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Corso di Geografia mod.I (studenti part-time)

geografia




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Corso di Geografia mod.I (studenti part-time)




Struttura del corso:


il corso affronterà tematiche relative all'ambiente, al rapporto uomo-ambiente. Tematiche che costituiranno il filo-conduttore durante l'intero corso.

Si possono delineare dei nuclei tematici fondamentali:

Rapporto uomo-ambiente nella storia del pensiero geografico fino ai giorni nostri.

I grandi dilemmi ambientali contemporanei, come l'effetto serra e il cambiamento climatico (incontro con esperto Luca Bonardi, ricercatore presso università statale di Milano)

Relazioni tra ambiente e sviluppo:concetto di sviluppo sostenibile.

Turismo e ambiente: in riferimento al libro di Federica Cavallo che sostituisce la dispensa e che uscirà tra una settimana circa, "Isole al bivio" Unicopli Milano 2007. I riferimenti riguarderanno il Mediterraneo occ. le isole del Mediterraneo occ., le zone umide della Sardegna la valorizzazione turistica alternativa al turismo balneare ( Golfo di Oristano, i stagni sardi).




Conflitti ambientali. Conflittualità nell'uso del territorio.



Ambiente


Le questioni e le problematiche ambientali oggi, in particolar modo, sono al centro degli interessi dei geografi ma non è sempre stato così e soprattutto il rapporto uomo-ambiente non è sempre stato concepito allo stesso modo. Durante il corso ci si riferirà alla storia del pensiero geografico moderno e contemporaneo. In passato Tolomeo, Erodono ed Euclide avevano già fornito alla storia del pensiero geografico degli importanti contributi. La geografia attuale deriva da quella ottocentesca, prima del '800 non era ancora istituzionalizzata come materia d'insegnamento nelle università, era esclusivamente legata alle esperienze degli esploratori e alle carte geografiche utilizzate nella pianificazione di offensive militari. La geografia rivestiva un ruolo molto importante in ambito militare.

Attualmente l'I.G.M. (Istituto geografico militare) è l'unico ente nel nostro paese che cartografa l'intero territorio nazionale divenendo l'unica fonte per tutte le carte geografiche, in altri paesi europei affianco agli enti militari esiste l'operatività in fatto di cartografia anche di enti civili. Nel nostro paese non esistono enti civili con esercitano una simile attività.

In passato prevalse la distinzione tra l'esploratore, che raccoglieva informazioni attraverso viaggi e le trasmetteva al geografo "da tavolino". Presto ci si rese conto che la geografia non si fa solo a tavolino:è essenziale il contatto con l'ambiente.


Paradigma disciplinare


L'evoluzione della scienza muta il rapporto dello scienziato con l'oggetto dei sui studi. Ad un paradigma ne succede un altro questo determina l'andamento dell'evoluzione del pensiero e della scienza in generale ( scansione paradigmatica,Kuhn).

Il paradigma disciplinare è un modello accettato all'interno di una comunità scientifica fino a quando le teorie di uno studioso o di una comunità scientifica non ne evidenzieranno i limiti; questa fase introduce quella che viene indicata come "crisi paradigmatica"e costituisce il presupposto essenziale per la messa appunto di un nuovo paradigma che sostituirà il precedente. I suddetti elementi stanno alla base della cosiddetta "rivoluzione paradigmatica" la quale caratterizzerebbe l'evoluzione del pensiero scientifico. Il darwinismo è stato l'esempio lampante di una grande rivoluzione paradigmatica. Esso costituì una fonte paradigmatica rilevante per la geografia umana. Ai suoi studi si deve l'introduzione del termine "endenismi"insulari, la base per la ricerca di Darwin. Con questo termine ci si riferisce alle specie di animali e vegetali, che la realtà insulare mette in condizione di isolamento dai loro simili che vivono in alter realtà geografiche( terraferma), tale isolamento favorisce una loro evoluzione autonoma, che determina risultati davvero singolari. Questa fauna e flora sviluppa caratteristiche diverse da quelle dei loro simili. Darwin 313f59d partì da queste variazioni evoluzionistiche insulari per approdare alle sue note teorie rivoluzionarie per il tempo.


Clima intellettuale ottocentesco



Durante 1800 nelle università la geografia diviene un insegnamento. In questo periodo le scienze in generale risentono del condizionamento delle idee positiviste. In particolare la geografia si impossessa di molti suoi principi e li elabora in autonomia delineando quello che è stato soprannominato "determinismo geografico", esso ha svolto la funzione di paradigma disciplinare per un periodo piuttosto circoscritto. Si deve l'introduzione di questo termine allo storico, approdato alla geografia in un secondo momento, Febvre.

Questo paradigma diverrà la bandiera nel corso della prima metà dell'800 della scuola geografica attorno agli studiosi Karl Ritter (1779-1858) e Ratzel.


Principi fondamentali del paradigma "determinismo geografico"


Il principio guida è costituito dalla teoria che l'ambiente naturale determina l'uomo. Si tratta di un rapporto unidirezionale, lineare e basato sul principio di causa-effetto( questo ad esempio portò ad individuare nella marittimità- presenza o meno del mare-la causa che determina le modalità di insediamento umano. In tale prospettiva la società era considerata una conseguenza degli aspetti, della morfologia ambientali. Molti geografi del periodo sopraccitato effettuarono numerosi viaggi per raccogliere le prove di questo condizionamento ambientale con effetto plasmante sulla vita dell'uomo, quindi sulle sue modalità d'insediamento, di sfruttamento delle risorse. In riferimento a queste affermazioni venne coniata l'espressione "L'uomo figlio dell'ambiente". L'uomo quindi non è libero a causa di questa causalità lineare, la quale ne fa l'effetto dell'ambiente. Questi viaggi erano finalizzati alla ricerca di leggi generali fondanti questa causalità. Questo comportò una geografia nomotetica, tesa alla ricerca di leggi generali e nella quale ad una tipologia di ambiente corrispondeva una data civiltà umana.


Paradigma "possibilismo geografico"e capisaldi della geografia possibilista.


Uno dei padri del possibilismo fu De Blanche. In questa prospettiva, la quale comincia a delinearsi agli inizi del '900, la natura propone e l'uomo dispone. Egli diviene un soggetto attivo in una geografia ideografica in cui prevalgono rapporti di interazione lineare e l'unicità delle singole regioni. Il concetto di regione è legato al concetto di genere di vita.

GENERE DI VITA: si riferisce al complesso di modalità attraverso cui una società si insedia, in tale prospettiva ci si può rendere conto che non siamo di fronte ad una geografia che cerca delle leggi generali.

Guardando un paesaggio si può dedurre molto sulla civiltà che l'ha prodotto. E' il risultato dell'interazione tra l'uomo e l'ambiente. A questo punto si può aprire un'altra parentesi che riguarda il rapporto tra storia e geografia. I possibilisti per la prima volta hanno fatto capire che la geografia è il prodotto della storia (prospettiva della geostoria , che in Italia ha avuto in Luciano Gandi il fautore principale:"Territorio deposito delle umane fatiche" .La sua posizione attualmente sta per essere rivalutata ma all'inizio fu duramente criticata in quanto mise in discussione vecchi fondamenti e arcaici luoghi comuni). La storia e la geografia sono connesse e il territorio viene visto come prodotto della storia.

Viene demolito il principale luogo comune"Allo storico il tempo al geografo lo spazio". L'abbandono favorisce il processo in cui la natura si riappropria dello spazio e si sostituisce all'umana fatica che aveva recato su di esso dei mutamenti.



Questi due paradigmi che si sono susseguiti sono sta quelli che si sono imposti con più forza e quelli maggiormente interessati al rapporto uomo-ambiente. Quelli successivi non hanno avuto la stessa forza ed inoltre si sono dimostrati poco interessati a suddetto rapporto.


Paradigmi successivi


I paradigmi successivi hanno avuto fra essi un rapporto di coesistenza, si sono affiancati proprio perché privi di forza per imporsi e dominare la scena. Fra essi si individua la tendenza di una geografia Quantitativa, che utilizza dati matematici ad esempio relativi alla demografia, all'economia ecc. I questo uso dei dati non è prevista la loro interpretazione e un loro confronto con periodi diverso come nell'ottica della geostoria e di una geografia qualitativa basata sull'interpretazione e la spiegazione. Nella prospettiva quantitativa dell'utilizzo dei dati c'è un costante margine di errore legato agli inevitabili limiti connessi alle differenti tipologie di rilevamento. Questo ultimo aspetto mete in evidenza come si rischia a costruire una realtà geografica che è destinata, per queste sue caratteristiche, a scontrarsi con una realtà diversa che la fa crollare.

Altro orientamento paradigmatico è rappresentato dalla prospettiva geografica risultante dall'influenza e condizionamento del marxismo.

Approccio semiologico.

Approccio umanistico

Approccio post-moderno, applicato a tutte le scienze sociali e rivelatosi il più debole di tutti i precedenti.

Come già detto questi approcci, paradigmi non avendo in sé una grande forza d'imposizione in molti casi coesisterono.


La società post-industriale e i suoi risvolti


Noi viviamo in una società post-industriale, ci mancano dei dati interpretativi, indispensabili per definire la nostra società.

Questo fatto differenzia la nostra società con quella dell'età moderna: Essa presentava dei punti fermi molto importanti e determinanti.

Ci si sta riferendo al lavoro nelle fabbriche, alla produzione, agli operai e a tutto quello che questi elementi rappresentavano.

Oggi la produzione avviene altrove dove è più conveniente, gli operai sono coinvolti in processi produttivi molto diversi: non producono secondo le modalità e le direzioni dell'età moderna.

La mancanza di punti fermi che in qualche modo abbiano soppiantato quelli dell'età moderna, i profondi cambiamenti avvenuti negli ambiti economici, produttivi, hanno gettato le basi per quella che si può definire una "crisi paradigmatica". Oggi non c'è un paradigma dominante e che abbia soppiantato quelli precedenti.


Elementi che non permettono di utilizzare approccio possibilista


Il progredire delle conoscenze, delle scienze tecnologiche, la propulsione culturale occ. A modificare l'ambiente, il prevalere delle tendenze di mercato, della legge di mercato, del profitto, di incrementare il profitto, sono questi tutti elementi che hanno creato uno stravolgimento del rapporto uomo-ambiente. L'uomo è in grado di cogliere diverse possibilità, non una come prevedeva il possibilismo. L'uomo quindi può cogliere anche quelle che prima non aveva gli strumenti tecnologici per farlo. Questo lo mette nelle condizioni di poter modificare profondamente l'ambiente naturale, ribaltando la posizione determinista in cui l'ambiente determinava l'uomo.


Rapporto uomo-ambiente oggi



L'uomo è molto attivo e modifica profondamente l'ambiente. In questo rapporto si verificano dei feed-back, dei segnali di ritorno dall'ambiente anche a distanza di tempo(rappresentabili attraverso la linea curva dall'uomo all'ambiente).

In questa interazione l'ambiente è in grado di accettare le modifiche, ad opera dell'uomo,e riassestarsi, tale capacità non è da intendersi illimitata. Durante la fase di riassestamento si innescano i presupposti effettivi per il verificarsi di risposte da parte dell'ambiente anche impreviste. Questi principi, appena esposti, stanno alla base della visione sistemica del rapporto uomo-ambiente (Adalberto Vallega, inizi anni'90). Essa prevede e si basa su una circolarità (rappresentabile con due frecce curve, una dall'uomo all'ambiente e una dall'ambiente all'uomo).


Per molti studiosi questa visione è ritenuta un possibile paradigma a cui far riferimento, infatti molti geografi si rifanno ad esso. In questa prospettiva l'uomo e l'ambiente non sono soggetti separati ma legati fra loro, l'uomo fa parte dell'ambiente quindi non può sopravvivere al di fuori dell'ambiente. Quando le modificazioni dell'uomo sull'ambiente sono troppo profonde o troppo rapide, non essendo illimitate le capacità dell'ambiente al riassestamento, possono aver luogo degli sconvolgimenti.




Dilemmi ambientali contemporanei



Prime voci allarmate per il superamento dei limiti che l'ambiente poteva sopportare: 1972 si sollevarono le prime voci e questo elemento si concretizzò attraverso quello che divenne un importante documento di riferimento cioè il rapporto del MIT (Massachusetts Istitute Tecnologic) "I limiti dello sviluppo", commissionato dal Club di Roma, un gruppo di intellettuali e del mondo della finanza, che si posero per la prima volta questo problema, in quanto collettivamente preoccupati del destino del pianeta. Il documento parlava chiaro: se le tendenze ad incrementare in quel modo lo sviluppo dell'umanità fosse proseguito , sarebbe stato compromesso esso stesso e in quanto raggiunti i limiti estremi, entro 100 anni si sarebbe realizzato l'esaurimento delle risorse rinnovabili, che si possono riciclare, rinnovare.


Qualsiasi risorsa è rinnovabile ma alcune presentano un problema per l'uomo: il loro rinnovamento richiede tempi geologici che non sono quelli umani, quindi l'uomo non riesce a riutilizzarle nell'arco della sua esistenza, perché il loro rinnovamento richiede secoli, migliaia di anni.


Il rapporto faceva intravedere, indicava una via d'uscita nella crescita zero, la quale prevedeva una riduzione dei consumi e dell'incremento demografico per molto tempo visto come una causa dell'esaurimento delle suddette risorse. Alla luce delle attuali ricerche e studi questo documento degli anni '70 rivela molti limiti ma si possono tenere conto anche di quelli che possono essere considerati dei suoi meriti:


portare il problema dell'ambiente e dello sviluppo al centro del dibattito internazionale;

prospettare soluzioni tramite un intervento globale e non settoriale.


Critiche



ipotizzare la crescita zero significa condannare intere popolazioni e il loro impulso creativo innato, l'innata tendenza dell'uomo che non può essere eliminata. Piuttosto va promosso un altro modello di sviluppo, in questa prospettiva sono da ricondurre tutte le ricerche e gli studi per l'individuazione di tutta una serie di alternative protendendo ad una promozione di nuove fonti di energia.

Lo spettro del nuovo Medioevo dovuto all'esaurimento dei combustibili si è rivelato fuorviante.


E' insito nella natura umana andare avanti progredire, la storia lo dimostra ("Fatti non foste per vivere come bruti ma per seguir virtù" dal Canto del volo, di Ulisse). Resta fermo il punto che l'uomo non deve superare quelle capacità dell'ambiente a riassestarsi la quale permette di costruire degli equilibri nuovi. Tracotanza sul piano ambientale l'uomo supera i limiti comportando delle risposte dell'ambiente le quali possono ritorcersi contro l'uomo stesso.

Non si può congelare lo sviluppo dell'uomo ma si possono pensare a nuovi modi o ritornare a comportamenti del passato ( questa ultima estrema indicazione sta alla base della prospettiva del decrescimento)


Intervento di Luca Bonardi


Global Warming = effetto serra


Tendenza delle temperature ad aumentare in modo rapido, attualmente questa tendenza si sta verificando con una rapidità che riporta alla tendenza di 5000/6000 anni fa.





I dilemmi ambientali contemporanei



Il degrado ambientale:La perdita di valore del capitale natura il quale comporta il conseguente calo e scomparsa dei servizi della natura, a causa dell'abuso o della riduzione delle capacità assimilative, rigenerative dell'ambiente. La suddetta scomparsa di capitale naturale spesso è compensata da un nuovo capitale prodotto dall'uomo, in realtà la scomparsa di questi flussi di servizi non commerciali ma messi a disposizione dell'ambiente è assai più rilevante per la vita e il benessere economico dell'uomo e alla sua base spesso si intravedono una mancanza di presa di coscienza e determinazione del valore economico totale delle risorse e delle funzioni naturali. In base ad una stima globale in termini economici dei servizi degli ecosistemi naturali prestati sul nostro pianeta il valore stimato ammonterebbe a circa 56 milioni di miliardi delle vecchie lire l'anno. Il servizio più prezioso offerto gratuitamente dalla natura consta in quello della fornitura degli alimenti di base mediante il ciclo dell'azoto e del fosforo che permette la crescita di alghe e piante, le quali a loro volta rappresentano la base della catena alimentare. Questo servizio viene seguito, per importanza, da un altro: dall'offerta di valori estetici naturali e costruiti dall'uomo, motore del turismo. Segue il servizio pulizia dell'ambiente ad opera di mari, fiumi e lagune; segue il servizio di naturale protezione da fenomeni calamitosi come inondazioni, frane, uragani ecc.; quello di disponibilità di acqua per agricoltura, industria, trasporti; quello relativo alla disponibilità di alimenti

(pesca,ortaggi, frutta, foraggio); quello per la fornitura naturale di medicamenti; quello per la fornitura di humus per le campagne.

L'umanità anziché salvaguardare e proteggere la base naturale che consente tali servizi, la distrugge attraverso un processo continuo, senza attribuire a loro un valore economico. In questo processo innescato dall'uomo le risorse e i servizi della natura vengono utilizzati in misura superiore di oltre un terzo alle capacità rigenerative della natura, creando in tal modo un deficit ecologico, un'impronta ecologica molto pesante e onerosa in quanto si assiste così alla progressiva perdita di valore del capitale natura, definito DEGRADO.

Barbier fa ricorso al concetto di valore economico totale VET per quantificare il costo economico del degrado collegato al valore d'uso dell'ambiente.


VET= valore effettivo d'uso + valore d'opzione + valore d'esistenza



Valori effettivi d'uso si ricavano dagli usi dell'ambiente diretti(es. utilizzo degli alberi come materia prima) e indiretti (es. proprietà degli alberi di assorbire azoto e di rafforzare le difese del suolo. Il valore d'opzione legato alla possibilità che l'ambiente, le sue risorse in generale e le sue componenti forniscano anche benefici futuri, tale valore sarà più elevato se i singoli sono avversi al rischio. I valori d'esistenza appartengono alla sfera immateriale della soddisfazione che può derivare per gli individui dalla consapevolezza che certe risorse ambientali esistono e verranno protette.

La mancata determinazione del valore economico totale di un ambiente è il principale motivo alla base del degrado ambientale e quando una società perde il valore d'uso, d'opzione e di esistenza del suo ambiente al costo economico del degrado si aggiunge il "costo/opportunità" cioè il costo sociale del degrado ambientale. Barbier conclude: l'eccessivo degrado dell'ambiente e delle risorse naturali è il risultato della non adeguata considerazione e integrazione di questi valori nelle procedure di effettuazione delle scelte da parte degli individui all'interno dei mercati e da parte dei governi.


Il valore d'esistenza è indipendente dall'uso che ne fa l'uomo, costituisce un tentativo a dare all'ambiente un valore indipendentemente dalla fruizione umana; il valore d'opzione e d'uso hanno l'uomo come elemento di riferimento che ne fruisce i servizi.

In alcuni paese si è cercato di restituire il valore ambientale attraverso l'applicazione di multe, esempio in questa direzione è offerto dalla Gran Bretagna con l'applicazione del principio "Chi inquina paga" attraverso sanzioni in luogo di comportamenti di poco rispetto nei confronti dell'ambiente e di favoreggiamento al degrado ambientale dei singoli. Leone parla di degrado ambientale partendo dal concetto di economia ambientale (posizione sopraccitata).


Esempi di degrado per quanto riguarda gli elementi aria, acqua, suolo, non rappresentano compartimenti stagni, in quanto quando si inquina uno di questi elementi anche gli altri ne risentono.




Inquinamento:

aria, acqua, suolo, acustico, termico, luminoso



Deforestazione


Overfishing: pesca eccessiva ed indiscriminata che non tiene conto dei ritmi di crescita e di riassestamento.


Desertificazione


Buco nell'ozono


Consumo di risorse energetiche e materie prime.



Principio di precauzione: Non sapendo le conseguenze limitare di perpetuare certi comportamenti dannosi per l'ambiente.


Le zone tropicali e umide acquisiscono un maggior valore in quanto presentano un'alta concentrazione di vita. In esse è frequente trovare fitte foreste, le quali costituiscono dei biomi complessi in quanto in esse possiamo individuare un sottobosco, un sottosuolo, alberi ad alto fusto. Questi presupposti ci possono far affermare che esiste una varietà biologica degli esseri viventi in tale contesto naturale, in favore della biodiversità. La biodiversità è una grande ricchezza e perderla significa mettere a rischio gli ecosistemi. La maggior parte dei principi che stanno alla base dei farmaci vengono estratti e provengono dalle foreste tropicali, quindi perdere la biodiversità, mettendo a rischio l'esistenza di suddette foreste, significherebbe privarsi del potenziale per cure mediche finalizzate agli esseri umani.


Effetto serra: emissione di anidride carbonica lo determina; i raggi del sole penetrano l'atmosfera e non riescono ad uscire con il consequenziale innalzamento della temperatura.


Buco dell'ozono: assottigliamento dell'ozono a causa del CFC (clorofluorocarburo), con il protocollo Montreal molti paesi si impegnano a ridurre o a sostituire il CFC. Scelta che implica notevoli costi per sostituire tale sostanza con altre alternative.




Desertificazione. Sahel, regione che attraversa l'Africa a sud del deserto del Sahara, è un concreto esempio di questo processo di degrado. Esso ha luogo in seguito ad uno sfruttamento irresponsabile che non tiene conto dei tempi e ritmi del territorio e utilizza fertilizzanti, tecniche miranti ad un massimo rendimento e produttività. Il suolo viene così impoverito, perde le sue proprietà, i suoi processi naturali non vengono rispettati dall'uomo comportando la perdita del suo potere generativo. Tale processo di desertificazione è irreversibile, non si può riportare il territorio al suo stato originario. La desertificazione ha anche un costo sociale che si concretizza nell'esperienza dei profughi ambientali, cioè di tutte quelle popolazioni che si vedono costrette da tale irreversibilità ad abbandonare le loro terre. Ci si riferisce alle popolazioni del Sahel, della Cina più precisamente dei luoghi interessati dall'invaso "Delle tre gole", in India vicino alla diga di Narmada; spesso le opere di invasi riempiti artificialmente arrecano degrado ambientale con il risvolto sociale dei profughi ambientali.

In generale artificializzare l'ambiente comporta sempre il degrado, un male "necessario" che non impedisce all'uomo di fare determinate scelte in luogo di altre, egli può scegliere quale tipo di degrado imprimere nell'ambiente. Le opere atte ad ottenere fonti di energia rinnovabili, hanno un forte impatto ambientale, soprattutto le centrali idroelettriche.


Rischio ambientale


Si riferisce a qualcosa che potrebbe succedere, è la possibilità del verificarsi di eventi, fenomeni naturali ritenuti pericolosi (es. vulcani, maremoti, tsunami, uragani ecc.)


Il termine evento o fenomeno naturale trova il suo utilizzo corretto nell'indicare eventi naturali che non arrecano conseguenze all'uomo;l'espressione calamità naturale al contrario si riferisce ad un evento naturale che ha delle conseguenze sull'uomo, in termine di vite umane spezzate, perdite economiche ecc.


Durante gli anni '70 si sviluppò una serie di riflessioni, che coinvolsero illustri personalità, riguardo il rapporto tra l'uomo e gli eventi naturali. L'uomo in questi anni ha dimostrato una notevole capacità di intervento sull'ambiente soprattutto attraverso opere di artificializzazione, le quali spesso hanno stravolto l'ambiente nei suoi naturali equilibri, provocando delle risposte da parte del medesimo, che hanno dato luogo ad eventi estremi, eccezionali ai danni dell'uomo stesso.

L'uomo non centra con il verificarsi di terremoti, con l'eruzione dei vulcani. La sua responsabilità si individua nel determinare l'intensità delle conseguenze, in tal caso l'evento naturale diventa calamità naturale. L'uomo ha dimostrato questa responsabilità in merito al sistema ideologico, mediante i suoi diversi interventi. Un fiume artificializzato e costretto ad un determinato percorso, in presenza di abbondanti piogge, anziché ad andare ad occupare le zone naturali a disposizione dei fiumi, tale fiume spacca le costruzioni artificiali innalzate ed imposte dall'uomo e con conseguenze molto pesanti spesso. Analoga riflessione può essere sollecitata nel caso delle frane: la creazione di cave per il deposito di materiali da parte dell'uomo, aggrava le conseguenze del fenomeno naturale. L'avanzamento tecnologico permette all'uomo di prevedere una catastrofe, una calamità naturale, quindi ad individuare azioni preventive che si potrebbero mettere in atto.

Il confine tra degrado e rischio ambientale è molto labile. A partire dagli anni '70 il verificarsi di alcuni eventi importanti ha catalizzato l'interesse dell'opinione pubblica attorno ai problemi relativi alla relazione Ambiente e sviluppo e soprattutto per quanto riguarda la crisi ecologica in atto. Ci si riferisce ad alcuni fatti: 1963 caso Vajont, 1976 Seveso Ikmisa, 1986 Chernobyl.


Il temine "Occidente"


Concetto adottato inizialmente per indicare l'Europa e assume una connotazione politica in una prospettiva di contrapposizione verso il modo comunista che ruotava intorno l'Unione sovietica. Il crollo comunista le sue conseguenze comporterà la perdita di connotazione politica di suddetto termine. In questa fase il suo uso sarà rivolto ad indicare la metaregione comprendente gli Stati Uniti, Australia, Israele. La prospettiva è cambiata: non più cristallizzata attorno alla contrapposizione di due mondi quello occidentale, dei paesi non comunisti e quello comunista della Russia e dei paesi sotto la sua egemonia politica. Ora si tratta di una prospettiva diversa in cui si rintraccia l'occidente anche in paesi geograficamente lontani dalla tradizionale compagine occidentale (es. Hong Kong).


Mutamento della sensibilità


Si è potuto registrare un mutamento della sensibilità sia sul piano economico che politico. Esso trova radice nella riflessione sul rapporto tra sviluppo ed economia su piani diversi:

Sul piano filosofico


Si è elaborato e diffuso un pensiero ambientalista in Occidente. Il modo di porsi nei confronti dell'ambiente è definibile etico, in questo approccio l'ambiente diventa ente morale.

Il pensiero ambientalista come scuola filosofica contemporanea nasce negli Stati Uniti, in Australia a partire dalla seconda metà dell' 800. In Europa si sviluppa più tardi, attorno gli anni 60- 70, si diffonde prima in Scandinavia. Diverse sono le hp che cercano di spiegare i motivi per i quali si sviluppa in tal modo e in suddetti luoghi anziché in altri.

a)      In tali contesti c'era un rapporto diretto con vasti spazi ambientali;

b)      Distacco fisico dall'Europa ( da parte dei colonizzatori) portò alla produzione di un nuovo pensiero (distacco mentale);

c)      Presenza di culture delle popolazioni indigene (es. aborigeni,indiani ecc.) le quali avevano offerto uno spunto alla riflessione, in quanto esse avevano un rapporto diverso con l'ambiente.


Pensiero ambientalista: le sue radici, correnti, influenze.


Le posizioni conservazionista e preservazionista hanno dato luogo a due correnti all'interno di codesto pensiero, le quali si sono contese l'egemonia intellettuale, speculativa e si sono alternate per quanto riguarda la loro influenza.

Posizione conservazionista all'interno del pensiero ambientalista: I conservazionisti ( i quali alla fine prevarranno) puntano a salvaguardia dell'ambiente, il quale diviene ente morale, da salvaguardare dal degrado. Suddetta salvaguardia è finalizzata a far in modo che gli esseri umani possano beneficiare delle risorse ambientali e del senso contemplativo e per la rigenerazione della persona. I fautori di questa posizione si dichiararono favorevoli alla realizzazione di aree protette, in cui era previsto l'intervento dell'uomo (creazione dei primi parchi nazionali), proprio perché si individua nella natura un valore da proteggere. La loro salvaguardia permette all'uomo di fruirne in modo più elevato. In questi ultimi punti si intravede come la fruizione umana rimane lo scopo principale, in questa posizione ancorata ad una prospettiva di antropocentrica, che per l'appunto mette l'uomo al centro.

Radici di prospettiva antropocentrica.


Riscontrabili in una fonte religiosa e in una fonte laica. La fonte religiosa ci riporta alle tradizioni giudaico - cristiane; dalla Bibbia in avanti l'uomo è all'apice della creazione( " soggiogate la terra."), le è stata conferita una superiorità ed è diventato il signore della natura, il quale può intervenire sulla natura per soddisfare le sue esigenze. Concetto questo ultimo che assumerà varianti diverse:L'uomo custode della natura, che deve preservarla per sé e gli altri esseri umani. L'uomo si distingue dal resto del creato in quanto possiede l'anima. La fonte laica ci riporta al pensiero di Cartesio e al dualismo cartesiano: uomo(res cogitam) - natura(res extensa). In base a prospettiva cartesiana l'universo era formato da due sostanze: Res cogitam, cioè la ragione, la quale distingue l'uomo dal resto dell'universo in quanto essa è presente soltanto nell'uomo, unico detentore della ragione; Res extensa, la pura materialità.


Posizione preservazionista all'interno del pensiero ambientalista: I preservazionisti sono sostenitori della realizzazione di aree protette sacrali in cui l'uomo non poteva entrare( "Wildnes" natura selvatica e senza l'uomo). Dove erano rimasti questi serbatoi (wildnes) bisognava preservarli dall'uomo, da qualsiasi sua forma di intervento. Questo concetto sta alla base delle cosiddette riserve integrali, santuari veri e propri. Qui si delinea una tutela dell'ambiente dalla fruizione dell'uomo, la quale rientra nella prospettiva ecocentrica. In suddetta prospettiva l'uomo è concepito come uno dei tanti elementi della comunità biotica ( di cui fanno parte anche gli esseri non viventi quali i sassi, le rocce ecc.). Questa visione paritetica deve molto alle religioni orientali, alle culture animiste.


Le due correnti a confronto


Conservare è la tutela dell'ambiente per qualcuno; preservare è la tutela dell'ambiente da qualcuno (l'uomo) per l'ambiente stesso.




Sul piano politico economico



Cominciare a cercare una soluzione


Il rapporto tra sviluppo ed economia, per le caratteristiche assunte, necessita una chiave di lettura nuova fondata nella presa di consapevolezza del rapporto sbagliato creatosi tra uomo e ambiente e nel cominciare a cercare una soluzione. Questi sono i presupposti della teoria dello "sviluppo sostitutivo" da considerarsi la variante politico economica del conservatorismo.


Ecologismo: - Difesa della natura (spreco rifiuti,es. in "la città di Leonia" di Italo Calvino, si parla di questa città che rifà se stessa tutti i giorni e butta tutto ogni giorno, creando attorno a sé una montagna di rifiuti.);

Reazione alle distorsioni di un modello di sviluppo, critica ad un certo modello di sviluppo, rivolta alla ricerca di altri modelli di sviluppo, questa posizione è diversa dalla decrescita, una critica nei confronti dello sviluppo in generale.


Alla conferenza delle Nazioni Unite di Stoccolma sull'ambiente umano del 1972 si cercò di riflettere su alternative, soluzioni diverse:



"ricerca di rimedi e alternative che non fossero ancora una volta a carico dei poveri, degli emarginati, di colonie, i quali erano stati esclusi dallo sviluppo" ( Leone). Dagli anni '70 si svilupparono degli argomenti chiave, che stanno ancora oggi alla base di una critica verso i modelli di sviluppo delle città sviluppate. Questi argomenti hanno trovato applicazione a livello internazionale, monopolizzando il dibattito a riguardo tra i paesi sviluppati (pvs) e quelli in via di sviluppo.

Queste ultime riflessioni fanno intravedere di come si comincia a prendere coscienza che le risorse non rinnovabili stanno esaurendo a causa del tipo di consumo e di sviluppo da parte dei pvs.

Nel 1972 cominciò a farsi strada l'idea di uno sviluppo conciliabile con l'ambiente: è possibile svilupparsi economicamente consumando meno risorse non rinnovabili e inquinando di meno. Lo sviluppo inteso in questi termini costa molto di più:

Bisogna investire molto in ricerca e nell'applicazione dei suoi risultati;

Chi si sobbarca tale costo?

Chi può sostenere uno sviluppo in questi termini?


Come spesso succede l'aspetto etico si infrange contro la realtà dei fatti: I paesi occidentali, da un punto di vista etico, visto che il loro sviluppo era costato in termini di risorse non rinnovabili, avrebbero dovuto farsi carico di questo fatto ed investire concretamente per sostenere uno sviluppo alternativo, nuovo, ma nella realtà dei fatti questo non avvenne.

Paradossalmente i paesi occidentali hanno esportato inquinamento e alla fine i paesi più danneggiati sono stati proprio quelli in via di sviluppo:

Prese vigore dai dibattiti degli anni '70 l'idea di esportare nei paesi cosiddetti "in via di sviluppo" la produzione, la quale avrebbe dovuto svilupparsi tenendo presente i risultati della ricerca in direzione di uno sviluppo nuovo, rivolto a produrre senza inquinare e senza esaurire risorse non rinnovabili. Quello che si verificò fu molto diverso in quanto si esportò inquinamento, producendo direttamente in questi paesi senza sani criteri dando luogo ad un vero e proprio sfruttamento anche delle persone, del lavoro minorile. Costituirono alla fine delle realtà attraenti per un certo tipo di economia e mentalità imprenditoriale, in quanto consentivano una produzione più vantaggiosa, con meno spese perché poteva contare sull'arretratezza della legislazione sindacale, la quale offriva la possibilità di utilizzare un gran numero di manodopera a baso costo.



Paesi non sviluppati


Questa espressione oggi viene spesso sostituita dalla seguente "paesi in via di sviluppo". Esse si riferiscono ai cosiddetti Paesi del sud del mondo, da non intendere con questa ultima espressione i paesi effettivamente occupanti il sud geografico del mondo ma con essa ci si riferisce a tutti quei paesi del mondo non sviluppati.


Questione dell'incremento demografico globale



A partire dalle prime riflessione riguardo il rapporto sviluppo - ambiente e per molto tempo l'incremento demografico globale è stato visto come la causa principale dell'esaurimento delle risorse (ottica malthausiana) . In base a tale presupposto i paesi del sud del mondo, più popolati rispetto a quelli industrializzati dovevano ridurre la loro fertilità.

Questa visione non tiene conto del significato della fertilità in questi paesi: Nei paesi più poveri si fanno più figli in quanto ogni figlio che sopravvive è un emissario procacciatore sul territorio di risorse con ricaduta sulla famiglia.

I paesi in via di sviluppo di fronte a questa idea dei paesi occ. Contrapposero il fatto reale dell'estremo inferiore reddito pro - capite di ogni cittadino di questi paesi, rispetto ai redditi pro - capite dei cittadini dei pvs e quello del diverso peso del consumo delle persone che vivevano nei primi rispetto a quelle dei secondi.



Problema dello sviluppo dai limiti alla qualità



Concetto di modello di sviluppo


L'aumento della produttività comporta sempre un effettivo sviluppo?

Quantità e qualità sono legate, connesse tra loro all'interno di un modello di sviluppo.

Aspetti non economici del modello di sviluppo:

-Sanità

-Istruzione


Lo sviluppo include la crescita economica ma deve includere anche altri aspetti. Non ci può essere sviluppo se non c'è crescita economica.

Pil si riferisce alla crescita economica. Essa si basa anche su un livello di qualità della vita standard, dato da altri elementi: sanità, livello di scolarizzazione ecc.


Isu/hdi indice di sviluppo umano e include gli indicatori economici e altri che si riferiscono ad uno sviluppo non strettamente economico, ci sono componenti dello sviluppo che non fanno parte della sfera economica.


Sviluppo sostenibile/durevole


E' il tentativo di dire che questo modello di sviluppo non va bene ma si può elaborarne un altro.

Si possono individuare 60 definizioni differenti per definirlo.

La definizione considerata più chiara ed esauriente è stata ricavata dal rapporto del 1987 delle Nazioni Unite "Il nostro futuro comune" conosciuto anche come il rapporto Brungtland:

" Si intende per sviluppo sostenibile uno sviluppo che soddisfi i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri"

In essa si individuano elementi molto significativi:

Equità: intragenerazionale tra tutti gli esseri umani presenti nella terra ; intergenerazionale per gli esseri umani futuri, le generazioni future a cui dobbiamo consegnare questo patrimonio.


Attorno a queste riflessioni si è sviluppato un filone di critica per quanto riguarda il fatto che non è totalmente prevedibile quali bisogni avranno le generazioni future. Ma pur non potendo prevedere vale la pena di cercare.


Questo atteggiamento verso le generazioni future comporta un uso più razionale delle risorse: un maggior consumo di risorse rinnovabili le quali hanno tassi inferiori di rigenerazione e una limitazione a prelevare risorse non rinnovabili.


L'idea di diventare qualcos'altro di migliore per il futuro è tipico degli occidentali. Essa è legata ad una visione lineare della storia. Per altri popoli la storia è un circolo e bisogna portare avanti le proprie tradizioni, bisogna riprodurle.

I teorici della decrescita mettono in campo un principio destrutturate, essi si ispirano a visioni orientali; molti di loro erano ricercatori convinti che bisognava andare nei luoghi in via di sviluppo per portarlo attraverso "pacchetti", ben presto si resero conto che non era possibile esportare lo sviluppo.

Si resero conto vivendo con queste popolazioni che non sempre lo sviluppo era così desiderabile e necessario.


Lo sviluppo sostenibile è la variante politica economica della prospettiva conservatoristica, antropocentrica.

Concetto innovativo, spesso risultante lacunoso a causa di un suo uso improprio che lo banalizza. La sua applicazione richiede di essere multiscalare:

livello locale

livello nazionale

livello globale.


Il fatto che sia attuabile solo a livello globale lo rende difficilmente applicabile.

Esso richiede una necessaria riconversione ecologica e politica della società.

Bisogna creare le condizioni perché non sia più conveniente inquinare. Un modo potrebbe essere suggerito dalla tradizione britannica : Chi inquina paga. Realizzabile attraverso una politica che non preveda esclusivamente multe ma anche incentivi( riconosciuti a coloro che non inquinano), standard(livelli sostenibili consentiti di degrado. Molte critiche si sono concentrate sulla possibilità fornita dagli standard, di innescare il mercato dei livelli, cioè che vengano venduti i livelli non utilizzati da alcuni produttori ad altri per i quali quelli ordinari consentiti non sono sufficienti e per questo ne acquistano degli altri supplementari.), tasse, quantificazione monetaria dei valori e dei danni ambientali, il Pil verde (internalizzare l'ambiente nei programmi delle nazioni.) .


Il concetto di sviluppo viene usato in sede pubblica per la prima volta nel discorso di Truman del 1949. Il suo discorso ci fa capire che si tratta di un concetto storicamente e geograficamente determinato. Il concetto di sviluppo, progresso tecnologico sono tipicamente occidentali, da queste affermazioni consegue che tale concetto è etnocentrico.


Etnocentrismo culturale: quando i valori di una cultura per un individuo diventano universali. Nel momento in cui ce se ne rende conto si parla di relativismo culturale, quindi ci si astiene dal giudizio, in questa prospettiva, diversamente dall'etnocentrismo sopraccitato, nulla è sbagliato.










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