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DEFINIZIONE DI TOTALITARISMO

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DEFINIZIONE DI TOTALITARISMO


Il termine designa una forma di Stato, più in generale un sistema politico, un regime tipicamente moderno. Per la sua natura specifica e per i suoi elementi costitutivi il totalitarismo è antitetico allo Stato liberal-democratico e alle ideologie politiche che legittimano tale Stato. Esso è caratterizzato infatti, da parte degli organi statali, da una penetrazione e da una mobilitazione permanenti dell'intera comunità nazionale che tendono a distruggere ogni limite di distinzione o di separazione tra il potere politico e la società civile in tutti i suoi ambiti, sia pubblici che privati secondo un ideale di controllo "totale". A tali fini lo strumento fondamentale e più efficace è  costituito da un'assoluta concentrazione legale del 353h72d potere politico nelle mani di un gruppo dominante che opera al di fuori di ogni procedura di partecipazione e di controllo da parte dei cittadini.


Questo implica:

La restrizione o la soppressione dei diritti individuali sia civili (libertà di pensiero, di parola, di stampa, di fede religiosa, ecc.) sia politici (libertà di voto, di associazione, di riunione, ecc.)




Il monopolio statale delle istrutture di istruzione e di formazione culturale dei cittadini e dei mezzi di comunicazione di massa (esercitato anche attraverso la censura)

L'assorbimento di tutte le attività socialmente rilevanti, prima del tutto autonome, in grandi organizzazione di massa istituite o controllate rigidamente dallo Stato


Gli elemeti costitutivi del totalitarismo sono fondamentalmente i seguenti:

Un'ideologia ufficiale imposta quasi come una fede religiosa

Un partito unico che tende a identificarsi con lo Stato

Il dittatore, "capo" supremo del regime, unico depositario e interprete dell'ideologia e guida infallibile, dalla cui volontà assoluta dipende l'intero movimento dell'azione politica totalitaria

Il terrore come tecnica sistematica di esercizio del potere che impedisce ogni opposizione e si propone, insieme alla propaganda, di suscitare il consenso delle masse


Storicamente, le condizioni più generali a cui è possibile collegare l'avvento e lo sviluppo del totalitarismo sono state, da un lato, la formazione fra Otto e Novecento delle grandi società industriali di massa e lo sviluppo della tecnologia moderna applicata ai mezzi di comunicazione di massa e di controllo delle organizzazioni, dall'altro, la persistenza di una situazione politico-economica internazionale caratterizzata dai conflitti, minacce di aggressione, rivalità, ecc.

L'aggettivo totale o totalitario venne elaborato nel lessico politico in Italia e in Germania dagli anni Venti in poi. In Italia l'aggettivo venne usato, con valore negativo, in ambienti antifascisti per la prima volta da Giovanni Amendola nel 1923.

Il termine piaceva ai fascisti poiché esprimeva bene la loro forte carica e l'enfasi con cui intendevano sottolineare l'assoluta novità del fascismo rispetto a qualsiasi ideologia precedente: Mussolini fece largo uso dell'aggettivo nei suoi discorsi.

A differenza di quanto avvenuto in Italia, in Germania l'aggettivo Total entrò nel linguaggio degli oppositori al nazismo relativamante tardi e così prima del 1933 il concetto di totale diventò un'arma potente nelle mani dei costruttori del regime nazista soprattutto in quelle di Hitler che dopo il 1933 usò sempre meno questi termini, sia perché il nazismo amava distinguersi dal fascismo italiano ritenendosi superiore, sia perché, anziché dello Stato totalitario preferiva far riferimento alla "totalità" del movimento nazionalsocialista.

Negli anni Trenta comparve nella saggistica americana l'interesse comparativo tra i regimi dittatoriali italiano, tedesco e sovietico, definiti tutti totalitari, perché si intuiva fra questi una qualche affinità come la mancanza di libertà, l'uso della forza, l'utorità assoluta di un capo e l'onnipresenza dello Stato.

Il maggior uso del termine avvenne, tuttavia, a partire del 1947, in seguito all'istaurarsi dello scontro delle due massime potenze mondiali e alla divisione delle rispettive aree di influenza. Negli anni Cinquanta, nel clima della polemica alimentata dalla guerra fredda, prevalse l'uso del sostantivo "totalitarismo" e l'interesse per la costruzione di un modello che ne individuasse gli aspetti fondamentali. Dapprima fascismo, nazismo e comunismo furono messi sullo stesso piano in seguito gli studiosi misero in evidenza le differenze significative, pur tenendo conto dei molti elementi comuni. La filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt nel suo saggio ricostruì la nascita del totalitarismo indicando lo stesso scopo che nazismo e stalinismo si proponevano: la distruzione totale della persona umana.

Pochi anni dopo quello della Arendt uscì un altro saggio critico, quello di J. Friedrich e J. Brzezinski, intitolato Totalitarian Dictatorship and Autocracy del 1956. I due autori individuano sei tratti comuni del totalitarismo, condivisi dal fascismo, dal nazismo a dallo stalinismo:

Un'ideologia che vuole spiegare e indirizzare ogni aspetto della realtà verso un futuro di compiuta perfezione

Un partito unico di massa, guidato da un capo carismatico

Un regime di terrore esercitato dal partito

Il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa

Il monopolio degli armamenti

La concentrazione dei poteri economici nelle mani dello Stato

Nel 1997 fu organizzato dall'Università di Siena un convegno internazionale su L'esperienza totalitaria nel XX secolo quello che fu messo in evidenzia fu che i sistemi totalitari condividono l'aspirazione a un dominio della storia, aspirazione sostenuta da una ideologia che esalta il ruolo dell'azione e della volontà.

Elementi condizionanti sono la società di massa, la modernizzazione, la prima Guerra Mondiale, una crisi profonda sia politica sia economica e l'affermarsi di movimenti rivoluzionari legati al socialismo o al nazionalismo. Un aspetto fondamentale che ricorre in tutti i sistemi totalitari è la relazioni di interdipendenza che si crea tra "ricerca del consenso e ricorso alla violenza indiscriminata".

Occorre abbandonare il terreno secondo il quale il totalitarismo è sinonimo di regimi criminali del terrore e concentrato di tutte le perversità di cui è capace l'uomo moderno in quanto questi regimi hanno affrontato e risolto problemi come l'interventi statali in economia, i problemi del mondo del lavoro e dell'assistenza sociale, dell'educazione scolastica, della politica culturale e del controllo dei mezzi di comunicazione di massa.

Certo il totalitarismo ha rappresentato una risposta drammatica al cambiamento della società, dell'economia, dell'uso della tecnologia nel ventesimo secolo, un cambiamento che mai era stato così rapido. Ma piuttosto che una fase di effettiva modernizzazione, i regimi totalitari hanno rappresentato un momento di non ritorno, un anello imprescindibile della catena storica, una stazione d'arrivo della storia europea, un punto di partenza per l'indagine storiografica e per la coscienza civile. I totalitarismi sono prodotti storici che possono riproporsi, in altri luoghi e tempi, con altri protagonisti. Per questo motivo è utile oggi studiare le esperienze totalitarie del Novecento, valorizzando la dimensione individuale delle stesse, mostrando che non si tratta di eventi isolati, dei progetti insani di protagonisti mostruosi che hanno compiuto atrocità, ma dell'esito estremo di una catena storica che ha macchiato di sangue il Novecento, travestendolo di modernità. Seguire il percorso individuale delle vittime e dei carnefici consente di vedere come il potere possa rompere la normalità,  attraverso la persecuzione, fino all'esito estremo.










LE ORIGINI DEL TOTALITARISMO


" Le origini del totalitarismo " della Arendt è comparsa in un momento politico-culturale (1951), data centrale della guerra fredda che ne ha reso quasi obbligatoriamente unilaterali la lettura e l'interpretazione. L'assimilazione di nazismo e stalinismo, infatti, impedì allora una lettura serena dell'opera da parte dell'intellettualità di sinistra, per la quale la Arendt per molti anni sarebbe rimasta l'esponente di un pensiero politico liberale e neo-conservatore. L'opera, grande anche nel senso della voluminosità (circa 700 pagine), individua i caratteri specifici del totalitarismo dopo averne riscontrato le premesse nell'antisemitismo e nell'imperialismo, temi ai quali sono dedicati i due terzi dell'opera. Dal confluire delle conseguenze dell'antisemitismo e dell'imperialismo in un preciso momento storico (la crisi successiva alla prima guerra mondiale) è nato il totalitarismo, con caratteri comuni sia nella Germania nazista sia nell'Unione sovietica stalinista (del tutto marginale è l'attenzione rivolta al fascismo italiano). Il totalitarismo é un fatto nuovo del nostro secolo, non assimilabile o riducibile, secondo la Arendt, ai tradizionali regimi tirannici o dittatoriali. Esso nasce dal tramonto della società classista, nel senso che l'organizzazione delle singole classi lascia il posto ad un indifferenziato raggrupparsi nelle masse, verso le quali operano ristretti gruppi di élites, portatori delle tendenze totalitarie. Tali tendenze, dopo la vittoria politica sulle vecchie rappresentanze di classe, realizzano il regime totalitario, che ha i suoi pilastri e nell'apparato statale, nella polizia segreta e nei campi di concentramento nei quali si rinchiudono e si annientano gli oppositori trasformati in nemici. Attraverso l'imposizione di una ideologia (razzismo, nazionalsocialismo, comunismo) e il terrore, il totalitarismo, identifica se stesso con la natura, con la storia, e tende ad affermarsi all'esterno con la guerra. Nulla di simile era apparso prima: il totalitarismo é un fenomeno " essenzialmente diverso da altre forme conosciute di oppressione politica come il dispotismo, la tirannide e la dittatura. Dovunque é giunto al potere, esso ha creato istituzioni assolutamente nuove e distrutto tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del paese. A prescindere dalla specifica matrice nazionale e dalla particolare fonte ideologica, ha trasformato le classi in masse, sostituito il sistema dei partiti non con la dittatura del partito unico ma con un movimento di massa, trasferito il centro del potere dall'esercito alla polizia e perseguito una politica estera apertamente diretta al dominio del mondo ". La Arendt accentua il ruolo nuovo svolto dalle ideologie, unite al terrore, nei regimi totalitari. Le ideologie, con logica stringente, impongono una visione del mondo in cui le idee incarnate nel regime totalitario vengono imposte come direttrici di un cammino fatale, inevitabile, naturale e storico insieme. In un regime totalitario l'ideologia " é la logica di un'idea. La sua materia é la storia a cui l' idea é applicata, il risultato di tale applicazione non é un complesso di affermazioni su qualcosa che é, bensì lo svolgimento di un processo che muta di continuo. L'ideologia tratta il corso degli avvenimenti come se seguisse la stessa legge dell'esposizione logica della sua idea. Essa pretende di conoscere i misteri dell'intero processo storico - i segreti del passato, l'intrico del presente, le incertezze del futuro - in virtù della logica inerente alla sua idea ". La Arendt si pone, alla fine, una domanda: " quale esperienza di base nella convivenza umana permea una forma di governo che ha la sua essenza nel terrore e il suo principio d'azione nella logicità del pensiero ideologico? ". La risposta viene data individuando tale esperienza di base nell'isolamento dei singoli nella sfera politica, corrispondente alla estraniazione nella sfera dei rapporti sociali. Quest'ultima, in sostanza, sta alla base dell'isolamento sul piano politico, e quindi costituisce la condizione generale dell'origine del totalitarismo. " Estraniazione, che é il terreno comune del terrore, l'essenza del regime totalitario e, per l'ideologia, la preparazione degli esecutori e delle vittime, é strettamente connessa allo sradicamento e alla superfluità che dopo essere stati la maledizione delle masse moderne fin dall'inizio della rivoluzione industriale, si sono aggravati col sorgere dell'imperialismo alla fine del secolo scorso e con lo sfascio delle istituzioni politiche e delle tradizioni sociali nella nostra epoca. Essere sradicati significa non avere un posto riconosciuto e garantito dagli altri; essere superflui significa non appartenere al mondo " . E ancora: " quel che prepara così bene gli uomini moderni al dominio totalitario é estraniazione che da esperienza al limite, usualmente subita in certe condizioni sociali marginali come la vecchiaia, é diventata un'esperienza quotidiana delle masse crescenti nel nostro secolo. L'inesorabile processo in cui il totalitarismo inserisce le masse da esso organizzate appare come un'evasione suicida da questa realtà " . Arendt si considerava una scopritrice di problemi attuali, ma i tre elementi (antisemitismo, imperialismo e razzismo) in cui condensava la sua analisi, erano ciascuno espressione di un problema, o di un insieme di problemi, per i quali era stato il nazismo ad offrire una "soluzione" tremenda. Così, l'alternativa metodologica scelta da Arendt fu quella di individuare gli elementi principali del nazismo, risalire alle loro origini, e scoprire i problemi politici reali alla loro base, " scopo del libro non è dare delle risposte, bensì preparare il terreno ". Arendt presenta gli elementi del nazismo e i problemi politici che ne stavano alla base. L'imperialismo, quello che ha raggiunto il suo pieno sviluppo, cioè il totalitarismo, è visto come una "amalgama" di certi elementi presenti in tutte le situazioni politiche del tempo. Questi elementi sono l'antisemitismo, il decadimento dello stato nazionale, il razzismo, l'espansionismo fine a sé stesso e l'alleanza fra il capitale e le masse.

" Dietro ciascuno di questi elementi si nasconde un problema irreale e irrisolto: dietro l'antisemitismo, la questione ebraica; dietro il decadimento dello Stato nazionale, il problema irrisolto di una nuova organizzazione dei popoli; dietro il razzismo, il problema irrisolto di una nuova concezione del genere umano; dietro l'espansionismo fine a sé stesso, il problema irrisolto di riorganizzare un mondo che diventa sempre più piccolo, e che siamo costretti a dividere con popoli la cui storia e le cui tradizioni sono estranee al mondo occidentale. La grande attrazione esercitata dal totalitarismo si fondava sulla convinzione diffusa, e spesso consapevole, che esso fosse in grado di dare una risposta a tali problemi, e potesse quindi adempiere ai compiti della nostra epoca ".




































GEORGE ORWELL "1984"


The story starts, as the title tells us, in the year of 1984, and it takes place in England or as it is called at that time, Airstrip One. Airstrip One itself is the mainland of a huge country, called Oceania, which consists of North America, South Africa, and Australia. The country is ruled by the Party, which is led by a figure called Big Brother. The population of Oceania is divided into three parts:

The Inner Party (app. 1% of the population)

The Outer Party (app. 18% of the population)

The Proles

The narrator of the book is 'Third Person Limited'. The protagonist is Winston Smith, a member of the Outer Party, working in the Records Department of the Ministry of Truth, rewriting and altering records, such as newspaper-articles, of the past. The action starts when Winston develops critical thoughts against the ruling dictatorship of the party, for the first time. Doing so he buys a book, a rare thing these days, to use it as a diary. As individual expression is forbidden by the Party, having a diary is a crime, which may even be punished by death. There are so-called telescreens in each room, showing propaganda and political pamphlets, and which has a built-in camera and microphone, in order to spy on people. Therefore keeping a secret book is not only forbidden, but also very dangerous. When Winston makes the first entry in the diary, he thinks about an experience he has made during the Two Minutes Hate, a propaganda film repeated each day. During this film he caught the eye of O'Brien, a member of the Inner Party, whom he thought might also be critical to the regime, or that at least there is a bond of some kind between them. After this reminiscence, he finds that he has written the sentence: "Down with Big Brother" all over the page. The same night Winston dreams about his mother and sister, who starved to death in the war, because he had been so greedy. Then he dreams of having sex with a girl he has seen in the Records Department, during the Two Minutes Hate. Early in the morning, Winston is woken by the harsh voice from the telescreen. During the performance of the physical exercises, Winston's thoughts move back to his childhood. The last thing he remembers clearly is the World War. After the WW, the Party took control of the country, and from then on it has been difficult to remember anything, because the Party changes history constantly to their own benefit (see Doublethink - Political System). After the exercises Winston goes to work at the Minitrue (Ministry of Truth), where his job is to alter records, and once altered, to throw them into the Memory Hole where they are burnt. For example B.B. (Big Brother) has promised that there will be no reduction of the chocolate ration, but there has been one, so Winston has to rewrite an old article, where the speech of B.B. is reported. At dinner Winston Smith meets Syme, a philologist, who is working on the 11th edition of The Newspeak Dictionary (see Newspeak - Political System). Syme explains the main character of their work on this dictionary. During their conversation the telescreen announces that the chocolate ration has been increased to 20 g a week, whereas yesterday it was cut down to 20 g a week. Winston wonders whether he's the only person with memory who isn't inflicted with Doublethink. As he looks around in the dining room he catches the eye of the dark-haired girl he had dreamed of the same night. Back home again he makes an entry in his diary about his meeting with a prostitute three years ago. He remembers her ugliness, but nevertheless he had sex with her. Winston had a wife, but she was very stupid and just following the orders of the Party, which said that there may only be sex to produce "new material" for the Party, and that sex for personal pleasure is a crime. Then Winston thinks about the Party and believes that the only hope lies in the Proles who constitutes over 80% of Oceania's population. Later he remembers another fact of his past - Jones, Aaronson and Rutherford, the last three survivors of the original leaders of the Revolution. They were arrested in 1965 and confessed to all kinds of sabotage during their trial; they were pardoned, reinstated but not long after arrested again and executed. During the brief period Winston saw them in the Chestnut Tree Cafe. In the same year, a half page torn out of The Times came to Winston trough the transport tube in the Minitrue. This page of The Times showed the three men in Eastasia on a certain day. But Winston remembered clearly that they had confessed to being in Eurasia on that day (at this time Eurasia was at war with Oceania, and Eastasia was an allied). So Winston could prove that the confessions were lies. But Winston had sent this paper down to the Memory Hole (a kind of paper basket). The last entry Winston writes in his diary is that freedom is the freedom to say that two and two make four. If this is granted everything else follows. The next day Winston decides not to participate in the community actions, but to take a walk in the quarters of the Proles, around St. Pancras station. During the walk a rocket-bomb explodes nearby. After a while Winston finds himself in front of the junk-shop, where he has bought the diary. There he sees an old man just entering a pub. He decides to follow the man, and to ask him about the time before the revolution, but the old man has already forgotten nearly everything about this time, except for some useless personal things. Winston leaves the pub and goes to the shop, where he finds a pink piece of glass with a piece of coral inside which he buys. Mr Carrington, the owner of the shop leads him upstairs to show him an old-fashioned room. Winston likes the room because of its warmth and of course because there are no telescreens. When Winston leaves the shop he suddenly meets the dark-haired girl in the street. He now believes that this girl is an amateur spy or even a member of the Thought Police, spying on him. The next morning he meets the girl in the Ministry of Truth, and in the moment she passes, she falls down and cries out in pain. When Winston helps her up, she presses a piece of paper into his hand. At the first opportunity he opens it and finds the startling message: "I love you" written on it. For a week he waits for an opportunity to speak with her. Finally he is successful, and he meets her in the canteen where they fix a meeting. Some time later they meet at the fixed place, and there the girl gives Winston precise instructions how to get to a secret place on Sunday. It is Sunday, and Winston is following the girl's directions. On the way he picks some bluebells for her. And then finally she comes up behind him, telling him to be quiet because there might be microphones hidden somewhere. They kiss and he learns her name: Julia. She leads him to another place where they cannot be observed. Before she takes off her blue party-overall, Julia tells Winston that she is attracted to him because of something in his face which shows that he is against the Party. Winston is surprised and asks Julia if she has done such a thing before. To his delight she tells him that she has done it scores of times, which fills him with a great hope. Evidence of corruption and abandon always gives him with hope. Perhaps the whole system is rotten and will simply crumble to pieces one day. The more men she has had, the more he loves her, and later as he looks at her sleeping body, he thinks that now even sex is a political act, a blow against the falseness of the Party. Winston and Julia arrange to meet again. Winston rents the room above Mr Carrington's junk shop, a place where they can meet and talk without the fear of being observed. It is summer and the preparations for "Hate Week", an enormous propaganda event, are well forthcoming, and during this time Winston meets Julia more often than ever before. Julia makes him feel more alive, she makes him feel healthier, and he even puts on weight. One day O'Brien speaks to Winston in the Ministry of Truth. He refers obliquely to Syme, the philologist, who has vanished a couple of days earlier and is now, as it is called in Newspeak, an unperson. In doing so O'Brien is committing a little act of thoughtcrime. O'Brien invites Winston to his flat, to see the latest edition of the Newspeak dictionary. Winston now feels sure that the conspiracy against the Party he has longed to know about - the Brotherhood, as it is called - does exist, and that in the encounter with O'Brien he has come into contact with its outer edge. He knows that he has embarked on a course of action which will lead, in one way or another, to the cells of the Ministry of Love. Some days later Winston and Julia meet each other to go to the flat of O'Brien, which lies in the district of the Inner Party. They are admitted to a richly furnished room by a servant. To their astonishment O'Brien switches off the telescreen in the room. (Normally it is impossible to turn it off.) Winston blurts out why they have come: they want to work against the Party, they believe in the existence of the Brotherhood and that O'Brien is involved with it. Martin, O'Brien's servant brings real red wine, and they drink a toast to Emmanuel Goldstein, the leader of the Brotherhood. O'Brien asks them a series of questions about their willingness to commit various atrocities on behalf of the Brotherhood and gets their assent. They leave, and some days later Winston gets a copy of "The Book", a book written by Emmanuel Goldstein, about his political ideas. Now it is Hate Week and suddenly the war with Eurasia stops, and a war with Eastasia starts. This of course means a lot of work for Winston. He has to change dozens of articles about the war with Eurasia. Nevertheless, Winston finds time to read the book. The book has three chapters titled, "War is Peace", "Ignorance is Strength" and "Freedom is Slavery", which are also the main slogans of the party. The main ideas of the book are:

War is important for consuming the products of human labour; if this work were be used to increase the standard of living, the control of the party over the people would decrease. War is the economic basis of a hierarchical society.



There is an emotional need to believe in the ultimate victory of Big Brother.

In becoming continuous, war has ceased to exist. The continuity of the war guarantees the permanence of the current order. In other words, "War is Peace"

There have always been three main strata of society; the Upper, the Middle and the Lower, and no change has brought human equality one inch nearer.

Collectivism doesn't lead to socialism. In the event, the wealth now belongs to the new "upper-class", the bureaucrats and administrators. Collectivism has ensured the permanence of economic inequality.

Wealth is not inherited from person to person, but it is kept within the ruling group.

The masses (proles) are given freedom of thought, because they don't think! A Party member is not allowed the slightest deviation of thought, and there is an elaborate mental training to ensure this, a training that can be summarised in the concept of doublethink.

So far the book analyses how the Party works. It has not yet attempted to deal with why the Party has arisen. Before continuing with the next chapter Winston turns to Julia and finds her asleep. He also falls asleep. The next morning when he awakes the sun is shining, and down in the yard a prole women is singing and working. Winston is again filled with the conviction that the future lies with the proles, that they will overthrow the greyness of the Party. But suddenly reality crashes in. "We are the DEAD", he says to Julia. An iron voice behind them repeats the phrase, the picture on the wall falls to bits to reveal a telescreen behind it. Uniformed man thunder into the room and they carry Winston and Julia out. Winston is in a cell in what he presumes is the Ministry of Love. He is sick with hunger and fear, and when he makes a movement or a sound, a harsh voice will bawl at him from four telescreens. A prisoner who is dying of starvation is brought in, his face is skull-like. Later the man is brought to "Room 101" after screaming and struggling, and even offering his children's sacrifices in his stead. O'Brien enters. Winston thinks that they must have got him, too, but O'Brien says that they got him long time ago. A guard hits Winston, and he becomes unconscious. When he wakes up he is tied down to a kind of bed. O'Brien stands beside the bed, and Winston feels that O'Brien, who is the torturer, is also somehow a friend. The aim of O'Brien is to teach Winston the technique of doublethink, and he does this by inflicting pain of ever-increasing intensity. He reminds Winston that he wrote the sentence: " Freedom is the freedom to say that two plus two makes four". O'Brien holds up four fingers of his left hand, and he asks Winston how many there are. Winston answers four a couple of times, and each time the pain increases (this is not done to make Winston lie, but to make him really see five fingers instead of four). At the end of the session, under heavy influence of drugs and agony, Winston really sees five fingers. Now Winston is ready to enter the second stage of his integration (1. Learning, 2. Understanding, 3. Acceptance). O'Brien now explains how the Party works. The image he gives of the future is that of a boot stamping on a human face - for ever. Winston protests, because he thinks that there is something in the human nature that will not allow this; he calls it "The Spirit of Man". O'Brien points out that Winston is the last humanist, he is the last guardian of the human spirit. Then O'Brien gets Winston to look at himself in the mirror. Winston is horrified by he sees. The unknown time of torture has changed him into a shapeless and battered wreck. This is what the last humanist looks like. The only degradation that Winston has not been through, is that he has not betrayed Julia. He has said anything under torture, but inside he has remained true to her. Winston is much better now. For some time he has not been beaten and tortured, he has been fed quite well and allowed to wash. Winston realises that he now accepts all the lies of the Party, that for example Oceania was always at war with Eastasia, and that he never had the photograph of Jones, Aaronson, and Rutherford that disproved their guilt. Even gravity could be nonsense. But nevertheless Winston has some unorthodox thoughts that he cannot suppress. But now it is time for the last of the three steps, reintegration. Winston is taken to Room 101. O'Brien says that the room 101 is the worst thing in the world. For each person it is his own personal hell. For some it is death by fire or burial alive. For Winston it is a cage containing two rats, with a fixture like a fencing mask attached, into which the face of the victim is strapped. Then there is a lever that opens the cage, so that the rats can get to the face. O'Brien is approaching with the cage, and Winston sense the bad smell of the rats. He screams. The only way to get out of this is to put someone else between himself and the horror. "Do it to Julia", he screams in a final betrayal of himself. Winston is released, and he is often sitting in the Chestnut Tree Café, drinking Victory Gin and playing chess. He now has a job in a sub-committee, that is made up of others like himself. On a cold winter day he meets Julia, they speak briefly, but have little to say to each other, except that they have betrayed each other. A memory of a day in his childhood comes to Winston's mind; it is false, he is often troubled by false memories. He looks forward to the bullet, they will kill him with some day. Now he realises how pointless it was to resist. He loves Big Brother!

Plot

The plot has three main movements, corresponding to the division of the book in three parts. The first part, the first eight chapters, creates the world of 1984, a totalitarian world where the Party tries to control everything, even thought and emotion. In this part, Winston develops his first unorthodox thoughts. The second part of the novel deals with the development of his love to Julia, someone with whom he can share his private emotions. For a short time they create a small world of feeling for themselves. They are betrayed, however. O'Brien, whom Winston thought was a rebel like himself, is in reality a chief inquisitor of the Inner Party. The third part of the novel deals with Winston's punishment. Finally he comes to love Big Brother. Generally, the plot is very simple: a rebel, a love affair with a like-minded, capture, torture, and finally capitulation. Apart from Julia, O'Brien, and of course Winston, there are no important characters; there is no attempt to create a range of social behaviour, and the complex personal interactions therein, all traditional concerns of the novel. Indeed, one of Orwell's points is that life in 1984 has become totally uniform. So the traditional novel would be unthinkable. In fact, Winston is the only character worth writing about; all the other characters are half-robots already. So one could say that the plot was built around Winston's mind and life. This gave Orwell the opportunity to focus on the reaction of the individual to totalitarianism, love, and cruelty.

Symbolism

In "Nineteen Eighty-Four" Orwell draws a picture of a totalitarian future. Although the action takes place in the future, there are a couple of elements and symbols taken from the present and past. So, for example, Emmanuel Goldstein, the main enemy of Oceania, is, as one can see from the name, a Jew. Orwell draws a link to other totalitarian systems of our century, like the Nazis and the Communists, who had anti-Semitic ideas, and who used Jews as so-called scapegoats, who were responsible for all bad and evil things in the country. This fact also shows that totalitarian systems want to arbitrate their perfection. Emmanuel Goldstein somehow also stands for Trotsky, a leader of the Revolution, who was later declared an enemy. Another symbol that can be found in Nineteen Eighty-Four is the fact that Orwell divides the fictional superstates in the book according to the division that can be found during the Cold War. So Oceania stands for the United States of America , Eurasia for Russia and Eastasia for China. The fact that the two socialist countries Eastasia and Eurasia (in our case Russia and China) are at war with each other, corresponds to our history (Usuri river). Other, non-historical symbols can be found. One of these symbols is the paperweight that Winston buys in the old junk-shop. It stands for the fragile little world that Winston and Julia have made for each other. They are the coral inside of it. As Orwell wrote: "It is a little chunk of history, that they have forgotten to alter". The "Golden Country" is another symbol. It stands for the old European pastoral landscape. The place where Winston and Julia meet for the first time to make love to each other, is exactly like the "Golden Country" of Winston's dreams.








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