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Le scienze della comunicazione - Competenza comunicativa: la capacità di produrre e comprendere messaggi nell'interazione comunicativa

comunicazione


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Le scienze della comunicazione 

Morcellini Fatelli

Non esiste una scienza unitaria. Difficoltà nella definizione del proprio oggetto di studio.

Non esiste una sola "idea" di comunicazione, bensì tante idee quante sono le derivazioni scientifiche e culturali in vario modo implicate nell'analisi => difficoltà di inquadramento dell'oggetto empirico (confuso entro un arco assai variabile che spazia dalla "onnicomprensività" del paradigma informazionale, che comprende anche gli scambi tra macchine, alla "selettività" del paradigma relazionale, che considera pienamente comunicativo soltanto quel processo in cui si raggiunga la formulazione di un'unità sociale a partire dai singoli individui).

Ostacoli al disegno di una "mappa scientifica" della comunicazione:

  1. l'esasperante eclettismo degli approcci scientifici
  2. le particolari caratteristiche dell'oggetto-comunicazione
  3. idiosincrasie cognitive radicate nell'evoluzione culturale del nostro secolo (che richiedono più fede che verifica scientifica)

Competenza comunicativa: la capacità di produrre e comprendere messaggi nell'interazione comunicativa.



Modifiche strutturali dei flussi comunicativi:

  1. incremento straordinario della facilità di accesso all'azione comunicativa (= aumento della competenza comunicativa)
  2. moltiplicazione dei canali comunicativi e la semplificazione e automazione del loro funzionamento
  3. l'ampiezza inusitata del raggio di azione

Comunicazione: rendo comune, unisco, notifico, prostituisco.

L'elaborazione di autonomi paradigmi scientifici per la comunicazione ha dovuto scontare contemporaneamente due circostanze traumatiche:

  1. la moltiplicazione generalizzata delle possibilità comunicative
  2. le cesure culturali del Novecento che - tramontate le certezze positiviste - hanno sottoposto a revisione e cris 444b11e i profonda tutti i paradigmi scientifici

=> il tentativo di disegnare un profilo preciso per gli studi sulla comunicazione non è quindi segnato da un "normale" avvicendamento di paradigmi, ma piuttosto dalla brusca confluenza di riferimenti epistemologici diversi.

=> due diversi atteggiamenti conoscitivi:

  1. mantenimento di solide fondazioni, senza verificare del tutto le loro capacità di effettiva reazione al "nuovo mondo" e comunque precludendo all'analisi porzioni importanti della realtà, non afferrabili con una strumentazione "pesante"
  2. edificazione di modelli originali, decisi a raccogliere la sfida dei tempi, ma perciò stesso in perenne difficoltà rispetto alla solidificazione di una base stabile => communication research

Communication research: Stati Uniti anni '20; punto d'incontro tra vari contributi e le più disparate risorse. Insieme agli incontri fecondi tra apporti complementari, non potevano mancare i contrasti tra le varie discipline intorno alle formule, le definizioni, le demarcazioni. Merito indiscutibile di essere riuscita a stratificare con il tempo un settore scientifico con fisionomia propria. Attenzione ai fenomeni macrocomunicativi. Influenza neopositivista, della psicologia comportamentista => interpretazione generale della comunicazione come flusso massificato, come "fatto sociale" esterno all'uomo e quindi inquadrabile come processo astratto, riconducibile a formule fisico-matematiche ed applicabile ai più svariati ambiti.

L'esplosione del sistema comunicativo ha contribuito quindi a creare uno spazio scientifico nuovo, ma anche a perpetuare i vizi della communication research:

  1. sbilanciamento dell'attenzione verso i grandi apparati comunicativi - fenomeni macrocomunicativi
  2. incapacità di separare la chiave specifica degli studi sulla comunicazione dalla sua dimensione di evento di massa

L'evidente consonanza tra la formazione di un contesto specifico di ricerca e l'attenzione prevalente per le grandi comunicazioni ha favorito e rinsaldato l'idea che la comunicazione contemporanea coincida essenzialmente con la comunicazione di massa.

=> sbandamento ideologico che porta ad interpretare in chiave di presenza sociale essenzialmente invasiva e massiccia; radicalizzazione della discriminante tra micro e macrocomunicazione, che copre le contraddizioni analitiche anziché contribuire a risolverle.

La crescita del sistema delle comunicazione di massa ha messo in risalto l'uso prevalentemente propagandistico che ne è stato fatto dai regimi dittatoriali => connotazione della comunicazione come processo essenzialmente strumentale e volontario => bullet theories => requisito della volontarietà insistentemente ed esclusivamente riferito al comunicatore.

Comunicazione:

  1. procedimento (entità fissa, processo sociale determinato attraverso cui attivare scambi al livello dell'azione sociale o veicolazione del pensiero)
  2. costruzione di senso (entità mobile, luogo dell'azione sociale in cui lo scambio è più impegnativo e prevede la costruzione reciproca dei significati e un'attività di selezione attraverso i processi di rifiuto e condivisione dei contenuti)

Per Statera: communication research = studio integrato, a livello sociale, culturale e psicologico, del processo della comunicazione e degli effetti dei mass media sul pubblico.

Linguaggio: un codice, o l'insieme di più codici - umani (verbali e non) o animali - che trasmettono, conservano ed elaborano informazioni.

Se si considera il linguaggio come medium è possibile attribuire alla comunicazione lo status di processo generale in cui il linguaggio è manifestazione particolare, sotto l'aspetto della costruzione, regolazione ed interpretazione dei messaggi. Designando il linguaggio come l'insieme dei codici (e soprattutto riconducendovi anche fenomeni espressivi ipocodificati) si ripropone invece una tendenziale identificazione del linguaggio con la comunicazione => informazionalismo = ipostatizzazione del ruolo delle componenti informazionali nell'interazione dell'organismo con l'ambiente e con se stesso, facendolo coincidere con l'interazione stessa.

Umberto Eco - 1965 - decodifica aberrante:

  1. Incomprensione o rifiuto del messaggio per assenza di codice (il messaggio è segnale fisico non decodificato o "rumore")
  2. Incomprensione del messaggio per disparità di codici (il codice dell'emittente non è ben compreso dal destinatario)
  3. Incomprensione del messaggio per interferenze circostanziali (il codice dell'emittente è compreso dal destinatario ma è modellato sul proprio "orizzonte di attesa")
  4. Incomprensione per delegittimazione dell'emittente (il codice dell'emittente è compreso dal destinatario ma il senso viene stravolto per motivi ideologici)

Guerriglia semiologica = decodifica intenzionalmente divergente.

Eco subordina la comunicazione alla significazione, poiché la significazione è immanente a qualsiasi atto comunicativo.

Goffman ritiene che il linguaggio costituisca essenzialmente un'attività:

  1. il numero delle funzioni del linguaggio è pari alle situazioni che l'uomo può inventare;
  2. la comprensione dell'atto linguistico è determinata anche dalla cultura e dal contesto di riferimento;
  3. non esiste distinzione tra il significato di una frase e l'uso che ne fa il parlante;
  4. nozione di frame (schema interpretativo che dà senso ad un flusso di eventi).

Movimento cognitivista: valorizzare il ruolo della comunicazione nella formazione della personalità, nella determinazione della condotta umana e nello svolgimento dei processi mentali e delle esperienze interiori. Ha focalizzato i principali filoni di ricerca sulla percezione, l'attenzione, la memoria, il ragionamento (problem solving) e soprattutto il linguaggio. Sotto l'influenza della teoria dell'informazione e della cibernetica, si ha un modello dell'organismo umano come sistema complesso, assimilando il funzionamento della mente umana ad un sistema comunicativo "informazionale" (servomeccanismi).

Sociologia: analisi dei sistemi comunicativi nel loro complesso e delle loro funzioni all'interno della società. Indaga soprattutto le condizioni sociali, economiche e culturali nelle quali hanno luogo soprattutto le operazioni di produzione, diffusione e ricezione dei messaggi.

Lasswell: primo tentativo sistematico di analisi delle tecniche di persuasione nel 1927; adottò per primo la tecnica di rilevazione "content analysis"; studio dell'influenza politica, della comunicazione su questioni politiche e ideologiche e sui canali attraverso i quali i leader politici esercitano la loro influenza.

Carl Hovland: affrontò i problemi legati alla comunicazione e alla persuasione durante la II guerra mondiale; "nuova retorica scientifica": una serie di precetti e di accorgimenti tesi a rendere più convincente il messaggio.

Katz e Lazarsfeld: ricerche sull'influenza personale nelle comunicazioni di massa. Le categorie e i metodi di indagine sono propriamente sociologici: questionario, variabili di tipo demografico o socioeconomico. I risultati principali possono essere condensati nella scoperta del Two step flow ("flusso di comunicazione a due fasi") e nella valorizzazione del ruolo degli opinion leaders all'interno del processo comunicativo => diviene apprezzabile il ruolo dell'interazione sociale nella formazione delle opinioni e degli atteggiamenti, non più riferibili in maniera diretta alla semplice "esposizione" ai mass media.

Fino agli anni Settanta la ricerca ha messo alla prova l'efficacia del ruolo dei media nella società; dopo rivalutazione del "potere dei media" (media power). In quest'atmosfera sono maturate alcune teorie "ecologiche" (= i media plasmerebbero l'ambiente cognitivo e simbolico nel quale vive l'individuo, costituendo così una preziosa risorsa per l'interazione sociale e per la "significatività" dell'agire): agenda setting - la spirale del silenzio - lo scarto di conoscenza (knowledge gap) - teoria della dipendenza.

Questo clima ha anche stimolato riflessioni sul ruolo di "agente di socializzazione" svolto dai media: teoria della coltivazione - interazionismo di Goffman.

Cibernetica (timoniere): Wiener. Ha per oggetto le azioni volontarie: dalla conoscenza del futuro (l'obiettivo desiderabile, l'effetto) si deve dedurre il presente (la predisposizione delle cause che obblighi l'evoluzione nel senso voluto). In quest'ottica assume particolare valore il "ciclo di restituzione della risposta" (feedback), teso ad adeguare la "situazione attuale" allo scopo prefisso, di fronte al mutamento delle condizioni ambientali nel corso dell'azione.

Dance e Larson: 126 definizioni del termine comunicazione => la comunicazione si presenta essenzialmente come un processo.

  • comunicazione come trasferimento di risorse: trasferimento di una proprietà, di una risorsa o di uno stato da un soggetto ad un altro; neoempirismo (ricerca di protocolli scientifici incondizionatamente validi per tutti gli ambiti); comportamentismo (meccanicità del processo). Piace alla cibernetica ed alla semiologia perché de-contestualizza la comunicazione, almeno rispetto alle sue caratteristiche propriamente umane e sociali, rendendo più semplice la costruzione di modelli generali; comunicazione-omnibus; frame.
  • comunicazione come influenza: comportamento di un essere vivente che ne influenza un altro oppure qualunque emissione di un segnale da parte di un organismo che influenzi un altro organismo; restringe l'ambito di pertinenza: al semplice trasferimento di risorse, si deve accompagnare una modificazione osservabile nell'elemento destinatario come conseguenza del rapporto comunicativo; introduce un elemento di variabilità nella finalizzazione dell'atto comunicativo; matrice biologica; esclusione degli aspetti "interiori" della comunicazione (motivazione, effetto cognitivo).
  • comunicazione come scambio di valori: scambio di valori sociali, condotto secondo determinate regole; Lévi-Strauss concilia il positivismo durkheimiano (esistenza di leggi "universali" per la società umana) e il particolarismo storico (irriducibilità di una cultura umana all'altra): le regolarità delle società umane non vanno cercato in ciò che le varie culture possiedono in comune, ma nella sistematicità delle relazioni tra le loro differenze. Gli uomini non comunicano solo attraverso il sistema linguistico, ma anche mediante aspetti della cultura che funzionano esattamente come "sistemi simbolici": il crudo e il cotto sono ad esempio le "parole" della cucina.
  • comunicazione come trasmissione: trasferimento di informazioni da un soggetto ad un altro per mezzo di veicoli di varia natura; è il modello comunicativo della teoria dell'informazione; sostituzione delle risorse con l'informazione (informo = plasmare; viene presupposta l'uniformità dei codici); i veicoli di varia natura evocano la comunicazione mediata da supporti tecnologici; limitando la sostanza della comunicazione alla trasmissione di un messaggio da un soggetto ad un altro, il procedimento comunicativo subisce una notevole semplificazione e ciò consente, da un lato, di controllare più efficacemente il funzionamento e prevederne l'esito, e dall'altro, di garantire una vasta generalizzabilità del paradigma (applicato poi allo studio teorico del linguaggio, della percezione, dell'apprendimento e della memoria - egemonia culturale negli anni Cinquanta); eccessiva linearità dello schema: l'influsso del contesto sociale e culturale non può essere ridotto solo a rumore o decodifica aberrante (= l'interpretazione dei messaggi non corrisponde all'intenzione dell'emittente e al modo in cui egli si aspetta avvenga la decodifica).
  • comunicazione come condivisione: condivisione, tra due o più soggetti, di un medesimo significato; si passa dalla considerazione del procedimento - cioè dell'agire comunicativo come agire motivato da strutture e circostanze - alla tensione verso il suo risultato - cioè all'agire dotato di senso - recuperando il carattere teleologico del termine.
  • comunicazione come relazione sociale: formazione di un'unità sociale a partire da individui singoli, mediante l'uso di un linguaggio o di segni; aggiunge alla "condivisione di un significato" la comunione di modelli comportamentali e stili di vita, basata su insiemi di regole (visione chiaramente sociale e antropologica).

Quindi due macroparadigmi: quello informazionale (imperniato sul processo di diffusione delle informazioni e sulla trasmissione dei significati: concetto dell'uomo come essere agito dalla struttura sociale, secondo un corredo psicologico o biologico necessario ed eterno) e quello relazionale (incardinato sulla metafora del legame).



Harold Lasswell: schema descrittivo dell'atto comunicativo molto semplice ed allo stesso tempo di grande utilità pratica:

1)

Chi dice

analisi degli emittenti

2)

Che cosa

analisi del contenuto dei messaggi (content analysis)

3)

Attraverso quale canale

analisi dei mezzi tecnici

4)

A chi

analisi dell'audience

5)

Con quale effetto

studio degli effetti della comunicazione

E' assente la nozione di feedback => è implicita la convinzione che la parte attiva sia il comunicatore e quella passiva il pubblico. Manca anche ogni fattore che si interponga tra la trasmissione e la ricezione dei messaggi (variabili intervenienti). Presupposto dell'intenzionalità del processo comunicativo e previsione di un effetto immediato e diretto; assenza del contesto.

Denis McQuail: versione rinnovata dello schema di Lasswell

1)

Chi comunica con chi

emittenti e riceventi

2)

Perché si comunica

funzioni e scopi

3)

Come avviene la comunicazione

canali, linguaggi e codici

4)

Su quali temi

contenuti, oggetti di riferimento, tipi di informazione

5)

Quali sono le conseguenze delle comunicazione

intenzionali e no

L'unidirezionalità del vecchio schema è definitivamente dissolta (diade).

Dell Hymes: acronimo speaking: (Schema processuale dinamico e problematico)

  • Setting
  • Partecipants
  • Ends
  • Art characteristics
  • Key
  • Instruments
  • Norms of interaction and of interpretation
  • Genres.

La communication research preferisce considerare le componenti della comunicazione come soggetti semplici che vengono "attivati" dalla comunicazione (cornice statica):

  • fonte o emittente: individuo, gruppo o istituzione che produce un messaggio - si preferisce mettere sullo stesso piano emittente e ricevente come diade, altrimenti si finisce per attribuire l'intenzionalità all'emittente - sarebbe preferibile parlarne a proposito del ricevente.
  • messaggio: tutto ciò che costituisce l'oggetto "di scambio" in una pratica comunicativa - lo studio delle comunicazioni di massa postula che l'intero significato di un messaggio è comprensibile sono nel complesso degli elementi che sono collegati ed interagiscono nel processo comunicativo. La semplice identificazione del segnale da parte del ricevente non implica l'automatica interpretazione corretta del messaggio; il messaggio può essere influenzato dalla natura del mezzo col quale viene emesso; il messaggio può essere alterato da un'interferenza fisica o psicologica (rumore) che "disturba" il segnale, influenzando la percezione del significato e l'efficacia; anche nella fase finale può essere modificato dal feedback. L'attenzione che si presta è regolata dalle nostre motivazioni e dalla loro intensità relativa. L'efficacia dipende essenzialmente dall'importanza che esso assume in relazione ad altri segnali e messaggi oltre che dal valore intrinseco attribuitogli dal ricevente, a sua volta collegabile alla predisposizione e/o alla competenza. L'interpretazione dipende anche dal contesto nel quale viene ricevuto il messaggio.
  • canale comunicativo: mezzo fisico attraverso il quale si svolge l'atto comunicativo. Può essere strutturato in particelle oppure in onde; principale o accessorio; quello che serve da sfondo si chiama canale-quadro; quello che si attiva solo in momenti particolare è ausiliario (es. linguaggio quotidiano); vocale o cinesico. L'immediatezza è la rapidità nel passaggio dell'informazione; la capacità è la quantità di informazioni trasmesse in un certo tempo.
  • codice: un sistema generalmente condiviso per l'organizzazione di segni. E' caratterizzato dalla convenzionalità; la dimensione sociale dei codici comunicativi paga inevitabilmente un prezzo di pluralismo e confusione rispetto all'architettura razionale dei codici numerici, rimandando a codici di comportamento, etici, estetici e linguistici, che possiedono gradi di libertà più o meno ampi. Bernstein: codici elaborati (linguaggio della scuola e dell'istruzione ufficiale) e codici ristretti (quota elevata di significati condivisi; rapporti sociali più stretti).

Il potenziamento delle capacità interpretative degli schemi richiede un inevitabile aumento della loro complessità.




Distinzione degli atti comunicativi secondo la loro frequenza (intensità diacronica):

  1. comunicazione discreta (o discontinua) - puntiforme, episodica
  2. comunicazione seriale - reiterata, abituale
  3. comunicazione continua - routinizzata, propria dei media radiotelevisivi

Distinzione a seconda del numero e della qualità dei soggetti coinvolti (intensità sincronica):

  1. comunicazione extrapersonale
  2. comunicazione intrapersonale
  3. comunicazione interpersonale - binaria, di gruppo, globale.

Processo comunicativo (Dance e Larson): produzione di contenuto simbolico da parte di un individuo, secondo un certo codice, e previsione di utilizzo di tale contenuto da parte di altri, secondo lo stesso codice.

Modello ipodermico: la comunicazione di massa possiede un enorme potere di manipolazione sociale; esiste un collegamento diretto con effetti potenti ed immediati, tra i mass media ed i destinatari finali dei loro messaggi. Modello stimolo-risposta.

Intervening Variables: fattori presenti nella situazione comunicativa che favoriscono, ostacolano o modificano la risposta al messaggio-stimolo (nel modello non vengono considerate più del rumore).

 

Shannon e Weaver: TEORIA MATEMATICA DELL'INFORMAZIONE - trasferimento dell'informazione, obiettivo volto ad assicurare la massima efficacia del canale comunicativo. Modello di tipo lineare, si concentra quasi esclusivamente sul "procedimento" comunicativo. Permette di calcolare l'entropia in bit; ridondanza binit. Manca del tutto il feedback; ruolo ridimensionato del ricevente. Più che occuparsi del percorso comunicativo, scompone la comunicazione in una serie di elementi costitutivi semplici: mittente e destinatario, contesto, canale, codice. Il modello non è context-dependent. Il modello focalizza la sua attenzione più sull'efficienza del processo comunicativo che non verso la sua dinamica.

   Eco - MODELLO SEMIOTICO-INFORMAZIONALE (1965). Problema della significazione: introduzione delle nozioni di codice e sottocodice. Si incrina l'assoluta linearità del modello informazionale ed emergono i problemi legati alla codifica e alla decodifica. Il processo di codifica coinvolge un complesso numero di operazioni emotive e cognitive, più una serie di operazioni tecniche, produttive e commerciali, nel caso delle comunicazioni di massa. Codici digitali (nome, tutto o niente) o analogici (immagine, più o meno). Il sistema analogico è più adatto per comunicare messaggi "di relazione", mentre per il contenuto risulta più adatto il sistema digitale.

 Per realizzare concretamente una comunicazione, occorre quindi non soltanto codificare il messaggio in maniera intersoggettivamente comprensibile, ma anche controllare le condizioni circostanti e assumere, entro certi limiti, il punto di vista del destinatario (G.H. Mead: role-taking). Altrettanto decisivo risulta il feedback, ovvero il controllo dell'emittente sulla decodifica del messaggio.

MODELLO SEMIOTICO-TESTUALE - successiva articolazione del modello semiotico-informazionale - considera i destinatari della comunicazione di massa come recettori non di singoli messaggi riconoscibili, bensì di insiemi testuali, e quindi ricorso a codici "allargati".

MODELLO DEL FLUSSO IN UN SOLO MOMENTO: elidendo sostanzialmente ruoli intermediari, si evolve però rispetto al modello ipodermico, rilevando i processi selettivi di esposizione, percezione e memorizzazione che intervengono sulla ricezione del messaggio, togliendo implicitamente parte del suo potere alla persuasione operata dai media.

MODELLO DEL FLUSSO MULTIPLO: sostiene l'esistenza di un numero variabile di collegamenti tra la fonte e i riceventi; la loro definizione dipende dall'intenzione della fonte, dalla natura del messaggio, dalla sua importanza e da numerosi altri fattori.

LA CONTESTUALIZZAZIONE DEL PROCESSO COMUNICATIVO

Il feedback introduce larvati elementi di "circolarità".

Evoluzione in più fasi del modello di Wilburn Schramm (1954): piena comprensione della reciprocità e dell'interdipendenza del ciclo comunicativo. Struttura semicircolare.

Gerbner (1956): interpone, tra la fonte e il ricevente, una serie di nodi problematici legati alla ricezione ed alla decodifica, entrambe influenzate dalle caratteristiche interattive del significato e del contesto sociale. Pone l'accento sulla grande variabilità della percezione rispetto all'evento. Gerbner mette in luce il carattere essenzialmente creativo ed interattivo del processo percettivo, il valore del "contesto" nella lettura dei messaggi e la natura "aperta" della comunicazione umana, sottolineando il rapporto dinamico e interattivo rinvenibile tra forma (S = segnale) e contenuto (E = evento) nel processo comunicativo; la lacuna del suo modello sta forse nel trascurare i problemi relativi alla generazione del significato, poiché la forma, o il codice, del messaggio (S) vengono dati per scontati, cioè semplicemente fatti coincidere con il segnale.

 Schema di Berlo (1960) - sigla SMCR (Source, Message, Channel, Receiver). Propone uno sviluppo del modello in termini sociologici, rilevando l'importanza della cultura e del sistema sociale in cui la comunicazione si svolge. Suggerisce che alla base di un atto comunicativo riuscito si debbano porre l'accordo tra le abilità della fonte e quelle del ricevente, così come la sintonia delle attitudini o dei valori sociali.

 Chomsky: trascura le condizioni pratiche nelle quali avviene la comunicazione e, soprattutto, tende a minimizzare il ruolo del ricevente, appiattito su quello dell'emittente in virtù dell'omologia strutturale della loro relazione linguistica. Ne risulta una drastica sottovalutazione dell'agire empirico context-dependent.

Brown e Fraser: hanno individuato tre categorie per indicare le principali caratteristiche che definiscono una situazione: ambiente, partecipante e scopo.

Tatiana Slama-Cazacu: illustra l'influenza dei contesti come sistemi di riferimento per i componenti dell'azione comunicativa. Gli influssi del contesto sono tali e tanti che in certe condizioni è utile ritenere che siano essi stessi a "generare" la comunicazione, molto più che la volontà della fonte, la quale assume infatti maggiore importanza nei contesti fortemente formalizzati o poveri di scambio sociale.

CONTESTI SOCIALI E CONTESTI PSICOLOGICI

Theodore Newcomb: Teoria degli atti comunicativi (rielaborazione della teoria dell'equilibrio di Heider) - evoluzione in senso "circolare" della struttura troppo lineare dei modelli "classici". Partendo dalla constatazione che la tendenza all'equilibrio è una caratteristica dei rapporti fra le persone, ne deduce che la comunicazione interpersonale è destinata a corroborare gli orientamenti simili tra i soggetti. Introduce per primo la situazione (o contesto sociale) dentro cui avviene lo scambio comunicativo.

 Modello di Wesley e McLean (1957) - Agli elementi A (soggetto comunicante), B (partner comunicativo) e X (qualsiasi evento o oggetto nell'ambiente di A e B, argomento della comunicazione), viene aggiunto un quarto elemento C, rappresentante la funzione comunicativa redazionale: ossia il processo decisionale su cosa e come comunicare. Avvicinano A e C, cioè la fonte e le organizzazioni comunicative, identificabili come gli agenti che controllano il canale. Dal modello risulta che X non deve necessariamente passare sia per A che per C, ma, mentre può "aggirare" A, non può mai prescindere da C. C viene a svolgere un ruolo di intermediario forte, sotto la duplice veste intenzionale (accesso al canale per uno specifico messaggio) e non intenzionale (la normale programmazione informativa ad una audience). Viene finalmente introdotto l'elemento f (feedback), ma manca la dimensione sociale delle influenze.

 Schema dei Riley (1959) - Inseriscono decisamente il processo di comunicazione all'interno del sistema sociale, di cui è ritenuto parte integrante. Sia l'emittente E che il ricevente R sono influenzati dall'ordine sociale in cui sono inseriti: dal gruppo primario e dal sistema sociale nel suo insieme. Tutti i gruppi condividono un'interazione dinamica nella quale circolano messaggi pluridirezionali.

 Modello di Dance (1967) - Il riconoscimento dell'importanza del feedback genera innumerevoli tentativi di soluzioni grafico-concettuali: in qualunque tipo di modello circolare, pur raccogliendo evoluzioni rispetto a quelli lineari, la comunicazione, finisce comunque col ritornare al punto da dove è partita.

 GLI ULTIMI MODELLI

Alla fine degli anni Sessanta la parabola dei modelli lineari può dirsi conclusa

Mosaico comunicativo di Becker: la gran parte degli atti comunicativi mettono in connessione non soltanto con la situazione sociale immediata, ma con altri elementi del contesto comunicativo: impressioni e comunicazioni precedenti, mezzi di comunicazione in generale, etc.

Modello di Anders, Staat, Bostrom: importanza dei fattori contestuali e ambientali, natura interattiva del processo comunicativo, centralità dell'elemento di feedback.

Modello "transazionale" di Barnlund: il "significato non è il risultato dell'operazione passiva del ricevere, bensì un'invenzione, un attributo, un "dato". Dentro i soggetti della comunicazione, ed intorno a loro, esiste un numero illimitato di stimoli percettivi inconsci, seppure di diverso rilievo a seconda dei momenti. Barnlund indica tre gruppi di stimoli, fra loro interreagenti:

  • stimoli pubblici - sono quelli offerti dal mondo fisico (naturali) e quelli che risultano dall'intervento delle persone sull'ambiente (artificiali)
  • stimoli privati - sono quelli provenienti dall'attività interiore del soggetto
  • stimoli comportamentali - sono quelli "iniziati o controllati dal comunicatore stesso, in risposta a suggerimenti pubblici e privati, coloriti dai successi e dai fallimenti passati, in combinazione con i suoi appetiti e bisogni attuali che determinano la sua posizione nei confronti dell'ambiente".

Modello commerciale della non interferenza nelle comunicazioni - riflette il modello economico della libertà di mercato, nel quale i produttori competono per conquistare i consumatori. Ne risulta una varietà di informazioni ed opinioni che "democratizza" i mass media e riduce al minimo il rischio della manipolazione. Coloro che utilizzano tale punto di vista mettono il luce la libertà delle scelte del consumatore e la necessità per i mezzi di comunicazione di adattare la loro produzione alle preferenze del pubblico.

Finestra di Johari (1975) - illustra i rapporti fra coscienza e consapevolezza attraverso la bipolarizzazione tra ciò che è noto (o ignoto) a se stessi e ciò che è noto (o ignoto) agli altri: schema interpretativo dell'atteggiamento e del comportamento individuale.

 

Noto a sé

Ignoto a sé

Noto agli altri

Area Aperta (sfera pubblica) - comunicazione aperta

Area Cieca (retroazioni dell'ambiente)

Ignoto agli altri



Area nascosta (sfera privata) - doppio messaggio

Area Ignota (inconscio) - non comunicazione

Modello di Schmidt (teoria dei giochi) - stretto legame tra la comunicazione linguistica e l'interazione sociale, identificazione di una precisa unità di analisi: il gioco d'azione comunicativo.

 

LE FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE

Perché si comunica? due serie di motivazioni:

  • riferibili alla fonte (teorie della manipolazione)
  • riferibili al ricevente (teorie degli usi e gratificazioni)

Il linguista Roman Jakobson ha introdotto nel suo modello comunicativo il significato e la struttura interna dei messaggi. Parallelismo tra l'approccio linguistico e la teoria matematica dell'informazione: l'attività comunicativa continua ad essere rappresentata come la trasmissione di un contenuto tra due poli definiti che, codificando e decodificando secondo un codice fisso, riducono la ricezione al senso letterale del messaggio.

Problematica degli effetti. Si possono individuare due principali linee di indagine:

  • studi sulla persuasione (privilegiano i contesti macrocomunicativi);
  • studi sociologici (pur accordando grande rilievo alla macrocomunicazione gestita dai mass media, ne analizzano perspicuamente gli effetti sociali, ovvero le ripercussioni non tanto sull'individuo o sul corpo sociale come sommatoria di unità singole, quanto sul sistema sociale nel suo complesso,
  • approcci conversazionalisti - attenzione alle dinamiche relazionali

La grande complessità dei fenomeni comunicativi induce ad una corrispettiva complessità di possibili effetti (personali o sociali, dichiarati o latenti, voluti o non voluti).

Effetto: conseguenze dirette dei media, sia volute che "accidentali". Tre tipi:

  • modifica cognitiva
  • modifica affettiva
  • modifica del comportamento

Gli effetti possono inoltre essere distinti per direzione (a favore o contro l'intenzione di chi attiva il processo comunicativo) e intensità (che varia da un massimo ad un minimo di mutamento).

C'è chi considera come effetto della comunicazione le modificazioni, prodotte nel ricevente, dal contenuto espresso nell'atto comunicativo, e chi, come Marshall McLuhan ("il medium è il messaggio"), invita ad attribuire le conseguenze dei media, sulla società o sugli individui, alle caratteristiche tecnologiche del medium anziché al contenuto di volta in volta diffuso.

Effetti generali delle comunicazioni di massa:

1.      moltiplicazione delle organizzazione impegnate nella manipolazione di simboli

2.      riduzione delle distanze

3.      modificazione del linguaggio

4.      determinazione dello status sociale

5.      accrescimento dell'importanza dei tratti personali quali fattori della vita sociale e politica

6.      modifica delle strutture familiari

7.      attribuzione di maggior peso ai valori materiali

8.      accelerazione dei processi di diffusione culturale

Gli effetti sociali sono quelli risultanti dall'incrocio delle variabili dell'"involontarietà" e del "lungo termine:

  • controllo sociale (sistematica propensione dei media alla conferma dell'ordine costituito)
  • socializzazione (ruolo nella diffusione di norme e valori)
  • avvenimenti come conseguenza dei media (importanza dei media assumono oggi duranti gli eventi sociali più "critici", quali guerre, rivoluzioni, crisi sociali, etc.)
  • definizione della realtà (quest'effetto si produce nella sfera delle cognizioni anziché in quella dei valori)
  • mutamento istituzionale e culturale

EFFETTI VOLONTARI

Due paradigmi:

  • scuola di Francoforte (apocalittici)
  • scuola empirica di cultura anglosassone (integrati)

In realtà la ricerca empirica riesce in genere a confermare soltanto una posizione agnostica, a metà strada tra le due posizioni concorrenti.

Dalla parte dei pessimisti possiamo porre la cosiddetta "teoria del complotto", che paventa una sistematica manipolazione da parte dei media al fine di favorire le classi privilegiate e i loro interessi.

Sul versante degli ottimisti può essere collocata, invece, la teoria della "comunicazione di massa come piacere", elaborata da William Stephenson: i media servono anzitutto al pubblico come chance di divertimento; i media, quindi, fornendo "piacere comunicativo", si pongono come un baluardo contro l'ansia, poiché nell'ambito di una cultura nazionale, il primo bisogno popolare è qualcosa di cui tutti possono parlare.

Acquisizioni teorico-empiriche:

  • è caduta la presunzione di automaticità dell'effetto, mettendo in crisi l'idea stessa di "effetto volontario". Questo concetto infatti è costruito sopra una metonimia impropria che gioca su un equivoco scambio tra fonte e ricevente, trasferendo su quest'ultimo una qualità che invece è propria della prima. McQuail distingue un "responso individuale" e una "reazione individuale", al fine di cogliere la differenza tra un rapporto comunicativo interattivo e un rapporto che invece non implica nessuna "scelta" da parte del ricevente.
  • I quadri motivazionali (gli obiettivi) delle fonti si presentano oggi - in un panorama dominato dal broadcasting - enormemente complessi e molto più sfumati che in passato.
  • L'efficacia di un messaggio sarà maggiore se esso proviene da una fonte ritenuta credibile; funzionerà meglio un contenuto più volte ribadito e senza alternative; quanto più l'argomento è marginale per il ricevente, tanto più egli sarà disponibile a lasciarsi influenzare.

EFFETTI  PROGRAMMATI E IMPREVISTI

A volta i media vengono impiegati per stimolare il consenso: obiettivi specifici e palesi, a breve o medio raggio, tendenti a produrre una sensibilizzazione abbastanza limitata nel tempo: campagne vere e proprie (elezioni, pubblicità, enti istituzionali). Soltanto nel caso della "campagna" possiamo dire di trovarci di fronte ad un'influenza che si propone attraverso una serie di stimoli identificabili con chiarezza e che, producendo risposte a breve scadenza, risulta misurabile in maniera consistente, anche se ovviamente non univoca.

ACCUSE ai media:

  • Amplificazione della devianza. Si può avviare una "spirale di amplificazione" che conduce il controllo sociale e la devianza a rincorrersi l'un l'altro. Jock Young: è soprattutto attraverso i media che il pubblico viene a sapere degli episodi di criminalità e l'intervento massiccio degli organi di informazione su questo tema può produrre effetti psicologi di preoccupazione o addirittura panico. Ha rilevato inoltre come la rappresentazione di termini di comportamenti stereotipati, unita al frequente sensazionalismo, contribuisca a creare circostanze tali da indurre i devianti stessi ad aderire agli stereotipi proposti.
  • Effetto di contagio;
  • Effetto di catarsi: l'aggressività e la violenza veicolate attraverso la comunicazione di massa possono rivestire valore terapeutico, proprio perché contengono una partecipazione immaginaria ("esperienza vicaria") all'atto aggressivo che, in genere, ha un effetto sostitutivo o liberatorio nei confronti dell'aggressività "reale".
  • Lazarsfeld e Merton: disfunzione narcotizzante: un'esposizione sempre più elevata contribuisce a sostituire la partecipazione attiva degli individui alla vita sociale con una forma di conoscenza sostanzialmente passiva.
  • Interpretazione del ruolo dei mass media come filtro opaco - deformazione più o meno sistematica della realtà (teoria della dipendenza di Ball-Rokeach; spirale del silenzio di Noelle Neumann, teoria degli scarti di conoscenza)
  • Interpretazione del ruolo neutro del sistema dei media - i media sono sostanzialmente un servizio (approccio usi e gratificazioni).

 







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