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GEORGICA IV -il mito di Orfeo e Euridice

latino letteratura




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GEORGICA IV
-il mito di Orfeo e Euridice-






Il passo seguente è tratto dalla parte finale del IV libro in cui vengono narrati due miti: il mito di ARISTEO (un pastore che ha perso le api) ed il mito di ORFEO, un cantore, ed Euridice la ninfa di cui egli era innamorato. - catabasi Orfeo scende nell'Ade avendo la possibilità di recuperare l'anima dell'amata senza però voltarsi a guardarla altrimenti ella scomparirebbe per sempre. In questa georgica è evidente l'influenza alessandrina e neoterica innanzitutto per la scelta della tipologia di storia (amore infelice) , per l'aggancio eziologico in quanto la storia di Orfeo spiega perché Aristeo ha perso le api , e per la tecnica usata al fine di concatenare le storie quale la tecnica alessandrina dell' EKPHRASIS detta anche TECNICA DELL'INCASTRO. L'episodio è dunque considerato un epillio , cioè un breve poema mitologico- erotico di matrice tipicamente ellenistica e la contrapposizione tra le due storie nar 343b16d rate è molto forte: la storia di Aristeo si conclude positivamente in quanto egli segue perfettamente i precetti divini e riesce a recuperare le api, mentre quella di Orfeo non ha un lieto fine in quanto egli fa prevalere l'amore sui precetti divini causando la perdita definitiva del suo bene più prezioso, ovvero l'amata.




Il vate (il dio in questione è Proteo , dio del mare dotato di capacità profetiche a cui si rivolge Aristeo per avere informazioni circa i suoi sciami dispersi) rispondendo a queste richieste roteò (intorqueo ,es, intorsi, ere) gli occhi accesi da una luce azzurra e digrignando fortemente i denti , così aprì la bocca ai Fati : " non ti perseguitano (exerceo, es, ercui, ercitum,ere) le ire di nessun dio , una grande colpa è stata commessa , certamente non ti suscita questa punizione l'infelice Orfeo per colpa tua , a meno che non si oppongano i fati ( valore limitativo) e infierisce duramente a causa della moglie che gli è stata strappata/portata via (rapta part. Cong) - la colpa e la punizione a cui si allude è perché Aristeo era innamorato di Euridice e la tormentava e inseguiva ovunque- .

Ella dunque, mentre ti sfuggiva a precipizio lungo i fiumi, ragazza destinata a morire , non vide nell'erba alta davanti ai piedi un grosso serpente che stava a guardia della riva. Allora il coro concorde delle Drìadi (ninfe dei boschi) riempì di clamore le cime dei monti - i monti altissimi- (impleo, es,evi,pletum,ere) piansero (fleo,es,flevi,ere) le cime del Rodope (monte della Tracia, patria di Orfeo) e l'alto Pangeo (altro monte) , la terra guerriera di Reso (re della Tracia narrato nell'iliade che partecipò alla guerra di troia) , i Geti e l'Ebro (rispettivamente una popolazione della Tracia ed un fiume di questa terra), l'Attica Orizia (figlia di un re ateniese portata in Tracia).- evidente il gusto alessandrino per l'erudizione con questi riferimenti precisi e poetici alla terra del protagonista-

Egli, consolando il triste amore con la cava cetra (ricavata dal guscio di una testuggine - METONIMIA-) , cantava te, dolce sposa , te solitaria sulla spiaggia , te all'apparire del giorno (ablativo assoluto con valore temporale) te al tramonto (sottinteso DIE per un altro ablativo assoluto temporale) - anafora di TE per sottolineare la profonda malinconia ed il dolore per l'assenza dell'amata da parte di Orfeo-

Anche nelle grotte del Tenaro , alto ingresso di Dite (il Tenaro era un promontorio del Peloponneso in cui si trovava una delle porte per accedere agli inferi) , il bosco avvolgente di nera paura , si presentò ai Mani e al tremendo re (riferito a Plutone , re degli inferi) e ai cuori incapaci di ammansirsi (da MANSUESCO verbo incoativo) alla preghiere umane . Ma commosse dal canto, dalle sedi più profonde dell'Ebero, venivano leggere le ombre e le parvenze di color che erano privi di luce , quanto sono numerose le migliaia di uccelli che si nascondono tra le foglie (metafora). Quando la sera o la pioggia dell'inverno li caccia giù dai monti , madri e uomini e corpi privi di vita di magnanimi eroi , giovani e giovinette non ancora sposate e giovani posti sul rogo davanti agli occhi dei genitori : che li imprigiona la nera melma e l'orrido canneto del fiume Cocito e l'odiosa palude dall'acqua stagnante e li tiene chiusi(coerceo,es,ui,itum,ere) Stige e corre intorno per nove volte.

Che anzi le stesse case si incantarono , i profondi recessi della morte e le Eumenidi ( Erinni = dee della vendetta) che hanno intrecciati ai capelli cerulei serpenti e Cerbero (cane dalle tre teste) tenne aperte incantato le tre bocche , perfino la ruota del cerchio di Issione (un peccatore che aveva insidiato Giunone e per questo la sua pena consisteva nel'essere attaccato ad una ruota che girava continuamente ed in modo vorticoso) si fermò con il vento. E già tornando indietro aveva superato tutti i pericoli ed Euridice che era stata restituita a lui stava salendo all'aria aperta seguendolo da dietro, e infatti Proserpina aveva posto tale condizione, (Proserpina = moglie di Plutone) quando un'improvvisa follia si impadronì dell'incauto innamorato, certamente perdonabile (IGNOSCENDA è un gerundivo concordato con DEMENTIA e si trova al dativo perché IGNOSCO regge il dativo) se gli dei degli Inferi sapessero perdonare: egli si fermò e già quasi alla luce si voltò a guardare la sua Euridice immemore ahimè! Allora tutta la fatica andò perduta (sottinteso EST) e furono rotti i piatti dello spietato tiranno e per tre volte si udì il fragore negli stagni d'Averno (lago presso Cuma da cui, secondo gli antichi, si accedeva agli inferi) . Ella disse : "Quale, quale così grande follia ha mandato in rovina me infelice e te, o Orfeo? Ecco i fati crudeli mi chiamano indietro ed il sonno mi vela gli occhi smarriti .



Addio oramai: sono portata via, circondata da una notte profonda , tendendo a te le mani, ahimè non più tue, prive di forza. " Subito si sottrasse  ai suoi occhi in direzione opposta, come fumo leggero mescolato ( commisceo)all'aria, e non vide più lui che invano cercava di prendere le ombre e che voleva dire tante cose , né Caronte permise (patior, pateris, passus sum, i) più che Orfeo (sott.) varcasse l'interposta palude.

Che fare (congiuntivo dubitativo) ? Dove andare (QUO =avv. Moto a luogo dai pronomi relativi) dopo che gli era stata portata vie per due volte la moglie? Con quale pianto commuovere i Mani , quali divinità con la voce? Ella già navigava fredda nella barca Stigia (la barca di Caronte) .

Per sette interni (uno dopo l'altro) mesi (complemento di moto continuato con l'accusativo) raccontano che(poetico per narrant) sotto un'alta rupe presso l'onda dello stirmone deserto (fiume della Tracia) pianse tra sé e rievocò queste vicende sotto le gelide stelle ammansendo (mulceo,es,mulsi, mulsum, ere) le tigri e smuovendo le querce con la poesia, come un usignolo triste sotto l'ombra di un pioppo , piange i figli perduti (queror, quereris, questus sum, eri) che il crudele contadino sottrasse ancora implumi al nido spiandoli; e quella piange per tutta la notte standosene seduta su un ramo ripete una triste canzone e riempie i luoghi di tristi lamenti per un ampio tratto. Nessun amore, nessuna proposta di nuove nozze piegò il suo animo ,percorreva solo i ghiacci iperborei (una popolazione che abitava secondo una leggenda nel nord del mondo) il Tanai innevato ( fiume che corrisponde all'odierno Don) , le lande mai private delle brine rifee ( I Rifei = monti) lamentando Euridice rapita ed i doni persi di Dite; le donne dei Ciconi (popolazione della Tracia) disprezzate da questo tributo d'affetto , durante i riti degli dei e le orge notturne di Bacco, dopo aver fatto a pezzi il giovano lo dispersero per i vasti campi.

Anche allora mentre l'eagrio Ebro trascinava la testa staccata dal marmoreo collo trasportandola in mezzo al gorgo , la stessa voce e la stessa lingua fredda invocavano Euridice, mentre la vita fuggiva (ablativo nominale) Euridice ripetevano le rive lungo tutto il fiume .







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