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Dal preambolo mitico alla scienza della adultità Plurima

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Dal preambolo mitico alla scienza della adultità Plurima.


Nella mitologia indiana è frequente la raffigurazione dell'età adulta a più teste e volti.

L'immagine evoca la complessità della dimensione dell'esse 333b19d re adulti, e ci propone anche di riflettere sull'idea di crescita d'adulti.

Crescere è quel processo che porta allo sviluppo verso una sola identità "adulta"; ma a questa concezione si contrappone necessariamente una concezione della crescita intesa come quel processo di cambiamento plurimo.


Il volto cognitivo del sè plurimo .


L'identità adulta è quindi un gioco dinamico, che non aggiunge mai punti di equilibrio, ma stati organizzativi più complessi.

Psicologia, psicoanalisi freudiana, psicologia cognitiva concepiscono l' età adulta come apice della crescita e anche come inizio del declino.

Per le psicologie dell'età evolutiva la soglia dei vent'anni ha per lungo tempo corrisposto alla fine della crescita sia cognitiva che affettiva e quindi ad un arresto naturale dello sviluppo.

Le organizzazioni che organizzano la vita mentale adulta hanno grande responsabilità a tal proposito. Possono "spremerla la fino a distruggerla", oppure possono " spremerla per trarne il meglio per l' individuo ".


Crescere cambiamento organizzatori di adultità.





La storia dell'età adulta nasce, o muore nella storia dell'infanzia della gioventù della vecchiaia di un individuo.

La adultità è sogno di potere e completezza esistenziale.

è incubo o desiderio dell'infanzia, dell'adolescenza, nella stessa età                adulta della vecchiaia.

è un voler essere, e nostalgia di un essere stati.

Il compito ricercatore è quello allora di individuare nelle biografie di adulti i due cammini paralleli che ciascuno compie: da un lato la propria auto formazione e dall'altro la propria etero- formazione.


L'organizzazione come "campo d'azione" nella struttura vitale.


Per Honorè la adultizzazione è campo d'azione.

Con il concetto di campo d'azione egli intende ciò che è per l' individuo genera il senso di vivere, di aver vissuto o di poter vivere un cambiamento.

Il soggetto è il primo disegnatore di ciò che è cambiato in se stesso o vede, o ha visto cambiare ; gli episodi di cui narra sono dunque la cornice dell'evento formativo. Il cambiamento obbedisce ad un'esigenza vitale di auto formazione e differenziazione che alimenta la creazione di altri campi d'azione.

Levison sostiene che il campo d'azione dell' adultità è la struttura vitale entro la quale l'individuo sperimenta i suoi compiti transizionali ovvero le scelte perché queste ultime segnano il destino o lo interrompono.


L'apprendimento riconoscitivo: la metacognizione di sè.


L'apprendimento, nello sviluppo adulto è volto al riconoscimento di sè che può compiersi anche perché esistono le organizzazioni.

La metacognizione è fondata proprio sull' interrogarsi rispetto al processo apprenditivo che si è compiuto.

La metacognizione di sè nell'organizzazione si attua quando essa genera sintesi cognitive tre processi di auto formazione e quelli dell'etero formazione.


Molteplicità egoiche e pluriappartenenze.


Il concetto psicologico di molteplicità egoiche introdotto da Elster si connette con quello sociologico di pluriappartenenza. Entrambi indicano circostanze di ordine sociale e professionale riguardo la necessità di cambiamento del tempo presente e del vivere contemporaneo. Il sè pluriappartenente si impone soprattutto, a chi vive nelle realtà urbane e nelle organizzazioni complesse e si rivela indispensabile per l'acquisizione di più ruoli nel corso di una stessa vita adulta. Si è molteplici perché si partecipa a più programmi d'azione. Vivendo molte vite in una, è necessario adottare più intelligenze per sopravvivere ed affermarsi nel mondo della vita.


La responsabilità distributiva.


Il sè plurimo è dunque la rappresentazione di un soggetto che sia auto realizza. Molteplici responsabilità incrementa non ha anche l'esigenza di acquisire più saperi e più sviluppi cognitivi.


I teorici del Multiple self teatrale.


Elster sottolinea che già Freud attraverso i concetto di es io, e super io faceva riferimento alla soggettività plurima. Ma si trattava di indicazioni volte di indicare sistemi interni relativamente distinti e autonomi.

Nella concezione che si va affermando la pluralità indica, invece, la permeabilità tra quelli che non sono sistemi separati, bensì aggregazioni interne in interazione strategica. Essi infatti cooperano alla sanità psichica del soggetto o di soggetti particolari che avvertono il bisogno di essere polivalenti. Il loro mondo della vita, e un mondo plurale; e una convivenza di più vite in una (più vite cognitive, affettive e più vite organizzative).

Per Elster, ci troviamo di fronte a versioni estreme del concetto di" Multiple Self" e in questi casi infatti la "divisione dell' io" corrisponde alla mancata integrazione tra le diverse appartenenze. La nozione di "self" può essere tradotta con quella di "io" ma ciò non è molto convincente, perché nel linguaggio psicoanalitico freudiano l' io indica soltanto la parte razionale e cosciente dell'entità, mentre la nozione di Self si riallaccia ad altre componenti dell'identità.



A tal proposito Ermanno Bencivenga sostiene che l'io di diviso non è un io deforme ma; un io in formazione drammaturgica. Un io quindi teatrale che recita ogni volta in base al tema o ai temi che il corso della vita gli assegna. E quindi l'uso che i personaggi fanno di sè produce una diversificazione interna al soggetto sempre più matura. Il soggetto non è quindi un individuo, bensì una comunità.

Un insieme di personaggi costantemente alle prese l'uno con l'altro.


Le manifestazioni dell' io multiplo.


Elster distingue alcune modalità mediante le quali si manifesta l' io multiplo.

Egli parla dell' io che si autoinganna. L'autoinganno è presente quando il soggetto fa finta di credere a qualcosa che non desidera. Il soggetto non vuole avere a che fare con le restanti parti di sè in quanto vive una interruzione di comunicazione interna. Psicoanaliticamente le rimuove, e scopre che può benissimo farne a meno e quindi sia autoinganna.

Egli parla anche di io gerarchico quando il soggetto ragione in termini di preferenze e di priorità. E' come se egli avesse a disposizione un catalogo nel quale scegliere di volta in volta, in base alle opportunità del momento quale parte ha più probabilità di successo.


Mondi della vita, mondi della formazione, mondi della congnizione.


Nella vita organizzativa l'adulto è costretto a specializzare degli "io" e ad deprimerne altri nel corso della pluralizzazione.

La sua esistenza è legata sempre all'apprendimento; in quanto elabora comunque qualcosa. L'apprendimento si colloca in uno spazio e in un tempo e si articola in dei veri e propri atti cognitivi che sono osservabili attraverso il lavoro mentale del soggetto; un lavoro che si compie entrando ed uscendo da tre mondi reali e che sono rilevabili in ogni organizzazione:

Il mondo della vita.

Esso è il luogo della vita quotidiana in cui si compie ogni evento, e in quanto è in continuo divenire è impossibile coglierlo nella sua unitarietà. Il mondo della vita è quindi l'esperienza esistenziale che ha soggette dato vivere sul piano percettivo, sensibile, cognitivo, ma che non richiede necessariamente un impegno riflessivo. Quando in questo mondo emerge una fonte di tipo metacognitivo, il soggetto partecipa alla costruzione di un mondo sempre interno a quello della vita che possiamo chiamare il mondo della formazione.

Il mondo della formazione.

Esso è il luogo in cui si compie una sintesi cognitiva in cui si attua una pausa di riflessione su ciò che si è o si potrebbe essere.

Il soggetto ha bisogno di separarsi dal mondo della vita per sperimentare l'esperienza della formazione che aiuta la sua conoscenza. Il mondo della formazione è il momento in cui soggetto utilizza le attività della mente per costruire le forme o rappresentazioni attraverso i dati del mondo della vita utilizzando il rapporto con gli altri.


Il mondo della cognizione


Esso si indirizza verso oggetti conoscitivi specifici. Se il primo mondo sfugge alla possibilità di descrizione e spiegazione data la sua estrema complicazione; il secondo e il terzo mondo possono essere maggiormente descritti e spiegati perché sono costruttivi ed intenzionali rispetto al primo e risentono della storia del soggetto.

Inoltre è dal mondo della congnizione che è possibile risalire per esplorare i propri o altrui mondi. L'apprendimento si configura in tal modo come ricerca di connessione tra i diversi mondi.


Il momento cognitivo dell' "enazione".




Francisco e Varela hanno sostenuto che la vera libertà cognitiva non proviene da un centro unificatore il sè ma dalla agire senza alcun sè.

La mente priva di sè rispecchia un mondo che ha modi diversi di esistere dal momento che dipende sempre dall'osservatore, dei suoi bisogni dalla sua necessità di manipolare il mondo. Dal momento quindi che" la conoscenza non è la rappresentazione di un mondo prestabilito da parte di una mente prestabilita"; i processi cognitivi sono una enazione, cioè sono la produzione creativa del mondo della vita. L 'enattività è soltanto ciò che la mente fa per darsi una giustificazione del proprio esistere e dei propri movimenti.

L 'enattività nasce quando abbiamo bisogno di apprendere da noi stessi ciò che stiamo vivendo i diversi mondi della vita della formazione.


Le carriere cognitive: occasioni mancate.


Le organizzazioni rappresentano uno dei luoghi non soltanto del passaggio all'età adulta, ma dell'ulteriore sviluppo della soggettività. L'organizzazione costituisce un analizzatore privilegiato, per indicare l'intreccio tra le diverse sfaccettature di una stessa individualità. L'appartenenza ad un'organizzazione l' ingresso in essa rappresentano un'esperienza incancellabile specie se l'individuo ha la possibilità di contribuire alla sua costruzione.

La carriera cognitiva va ad indicare le accumulazioni cognitive che il soggetto è andato apprendendo .

Il percorso degli apprendimenti mancati si riferisce a quanto il soggetto non ha saputo fare con la mente quando gliene è offerta l'occasione.


Dalla pluralità dell' io alla pluralità interna alle organizzazioni.


E 'bene ricordare che l' identità molteplice dell'adulto trova una sua analogia con il mondo dell'organizzazione.

Morgan sottolinea che se si vuole attuale un'analisi organizzativa in maniera realistica, bisogna partire dal concetto che le organizzazioni rappresentano più cose nello stesso momento (un ambiente culturale, un'arena, un prodotto uno strumento.) Quindi alla complessità dell'identità individuale sta sempre la complessità organizzativa.


Connessioni tra individuale organizzativo.


Ciò che è importante sottolineare è la connessione tra il sè individuale, e l'organizzazione con un sè adulto. Chi entra a far parte di un' organizzazione impara subito che esse funzionano all'insegna di una varietà di comportamenti.

Quanto più i sè individuali e organizzativi sono dinamici tanto meno hanno paura della varietà interna perché il loro compito è la promozione e la realizzazione di sè. L'intelligenza del sè individuale e del sè organizzazione è la capacità di saper decidere quale parte di se e quindi quale io vada promosso esibito più di altri in una data situazione.

Quindi il sè di una persona o di un'organizzazione non è la somma ma l'interazione di più costrutti cognitivi.


LA svolta narrativa.


In sè distribuito ma soprattutto narratore da luogo alla duplice possibilità di trovare un significato al se. Il soggetto potrà negoziare con se stesso quale tratto esibire a seconda delle circostanze o saranno gli altri a negoziare per lui quale immagine attribuirgli.









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