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Giuseppe ungaretti - Accenni sulla vita (1888 - 1970), La poetica

poesia

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Giuseppe ungaretti


Accenni sulla vita (1888 - 1970)

Nacque ad Alessandria d'Egitto da genitori lucchesi emigrati al tempo dei lavori per lo scavo del canale di Suez. A Parigi, dove si recò per studiare, venne a contatto con l'ambiente del simbolismo francese. Ritornato in Italia partecipò come semplice sodato alla Prima Guerra mondiale. Terminato il conflitto si stabilì a Roma, poi andò in Brasile dove gli morì il figlio. Ritornato in Italia Ungaretti insegnò per molti anni letteratura moderna all'Università di Roma. Morì a Milano nel 1970.

La poetica

Ungaretti concepisce la poesia come strumento di conoscenza della realtà. Egli è convinto che sia la conoscenza della realtà interiore della coscienza, sia la conoscenza della realtà esteriore dell'universo si possa raggiungere per via analogica: questa permette di scoprire, per improvvise folgorazione, illuminazioni, le relazioni intercorrenti tra gli esseri, e permette di sentirsi in armonia con l'universo, alla percezione dell'assoluto e alla fede in Dio. La sua poesia contiene la storia della vita del poeta, dall'angoscia esistenziale alla fede in Dio (da uomo di pena a uomo di fede). Questo spiega il titolo Vita di un uomo che egli volle dare alla raccolta definitiva delle sue opere.

Svolgimento dei contenuti e delle forme

La prima raccolta si intitola Il porto sepolto contiene le prime poesie scritte sul fronte di guerra in trincea, su pezzi di carta occasionali, conservati dal poeta nello zaino. Il titolo, anche se allude ad un porto reale, ha soprattutto un significato simbolico: il porto sepolto è il mistero, l'assoluto, alla cui ricerca il poeta si pone con la speranza di approdarvi come in un porto di pace.

Successivamente Ungaretti pubblicò la raccolta Allegria di naufragi, che poi diventerà L'Allegria. Il titolo è allusivo: la guerra è come un naufragio della vita; i superstiti del naufragio sono presi da una sorta di ebbrezza per lo scampato pericolo e superano lo sgomento e il dolore con la fede e la speranza di un domani migliore.

Le due raccolte contengono in gran parte le impressioni della Prima Guerra Mondiale: il sentimento dell'attaccamento alla vita, che spinge il poeta a scrivere lettere piene d'amore, quando è costretto a passare un'intera nottata vicino a un compagno massacrato (Veglia); il cuore ancora più straziato delle case sbriciolate dalla guerra, per la morte di tanti che gli corrispondevano (San Martino del Carso); il sentimento della precarietà della vita (Soldati); il sentirsi docile fibra dell'universo, quando, durante un momento di pausa della guerra, il poeta si bagna nelle acque dell'Isonzo e ricorda altri fiumi (il Serchio, il Nilo, la Senna; I fiumi).

Ungaretti sente la guerra non come un'occasione di eroismo o di esaltazione patriottica, ma come una fatalità inevitabile (ineluttabile) che si abbatte sull'umile e povera gente d'Italia. Ungaretti vuole esprimere questa condizione umana, che è anche la sua, di combattente diseroicizzato, e lo fa in poesie brevi, a volte brevissime, ridotte a semplice notazione, ma estremamente dense di significato, poesia da meditare. E per esprimere tali impressioni il poeta rinuncia alla retorica, ai metri e ai versi tradizionali, avvalendosi di versi liberi, di parole semplici, essenziali, ricorre ai mezzi tecnici escogitati già dai simbolisti e dai futuristi.

Terminata la guerra Ungaretti continua la sua meditazione sulla poesia e sulla condizione dell'uomo. La nuova raccolta Sentimento nel tempo ha anch'essa un titolo allusivo: significa sentimento del veloce scorrere del tempo, del rapido fluire delle cose, delle persone amate, che produce, per contrasto, la nostalgia del passato e un più tenace attaccamento alla vita. Al fluire delle cose appare il sentimento di Dio, in cui si placa l'angoscia esistenziale del poeta.

Le poesia raccolte in Il dolore traggono origine da due esperienze del poeta: la morte del figlio, la tragedia della Seconda Guerra Mondiale, che ispira al poeta un messaggio d'amore e di solidarietà tra gli uomini.

Le altre raccolte La terra promessa, Un grido e paesaggi e il Taccuino del vecchio trattano ancora i temi del dolore, del tempo, di Dio, ma l'ispirazione è superata da una lettelarietà di forme.

Critica

Ungaretti è oggi considerato uno dei più grandi poeti contemporanei. Egli è stato il dissolvitore del linguaggio poetico tradizione e il creatore di un linguaggio poetico nuovo, meglio aderente al sentimento del poeta. Tutta la critica è concorde nell'affermare che Ungaretti concepisce la poesia come strumento di conoscenza della realtà, in quanto è in linea con quanto affermano i decadenti e la poetica del simbolismo. Ungaretti ritiene che sia la conoscenza della realtà interiore che quella esteriore non si raggiunge per via razionale, cioè con la scienza o la filosofia, ma per via analogica, cioè attraverso improvvise intuizioni si scoprono le relazioni che intercorrono tra gli esseri e le cose, e così permette di sentirsi in armonia con il mondo, con l'universo.

Questa concezione della poesia, intesa come ricerca dell'autenticità dell'essere, richiedeva necessariamente un'espressione ad esso adeguata, che Ungaretti individua nella "parola nuda", "essenziale", senza l'aggiunta di aggettivi che rendono pesante l'immagine. In questa sintesi tra antico e moderno "egli supera il disgregamento psicologico e formale dei simbolisti e dei futuristi" e conserva un posto particolare nella letteratura del 900 anche se molti critici lo inseriscono nella corrente degli ermetici.

Veglia

Text Box: Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.
La poesia appartiene alla raccolta L'Allegria. Il tema generale è una riflessione sulla guerra e sulla sua tragica e assurda disumanità. Veglia è scritta con la tecnica consueta di Ungaretti, volta alla ricerca della parola pura, essenziale. La poesia indica la ragione della veglia notturna del poeta. Il poeta si trova in una trincea (Cima Quattro il 23 dicembre 1915), accanto ad un compagno ucciso. Il plenilunio verso cui è rivolta la bocca del compagno massacrato, è il simbolo della dolcezza e della bellezza della vita. Gli ultimi tre versi contengono un rovesciamento dei precedenti, cioè dalla visione della morte, passa all'attaccamento della vita, alla scoperta dell'amore come forza che si può opporre alla degradazione del presente. Lo stile sono il verso libero e la parola isolata.

Parafrasi

Per un'intera notte buttato come uno straccio accanto ad un compagno massacrato, con la bocca deformata rivolta verso il plenilunio, e con le mani congestionate, impresse nel silenzio assorto della mia anima col gesto disperato di aggrapparsi alla vita, ho scritto lettere d'amore, mosso da un incoercibile (irrefrenabile) bisogno di affetto.

Mai come in quel momento, davanti all'orrore della morte violenta, ho sentito un più intenso attaccamento alla vita (un attaccamento non egoistico, ma sentito come protesta contro la guerra, come proclamazione del diritto di tutti gli uomini alla vita).

San Martino del Carso

Text Box: Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato
La poesia appartiene alla raccolta L'Allegria. Il tema è ancora quello della guerra, vista come strumento di distruzione, di morte e di straziante dolore. Il poeta trae spunto da un dato realistico - oggettivo, le macerie di San Martino, un paesino quasi completamente distrutto dai tiri dell'artiglieria; quindi, ripiegandosi su se stesso, scopre un'analogia tra il paese devastato ed il suo spirito straziato per la morte di tanti compagni travolti dalla furia devastatrice della guerra. Lo stile sono anche in questa poesia il verso libero e la parola isolata, caratteristiche di questo poeta.

Parafrasi

Dopo i tiri dell'artiglieria, delle case di San Martino del Carso non è rimasto che qualche frammento di muro.

Di tanti compagni, legati a me da reciproco affetto e dal comune pericolo, non è rimasto neppure tanto, cioè neppure un brandello del loro corpo.

Ma essi vivono tutti nel mio cuore, dove, come in un cimitero, per ognuno di essi vi è una croce. Perciò di tutti i paesi straziati dalla guerra, il mio cuore è il paese più straziato.

Soldati

In questa brevissima lirica, il tema è ancora la guerra, vista nella sua tragica vicenda di Text Box: Si sta come
D'autunno
sugli alberi
le foglie
dolore e di morte. Il poeta, che ha visto morire tanti compagni durante i combattimenti, ha voluto rappresentare l'estrema precarietà della vita dei soldati veramente sospesa a un esile filo, evidenziandola con un paragone efficacissimo. L'analogia è espressa in pochi versi, brevi, essenziali per fare meglio risaltare l'inesorabile destino di morte che grava su ogni combattente.

Parafrasi

I soldati (nella loro condizione di esseri esposti quotidianamente ai rischi della guerra) sono simili alle foglie d'autunno sugli alberi, che al più lieve soffio di vento di staccano dai rami e cadono per marcire nel terreno.

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