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"Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l'infanzia e l'adolescenza"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 207 del 5 settembre 1997
Art. 1.
(Fondo nazionale per l'infanzia e l'adolescenza)
2. Il Fondo é ripartito tra le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Una quota pari al 30 per
cento delle risorse del Fondo é riservata al finanziamento di interventi da
realizzare nei comuni di Venezia, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze,
Roma, Napoli, Bari, Brindisi, Taranto, Reggio Calabria, Catania, Palermo e
Cagliari. La ripartizione del Fondo e della quota riservata avviene, per il 50
per cento, sulla base dell'ultima rilevazione della popolazione minorile
effettuata dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) e per il 50 per cento
secondo i seguenti criteri:
a) carenza di strutture per la prima infanzia secondo le indicazioni del Centro nazionale di documentazione e di analisi per l'infanzia della Presidenza del Consiglio dei ministri;
b) numero di minori
presenti in presidi residenziali socio-assistenziali in base all'ultima
rilevazione dell'ISTAT;
c) percentuale di
dispersione scolastica nella scuola dell'obbligo c 959i81j ome accertata dal Ministero
della pubblica istruzione;
d) percentuale di famiglie
con figli minori che vivono al di sotto della soglia di povertà così come
stimata dall'ISTAT;
e) incidenza percentuale
del coinvolgimento di minori in attività criminose come accertata dalla
Direzione generale dei servizi civili del Ministero dell'interno, nonché
dall'Ufficio centrale per la giustizia minorile del Ministero di grazia e
giustizia.
. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, il Ministro per la solidarietà sociale, con proprio
decreto emanato di concerto con i Ministri dell'interno, del tesoro, di grazia
e giustizia e con il Ministro per le pari opportunità, sentite la Conferenza
permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano nonché le Commissioni parlamentari competenti, provvede
alla ripartizione delle quote del Fondo tra le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano e di quelle riservate ai comuni, ai sensi del comma
2.
4. Per il finanziamento del Fondo é
autorizzata la spesa di lire 117 miliardi per l'anno 1997 e di lire 312
miliardi a decorrere dall'anno1998.
Art. 2.
(Ambiti territoriali di intervento)
Le regioni, nell'ambito della programmazione regionale,
definiscono, sentiti gli enti locali, ai sensi dell'articolo 3, comma 6, della
legge 8 giugno 1990, n. 142, ogni tre anni, gli ambiti territoriali di
intervento, tenuto conto della presenza dei comuni commissariati ai sensi
dell'articolo 15 bis della legge 19 marzo 1990, n. 55, e successive
modificazioni, e procedono al riparto economico delle risorse al fine di
assicurare l'efficienza e l'efficacia degli interventi e la partecipazione di
tutti i soggetti coinvolti. Possono essere individuati, quali ambiti
territoriali di intervento, comuni, comuni associati ai sensi degli articoli
24, 25 e 26 della legge 8 giugno 1990, n. 142, comunità montane e province.
2. Gli enti locali ricompresi negli
ambiti territoriali di intervento di cui al comma 1, mediante accordi di
programma definiti ai sensi dell'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142,
cui partecipano, in particolare, i provveditorati agli studi, le aziende
sanitarie locali e i centri per la giustizia minorile, approvano piani
territoriali di intervento della durata massima di un triennio, articolati in
progetti immediatamente esecutivi, nonché il relativo piano economico e la
prevista copertura finanziaria.
Gli enti locali assicurano la partecipazione delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale nella definizione dei piani di intervento.
I piani di intervento sono trasmessi alle regioni, che provvedono all'approvazione ed alla emanazione della relativa delibera di finanziamento a valere sulle quote del Fondo di cui all'articolo 1 ad esse attribuite ai sensi del medesimo articolo 1, comma 3, nei limiti delle disponibilità assegnate ad ogni ambito territoriale, entro i successivi sessanta giorni.
Le regioni possono impiegare una
quota non superiore al 5 per cento delle risorse loro attribuite per la
realizzazione di programmi interregionali di scambio e di formazione in materia
di servizi per l'infanzia
e per
l'adolescenza.
3. Le regioni possono istituire fondi
regionali per il finanziamento dei piani di intervento ad integrazione delle
quote di competenza regionale del Fondo di cui all'articolo 1, nonché di
interventi non finanziati dallo stesso Fondo.
Art. 3.
(Finalità dei progetti)
1. Sono ammessi al finanziamento del Fondo di cui all'articolo 1 i progetti che perseguono le seguenti finalità:
a) realizzazione di
servizi di preparazione e di sostegno alla relazione genitore-figli, di
contrasto della povertà e della violenza, nonché di misure alternative al
ricovero dei minori in istituti educativo-assistenziali, tenuto conto altresì
della condizione dei minori stranieri;
b) innovazione e sperimentazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia;
c) realizzazione di servizi ricreativi ed educativi per il tempo
libero, anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche;
d) realizzazione di azioni positive per la promozione dei diritti
dell'infanzia e dell'adolescenza, per l'esercizio dei diritti civili
fondamentali, per il miglioramento della fruizione dell'ambiente urbano e
naturale da parte dei minori, per lo sviluppo del benessere e della qualità
della vita dei minori, per la valorizzazione, nel rispetto di ogni diversità,
delle caratteristiche di genere, culturali ed etniche;
e) azioni per il sostegno economico ovvero di servizi alle famiglie
naturali o affidatarie che abbiano al loro interno uno o più minori con handicap
al fine di migliorare la qualità del gruppo-famiglia ed evitare qualunque forma
di emarginazione e di istituzionalizzazione.
Art. 4.
(Servizi di sostegno alla relazione genitore-figli, di contrasto della povertà e della violenza, nonché misure alternative al ricovero dei minori in istituti educativo-assistenziali)
Le finalità dei progetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera a) , possono essere perseguite, in particolare, attraverso:
a) l'erogazione di
un minimo vitale a favore di minori in stato di bisogno inseriti in famiglie o
affidati ad uno solo dei genitori, anche se separati;
b) l'attività di informazione e di sostegno alle scelte di maternità e
paternità, facilitando l'accesso ai servizi di assistenza alla famiglia ed alla
maternità di cui alla legge 29 luglio 1975, n. 405, e successive modificazioni;
c) le azioni di sostegno al minore ed ai componenti della famiglia al
fine di realizzare un'efficace azione di prevenzione delle situazioni di crisi
e di rischio psico-sociale anche mediante il potenziamento di servizi di rete
per interventi domiciliari, diurni, educativi territoriali, di sostegno alla
frequenza scolastica e per quelli
di pronto intervento;
d) gli affidamenti familiari sia diurni che residenziali;
e) l'accoglienza temporanea di minori, anche sieropositivi, e
portatori di handicap fisico, psichico e sensoriale, in piccole
comunità educativo-riabilitative;
f) l'attivazione di residenze per donne agli arresti domiciliari nei
casi previsti dall'articolo 47- ter, comma 1, numero 1), della legge
26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, alle quali possono altresì
accedere i padri detenuti, qualora la madre sia deceduta o sia assolutamente
impossibilitata a prestare assistenza ai figli minori;
g) la realizzazione di case di accoglienza per donne in difficoltà con
figli minori, o in stato di gravidanza, nonché la promozione da parte di
famiglie di accoglienze per genitori unici esercenti la potestà con figli
minori al seguito;
h) gli interventi di prevenzione e di assistenza nei casi di abuso o
di sfruttamento sessuale, di abbandono, di maltrattamento e di violenza sui minori;
i) i servizi di mediazione familiare e di consulenza per famiglie e
minori al fine del superamento delle difficoltà relazionali;
l) gli interventi diretti alla tutela dei diritti del bambino malato
ed ospedalizzato.
2. La realizzazione delle finalità di cui al presente articolo avviene mediante progetti personalizzati integrati con le azioni previste nei piani socio-sanitari regionali.
Art. 5.
(Innovazione e sperimentazione di servizi socio-educativi per la prima infanzia)
1. Le finalità dei progetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b), possono essere perseguite, in particolare, attraverso:
a) servizi con
caratteristiche educative, ludiche, culturali e di aggregazione sociale per
bambini da zero a tre anni, che prevedano la presenza di genitori, familiari o
adulti che quotidianamente si occupano della loro cura, organizzati secondo
criteri di flessibilità;
b) servizi con caratteristiche educative e ludiche per l'assistenza a
bambini da diciotto mesi a tre anni per un tempo giornaliero non superiore alle
cinque ore, privi di servizi di mensa e di riposo pomeridiano.
2. I servizi di cui al comma 1 non sono sostitutivi degli asili nido previsti dalla legge 6 dicembre 1971, n. 1044, e possono essere anche autorganizzati dalle famiglie, dalle associazioni e dai gruppi.
Art. 6.
(Servizi ricreativi ed educativi per il tempo libero)
1. Le finalità dei progetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera c),
possono essere perseguite, in particolare, attraverso il sostegno e lo sviluppo
di servizi volti a promuovere e a valorizzare la partecipazione dei minori a
livello propositivo, decisionale e gestionale in esperienze aggregative, nonché
occasioni di riflessione su temi rilevanti per la convivenza civile e lo
sviluppo delle capacità di socializzazione e di inserimento nella scuola, nella vita aggregativa e familiare.
2. I servizi di cui al comma 1 sono realizzati attraverso operatori educativi
con specifica competenza professionale e possono essere previsti anche
nell'ambito dell'attuazione del regolamento recante la disciplina delle
iniziative complementari e delle attività integrative nelle istituzioni
scolastiche, emanato con decreto del Presidente della Repubblica 10 ottobre
1996, n. 567.
Art. 7.
(Azioni positive per la promozione dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza)
1. Le finalità dei progetti di cui all'articolo 3, comma 1, lettera d), possono essere perseguite, in particolare, attraverso:
a) interventi che
facilitano l'uso del tempo e degli spazi urbani e naturali, rimuovono ostacoli
nella mobilità, ampliano la fruizione di beni e servizi ambientali, culturali,
sociali e sportivi;
b) misure orientate alla promozione della conoscenza dei diritti
dell'infanzia e dell'adolescenza presso tutta la cittadinanza ed in particolare
nei confronti degli addetti a servizi di pubblica utilità;
c) misure volte a promuovere la partecipazione dei bambini e degli
adolescenti alla vita della comunità locale, anche amministrativa.
Art. 8.
(Servizio di informazione, promozione, consulenza, monitoraggio e supporto tecnico)
1. Il Dipartimento per gli affari sociali della Presidenza del Consiglio
dei ministri attiva un servizio di informazione, di promozione, di consulenza,
di monitoraggio e di supporto tecnico per la realizzazione delle finalità della
presente legge. A tali fini il Dipartimento si avvale del Centro nazionale di
documentazione e di analisi per
l'infanzia.
2. Il servizio svolge le seguenti funzioni:
a) provvede alla
creazione di una banca dati dei progetti realizzati a favore dell'infanzia e
dell'adolescenza;
b) favorisce la diffusione delle conoscenze e la qualità degli
interventi;
c) assiste, su richiesta, gli enti locali e territoriali ed i soggetti
di cui all'articolo 2, comma 2, nella elaborazione dei progetti previsti dai
piani territoriali di intervento, con particolare attenzione, altresì, per la
realizzazione dei migliori progetti nelle aree di cui all'obiettivo 1 del
regolamento (CEE) n. 2052/88 del Consiglio del 24 giugno 1988, come definite
dalla Commissione delle Comunità europee.
3. Il servizio, in caso di rilevata necessità, per le funzioni di
segreteria tecnica relative alle attività di promozione e di monitoraggio e per
le attività di consulenza e di assistenza tecnica, può avvalersi, sulla base di
apposite convenzioni, di enti e strutture da individuare nel rispetto della
normativa nazionale e comunitaria sugli appalti pubblici di servizi.
4. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
il Ministro per la solidarietà sociale, sentite le Commissioni parlamentari
competenti, con proprio decreto, definisce le modalità organizzative e di
funzionamento per l'attuazione del
servizio.
5. Per il funzionamento del servizio é autorizzata la spesa annua di lire 3
miliardi a decorrere dal 1997.
Art. 9.
(Valutazione dell'efficacia della spesa)
1. Entro il 30 giugno di ciascun anno, le regioni e le province autonome
di Trento e di Bolzano presentano una relazione al Ministro per la solidarietà
sociale sullo stato di attuazione degli interventi previsti dalla presente
legge, sulla loro efficacia, sull'impatto sui minori e sulla società, sugli
obiettivi conseguiti e sulle misure da adottare per migliorare le condizioni di
vita dei minori nel rispettivo territorio. Qualora, entro due anni dalla data
di entrata in vigore della presente legge, le regioni non abbiano provveduto
all'impegno contabile delle quote di competenza del Fondo di cui all'articolo 1
ed all'individuazione degli ambiti territoriali di intervento di cui all'articolo
2, il Ministro per la solidarietà sociale, sentita la Conferenza permanente per
i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, provvede alla ridestinazione dei fondi alle regioni ed alle province
autonome di Trento e di Bolzano.
2. Per garantire la tempestiva attuazione degli interventi di cui alla presente
legge nei comuni commissariati, il Ministro dell'interno, con proprio decreto,
emanato di concerto con il Ministro per la solidarietà sociale, provvede a
definire le funzioni delle prefetture competenti per territorio per il sostegno
e l'assistenza ai comuni ricompresi negli ambiti territoriali di intervento di cui
all'articolo 2.
Art. 10.
(Relazione al Parlamento)
1. Entro il 30 settembre di ciascun anno il Ministro per la solidarietà sociale trasmette una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della presente legge, tenuto conto delle relazioni presentate dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell'articolo 9.
Art. 11.
(Conferenza nazionale sull'infanzia e sull'adolescenza e statistiche ufficiali sull'infanzia)
1. Il Ministro per la solidarietà sociale convoca periodicamente, e
comunque almeno ogni tre anni, la Conferenza nazionale sull'infanzia e
sull'adolescenza, organizzata dal Dipartimento per gli affari sociali con il
supporto tecnico ed organizzativo del Centro nazionale di documentazione e di
analisi per l'infanzia e della Conferenza dei presi denti delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le Commissioni parlamentari
competenti. Gli oneri derivanti dalla organizzazione della Conferenza sono a
carico del Fondo di cui all'articolo
1.
2. Ai fini della realizzazione di politiche sociali rivolte all'infanzia e
all'adolescenza, l'ISTAT, anche attraverso i soggetti che operano all'interno
del Sistema statistico nazionale di cui all'articolo 2 del decreto legislativo
6 settembre 1989, n. 322, assicura un flusso informativo con periodicità
adeguata sulla qualità della vita dell'infanzia e dell'adolescenza nell'ambito
della famiglia, della scuola e, in genere, della società.
Art. 12.
(Rifinanziamento della legge 19 luglio 1991, n. 216)
1. Per il rifinanziamento del fondo di cui all'articolo 3 della legge 19
luglio 1991, n. 216, come modificato dall'articolo 3 del decreto-legge 27
maggio 1994, n. 318, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 luglio 1994,
n. 465, é autorizzata la spesa di lire 30 miliardi per ciascuno degli anni
1997, 1998 e 1999.
2. Per il finanziamento dei progetti di cui all'articolo 4 della citata legge
n. 216 del 1991, é autorizzata la spesa di lire 10 miliardi per ciascuno degli
anni 1997, 1998 e 1999.
3. Agli oneri derivanti dall'attuazione dei commi 1 e 2, pari a lire 40
miliardi per ciascuno degli anni 1997, 1998 e 1999, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 1997-1999, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero
del tesoro per l'anno 1997, a tal fine riducendo di pari importo l'accantonamento
relativo al Ministero dell'interno.
4. I prefetti trasmettono i rendiconti delle somme accreditate per i
finanziamenti di cui all'articolo 3, comma 2, della citata legge n. 216 del
1991, agli uffici regionali di riscontro amministrativo del Ministero dell'interno.
Art. 13.
(Copertura finanziaria)
1. All'onere derivante dall'attuazione degli articoli 1 e 8 della
presente legge, pari a lire 120 miliardi per l'anno 1997 e a lire 315 miliardi
per ciascuno degli anni 1998 e 1999, si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale
1997-1999, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro
per l'anno 1997, a tal fine riducendo di pari importo l'accantonamento relativo
alla Presidenza del Consiglio dei
ministri.
2. Le somme stanziate per le finalità di cui alla presente legge possono essere
utilizzate quale copertura della quota di finanziamento nazionale di programmi
confinanziati dall'Unione europea.
3. Il Ministro del tesoro é autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
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