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LO SPAZIO GEOGRAFICO E LA GLOBALIZZAZIONE

geografia economica


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LO SPAZIO GEOGRAFICO E LA GLOBALIZZAZIONE


Di che cosa si occupa la geografia?

La geografia economica generale si occupa dello spazio geografico organizzato a diverse scale attraverso un sistema di relazioni verticali (o ecologiche) e orizzontali che si evolve nel tempo a seconda del livello di sviluppo economico, tecnologico e culturale delle società umane.


Che cos’è lo spazio geografico?




Lo spazio geografico è un’astrazione che rappresenta la distribuzione delle attività e degli insediamenti sulla superficie terrestre organizzato e collegato da relazioni orizzontali e verticali.


Che cosa si intende per relazioni orizzontali e verticali?

Le relazioni orizzontali sono quelle che intercorrono tra aree diverse e che comportano scambi di merci, circolazione delle informazioni, flussi migratori ecc.

Le relazioni verticali (o ecologiche) connettono i soggetti economici (insediamenti, imprese, ecc.) con le caratteristiche proprie dei diversi luoghi (clima, risorse minerarie, caratteri storico-culturali).

Questi due tipi di relazioni interagiscono tra di loro e quindi non è sufficiente un solo tipo. Infatti ogni fatto economico localizzato sulla superficie terrestre è il risultato della combinazione di relazioni orizzontali e verticali. Mentre nelle società primitive prevalevano i legami verticali con l’ambiente naturale, con il formarsi delle città si svilupparono i primi legami orizzontali, tra luoghi di produzione e luoghi di consumo. Questi legami si infittirono nel Medioevo con il commercio e ancora di più a partire dalla seconda metà del Settecento, con la rivoluzione industriale.In questo modo emersero alcune zone centrali, che si differenziarono dalla periferia: tra centro e periferia si generarono così degli squilibri che si accentuarono col passare del tempo.


Cosa si intende per struttura territoriale?

Le strutture territoriali sono più localizzazioni legate da interazioni spaziali e connesse da relazioni verticali a condizioni ambientali omogenee. Ad esempio: l’economia di piantagione, la siderurgia costiera, le tecnopoli.


Cosa si intende per organizzazione territoriale?

Viene definita organizzazione territoriale l’insieme delle diverse strutture territoriali legate tra loro da relazioni orizzontali. Es. le tecnopoli forniscono robot all’industria costiera e know how (= conoscenze tecnologiche che permettono di realizzare innovazioni nei processi produttivi e nei prodotti) biogenetico alle piantagioni, le piantagioni riforniscono di beni alimentari sia le tecnopoli che le regioni costiere.


Che cos’è il fenomeno della globalizzazione?

Il termine “globalizzazione” indica l 636g68g ’estensione su scala planetaria delle relazioni fra le varie regioni della terra sempre più interdipendenti dal punto di vista economico, politico e culturale, tanto da parlare di “villaggio globale”; questa intensificazione delle relazioni è stata resa possibile dal fatto che i costi e i tempi di percorrenza delle distanze si sono abbattuti ed ha rimpicciolito il mondo alle dimensioni di un villaggio globale. Infatti a partire dagli anni ’50 è iniziato un processo di forte riduzione della dimensione spaziale e temporale e di riduzione delle distanze funzionali (=distanza-tempo tra due luoghi). Questo fenomeno è stato reso possibile da vari fattori:

miglioramento dei trasporti e delle telecomunicazioni; il settore delle telecomunicazioni è molto importante nel processo della globalizzazione, in quanto la trasmissione delle informazioni è sempre più rapida e questo consente di relazionare in tempo reale tra diversi luoghi della terra;

azione ed evoluzione delle multinazionali: le multinazionali sono imprese presenti sul mercato mondiale con organizzazioni produttive in diversi paesi, sotto la loro direzione lavorano migliaia di dipendenti e riescono a realizzare fatturati più elevati anche di stati ricchi di medie dimensioni;

grazie alla costituzione di grandi organismi internazionali, come l’ONU, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale;

deregulation degli anni ’90 che ha abbattuto progressivamente le barriere protezionistiche.

La globalizzazione ha creato un mercato unico gestito in prevalenza dalle multinazionali che hanno creato una vera e propria rete globale, tanto che si può parlare di globalizzazione della produzione e dei commerci, in quanto queste imprese producono e vendono in tutto il mondo tramite filiali o accordi con altre multinazionali. La maggior parte degli scambi commerciali avviene tra le filiali situate in diverse parti del mondo.

Si può parlare anche di “prodotti globalizzati”, i quali si assomigliano molto tra loro. Il prodotto viene confezionato assemblando componenti che si producono in varie parti del mondo e viene commercializzato dalla casa madre.

La globalizzazione è un fenomeno consolidato per quanto riguarda la ricerca scientifica e tecnologica: anche in questo settore si parla di rete globale, in quanto si sono creati centri di ricerca collegati tra loro con le multinazionali e dai governi che finanziano la ricerca.

Si parla di globalizzazione come fenomeno consolidato anche nel settore della finanza che ha un sistema reticolare, le Borse, le quali essendo situate in Paesi diversi con fusi diversi, consentono transazioni finanziarie (circolazione di capitali, investimenti . ) illimitate nel tempo e nello spazio e quindi mai come adesso c’è stata un intensa circolazione di capitali. Questo è stato reso possibile dallo sviluppo delle vie telematiche che consentono di verificare in tempo reale le oscillazioni del mercato, le quali possono produrre effetti a catena, anch’essi globali, capaci di far crollare in pochi giorni l’economia di interi paesi.

In campo ambientale ci sono alterazioni così forti ed estese da produrre conseguenze che hanno effetto su tutti gli abitanti del pianeta. Si pensi ad esempio all’effetto serra, che porta all’innalzamento della temperatura media dell’atmosfera e a vari squilibri climatici.

La globalizzazione avviene anche a livello geopolitica perché ormai tutti gli avvenimenti politici influiscono sulla stabilità politica mondiale e si ripercuotono sugli altri Paesi.

A livello culturale si parla di omologazione culturale perché si è ormai diffuso il modello culturale occidentale (americano) ed è stato favorito dai messaggi pubblicitari attraverso tv, film che hanno indotto bisogni non essenziali. La pubblicità ha reso la società mondiale una società di massa.

La globalizzazione investe anche campi non positivi come ad esempio il crimine organizzato che riguarda flussi che portano ricchezze incredibili. Si parla di globalizzazione nei traffici criminali per droga, armi, prostituzione, organi, clandestini .



La globalizzazione è debole per quanto riguarda:

le grandi istituzioni mondiali, come l’ONU che non riesce a regolare i rapporti fra gli Stati e ad impedire i conflitti;

il mercato del lavoro perché ci sono ancora differenze nella legislazione dei vari paesi per quanto riguarda la tutela dei lavoratori, in termini di età, orario, prevenzione, previdenze sociali ecc.. Inoltre il costo del lavoro è estremamente variabile e dipende dalle condizioni locali, per questo le multinazionali ne approfittano impiantando i loro stabilimenti dove la manodopera costa di meno ed è meno tutelata.


Quali sono i rischi connessi alla globalizzazione?

La globalizzazione comporta dei rischi anche per i Paesi sviluppati:

lo Stato sta privatizzando attività produttive e servizi e diminuisce il livello di protezione sociale, anche qualitativamente (come istruzione, sanità, previdenza);

la concorrenza globale costringe a diminuire i costi di produzione e questo influisce anche sulla stabilità dell’occupazione; questo comporta un peggioramento delle condizioni di vita anche nei Paesi avanzati: infatti la precarietà del lavoro riguarda sia chi un lavoro ce l’ha già sia i giovani (chiamati “milleuristi”, dato che lo stipendio che si presume essi percepiranno si aggirerà sui 1000 €).

Per poter avere opportunità di crescita economica già dagli anni ’60 sia nei Paesi in via di sviluppo che in quelli già sviluppati si sono create delle zone speciali, le ZIF (Zone Franche Internazionali), ossia luoghi dove è consentito produrre e commerciare senza sottostare a molte delle regole vigenti nel resto dei paesi che le ospitano. Qui appunto le grandi imprese possono localizzare i loro stabilimenti senza pagare le tasse. Queste zone si trovano soprattutto in una zona chiamata “fascia d’oro”, che si trova sulla linea di contatto tra il Nord e il Sud del mondo. Nelle ZIF, oltre che approfittare dei benefici fiscali, si approfitta anche dello sfruttamento della manodopera a basso costo e spesso senza garanzie sindacali e molte volte i bambini sono costretti a lavorare, tra l’altro in condizioni disumane.


Che cos’è la geopolitica?

La geopolitica è quella parte della geografia che studia i rapporti di forza e le relazioni di potere tra aree geografiche e in particolare tra Stati. L’influenza geopolitica di uno Stato è determinata dalla forza militare, dalla potenza economica e tecnologica, dalla superficie e popolazione, dalla posizione geografica e dal ruolo culturale e diplomatico.


Attualmente qual è la situazione geopolitica mondiale?

Attualmente il mondo è diviso il circa 200 Stati, molto diversi sotto vari aspetti e tra i quali ci sono anche rapporti fortemente squilibrati. Innanzitutto dal punto di vista demografico, i ¾ della popolazione mondiale vivono in soli 20 Stati, che sono i più popolati.

Inoltre dal punto di vista economico il 90% della ricchezza è concentrato nei 50 stati più ricchi. Infine le differenze si possono riscontrare anche a livello politico e militare: nonostante esistano organizzazioni mondiali, le grandi decisioni a livello mondiale sono prese da una decina di Paesi, tra cui gli Stati Uniti hanno una posizione dominante.

Grazie alla globalizzazione il mondo attuale si può definire come un “sistema mondo”, ossia un insieme di tante realtà geopolitiche e geoeconomiche in stretta interazione le une con le altre. Con il colonialismo imperiale del 1800-primi del900 si può parlare di un primo sistema mondo dove la struttura era basata su un rapporto di dominanza da parte di un polo (Inghilterra, Francia, Olanda) e da una periferia che doveva rifornire l’Europa di materie prime.

Fino alla seconda guerra mondiale il mondo aveva una struttura monopolare, in quanto era solo l’Europa che dominava anche se il suo predominio era contrastato da URSS e USA. Al termine della seconda guerra mondiale, infatti, queste due grandi potenze, entrambe uscite vittoriose dal conflitto e avvantaggiate dalla loro popolazione, superficie e ricchezza economica, divisero il mondo in due sfere di influenza; per oltre 40 anni il mondo fu guidato dalle due superpotenze e i Paesi che facevano parte delle rispettive zone di influenza seguivano il paese leader. Non vi furono molte guerre locali perchè vi viveva un “equilibrio del terrore”, cioè una situazione in cui ognuno restava al proprio posto per paura che le due superpotenze si facessero la guerra tra di loro (vista anche la grande quantità di armi nucleari che possedevano). Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 vi fu la dissoluzione dell’URSS che portò alla formazione di 15 nuovi stati, tra i quali il più grande è la Russia. Gli Stati Uniti sono l’unica superpotenza della Terra: sono la prima potenza economica del mondo, con una forte specializzazione nelle tecnologie. Sono l’unica potenza militare e politica del mondo: vantano un esercito moderno e potente in grado di intervenire in qualunque Paese, possiedono armi e inoltre rappresentano la potenza più popolata.

Attualmente a livello politico ci sono 4 potenze mondiali, tutti membri permanenti del consiglio di sicurezza dell’ONU: Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia.

La Russia è il Paese più esteso del mondo, ha moltissime risorse naturali, è molto popolato e una dotazione di armi nucleari paragonabile a quella degli Stati Uniti.

La Cina ha un ruolo di grande potenza anche perché è il Paese più popoloso del mondo, molto esteso e dotato di tutte le risorse naturali e di una cultura molto forte. E’ l’unico Paese del sud del mondo ad essere considerato una “grande potenza” geopolitica. Investe molto in armamenti ed ha una forza economica emergente.

Gran Bretagna e Francia sono due potenze mondiali in quanto hanno la bomba atomica, una posizione strategica, una forza economica e una capacità tecnologica rilevanti, e la loro lingua si parla in tanti Paesi del mondo.

Poi ci sono le potenze regionali, cioè Paesi che hanno un ruolo e un’influenza geopolitica non su tutto il mondo ma su un’area più limitata. Ad esempio il Brasile, il paese più esteso e popoloso dell’America Latina, ha maggiori dotazioni e spese militari e una maggiore forza economica.

Il Brasile esercita un’influenza geopolitica sull’America Latina ma si scontra con gli interessi e il peso degli Stati Uniti in quell’area. Altre potenze regionali sono l’India, il Giappone e la Germania. L’India per gli stessi motivi della Cina, ma con un ruolo meno riconosciuto grazie alla presenza dela Cina (l’India esercita un’influenza sull’Asia meridionale). Gli altri due Paesi sono i grandi sconfitti della seconda guerra mondiale e per decenni non hanno potuto gestire autonomamente la difesa militare. Essi sono due grandi potenze economiche (la seconda e la terza del mondo) ma questo non è sufficiente a definirle superpotenze mondiali in quanto la loro influenza è limitata. Queste potenze regionali sono di fatto potenze emergenti, cioè sono paesi che rivendicano un ruolo maggiore su scala mondiale. L’Italia è una potenza regionale (ma non emergente) perché fa da ponte fra 3 continenti. Essa esercita un’influenza appunto sui paesi mediterranei ed ha un’influenza a livello diplomatico, cioè deve favorire i rapporti di cooperazione e mediazione in Medio Oriente).

Inoltre ci sono delle periferie strategiche, per la loro posizione oppure per la loro dotazione di risorse. L’Australia ad esempio possiede tutte le risorse minerarie e l’Egitto o Panama controllano dei canali che sono strategici per i commerci.



Vi sono infine degli organismi politici e militari internazionali che esercitano un ruolo geopolitico importante, come l’ONU (con il suo Consiglio di Sicurezza), il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e la Nato.

Quali sono gli organismi internazionali politici e militari?

A)    ONU: è l’unico organismo creato per la salvaguardia della sicurezza internazionale, la pace e la cooperazione dei popoli anche a livello umanitario. E’ nato nel 1945 per continuare la “Società delle Nazioni”, che però non era riuscita ad evitare la seconda guerra mondiale; inizialmente vi aderirono 50 Paesi mentre oggi comprende quasi tutti gli Stati del Mondo, tranne la Città del Vaticano e Taiwan. E’ stato sottoscritto uno statuto (chiamato carta dell’ONU) in cui sono illustrati gli scopi, i principi e le modalità di intervento di questo organismo. Siccome è un organismo autonomo ha dei propri organi:

a)      Assemblea Generale, che una volta all’anno riunisce i rappresentanti di tutti gli Stati del Mondo (tutti i Paesi sono sullo stesso piano, anche se è un’uguaglianza formale); le proposte votate in questa sede vanno all’organo decisionale, che è il Consiglio di sicurezza;

b)      Consiglio di Sicurezza, è formato da 5 membri permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito e Francia) e da 10 a rotazione che cambiano ogni 2 anni. I membri permanenti hanno diritto di veto, cioè con il loro voto negativo possono bloccare le decisioni del Consiglio in campo militare o politico.

c)      Segretariato.

L’intervento dell’ONU dev’essere pacifico: può avvenire per via diplomatica, attraverso missioni oppure in caso di evidente violazione dei diritti umani (come genocidi, pulizie etniche o invasioni da parte di altri Stati) può ricorrere a sanzioni quali l’embargo (si isola questo Paese). Infine può agire mediante un intervento militare per difendere la popolazione locale e impedire la violazione dei diritti umani: infatti può servirsi di contingenti militari dati a disposizione dagli Stati membri.

La critica maggiore a questo organo riguarda la sua struttura decisionale non democratica. Infatti comandano solo i vincitori della seconda guerra mondiale tant’è vero che si parla di riforma per aumentare il numero dei membri permanenti però i 5 privilegiati oppongono resistenza perché non vogliono perdere il loro potere. Un altro aspetto da considerare è il fatto che le operazioni non sempre sono pulite, infatti ci sono stati scandali legati a traffici di armi, corruzione ecc..

L’ONU non ha un grande potere reale perché non tutti i paesi sono così rispettosi dei pagamenti: gli Stati Uniti sono i primi a non pagare in tempo. L’azione dell’ONU è a largo spettro perché non interessa solo queste politiche ma si interessa di tutto: ambiente, demografia, sanità, comunicazione, lavoro . Proprio per questo motivo sono stati istituiti organismi che lo aiutano, ad esempio l’UNESCO (patrimonio culturale), OIL (lavoro), OMS (sanità), UNICEF.

B) NATO o Patto Atlantico: da un punto di vista geopolitica e militare è un’importante alleanza stipulata nel 1949 che unisce gran parte dei Paesi europei, oggi anche i paesi dell’est europeo(che fino agli anni ’90 facevano parte del patto di Varsavia), più gli Stati Uniti, il Canada e la Turchia. E’ un organismo di difesa e ha lo scopo di aiutare l’ONU in questa azione di mantenimento della sicurezza internazionale attraverso interventi militari in zone instabili.

C) FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE e BANCA MONDIALE: sono due organismi finanziari internazionali che aiutano l’ONU per quanto riguarda la stabilità monetaria a livello mondiale. Anche in questi organismi è previsto il diritto di voto; i voti sono proporzionali a quanto contribuisce un Paese (1 dollaro = 1 voto).

La Banca Mondiale (istituita nel 1944) ha lo scopo di finanziare progetti di sviluppo nei Paesi con queste necessità; per anni la Banca Mondiale ha finanziato mega-strutture che servivano solo ad aumentare il prestigio dei governi e anche a favorire le multinazionali; negli ultimi anni ha avuto un ripensamento per le critiche ricevute e oggi finanzia piccoli progetti più rispondenti alle esigenze delle popolazioni locali.

Il FMI è stato istituito sempre nel ’44 per mantenere la stabilità dei cambi delle valute; poi ha cambiato il suo obiettivo. Per ora è quello di finanziare i Paesi che si trovano con bilance di pagamento in disavanzo e hanno bisogno di capitali. Vi possono ricorrere tutti i Paesi, generalmente però sono Paesi in via di sviluppo. Concede prestiti condizionati, ossia che possono venire accordati soltanto a determinate condizioni. Gli impegni sottoscritti dai richiedenti sono quelli di attuare riforme strutturali (es. svalutazione della moneta, liberalizzazione del mercato, minori spese sociali, + esportazioni) perché questi prestiti devono essere restituiti. I sei maggiori contribuenti del FMI sono i 5 membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU e l’Arabia Saudita.

D) G7 (successivamente diventato G8 con l’ingresso della Russia), che è formato dai 7 Paesi con l’economia più forte: USA, Giappone, Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Canada.




Quali sono le caratteristiche delle multinazionali?

Le multinazionali sono delle imprese che operano attraverso filiali in tutto il mondo e con investimenti diretti e indiretti hanno creato un sistema di produzione globale di tipo capitalistico trasformando i rapporti economici mondiali, che fino agli anni ’50 si basavano su scambi e dipendevano dalle logiche del mercato.

Le multinazionali si possono definire quindi come quelle imprese che hanno almeno uno stabilimento o una filiale all’estero. Possono investire in due modi:

-con investimenti diretti (acquisto di terreni, stabilimenti);

-con investimenti indiretti (o di portafoglio), acquistando partecipazioni di altre imprese.

Con lo sviluppo delle multinazionali le strategie sono cambiate: la metà degli scambi avviene tra filiali delle multinazionali, il loro obiettivo è quello di penetrare i mercati di quei paesi che per vari motivi erano difficilmente penetrabili, con la costruzione di filiali, inizialmente nei paesi già sviluppati e poi anche in alcuni Paesi sottosviluppati per trarre vantaggio dal basso costo del lavoro.


Quali sono i fattori che hanno permesso l’espansione globale delle multinazionali?

Questi fattori sono:

-lo sviluppo dei trasporti, delle telecomunicazioni e dei sistemi informatici che permettono collegamenti in tempo reale tra le varie filiali sparse in varie parti del mondo;

-deregulation (liberalizzazione dei mercati), ossia la progressiva riduzione delle barriere doganali e dei controlli a livello internazionale che regolino l’attività di queste imprese che possono così operare ormai liberamente; infatti oltre a essere chiamate imprese globali si chiamano anche imprese transnazionali;



-espansione delle ZIF che possono essere commerciali, industriali, o entrambe.

Le multinazionali sono in continua evoluzione, la quale dura da un secolo e si può suddividere in quattro fasi:

Prima fase: dagli inizi del900 fino alla 2° guerra mondiale; durante questa fase l’attività delle multinazionali si limitava al controllo, alla commercializzazione e allo sfruttamento delle risorse.

Seconda fase: dagli anni ’50 fino agli anni ’60; l’attività delle multinazionali era concentrata nei Paesi sviluppati dove venivano create filiali anche di produzione (oltre che di vendita) sopratuttto per raggirare le barriere protezionistiche.

Terza fase: dagli anni ’60 agli anni ’80; in questo periodo le multinazionali hanno operato anche nei Paesi in via di sviluppo sfruttando opportunità quali il basso costo del lavoro e delle materie prime e la presenza di legislazioni permissive dei Governi presenti (in particolar modo nelle ZIF)

Quarta fase: a partire dalla fine degli anni ’80 fino ad oggi; alcune multinazionali hanno adottato nuove strategie organizzative e di produzione che portano alla nascita delle imprese globali che si estendono a rete su tutti i continenti.

L’ultimo stadio dell’evoluzione delle multinazionali è proprio l’impresa globale e si differenzia dalle multinazionali perché le filiali attraverso le quali opera non si limitano più allo stesso settore produttivo ma si estendono a rete su tutti i continenti, coprendo vari settori produttivi, con un giro d’affari che spesso supera il prodotto interno lordo di intere economie nazionali.


Quali sono i motivi che hanno portato alla costituzione delle imprese globali?

La trasformazione delle imprese multinazionali a imprese globali nascono da varie esigenze: innanzitutto per affrontare meglio una competizione globale sempre più spietata; inoltre per poter accedere più agevolmente alle innovazioni e alle tecnologie riguardanti sia i prodotti che i processi produttivi: per raggiungere questo obiettivo devono operare con centri di ricerca scientifica in varie parti del globo. Poi per ridurre i costi di produzione e i rischi degli investimenti e infine per acquisire nuovi mercati di approvvigionamento delle materie prime e di sbocco dei loro prodotti.


Quali sono le caratteristiche delle imprese globali?

Le imprese globali hanno una struttura a rete di relazioni incrociate con altre imprese, anche concorrenti, con centri di ricerca con governi su scala planetaria. Queste relazioni incrociate consistono in scambi di capitali, tecnologia, informazioni, semilavorati, servizi a vari livelli. Le imprese globali coprono una vasta gamma di prodotti e servizi, in quanto sono formate da più imprese e società ognuna specializzata in una determinata funzione o produzione (si parla di conglomerati). Queste funzioni sono di direzione, ricerca, marketing, finanziaria, holding, produzione e commercializzazione e sono disperse in varie parti del mondo. Le imprese globali hanno un enorme potere economico perché quelle più grandi hanno fatturati che superano il PIL di intere nazioni quindi hanno anche un’influenza politica sulle scelte di politica economica dei governi, ad esempio per quanto riguarda le leggi sul lavoro; se il Governo continua a mantenere legislazioni permissive rimangono in quei Paesi, altrimenti si spostano. Le imprese globali si concentrano soprattutto in Gran Bretagna e in Svizzera.


Qual è la differenza tra impresa globale e impresa multinazionale tradizionale?

La differenza fondamentale è la struttura organizzativa: le multinazionali tradizionali hanno una struttura di tipo gerarchico mentre le imprese globali hanno una struttura di tipo reticolare.


Quali sono gli aspetti positivi e negativi delle multinazionali?

Effetti positivi

-portano occupazione;

-da qualche anno dichiarano di non sfruttare il lavoro minorile (non lo sfruttano direttamente, ma lo subappaltano);

-sul mercato c’è una maggiore varietà di prodotti a costi convenienti per i consumatori;

-investono capitali e portano tecnologie nuove (anche se nei paesi in via di sviluppo sono comunque obsoleti) e in questo modo permettono di far recuperare il ritardo tecnologico (definito con un termine inglese=gap)

-c’è un continuo processo di innovazione tecnologica;

-il ciclo di produzione di un prodotto viene scomposto in varie fasi, alcune innovative (ad alto contenuto tecnologico, mantenute nei paesi più avanzati) e altre semplici (trasferite nei paesi in via di sviluppo); attraverso questa suddivisione hanno permesso il decollo industriale di nuovi paesi e il loro ingresso nel mercato globale, tant’è vero che le ZIF sono state costruite a partire dagli anni 60 nella zona dell’America Latina e nel Sud-Est asiatico.

-hanno creato filiali in tutto il mondo e quindi tra queste filiali si è creata una rete di scambi quindi le multinazionali hanno contribuito all’ampliamento del mercato.


Effetti negativi

-nel Sud del mondo spesso la manodopera viene sfruttata, sottopagata e non tutelata (con orari e condizioni di lavoro disumane);

-sfruttamento del lavoro minorile;

-per tanti il fatto di portare tecnologie nuove significa creare una dipendenza tecnologica e finanziaria;

-influenzano le scelte politiche dei governi in cui operano.


Che cosa si intende per imprese transnazionali?

Questo tipo di impresa si chiama transnazionale o globale perché è come se il mondo fosse diventato un unico mercato, senza barriere, per cui queste imprese possono operare ovunque. Da ogni società dipendono altre filiali che hanno stretti collegamenti attraverso le reti telematiche. Più una multinazionale vende, investe e dà lavoro all’estero, più è transnazionale.









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