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STORIA DELLA GEOGRAFIA

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STORIA DELLA GEOGRAFIA


Coppelle della Val Camonica (4000 a.C.): piccole coppe scolpite scavate nella roccia, che forse riportano rappresentazioni di centri abitati.


Incisioni camune: su roccia. Rappresentano capace e uomini. Una di esse contiene la mappa di un intero villaggio, e dei campi circostanti, delimitati da linee che collegano le capanne tra di loro.


In Asia Minore (II mill. a.C.) pianta di città sovrastata da un vulcano.


Pittura micenea (1500 a.C.) rappresentante una città con un porto e un fiume.


Papiro egiziano (XIII sec. a.C.) con una carta della Nubia, con rappresentazione di un vilaggio e del mar Rosso: è un esempio di cartografia vera e propria.





NASCITA DELLA SCRITTURA: introduzione della misurazione, empiria come capacità di misurazione del vicino. È un'empiria che realizza progressi che verranno scientizzati solo più tardi, ma non fa progredire la visione del mondo, perché è vincolata all'esperienza sensibile. Serve un metodo che consenta di anticipare la visione di ciò che ancora non si conosce.


Rivoluzione milesia (VI sec. a.C.): affermazione della possibilità di immaginare i confini della terra senza averli mai visti, sanzione della prevalenza del ragionamento astratto sull'empiria (Talete riuscì a prevedere una carestia: capacità di anticipare ciò che ancora non si conosce). Disegno ionico del mondo (pittorico, con Asia Minore al centro).


Tavoletta babilonese con disegno del mondo: un cerchio con al centro Babilonia, intorno i monti e nella fascia è esterna il mare.


In Cina "planisfero" quadrato (con la Cina al centro).


Pitagora (V sec. a.C.): astrazione, formulazione in termini numerici di quanto precedentemente applicato nella 242d31c pratica. Tutto è misurabile.

Primi discorsi corografici degli storici: geografia come scenario da conoscere x comprendere la storia.


Erodoto: lettura deterministica del rapporto uomo-ambiente (es. paesi fertili > uomini molli > uomini inclini alla servitù > monarchie assolute in Mesopotamia).


Età alessandrina: RIVOLUZIONE: la scientificità diventa metodo, sia nella cartografia che nell'analisi del mondo.

I Tolomei organizzano la cultura della capitale, tentando di mettere sotto controllo il sapere per garantirsi l'esclusività della conoscenza.


Aristarco di Samo (III sec. a.C.) sviluppa una teoria eliocentrica (insabbiata dai Tolomei perché destabilizzante).


Euclide di Megara, con la sua geometria, fornisce una sintassi del modo di disegnare la terra.


Dicearco da Messina, due generazioni prima di Eratostene, fissa una linea immaginaria (diaframma di Dicearco), passante per Gibilterra e Rodi, e colloca le altre località in relazione ad essa.


Eratostene, consapevole delle distanze terrestri e dell'idea colombiana per cui andando verso ovest è possibile raggiungere le Indie, misura la circonferenza terrestre, e sviluppa il primo planisfero scientifico, inaugurando la metodologia moderna, basata su un reticolato geografico. Il meridiano e il parallelo principali passano per Rodi e Alessandria. Inizia la perdita della terza dimensione, che si recupererà poi solo nell'800 con le isoipse.


Polibio: interesse per il rapporto uomo-ambiente. Il determinismo fisico più sostituito da uno fisiologico-politico.


Strabone (I sec. a.C.): 17 libri di geografia, di cui i primi 2 contengono le basi scientifiche della cartografia. Fissa l'ordine di lettura della carta, in senso circolare dall'Iberia verso nord, est e ritorno passando per il Mediterraneo meridionale. Opera romanocentrica dalle numerose imprecisioni, sia per quanto riguarda le misure della terra, sia sui piccoli dati locali. Abbandona la concezione deterministica e rivaluta la capacità di azione umana e le singolarità locali (la cui conoscenza richiede lo studio di storia, costumi e diritto dei vari popoli). La geografia diventa così a pieno titolo sapere politico necessario al buon governo.


Augusto coglie gli spunti di Strabon promuovendo una cartografia ufficiale basata su itineraria e carte stradali. Con Agrippa fa collocare nel foro l'orbis pictus, rappresentante il dominio di Roma e la sua rete sdìtradale.


Vitruvio Pollione mostra già i sintomi della decadenza scientifica: alla speculazione subentrano lo spirito pragmatico tipicamente romano e il gusto crescente per l'enciclopedismo intero come mera catalogazione la sua opera presenta spunti interessanti di urbanistica ed etnografia, ma non riesce a dare spiegazioni scientifiche (giustizia la diversità di timbro vocale tra uomini del nord e del sud con la distanza dalla stella polare!).


Claudio Tolomeo (II sec. d.C.): considerava la geografia come momento essenziale per la preparazione alla cartografia. Realizzò planisferi con proiezione tronco-conica, e determinò, anche se in modo impreciso, latitudine e longitudine di 8.000 località. A livello cosmologico teorizzò un universo finito, sferico e geocentrico, basato sulla teoria dei moti planetari; a livello geografico superò il determinismo fisico e climatico degli alessandrini in modo peggiore, integrando con un determinismo di tipo astrale.


III sec. d.C. : la geografia va perdendo il valore di scienza e assume sempre più connotati esoterici. Sopravvive invece la cartografia 'pratica', in particolare a Roma, dove si trova un intero palazzo di mappe catastali e ferve la produzione di itineraria , il cui esemplare migliore è dato dalla Tabula Peutingeriana (rivista fino all'XI sec. a.C.), un rotolo pergamenaceo di 33 x 601 cm., contenente una carta stradale tascabile da viaggio. La geografia vi è stravolta, con l'Africa ridotta a una striscia e il mare che sembra un fiume; vi sono riportate le strade e le distanze esatte in stadi tra le varie località; vengono utilizzati simboli per indicare le località in funzione di servizi, alloggio o altre caratteristiche (p. es. l'imperatore in trono per Roma): è una carta tematica.




476 d.C.: CROLLO DELL'IMPERO ROMANO: con l'impero crolla anche l'organizzazione della cultura (salvo in alcune isole monastiche). Gli studi geografici spariscono e l'unica descrizione lecita del mondo resta quella della Bibbia, e si sceglie di non riconoscere certe realtà anche evidenti pur di non contraddirla.


Costantino d'Antiochia, detto Cosma Indicopleuste, mercante e viaggiatore e poi monaco, scrive una Topografia cristiana del mondo, in cui il firmamento è una doppia volta a botte (acque celesti + paradiso), la terra è piatta e rettangolare, e il sole si nasconde dietro una montagna. Era un esperto navigatore e senz'altro sapeva che almeno alcune di queste cose erano false, ma in una cosmologia non poteva sostenere le proprie conoscenze.


Nell'XI sec. si torna al mondo circolare, rappresentato come una T (Mediterraneo e fiumi), inscritta in una O (l'Oceano) che descrive un mondo tripartito in Europa, Asia, Libia 8in funzione del trinomio Sem, Cam e Japhet). In questa (che si trova in un codice di Sallustio ma che con esso non ha alcun rapporto) e in altre carte l'est è posto a nord, perché il sole è figura sacra e va posto in alto. Tendenzialmente compaiono solo nomi di città biblici.


Nel XIII sec. si diffondono nuovamente gli itineraria, in particolare sotto forma di guide per i lunghi pellegrinaggi.


Planisfero di Hereford con Cristo in cima, usato come pala d'altare.


Planisfero di Edstorf, pala d'altare rappresentante il mondo con a est la testa di Cristo, a ovest i piedi, e a nord e a sud le braccia. La geografia descrive un'idea di mondo (l'abbraccio del Cristo pantrocratore), ma non il mondo.


L'ORIENTE : il mondo arabo assorbe la cultura dei popoli conquistati (Alessandria, la grecità bizantina, l'India) e vi si alternano rappresentazioni schematiche, anche se meno allegoriche di quelle cristiane (come il planisfero di Alpistacci) e mappe più precise, che nella cura per le proiezioni e per la rappresentazione dei meridiani, paralleli e contorni denotano la conoscenza dell'esperienza alessandrina.

Nel XIII sec. El-Idrisi costruisce un planisfero basandosi sui dati raccolti da messi e disegnatori da lui stesso inviati in giro per il mondo: il risultato è buono ma non molto più preciso elle mappe occidentali. Si tratta di un disegno, con molti errori e deformazioni. Come in tutte le mappe arabe in sud sta in alto e la Mecca e Medina al centro del mondo.

Dal XIV sec. in poi, anche in area islamica prevarrà una geografia fortemente influenzata dalla rivelazione cranica.

In Cina nel XIV sec., viene sviluppato un sistema reticolare in cui meridiani e paralleli incrociandosi formano quadranti.


Nel XIII-XIV sec. si sviluppa la cartografia nautica. Il primo esemplare ritrovato è una carta pisana che presenta una riproduzione quasi perfetta dell'andamento costiero, una ricca toponomastica e un reticolato a rombi basato sulla rosa dei venti. Nascosto botteghe artigiane a tradizione familiare specializzate nella produzione di carte nautiche, che sopravvivranno fino al XVII secolo.


1318: Atlante Vesconte (famiglia genovese di cartografi).


atlante di Andrea Bianco.

Primi del '400: Jacopo dell'Agnolo traduce la Geografia  di Tolomeo corredandola di riproduzioni della carte (non si sa se originali). Grazie alla stampa il successo è enorme, e dalla semplice riproduzione si passa al recupero del metodo, per la produzione di tabulae novaeda affiancare alle veteres.


carta del Toscanelli (si dice Colombo l'avesse).


Fine '400: mappa: mappamondo di fra' Mauro Camaldolese: miglior delineazione dei contorni terrestri, ma manca il riferimento a meridiani e paralleli.

Mappamondo di Martello: contorno della terra accettabile.


1560-70: ad Anversa viene stampato, ad opera di Abramo Ortello, il Theatrum Orbis Terrarum, considerato il primo vero atlante di carte geografiche, compilato sistematicamente con la collaborazione della maggior parte dei geografi dell'epoca, tra cui molti italiani, in base alle conoscenze e ai risultati delle ultime esplorazioni. Include 70 nuove ed originali carte di diversi autori, rappresentate in 53 tavole incise in rame e tutte disegnare con un criterio uniforme.


Nel xvii secolo vengono poste le basi per l'analisi della terza dimensione, con il rilevamente geodetico a triangolazione (e non più per posizione astronomica assoluta); si sviluppa la cartografia topografica regionale; l'invenzione del barometro consente di realizzare i primi altimetri, ovviamente ancora assai imprecisi (perché la pressione non dipende solo dall'altitudine; alla misurazione scientifica delle altezze si arriverà solo intorno al 1810).


XVII SECOLO

Galileo contribuisce all'affermazione del sistema eliocentrico e al perfezionamento delle misurazioni alessandrine.



L'olandese Bernardo Varennio scrive una Geographia generalis, inizialmente ignorata ma riscoperta vent'anni dopo grazie all'edizione con prefazione curata da Newton. L'opera, divisa nelle sezioni astronomico-matematica, fisica e umana, parte da descrizioni regionali per arrivare a conclusioni generali, cogliendo i nessi di causalità fra fenomeni fisici e umani: la geografia diventa scienza, in quanto arriva a individuare le spiegazioni dei fenomeni. Questo modo di procedere dal particolare al generale introduce per la prima volta la distinzione tra una geograia regionale di tipo descrittivo e una geografia generale di tipo esplicativo.


1679: Cassini e altri danno il via alla realizzazione della prima grande carta topografica moderna della Francia, su incarico del re, che vi scorge la possibilità di un'organizzazione più razionale dello spazio.


Primo '700: Philippe Buache studia i fenomeni geologici legati ai fiumi e individua l'unità geografica minima nel bacino idrografico (è influenzato dalla morfologia francese: un discorso del genere sarebbe improponibile, per esempio, per un territorio come quello italiano).


XVIII sec.: due filoni: da un lato si riduce la geografia scientifica a pura geografia fisica (e in quest'ambito rientrano le prime cattedre di geografia istituite a fine '700 e occupate tra gli altri da Kant) dall'altro si assiste ad una ripresa del sapere geografico, in funzione dell'utilizzazione del territorio. E nell'ottica di 'definire per organizzare', mentre la disciplina è affaiata sempre più a ingegneri e architetetti militari, nascono i primi tentativi di modellizzazione e pianificazione: Petty, Stewart e Denhan cercano di identificare il raggio di territorio circostante un centro abitato che dev'essere coltivato per garantire il sostentamento della città.


Alexander von Humboldt, grande viaggiatore, indaga in prima persona la distribuzione spaziale dei fenomeni, ricercando analogie nella ripetizione delle combinazioni dei vari elementi fisici tra di loro o con l'uomo. Nella sua opera, I quadri della natura (già nel titolo evidentemente rivolta al grande pubblico di simpatie romantiche piuttosto che agli ambienti accademici), insiste sul principio di coordinazione e interdipendenza dei fenomeni, e per primo arriva a notare cose che poi diverranno quasi banali, come la correlazione tra altitudine, esposizione, precipitazioni e tipologie vegetali.


Karl Ritter, contemporaneo di Humboldt, adotta un approccio di tipo prettamente accademico, arrivando a creare una scuola di pensiero. La categoria fondamentale che adotta è quella di interrelazione, che lo porta, partendo da un'analisi storica, a pervenire a spiegazioni di tipo deterministico.


Fine '800: Friedrich Ratzel, di formazione naturalistico-biologica, nella sue opere Antropogeografia e Geografia Politica analizza la storia dello sviluppo umano sulla terra e ne delinea il quadro geografico. Nella sua visione del mondo la storia umana è caratterizzata dall'espansione, ed è pertanto in rapporto con gli spazi più o meno ampi, più o meno adatti a sé, che l'uomo incontra. Per la prima volta si pone una distinzione tra zone ecumeniche (abitabili) e anecumeniche. Queste ultime, non sono tali per natura, bensì in funzione della cultura (Kultur) dell'uomo, intensa come somma di valori e mezzi tecnologici. Quella che nelle altre specie è lotta per la sopravvivenza è per l'uomo lotta per il progresso, per l'abbattimento dei limiti spaziali, per il passaggio dalla condizione primitiva dei Naturwolker a quella evoluta dei Kulturwolker. Nei Naturwoljer, sostanzialmente allo stato di natura, è possibile osservare agevolmentel l'azione di leggi deterministiche, mentre ciò non accade con i Kulturwolker, tra i quali ciascun gruppo umano elabora risposte differenti. Ratzel fu ingiustamente accusato di un detemrminismo esasperato (che in realtà riconosceva solo per i popoli primitivi( e di aver posto le basi per la politica tedesca dello 'spazio vitale' (ma egli non elaborò una teoria organica delle nazioni, che invece va ascritta allo svedese Ksellen).


Nel '900, Paul Vidal del Brache inaugura la scuola francese, che resterà in auge fino agli anni '30. Formatosi come filologo classico e archeologo, ritiene che la natura offra all'uomo non limita ma possibilità, e l'organizzazione dei rapporti tra l'elemento antropico e ambiente fisico dipende dalla scelta da parte dell'uomo del tipo di risposta da attuare. Da qui lo studio per generi di vita, fondato sull'idea che i gruppi umani si caratterizzino in base alla capacità di scandire il proprio tempo all'interno di organizzazioni spaziali peculiari (possibilismo).


Negli anni '50 si diffonde l'idea della geografia come scienza dei luoghi, da fondare su un'analisi innanzitutto spaziale. In quest'ottica Ullman introduce i concetti di sito (insieme delle caratteristiche fisiche e antropiche che distinguono un luogo da un altro) e posizione (relazione reciproca tra i luoghi), fondamenti per esempio nell'analisi delle città, ciascuna delle quali ha un sito ed una posizione.


Negli anni '60 si va facendo straa l'idea per cui una scienza che sia tale dev'essere nomotetica, e cresce quindi l'esigenza di dare anche alla geografia un impianto modellistica in grado di proporre leggi universalmente valide. Questa esigenza, insieme allo sviluppo dell'informatica, porta ad una geografia quantitativa, ridotta a un gioco di modelli matematici, considerati tanto più precisi quanto più inzeppati di dati.


Negli anni '70, in relazione agli eccessi della visione modellistica, della geografia quantitativa e dell'ottimizzazione ingegneristica, si fa strada la radical geography basata sul marxismo, fondamentalmente una geografia di classi, che finisce per negare l'importanza ai luoghi, e, in definitiva, per perderei vista il concetto generale della geografia.


Negli anni '80 Von Bertalanffy propone una teoria generale del sistema, spostando il discorso dalla descrizione dei singoli elementi allo studio del loro funzionare come una struttura complessa. Struttura che risulta orientata di volta in volta da processi particolari, tra i quali spicca la lotta tra gli elementi, fondamentale per mantenere il sistema attivo.


Negli anni '90, grazie soprattutto al progredire dei mezzi di comunicazione, si sviluppa a livello mondiale la prospettiva ecologista, che si affianca a quella di una geografia culturale.








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