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La megalopoli Padana

geografia


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La megalopoli Padana - E.Turri


Nota Introduttiva

Descrivere il mondo è un esercizio necessario. Il metodo varia da persona a persona, secondo ideali, progetti e utopie. Si parte da fatti emergenti che creano un modello interpretativo provvisorio, in attesa dei risultati che ci aiutino ad affinare i metodi interpretativi. Procediamo per correzioni e adattamenti successivi secondo un processo usato dagli antichi geografi greci, primi descrittori del mondo in termini non esclusivamente emotivi. La descrizione potrà essere applicata ai luoghi urbani o del nostro vivere attuale, e gli urbanisti che, possiedono gli strumenti, ci aiutano a conoscere il mondo, considerato come unica grande città in continua tensione. Bernardo Secchi suggerisce di cominciare la descrizione facendo leva sulle variabili fondamentali su cui si modellano i territori costruiti: forma degli elementi componenti, la loro quantità, il loro modo di disporsi nello spazio gli uni in rapporto con gli altri, sulla loro grandezza.

Una variabile spesso tralasciata dagli urbanisti è il valore storico-culturale-sentimentale-testimoniale degli oggetti territoriali. La descrizione della terra padana parte da queste variabili, essa è una possente realtà territoriale, urbana, dove la città è l'aspetto dominante che occupa lo spazio tra le Alpi e gli Appennini.




Questa descrizione è stata formulata partendo da due fondamentali indicazioni: una soggettiva, il vissuto sperimentato giorno dopo giorno, una oggettiva, lo studio in laboratorio delle immagini satellitari o aeree.

Il termine megalopoli è stato coniato nel 1976 a Bergamo, da un gruppo di geografi guidati da Jean Gottmann, in ambito mediterraneo, poiché l'area padana non era ancora industrializzata e pienamente urbanizzata. Oggi possiamo dire che la terra padana è un'unica grande città, un'interrotta formazione urbana, gli spazi intorno alle città sono stati unificati dalle trasformazioni avvenute nella seconda metà del 1900, trasformazioni che hanno significato despazializzazione o deterritorializzazione, seguite da un rinnovato uso e organizzazione dello spazio, ovvero rispazializzazione o riacculturazione, in funzione della megalopoli, frutto della saldatura di tante città che compongono una rete unica e solida.

La megalopoli ha tuttavia divisioni interne, discriminazioni etniche, compresenza di permanenze urbanistiche del passato e di nuove urbanizzazioni.

Dall'800 inizia la tendenza delle città a connettersi fra loro, la costruzione della rete ferroviaria le ha unite ulteriormente, e negli ultimi 50 anni, con la motorizzazione si è realizzata la megalopoli.

La formazione della megalopoli coincide con l'affermarsi della comunicazione telematica che ci libera del passato. E' possibile tuttavia che, con l'avvento delle tecnologie che hanno permesso di liberarci dalla condizione locale, noi sentiamo maggiormente il legame con la dimensione locale. Questo sprigiona contraddizioni tra nuovi cittadini aperti al mondo e i difensori del privato, del locale.


Cap. 1 - LA MEGALOPOLI PADANA

Il potere dello sguardo

L'autore osserva il passaggio circostante: il paesaggio dell'Italia rurale del passato (nostalgico), e il pa 616j93g esaggio dell'urbanesimo dilatato (modernità globale). A partire dal 1960-70 si è verificata una crescita inarrestabile degli spazi urbani e una diminuzione degli spazi agrari. L'effetto percettivo è mutato negli ultimi 50 anni, i confini e le distanze non esistono più, anche se permangono difficoltà, quali, intasamenti autostradali o inefficienze ferroviarie. La megalopoli padana si estende fra Alpi e Appennini, da Torino a Milano, e da Torino a Bologna e Rimini. Città pedealpine e pedappenniniche delimitate naturalmente dalle catene montuose.


La megalopoli ha un cuore?

Le cinture montuose non rappresentano la centralità padana, la costruzione territoriale (di epoca romana) ha escluso il Po come asse di comunicazione e non può essere considerato come elemento identitario. A partire dal '700 Milano è la città più grande e industrializzata. Tuttavia i centri urbani della Padania sono di antica formazione e risentono di una forte individualità. I legami urbani creano dei reticolati che necessitano di un adeguato governo. Il recente fenomeno di città diffusa ha rotto il tradizionale legame con il centro storico della città perché si moltiplicano gli spazi destinati alla fruizione della modernità, questo comporta un uso sistematico dell'automobile, tutto ciò ci rende partecipi di nuove relazioni create dalla megalopoli stessa. L'economia globalizzata ci ha indotto a consumare beni e prodotti esteri. L'uomo padano vive all'interno di una realtà creata da lui stesso: nella padania si concentrano molte attività industriali, produttive, finanziarie moderne che rendono l'ecosistema autonomo e aperto verso l'esterno. In questo ecosistema mancano i riferimenti identitari.


La megalopoli come organismo biologico

Gottmann sosteneva che l'urbanizzazione tendeva alla formazione di grandi conurbazioni (almeno 25milioni di ab) che andavano viste come la capacità dell'uomo di imporre alla natura un proprio ordine finalizzato al suo benessere e non condizionato da ostacoli naturali. Egli sostiene che le megalopoli nascono in particolari momenti storici e in luoghi che permettono tali formazioni. Come organismi biologici essi attraversano diverse fasi affermazione di un centro gerarchicamente dominante che diventa il modello; il centro si ingrandisce e influenza i centri circostanti; competizione e diversificazione nei rapporti con gli spazi. L'immigrazione, nella fase dall'economia agricola a quella industriale, comporterà una crescita di popolazione, la megalopoli risentirà dei cambiamenti socio-economici (fine dell'industrializzazione, rinnovamento della città). La megalopoli si configura come città lineare posta nella fascia pedemontana (area marginale delle zone montuose) dell'alta pianura e della bassa pianura: questa zona ha risentito della regionalizzazione fondata sulle relazioni pianura-montagna, ambienti-economie differenti di cui Milano è mediatrice. L'urbanizzazione ha interessato l'alta pianura e i pedemonti, marginalmente la bassa pianura. La megalopoli, situata al centro dell'Europa, è in collegamento con i mari Adriatico, Ligure (poi Mediterraneo).


Unità e divisioni

In passato non c'era unità, ma quella attuale ha attraversato un nuovo processo di urbanizzazione. La storia della Padania è la storia di alcune città dominanti legate tra loro in un grande organismo, per cui quello che succede a Milano, si riflette a Bologna, a Verona o a Torino. Cosa spinge gli uomini a concentrarsi? Gli abitanti delle grandi città tendono a lasciare la residenza urbana per stabilirsi nelle campagne vicine, ciò favorisce l'ampliamento della città. Tuttavia tutti vogliono fuggire dalla ruralità per godere dei vantaggi offerti dall'organizzazione urbana. Questo comporta una perdita dei riferimenti simbolici. Una delle funzioni della megalopoli è quella di mettere in relazione uomini e spazi diversi. Per questo il governo dovrebbe essere unitario, cercando di risolvere i problemi locali in un'ottica globale, favorendo le relazioni fra megalopoli - penisola italiana - spazi transalpini, in questo modo potremo concepire la megalopoli italiana come megalopoli europea. Nata spontaneamente, adesso risente della necessità di rifunzionalizzare i suoi spazi. Gli uomini hanno contribuito alla sua formazione attraverso spinte locali autonome. Il processo è iniziato nella seconda metà del 1900, dopo la Seconda guerra mondiale emerge lo sviluppo come ideologia estesa a tutti. Le componenti che hanno portato all'attuale configurazione della megalopoli sono il potere economico-finanziario-industriale (Milano, Torino), il potere politico (piani regolatori dell'epoca fascista hanno creato grandi problemi), i legami con la tradizione e le permanenze del passato. L'industria privata (Fiat) ha causato la dislocazione delle industrie, lo stato imprenditore ha contribuito a questa strutturazione urbana. Il potere politico favoriva le iniziative economiche, specialmente locali, facilitando l'affermazione della piccola impresa, ciò ha causato un urbanesimo inaccettabile. La megalopoli è il prodotto di meccanismi capitalistici, le amministrazioni locali volevano edificare e ottenere profitto.


Un'amministrazione per la megalopoli

Il ruolo delle regioni andrebbe ridotto poiché impedisce la gestione globale della Padania, è necessario dare più valore alle province come mediatori tra locale e globale.

Le nuove tecnologie potrebbero migliorare l'informazione, l'amministrazione e la diffusione dei servizi pubblici favorendo la partecipazione alla vita politica.


Cap. 2 - LA FORMA DELLA MEGALOPOLI

Gli allineamenti urbani

Nel '700 Montesquieu descrive la Padania: la Lombardia è quella parte di pianura estesa fra le Alpi e l'Appennino, queste due catene montuose, unite dal Piemonte, si separano formando un triangolo con il mare Adriatico, che comprende Piemonte, Milanese, Veneto, Emilia Romagna. La visione dallo spazio ci permette di fare alcune considerazioni: 1)l'organizzazione urbana della megalopoli è diffusa a macchia e corrisponde alla città diffusa, esiste un rapporto di contiguità tra centralità minori-maggiori fuse in un unico organismo; ad essa sfugge la "qualità urbana"della città diffusa, ovvero la capacità delle centralità forti di imporsi nel tempo; sull'alta pianura si trovano estese formazioni urbane a struttura reticolare, nella bassa pianura umida le città sono più rade; continuità Milano-Torino, est in via di sviluppo, ovest si riscontra una più articolata reticolarità urbana, un sistema più diviso da centri minori; non c'è più discontinuità fra città pedemontane e appendici vallive favorite dalle attività di trasformazione legate alle risorse montane; l'unificazione dell'insediamento estivo trasforma i laghi (Garda 300.000) in un'unica grande conurbazione; verso il sud le densità si abbassano.

Condizione attuale della megalopoli padana: lungo le fasce di urbanizzazione l'addensamento antropico (in media 350 ab per Km2) risente dell'impianto urbano medievale creando città piene, nodalità che assumono varie densità (Milano, Torino, Veneto, Bologna, Modena, Riviera Romagnola e Tirreno) e associano aree rurali/aree urbanizzate. Il ruolo centrale di Milano risale all'800, all'inizio del processo di espansione dell'urbanesimo nell'Italia settentrionale, la sua posizione centrale, l'ampiezza del suo aggregato urbano, la sua congiunzione agli altri centri urbani creano un'immagine a tela di ragno, che ha inglobato centri come Novara, Como, Lecco, Bergamo, Brescia.


Dentro la megalopoli

La densità edilizia non è omogenea ed evidenzia la distinzione tra tessuto delle permanenze (centri urbani storici, nuclei di edifici intorno alle piazze, antiche cattedrali, nobili palazzi della borghesia, giardini, parchi) e tessuto recente. L' immagine della megalopoli è legata ancora al suo passato rurale. L'alluvionamento economico/insediativo ha eliminato alcune differenze da una regione all'altra (diverso colore dei laterizi, diversità nelle architetture, nelle campagne).

Le storiche strade nazionali che collegano Treviso-Vicenza-Verona-Brescia-Milano sono state utilizzate come direttrici di espansione urbana, sempre intasate di automezzi, intorno alle quali si concentrano attività industriali, aree residenziali, servizi; nella città diffusa milanese si riscontrano diverse tipologie urbanistiche insediative, che sintetizzano persistenze tradizionali e nuove esigenze. Nel Veneto l'urbanistica è in fase di crescita e definizione. Il capannone è il tipo di edificio che più si ripete, una sorta di muraglia; situati lungo le maggiori arterie autostradali. La città diffusa ha contribuito alla perdita dei riferimenti territoriali passati, sostituendoli con città-mercato. La società industriale non ha saputo funzionalizzare lo spazio in cui vive, tuttavia la megalopoli funziona, vive, produce, poiché gli abitanti si sono adattati alle disfunzioni.


L'articolazione megalopolitiana

Le logiche che hanno dato forma alla megalopoli sono: soddisfare le richieste di lavoro, residenza, servizi urbani. La città diffusa ha creato una situazione di dipendenza periferia-centro, che non potrà essere risolta se non alleggerendo il peso dei centri primari valorizzando i centri secondari. Questo potrebbe creare una frattura nell'unità megalopolitiana. Ma la megalopoli è una fase transitoria o una tendenza irreversibile? Essa è una risposta al bisogno di moltiplicazione delle polarità urbane, il moltiplicarsi delle funzioni urbane in più città, la popolazione si distribuisce intorno a centralità più attrattive, in modo da ridurre il peso gravitazionale intorno a poche centralità. La megalopoli si struttura su pochi centri che svolgono funzioni diverse a seconda degli spazi, Milano risente delle preesistenti centralità, da ciò il suo sezionamento. Città come Modena, Verona, Asti svolgono il ruolo richiesto dai rispettivi territori, in queste città si trovano servizi diversi, sono diverse nel paesaggio, diverse nel rapporto pianura-rilievi, condizioni naturali, tradizioni. Diversità, bellezza, dinamismo sono fattori caratterizzanti, ma anche causa della loro complessità. Flessibile autonoma all'esterno, problemi di gestione all' interno.


Cap. 3 - LA STORIA DELLA MEGALOPOLI

Il Po come asse padano?

Perché il Po è rimasto escluso dagli sviluppi antropici e dall' organizzazione dello spazio padano? Il Po scende da montagne giovani (Alpi,Appennini) ed è soggetto a processi evolutivi che incidono sul suo corso nella pianura alluvionale che attraversa, modificandolo.


L'imprinting territoriale romano

I romani utilizzarono marginalmente il Po, preferirono costruire grandi arterie stradali ai piedi dei rilievi, più sicuri e asciutti (Via Emilia,Via Gallica,Via Postumia). I romani erano legati alla terra e la loro opera di conquista creò grandi assi viari, città nodali, colonizzazione della pianura con la costruzione di strade minori, centri legati alla lottizzazione geometrica del suolo. Le poche città fluviali romane, Piacenza, Cremona, Pavia, dopo la riorganizzazione territoriale padana non decollarono. Milano, posta tra alta e bassa pianura, poteva servire via terra città non raggiungibili via d'acqua.


Dalle bonifiche religiose all'organizzazione urbana comunale

Quando i monasteri iniziano l'opera di bonifica del Po, il ruolo delle città è debole e il potere è in mano alle forze rurali. Nel 1100 si impone l'urbanesimo padano, il Po non viene considerato, si affermano le città comunali (forma circolare delimitate da un fossato) e si costruisce un sistema urbano-territoriale spontaneo. L'ordine territoriale si assesta e si formano piccole repubbliche autonome. La geografia umana è indissociabile dalla geografia fisica. Tra il 1100-200 inizia la gerarchizzazione delle città: fase in cui le città più forti iniziano l'espansione militare/territoriale con le città vicine (Verona Della Scala, Mantova Bonacolsi e Gonzaga, Milano Visconti, Padova Carraresi).


La gerarchizzazione urbana e il predominio padano.

La repubblica di Venezia e il ducato di Milano animano la lotta per il dominio padano durante l'età rinascimentale, ad essi si aggiungono il ducato estense di Ferrara e quello gonzaghesco di Mantova. Tra '400-'500 le opere di bonifica di terre prima incolte, la costruzione di argini e canali, portano all'edificazione di città come Sabbioneta, Pomponesco, a Milano Vigevano, l'Addizione Erculea a Ferrara. Perché il Po non viene preso in considerazione? I Veneziani non riuscivano ad annettersi i territori a sud del Po, difficili da governare e controllati dagli Estensi. Essi progettarono di fare di Mesola (posta all'ingresso del Po) una città fortificata. Il progetto non fu ultimato a causa dell'intromissione Veneziana che accusava le costruzioni ferraresi di interrimento. Il corso del Po fu modificato e i detriti invasero Mesola e Goro. I Veneziani conservarono la propria supremazia e la esercitarono sulla terraferma, escludendo il Po. Entrambe le sponde erano difficili da dominare, l'organizzazione territoriale urbana era più vicino ai monti (alta pianura, asciutta insediamenti sicuri, pastorizia, attività artigianali e commerciali basati su scambi) che al Po, il bacino padano è privo di risorse minerarie importanti quindi la navigazione padana poteva servire l'agricoltura, ma non l'industria. Il Po potrebbe alleggerire il traffico su gomma.


Il triangolo industriale, cuore originario della megalopoli

Dal '500 Milano e Venezia dominano il territorio padano, dal '700 avvengono trasformazioni in senso capitalistico. Milano, sotto gli Asburgo, è la città guida degli sviluppi. A fine '700 Torino, Milano, Venezia, Bologna sono le città più popolose della regione padana. A metà '800 l'economia industriale inizia a muoversi in Lombardia con il tessile, a Torino con le armi (origine dell'industria meccanica). Milano quadruplica i suoi abitanti, sorgono varie industrie grazie alla riconversione d'uso dei capitali accumulati nelle campagne, ora impegnati nell'industria. Lo Stato interviene sostenendo le industrie. Genova, Milano, Torino rappresentano il cuore industriale dell'occidente padano e dell'Italia. Nella prima metà dell'800, sorgono le ferrovie, che vengono ampliate dopo l'Unità, collegando la rete peninsulare con le reti transalpine (traforo del Frejus 1871-San Gottardo 1882). Le ferrovie, hanno inciso sullo sviluppo dell'urbanesimo, in quanto barriere all'espansione delle città. Le strade (1865) ricalcano antiche direttrici stradali e si affiancano alle ferrovie. Nei primi del '900 si diffonde l'automobile, e tra gli anni '20 e '30 le autostrade accorciano le distanze fra città. Le lotte del ceto contadino danno l'impulso allo sviluppo industriale e dell'urbanesimo. L'intervento dello Stato e l'incremento demografico, favoriscono la crescita delle città e delle aree industriali attorno ad esse. La dilatazione urbana determina la formazione delle aree metropolitane che sorgono spontaneamente, poiché durante tutto il '900 la politica urbanistica liberista, favorisce lo sviluppo industriale più che la progettazione delle città. Alcune regioni rimangono estranee alla realtà industriale: il Veneto (a sostegno di Venezia viene costruita Mestre con il suo impianto industriale Porto Marghera) e l'Emilia Romagna.



La grande trasformazione e la crescita della megalopoli

Lo sviluppo di Milano avviene negli anni della ricostruzione del secondo dopoguerra, ed è caratterizzato dall'inurbamento e dalla deruralizzazione. Torino è legata all'industria automobilistica. La base della nuova urbanizzazione (fine anni '50-'60) è il "miracolo economico". La voglia di città favorisce l'espansione urbana nelle maggiori città padane, che offrono lavoro, pubblicizzate anche dai mass-media. Sorse la necessità di un proprio governo urbanistico per valorizzare i centri maggiori. Dai consorzi comunali, sorti volontariamente, nascono i piani regolatori intercomunali, strumenti urbani democratici ma instabili. L'espansione urbana è incontrollata, e coinvolge centri fino ad allora estranei allo sviluppo urbano, dove l'artigianato si organizza in industria manifatturiera. Le disponibilità energetiche si basano sul petrolio d'importazione (prima energia idroelettrica), per l'approvvigionamento si utilizzano i porti di Genova, Ravenna, Venezia, Trieste. Il Veneto, con il polo petrolchimico di Porto Marghera è autosufficiente. Emerge la piccola industria diffusa, ubicata lungo le strade e autostrade. Nel 1980 si cerca di attuare una politica urbanistica per controllare l'edificazione spontanea, il progetto 80, che fallisce e incentiva questa forma di sviluppo urbano. La motorizzazione favorì l'espansione urbana a macchia d'olio. Dalla seconda metà dell'800 le autostrade costituiscono una nuova barriera spostata all'esterno, che incide sullo sviluppo urbanistico. Tra il 1970-80 gli impulsi si sono attenuati, l'urbanesimo continua a diffondersi lungo le direttrici stradali coinvolgendo i piccoli centri rurali circostanti.


Cap. 4 - LA MACCHINA MEGALOPOLITIANA

Abitare per produrre?

Possiamo paragonare la megalopoli a una macchina, complessa, flessibile, che produce, la sua caratteristica è la varietà dei settori produttivi su cui si regge il suo sistema economico che unisce modernità-passato, agricoltura-industria, montagna-mare. Il primo problema è la società.


Una ricca agricoltura

La base produttiva è il settore primario agricolo; nella pianura lombarda sono state sperimentate forme avanzate di sfruttamento del suolo fin dall'alto medioevo, tra '500-'700 inizia lo sviluppo capitalistico nelle campagne e riversato poi nell'industria. In Lombardia ci sono grandi aziende, nel Veneto-Friuli-Emilia Romagna le piccole aziende. Le culture principali sono cerealicole (grano, mais per l'allevamento). La pianura padana è un'area agricola di tipo sub-tropicale, le estati calde e asciutte permettono la coltura del riso grazie alle acque dei fiumi alpini. Le oleaginose, estranee alla tradizione padana, producono oli alimentari e d'oliva, caratteristico della zona del Garda. La vite è diffusa nelle città pedemontane. Anche le produzioni frutticole e orticole (in serra) sono apprezzate. Importante anche l'allevamento di bovini da latte, suini, animali da cortile. L'agricoltura è legata all'urbanesimo. Nella zona delle colline moreniche del Garda, la viticoltura è affiancata da produzioni consentite dall'irrigazione del Mincio e destinati all'area turistica. La direttrice d'industrializzazione mantovana fa capo a Castiglione delle Siviere (produzione delle calze da donna) e ciò consente lo sviluppo dell'agriturismo che valorizza le tradizioni culinarie locali e salvaguarda il paesaggio.


L'industria: grandi imprese e la nebulosa delle minimprese

Alla fine degli anni '50, la piccola industria, a conduzione familiare, è favorita dalla politica nazionale, dal mutamento di vita indotto dall'urbanizzazione, che l'ha portata a produrre beni di consumo. Talvolta le piccole imprese svolgono solo funzioni commerciali, avvalendosi delle produzioni fornite da imprese maggiori, che hanno la possibilità di aggiornamento tecnico, che la piccola azienda non è in grado di supportare. Opera attivamente l'acciaieria nel bresciano, la metallurgia a Marghera e in Piemonte, la termoelettrica collocata sui fiumi (Po, Ticino). Il settore meccanico a Torino, macchine agricole Reggio Emilia, elettrodomestici Friuli e Lombardia, industria ferroviaria, costruzioni aeronautiche in Lombardia e Romagna. Il settore alimentare è legato all'agricoltura e si trova in Emilia Romagna e in Veneto. L'industria chimica e farmaceutica si trovano a Marghera.




Il settore produttivo dominante: il terziario

Il settore terziario impegna, nell'area padana, ca. la metà della popolazione. Esso è rappresentato da attività diverse: finanziarie, commercio, turismo, servizi sociali, sanità, cultura, ricerca, spettacolo. La sua crescita testimonia i cambiamenti legati ai processi di urbanizzazione. Il locale è minacciato da centri commerciali, ipermercati, situati ai margini delle periferie urbane, sopprimono le polarità fondamentali. La capitale dell'attività bancaria è Milano, sede delle borsa inserita nel sistema finanziario europeo.


Servizi sociali

La megalopoli si regge su servizi legati alla burocrazia, il sistema sanitario, l'istruzione, sono servizi che impegnano molti abitanti e destinati ad essi. Questi sono servizi di elevato livello che pongono la megalopoli padana al pari di tutta l'Europa. La popolazione padana vive in una dimensione culturale molto ricca. Milano è sede del più diffuso quotidiano nazionale, nonché prima città per consumo di libri. Milano è nelle prime posizioni anche per le infrastrutture dedicate alla cultura, biblioteche, musei, teatri e cinema.


Il circuito sanguigno

Osservando la megalopoli dall'alto risaltano le autostrade, che collegano molti centri. L'automobile favorisce lo spostamento degli uomini principalmente verso i centri delle città. Il Veneto ha una dotazione stradale tra le più estese, mentre il Piemonte è più attrezzato. I problemi della circolazione stradale sono ancora irrisolti, l'automobile ha soffocato i centri urbani. Il sistema ferroviario padano segue il disegno della megalopoli, con le principali direttrici longitudinali. Milano, Bologna collegano l'area padana con l'Italia peninsulare, Verona, Torino stabiliscono relazioni con gli spazi transalpini. Il traffico ferroviario assorbe il 20% del traffico padano. Anche le linee ferroviarie contribuiscono a creare un'unica grande conurbazione. Genova, La Spezia, Trieste, Venezia, Ravenna sono i porti a servizio della megalopoli. Il trasporto aereo ha preso piede in Italia tra gli anni '50-'60: Milano-Linate aveva il primato del traffico nazionale e internazionale, seguito da Milano-Malpensa per i transcontinentali, Venezia, Torino, Bologna, Verona, Bergamo, Genova, Trieste, Rimini, Forlì.




Cap. 5 - LA POPOLAZIONE DELLA MEGALOPOLI

Immigrati di ieri e immigrati di oggi

Le Regioni legate alla megalopoli hanno maggior vitalità economica rispetto alle altre Regioni d'Italia. Elevato è il numero degli anziani. La macchina produttiva ha portato a ridurre il numero degli addetti, per cui oggi molti lavori umili sono svolti da gente immigrata da altri paesi in cerca di lavoro, la Padania, infatti, assorbe gran parte degli immigrati clandestini. La megalopoli è multirazziale, che ha avuto risvolti negativi nell'ambito  urbanistico, grazie allo scarso controllo del governo che ha assunto una politica di sopportazione. Oggi un'integrazione fra italiani e immigrati non sembra possibile, perché il divario culturale è troppo grande. Inoltre i musulmani resistono ad ogni integrazione. Il processo immigratorio è destinato a continuare.


L'impotenza demografica della megalopoli

Dal '61 al '90 la crescita demografica è stata del 15%. Il boom demografico, dovuto all'immigrazione, si è avuto dal '50 al '70 periodo in cui era subentrato un rallentamento della crescita (il miracolo economico era esaurito) . Questo boom è caratterizzato da diverse fasi: 1)sviluppi dovuti all'immigrazione, '71 rallentamento. Ora non è più la quantità di abitanti a definire la megalopoli, ma il modo di distribuirsi della popolazione sul territorio. Dal '61 è avvenuto il riassetto distributivo della popolazione, con la crescita della popolazione urbana e lo sviluppo di centri rurali. La contro-urbanizazione ha infatti investito i centri più prossimi alle città maggiori. La fuga verso la residenza fuori città ha obbedito agli stessi impulsi che avevano promosso l'attrazione urbana. Tra gli anni '60 e '70 la megalopoli si è delineata e si è registrato un calo delle natalità, comincia l'invecchiamento della popolazione elevato nelle aree urbane, minore nelle aree periferiche.



Il benessere materiale e la qualità della vita

Il benessere megalopolitiano si può misurare da: prodotto lordo annuo pro capite (25 milioni); beni e servizi; consumi alimentari e non; automobile propria; ampliamento dello spazio abitativo; la superficie di verde destinata a ogni cittadino; i rifiuti smaltiti; la difesa del cittadino. Il benessere omologa la Padania. La soddisfazione sul lavoro, il rapporto con i valori trasmessi di generazione in generazione, la libertà di muoversi, comunicare, fare, anche questi sono indicatori della qualità della vita. Dopo le 2 guerre mondiali dominava la condizione rurale o urbano-provinciale, e nonostante il mutamento dei modi di vita, il legame con la terra e i rapporti con il locale, sono rimasti anche se in via di disfacimento. La società segmentata si è sostituita a quella stratificata del passato.


La mobilità

Le merci, gli abitanti, si muovono come globuli in un circuito sanguigno che fa vivere l'organismo metropolitano, le relazioni che lo permettono sono legate ai nodi della rete megalopolitiana, a seconda delle funzioni. I più massicci movimenti si registrano tra i centri urbani e i loro dintorni, le città storiche sono poli d'attrazione. Motivazioni di lavoro muovono, nell'ambito padano, il 70% dei pendolari, il movimento da una provincia all'altra ha motivazione di studio o lavoro, vi è poi la mobilità occasionale all'interno della quale i motivi culturali attirano flussi meno consistenti, le fiere, il tempo libero. Negli anni '50 il turismo muoveva il 13% degli italiani, oggi il 46%. Le mete predilette sono Francia, Stati Uniti, Spagna.


La megalopoli inquinata

L'intensa antropizzazione ha dato vita a nuovi ecosistemi. L'estesa cementificazione, le industrie, hanno effetti sulle condizioni atmosferiche, idrografiche. Sono scomparsi forme vegetali, fontanili e i corsi d'acqua sono buoni per gli scarichi. Si cerca di correre ai ripari con la costruzione di impianti fognari e depuratori, con la dislocazione delle industrie dannose. Nell'area milanese, nel '76 l'incontrollato funzionamento di un reattore portò a una dispersione nell'atmosfera di gas che contaminò 600 persone. L'inquinamento idrico è più elevato nella bassa pianura, le zone ad alto inquinamento, oltre quella milanese, sono l'area vicentina, veronese, bresciana, Porto Marghera. L'inquinamento atmosferico sopra le città è dannoso soprattutto in inverno, e ad esso contribuiscono l'elevata densità automobilistica, la strutturazione urbanistica e le numerose industrie. Non meno dannose sono le forme d'inquinamento sonora, olfattiva, visiva, vengono infatti a mancare le condizioni ambientali nelle quali è nato l'uomo.


Cap. 6 - LE DIVERSE AREE DELLA MEGALOPOLI

Per capire il funzionamento della megalopoli padana (sistema urbano territoriale unitario e strutturata su una serie di centri) occorre guardare al locale. Se si considera la reticolarità del sistema, bisogna guardare ai nodi. La ricchezza della megalopoli sta nella ricchezza e nella varietà delle sue città nodali. Milano è la città che più di tutte rispecchia la globalità megalopolitiana.


Gli intaccabili primati di Milano

Milano è sempre stata aperta verso gli impulsi esterni, fin dal '500 ha avuto funzione di mediatrice fra la pianura del Po, e gli spazi alpino e transalpino. Tra '500 e '700 ha dovuto competere con Venezia, mercantilistica e artigianale, Milano affaristica, industriale e rurale. L'industrializzazione è dipesa dai capitali accumulati nelle campagne e reinvestiti nell'industria. La presenza asburgica dal '700, ha permesso alla città di raggiungere primati conservatisi anche nel '900, periodo in cui ha assunto la funzione di "capitale morale"della nazione. La borghesia è decaduta, Milano conserva il primato come centro di cultura. A partire dagli anni '60 e '70, la città ha subito la riconversione della struttura economica e si è posta in contrapposizione a Roma. La capacità di aggiornamento di Milano sta nel sua apertura verso l'esterno. Il suo governo urbanistico avrebbe dovuto dare un nuovo assetto alla città, durante il passaggio dall'economia della fabbrica all'economia post-industriale e informatica. I problemi della viabilità non sono ancora stati risolti, così come il recupero delle periferie, aree metropolitane estese e malvivibili (Sesto San Giovanni è un centro che persegue politiche di rinnovamento).



Torino: da company town alla ricerca di un nuovo ruolo

Milano governa la macchina economica, Torino produce, città di cultura, capitale di uno stato da cui è nata l'Italia. Nelle sue vicinanze nasce il Po, il suo assetto urbano è stato influenzato dalla vicinanza della Francia e delle Alpi. Tra gli anni '50-'60 Torino è diventata la città della Fiat, una company town con carattere monoculturale, dipendente dalla sua fabbrica. La città si metropolitanizza, sorgono i quartieri periferici e gli accerchiamenti edilizi. Dal '61 al '71 la popolazione è raddoppiata, ma tra l'81 e il '91 ha registrato un forte calo demografico che l'ha portata a 900.000 ab. Torino continua ad essere appartata rispetto alle centralità padane, essa ha ancora carattere operaio, ma la terziarizzazione avanza. Il Triangolo (Milano Torino Genova) ha perso le motivazioni originarie, e le città hanno proseguito in autonomia. La funzione attuale di Torino è di città nodo che salda la megalopoli padana all'Europa transalpina. Il sistema di viabilità è inadeguato, da rafforzare, così da dare funzionalità reticolare alla città e superando il sistema radiale storico su cui è cresciuta fino adesso.


Genova, il porto della megalopoli

Genova è una città marittima che possiede corridoi, che la collegano con lo spazio padano, nel '700 Montesquieu sosteneva che i principali rapporti commerciali di Genova erano con la Francia. Le prime industrie di trasformazione nascono vicino al porto , dove arrivano materie prime (carbone e ferro), e lavorano su richiesta delle città padane. La sua crescita è in sintonia con le 2 polarità del Triangolo: dal '61 al '71 ha raggiunto il massimo degli abitanti, ma da li in poi ha avuto un calo, risultato del processo di deindustrializzazione. La riconversione industriale e portuale legata al petrolio, ha trasformato Genova in una città petrolchimica. Urbanisticamente la città è una giustapposizione di diverse città, sorte attorno al nucleo originario (porto vecchio) in diversi momenti: ambiente portuale; città ottocentesca lussuosa; città novecentesca fascista. Genova occidentale industriale (Pegli), Genova orientale elegante (Nervi). Essa è estranea a quanto avviene nella megalopoli, di cui continua ad essere una polarità importante. Tutt'ora è in atto la riconversione urbana (Renzo Piano). La città si estende lungo l'arco del golfo di Genova costituendo l'area metropolitana che accoglie il 40% della popolazione ligure. Le funzioni portuali e industriali cresciute negli anni '60 hanno determinato movimenti immigratori. La Spezia è un porto che sembra destinato a crescere dopo la sua riconversione da base militare in porto commerciale. Genova registra i minimi assoluti per l'Italia del tasso di natalità, elevato è l'indice di anzianità della popolazione.


La pluricittà dell'Emilia Romagna

Le città autonome, sono entrate nella megalopoli, dopo gli anni '50-'60, quando le autostrade le hanno unite ai centri maggiori, e l'industria diffusa si è posta al comando dell'economia. Prima della Grande Trasformazione ('50-'60) l'Emilia Romagna era staccata dal contesto padano. La forza della megalopoli, in questa sezione, sta nelle sue città, allineate lungo l'antica via Emilia (Piacenza-Parma-Modena-Bologna-Forlì-Cesena-Rimini). A Rimini inizia una nuova e diversa struttura urbana. Gli sviluppi industriali recenti derivano dai laboratori artigianali che funzionavano con diverse specializzazioni, soprattutto tessili. Con l'Unità il processo di urbanizzazione si accentua e si diversifica: Bologna diventa il nodo fra Italia padana e Italia peninsulare. Il cooperativismo (inizio'900) sostiene la diffusione dell'agricoltura impostata commercialmente, ma le campagne non riescono ad assorbire l'incremento demografico del periodo fascista, ciò causa la crescita urbana. Emerge l'industria dei prodotti chimici e delle macchine agricole. L'industria specializzata si fonde con la tradizione artigianale. Il recente sviluppo ha omologato le città, la Via Emilia è diventata un corridoio di urbanizzazione che andrebbe rivalutato, non come via di traffico, ma come città lineare che può appoggiarsi alla parallela autostrada e alla ferrovia. Bologna sta a sé, ha un'area metropolitana ampia, associa vita culturale, attività terziarie, è dinamica ma non riesce a governare spazi e a diffondere effetti urbani su larga scala. Sul lato orientale, le città riducono le dimensioni ma formano un sistema a sé (Imola-Faenza-Forlì-Cesena-Rimini), esse hanno una loro identità, l'una diversa dall'altra. Forlì ha un assetto urbanistico arricchito di verde. Ferrara è espressione di un urbanesimo legato al passato, questa città esibisce cultura. Situata sulla direttrice Padova-Bologna, ha un'importante funzione mediatrice tra Veneto ed Emilia-Romagna.



La conurbazione romagnola: il volto adriatico della megalopoli

Unica città lineare allungata per 70 km ca., la struttura urbana della riviera romagnola è semplice: una strada parallela alla costa, la linea ferroviaria tra il mare e la strada, i nuclei originari, sorti come porti da pesca, situati tra la ferrovia e il mare. Affiancata alla strada nazionale, si è imposta l'autostrada. Gli sviluppi si devono alle popolazioni locali. La Prima Guerra mondiale interruppe il processo di crescita, che riprese nel periodo fascista. La crescita urbana avviene sulla base di piani regolatori semplici, e interventi delle amministrazioni locali limitati ai servizi essenziali. l'integrazione tra turismo-agricoltura, mare-campagna, caratterizza la prima fase di sviluppo della riviera. La crescita è continuata con ritmi diversi, poiché le amministrazioni hanno deciso di disciplinare lo sviluppo. La clientela si è diversificata.


La polivalenza megalopolitiana di Verona

Verona ha una posizione strategica: si situa allo sbocco alpino di una delle principali vie di comunicazione, legando la Lombardia al Veneto. Si può dire che è veneta, lombarda, alpina, padana. Questa polivalenza è la sua debolezza, la sua posizione nodale le toglie personalità. Prima della Seconda Guerra mondiale, Verona era diventata un centro di smistamento delle produzioni agricole padane (non solo) verso i mercati d'oltralpe. Essa poteva liberare forze sociali, unite nel partito Democrazia Cristiana, per dare vita alle microimprese, che stanno alla base dello sviluppo veneto. Tra gli anni '60-'70 emerge la media industria alimentare e dolciaria. Dal '36 ad oggi la popolazione è aumentata e Verona ha assunto il carattere di una città-metropoli. In età romana, la città si impiantò ai piedi dei M.ti Lessini, successivamente si espanse lungo le direttrici longitudinali pedemontane, nell'800 la linea ferroviaria si aggiunse alle mura, formando una nuova barriera, oltre la quale sorse una nuova città industriale. L'autostrada Milano-Venezia diede avvio all'ultima fase, quella delle infrastrutture moderne (interporto, aeroporto, centri direzionali). In futuro dovrà valorizzare la sua posizione di raccordo dei flussi di traffico. Culturalmente Verona ha buone istituzioni, ma non ha la vitalità culturale in grado di far fruttare le opportunità che le derivano dalla sua posizione. Purtroppo risente dell'appartenenza a una regione, il Veneto, in cui la dilatazione dell'insediamento contribuisce ad allentare l'accerchiamento della città, ma disperde le funzioni urbane in una miriade di comuni che vogliono salvaguardare le proprie autonomie.


Il policentrismo veneto

Venezia, capoluogo di regione, città metropolitana, non produce innovazione e non attira economia, è una città-museo, ma la sua gemellarità con Mestre non è ancora stata assimilata. Padova è una città di antiche e solide radici, ha assunto strutture e funzioni di una città moderna, industriale e terziaria, favorita anche dalla collocazione geografica. Nell'800 il Veneto era terra di emigranti, trascurata dallo stato nazionale, impoverita da una classe nobiliare priva di aspirazioni.

Lo sviluppo, voluto dagli ex contadini e con l'aiuto dello stato nazionale, non ha prodotto progresso ed è stato condotto senza tenere presente i rapporti col passato. La città di piccole dimensioni è una realtà debole, portata a difendere i propri privilegi piuttosto che rinnovarsi. Venezia, Padova, Vicenza, Treviso, andrebbero riconvertite e utilizzate come corridoi urbani, assi di città lineari, che congiungono città storica a città storica.


Cap. 7 - LA MEGALOPOLI ALLA CONQUISTA DELLA MONTAGNA

L'annessione della montagna inizia quando si forma la città, le città pedemontane crescono come centri di mediazione tra pianura e montagna. In età preindustriale nascono le valli alpine e appenniniche, che alimentano la richiesta dei prodotti dalle città. I cittadini padani, attratti dal clima, si insediano formando sulla montagna, appendici della megalopoli.


L'umland montuoso di una città pedemontana

Verona è una città pedemontana che ha 2 anime: una rivolta verso la pianura dell'Adige, e una verso la montagna. Pianura e montagna hanno stabilito rapporti reciproci di cui Verona è mediatrice. Quest'ultima possiede 2 unità morfologiche: a ovest il M.te Baldo (lontana, mitizzata, riferimento identitario dei veronesi), a est i M.ti Lessini (familiare, utile, vicina), nel centro la Valle dell'Adige.



La montagna come fonte della cultura cittadina

I rapporti Verona/montagne hanno inciso diversamente su: cultura; attività economico-commerciali; turismo; organizzazione generale del territorio. La montagna diventa dominio cittadino dal 1.100 quando Verona si annette l'intero sistema di "ville". Dal medioevo la montagna aveva funzione religiosa e politico-militare, era necessaria una profonda conoscenza della montagna. Sempre dal 1.100 inizia lo sfruttamento dei boschi da parte degli arimanni. Largo è stato l'utilizzo della locale pietra calcarea, per l'edilizia montana e cittadina e per i monumenti di Verona. L'Arena, anfiteatro romano, è costruita con la pietra dei M.ti Lessini (anche Sammicheli). Pietra, ghiaccio, legname, carni, pellami, formaggi, hanno tenuto vivi gli scambi montagna/città.


La montagna come territorio per la città

Il turismo montano si diffonde a fine 800: sul M.te Baldo si praticava alpinismo-escursionismo, sui M.ti Lessini erano privilegiati i soggiorni. Si tentò di promuovere Boscochiesanuova come centro di soggiorno, ma il Veneto era una regione povera e in crisi, Verona era scarsamente industrializzata. Durante l'800 il soggiorno montano era elitario, ma col fascismo si estese anche alla piccola borghesia. Per incentivare i rapporti città/montagna si progettò una strada veloce per unire Verona/Bosco. Dalla fine degli anni '30 si promossero gli sport della neve. Durante la prima metà del '900, il turismo montano continuò ad essere di limitata portata economica. Tra gli anni '60-'70 la montagna e i territori vallivi si unificarono. Tra gli anni '50-'70 l'economia nazionale diede gli impulsi alle iniziative imprenditoriali, nacque la piccola industria.


L'assalto edilizio

Oggi le vallate lessiniche (Valpolicella-Valpantena) sono piene di capannoni, edificazioni, quartieri residenziali. La montagna si è spopolata, l'insediamento si è spostato lungo le direttrici di collegamento montagna-città. Il processo di urbanizzazione della montagna è iniziato a Boscochiesanuova, la crescita economica degli anni '60 favorì la proliferazione delle villette per il soggiorno montano dei cittadini, le amministrazioni locali concedevano molte licenze edilizie per la costruzione di case che divennero forme d'investimento, le comunicazioni più veloci fra città-montagna, favorite dalle automobili.


Drammi sociali e drammi territoriali

Negli anni '60-'70 non vigeva una regolamentazione urbanistica che disciplinasse la crescita edilizia. A fine anni '70 s'imposero amministrazioni più rigide, ma il processo di crescita non cessò. La "legge-ponte" favorì il dilagare dell'edificato anche fuori dai centri, nei prati e nei boschi, ma neppure con l'adozione di piani regolatori, il processo si arrestò. L'urbanizzazione montana interessò le direttrici viarie. La Comunità Montana stabilì di edificare nel rispetto delle tradizioni, utilizzando la pietra locale, l'attività estrattiva prosperò in modo preoccupante. La frequentazione cittadina, ha trasformato l'altopiano di San Giorgio, in un parco cittadino di periferia. La montagna è stata metabolizzata dalla città. La crisi attuale ha origine nei mutevoli interessi della gente, è in atto una svalutazione delle case montane. L'alta collina, abbandonata dai suoi abitanti 50 anni fa, oggi è ricercata. L'epoca della montagna mitizzata (M.te Baldo) è finita, a favore delle Dolomiti, meglio pubblicizzate dall'industria turistica e attrezzate per gli sport della neve e la villeggiatura.


Cap. 8 - IL BEL PAESAGGIO DIVORATO DALLA MEGALOPOLI

L'alluvione indica il processo che ha sepolto il paesaggio ereditato, lasciando scoperte poche aree, relitti del passato, questo è avvenuto a causa del mutato rapporto uomo-territorio. La megalopoli accoglie più diversità, ma per realizzarsi ha dovuto obbedire a istanze di funzionalità e ordine nuove rispetto alla società e alla bellezza del passato.


Il territorio veneto come teatro

Il territorio veneto si sviluppa a forma di teatro attorno al Golfo di Venezia, a nord ci sono le Dolomiti, scendendo all'interno le Prealpi calcaree, a sud la bassa pianura termina al mare con le lagune. Si avverte la centralità di Venezia. Il Veneto è una regione dagli ambienti diversi e dai paesaggi mutevoli, esso è un'associazione di montagne-colline-pianura-coste-fiumi (gradini del teatro veneto). L'unificazione storico-culturale è il risultato di 4-5 secoli di dominazione, nel corso dei quali Venezia espande la sua influenza. Oggi i legami civiltà-laguna-Venezia del passato, non sono più saldi.


La diversità veneta

Nel 1998 è sfociata una protesta nel nord-est, che rivendicava la diversità veneta, essa è nata dai successi di un'economia fondata sulla piccola impresa, non disposta a rendere conto allo stato. Lo sviluppo autonomo, anarchico, ha sfigurato il paesaggio e ha inciso sulla società-cultura-territorio. Oggi non esiste una rappresentanza politica alle aspirazioni regionali, fatto grave se si pensa che i veneti, in passato, avevano una forte consapevolezza della loro specificità.


L'estenuazione della bellezza passata

Le ville signorili che dominavano nelle campagne, sono l'emblema di quella bellezza malinconica che persisteva quando tutto intorno era cambiato. Durante il '700 la terra che comprendeva l'area montana, ovvero il veneto agricolo che produceva ricchezza, era in mano ai nobili.


Il riscatto dei "polentoni"

La voglia di riscatto ha dato vita, negli anni '60-'70, alla nascita dei capannoni, al miracolo economico. Delle ville signorili rimangono solo dei brandelli. La cultura veneta è il risultato del Veneto medievale, dei castelli circondati da mura, di Venezia come centro propulsore, che ha dato un freno all'attivazione urbana: Venezia si trovò spiazzata di fronte al mondo industriale che avanzava, la sua politica monocentrica e anti-urbana verso i centri dell'entroterra la limitò nei confronti dei nuovi tempi. La campagna era ornata da vigneti che adesso hanno perso il loro fascino e sono coltivati meccanicamente.


Il difficile ingresso nell'industria

Il paesaggio delle ville viene eroso dall'industrializzazione. Le attività pre-industriali del '700 erano manifatturiere e cantieristiche. La fabbrica apparse nell'800 durante il regno Lombardo-veneto, con laboratori tessili, si ebbe un incremento demografico, l'agricoltura era frazionata. Il passaggio della Repubblica Veneta ai poteri esterni (dominio napoleonico, asburgico, savoia) avvenne in un quadro di impoverimento. L'annessione del Veneto allo Stato Italiano nel 1866 aggravò i problemi: lo sviluppo economico privilegiò il Triangolo occidentale padano. Alla fine dell'800 un'iniziativa mirata a valorizzare la funzione marittima di Venezia, venne dai privati e fu sostenuta dallo Stato. Venezia e i poteri locali sopperirono in favore delle scelte dello Stato Nazionale. Il rapporto abitante/territorio perde di autonomia.




Dalla villa veneta al capannone industriale

Durante la Grande trasformazione del '900 vediamo il successo della piccola industria , che secondo la politica democristiana, mira a favorire, in ogni centro, la nascita di piccole industrie, sul solco di vecchie tradizioni artigianali: i prodotti dell'industria devono sostituire i prodotti del mondo contadino. La concezione del consumo è mutata. Lo sviluppo industriale è stato favorito dalla politica nazionale (polo industriale di Porto Marghera), la de-localizzazione delle industrie, rispetto alle forme energetiche, porta all'industria diffusa, il capannone, che ha privilegiato l'alta pianura e i pedemonti. Le ville sono state sostituite dal capannone, la nuova centralità; la villetta poco fuori dal paese, il condominio vicino al centro del paese, le ville in abbandono, le case contadine isolate nei campi, sono simboli della megalopoli.


Cap. 9 - IL CUORE VERDE DELLA MEGALOPOLI

In che modo alta e bassa pianura si rapportano? In che modo rivive l'opposizione città/campagna? In ambito padano si hanno situazioni diverse: la bassa pianura piemontese e lombarda è agricola, e differisce dalla pianura veneta è urbanizzata e industrializzata. Consideriamo la bassa pianura lombarda, che presenta il paesaggio agricolo più originale, studiata dall'800 da Carlo Cattaneo secondo la sua visione illuminista.



L'urbanesimo alla base dell'originalità basso-lombarda

Questa terra ha ricevuto ricche opportunità dalla natura, gli uomini le hanno sapute cogliere istaurando un rapporto con la natura stessa. E' una pianura alluvionale, umida, ricca di acque dei fiumi alpini e di risorgiva (affiorano al confine tra alta/bassa pianura). La ricchezza di acque tra il Ticino e il Mincio è la caratteristica principale della bassa pianura. L'impostazione di un ordine antropico e l'organizzazione di un'agricoltura irrigua, sono il risultato di iniziative di singoli proprietari terrieri. Una delle città protagoniste è Milano. L'obiettivo della borghesia, impegnata ad acquisire terreni ed a investire denaro, era quello di produrre denaro attraverso la commercializzazione delle produzioni. Si è venuto a imporre un sistema di tipo pre-capitalistico. L'agricoltura dell'alta pianura è ancorata alle comunità locali e risente della carenza d'acqua d'irrigazione. L'organizzazione agricola, nella bassa pianura, si esplicava con grande proprietà terriera; conduzione con la manodopera salariale; tecniche per l'uso delle acque (che prevedevano iniziative concordate che daranno poi origine ai consorzi di bonifica basati sui principi di cooperazione). La bassa pianura ha le condizioni favorevoli per far prosperare l'agricoltura capitalistica


Il binomio agricoltura-industria

Nel 1800 prende avvio la Rivoluzione Industriale: l'economia industriale dell'alta pianura prende il sopravvento sull'economia agricola della bassa pianura. Il peso della vita economica e culturale di Milano e dei centri legati all'alta pianura, sottrae popolazione alla bassa pianura. Dopo la 2 Guerra Mondiale, l'agricoltura si meccanizza e si riconverte, sfasciando l'organizzazione rurale passata. Tutto parte dunque dall'alta pianura, con effetto trascinatore della bassa pianura che assimila l'industria adottando, oggi, un'agricoltura avanzata.


La dilatazione della città-regione e il "triangolo verde"

La monocoltura prevede che la bassa pianura lombarda resti fedele alla sua originaria vocazione agricola, in modo da evitare l'omologazione al paesaggio del capannone. Per salvaguardare la ruralità, sarebbe necessaria una politica che tenga redditizia e produttiva l'agricoltura irrigua e impedisca l'urbanizzazione

Nella bassa pianura la densità di popolazione è bassa, lo spopolamento rurale iniziato negli anni '50 è stato riequilibrato dall'arrivo degli immigrati, in questa area si parla di dispersione ma non di diffusione urbana. La bassa pianura possiede una struttura territoriale fondata su una fitta rete di centri gerarchizzata, ricalca quella originaria dell'organizzazione agricola legata alle cascine. Dove c'è il dominio esclusivo dell'economia agricola, vi sono condizioni di vita inferiori (emarginazione, spopolamento) rispetto agli standard dell'alta pianura. Perché la bassa pianura sia vivibile, deve esserci un sistema di comunicazioni efficiente, che integri bassa e alta pianura. Perché questo spazio si conservi come area verde, deve conservare la sua identità, diversità, e deve mantenere la produttività.    


Per un governo delle trasformazioni in atto

I problemi che si pongono per la difesa delle peculiarità regionali riguardano due tipi di trasformazioni in atto: 1)la penetrazione verso sud delle urbanizzazioni; processi di razionalizzazione delle pratiche agricole, e alle politiche culturali esterne. Più marcati sono i rapporti delle diverse aree con i processi di urbanizzazione. Progetto di intervento per la tutela del "triangolo verde": sostenere l'agricoltura dove essa trova un'efficiente organizzazione e condizioni favorevoli; sostenere aree ad agricoltura specializzata (risicoltura); riconvertire l'uso del suolo nelle aree dove l'agricoltura è povera; incoraggiare l'impianto di alberi; tutelare le fasce verdi lungo i fiumi; valorizzare le memorie storiche e i centri storici.


La dimensione culturale nel paesaggio basso-lombardo

Cattaneo riconosceva l'importanza dell'intervento antropico nella costruzione del paesaggio basso lombardo, non solo in termini di quantità, ma anche di qualità ed estetica: il geometrismo che deriva dalla centuriazione romana, le cascine del '400 e del '500. Le forze produttive che spingono continuamente il paesaggio a mutare, hanno contribuito a far emergere il bisogno di conservazione degli elementi indentitari. Le celebrazioni letterarie hanno contribuito al riconoscimento dei valori del paesaggio: Virgilio, Manzoni, lo stesso Cattaneo.


Per una rinascita della campagna

Negli ultimi anni si è verificato un allontanamento del cittadino dalla campagna, la scomparsa del mondo contadino, l'imporsi della monocoltura e della meccanizzazione. E' necessario far rivivere la campagna, attraverso politiche di promozione delle campagne, integrate con la riconversione culturale del rapporto contadino/paesaggio. Il coltivatore dovrà assumersi il compito di prestare un'attenzione nuova al paesaggio: dovrà considerare il suo campo come spazio di produzione personale, ma anche come spazio accattivante, fruibile da tutti. Si dovrà costituire una sorta di complicità cittadini/contadini. Questo processo di integrazione dell'area agricola nell'organismo della megalopoli sarà di lunga durata, e dovrà essere incentivato da politiche adeguate, sarà però favorito dal fatto che la bassa pianura irrigua non è ancora diventata preda dell'espansione megalopolitiana. 


Cap. 10 - LA GENTE DELLA MEGALOPOLI

Lavoro e residenza

I pendolari giornalieri che si dirigono al lavoro creano traffico sulle maggiori arterie stradali e ferroviarie. Alla base dell'economia della megalopoli sta la varietà di attività e la loro varia distribuzione. I pianificatori locali della megalopoli non hanno tenuto conto delle esigenze degli abitanti, ma degli interessi dei costruttori, così la distribuzione delle abitazioni nei confronti dei luoghi di lavoro non è sempre funzionale. Tuttavia le possibilità e le situazioni sono varie. Nelle periferie metropolitane le differenziazioni sociali sono più evidenti, poiché l'urbanesimo delineatosi tra gli anni '60-'70 ha risposto alle esigenze degli immigrati del sud, che hanno creato "aree riconvertite"in cui vi si trovano appartenenti a una stessa classe sociale, immigrati dell'Africa, slavi. Il bisogno di aggregazione dei compaesani diventa una necessità, considerando che non esiste una politica che favorisca il loro inserimento nella megalopoli.


Il gioco metropolitano e le libertà

Il cittadino megalopolitiano ha il lavoro, la casa con tutti i comfort, l'automobile, dispone di tempo libero (fine settimana). Ma la dimensione del vivere d'oggi trascura il sociale e il politico. L'abitante della megalopoli non è cosciente che il suo agire locale possa determinare il globale. Movimenti, come il leghismo, non hanno mai dato attenzione agli effetti benefici che la partecipazione può avere sulla costruzione di una città. E' interessante sapere come gli abitanti della megalopoli sentono, vedono, vivono, vorrebbero la loro condizione all'interno della megalopoli stessa.


L'operaio della Fiat

Contento della vita spesa in fabbrica, ricorda il suo povero paese, egli si sente torinese (sebbene originario di Matera), ed è orgoglioso di aver partecipato al progresso dell'Italia. La fabbrica oggi è cambiata, robotizzata, non c'è più passione per il lavoro.


La casalinga

Donna semplice e appagata, non ha un alto livello culturale e vive interamente nella dimensione del privato, poco consapevole di far parte di uno spazio come quello padano, in un certo senso subisce questa condizione. Possiamo definirla una protagonista secondaria.


Gli studenti di urbanistica

Denotano un bisogno di natura: quelli che abitano a nord di Milano fanno riferimento alle montagne, quelli che abitano a sud si riferiscono ai fiumi, vi sono pochi riferimenti alla campagna. Emerge un rifiuto, quasi generale, della megalopoli, e vengono privilegiati mondi esotici, poiché i giovani sono vittime del modello imposto dal consumismo. Alcuni hanno indicato il paesaggio alpino come mondo ideale in cui vivere, altri il luogo dove abitano. Essi hanno una concezione egoistica dello spazio, e sognano la costruzione di una megalopoli non per tutti.




Gli immigrati dei paesi poveri

Sono interessati al lavoro e vorrebbero impiantare le attività che svolgono nel loro paese, sono grati all'Italia. A loro piace la montagna, il lago di Garda e il traffico, poiché vivevano in villaggi. Pensano che l'Italia sia un paese industriale, mentre il loro è commerciale. Sentono la mancanza della famiglia e metà di loro vorrebbero tornare nel loro paese, mentre l'altra metà pensa di stabilirsi in Italia. Vivono emarginati, e la megalopoli per loro non esiste poiché frequentano solo gli spazi che li legano al lavoro.


Cap. 11 - IL PARERE DEGLI ESPERTI

Caratteri delle megalopoli (Gottmann)

La densità dell'insediamento crea reti di relazioni sovrapposte e rendono unita e interconnessa l'interdipendenza tra le diverse componenti interne della megalopoli. Emergono differenti componenti spaziali che costituiscono il sistema.


La megalopoli come mosaico di paesaggi (Gottmann)

Le numerose zone differenti, insieme formano un mosaico di paesaggi, tipi di utilizzazione del suolo, funzioni economiche, generi di vita. Per poter funzionare ci dovrebbe essere armonia, ma la megalopoli non si caratterizza per l'equilibrio e la stabilità, è piuttosto un insieme di spinte, un processo di sviluppo.

La megalopoli deve essere polinucleare, ciascun elemento deve conservare individualità, lunga tradizione storica, e convivenza economica.


La megalopoli triangolare (Merlini)

La megalopoli corrisponde all'intera fascia settentrionale, in cui riconosciamo una somma di aree metropolitane, in cui i centri più grossi assumono funzione nodale gerarchica.


La megalopoli come giustapposizione di sistemi urbani (Saibene)

Rileviamo la tendenza alla formazione di sistemi urbani regionali, come quello del triangolo industriale, compresi quelli emiliano e veneziano. La posizione di questi sistemi, le aree di influenza, i diversi caratteri degli apparati produttivi, i collegamenti internazionali, potrebbero apparire come preludio per una loro futura connessione.


Megalopoli come rete di città (Dematteis)

La gerarchia urbana è a 2 livelli: livello locale (organizzazione locale regionale), livello internazionale (attività inserite nella rete degli scambi internazionali). La megalopoli padana è una forma di organizzazione urbana articolata su questi due livelli gerarchici. Essa è una rete policentrica di livello metropolitano, che poggia su una fitta reticolarità, che trova a livello più basso, localizzazioni diffuse.


Il locale e il globale della megalopoli (Dematteis)

L'esistenza e il rafforzamento di città che sono contemporaneamente sistemi locali e nodi di reti globali (polarizzazione urbana in un mondo di reti globali) è un paradosso. Solo reintroducendo l'autonomia del locale, senza ignorare l'azione delle reti globali, potremo dare rappresentazioni sensate del mondo odierno. Le reti globali, per funzionare, devono attingere alle reti locali. I valori locali vengono trasformati in valori universali e trasmessi nelle reti globali, come fattori strategici della competizione a livello internazionale.


Contro la città sparpagliata (Camagni)

Nella città diffusa vi è una serie di piccole polarità integrate in reti connesse di trasporto e comunicazione. Questo modello presenta 2 limiti: ha bisogno di direttrici viarie ampie, e possiede una mescolanza, fra residenze e piccole unità di produzione industriale, che guasta il paesaggio. Il modello policentrico risponde a questi limiti mantenendo il senso della città compatta tradizionale, e moltiplica i centri, integrandoli in un sistema di trasporto.


Per la difesa dei valori ambientali (Gambino)

I valori ambientali favoriscono il successo dei nodi e delle reti urbane, essi incidono nell'evoluzione di reti interne e esterne delle città.


A. VALLEGA - LE GRAMMATICHE DELLA GEOGRAFIA


Cap. 1 - Luogo e territorio


Grammatica razionalista ha un linguaggio ben definito, il geografo parla di spazio geografico, rappresentandolo come una tessitura di strutture. Nel territorio, inteso come spazio tangibile, vi è una catena di relazioni causali, in cui si identificano gli spazi omogenei, evidenziando le regolarità del territorio. Il concetto di localizzazione ci permette di capire perché/come un dato elemento sia sorto ed espanso in un determinato punto della superficie terrestre, quello di distribuzione come/a causa di cosa un complesso di elementi si è insediato in un territorio, modificandone le funzioni, quello di concentrazione spiega, come alcuni elementi si siano addensati in una certa area. La grammatica razionalista non considera il soggetto e il legame spazio geografico/soggetto è costituito dalla ragione. Il simbolo è un elemento di spiegazione dell'oggetto.


Grammatica Umanistica il geografo parte dal soggetto e considera la superficie terrestre solo in rapporto al soggetto. Elemento cardine della rappresentazione è il luogo, inteso come sito di estensione variabile che possiede un'unica connotazione simbolica. I luoghi sono fonti di impatti emotivi, e vengono chiamati topofilia (unione fra luogo fisico e sentimenti da cui è avvolto), eterotopia (luogo reale inserito in uno spazio dal quale differisce), non-luoghi (risultato di 3 eccessi tempo-spazio-ego che differenziano i simboli caratteristici di spazi e luoghi urbani), iperluoghi (luoghi che appartengono all'immaginazione e nascono dall'azione di simboli ad elevata ambiguità). Dalla seconda metà del '900 Lehmann ha stabilito un sistema nel quale soggetto e oggetto interagiscono fra loro dando vita a un sistema soggetto/oggetto. Il simbolo è finalizzato a comprendere (raggruppare) l'oggetto.


Le 2 grammatiche non possono comunicare, ma possono coesistere.

Confronto fra grammatica razionalista e grammatica umanista


Base speculativa

*      g. razionalista teoria razionalista,

*      g. umanista teorie non razionaliste;


Movimenti filosofici di riferimento

*      g. razionalista positivismo, strutturalismo,

*      g. umanistica spiritualismo, post strutturalismo, post modernismo;


Indirizzi geografici di riferimento

*      g. razionalista determinismo, possibilismo;

*      g. umanistica umanista, post modernista, semiotico;


rapporto soggetto/oggetto

*      g. razionalista esclusione del soggetto;



*      g. umanistica primato del soggetto sull'oggetto;


Metanarrazione di riferimento

*      g. razionalista progresso;

*      g. umanistica nessuna;


Narrazione di riferimento

*      g. razionalista sviluppo, sviluppo sostenibile;

*      g. umanistica nessuna;


Discipline collegate alla geografia

*      g. razionalista ecologia, economia, filosofia, architettura, urbanistica;

*      g. umanistica sociologia, antropologia culturale, filosofia, architettura, urbanistica;


Referenti primari

*      g. razionalista spazio geografico;

*      g. umanistica luogo;


Tipi di luogo

*      g. razionalista luogo tangibile;

*      g. umanistica topofilia, eterotopia, nonluogo, iperluogo;


Rappresentazione della territorializzazione

*      g. razionalista simbolizzazione razionalista a bassa ambiguità;

*      g. umanistica simbolizzazione esistenzialista ad alta ambiguità:


Natura della teoria

*      g. razionalista spiegazione;

*      g. umanistica comprensione;


Parole chiave

*      g. razionalista ragione, localizzazione;

*      g. umanistica emozione, luogo.



Geografia fisica indaga gli aspetti naturali del territorio;

Geografia umana → indaga e rappresenta le manifestazioni territoriali prodotte dalla presenza umana e dal suo rapporto con la natura;

Territorializzazione → intervento dell'uomo sulla superficie terrestre e conseguente trasformazione della natura



Indirizzi riferibili alla grammatica razionalista:

determinismo: le comunità umane s'insediano sul territorio e ne sfruttano le risorse, il geografo indaga le influenze esercitate dalla natura ('800-'900 Ratzel);

possibilismo: influenze dell'ambiente nei riguardi delle comunità umane e possibilità che l'ambiente offre alle singole comunità ('900 P.V. de la Blache);

funzionalismo (strutturalismo): la territorializzazione si esprime con insiemi di elementi connessi da relazioni, dalle quali si produce la differenziazione dello spazio geografico ('900 Christaller, Hartshorne);

teoria del sistema generale: creazione di sistemi territoriali aperti che interagiscono con l'ambiente esterno/interno e si dirigono spontaneamente verso determinati obiettivi;

teoria del sistema complesso: rappresentazione del territorio confrontando un'idea generale della realtà con le caratteristiche dei luoghi e degli spazi.


Indirizzi riferibili alla grammatica umanistica:

umanistico: la territorializzazione è la partecipazione dei luoghi nella sfera esistenziale del soggetto, il geografo indaga come i luoghi vengono percepiti;

postmodernismo: la territorializzazione è il frutto del rapporto fra modernità e postmodernità;

semiotico: la territorializzazione ha alla base un processo di simbolizzazione dei luoghi;

spiritualista: la territorializzazione è il frutto dell'incontro fra natura e spirito umano, che fa insorgere emozioni, dalle quali scaturiscono immaginazioni.





Cap. 2 - Semiotica geo-grafica


Telerilevamento → sistema di rappresentazione che consiste nella produzione di immagini della superficie terrestre, attraverso punti di vista posti a grande altitudine, facendo uso di sensori. Le componenti principali sono piattaforma, vettore per ottenere le immagini; sensori, mezzi per acquisire le immagini; immagini fotografiche; immagini non fotografiche; tematismi, acquisizione di immagini pertinenti a specifici oggetti; rappresentazione.


Geographical Information System (GIS) → apparato informativo multifunzionale basato sulla combinazione di dati territoriali con altri tipi di dati. E' interattivo, poiché consente un dialogo continuo tra computer e operatore, è multimediale, poiché include qualunque tipo di informazione.


Carta geografica → rappresentazione ridotta, approssimata, e simbolica, della superficie terrestre, o di una sua porzione.


Simbologia e iconologia fra le e grammatiche:


Grammatica razionalista: predilige la realtà tangibile, oggettivamente trasferibile sulla carta. Utilizza i simboli perché il rapporto segno/significato è predeterminato e univoco. La carta geografica su base razionalista si rivolge alla ragione, esibisce.


Grammatica umanistica: predilige la realtà intangibile, non oggettivamente determinabile. Utilizza le icone poiché ricordano la forma dell'oggetto e suscitano emozioni nel lettore, che crea significati non predeterminati. La carta geografica su base umanistica si rivolge alla sfera esistenziale e comunica.


Cap. 7 - Territorio e paesaggio


Il paesaggio nella geografia positivista (1750-1900): il paesaggio si esaurisce nella morfologia (forme naturali);

Il paesaggio nella concezione vidaliana (1900-1950): la natura è un campo generatore di opportunità e condizionamenti per le comunità umane, possibilità di intervento e creazione di forme del territorio, la cultura fa si che ogni luogo possegga un proprio paesaggio, originando la diversificazione del territorio;

Il paesaggio nella geografia d'ispirazione sistemica ('70-'80): idea del paesaggio come manifestazione di un geosistema 1 tappa)il territorio come mosaico di geosistemi; 2 tappa) paesaggio come manifestazione di geosistemi; 3)dal paesaggio al geosistema.

Il paesaggio secondo l' indirizzo umanistico: nei luoghi si possono cogliere i rapporti fra sfera esistenziale dell'individuo e territorio. Questa visione ha generato due varianti di rappresentazione e progettazione del paesaggio: una ispirata al razionalismo e una ispirata dal desiderio di sfuggire al razionalismo.

Queste due prospettive sono parallele, poiché riguardano lo stesso oggetto ma si sviluppano lungo itinerari non collegati. tra loro:


*      Grammatica razionalista s'ispira allo strutturalismo: la rappresentazione convenzionale approda a una conoscenza oggettiva del paesaggio, rileva le forme del territorio. Essa tende a spiegare il paesaggio individuando i rapporti di causalità tra gli elementi che lo compongono, si pone di scoprire un ordine sulla superficie terrestre, come realtà oggettiva. Il rapporto soggetto/oggetto: il paesaggio è assunto come realtà esterna al soggetto;


*      Grammatica umanistica s'ispira alla visione semiotica: la territorializzazione ha alla base un processo di simbolizzazione dei luoghi, le condizioni esistenziali dell'individuo sono poste al centro dell'indagine. Si cerca di dare un significato ai simboli. Essa cerca di comprendere il paesaggio. Il rapporto soggetto/oggetto: il paesaggio è assunto come spazio esistenziale dell'individuo.


Il paesaggio nella politica: scala europea (scala continentale) scala internazionale (scala globale).


Scala europea: la Convenzione Europea del Paesaggio definisce il paesaggio come una determinata parte di territorio, così com'è percepita dalle popolazioni il cui carattere deriva dalle interrelazioni fra fattori naturali e/o umani. Emergono 2 componenti concettuali:

RAZIONALISTA: la sorgente del processo cognitivo è la ragione, il paesaggio è visto come porzione di territorio, la natura del processo cognitivo è l'identificazione di forme derivate dall'iterazione uomo/natura, il risultato del processo cognitivo è la spiegazione;

UMANISTICA: la sorgente del processo cognitivo è l'emozione, il paesaggio è uno spazio geografico percepito dalle comunità, la natura del processo cognitivo è l'attribuzione di simboli/valori ai luoghi, il risultato del processo cognitivo è la comprensione.


Scala internazionale: l'UNESCO ha inserito il paesaggio nella Convenzione sulla protezione delle eredità naturali/culturali del 1972, l'UNESCO rivolge la propria azione non al paesaggio in se, ma al paesaggio culturale.







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