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La comunicazione non verbale

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Facoltà di scienze dell'educazione

C.d.L in Operatore socio educativo

a.a. 2004-2005

Elaborato per il laboratorio:

"La comunicazione non verbale"

La comunicazione non verbale è stata spesso affrontata durante il mio percorso scolastico, ma certo non in maniera approfondita. Mi è stato detto che oltre ai concetti che esprimiamo ve 939b18j rbalmente, anche la nostra mimica, la nostra postura, il nostro tono di voce, il nostro sguardo comunicano qualcosa, spesso congruente ai contenuti che enunciamo, ma talvolta anche in contraddizione con essi.

Un altro elemento di cui ero in possesso sulla comunicazione è che è impossibile non comunicare. Anche nel momento in cui si sceglie di stare zitti, comunque si trasmette un messaggio.



Queste più o meno erano le nozioni delle quali ero in possesso all'inizio del laboratorio.

Il conduttore ci ha invece consentito un'analisi meno superficiale dei meccanismi che intervengono nella comunicazione non verbale.

Innanzitutto la comunicazione non verbale non può esprimere una negazione, possiamo farlo solo attraverso un gesto convenzionale (scuotere la testa) ma attraverso la postura o delle immagini è difficile comunicare non-verbalmente una negazione.

La comunicazione non verbale si esprime in forma metaforica, ogni gesto o segno esprime metaforicamente un significato.

La comunicazione non verbale acquisisce significato all'interno di un contesto, un segno da solo dice poco o niente, ma acquisisce un senso insieme ad altri segni.

Abbiamo quindi compreso che ogni persona ha delle potenzialità comunicative che vanno ben oltre a quanto è in grado di esprimere a parole essendo dotata di un ampio potenziale di strategie comunicative analogiche.

Da questo presupposto abbiamo cominciato a conoscere, attraverso alcuni giochi i nostri 5 sensi, attraverso i quali possiamo e dobbiamo recepire tutti gli stimoli non verbali provenienti dall'esterno grazie anche ad i quali possiamo completare i contenuti verbali della comunicazione.

Abbiamo perciò visto che i canali di comunicazione sono molteplici:

·        Vista

·        Ascolto

·        Cinestesia (azione)

·        Provare sensazione

·        Dialogo interiore (sentire quello che proviamo dentro di noi)

·        Vista interna (crearsi immagini interiori, immaginare).



Una persona integrata usa tutti questi canali per raccogliere informazioni provenienti dall'ambiente esterno, ma anche dal suo interno. È più frequente però che ciascuno privilegi una sola modalità comunicativa, e si esprima principalmente attraverso uno solo di questi canali.

In seguito abbiamo imparato a conoscere il modo in cui noi stessi utilizziamo la comunicazione non verbale, e abbiamo visto che anche i pensieri più semplici non sono emotivamente neutri. Ad esempio il solo pensare a qualcuno che ci piace, o che al contrario non ci piace, provoca in noi delle reazioni che gli altri possono imparare a leggere. Un sorriso, un rossore, il cambiamento di direzione del nostro sguardo, un'espressione corrucciata del viso, possono dire qualcosa di noi e delle nostre riflessioni e giudizi, e che non solo le nostre parole veicolano i nostri pensieri ma anche la nostra postura, i nostri gesti, i nostri occhi sono in grado di farlo.

Le tecniche proposte durante il laboratorio mi hanno permesso di conoscere, ma forse conoscere è una parola troppo "grossa", mi hanno innanzitutto permesso di vedere le mie modalità di comunicazione non verbale e di vedere meglio anche le modalità di chi mi stava intorno, forse anche perché le tecniche presentate dal conduttore erano tese ad accentuare i contenuti non verbali della comunicazione, o forse perché eravamo tutti talmente coinvolti nei giochi o consapevoli del contenuto non verbale che volevamo trasmettere, che spesso eravamo portati ad esasperare il nostro comportamento non verbale.

Una delle tecniche presentate, il cerchio del cambiamento, ha inoltre sollecitato l'emergere di un dibattito molto interessante. Il gruppo del quale facevo parte analizzava il problema dell'imbarazzo suscitato dall'intervenire di fronte a degli sconosciuti. Abbiamo quindi preso ad esempio la difficoltà che può nascere durante un laboratorio quando il conduttore chiede:"Un giro di presentazioni e cosa vi  aspettate da questo laboratorio".

Dopo aver rappresentato il nostro cerchio del cambiamento, è nata una discussione interessante, sul perché la maggior parte dei conduttori adottino questa modalità per "rompere il ghiaccio", e sottolineando il fatto che spesso le nostre risposte alla domanda di cosa ci aspettiamo, sono stereotipate, rappresentano ormai per noi delle frasi fatte: "Mi aspetto che questo laboratorio non sia noioso", "Mi aspetto che ci sia poca teoria e molta pratica", "Mi aspetto di acquisire strumenti utili per il mio futuro lavoro", espressioni ricorrenti ma ormai dette meccanicamente, con la conseguente perdita del loro significato.

Abbiamo inoltre sottolineato che spesso questa modalità di introdurre i laboratori intimidisce chi già ha timore del giudizio altrui, e spesso pregiudica l'interesse, l'entusiasmo e la partecipazione ad un laboratorio.

Conclusosi il laboratorio non posso affermare di padroneggiare delle tecniche per controllare o leggere chiaramente la comunicazione non verbale, né mia né di nessun altro, posso però dire che spesso ho prestato più attenzione al mio modo di pormi, a dove guardo quando parlo, e a cosa fanno gli altri quando parlano o ascoltano, alle loro azioni e reazioni.

Non posso quindi dire che la comunicazione non verbale non ha segreti per me, però almeno adesso la vedo, e riesco ad accorgermi di alcuni piccoli ma non trascurabili segnali durante i momenti di  comunicazione sia formale che informale.

Olivari Lara



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