruppo vasto può esprimere 5 preferenze);

criteri di scelta da parte del soggetto (si può chiedere al soggetto studiato esplicitamente di ordinare le scelte di preferenza, oppure si può dedurre: in un test individuale, in presenza di una sequenza di nomi, quello indicato per primo è il preferito; in un gruppo, invece, il nome indicato per primo può anche dipendere dalla disposizione stessa del gruppo).

Spesso il test sociometrico può essere preparatorio di una finalità di ricerca più ampia: es. studio dei rapporti socio-emotivi nel gruppo di riferimento.

Nella somministrazione di un test bisogna chiedersi sempre se è adatto alla rilevazione dell'oggetto della nostra misurazione, e quindi se è valido.

L'ATTENDIBILITÀ è quella che, nel tempo, a parità di fenomeno, deve dare la stessa misurazione. Se cambia il dato, evidentemente è cambiata l'entità del fenomeno.

Le scienze della socialità si basano sul confronto di due fenomeni: tabelle di contingenza.

La SOCIOMATRICE è lo strumento di elaborazione dei dati ricavati dal test sociometrico. Ci indica i ruoli, gli status, i livelli di considerazione relativi ai singoli individui.

Esempio.

In questo caso i rifiuti sono meno convincenti in quanto non sono reciproci. Gli indici devono essere messi a confronto mai in termini assoluti, oppure uno stesso indice in tempi diversi. Per poter effettuare dei confronti si deve riportare tutto ad un indice, annullando le differenze numeriche assolute: presi da soli gli indici non significano nulla.

Il SOCIOGRAMMA è la rappresentazione grafica delle scelte fatte. Ci consente di ricostruire la struttura del gruppo, utilizzando solo i dati relativi alla reciprocità, quindi basta mettere sola la linea di congiunzione.

Per identificare le posizioni di un individuo nel gruppo, ci si serve del sociogramma, non della sociomatrice.


8. Storia della psicologia sociale

La psicologia sociale come scienza sociale nasce tardi: il meccanismo del pensiero era oggetto primario della filosofia. L'empirismo ed il positivismo cercano di trarre dalla ricerca le informazioni per interpretare il fenomeno. Questo è avvenuto contestualmente al processo di industrializzazione che ha spinto la cultura dell'uomo a dare maggior rilievo all'approccio di tipo scientifico. Quindi la psicologia è diventata materia dell'antropologo, del medico, del biologo, ossia materia della scienza da un lato, dall'altro è stata oggetto di alcune scienze umane (sociologia - economia).

Alla fine dell'800 la psicologia si definisce come una scienza specifica, con una propria autonomia con approcci teorico-filosofici uniti alla ricerca sulla fisiologia umana. All'inizio nasce in contrapposizione alla sociologia.



La psicologia sociale ha un orientamento temporale (fine '800) quando diventa più evidente la necessità di superare lo scontro psicologia/sociologia.

La psicologia sociale nasce negli Stati Uniti, una cultura nettamente contrapposta alla cultura europea. La cultura americana era un prodotto di impulsi provenienti dall'Europa vittima di condizionamenti storici ed economici, pervasa da una cultura che era l'eredità del pensiero filosofico, ideologico pieno di conflitti nazionali, religiosi, etc. L'America era, invece, un terreno vergine, proiettata nel futuro verso la costruzione di una società fondata da individui tutti uguali e disinteressati ai retaggi del passato, proiettata, quindi, all'integrazione sociale, attenta al modo di inserimento dell'individuo nella società: esaltazione dell'individuale.

In Europa c'erano società stratificate stantie: si dà maggiore importanza alla classe sociale, ai movimenti sociali: Mead (americano) e Lewin (nato in Germania e affermatosi nella cultura americana) sono i più grandi psicologi sociali.

Weber: sottolinea come l'apporto dell'individuo alla conoscenza del mondo sociale avveniva a mezzo di scelte individuali applicate ad una molteplicità di fatti, scelte ....(?) in mancanza di qualcuno che ne individui caratteristiche salienti (responsabilità dell'individuo).

Durkheim: il fatto sociale si impone all'individuo come una cosa esterna all'individuo stesso. Compito delle scienze sociali è di studiare i mezzi di ricezione dei fenomeni esterni da parte dell'individuo.

E' il primo sociologo ad introdurre l'uso della statistica e ad affermare che su un fenomeno prettamente individuale si possono fare delle statistiche per rilevare la sua frequenza in paesi diversi con lo studio storico delle società campione. Riconosce l'importanza della ricostruzione storica di un paese.

Nell'ultima parte della sua opera fa dei riferimenti alla coscienza collettiva assumendo che esiste una vita interiore individuale che si esprime nella collettività.

Ha fiducia nel progresso industriale: la divisione del lavoro produce la società.

A fine 800 in Europa la sociologia si orienta su fenomeni di drammatica importanza (socialismo - comune di Parigi) dove il popolo operaio prendeva sempre più piede - fenomeno preoccupante in tutta Europa (studiosi: Tarde e Le Bon)

Tarde: Secondo Tarde attraverso le relazioni interpsicologiche fra gli individui si crea un comportamento collettivo. Si vuole stabilire una sorta di legame con l'altro, assimilando il comportamento di questo e condividendo i motivi di quello specifico comportamento (fenomeno imitativo alla base del comportamento sociale: si verifica la delineazione dei vari movimenti popolari sovversivi: Tarde studia il modo con cui popoli di diverse etnie possono muoversi verso una stessa direzione).

Ci deve essere un atteggiamento diffidente nei confronti delle masse operaie; le loro ideologie sono poco concrete, non organizzate = contagio sociale.

Gustave Le Bon: psicologia delle folle. Le folle sono difficilmente individualizzabili, non organizzate, ma in virtù della loro grandezza si impongono e mettono in crisi il sistema sociale. Le Bon afferma che le masse sono guidate da qualcuno nominato dalle masse stesse, un qualcuno che ha certamente la capacità di imporsi, ma perché è in possesso di caratteristiche in cui la folla si riconosce, quindi un individuo nevrotico, infatuato, confuso nel seguire i propri progetti, nonché pericoloso e incontrollabile.

Le Bon individua il concetto di gruppo: è il gruppo che produce il capo, non viceversa.

Massa = definizione denigratoria di un nascente movimento politico.

Folla = insieme di persone che si disperde in breve tempo.

Caratteristiche comuni alla massa e alla folla: esaltazione delle idee, drammatizzazione del comportamento, nomina delle guida a capo dei movimenti.

Tarde e Le Bon sono importanti perché, pur condividendo gli studi di studiosi loro contemporanei, danno maggior enfasi alle relazioni psicologiche fra le menti degli individui.

Psicologia della forma: Köhler formula uno dei tanti approcci interpretativi della realtà sociale (fine '800, primi '900): fenomeni sul magnetismo e sull'elettromagnetismo.

Fra i punti fondamentali c'è la teoria ingenua che si fonda su metodi conoscitivi quotidiani che mettiamo in atto ogni giorno.

Teoria del campo: nel senso elettromagnetico (campo di forze); ci si era accorti che il giudizio di qualcuno è percepibile osservando il suo volto nel suo complesso. Non è vero che un insieme è fatto dalla somma delle sue parti. I comportamenti dipendono da forze diversificate. Il comportamento interpersonale è il prodotto dell'influenza reciproca di elementi diversi.

Isomorfismo: fra fenomeni psicosociali e fenomeni naturali: qualsiasi fenomeno è il risultato di forze più o meno contrastanti che intervengono in quel fenomeno.

In America invece del contagio sociale, c'è il controllo sociale. Prodotti originali della cultura americana sono:

pragmatismo: definisce come linea di condotta fondamentale dell'uomo l'applicazione pratica della conoscenza, l'applicazione della condotta umana tramite progetti;

sociologia come ricerca: c'è un nesso tra teoria e applicazione pratica. La sociologia era applicata come ricerca in porzioni di società o di gruppi o a fenomeni individuali in contesti sociali caratteristici: ed è proprio da qui che nasce la psicologia sociale. Nei piccoli gruppi il comportamento individuale ha rilevante importanza che, analizzata nel contesto specifico da studiare, dà modo al ricercatore di divenire "psicologo sociale". La ricerca nel campo è la caratteristica della psicologia americana.

Comportamentismo (behaviorismo): l'attenzione del ricercatore è fondata non sui processi mentali, ma nei processi manifesti dei processi mentali. L'unica mossa studiabile è quella verificabile, ossia il comportamento.

Il comportamentismo nasce nel 1913 con un'opera di John B. Watson (più tardi nacquero il funzionalismo e lo strutturalismo).

Funzionalismo: è un approccio psicologico che nacque nei primi anni '20 in campo sociologico e antropologico, ma ha avuto sviluppo maggiore in campo psicologico. Secondo tale teoria il comportamento umano è una serie di atti funzionali al soggetto: non si può studiare, ad esempio, l'immaginazione. Oggi il funzionalismo si è trasformato in "teoria del sistema". Nel funzionalismo è importante il concetto di adattamento nel quale, così come nel corpo umano, ogni organo è importante, ma nel complesso non si può fare a meno di nessun organo.

Comportamentismo: secondo Watson la psicologia doveva assumere una maggiore fattezza e qualità sperimentale, in cui l'aggressività, la memoria o l'immaginazione vengono studiati solo attraverso l'atto manifesto: il restante non è interessante in quanto non studiabile. Fra l'altro in quel momento storico nasceva la psicanalisi, da cui, dopo lunghi studi, si giunse alla conclusione che non era praticamente possibile estrapolare leggi finali e conclusive, ma che fosse solo possibile studiare ogni caso come unico, anche se attraverso analogie. Il comportamentismo dunque identifica nello stimolo-risposta la base dello studio: la risposta è adattiva in quanto, di norma, si tende a voler riequilibrare lo stimolo. Quindi il processo è anche di tipo cerebrale in quanto si tende ad interiorizzare e ad imparare le risposte più adatte (più qualificanti o meno penalizzanti) allo stimolo. Più lo stimolo, e quindi la risposta, è recente o frequente, più si è pronti e preparati a rispondere a quello stimolo specifico. Il comportamentismo ha sfruttato molto il comportamento animale per sfruttare anche la possibilità di fare delle esperienze con solida base scientifica.

Il concetto di rinforzo è lo studio della risposta giusta ad un certo stimolo da cui si ottiene un premio o, comunque, una soddisfazione. La risposta giusta ed il relativo premio rinforzano la nostra fiducia e certezza nella risposta ad un determinato stimolo; per cui, talvolta, nei casi di particolare frequenza, la risposta diventa quasi automatica. Il rinforzo è, dunque, l'interiorizzazione della risposta adeguata tendente all'automatismo.

(Pragmatismo: sistema filosofico che sottolinea come un'idea debba essere considerata valida sulla base delle conseguenze che avrà).

Secondo Watson e Skinner il cervello è una scatola nera, una struttura inconoscibile che, quindi, non poteva essere studiata in maniera proficua al di là della struttura fisiologica ; non era possibile operare un'idea di collegamento fra il cervello ed il comportamento umano, considerato l'unico elemento studiabile, oggettivabile, unico indicatore del comportamento umano manifesto.

Il comportamento umano dipende dall'ambiente circostante che produce in noi degli stimoli (idea a cui si è arrivati mediante gli esperimenti di laboratorio sugli animali).

Verso la metà degli anni '20 le scienze progrediranno e quelle scienze biologiche, mediche che avevano appoggiato il comportamentismo arrivano a danneggiarlo. Si studia il funzionamento del cervello, si definiscono le regioni cerebrali, anche in relazione ai sensi; si individuano le prime ipotesi dei circuiti mnemonici come circuiti elettrici, si definisce la centralizzazione nel cervello di alcune funzioni. Esiste una mente indipendente dallo stimolo, ma che, semmai, interagisce con esso. Si passa dal comportamento che sta all'origine del comportamento manifesto, pur rimanendo la concezione comportamentista che convalidava il comportamento manifesto in relazione agli stimoli dell'ambiente.

Fra la metà degli anni '20 e la metà degli anni '40 il behaviorismo si evolve: Hebb si pone il problema di cercare una sintesi tra lo stimolo e la risposta: non è vero che ad un determinato stimolo c'è sempre una determinata risposta: lo stimolo deve essere analizzato e, a seguito di questa analisi, l'individuo darà la risposta che ritiene più opportuna (Amerio pag. 134): non è un meccanismo automatico.

Operazionismo: corrente filosofica secondo cui il concetto di un fenomeno noi lo formuliamo nei termini delle operazioni che servono per definirlo (es. lunghezza: prodotto di operazioni di misurazione di un oggetto lungo: definizione che poi astrae, generalizzando, il significato).

Dal '40 alla metà degli anni '50 ci sono prese di posizione di comportamentisti che tendono ad essere più malleabili: Hull elabora il concetto di drive o pulsione: è il bisogno del soggetto o dell'organismo, è la valutazione dell'utilità dello stimolo rispetto al bisogno.

Drive primari: istinto della fame, della sete, etc.

Drive secondari: di tipo socioculturale, determinati da bisogni negoziati, costruiti nell'esperienza sociale. Gli stimoli secondari sono elaborati sul piano umano e giustificati dal concetto di abitudine che possiamo considerare come un evento misurabile da una serie di parametri (modello sHr - aspetto comportamentista di Hull)

Potenziale evocativo della reazione: quanto più probabilmente un soggetto reagirà rispetto ad uno stimolo: dipende dal grado di abitudine e dalla forza del bisogno: SeR = f(sHr) * f(D) - ipotesi di probabilità di reazione = abitudine * forza del drive (bisogno).

Tolman: secondo Tolman il comportamento è qualcosa di più della somma dei suoi elementi (concetto affine alla teoria, di stampo cognitivista, della Gestalt).

Il comportamento è qualcosa di più della somma dei suoi singoli elementi. Rifiuta il concetto di stimolo che, da solo, non può spiegare il comportamento. "Non sono in grado di dar conto del comportamento con lo stimolo".

Secondo lui il binomio intenzioni-scopi è il sistema di collegamento fra lo stimolo e la risposta. L'intenzione è la decisione di perseguire lo scopo. Lo scopo è il momento esaustivo di un programma.

Dal momento in cui si orientano le intenzioni verso gli scopi, il soggetto sceglie i mezzi o i metodi per il raggiungimento dello scopo (anche con prove ed errori). La scelta dei mezzi è una concezione cognitivista; Tolman descrive l'ambiente come una sorta di mappa cognitiva, come un'entità sovraorganizzata, non è un contesto fatto di singoli stimoli, l'uomo lo legge secondo termini ordinati e organizzati.

Il soggetto non è spinto da stimoli esterni singoli, ma da scopi (anche quando ha fame sceglie di mangiare o no): scelta dello scopo, intenzionalità, scelta dei mezzi. Nella definizione dello scopo, nella scelta dei mezzi, si ha un processo per cui la realtà intorno a noi ci sembra ordinata.

Introduzione alla psicanalisi - Freud

Per i comportamenti, quindi, è possibile studiare solo gli atteggiamenti manifesti e tutto ciò che era osservabile fisiologicamente; la mente, la psiche, sono inutili per capire il meccanismo della psicologia umana.

Questa posizione radicale si modifica quando le scoperte mediche hanno dimostrato l'esistenza di processi mentali riconducibili al sistema nervoso centrale, indipendentemente dagli atteggiamenti manifesti.

Esistono forme intermedie del comportamento psichico che non possono essere registrate (Tolman).

Ci sono due correnti che si oppongono alla teoria del comportamentismo: la psicanalisi e il cognitivismo (anche se momenti polemici nei confronti del comportamentismo erano presenti già quando Watson scriveva i suoi primi testi).

Psicanalisi: fondata da Freud, si presenta come una teoria psicologica che vuole spiegare il comportamento psichico, fondando tutto sulla teoria dell'inconscio. La psicanalisi ha introdotto un metodo di ricerca fondato sul colloquio, sulle associazioni libere, sulla ricostruzione di alcuni spezzoni di inconscio utilizzando i sogni. E' anche una terapia rivolgendosi alle patologie delle nevrosi mentali con la tendenza a vedere negli stadi patologici l'unica occasione per studiare il comportamento della mente. Lo studio del comportamento patologico della mente è un modo di entrare meglio nell'inconscio. Nell'ipnosi emergono dei ricordi penosi legati all'infanzia e alle esperienze sessuali infantili. Con l'ipnosi si riscontra che molte di queste esperienze non erano reali, né latenti o dimenticate nella memoria, ma erano una produzione completamente nuova, caratteristica degli stati ipnotici. Anche se Freud pensava che un minimo di realtà ci fosse. L'inconscio non è ciò che non è conosciuto, ma ciò che non può essere conosciuto. In esso opera la mente umana e non emergerà mai nulla, tranne qualche elemento che in particolari circostanze può affiorare alla coscienza.

Isteria: l'individuo non ha controllo su se stesso.

Tendenza ad emergere di aspetti psichici inusuali rispetto all'identità dell'individuo (quando ha scarso controllo sulla propria psiche = sogno).

Nevrosi: situazioni patologiche della mente.

Libere associazioni: metodo della psicanalisi per studiare le risposte immediate (dell'Es) ad una provocazione, senza avere il tempo per ricorrere al Super Io.

Gran parte del marchio che subiamo rispetto alle nostre esperienze, alla nostra identità sociale, lo riceviamo nella prima infanzia sulla base di esperienze che si fondano sul desiderio di soddisfare bisogni di piacere e bisogni di evitamento del piacere (piacere inteso come attenzione al proprio corpo. Prime esperienze tattili circostanti).

Mito: memoria genetica dell'esperienza umana (idee, valori, esperienze, fantasie ed esperienze affettive).

Favola: sublimazione di elementi realmente esistenti.



Contrapposizione tra mondo attraente (amore) e mondo repulsivo (odio).

Fin dall'inizio l'individuo si rende conto di pagare l'amore con l'odio, ambivalenza fra le proprie esperienze affettive. Nel rapporto con i genitori può accadere che il bambino sia represso dal padre e difeso dalla madre fino a che si viene a creare una ambivalenza affettiva nei confronti del padre (ammirazione per la sua forza - repressione del bisogno di piacere): da qui un amore infinito verso la madre che per lui rappresenta un rifugio, ma contemporaneamente anche una debolezza rispetto al potere esercitato dal padre e, quindi, percepita essa stessa oggetto di potere.

Mito di Edipo: è una ambivalenza affettiva nei confronti del padre per sostituirsi ad esso nel potere unito al rimorso nel voler superare questa esperienza negativa stressante più il conseguente eccessivo, morboso affetto verso la madre.

Nella nevrosi c'è un esito di danneggiamento fisico.

Nella psicosi c'è un esito di danneggiamento mentale.

Secondo la medicina dei primi del '900 nella nevrosi c'è una componente mentale a livello di idee che condiziona l'aspetto patologico (la nevrosi è una patologia più organica rispetto alla psicosi).

Secondo Freud l'individuo è la somma di tre elementi: Es, Io, Super Io.

Es: è comparabile all'istinto umano. Freud parla di un patrimonio dell'uomo latente nell'inconscio che si presenta in vari aspetti e condiziona il comportamento. E' la dimensione umana più legata alle pulsioni primarie che corrispondono ai bisogni di tipo fisiologico, interiorizzazione di norme che per noi funzionano come bisogni primari; ma noi siamo esseri dominati dal desiderio inteso come pulsione determinata dalla necessità di soddisfare i bisogni primari (come la fame, la sete, l'identificazione di se stessi, la finalizzazione delle proprie azioni).

La dimensione sessuale è di grandissima importanza ed è legata all'importanza della riproduzione nella vita animale. Molti nostri comportamenti possono essere fatti risalire alle nostre pulsioni più importanti (istinto di riproduzione). Le pulsioni esterne si scontrano con la realtà, per cui ci sono dei desideri che non possono essere soddisfatti (regole strumentali); la maggior parte dei comandamenti etici nasce da esigenze pratiche necessarie per la convivenza civile.

L'incesto indebolisce la costruzione genetica della specie. La condanna dell'incesto è una norma etica che nasce dall'esigenza del mantenimento della specie.

La famiglia come nucleo deriva dalla formalizzazione dei tabù dell'incesto e dell'omosessualità. Istituzione che garantisce un ordine ancor prima che sociale, genetico.

Super Io: garantisce che il comportamento istintivo si incanali nelle possibilità consentite dalla società. Esercita un controllo sull'Es. Non è possibile la convivenza fra individui diversi se non c'è la presenza di regole di convivenza. La limitazione di questa libertà degli individui garantisce la libertà a tutti. Quindi il Super Io è una serie di norme etiche che tendono ad orientare l'insieme delle pulsioni dell'Es.

Io: Coscienza. E' il teatro dello scontro tra l'Es (pulsioni) e Super Io. E' una parte dell'Es tirata fuori e costretta ad essere regolata dall'esistenza del Super Io.

Frustrazione = psicosi => rimozione => sublimazione = l'esperienza negativa viene mascherata per non essere riconosciuta: in questo modo si ristabilisce l'equilibrio fra noi e l'esperienza negativa (si scorda la frustrazione). Questo vale soprattutto per le esperienze negative della prima infanzia. L'infante non è in grado di controbattere attivamente l'esperienza negativa. Questo avviene dopo la pubertà.

Molte regole ci pervengono da un processo storico.

Le regole morali sono la divinizzazione di esigenze puramente pratiche. I tabù costituiscono una serie di prescrizioni di igiene sociale e la sopravvivenza del gruppo. In seguito sono diventati una sorta di memoria collettiva e, quindi, norme etiche (che prima erano norme di comportamento).

Memoria collettiva: serie di condizionamenti delle razze; processo storico di cui l'individuo fa parte, ma che può essere attribuito solo alla globalità e non all'individualità. I condizionamenti arrivano ad essere marchi genetici di cui l'individuo non è più consapevole, né riesce a controllare.

Dove prendono legittimazione le regole? Un sistema etico fa riferimento ad una sorta di religione. I sistemi religiosi si propongono di rispondere a molti interrogativi dell'uomo:

tentano di spiegare il perché del mondo: con la narrazione della creazione;

dove andiamo dopo la morte: avvento del cristo;

come è fatto il mondo (nei fenomeni che interessano l'uomo): mito del libero arbitrio; teologia del mondo;

come dobbiamo comportarci: dieci comandamenti.

Questo riguarda qualsiasi religione.

Anche la filosofia ha cercato di dare le risposte alle medesime domande ricorrendo, però, a spiegazioni scientifiche. Il marxismo, come teoria filosofica, sociale e scientifica, rinnega la religione, ma propone anch'essa norme etiche di comportamento, anche a livello politico, e detta delle norme anche morali. E' decisamente un sistema che esalta l'uomo e non una divinità (come il darwinismo).

Nel vecchio testamento le necessità sociali e di vita relazionale sono esterne all'uomo; nel nuovo testamento l'uomo crea. Nella religione moderna dio rappresenta la materializzazione di una serie di apparati normativi.

La psicanalisi è applicata in due modi nella psicologia sociale.

Livello micro: nella relazione interpersonale c'è la tendenza di uno a proiettare nell'altro una serie di atteggiamenti, esperienze emotive ed intellettuali secondo un metodo che serve al mantenimento del proprio Io.

Il capo nel gruppo è la persona centrale: in essa riconosciamo l'individuo che rappresenta il gruppo, su cui proiettiamo le nostre ansie, le difficoltà che incontriamo nel definire la nostra personalità. Se riusciamo ad identificarci in quell'individuo che rappresenta il gruppo, noi riusciamo a fare uscire il nostro "Io" e sentirci parte del gruppo (scontro fra amore/odio - rapporto edipico).

Quando affidiamo noi stessi al capo, facciamo una violenza su noi stessi affidando una parte della nostra identità positiva e negativa di noi stessi. Proiettiamo in lui anche le nostre colpe, cercando delle giustificazioni all'errore che facciamo, incolpando qualcuno esterno a noi. Il mancato inserimento nel gruppo dipende dal capo (nella religione cristiana tutto ciò potrebbe corrispondere al capro espiatorio: con l'uccisione del caprone si espiavano tutti i peccati dell'uomo).

L'individuo quando sente l'ansia della discrasia fra quello che è e quello che dovrebbe essere secondo il gruppo di appartenenza, scarica questa mancanza nella figura del capo. Eliminazione del capo e conseguente deificazione.

Una personalità autoritaria si forma quando un bambino subisce l'autoritarismo eccessivo dei genitori, spesso del padre: non potendo sfuggire alla sua autorità e, quindi, non potendo eliminare la sua figura, tende a conformarsi a lui, identificandosi con il genitore stesso.

Talvolta, anche inconsciamente, creiamo nuovi Super Io che giustifichino determinati nostri comportamenti. L'intervento terapeutico è quello di avere una rappresentazione dei meccanismi che hanno scatenato questo comportamento e di cui l'individuo non è più consapevole.

La psicanalisi parte da una serie di concetti non verificabili empiricamente, non c'è un bagaglio di regole operazionali. Non è in grado di dare una regola oggettiva, ha come punto di riferimento delle intuizioni che non vengono verificate empiricamente (Amerio pag. 69-92).

Kurt Lewin: nato in Germania nel 1895 - allievo di Koeler

1933 - fugge dalla Germania (persecuzione nazista). La produzione scientifica dura 15 anni (fino al '47 - muore a 52 anni). Ha saputo imprimere alla psicologia sociale una direzione di rilievo perché l'ha identificata come disciplina autonoma: non è una branca della psicologia. Non c'è un libro di riferimento assoluto. Giunto in America è preparato in psicologia della forma (maestro: Koeler). Nel caso delle sue esperienze personali si è confrontato con problematiche prettamente sociali dove confrontava la sua preparazione prettamente psicologica. L'incontro con la psicologia americana non fu indolore. Partito con cultura europea (riflessione teorica, tentativo di ricondursi attraverso una serie di ragionamenti a concetti puramente teorici; l'unica concessione ad un contatto con la realtà empirica era quella dei Gestaltisti quando vedevano nel campo magnetico una specie di riscontro del cervello umano). Quando Lewin arriva in America, trova una ricerca empirica: behaviorismo, quello più progredito ed attento, che non era solo provveduto teoricamente (meritevole nella teoria e ricerca psicologica) ma anche attento alla sperimentazione.

Lewin si orienta verso la sperimentazione, è un po' la concentrazione di teoria europea + ricerca americana che gli consente di rispondere a moltissime domande della psicologia sociale. Coglie soprattutto la capacità di riferire al grande apparato americano.

La Gestalt nasce dalla teoria del campo di forze: egli si ispira a questo.

La realtà sociale e psichica sono delle realtà di campo costituite da un numero di forze e fattori che assumono la loro caratteristica l'uno in relazione all'altro. Non vale il modello della causalità lineare di Aristotile (causa-effetto). Non si può ricostruire una realtà storicamente, ma secondo la logica galileiana che dà significato ad un oggetto solo in relazione a tutti gli altri oggetti circostanti (policausalità => interrelazione di elementi causali). Abbandono del modello unicausale a favore di quello policausale, interazionale, relazionale, dinamica tra i fattori. (teoria del campo) => dove le forze che intervengono non sono definibili nelle loro unità, ma alla luce del campo in cui intervengono. Non è una relativizzazione (predica che un elemento prende valore in rapporto ad altri). Relazionismo.

La realtà non è di tipo lineare: leggi in termini relazionali (le leggi ci devono dire quali sono i fattori che entrano in gioco e sono responsabili di un fenomeno, in presenza di quali elementi riconosciuti cruciali avviene un determinato fenomeno). Non c'è più il fenomeno aristotelico (A => B : logica lineare). Non ha presupposti psicologici, ma metodologici e epistemologici.

1936-38: Heisemberg (fisico) principio di indeterminazione: non possiamo prendere (?) nessun fenomeno così com'è (particelle subatomiche che vengono studiate negli effetti che comportano)

1938: Einstein: studiano le particelle e le cariche di campo; non sono questi gli oggetti essenziali per la descrizione dei fenomeni fisici, ma i rapporti che si stabiliscono tra loro. Importantissima per la scissione nucleare.

E' la consacrazione della teoria del campo e, quindi, del pensiero di Lewin.

L'immediata conseguenza è che lo studio del fenomeno psichico comporta che dobbiamo dare importanza al concetto di contesto e di situazione. La vita psichica si svolge in un contesto determinato fra le relazioni esistenti degli elementi del contesto, nella sua specifica situazione al momento della ricerca.

Se vale il contesto significa che la vita psichica ha senso soltanto all'interno di un contesto ambientale: apparato costruttivo (riflette e rielabora le sensazioni); aspetto cognitivo-affettivo, aspetto comportamentale che interagiscono fra loro e con l'ambiente (situazione).

Dinamica di gruppo: (gruppo: insieme di membri in relazione fra loro, realtà sociali in continua interazione ed evoluzione, caratterizzando l'inportanza delle azioni di quel gruppo. Il gruppo non è la somma dei comportamenti individuali del gruppo ma si deve studiare la caratteristica tipica che distingue quel gruppo). Un individuo si comporta in un determinato modo in virtù dell'appartenenza a quel determinato gruppo, significativo per un determinato individuo.

Campo: totalità di elementi interdipendenti tra loro. Ogni individuo ha un campo corrispondente al proprio campo vitale (spazio fisico e psicologico entro cui si muove l'attività mentale e comportamentale dell'individuo).

Spazio fisico.

Frontiera: fatti sociali esterni che possono essere posti potenzialmente in relazione con il proprio spazio vitale, sia fisico che psichico. Tutto ciò che sta fuori dal nostro spazio vitale può entrare in relazione con noi.

Lo spazio vitale dà luogo al comportamento. C = f(Lsp).

Il rapporto con l'esterno conduce alle modifiche di campo (non delle relazioni del campo).

Campo: ambito in cui si muove il comportamento (relazione persona/ambiente).

Campo esterno: origine del mutamento di campo.

Il comportamento non dipende dai fatti del campo, non è effetto del campo, più di quanto esso stesso non condizioni il campo. Qualsiasi atto comportamentale non è effetto di una causa, è una concausa, concetto di relazionalità. L'ambiente condiziona il comportamento e il comportamento condiziona i fatti ambientali del campo. La realtà è così come la costruisce l'attore sociale.

Non è importante ... (?) come si muove un'attività psichica, riuscire a stabilire delle leggi spiegatorie dell'attività psichica, ma quali elementi entrano in gioco per formare l'attività psichica.

In presenza A B C D E (interazione) => allora si dà F (legge probabilistica).

Frontiera: parte del sé immediatamente in contatto col campo, tanto da condizionarlo. Concetto fisico: campo dell'aula.

Campo psicologico: impegno intellettuale nella lezione - interazione con noi.

Frontiera: elementi psicologici e fisici esterni al campo.

La dimensione cognitiva del campo è fortemente influenzata dalle potenzialità comunicative.

Campo: realtà sociale = realtà relazionale-posizionale. effetto di una policausalità.

Campo: prodotto soggettivo o prescinde dall'uomo?

Se fosse un'entità solo soggettiva - no possibilità di studiare e di intravedere regole, cioè avremmo specificità.

Invece le regole ci sono, ci interessa studiare quali modalità interagiscono con le forze del campo, e, quindi, le regole relazionali dei fattori che intervengono nel campo.

Principio di contemporaneità: le forze si modificano in relazione l'una con l'altra (dinamiche di gruppo:






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