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L'architettura e il design tra le due guerre - Il movimento moderno tra le due guerre

architettura




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TECNOLOGIA








L'architettura e il design tra le due guerre






Il movimento moderno tra le due guerre


Premessa


Gli obiettivi del movimento moderno sono quelli di offrire una risposta concreta e funzionale alle drammatiche trasformazioni 222i88c sociali ed economiche provocate dalla Rivoluzione Industriale.

Progettisti e committenti matureranno la convinzione che le moderne realtà economiche e produttive necessitano di un'architettura completamente nuova che non può avere alcun riscontro nel passato e perciò richiede soluzioni che siano diverse da quelle tradizionalmente perseguite e , soprattutto, congruenti con la funzionalità del manufatto.

L'altro problema, ormai gravissimo, è rappresentato dagli alloggi per la popolazione urbana che continua a crescere incessantemente. I quartieri operai ottocenteschi costruiti a ridosso delle industrie sono ovunque cadenti, invivibili e sovraffollati a causa della costante immigrazione di nuove famiglie. I prezzi dei terreni di periferia sono elevatissimi ovunque, e da ciò consegue una riduzione dell'investimento immobiliare, a cui poi si aggiunge la stagnazione dovuta all'impoverimento causato dalla prima guerra mondiale.

La società chiede agli architetti di concludere i dibattiti accademici e di concentrare le proprie attenzioni su sistemi capaci di utilizzare al meglio la tecnologia disponibile per ottenere edifici i cui contenuti estetici siano decisamente secondari rispetto ai costi di costruzione e manutenzione.

La nascita del movimento moderno avviene in un coacervo di idee, di teorie e di proposte in cui gli obiettivi ora descritti non appaiono immediatamente chiari; sicuramente essi non sono individuabili nell'Art Nouveau, movimento che conserva un carattere elitario legato all'ambiente culturale della ricca borghesia. Eppure all'Art Nouveau spetta il merito di avere decisamente spezzato i legami con la tradizione, di avere messo in moto la ricerca architettonica e di aver fatto nascere l'Industrial Design.

La nascita di questo movimento è tormentato anche per la coesistenza di correnti di pensiero non sempre convergenti (lo strutturismo di Perret, il funzionalismo di Loos, l'espressionismo di Polzig, il suprematismo, l'oggettivismo) insieme ad ideologie (l'arte per l'arte o l'arte per la società) che si confrontano e che si intersecano in un dibattito internazionale e aperto che per la sua modernità risulta anacronistico rispetto alle istituzioni ottocentesche ancora radicate nell'Europa di questi anni.

La guerra mondiale pone le neonate democrazie davanti ai problemi troppe volte elusi e perciò ancor più drammatici: case a basso prezzo, fabbriche per assorbire manodopera, strutture per servizi sociali e soprattutto edifici che siano efficienti, funzionali e poco costosi. Questi obiettivi consentono al movimento moderno di coagularsi intorno alle scelte di quello che sarà chiamato Razionalismo.









Razionalismo, Bauhaus, Esprit Nouveau

"Razionalizzare" significa "agire con scelte ragionate per rendere un oggetto funzionale ed economico": in questa semplice definizione lessicale si possono sintetizzare i concetti che stanno alla base del Razionalismo nell'architettura.

L'approccio razionalista vuole che il progetto cresca e si formi a partire da esigenze minimali, fino al dimensionamento degli spazi specificatamente funzionali, allo studio dei percorsi e dei collegamenti: il tutto da sviluppare insieme alle scelte strutturali, impiantistiche, ecc. Questa descrizione non contiene alcun riferimento alla forma e allo stile dell'edificio, in quanto la prima nasce come conseguenza della corretta applicazione della metodologia e il secondo, semplicemente, non fa parte dei problemi da risolvere. Lo stile non è più da considerare una variabile indipendente del progetto, ma ne diventa elemento integrato e congruente, quindi espressione medesima del progetto e conseguenza della sua composizione.

L'estetica del Razionalismo nasce quindi dalle teorie astrattiste, costruttiviste, funzionaliste e De Stijl che nella Germania del dopoguerra trovano l'ambiente favorevole per coagularsi attorno al Neo-Oggettivismo (forma intesa come esito della funzione esplicata dall'oggetto) fino a diventare la caratteristica più riconoscibile del Movimento Moderno europeo negli anni Venti e Trenta del Novecento.


Dalla Bauhaus all'International Style

Con la direzione di Walter Gropius, la Scuola di Arti Applicate di Weimar indirizza i suoi programmi didattici sui temi della progettazione e della realizzazione dei prototipi in laboratorio quale verifica della loro fattibilità, funzionalità ed economicità. Dal 1922, e proprio per volere di Gropius, la scuola prende il nome di Bauhaus (loggia per gli operatori artistici) per sottolineare l'alone un po' mistico che circonda ogni laboratorio di ricerca e sperimentazione.

Gropius riesce a coinvolgere i personaggi più impegnati dell'avanguardia europea, e dai corsi di architettura, ceramica, stoffa, legno e metalli usciranno modelli e oggetti che hanno segnato la storia del Razionalismo e dell'Industrial Design. I prodotti progettati nel Bauhaus sono pensati per un consumo ampio e popolare, per cui vengono cercate le soluzioni più funzionali e facilmente realizzabili dall'industria.

Gropius, Adolf Meyer (1881-1929) e Marcel Breuer (1902-1981) si dedicano in particolare alla progettazione di edilizia residenziale economica, approfondendo temi importanti come la riduzione delle superfici utili da perseguire mediante l'incremento della funzionalità. Nasce così il concetto di Existenzminimum (standard abitativo minimo ammissibile) che prevede una dotazione media di 15 mq di appartamento per abitante, che per quegli anni si trattava di una conquista epocale. La limitazione della superficie residenziale consentiva naturalmente di ridurre il costo dell'alloggio, ma imponeva una razionalizzazione spinta degli spazi: è per questa esigenza che nascono le prime soluzioni di separazione tra l'ambiente "pranzo" e l'ambiente "cucina" da attrezzare con arredo coordinato e modulare o il "blocco bagno" interamente premontato, l'eliminazione di corridoi e di spazi marginali, la standardizzazione dimensionale dei serramenti e degli infissi.

Nel 1926 il Bauhaus si trasferisce a Dessau (presso Weimar) occupando il complesso progettato da Gropius e destinato a diventare uno dei simboli del Razionalismo:



pianta libera ottenuta per aggregazione di spazi funzionali;

articolazione funzionale al sistema dei collegamenti orizzontali e verticali;

specializzazione dei volumi e identica distribuzione planimetrica su tutti i piani;

estetica come risultato finale della composizione architettonica.


Questo esito verrà definito International Style perché, cancellando ogni legame con le reminiscenze culturali o tradizionali del luogo, diventa esportabile e realizzabile in qualsiasi ambiente e in ogni realtà sociale ma soprattutto si diffonde rapidamente conquistando schiere di giovani architetti in tutta Europa.

Il Bauhaus acquisisce ben presto fama mondiale, e nella seconda metà degli anni Venti è senz'altro il più consistente riferimento dell'intero Movimento Moderno, anche se la nuova realtà che si sta formando in Germania comincia a pesare sull'orientamento politico di docenti e allievi: l'affermazione internazionale della scuola viene guardata con sospetto, e Gropius è criticato e attaccato personalmente fino a dover rassegnare le dimissioni.

Dal 1928 al 1930, sotto la direzione di Hannes Meyer (1889-1954), vengono riorganizzati i programmi, ma la politica sempre più reazionaria dell'amministrazione comunale di Dessau spingerà il Bauhaus a radicalizzare le proprie scelte ideologiche, e nel 1932, dopo una breve direzione di Mies van der Rohe, la scuola verrà definitivamente chiusa; gli insegnanti giudicati marxisti saranno perseguitati, mentre coloro che professano idee anche solo liberali si vedranno costretti ad abbandonare la Germania.


Gli esponenti del razionalismo

Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969) è l'altra figura centrale del Razionalismo tedesco, condivide con Gropius molte delle esperienze del Movimento Moderno. Da giovane frequenta una scuola tecnica e trascorre un periodo di lavoro presso la marmoristeria del padre, avendo così modo di conoscere e apprezzare le qualità tecnologiche ed artistiche dei materiali lapidei. Passa poi a lavorare per alcuni progettisti e artigiani, ma la sua vera maturazione si realizza presso lo studio di Behrens a cui si associa nel 1908: le sue competenze possono ora coniugarsi con i temi funzionalisti e con quell'atteggiamento classicheggiante che persegue un ideale di eleganza, da ricercarsi in ogni manufatto prodotto dall'uomo. Nel 1912 apre uno studio e progetta case monofamiliari in uno stile di moderato neoclassicismo; più interessante risulta il suo progetto per il monumento di Bismark, che denota la maturata propensione di Mies per le superfici ben scandite.

Come tutti gli architetti del suo tempo, Mies si oppone decisamente alla guerra, arrivando al punto di aggiungersi il cognome van der Rohe della madre olandese, quale dichiarazione esplicita delle proprie idee. Dopo la guerra entra a far parte del Novemberguppe e dal 1919 ne dirige la sezione di architettura: l'incontro con Bruno Taut e la Catena di Vetro sono senz'altro all'origine dei progetti espressionisti che caratterizzano il "periodo G" di Mies (G è l'iniziale di glass, vetro).

Dal 1923 la sua architettura assume la fisionomia di una sintesi razionalista tra l'organicismo di Wright e il neoplasticismo De Stijl. Questa maturazione è bene espressa dalla residenza in linea progettata per un quartiere della mostra dedicata alla residenza e organizzata dal Werkbund (di cui Mies è vicepresidente dal 1926) e esplode con toni addirittura lirici nel padiglione tedesco all'esposizione di Barcellona del 1929.

L'operare con materiali pregiati e per committenti facoltosi allontana Mies da quell'impegno verso l'edilizia sociale che caratterizza buona parte dell'attività di tutti gli architetti razionalisti; la sua posizione verrà considerata addirittura reazionaria quando nel suo discorso di insediamento alla direzione del Bauhaus dichiarerà "la natura apolitica della nuova architettura", ma non è la Germania nazista il luogo dove Mies può svolgere liberamente la propria attività.

L'isolamento a cui è costretto dal regime nazista lo convince a emigrare negli USA (1937), dove la fama di cui gode gli consente di ottenere un prestigioso incarico d'insegnamento a Chicago (Illinois Institute of technology). La sensibilità suprematista, negatagli in patria, può nuovamente liberarsi, e Mies riprende a progettare proprio iniziando dagli edifici del campus.



L'uomo simbolo del Razionalismo è comunque Le Corbusier (1887-1965). Nato nel Giura svizzero, vi frequenta la scuola di arti e mestieri. Nella sua formazione risultano fondamentali i primi dieci anni di attività: dal progetto redatto a soli 18 anni in maniera Jugendstil al suo trasferimento a Parigi nel 1916.

In questo arco di tempo riesce ad accumulare esperienze vastissime: nel 1907 è a Vienna presso lo studio di J. Hoffmann, poi frequenta a Lione T. Garnier, proprio mentre questi è impegnato nella riformulazione delle sue teorie sulla città industriale. Quindi va a Parigi presso lo studio di Perret, dove può studiare i problemi ingegneristici dell'architettura, persuadendosi dell'efficacia del sistema strutturale a ossatura portante e soprattutto della flessibilità e della economicità del cemento armato; in seguito torna in Germania, dove frequenta lo studio di Behrens e conosce il Werkbund, confrontandosi con i risultati raggiunti dai sistemi produttivi industriali; compie un lungo viaggio dai Balcani all'Asia Minore nel corso del quale ha modo di apprezzare l'architettura estremamente efficace e razionale di quei luoghi.

Quando Le Corbusier apre il suo studio a Parigi nel 1916, la sua formazione culturale è già tale da consentirgli una chiara visione degli obiettivi del Movimento Moderno dei caratteri del nuovo linguaggio espressivo dell'architettura; eppure si dimostra più attratto dalla saggistica e dal dibattito che dall'attività professionale; infatti passa i primi 5 anni del suo soggiorno parigino a dipingere e a scrivere articoli per giornali o per la rivista "esprit nouveau", pubblicando vari saggi che poi gli daranno fama internazionale. In questo periodo si guadagna da vivere accettando anche l'incarico di direttore presso una fabbrica di mattoni, pur senza smettere la ricerca urbanistica, lo studio dei prototipi residenziali e i contatti con i più noti personaggi dell'architettura europea.

A differenza di tutti i suoi contemporanei, Le Corbusier resta un pensatore isolato nell'ambiente artistico francese, interamente pervaso di un decorativismo tranquillizzante e disimpegnato (Art Deco). In Francia manca la vivacità del dibattito culturale che caratterizza la Germania di Weimar o la Russia della Rivoluzione, per cui a Le Corbusier risulta impossibile operare all'interno di una scuola o di un grande studio di progettazione che accetti i temi del modernismo; a questo poi si aggiunga il carattere un po' spigoloso che gli farà preferire la solitudine.

L'altra peculiarità che eleva Le Corbusier al di sopra di tutti è la piena consapevolezza dei caratteri della moderna pianificazione urbanistica, come pure il convincimento dell'indissolubile integrazione tra urbanistica e architettura. Le Corbusier si rende conto che ogni idea progettuale che voglia veramente rispondere alle esigenze della società moderna non può realizzarsi con lo strumento della sola architettura o della sola urbanistica: per centrare gli obiettivi del Movimento Moderno occorre una soluzione progettuale unitaria architettonica e urbanistica insieme. tale caratterizzazione fa sì che tutte le opere di Le Corbusier, prive di unitarietà con un congruente sistema urbano, appaiano assurdamente isolate e incomprensibili, mentre i suoi progetti globali saranno sempre convincenti, indipendentemente dai loro contenuti utopici.



Nella sua concezione l'urbanistica non deve limitarsi a razionalizzare un quartiere, bensì deve risolvere alla radice i problemi direzionali, produttivi e abitativi della civiltà industriale e, soprattutto, essere in grado di garantire la mobilità totale a una società sempre più meccanizzata: in sintesi il suo messaggio è "nuove città per la moderna architettura e nuove architetture per le moderne città".

Le Corbusier presenta le proprie idee in modo provocatorio nel 1925 cogliendo l'occasione del piano urbanistico per il rinnovamento di Parigi; pur consapevole dell'inattuabilità l suo progetto, esprime le proprie convinzioni senza compromessi e pone l'opinione pubblica davanti al dilemma tuttora irrisolto: se si continua ad occupare territorio urbano la città diventa un mostro.

Nel 1926 elabora definitivamente e pubblica un compendio dei suoi principi sull'architettura moderna nel saggio "i 5 punti dell'architettura moderna":

le strade e il giardino possono passare sotto agli edifici perché questi non rappresentano più una barriera;

la struttura dell'edificio dev'essere realizzata con telai di cemento armato: senza i vincoli della muratura portante, la pianta dell'edificio diventa completamente libera;

l'impianto strutturale dev'essere arretrato rispetto alla facciata dell'edificio: priva di travi e pilastri, la facciata diventa liberamente articolabile;

le finestrature devono essere libere di svilupparsi lungo l'intera facciata: gli ambienti interni devono poter contare sul maggior apporto possibile di aria e luce;

la copertura dell'edificio dev'essere piana: questa superficie può essere utilizzata come spazio funzionale oppure destinata a giardino pensile.


L'applicazione di questi principi caratterizzerà i progetti di alcune residenze tra le quali l'emblematica Villa Savoye presso Parigi.

Le Corbusier è uno dei più convinti assertori del carattere internazionale dell'architettura moderna e propugna con insistenza la fondazione di un organismo che ne sia il riferimento culturale e operativo per il mondo intero; è grazie alla sua instancabile azione che nel 1928, in Svizzera, prenderà forma l'organizzazione dei Congressi Internazionali di Architettura Moderna (CIAM), con l'impegno di un confronto annuale sui temi più importanti da sviluppare attraverso congressi da tenersi in nazioni sempre diverse.

Nei progetti dei concorsi internazionali per la Società delle Nazioni a Ginevra e per il Palazzo dei Soviet a Mosca, i critici del tempo videro una sorta di ripensamento di Le Corbusier sui temi dell'architettura: avendo inteso le megastrutture lecorbusierane della Villa Contemporaine non come soluzioni funzionali ma come simboli grandiosi dell'era moderna, essi si attendevano progetti altrettanto monumentali, e rimasero quindi delusi nello scoprire un'architettura dispersa e frazionata, interamente protesa a ridimensionare la sacralità di un'istituzione che avrebbe dovuto garantire la pace universale o la conquistata vittoria del proletariato.

Le Corbusier resterà invece sempre fedele alle proprie convinzioni e continuerà a offrire proposte da meditare. Gli studi urbanistici di Rio de Janeiro, Montevideo e San Paolo del Brasile sono soluzioni di architettura a scala urbana che possiedono contenuti di razionalismo totale; essi captano dall'ambiente gli elementi base che poi vengono impiegati a uso e godimento dell'uomo: un nastro alto 100 metri che ospita autostrade, abitazioni, uffici, laboratori, scuole, ecc, che abbraccia interamente la baia e ne consente il godimento contemplativo da parte di tutti o, ancora, i grandi nastri urbani che si protendono verso le direttrici più forti dello sviluppo di S. Paolo.


L'evoluzione dell'architettura europea non può non influenzare quella statunitense e anche in America si affermano toni espressionisti o Deco, nonché dell'International Style;è perciò interessante verificarne l'effetto su colui che ormai è riconosciuto come il maggiore esponente dell'architettura americana: Frank Lloyd Wright.

Egli aveva qualificato la sua come "un'architettura organica", anche se non diede mai una definizione precisa di questo carattere, lasciandone intendere una triplice origine: ambientale (nell'adeguamento alla singolarità del luogo, sia naturale che urbana), tecnologica (nell'uso di materiali lavorati a mano e tipici della località) e progettuale (nell'articolazione del progetto simile a quella di un organismo che cresce e si sviluppa in funzione delle proprie esigenze vitali).

Con la grave depressione che colpisce l'economia americana dopo il crollo di Wall Street del 1929, Wright è costretto a riconoscere i limiti imposti dal costo dei materiali  e dei metodi costruttivi tradizionali e si rivolge agli strumenti del Razionalismo ottenendo esiti di una tale eleganza e significatività da rappresentare ciascuno un capolavoro.

In questo periodo l'architetto matura una propria convinzione esistenziale che vede nella residenza diffusa sul territorio il salvataggio dei valori della democrazia pionieristica americana. Questa cultura egualitaria sarebbe dovuta emergere spontaneamente negli USA attraverso una forma dispersa di città dove l'incontro sociale e il lavoro si sarebbero comunque risolti con i mezzi di locomozione. Questa sua convinzione possiede evidenti contenuti utopici, eppure influenzerà i suoi progetti di residenze dopo il 1936; le Usonian Houses sono case facilmente costruibili, razionali, ampliabili nel tempo, che impiegano materiali moderni e poco costosi, dotate di impianti semplici e funzionali da coniugare con scelte di architettura passiva e bioclimatica e, infine, parzialmente o totalmente autocostruite. Tra le innovazioni delle Usonian vi sono le molte parti prefabbricate, la coordinazione modulare, il cucinotto, il car-port al posto del garage e, negli ultimi progetti, l'uso "a vista" di blocchetti in calcestruzzo compresso realizzati manualmente.


Alvar Aalto (1898-1976) è un architetto che appartiene già alla generazione successiva a quella dei grandi maestri del Razionalismo e la sua maturazione si compie quando Le Corbusier e Gropius hanno completamente definito le basi teoriche del Movimento Moderno e realizzato i loro più significativi progetti.



L'importanza di Aalto sta nell'essere il primo architetto europeo deciso ad aggirare il rigorismo geometrico razionalista, non per scelta espressionista ma per l'influenza culturale e ambientale del proprio paese (la Finlandia). In Aalto l'approccio razionalista esiste senz'altro, ma viene sottoposto alla mediazione del "genius loci", quindi all'uso degli elementi della cultura e della natura scandinave. Questo atteggiamento ricorda l'organicismo wrightiano, e infatti l'architettura di Aalto viene definita come Razionalismo organico: del primo carattere conserva il funzionalismo, mentre del secondo presenta l'articolazione planimetrica, i materiali naturali e l'equilibrato inserimento ambientale. La biblioteca di Viipuri può considerarsi la prima riuscita sperimentazione di questi principi; in seguito ulteriore conferma della sua organicità è il sanatorio di Paimio.

Aalto ottiene la consacrazione internazionale col padiglione finlandese all'Esposizione Mondiale di New York del 1939. L'architetto viene quindi inviato a lavorare negli USA, ed è suo il progetto per il dormitorio allievi del Massachusetts Institute of Technology. 


L'architettura nei paesi delle dittature

Premessa


Il Movimento Moderno nasce tra le speranze (e naturalmente le utopie) di una rivoluzione socialdemocratica (in Germania) e proletaria (in Russia), e rappresenta quindi l'affermazione di una scelta ideologica molto chiara, per cui Nazismo (involuzione reazionaria) e Stalinismo (evoluzione dittatoriale) non possono tollerarne i principi. Il Movimento Moderno è sinonimo di libertà espressiva, di continuo dibattito, di confronto critico ecc.: ossia di tutto ciò che il sistema totalitario nega, e che quindi va isolato, ridicolizzato, eliminato.

Anche se certi esiti possono apparire simili, la vicenda italiana si svolge in modo molto diverso: il Fascismo non rinuncerà mai a presentarsi come movimento rivoluzionario e popolare, per cui vedrà nel Razionalismo l'affermazione dei suoi stessi principi fino al punto di farne il proprio stile ufficiale, salvo poi cedere all'interpretazione retorica e imperiale degli ultimi anni.


Architettura in Italia durante il fascismo


Già nel 1926 sulla rivista CRITICA FASCISTA Mussolini scriveva: "dobbiamo creare un'arte nuova, un'arte dei nostri tempi, un'arte fascista". Tuttavia una vera e propria "arte fascista" è difficilmente individuabile: "il fascismo non formulò disposizioni precise per un'arte di regime, ma cercò piuttosto di ottenere il consenso degli artisti mediante le occasioni fornite dai concorsi e dalle commissioni ufficiali, lusingandoli con premi e riconoscimenti, sollecitandone il contributo alla creazione dell'immagine dello Stato".

Molte tendenze e molti gruppi artistici si propongono come interpreti della "rivoluzione fascista", che suscita, soprattutto nelle giovani generazioni, aspettative di reale rinnovamento, destinate a rivelarsi illusorie.

L'architettura è, tra le arti, la più favorita e incentivata, la vera protagonista delle iniziative concrete intraprese dal regime: si realizzano ampi interventi nel tessuto storico delle città e si mettono a punto progetti di nuovi centri urbani, proponendo l'idea di un'architettura di Stato. Sono gli anni in cui anche in Italia si afferma il Razionalismo, il movimento europeo che elabora l'idea di un'architettura razionale (cioè funzionale, con strutture essenziali, lineari, nitide) destinata al servizio dell'uomo, al miglioramento delle condizioni abitative e quindi socialmente utile. Le ricerche verso un linguaggio razionalistico sono svolte in Italia, già nel 1926-27, dagli architetti riunitisi a Milano nel "gruppo 7" e proseguono con la formazione del MIAR (Movimento Italiano per l'Architettura Razionale), che formula il Manifesto per l'architettura razionale consegnato nel 1931 a Mussolini. Gli architetti razionalisti vengono quindi incaricati di realizzare numerosi edifici per i servizi pubblici: scuole, ospedali, uffici amministrativi, asili, palestre, colonie elioterapiche, eccetera. Contemporaneamente vengono commissionate le sedi delle organizzazioni del regime, come le tipiche Case del Fascio.

Inoltre si procede alla fondazione di nuove città come Sabaudia, sorta sui terreni bonificati dell'Agro Pontino. Vengono attuati numerosi e massicci interventi di risistemazione dei centri storici, come nel caso di Via della Conciliazione a Roma, aperta mediante l'abbattimento drastico di antichi quartieri per creare una via d'accesso alla basilica di San Pietro con effetti di scenografica monumentalità: il richiamo esplicito ai valori della classicità rinascimentale intende suggerire un'ideale continuità tra passato e presente. Appare chiara in questo intervento una tendenza verso uno stile monumentale e solenne, che culminerà nel progetto dell'EUR, il grande insediamento per l'Esposizione Universale prevista per il ventennale del regime nel 1942, e nel progetto per lo stadio del Foro Italico a Roma. 


Il design nell'Italia fascista


A causa dell'intervento italiano in Etiopia, la Società delle Nazioni punì l'Italia con sanzioni economiche, che peraltro durarono solo alcuni mesi. L'embargo bastò comunque a far scattare un piano di ristrutturazione e regolazione nazionale dell'economia italiana. Infatti, il 23 marzo 1936 Mussolini, all'Assemblea Nazionale delle Corporazioni, parlò della necessità di attuare un piano di economia autarchica, che sfruttasse cioè le sole risorse reperibili sul territorio nazionale. Paradossalmente, proprio all'interno di tale piano trova radice e fortuna il primissimo design italiano, antesignano di quel "made in Italy" che gode oggi di una delle migliori reputazioni internazionali.

L'architetto Giò Ponti, in un articolo sulla rivista DOMUS del 1935, constatava: "questo è il momento nel quale la migliore produzione italiana può imporsi definitivamente sul mercato italiano. Le sanzioni inducono ad un salutare ripudio di molte produzioni estere. Ma questo non deve significare un fatto negativo, una rinuncia, la rassegnazione al ritorno di una situazione della quale misuriamo oggi il danno. Deve significare invece una alacre, una accorta sostituzione di produzioni italiane a produzioni straniere. Di qualità italiane a qualità straniere. I migliori prodotti italiani debbono lanciare coraggiosamente la produzione italiana, proprio oggi che le sanzioni li proteggono dalla concorrenza straniera".

Sebbene il discorso di Mussolini prima citato indicasse delle precise direttive autarchiche per industrie quali le metallurgiche, le meccaniche e le chimiche, discorsi quali quello di Ponti si indirizzavano più miratamente ai settori produttivi delle arti decorative. L'eco suscitata nel mondo produttivo sarà recepita essenzialmente dalle sole imprese coinvolte nella definizione dell'oggetto di arredo, che sottolineano la necessità di un'opera di persuasione presso il pubblico a favore del prodotto italiano, nonché dell'apporto creativo dell'artista nella progettazione.

In questo quadro di ancor primordiale presa di coscienza del design e della sua rilevanza anche economica si collocano esemplarmente il progetto "moka express" di Bialetti e il progetto di Giacosa "fiat 500 zero".










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