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Teatro d'opera in Europa

musica



Teatro d'opera in Europa


Modello dell'opera italiana già alla fine del Seicento imposto in tutta Europa.

Fuori dall'Italia Vienna era la capitale di maggiore prestigio.

Eccezione Parigi, unica capitale europea che fosse riuscita a creare un teatro proprio molto vitale. Cosiddetta "opera seria" era il melodramma di genere più nobile. Amore rappresenta la forza motrice di tutti gli eventi e il dovere morale era una forza altrettanto importante.

Racconto della vicenda era affidato al recitativo secco o accompagnato. Intorno al 1730 la grande maggioranza delle arie operistiche italiane erano orami arie col da capo, a testimoniare anche il favore di cui questa forma godeva sia presso i cantanti sia presso il pubblico.

Movimento di riforma del teatro musicale ebbe uno dei suoi punti di forza iniziali in Apostolo Zeno (1668-1750) il quale dopo che fu nominato poeta cesareo presso la corte viennese lanciò buone idee che avrebbero dovuto ridurre gli abusi e ridare una maggiore dignità artistica allo spettacolo operistico. Ha in mente la dignità della tragedia antica. Promuove la collocazione dell'aria alla fine dell'episodio narrato, cioè dopo i dialoghi in stile recitativo per far sì che il cantante ricevuta la sua dose di applausi uscisse di scena e permettesse il cambio dei personaggi. Libretti più noti musicati da Alessandro e Domenico Scarlatti.



Riforma acquista fisionomia grazie al suo successore, Pietro Metastasio (1698-1782), il più grande librettista del Settecento. Scrisse solo 27 libretti ma su di essi si composero circa 900 opere. Riforma: riduzione del numero delle arie, diminuzione dei cambiamenti di scena. Quasi tutti i musicisti del Settecento musicarono i libretti di Metastasio.

Successo dell'opera seria napoletana dopo successo della metastasiana Didone musicata da Vinci (successo da 1740 a 1770).

Era intanto esplosa sempre da Napoli la moda dell'opera buffa o opera comica. Nel corso del secolo precedente e nei primi venti anni del Settecento gli esempi di commedie musicali esistevano nel repertorio operistico ma erano rari.

Si era affermata anche un'altra consuetudine: quella dell'intermezzo breve da recitare fra un atto e l'altro di un dramma serio in prosa o in musica. Da questo genere di spettacolo (a cui appartengono capolavori famosissimi come La serva padrona del 1732 di Pergolesi) si svilupparono più tardi la farsa e la burletta.

Personaggi dell'intermezzo e dell'opera buffa più caratterizzati rispetto all'opera seria. Grande diffusione usanza di concludere atti dell'opera con battute più serrate: nome di finale.

Primi esempi sono di Pergolesi. L'opera comica arriva verso la fine degli anni Trenta a Roma.

Verso gli anni Sessanta il teatro francese stava coltivando un genere particolarmente fortunato: commedia larmoyante (commedia lacrimevole) basata sul personaggio della fanciulla innocente ingiustamente perseguitata da pregiudizi sociali...Tradizione di musicisti napoletani si inserisce in questa tradizione Cecchina, ossia La buona figliola (1766) con libretto di Goldoni e musica di Piccinni e qualche anno dopo con Nina o sia La pazza per amore di Paisello che scrive poi Il barbiere di Siviglia ovvero La precauzione inutile.

Destino più singolare l'ebbe La serva padrona di Pergolesi che scatenò la querelles des buffons che vide i difensori tradizione opera francese opposti ai philosophes che vedevano nell'opera italiana rinnovamento. Si protrasse fino all'arrivo di Gluck a Parigi nel 1773 con la sua riforma dell'antica tragedie lyrique e trionfale accoglienza della sua Iphigenie.


Gluck (1714-1787) passò gli anni della giovinezza a Praga e Vienna.Notato da un nobiluomo, Melzi che lo ingaggiò per la sua orchestra privata. Arriva poi nella Milano di Giovanni Battista Sammartini e qui ebbe il suo debutto teatrale alla Scala con Antaserse. Per una decina d'anni viaggi continuamente. Diventa nel 1752 Kapellmeister a Vienna. Arrivano alcune compagnie di opera comique e lui ha l'incarico di modificarle. Nasce così nel 1761 il Don Juan. Autore dell'intreccio Ranieri de' Calzabigi. Poi Orfeo ed Euridice (sempre grazie appoggio di Durazzo).

Quando Maria Antonietta si mostrò interessata a esportare a Parigi l'esperienza gluckiana nacque Iphigenie en Aulide su testo di Racine ridotto a funzioni librettistiche da DU Roullet. Nel '79 nasce "Iphigenie en Tauride" che avevano come oggetto di riforma la tradizione Lully-Rameu. Vogliono rispondere con Piccinni e di contrapporre sue tragedie liriche. Ma dopo l'arrivo di Gluck le scene francesi videro il rapido declino della loro ormai anacronistica tradizione aulica.





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