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Uruguay (Stato) - GEOGRAFIA, STORIA

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Uruguay (Stato)


Stato (República Oriental del Uruguay) dell'America Meridionale.

Superficie: 175.016 km

Popolazione: 3 131.000 ab.

Capitale: Montevideo.




Lingua: lo spagnolo.

Religione: cattolica.

Unità monetaria: il peso uruguayano.

Confini: situato nel settore centrorientale dell'America Meridionale, confina a nord-est e a nord col Brasile, a ovest con l'Argentina e si affaccia a sud sul Río de la Plata e a est sull'Oceano Atlantico.

Ordinamento: Repubblica presidenziale.


GEOGRAFIA

Il territorio, 636j95g ondulato o pianeggiante, presenta come unici rilievi alcune catene collinose strette e allungate (cuchillas). Le coste presentano varie insenature sabbiose, spesso racchiudenti lagune interne. Il clima è temperato e moderatamente piovoso. Il principale corso d'acqua è il fiume Uruguay che segna il confine con l'Argentina. Vi confluiscono da sinistra il Cuareim, al confine con il Brasile, l'Arapey, il Daymán, il Río Negro. Al Río de la Plata tributa il Santa Lucía e all'Oceano Atlantico il Río Cebollati. La risorsa fondamentale è costituita dall'allevamento, soprattutto di ovini e bovini. In sviluppo l'agricoltura: cereali, piante oleifere, uva, frutta, agrumi, barbabietole da zucchero e patate. Scarsa la pesca. Il sottosuolo dà marmi e graniti. L'industria principale è quella della lavorazione della lana e della conservazione della carne; attiva anche l'industria saccarifera, dei tabacchi, della birra e dei pellami.


STORIA



Scoperto da J. Díaz de Solis nel 1516, il territorio uruguayano fu successivamente toccato, limitatamente alla costa, dalle spedizioni di Magellano (1520) e S. Caboto (1526). Anche dopo l'annessione al vicereame del Río de la Plata nel 1618, data la fiera ostilità delle tribù indios (Charrúa), molto lunga e difficile fu la penetrazione nelle regioni dell'interno, che rimasero precluse alla conquista spagnola sino alla metà del XVIII sec. Le guerre d'indipendenza sudamericane indussero anche gli orientales uruguayani a impugnare le armi. A partire dal 1811 li guidò José Gervasio Artigas, che nel 1815 riuscì a strappare Montevideo al dominio argentino. Invaso (1816) ed assoggettato dai Portoghesi-Brasiliani, il territorio riacquistò l'indipendenza il 25 agosto 1828 e si eresse a Repubblica due anni dopo. Seguì un periodo di continua guerra civile fra i due Partiti dominanti: i colorados (liberali) e i blancos (conservatori), alla quale prese parte anche Garibaldi, accorso a difendere la libertà della piccola Repubblica, ponendosi al fianco dei colorados. La pace fu conclusa soltanto nel 1859. Contemporaneamente la nazione sostenne una lunga guerra contro l'Argentina del dittatore Rosas (1839-1852); dal 1864 al 1870 l'Uruguay combatté vittoriosamente contro il dittatore paraguayano Francisco Solano López. In seguito il Paese poté realizzare molti progressi sul piano economico e sociale, che si accentuarono nel XX sec., specie sotto l'impulso del presidente colorado José Battle y Ordóñez (1903-1907 e 1910-1911). Tale politica costruttiva fu continuata nei decenni successivi sino all'instaurazione (1931-1938) del governo dittatoriale di G. Terra, seguito da un periodo di instabilità politica, accentuatasi in seguito alla crisi economica del dopoguerra. A partire dal 1949 si tentò di avviare il Paese verso la modernizzazione e nel 1952 fu approvata una modifica della Costituzione che, per evitare i pericoli di una dittatura, introdusse un sistema collegiale di governo, con la partecipazione dei due partiti tradizionali. Il contrasto, mai spento, tra blancos e colorados, sfociato in una guerriglia urbana fomentata dai tupamaros, portò alla presidenza nel 1971 il colorado J. M. Bordaberry Arocenco. Due anni dopo le forze armate attuarono un golpe sciogliendo il Parlamento e abolendo i Partiti. Solo con le elezioni del novembre 1984 tornarono ad essere eletti sia i membri del Parlamento sia il nuovo presidente: vinse J. M. Sanguinetti che si insediò nel marzo del 1985, rimanendo in carica fino al 1989. Nel 1990 gli subentrò L. Lacalle Herrera, del partito conservatore blanco. Nel 1994 Sanguinetti ha rivinto le elezioni presidenziali. Asceso alla presidenza nel marzo 1995, dopo il successo elettorale precedente, J. M. Sanguineti ha proposto un piano di risanamento economico che ha previsto la riduzione del deficit fiscale dal 2,8% all'1,5%, il contenimento dell'inflazione al 30%, il controllo della disoccupazione al di sotto dell'8% e un aumento delle tasse. Quest'ultimo punto ha sollevato le proteste dell'Unione delle confederazioni sindacali e delle forze politiche di centro sinistra.









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