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INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA GENERALE

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INTRODUZIONE ALLA LINGUISTICA GENERALE

a)       obiettivi della linguistica generale

-          specificare la natura del linguaggio

e in particolare le potenzialità che essa conferisce all'uomo e le limitazioni che impone

-          identificare le regole che i parlanti applicano nel produrre e ricevere un messaggio linguistico



ad esempio le regole sintattiche, morfologiche ecc.

-          descrivere e spiegare i cambiamenti che si attuano nel tempo nella struttura delle lingue

di questo se ne occupa la linguistica diacronica però, non quella sincronica che si interessa alla lingua nel suo stato attuale.

b)       origine e sviluppo della linguistica

la linguistica si occupa dell'analisi rigorosa dei fenomeni linguistici. La linguistica vorrebbe essere un disciplina di carattere scientifico, ma troppi fattori le impediscono di diventarlo. Uno scopo generale è individuare dei principi universali presenti in tutte le lingue.

Nozioni di linguistica si riscontrano già in Platone, Aristotele e gli Stoici, ma il primo a sistematizzare l'insieme dei fenomeni linguistici è stato Ferdinand De Saussure nel 1916 con il corso di linguistica generale. Uno dei linguisti più importante degli ultimi anni è Noam Chomsky (strutture sintagmatiche) che individua il linguaggio come una delle principali attività del pensiero umano, che può essere utile anche per comprendere la mente stessa.

Strutturalismo: termine complessivo con cui si indicano varie scuole del pensiero linguistico novecentesco che si ispirano all'opera del linguista svizzero F. de Saussure (1857-1913) e che considerano le lingue come sistemi di elementi interagenti e interdipendenti; in generale, indirizzo filosofico, scientifico e critico-letterario che ha esteso alle scienze umane le teorie dello strutturalismo linguistico, contrapponendo ai principi e ai criteri storicistici un metodo di indagine volto a individuare relazioni costanti e sistematiche (strutture) tra i fenomeni.

Funzionalismo: in linguistica, metodologia che propone l'identificazione dei singoli elementi in base alla loro funzione.

Generativismo: teoria elaborata dal linguista americano N. Chomsky (n. 1928), che considera la grammatica come lo studio della facoltà umana di produrre e comprendere espressioni linguistiche in numero illimitato sulla base di un numero limitato di regole fondamentali che consentono di assegnare a ogni nuova espressione un'appropriata descrizione strutturale.

1.       nascita della linguistica generale (1916 cours de linguistique generale di F. Saussure):

-          Saussure e la nozione di sistema

I principi fondamentali della teoria saussuriana:

-          arbitrarietà del segno linguistico

il SEGNO è il collegamento tra un concetto e un'immagine acustica (che non è il fonema pronunciato però);

il legame che unisce significato (concetto) e significante (immagine acustica), è arbitrario (tranne forse per le onomatopee e le esclamazioni).

-          distinzione sincronia \ diacronia

la linguistica sincronica conosce solo la prospettiva dei soggetti parlanti (nel presente, nell'attuarsi giornaliero del linguaggio).

Mentre la linguistica diacronica si rivolge allo studio della lingua nel suo corso evolutivo passato.

-          opposizione langue \ parole

la langue è l'oggetto della linguistica, nel suo complesso di regole astratte e descrizioni tecniche del linguaggio.

La parole è la materia della linguistica, cioè l'atto concreto del linguaggio usato dai parlanti in base al loro pensiero individuale e ai meccanismi fisici che lo permettono.

                         LANGUE (sistema astratto)  ® SINCRONIA (L. statica)                

LINGUAGGIO ®                               ® DIACRONIA  (L. evolutiva)

                         PAROLE (atto concreto)

-          dicotomia tra rapporti sintagmatici e  associativi

La lingua si basa su differenze e rapporti tra termini, e questi rapporti possono essere di due tipi: sintagmatici e associativi.

I rapporti sintagmatici nascono dalla natura lineare della produzione linguistica nella parole. I termini acquistano valore sintagmatico solo perché, posti in un sintagma (cioè una combinazione di due o più elementi consecutivi) si oppongono alle altre unità dello stesso sintagma. I rapporti sintagmatici si basano su termini presenti effettivamente in una produzione reale.

I rapporti associativi invece nascono nella mente e legano un termine ad altri già presenti nella lingua di ciascun individuo a causa di similarità di qualche tipo tra queste unità.

c)       dopo Saussure

-          la scuola di Praga (Jakobson, Trubeckoj)

Roman Jakobson distingue un asse della selezione, o paradigma, da un asse della combinazione, o sintagma. Il primo, verticale, mi permette di selezionare fra le indefinite possibilità di scelta di un oggetto linguistico, il secondo mi permette di scegliere la sintassi di combinazione degli elementi. Jakobson applicava i concetti di sintagmaticità e paradigmaticità agli elementi minimi di significato, i fonemi.

Jakobson assegna ad ogni elemento del proceso comunicativo una particolare funzione comunicativa:

mittente      ®   funzione emotiva

contesto      ® funzione referenziale

messaggio   ® funzione poetica

contatto      ®   funzione fatica

codice         ®   funzione metalinguistica

destinatario ®   funzione conativa

La scuola di Praga si occupò di fonologia strutturale e dell'analisi del fatto linguistico come sistema funzionale.

-          la scuola di Copenhagen (Hjemslev e la glossematica)

Hjemslev chiama 'espressione' e 'conten 919d36j uto' quello che Saussure chiama 'langue' e 'parole'.

La lingua, essendo un sistema formato da segni, ha quindi un piano del contenuto e uno dell'espressione.
Espressione e contenuto possiedono, inoltre, differenti stratificazioni (materia, sostanza, forma).

Hjemslev vorrebbe elaborare una teoria matematica della lingua fondata su una serie di formule in grando di descrivere una quantità infinita di fenomeni.

La Glossematica è una dottrina elaborata nell'ambito del circolo linguistico di Copenaghen da L. Hjelmslev (1899-1965), che considera ogni lingua come una struttura chiusa, costituita da un numero limitato di elementi (scomponibili in unità minime o glossemi) e caratterizzata essenzialmente dalle diverse relazioni che tali elementi hanno tra loro.

-          la scuola statunitense (Sapir e Bloomfield)

vedi più avanti

-          1957 Syntactic structures, Noam Chomsky (generativismo)

con questo libro Chomsky rivoluzionò il mondo della ricerca sulla linguistica introducendo il concetto e la teoria della costruzione della grammatica generativo-trasformazionale. La sua teoria, chiamata 'teoria standard', dice che ogni parlante dispone di una competenza innata che gli permette di riconoscere ed etichettare i sintagmi. Chomsky concepì il linguaggio come un sistema 'ricorsivo'; un sistema di strutture che in linea di principio potevano essere elaborate da un computer.

Con le opere 'le strutture della sintassi' e 'aspetti della teoria della sintassi', Chomsky diede il via alla cosiddetta grammatica generativo-trasformazionale. In essa assume che nell'uomo esista una predisposizione innata (LAD) ad acquisire una lingua qualsiasi. La grammatica di una lingua è un sistema di regole che permette di accoppiare fra loro suoni e significati in una frase, che è considerata l'unità base per lo studio dei processi linguistico-cognitivi. La componente sintattica comprende 2 tipi di strutture, quella profonda e quella superficiale. Secondo Chomsky questo elaborato processo costituisce la grammatica generativo-trasformazionale.

 

 

 

 

 

2. ELEMENTI DI FONETICA E FONOLOGIA

 

a)       distinzione tra fonetica e fonologia

la  fonetica studia i suoni linguistici senza preoccuparsi della loro funzione; mentre la fonologia studia le funzioni dei suoni linguistici. Il suo scopo è definire i fonemi (classe di suoni - definiti per opposizione e confronto tra loro - i quali mantengono il significato anche se scambiati nella stessa parola con altri suoni appartenenti alla stessa classe di suoni ® fonema= gruppo di allofoni).

 

b)       fonetica articolatoria, acustica, uditiva

la fonetica studia i suoni linguistici da una prospettiva tecnico-fisica, e secondo tre punti di vista principali:

-          il modo in cui sono prodotti dall'apparato fonatorio ( fonetica articolatoria )

-          il modo in cui si propagano nell'aria ( fonetica acustica )

-          il modo in cui vengono ricevuti dall'apparato uditivo ( fonetica  uditiva )

c)       fonetica articolatoria

-          parametri fondamentali per la classificazione e l'identificazione dei suoni del linguaggio

per distinguere i suoni linguistici in base alla loro articolazione, osserviamo il comportamento della laringe al passaggio dell'aria proveniente dai polmoni (attraverso la trachea).

Se la laringe è praticamente chiusa (®corde vocali accostate), l'aria che la attraversa produce dei suoni detti sonori (tutte le vocali) perché il flusso d'aria fa vibrare le corde vocali.

Se la laringe è aperta (®corde vocali separate), l'aria non incontra ostacoli sul suo cammino e produce suoni detti sordi.

-          il modo di articolazione

per modo di articolazione si intende il procedimento attraverso cui l'aria, in interazione con gli organi dell'apparato fonatorio, genera il suono. (es: il flusso d'aria è continuo, rilasciato improvvisamente ecc.)

[il modo di articolazione si riferisce al tipo di chiusura che viene opposto al passaggio dell'aria]

-          il grado di mobilità dei vari organi

gli organi dell'apparato fonatorio sono:

·         trachea: da dove passa l'aria proveniente dai polmoni e diretta alla laringe e alla cavità orale

·         laringe: valvola che lascia passare l'aria; è costituita dalle corde vocali (pieghe di tessuto muscolare)  che possono aprirsi oppure accostarsi.

·         Tratto vocale sopralaringeo: cavità orale, lingua, cavità nasale, uvula, labbra, palato, velo. modulano il flusso d'aria proveniente dalla laringe, dando origine a differenti suoni

-          il luogo di articolazione

per luogo di articolazione si intende la parte dell'apparato fonatorio in cui si genera un suono (es: bilabiale se sono le labbra a produrre un restingimento del flusso d'aria, si crea un caratteristico suono).

d)       le consonanti

-          modo di articolazione (occlusive, fricative, vibranti, continue, laterali, affricate, nasali)

[il modo di articolazione si riferisce al tipo di chiusura che viene opposto al passaggio dell'aria]

·         chiusura totale ® occlusive ([p], [t], [k], .)

·         chiusura parziale, l'aria esce con un suono frusciante ® fricative o spiranti ([f], [v], [s], [z], .)

·         chiusura prodotta da lingua o uvula ® vibranti ([r], [R])

·         chiusura prodotta dalla lingua contro il palato o gli alveoli in modo da far passare l'aria lungo i lati ® laterali ([l])

·         chiusura totale seguita da chiusura parziale spirante ® affricate ([ts], [dz], .)

·         chiusura totale, passaggio dell'aria attraverso la cavià nasale ® nasali ([m], [n],.)

-          luogo di articolazione (bilabiali, labiodentali, interdentali, dentali, alveolari, alveo-palatali, velari, glottidali)

[il luogo di articolazione si riferisce al punto dell'apparato fonatotio in cui si verifica un restringimento al passaggio dell'aria]

·         bilabiali ® chiusura momentanea delle labbra (superiore e inferiore) ([m], [b], [p], .)

·         labiodentali ® chiusura dei denti superiori contro il labbro inferiore ([f], [v].)

·         interdentali ® chiusura della punta della lingua tra i denti ([q] theta in 'thin', 'bath')

·         dentali ® chiusura della punta della lingua sul retro dei denti superiori o sugli alveoli ([d], [t],.)

·         alveolari ® chiusura della parte anteriore della lingua contro l'arcata alveolare ([l], [r], [n],.)

·         alveo-palatali ® chiusura della lingua tra il palato e l'arcata alveolare ([s],[z],.)

·         velari ® chiusura del dorso della lingua contro il velo ([k], [g],.)

·         glottidali o laringali ® nessuna chiusura da parte della lingua o di altre parti della cavità orale ([h])

-          schema di classificazione dei suoni consonantici e trascrizione AFI (IPA)

i suoni consonantici si classificano in base a tre caratteristiche: modo di articolazione, luogo di articolazione, tratto sordo\sonoro. L'AFI (o IPA) è l'alfabeto fonetico internazionale, cioè una serie di simboi grafici che stanno per i suoni linguistici.

e)       le vocali

le vocali sono suoni linguistici esclusivamente sonori, prodotti mantenendo un flusso d'aria libero. Si distinguono secondo 3 caratteristiche:

-          apertura\chiusura: riferito alla posizione generale della lingua nella cavità orale. Se è alta la vocale si dice chiusa, se è bassa la vocale si dice aperta, se è media la vocale di dice semiaperta o semichiusa

-          anteriorità\posteriorità: riferito alla posizione della punta della lingua rispetto alla cavità orale. Se l apunta è rivolta verso la parte anteriore del palato, la vocale si dice anteriore, se la punta della lingua è rivolta verso la parte posteriore del palato, la vocale di dice posteriore, se la punta ha una posizione centrale, la vocale si dice media

-          arrotondamento\non arrotondamento: si riferisce alla posizione delle labbra. Se sono piatte e distese la vocale si dice non arrotondata, se sono leggermente sporgenti la vocale si dice arrotondata.

f)         le semivocali (o approssimanti)

semivocali (o semiconsonanti) sono [w] e [y] (uovo e ieri), due suoni prodotti associando un suono vocalico ad uno consonantico. Sono articolate spostando la lingua da o verso la posizione di una vocale ad essi vicina.

 

 

3. LO STRUTTURALISMO STATUNITENSE

a)       introduzione

Si diffonde dopo il 1950, dopo la sistematizzazione della linguistica operata da Saussure. C'è un interesse maggiore per la sincronia rispetto alla diacronia, e per le lingue indigene americane, di cui fino ad allora non si conosceva la storia (es: i famosi indiani Hopi).

b)       Sapir

è considerato il più umanista dei linguisti per il suo interesse per la personalità umana. Il fatto linguistico è considerato sotto l'aspetto sociale della comunicazione (questa affermazione all'epoca era abbastanza innovativa).

Lingua come stampa del pensiero.

Ipotesi Sapir - Whorf: l'organizzazione del sapere linguistico ci influenza e determina la nostra visione del mondo.

"l'atto del parlare è una fusione tra il sistema di configurazione simbolico e il sistema espressivo. Il linguaggio è in primo luogo una attualizzazione vocale della tendenza a vedere la realtà simbolicamente, ed è questa qualità che rende la lingua adatta a questo scopo."

c)       Bloomfield

è di un impostazione comportamentista (S®R®S®R). il significato è una delle entità più indefinibili che esistano. A Bloomfield interessa lo studio dei componenti della lingua (nei loro aspetti fisici)

 

 

 

 

3. ELEMENTI DI MORFOLOGIA

d)       definizione di morfologia

disciplina che studia gli elementi fondamentali del linguaggio nella loro varietà.

e)       funzioni della morfologia

salienza fonica: il materiale fonico che interviene nei procedimenti morfologici è esiguo (quasi solo una vocale es: gesso \ gessi). Basta poco per creare nuove parole, diverse e a volte opposte. Se le parole non fossero scomponibili occorrerebbero migliaia di parole in più. Non is potrebbero trarre nuove parole da quelle esistenti.

Economia: i processi morfologici permettono alla lingua di espandersi in maniera flessibile. Ricorsività: gli elementi linguistici (es: i fonemi) possono ricorrere all'interno della stessa parola, il potere combinatorio dei 30 fonemi dell'italiano è sproporzionato rispetto alle nostre esigenze comunicative, infatti si possono costruire milioni di parole. Dalla doppia articolazione dipende la onnipotenza semantica e linguisitca, la possibilità di inventare, di dire il falso, di parlare per assurdo. La lingua ha inoltre la proprietà metalinguistica (può parlare di se stessa).

Coesione: fenomeno per cui le lingue possono creare relazioni tra i diversi elementi di un enunciato e possono indicare quali elementi sono in correlazione tra loro (es: per genere e numero). Uno degli errori più frequenti tra gli anglofono che imparano lìitaliano è la mancanza di coesione.

Garantire la sincronia tra parlante e ricevente: permette di riconoscere in quale catena del parlato si è arrivati, e l'ascoltatore riesce a segmentare la catena parlata.

f)         condizioni per l'analisi morfologica o condizione di scomponibilità o condizione di combinabilità stretta

condizione di scomponibilità: le parole sono segmentabili in parti minori, dotate di significato.

Condizione di scomponibilità stretta: alcune parole sono componibili con altre che non hanno lo status di parole (cioè non tutte le parole possono comporsi e scomporsi ® suburbano= sub+urbano, ma sub non ha significato [se non come contrazione di 'subacqueo']).

Ma cos'è la parola? (La sua definizione è problematica, si usano piuttosto altri termini) consiste nella minima combinazione di morfemi; è costituitqa da una base lessicale attorno ad un morfema ceh reca un significato referenziale (cioè che indica qualceh cosa); funziona come unità autonoma della lingua.

g)       terminologia: morfema, morfo e allomorfo

MORFEMA: unità minima portatrice di significato o di funzione grammaticale, in cui sono presenti sia il piano del significante sia quello del significato (cioè hanno sia un'espressione che un contenuto). Che cosa definisce l'appartenenza di un morfema ad una certa lingua? La produttività, cioè l'effettivo utilizzo, oltre alla sola presenza, di quel morfema nella lingua.

Un morfema si individua con il metodo della commutazione o sostituzione:

regol|armente

regol|are

regol|a                         [regol] è il morfema, cioè la parte invariata

MORFO: È il materiale fonico che costituisce il morfema. È collegato alla definizione di fono (unità fonica priva di significato distintivo), il morfo è un morfema inteso come forma, dal punto di vista del significante indipendentemente dalla sua analisi funzionale e strutturale.

'R a g a z z       o'

            ________       __

       1 significato           2 morfemi in 1 solo morfo ('o')

       lessicale                ® morfema x il 'maschile'; ® morfema x il 'singolare'

ALLOMORFO: i diversi morfi che rappresentano uno stesso morfema si dicono allomorfi di quel morfema (i diversi suoni che si usano per esprimere lo stesso significato si chiamano allomorfi di quel significato)

Esempio: il morfema [negazione] è rappresentato in italiano dei seguenti allomorfi: \in-\, \im-\, \ir-\

Il morfema [maschile] è rappresentato dei seguenti morfemi: \-o\, \-i\, \-e\

h)       classificazione dei morfemi: piano combinatorio, funzionale, posizionale

-          classificazione in base alla combinabilità: liberi (lessicali + funzionali) e legati (derivazionali +  flessivi)

la combinabilità è la necessità o meno di combinarsi con altri morfemi.

MORFEMI LIBERI:

® lessicali: (boy, man, open) ce ne sono pochi in italiano. Sono parole che veicolano il significato. [classe aperta]



® funzionali: (but, hen, or, tu, io). Sono parole funzionali della lingua come le preposizioni, gli articoli ed i pronomi [classe chiusa]

MORFEMI LEGATI:

® derivazionali: intervengono nella formazione di nuove parole e possono cambiare la categoria grammaticale (esempi soprattutto per l'inglese: 'teach' ® 'teacher'; -ness ® goodness)

® flessivi: indicano certi aspetti della funzione grammaticale di una parola senza cambiare la sua categoria grammaticale.

Esempio: morfema '-s', boy [singolare] ® boys [plurale].

Aggiungendo il morfema -s non si è cambiato categoria grammaticale perché boys è sempre un sostantivo, ma è cambiato il numero.

-          classificazione funzionale: lessicali e grammaticali (derivazionali + flessionali)

MORFEMI LESSICALI: formano una classe aperta che può essere integrata indeterminatamente.

MORFEMI GRAMMATICALI: formano una classe chiusa si elementi

® derivazionali o derivativi: -accio di ragazzaccio

® flessionali: danno vita a diverse forme di una parola (ragazzo, ragazzi.)

c'è un caso in cui la divisione è problematica, il caso delle parole SUNZIONALI (articoli, congiunzioni..). sono morfemi semi-liberi, un compromesso tra le classificazioni funzionale e combinatoria. Nelle lingue romanze c'è un rapporto di CONCATENAZIONE tra i morfemi derivazionali e flessivi, perché non c'è accavallamento tra i due.

® ragazzino:

      'Ragazz                 +         in                    +         o'

morfema lessicale         m. gramm. Deriv.            Morfema funzionale

in altre lingue i morfemi non si concatenano in questo modo, ma usano un innesto a pettine:

tedesco ® gesungen (participio perfetto di singen, cantare)

            'Ge                   +                    sung                +         gen'

Morf. Funzionale            morf. Lessicale                         morfema funzionale (passato)

(anche sedifferisce

x una vocale sing®sung)

-          classificazione posizionale: prefissi, infissi, suffissi

sono tutti morfemi grammaticali derivazionali

PREFISSI: si aggiungono davanti alla parola

INFISSI: si aggiungono all'interno della parola

SUFFISSI: si aggiungono alla fine di una parola

i)         ambiti della morfologia: derivazionale e flessivo

un morfema flessivo non cambia mai la categoria grammaticale di una parola,metre un morfema derivazionale può farlo.

Esempio: 'teach' (verbo) + '-er' (morfema derivazionale) = 'teacher' (nome) + '-s' = 'teachers' (nome)

j)         limiti e difficoltà della segmentazione morfemica

ci sono parole che non si prestano a nessuna segmentazione

esempio: 'lui è'

                   ® ha una esigua salienza fonica, ma ha tanti significati (presente + 3° pers sing.)

                       non si può scomporre

esempio2: 'alza'

                   ® alzare : alza = essere : è

                        ax      : bx   = ay       : by

                      dove (a,b) morfema grammaticale

                      dove (x,y) morfema lessicale dei 2 verbi

mentre in alzare\alza si ritrovano cpncretamente i morfemi, in essere\è si ritiene indistinguibile quanto la scomposizione in morfemi.

'è' rappresenta un morfo nel quale sono presenti più morfemi, anceh se non sono distinguibili ad occhio.

In certi casi non c'è corrispondenza tra segmentazione in morfemi e significati semantici; si tratta di eccezioni. Sul piano DIACRONICO (attraverso il tempo) si può ricostruire il significato della parola, ma noi ci occupiamo della linguistica SINCRONICA, attuale.

MORFO '-BERRY' (da strawberry ecc.): non esiste come parola autonoma. Ci sono parole che sono segmentabili formalmente, ma non semanticamente. Il morfo '-berry' non ha significato.

Esempio: 'cortigiano'

Corti    +         gian     +         o

Non è più un m. lessicale

                        Cort     +         igian    +         o

          Morf.lessicale           morf. Deriv.

Esempio2:         Assistenza 

Consistenza       qual è il morfo comune? *-sistenza

Insistenza         (*= parola non attestata, cioè inesistente)

Resistenza                   

- sist    +         enz      +         a

m. lessicale?        M. gramm.         M. funzionale

(Ma  sist non ha significato!)

anche se sappiamo che -sist deriva da 'stare', oggi questo morfema non ha significato

ci sono parole difficilmente segmentabili:

'migliore'           =          + buono

                                   miglior-             non è segmentabile in sincronia

è un lessema che rappresenta una condensazione di significato tra 'più' e 'buono' (in diacronia 'mel' + 'ior')

k)       limiti e difficoltà della segmentazione morfematica

esistono morfemi che non sono idolabili segmentalmente, ad esempio quelli che consistono in mutamenti fonetici dalla radice e che non sono separabili da essa. In diverse lingue ci sono dei plurali invariati

1 città, 2 città

1 sheep, 2 sheep

MORFO ZERO: si introduce quando una distinzione obbligatoriamente marcata nella grammatica di una certa lingua viene eccezionalmente a non essere marcata nel significante.

Il morfo zero viene unito a città (sing) per distinguerlo dal plurale

'città' = singolare ®      'città' + '0' = plurale

viene aggiunto quando non si può distinguere un tratto (ad esempio il numero ai fini della analisi della segmentazione)

l)         dalla forma al significato: matrici morfologiche e matrici semantiche

a matrice morfologica corrisponde una matrice semantica, anceh per i suffissi ci sono dei riferimenti semantici, ma ci sono molte restrizioni di tipo fonetico sull'uso di alcuni suffissi.

Speri direbbe: non ci stà perché 'suona male'

Bloomfield direbbe: non si usano perché l'accostamento di certi fonemi origina dei suoni bla bla.

Una modificazione morfologica viene descrittta non solo dalla sua matrice morfologica ma anche dalla sua matrice semantica. (®esplicita il significato assunto dalla parola in questione in seguito alla modificazione morfologica)

Esempio: 'sollevamento'

            'sollev  +         ament             +         o'         ®®®              matrice morfologica

            'sollevare'       +         'atto di (.)'               ®®®              matrice semantica

la matrice semantica spiega il nuovo significato assunto dalla parola

noi immagazziniamo il lessico associando a ciascuna voce una descrizione del suo significato, in base a regolarità ( perché la mente del parlante è limitata, contiene solo un tot di parole)

m)     dinamicità dei processi morfologici

Restrizioni: limitazioni alla combinazione di morfemi essenzialmente da ragioni fonetiche

Esempio: -ity (da possibility) ha 2 restrizioni: si applica solo a radici di origini lastina e radici aggettivali

n)       formazione delle parole

-          suffissazione

transcategorizzazione: generare parole che appartengono a categorie grammaticali diverse da quelle di partenza

(categoria della parola a cui si aggiunge) + (categoria della parola che si viene a formare)

Le 9 combinazioni dei suffissi:

1.       nominale = origina nomi a partire da aggettivi (deaggettivale), da nomi (denominale), da verbi ( deverbale)

® pollo-pollaio; bello-bellezza; operare-operazione

2.       aggettivale = origina aggettivi a partire da aggettivi (deaggettivale), da nomi (denominale), da verbi (deverbale)

® idea-ideale; verde-verdino; operare-operabile

3.       verbale = origina verbi a partire da aggettivi (deaggettivale), da nomi (denominale),  da verbi (deverbale)

® idea-ideare; verde-verdeggiante; cantare-canticchiare

gli esempi in bluette si dicono ALTERATI, perché sono dei derivati senza transcategorizzazione

i più diffusi nell'italiano sono:

-          '-ista' ® chi aderisce a qualche attività; nome di mestiere; caratteristica di chi fa qualcosa

-          '-ismo'

-          '-zione', '-mento' ® esprimono azione o processo

-          '-izzare' ® suffisso anglicacizzante

-          '-ale' ® usato soprattutto nel settore tecnico scientifico

-          '-eria' ® usato per esercizi commerciali

-          prefissazione

'in-'       (più i suoi  vari allofoni ad esempio 'ill-') è usato per un adattamento fonetico

's-'          ha una funzione negatica e antonimica (crea opposti) o intensiva

esempio:                                  ® togliere la polvere dai mobili

'spolverare'

                                              ® mettere un po' di zucchero sulla torta

'dis-'

'ad-'      ha valore di avvicinamento, dal latino

-          prefissoidi e suffissoidi

'-metro' è un suffissoide, cioè non è un vero e proprio suffisso

'socio-' è un prefissoide

in 'automobile', 'auto' è unm prefissoide? Non si sa

altri prefissi molto usati sono: 'inter-', 'tele-', 'para-', 'mega-', 'mini-', 'post-'.

-          composizione

le parole composte sono unità formate da 2 membri perfettamente riconoscibili e con pieno valore lessicale. Non sono da confondere con le unità lessicali polilessematiche (cioè sintagmi con valore idiomatico in cui il significato del sintagma non soincide con la somma dei significati delle parole che lo costituiscono ® 'essere al verde'). Nella creazione di neologici si ha inoltre la preferenza per le espressioni sintetiche piuttosto che alitiche (es: abbreviazioni, sigle..)

per quanto riguarda il lessico e la formazione delle parole, ci sono in italiano 3 tendenze fondamentali:

-          preferenza per espressioni sintetiche invece che analitiche

-          azione di fatti semplificanti ed economici (abbreviazioni, sigle ecc.)

-          spinta a conformarsi ad uno standar average european

 

 

4. ELEMENTI DI SINTASSI

a)       definizione e limiti della sintassi

(secondo il modello strutturale, non basato sulla grammatica generativa). Il linguaggio dell'uomo è un linguaggio scomponibile (anche il linguaggionon verbale ® FACS e LIS). La sintassi permette la composizionalità. Morfologia e sintassi si occupano entrambe di composizione di elementi.

La sintassi è una disciplina che studia il modo in cui le parole si combinano.

Morfologia = proprietà di composizionabilità stretta (alcune parole sono componibili con altre che non hanno lo status di parole)

Sintassi = proprietà di composizionabilità larga

Caratteristiche della combinabilità larga:

-          tra i 2 elementi deve essere possibile una pausa

-          deve essere possibile l'intrusione di un altro elemento della stessa natura degli elementi considerati

-          modificazione dell'ordine degli elementi

-          gli elementi devono poter occorrere anche individualmente

b)       funzioni della sintassi

-          rendere più efficiente la comunicazione (economia linguistica come velocità di trasmissione dei segnali linguistici e risparmio degli elementi)

-          riduzione dell'ambiguità (collocare le parole in ambient sintagmatici che ne limitano la molteplicità di significati; questa proprietà si lega al carattere di contestualità interna ed esterna delle lingue)

c)       un tipo di analisi: i costituenti immediati

ha come scopo la definizione della struttura della frase.

Lo strutturalismo si occupa infatti di individuare le strutture sottostanti alle frasi.

Morfologia = struttura interna dei morfemi nelle parole

Sintassi = struttura interna delle parole nella frase

È necessario scomporre l'enunciato in costituenti minori che permettono di individuare i sottolivelli di analisi. Ogni nodo rappresenta un sottolivello di analisi. Il principale aspetto della natura di un eneunciato è il fatto che esso a dispetto della sua linearità ha una struttura gerarchica nella quale esistono costituenti sopraordinati e costituenti sottordinati. Per analizzare una struttura gerarchica bisogna fare diversi passi di analisi finchè l'analisi non di ferma per esaurimento del materiale linguistico.

d)       la nozione di sintagma

-          i sintagmi esocentrici e sintagmi endocentrici (by Bloomfield)

ogni nodo dell'albero della scomposizione in costituenti immediati è detto sintagma (by strutturalismo).

SINTAGMA ENDOCENTRICO: ha il centro in se stesso

Es:                   'funziona                     bene'

                        Testa                           modificatore

Il modificatore può essere tolto senza che muti la funzione sintattica della testa

SINTAGMA ESOCENTRICO: non funziona come uno dei propri componenti

Es:                   'esco                           col cappotto'

                        Testa                           modificatore     

'col cappotto' non è come dire solo 'col' o solo 'cappotto'

-          meccanismi di collegamento

esistono i seguenti tipi di collegamento tra sintagmi:

-          concatenazione con elemento zero [0] = (concatenarsi di due o più parole che non indicano in alcun modo manifesto la loro relazione sintattica se non attraverso il loro accostamento)

-          accordo = (è uno dei principali processi di segnalazione delle relazioni sintattiche caratteristico delle lingue flessive, 2 o più parole anche se non sono vicine nella frase, possiedono un morfema funzionale in comune che testimonia la loro relazione sintattica)

-          connettori sintagmatici = (le preposizioni, l'ordine degli elementi del sintagma.)

-          collegamenti incrociati =(per mezzo di questi si segnalano ancora + vistosamente i collegamenti sintagmatici - ridondanza - )

-          collegamenti a distanza =(importanti quanto gli accostamenti)

e)       i sostituenti

sono 'pro-forme' cioè parole che sostituiscono altre classi di parole in determinate situazioni. Lo sono ad esempio i pronomi o i fatti forici come anafora (rinvio all'indietro) e catafora (rinvio in avanti) e i pronomi clitici (lo, la, ne, si, ci.). I sostituenti sono liberi (parole a se stanti) oppure legati (costituiti da morfemi legati). I sostituenti possono ritrovarsi anche nel contesto extrasintagmatico (fuori della frase), oppure possono essere sostituenti [0] questa struttura è detta ellissi (esempio: 'lui è partito in macchina, io in treno' ® 'lui è partito in macchina' + 'io [sono partito] in treno').

f)         ricorsività

fenomeno per cui una regola linguistica può essere applicata più volte. La ricorsività è un fenomeno tipicamente sintattico, permette di concatenare elementi complessi evitando ripetizioni.

g)       funzioni sintattiche, strutturazione delle frasi e ordine dei costituenti

4. ELEMENTI DI SINTASSI (2)

a)       nozione di grammaticalità

Per 'grammatica' si intende un insieme di regole e di regolarità di tipo linguistico. Questa definizione, tratta dal senso comune, rispecchia comunque la definizione che se ne da' in linguistica. Si vede inoltre la grammatica come morfosintassi ossia l'unione di sintassi e morfologia; in altri casi il termine serve per riferirsi alla 'teoria linguistica' in senso stretto.

b)       grammaticalità e accettabilità

La grammatica è un insieme di regole linguistiche che stabiliscono l'accettabilità della produzione linguistica. Ogni parlante ha una conoscenza implicita (quasi inconscia) della grammatica della propria lingua; compito del linguista è quello di formalizzare questa conoscenza attraverso regole definite.

c)       la grammatica universale

la grammatica universale (o generale) è un modello a cui tutte le lingue si rifanno. Le lingue hanno proprie grammatiche, differenti le une dalle altre, ma tutte possono essere ricondotte allo stesso modello (universale, appunto) di grammatica (ad esempio quella latina). A testimonianza di questa affermazione possiamo citare il fatto che le singole lingue variano sincronicamente e diacronicamente ma solo entro alcuni limiti e con altrettettante limitazioni.

d)       criteri per la delimitazione delle parti del discorso

boh! Sarà negli appunti che mi mancano

e)       la categoria 'verbo' e le varie 'classi di verbi': il concetto di 'valenza'

boh! Sarà negli appunti che mi mancano

f)         il concetto di valenza: attanti e circostanziali

boh! Sarà negli appunti che mi mancano

g)       classificazione dei verbi in base alle valenze: transitivi e intransitivi, zerovalenti, monovalenti, bivalenti, trivalenti

boh! Sarà negli appunti che mi mancano

h)       due tipi di verbi intransitivi

boh! Sarà negli appunti che mi mancano

4.       ELEMENTI DI SINTASSI (3)

 

a)       Introduzione

Per Chomsky la grammatica (descrittiva) è un insieme di regole tali da favorire interpretazioni semantiche e fonetiche che si possono correlare insieme.

Ogni grammatica dovrebbe basarsi su due elementi: una componente sintattica che permetta la costruzione delle frasi grammaticali e una componente morfofonemica che indichi i tratti fisici di queste frasi.

L'esperienza ha solo il compito di mettere in funzione lo schematismo innato.

Mentre Chomsky si interessò di sintattica, fonologia, e solo per ultima della semantica, gli orientamenti psicolinguistici a lui successivi puntarono la propria attenzione particolarmente su questo aspetto della linguistica.

b)       Sviluppi della teoria all'interno del modello della GG (grammatica generativa)

-          syntactic structures 1957

la linguistica generativo trasformazionale ha il compito di pervenire ad un modello linguistico tale che possa generare tutte le infinite frasi di una lingua, ciascuna suscettibiledi una descrizione a livello di struttura e di interrelazione con le altre frasi.

-          aspects of the theory of syntax 1965

il compito di iuna descrizione linguistica adeguata è  è infatti quello di costruire una gramamtica 'predittiva' che a partire dalle unità della lingua considerate come un numero finito di elementi permetta di costruire un insieme aperto di frasi grammaticalmente accettabili. La frasi della lingua e l'intuizione del parlante rappresentano i dati empirici su cui fondare la formulazione e la verifica del modello.

COMPETENZA LINGUISTICA: è l'elaborazione di una grammatica, erappresenta quindi l'oggetto della linguistica.

PERFORMANCE LINGUISTICA: è l'uso che il parlante fa della lingua, l'attuazione della sua competenza.

"una grammatica consiste di regole sintattiche che generano certi oggetti astratti sottostanti e di regole di interpretazione semantica e fonologica che assegnano un significato intrinseco e una rappresentazione fonetica ideale a questi oggetti astratti." La grammatica dovrebbe essere un sistema di regole esplicito atto a specificare quali combinazioni di elementi danno come risultato frasi ben formate.

Ciò avviene grazie ad alcune proprietà: la ricorsività (che permette di applicare infinite volte la stessa regola grammaticale), la presenza di due strutture soggiacenti alla frase.

La struttura profonda (comune a tutte le lingue) rappresenta il significato dell'enunciato ed è un riflesso del pensiero [è la struttura astratta che determina l'interpretazione semantica della frase]. Proprio per la sua astrattezza, la struttura profonda non può essere imparata, ma deve avere origini innate.

La struttura superficiale, rappresenta la forma fisica del discorso, favorisce l'interpretazione fonetica della frase; possono esserci molteplici strutture superficiali per una medesima struttura profonda. [questo porta spesso a casi di ambiguità strutturale: es: 'donne e uomini vecchi']




c)       il modello a struttura sintagmatica e le regole trasformazionali

il modello a struttura sintagmatica è tipicamente 'ad albero', ma esistono anche rappresentazioni grafiche (es: parentesi, etichette.). La gerarchia dell'albero è la seguente:

          F = frase

SN = sintagma nominale            SV = sintagma verbale

            ART=articolo + N= nome                                       V= verbo +    SN     + SP=sint. preposizionale

FRASE:" il                      cane                                          mangiò     la bistecca        del padrone"                                                             

le regole trasformazionali presuppongono l'esistenza di un ordine dei costituenti relativamente fisso. Esse ci permettono di spostare i rami dell'albero del diagramma. (il cane mangiò del padrone la bistecca)

d)       l'abbandono della teoria standard. La teoria standard estesa.

e)       la teoria dei principi e dei parametri

le teorie linguistiche generative  postulano che l'acquisizione del linguaggio sia un fenomeno reso possibile dall'interazione tra un meccanismo biologico innato (LAD, Language Acquisition Device, Chomsky) ed un input linguistico sufficiente a fissare i parametri e fornire gli elementi lessicali propri di una lingua piuttosto che di un'altra.

5.       L'ENUNCIATO

 

a)       Definizione di enunciato e di enunciazione

ENUNCIATO: realizzazione conseguente all'utilizzazione di un codice 'lingua', corrispondente in genere ad una serie di elementi combinati tra loro e necessari alla'interazione tra emittente e ricevente. Nell'atto enunciativo avvengono diversi fattori linguistici ed extralinguistici. Secondo una definizione valenziale, il Soggetto è la prima valenza che satura. Nella comunicazione si privilegia il passaggio di info piuttosto ch le regole grammaticali di buona formazione.

Frasi ellittiche = in cui si sottintende qualcosa (es: 'ferrovie nel caos. Oggi nuovi scioperi nei voli')

Frasi nominali = il verbo essere viene eliminato

MANOVRE ENUNCIATIVE: aiutano l'interscambio di conoscenze ed info, e sono alal base del dinamismo comunicativo. Consistono di diversi procedimenti: intonazione, connettivi (congiunzioni), uso di un ordine dei costituenti che non corrisponde alla struttura basica dell'enunciato.

Sono molto più evidenti nel parlato e nel linguaggio giornalistico e pubblicitario.

b)       Aldilà dell'analisi lineare

c)       Principi che governano l'enunciato

-          principi di tipo sintattico

-          principi di tipo semantico: si riferisce al modo in cui il referente di ogni sintagma contribuisce e partecipa all'evento ('la chiave apre la porta'). I ruoli semantici si distinguono in: agente, paziente, strumento, benefattivo.

-          Principi di tipo pragmatico-informativo: si riferisce al modo in cui si trasmette l'informazione e la preminenza data ad un costituente della frase.

Frase \ sentence (by Bloomfield) = è una forma linguistica indipendente non compresa mediante alcuna costruzione grammaticale in alcuna forma linguistica più grande

Clausola \clause = una unità sintattica che deve avere un soggeto ed un predicato e che può far parte di una unità più estesa

d)       Tipologia dell'enunciato

-          tipologia su base strutturale

il legame tra 2 enunciati può non essere fisicamente percettibile.

Esempio: 'con 800 eventi, torna la settimana della cultura. Una proposta in rete: affittare un quadro'          ® è molto lontano dallo schema base della comunciazione (®1 enunciato di apertura + 1 (o +) enunciati di replica + 1 enunciato di chiusura)

- clausola-replica [dipendono come replica all'enunciato precedente: 'andate al cinema? Loro si, noi no.']

® clausole sequenza ('vorrei che venissi domani. Ma non eravamo d'accordo di vederci sabato?')

®clausole con anaforico (repliche caratterizzate dall'uso di un sostituente anaforico: 'ieri sono andata al mare. Ci sono andata anche io.')

®clausole troncate (hanno una struttura incompleta: 'la lettera è l'unica cosa che si sia ritrovata.  .niente soldi, niente rossetto, solo la lettera')

CLAUSOLE DIPENDENTI            - clausole concatenate e clausole saltate (sono sequenze di aperture e repliche incassate l'una dell'altra: 'puoi prestarmi una penna? Quella a sfera o il pennarello? Il pennarello. Eccolo.']

- domande coda (clausole interrogative dipendenti da una clausola assetiva principale che le precede, e contenenti un verbo sostituente e una negazione: ' you are able to jump, aren't you?' oppure come replica in una concatenazione di clausole: 'i am really tired. Are you?')

- frammenti (sono esclamazioni, ideofoni, onomatopee, intercalari.)

CLAUSOLE INDIPENDENTI         - clausole nominali [un soggetto nominale e un predicato nominale collegati immediatamente, SENZA verbo: 'bella, # questa casa!']

- clausole verbali [un soggetto nom o verb, un verbo (lessicale o ausiliare, finito o non-finito) e predicato: 'sto correndo a casa']

 

-          tipologia su base funzionale (pragmatica)

Parliamo per comunicare qualcosa, essenzialmente possiamo 'chiedere', tramite appelli e 'dare', tramite asserzioni. Questi enunciati possono essere formulati in forma asserita [leggo molti libri] e forma negata [non leggo molti libri (seguendo una 'forma canonica' es: comando = modo imperativo, domanda = tono interrogativo.).

e)       le clausole interrogative e le clausole relative

-          clausole interrogative

hanno la funzione di domandare qualcosa o di richiedere una prestazione. Si distinguono nelle seguenti categorie:

(a)    domande polari (o domande si/no  oppure  domande totali)

prefigurano risposte brevi del tipo 'si' o 'no'

(b)    domande aperte (o domande wh oppure  domande parziali)

le clausole interrogative sono caratterizzate da marche come:

- ordine degli elementi

- profilo intonazionale

- morfi, parole, sintagmi dedicati, di sollecito (es: 'è vero che arrivi domani?' , 'forse che tu mi vuoi dire che.')

- domande coda ('isn't it?' , 'vero?' , ecc.)

-          clausole relative

è una costruzione formata da:

            nominale (che opera come punto di attacco) + [clausola relativa (che modifica il nominale in funzione di attributo) + connettore forico -anaforico o cataforico- riferito al punto di attacco del nominale]

esempio:          ' il ragazzo                    che                   amo è biondo'

f)         caratteristiche intonazionali dell'enunciato

-          SOPRASEGMENTALI:  sono sovrapposte ai segmenti che compongono una certa unità (es: àncora - ancòra). L'accento è un tratto soprasegmentale  a livello della parola, a livello dell'enunciato invece c'è l'intonazione (esistono da 3 a 5 livelli di intonazione). L'intonazione è una interfaccia  fonologico-strutturale che aiuta ad assegnare una certa struttura agli enunciati, serve allo scambio comunicativo in quanto indica quale valore pragmatico sia stato attribuito all'enunciato, dall'emittente. Ha quindi una funzione modale, segnala l'atteggiamento dell'emittente nei confronti di quello che dice.

Es: segmentazione in sillabe: ' so-no                  ar-ri-va-ti?'                   ®si/no


Nelle domande polari le sillabe toniche (quelle in cui cade l'accento) formano una scala ascendente fino all'ultima sillaba tonica, dopo l'ultima sillaba tonica, le successive si abbassano (è grazie allo spettrogramma che possiamo fare queste affermazioni).

Es:       'lo         di-ci      dav-ve-ro?'

 

            'LO' è un pronome clitico, atono rispetto all'accento; si appoggia ad altre parole accentate

Nelle domande wh le sillabe toniche formano una scala discendente con unteriore discesa dell'ultima sillaba tonica.

            Es: 'qua-ndo      ar-ri-va    il       tre-no?'


           

-          PARALINGUISTICHE: sono ad esempio il volume della voce, la velocità dell'eloquio, le esitazioni e le pause. Le pause possono avere un valore funzionale in quanto possono operare come unità a livello fonologico e sintattico. Sul piano sintagmatico la pausa ha la funzione di marcare un confine.

Es: (sintagma nominale che fa da testa di un sintagma preposizionale)

            'la casa al mare' [no pausa]

     (sintagma verbale seguito da un sintagma preposizionale)

            'l'ho visto # al mare' [pausa virtuale]

L'interpretazione di certi enunciati come marcati o non marcati dipende in gran parte dalla presenza di una pausa.

Es:       'il bambino l'hai portato a scuola tu?' [no pausa]

            'il bambino # l'hai portato a scuola tu?' [si pausa]

La pausa conferisce marcatezza all'enunciato e ci dà informazioni sull'importanza che che il parlante attribuisce alla frase. Inoltre serve a distinguere tra 2 tipi di frase relativa: restrittiva e attributiva. Le relative attributive servono per attribuire una certa attività a tutti gli individui designati dal nominale che opera come punto di attacco e possono essere separate dalla reggente da una pausa virtuale. [c'è la pausa]. Le relative restrittive servono per restringere una certa qualità solo ad una parte degli individui designati dal nominale che opera come punto di attacco e non sono separate dalla reggente da una pausa [non c'è la pausa].

Es:       'ho molti amici # che mi scrivono spesso' (rel. Attributiva)

            'mi piacciono le persone che non si lamentano' (rel. Restrittiva)

g)       iconicità dell'enunciato

l'espressione iconicità dell'enunciato allude ad una certa somiglianza (a livello di forma) tra l'enunciato e il contenuto che viene espresso. L'iconicità dell'enunciato favorisce la decodifica del messaggio al ricevente.

Principio del primo posto: l'utente tende a collocare al 1° posto dell'enunciato il costituente che per lui è più importante.

Es:       'io bevo un paio di caffè al giorno'

            'di caffè ne bevo un paio al giorno'

Fenomeni di spostamento di un costituente all'interno di un enunciato generano iconicità sintattica. Questi spostamenti sono motivati pragmaticamente.

h)       analisi di un enunciato: una prospettiva pragmatico-informativa

analisi dell'enunciato relativa alle conoscenze che l'emittente mette in atto nella comunicazione con il ricevente.

-          DATO: parte dell'enunciato che rinvia a conoscenze già acquisite (non è detto che debbano essere già state menzionate)

-          NUOVO: parte dell'enunciato che fornisce nuove informazioni, aggiunge nuova conoscenza.

L'ordine non-marcato è 'dato®nuovo'

Es:       'Anna (dato) prende sempre il caffè dopo pranzo (nuovo)'

Possiamo avere frasi marcate non marcate sintatticamente ma marcate per quanto riguarda il passaggio di info dato-nuovo.

Es:       'chi prende il caffè?'

            'Anna prende sempre il caffè dopo pranzo'

i)         sovrapposizione di strutture

nell'enunciato si sovrappongono 4 strutture:

-          sintattica

-          funzionale

-          tematica

-          pragmatico-informativa

6.       INTRODUZIONE ALLA SOCIOLINGUISTICA DELL'ITALIANO CONTEMPORANEO

 

a)       concetto di diasistema

un diasistema è un insieme di sistemi linguistici aventi molti tratti in comune

b)       registri linguistici e contesti situazionali

c)       l'italiano come gamma di varietà

-          DIATOPICA: variazione attraverso il luogo (es: italiano-toscano, italiano-emiliano.)

-          DIASTRATICA: variazione su base sociale

-          DIAFASICA (su base situazionale, funzione sul contesto)

-          DIAMESICA (differenza tra oralità e scrittura)

d)       il repertorio linguistico italo-romanzo

e)       schema delle varietà dell'italiano proposto da Sabatini

1.       italiano standard

2.       italiano dell'uso medio (*)

3.       italiano regionale delle classi istruite

4.       italiano regionale delle classi popolari (it. Popolare)

(*) ITALIANO DELL'USO MEDIO

un'indagine del 1985 h aportato alle seguenti conclusioni:

1)      oggi nell'uso parlato e scritto si è diffuso un tipo di lingua che è diversa dalla lingua standard. È un italiano molto ricettivo delle forme del parlato.

2)      Le forme del parlato fino ad anni prima erano considerate forme regionali

3)      La società contemporanea ha risentito di un processo di uniformizzazione linguistica che non poteva più avere come modello l'italiano standard letterario.

Sabatini individua 35 caratteristiche (lessicali, morfologiche, sintattiche, fonologiche.) che caratterizzano l'italiano dell'uso medio.

1.       neutralizzazione dell'opposizione tra vocali chiuse o vocali aperte (non distintivo)

2.       non pertinenza fonologica tra sibilante sorda e sibilante sonora (- s [casa]; -S [asilo])

3.       non ha raddoppiamento fonosintattico

4.       non ha la '-i prostetica' davanti a -s+consonante (es: in iscuola, in istrada)

5.       limitazione nell'uso di 'ed' e 'ad' nei casi in cui  precede una parola che inizia con la stessa vocale ('ad Anna' [SI] 'ad Enrico' [NO])

6.       forte limitazione dei casi di elisione (caduta di vocale finale per l'apostrofo 'm'è capitato') e troncamento (perdita della finale 'son detti', 'vengon fatti')

7.       dittongo mobile (noi 'suoniamo' oppure 'noi soniamo')

8.       scomparsa di 'codesto' e 'costì'

9.       forme di aferesi ('sta penna)

10.   uso dei pronomi 'questo/quello' nell'uso neutro

11.   generalizzazione del pronome 'gli' come dativo plurale sia maschile che femminile

12.   le forme 'lui\lei\loro' in funzione di soggetto sostituiscono ormai 'egli\elle\essi' nel parlato e nelle scritture che rispecchiano atti commerciali reali

13.   rafforzamento delle forme pronominali con 'questo' e 'qui' (questo qua, quello lì)

14.   uso della preposizione con il partitivo

15.   scelta tra 'ci' e 'vi', si usa di più 'ci'

16.   diffusione di 'c'è' anche quando non ce n'è bisogno (fenomeno di sbiancamento)

17.   frasi con riprese nominali del tema (- per enfasi; - con frase segmentata; - con anacoluto; - con frase scissa)

18.   con i verbi servili si usa un pronome clitico 'si' (si possono comprare\ possono comprarsi), si tende a far risalire il pronome.  Nel caso di 'si' riflessivo invece succede di meno.

19.   Imperativo negativo con 'si' clitico

20.   Il 'che' polivalente, impiegato dove ci si aspetterebbe una preposizione + pronome relativo (es: pronome temporale)

Es: 'la valigia che ci ho messo i libri'

'che' sostituisce una congiunzione finale o causale

es: 'aspetta che te lo spiego', 'vieni che ti do le chiavi'

21.   concorrenza tra 'cosa' e 'che'

es: 'che cosa dici?' (da Roma in su)

      'che dici?' (da Roma in giù)

22.   'che' è più usato di 'quale'

es: 'che vestito ti metti?'

23.   nessi relativi come 'tieni conto che è tardi', 'tieni conto del fatto che ormai è tardi'

24.   uso della congiunzione 'e' che funziona come esplicitazione della congiunzione causale. es: 'fa freddo e [quindi] torno dentro' prevalenza orale di 'come mai' invece di 'perché'. Segnala più disponibilità da parte del parlante, anche a livello di intonazione è difficile dire 'come mai.' con tono veramente irato

25.   uso di 'allora' come riassuntivo ('allora potevi dirmelo'), come scambio fatico di controllo della comunicazione ('e allora? State ascoltando?'), come consecutivo ('non ti ho visto e allora sono uscita')

26.   indicativo al posto del congiuntivo; preferenza dell'uso del doppio imperfetto piuttosto che del trapassato e dell'imperfetto

27.   concordanza 'a senso'

28.   non c'è più concordanza tra participio passato ed oggetto

es: 'i libri che ho letto'        

      'i libri che ho letti'

29.   diffusione della pronominalizzazione affettiva, cioè uso del riflessivo anche in verbi che non lo richiedono

es: 'ora mi bevo un bel caffè'

      'prenditi qualcosa!'

30.   costrutti impersonali (con pronome indefinito o 'tu' generico)

es: 'bussano alla porta'

      'se uno si fa gli affari suoi'

      'te ne stai lì tranquillo ed ecco che squilla il telefono'

31.   uso di 'niente' in funzione aggettivale

es: 'niente panini oggi'

32.   giustapposizione di due sostantivi

es: 'marito modello', 'notizia bomba', 'doccia lampo'

33.   pronomi allocutivi di cortesia (per chiamare qualcuno), scomparsa di 'ella' e 'voi'(sing.), generalizzazione di 'egli' (anche usato x dire 'loro')

34.   ripetizione del sostantivo con funzione rafforzativa

es: 'voglio un caffè caldo caldo'

35.   presenza di vari elementi lessicali con funzione sintattica

es: 'ci vuole, ci vogliono'

      'si capisce', 'mi sa' (invece di penso di sì), 'sennò', 'affatto' (invece di per nulla), 'per forza'

f)         schema delle varietà dell'italiano proposto da Berruto

1.       italiano standard letterario

è la lingua meno marcata sul piano diatopico, scarsamente rappresentata sul piano concreto nel parlato e manifesta un alto grado di marcatezza diastratico.

2.       italiano neo-standard

è sensibile alla variazione diatopica e corrisponde a  un italiano regionale, colto, medio

3.       italiano parlato colloquiale

italiano degli usi comunicativi correnti, è marcato sull'asse diatopico

4.       italiano popolare regionale

molto marcato er quanto riguarda le caratteristiche locali, molto marcato in diastratia, è usato dai marlanti meno colti (tende al dialetto)

5.       italiano informale trascurato

ha una minima codificazionemorfosintattica

6.       italiano gergale

raggruppa le qualità espressive di utenti che aggiungono ai tratti dell'it. Informale trascurato un lessico peculiare che rafforza il senso di appartenenza al gruppo (una specie di controcultura)

7.       italiano formale aulico

si usa solo in sitauzioni solenni come le cerimonie

8.       italiano tecnico-scientifico

9.       italiano burocratico



è molto codificato, è una forma esasperata dell'it. standard letterario ed è molto conservatore

7.       ITALIANO SCRITTO E ITALIANO PARLATO

a)       Caratteristiche dell'italiano scritto e  dell'italiano parlato

-          per diversa natuara semiotica delmezzo di trasmissione

-          condizioni situazionali di trasmissione

-          architettura della lingua

b)       proprietà generali che governano la differenza tra parlato e scritto

il parlato (regno dell'interazione interindividuale) rispetto allo scritto non ha fenomeni grafici, lo scritto rispetto al parlato non ha fenomeni prosodici e sovrasegmentali, ecc.

c)       dispositivi tipici della testualità del parlato

-          fonologia\prosodia

le unità tonali non sono prodotte casualmente perché sono il corrispettivo sovrasegmentale che costituisce il testo. Cioè l'intonazione segue i blocchi di informazione a cui bisogna dare risalto.

-          testualità e pragmatica

trascrizione scritta del parlato

-          morfologia

-          sintassi

La sintassi del periodo nel parlato preferisce la paratassi piuttosto che la ipotassi (subordinazione), è affidata ad una gamma di variazioni minori.

Es: subordinata finale: non si usa 'affinchè' nel parlato, ma si usa l'implicito oppure il 'perché'

      Uso di 'così' nel senso di consecutiva finale ed introduttivo di frase

      'perché' introduttivo di frase

Riduzione delle congiunzioni e uso del 'che' polivalente, riorganizzazione dei pronomi, sforatura nella marcatezza soggetto-verbo.

I costituenti della frase. La struttura informativa della frase è molto marcata

Es: uso di 'c'è' presentativo

Ridotta pianificazione. Frasi spezzate, autocorrezione, riprese e collegamenti 

Il tempo Presente è usato anche con valore di futuro, il Passato Prossimo invade anche la sfera del Passato Remoto (che rimane una variazione locale). Il Trapassato Remoto sparisce, si usa solo in frasi temporali dipendenti da forme del Passato Remoto. Anche il Congiuntivo sparisce. Il Passivo invece è sottoutilizzato come l'uso di costrutti impersonali generici. Uso di Perifrasi Aspettuali

Es: 'ero lì che non facevo niente'

      'stanno lì a non fare niente'

uso di 'niente' come 'non ci sono'. Non c'è sempre accordo tra soggetto ed oggetto:

es: 'i polacchi è gente che lavorano molto'

-          fenomeni lessicali

uso dei lessemi dal significato generico: cosa, roba, affare, faccenda, persona, tizio, tipo. Rafforzamento semiotico ed intensificazione; elativo (è una forma di superlativo) ad esempio: bello, forte, un mucchio, un sacco, una cifra. Iterazione del lessema ('voglio un caffè caldo caldo'). Diffusione dei diminuitivi ('aspetta un attimino'). Uso di 'un po' in tutte le sue forme, anche associato all'imperativo come un'attenuazione ('prendi un po' questo'), 'guarda un po' chi si vede').

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8.       I GERGHI

 

Per gergo si intende la lingua parlata dai gruppi sociali marginali.

Oppure un linguaggio settoriale o tecnico, cioè una terminologia specifica legata ad una attività.

d)       uno o più gerghi?

-          la segretezza

c'è un pregiudizio sui gerghi, essi infatti non sono lingue parlate per non farsi capire da altri, perché vengono parlate essenzialmente solo tra i gerganti e non con gli esterni , per il timore di essere scoperti ed individuati come gerganti e quindi marginali. Il gergo è usato per la comunicazione normale tra gerganti.

-          i gerghi transitori

sono parlati solo per un periodo particolare della propria vita, o in situazioni specifiche, come il servizio militare, oppure il periodo degli studi ecc.

e)       storia del gergo

il gergo nasce e si sviluppa parallelamente alle classi di emarginati sociali. Nella società medievale questi personaggi erano presenti in numero massiccio perché giustificati dalla chiesa (anche se rifiutati da tutte le altre istituzioni). Queste persone vivevano un po' di elemosina un po' di truffe o piccoli lavori amgari stagionali o legati alla vita della piazza. Nell'età moderna le popolazioni marginali vengono ristrutturate, cambia la loro composizione rispetto a quelle medievali: ora sono sottoproletari, manovalanza mobile, ambulanti, vagabondi, malviventi.

f)         caratteristiche linguistiche del gergo

il  gergo utilizza la gramamtica e la fonetica della lingua o del dialetto locale, è infatti la componente lessicale a variare nei gerghi.

-          Morfosintassi: negazione espressa con un termine parafono di 'no' (nisba, niberta, nienti.)

-          Pronome personale espresso attraverso l'aggettivo possessivo riferito ad un sostantivo vuoto (esempio: ul me vél ® il mio 'velo' ® il mio corpo)

-          Affermazione espresse con un termine parafono di 'si'

-          Uso massiccio di suffissi derivati: -oso; -engo; -aldo; - ardo;

-          Ricorso a suffissi deformanti

-          Troncamento delle parole

-          Inversione delle sillabe o anagramma di parole

-          uso di forme onomatopeiche

-          somiglianza con linguaggio infantile

-          somiglianza ocn linguaggio balbuziente (raddoppiamenti, troncamenti, doppie.)

-          varietà negativa della lingua (cioè il lessico ha soprattutto connotazioni negative. Esempio: uomo ® furbo)

-          lingua straniera prelatina italica o rustica (per il suffisso usatissimo -oso

-          influenze dal germanico (a livello lessicale e di suffissazione)

-          influenze dall'arabo (soprattutto per il fonema 'f')

9.       IL LINGUAGGIO GIOVANILE

 

a)       storia del linguaggio giovanile

la storia del linguaggio giovanile è poco documentata, solo negli ultimi 30 anni, dopo la 2° guerra mondiale, infatti la si è studiata. Il linguaggio giovanile prima era considerato un italiano popolare trascurato, non era riconosciuto come varietà dell'italiano. Per De Mauro dagli anni '60 in poi il linguaggio giovanile si caratterizza di più, perde la sua connotazione militare e si diversifica dall'italiano standard. Il ling. Giov. Può essere una reazioen dei giovani al parlare 'snob' della classe medio-alta. Negli anni 50-60 inoltre abbiamo un'influenza non trascurabile da parte della televisione e dei modelli di vita inglese e americana. Nel tentare di adattare l'italiano all'inglese si usano termini gergali e un italiano substandard che fino a prima era sconosciuto a livello letterario. Si ha la formazione del gergo studentesco che si esplicita ad esempio con i graffiti e le scritte sui muri, il rock'n'roll e la musica in generale, i fumetti.

b)       una o più varietà giovanili?

Possiamo parlare di più varietà giovanili, perché non vi è sempre omogeneità tra le parlate giovanili sia relativamente a fattori geografici che temporali che di età ecc.

Il linguaggio giovanile varia solo per quanto riguarda l'aspetto lessicale.

-          fattori di ordine cronologico

negli ultimi 20 anni l'importanza del lign. Giov. È aumentata. La lingua giovanile è una varietà in flusso, cioè estremamente dinamica e anche dettata dalle mode passeggere e da eventi di attualità.

-          fattori di ordine diatopico (geografico)

è diffusa soprattutto nel settentrione, ma negli ultimi 10 anni c'è stata molta influenza del romanesco. Dialetto e lingua giovanile si consolidano nel tentativo di ricostruire una identità regionale e locale (e personali).

-          fattori di tipo diastratico (sociale)

varietà substandard caratterizzate da voci dell'italiano popolare e dell'italiano gergale.

-          fattori di tipo diafasico (situazionale)

non è proprio considerato un linguaggio ma  un modo di comunicare nelle modalità conversazionali. Per Berruto fattori di ordine diafasico  provocano mutamenti di ordine diastratico (data la presenza di elementi gergali ad esempio)

c)       l'apporto innovativo

procesi di rinnovamento lessicale: neologismi, prestiti, affissazione (dimensione intralinguistica); forme di saluto, espressioni tipiche, aspetti pragmatici (dimensione extralinguistica).

Eufemismi, ironia, metafore, giochi di parole, intercalari, parlare aggressivo, ricorso a linguaggi settoriali, influenza del linguaggio (delle tematiche e delle mode) dei mass media.

d)       tendenze

è vero che le varietà giovanili stanno rimpiazzando le varietà dialettali, che le prime si stanno diffondendo proprio dove le seconde stanno scomparendo?

Nelle varietà giovanili il carattere criptolalico (linguaggio oscuro, nascosto) regredisce, perché i veri e propri gerghi confluiscono nel sub-standard.

10.   LINGUE SETTORIALI E LINGUE SPECIALISTICHE (Sobrero)

a)       le lingue speciali: lingue settoriali e specialistiche: lessico, morfosintassi, strutture testuali

Le lingue specialistiche sono lingue speciali che hanno un lessico specifico e regole proprie riconosciute ed accettate. Il loro scopo è esprimere un contenuto preciso, cercando di evitare il + possibile l'ambiguità.

[LESSICO:         -     prestiti non integrati o calchi da lingue straniere

-          neologismi con procedure standard (suffissazione e accoppiamento parole)

-          riconversione semantica (+ specializzata) di termini già in uso nella lingua comune

-          formazione di sigle e acronimi

MORFOSINTASSI:         -     preferenza per lo stile nominale, processo di nominalizzazione

-          perdita di importanza del verbo

-          abolizione di forme verbali

-          alta densità semantica

-          scarso uso di preposizioni subordinanti in favore dell'accoppiamento di parole con il trattino

-          uso del passivo (usato x tematizzare il fatto accaduto nella frase precedente) e di forme impersonali

STRUTTURE TESTUALI:             -     chiarezza, assenza di contraddizioni, coerenza

-          introduzione, problema, soluzione, conclusione

-          referenza anaforica come rinvio interno

-          connettivi che scandiscono gli snodi del ragionamento]

le lingue settoriali sono lingue speciali che non dispongono di un lessico specifico né di regole convenzionali particolari, ma attingono spesso alla lingua comune o ad altre lingue speciali.

CARATTERI GENERALI  DI UNA LINGUA SPECIALISTICA:

x Sager-Dungworth-McDonald: appropriatezza,e conomia, precisione

x Hoffmann: precisione, oggettività, astrattezza, generalizzazione, densità di informazione, sinteticità, neutralità emotiva, mancanza di ambiguità, impersonalità, coerenza logica, uso di termini tecnici definiti, simboli e figure.

All'interno delle lingue speciali possiamo notare una stratificazione orizzontale (diverse specializzazioni, materie, lessico ecc.) e una stratificazione verticale che riguarda la variabilità socio-pragmatica. Le lingue specialistiche si discostano in maniera diversa dalla lingua comune, in relazione a 3 fattori situazionali: destinatario, argomento, scopo. Questi 3 fattori identificano anche un certo numero di tipi di testo:

-          discorso scientifico specializzato                                    ®                    saggio scientifico

-          discorso di semi-divulgazione scientifica                         ®                    articoli x adetti ai lavori

-          discorso semi-scientifico                                               ®                    tesi universitaria

-          discorso di divulgazione scientifica                                 ®                    articolo su giornale

-          discorso scientifico-pedagogico                                      ®                    libri scolastici

-          discorso scientifico ufficiale                                           ®                    discorso pubblico

gli estremi di questo continuum sono il livello scientifico e il livello divulgativo.

b)       il linguaggio scientifico: livello specialistico, livello divulgativo

c)       lingua dell'economia

livello specialistico: no ambiguità, lessico specializzato ( neologismi, latinismi, presito dal linguaggio burocratico-legislativo, sfruttamento dimetafore), sigle, stile nominale, rigidità della struttura testuale (come articolo per rivista sceintifica: analisi, previsione, proposta)

livello divulgativo: presenza di litoti e attenuazioni, metafore ed eufemismi, pseudo tecnicismi. Per quanto riguarda la struttura testuale, è un testo misto ocn funzione descrittiva e argomentativa. (le modalità verbali + frequenti sono:  predittiva, probabilistica, ipotetica)

d)       lingua della burocrazia

(è una lingua settoriale non specialistica, perché viene usata per parlare di qualsiasi argomento).

Non ci sono termini specifici, ma latinismi, forme colte ed arcaiche (anche neologismi e forestierismi tratti da altre LS quando si trattano argomenti specifici). Uso di suffissi -zione, -mento; uso di fraseologie standard e perifrasi. Per quanto riguarda la morfosintassi, si privilegiano le forme nominali come infinito, gerundio, participio passato e costruzioni impersonali, con un grado di subordinazione molto superiore alla media della lingua scritta comune. La struttura testuale comune è: data, ufficio, scrivente, destinatario, numero di protocollo, oggetto, chiusa ed escatollo.

e)       lingua della politica

il discorso politico ha un'impronta fortemente polemica, ricco di ripetizioni, rimandi, figure retoriche, (metafore ecc.). sul lessico abbiamo parole prese dai campi semantici della rivoluzione, della sociologia, del sindacalismo, dell'imprenditoria. si usano parole comuni, parole prese da altri settori e si formano nuove parole legate a temi di attualità (come derivazione da nomi propri, distorsioni ecc.). vengono usati prefissi più frequenti dell'italiano e suffissi che indicano appartenenza ad una corrente (a volte con connotazione spregiativa)

f)         linee di tendenza

(il confine tra livello specialistico e divulgativo di una lingua speciale è abbastanza variabile). Come linee di tendenza ricordiamo l'internazionalizzazione (il paese + specializzato esporta il proprio lessico), specializzazione verticale (ci saranno sempre più settori con caratteristiche specifiche), travasi orizzontali (il lavoro in team multidisciplinari infatti permette ai vari linguaggi specialistici di essere scambiati),  travasi di livello (quando si hanno passaggi dal livello specilistico a divulgativo = si sostituisce il termine tecnico con un termine di uso comune, si accompagna il termine con una glossa chiarificatrice, si spiegano le sigle, si abbonda con verbi e aggettivazione.), travasi di varietà (passaggio da diversi tipi di italiano).

11.    ELEMENTI DI DIALETTOLOGIA:

LINGUE MINORITARIE. BILINGUISMO E DIGLOSSIA

a)       elementi di dialettologia

i dialetti sono varietà italo-romanze valutabili in base a:

-          famiglia linguistica di appartenenza

-          tipologia della comunità diparlanti

-          maggiore o minore distanza dall'italiano standard

b)       storia della lingua comune d'Italia e dei suoi dialetti

c)       classificazione dei dialetti

le Isoglosse sono linee di demarcazione di tutti i punti all'interno dei quali si ha lo stesso uso fonetico

a nord della linea 'La Spezia-Rimini' abbiamo i dialetti settentrionali, a sud della linea Roma-Ancona i dialetti meridionali.

d)       lingua e dialetto nella conversazione

Le dinamiche di standardizzazione del dialetto vanno verso l'italiano, oppure verso forme più prestigiose di dialetto.

Diglossia: forma particolare di bilinguismo, che si ha quando l'uso delle due lingue, non essendo esse di pari prestigio socioculturale, viene alternato a seconda delle circostanze e dei contesti. Il parlante sceglie tra italiano e dialetto qual è la lingua più adatta alla situazione in cui si trova.

Quando si passa da una lingua all'altra si ha

-          un'alternanza di codice

§         si ha (per motivi diglossici) per l'intenzione comunicativa

§         per interlocutore

-          un cambio di codice

§         'codes switching', è il passaggio da codice a codice per un cambiamento nella situazione comunicativa ed avviene sempre al confine di frase

Perché si cambia codice?

-          volontà di rimediare ad una competenza sbilanciata di una delle 2 lingue

-          segnalare il cambio di interlocutore

-          segnalare il disaccordo con l'interlocutore

-          segnalare maggiore  confidenza (da italiano verso dialetto e non viceversa)

-          segnalare il tipo di discorso in atto

§         'code mixing' (enunciazione mistilingue), non è condizionato da cambiamenti nella intenzione comunicativa, non è intenzionale. Il passaggio è facilitato dalla vicinanza sintattica delle due lingue.

§         Prestiti (parziali, cioè con adattamento), derivano o si legano alle lingue specialistiche

e)       le parlate alloglotte

sono dette lingue minoritarie. Il 5% dei parlanti parlano una lingua diversa da quella ufficiale 8non sono dialetti).

-          lingue neo-latine (romanze)

franco-provenzale (parlato anche in 2 comuni di Foggia), il francese (in val d'aosta), il ladino (in trentino) il friulano, il ligure (anche in prov di cagliari), il catalano (ad alghero)

-          lingue non neo-latine

varietà cimbriche (nei 7 comuni vicentini e nei 13 comuni veronesi), nel sud tirolo, lo sloveno, il croato (anche nel molise), l'albanese, il greco (anche a Lecce e a Reggio Calabria).

 

Fonti:

G. Simone, 'fondamenti di linguistica';

G. Yule, 'introduzione alla linguistica';

appunti personali;

vari siti internet.

 
 







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