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DANTE ALIGHIERI

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DANTE ALIGHIERI

Avvenimenti storico-biografici

Avvenimenti letterari

Figlio di Alighiero di Bellincione e della sua prima moglie Bella, appartiene alla piccola nobiltà guelfa. Nel 1285 sposa Gemma Donati da cui avrà 3 o forse 4 figli (Jacopo, Pietro, Antonia, Giovanni?). Giorgio Petrocchi, uno dei più celebri dantisti, propone la divisione della 747b15h sua formazione in tre periodi: 1) retorico-grammaticale: influenza B. Latini, cultura coeva; 2) filosofico-letteraria: stilnovisti Cavalcanti e Guinizzelli, 3) filosofico-teologica: dopo 1290, data della morte di Beatrice, influenza di Boezio de consolatione Philosophiae, Cicerone De amicitia, filosofia coeva Ubertino da Casale, Pietro di Giovanni Olivi.



1289: Dante partecipa alla battaglia di Campaldino contro i ghibellini e gli aretini loro alleati.

1293: viene attenuato il rigore degli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella (avevano sancito nel 1293 l'esclusione dei nobili dalla vita politica), prescrivendo l'iscrizione alle corporazioni. Dante si iscrive a quella dei Medici e speziari dando il via alla carriera politica:

1295: elezione nel Consiglio speciale del popolo

1295: nel Consiglio dei Savi per l'elezione dei Priori

1296: Consiglio dei Cento

1300: ambasceria a San Gimignano

1300: Priore per il bimestre 15 giugno-15 agosto.

L'attività politica di Dante coincise con una fase delicata del Comune di FI. Si crearono le fazioni dei Cerchi e dei Donati che causò la frattura dei Guelfi in Bianchi e Neri, alleati di Bonifacio VIII, che chiamò Carlo di Valois come paciere di FI.

Fine Ottobre 1301: Dante, come priore, va in ambasceria presso Bonifacio VIII.

Inizio Novembre 1301: Carlo di Valois entra in FI, i Neri prendono il potere. Dante è accusato di baratteria, nel 1302 Dante è condannato in contumacia a due anni di confino e al pagamento di una multa. In marzo, non avendo pagato la multa la condanna venne commutata nella pena capitale e nella confisca dei beni. Inizia il periodo dell'esilio e delle peregrinazioni di corte in corte.

Dante si stacca con sdegno dalla compagnia dei fuoriusciti.

1321: mentre era a Venezia, per una missione diplomatica affidatagli da Novello da Polenta, si ammalò di malaria e nel ritorno morì a Ravenna, dove oggi è sepolto.

 

 

 

 

1283?-1293?: Fiore

Detto d'Amore

1285-1308: Rime

               (estravaganti)

 

1290: muore Beatrice

 

 

1293-1294: Vita nuova

 

 

1304-1308: Convivio

 

1307 circa: De Vulgari Eloquentia

 

1307(1309): inizio Divina commedia

 

1314: Epistole

1317: De monarchia

 

 

1319-1320: Egloghe

Quaestio de aqua et terra

1. Rime (in volgare)



A)      A)      L'opera. È l'insieme eterogeneo di 54 componimenti (sonetti, canzoni, ballate) detti estravaganti, perché non rientrano in nessuna raccolta organica (canzoniere) (Vita nuova e Convivio). I testi furono composti nell'arco di 25 anni (1283-1308) non si limitano, quindi, alla sola fase d'esordio giovanile. Temi e contenuti sono vari e testimoniano l'inizio della ricerca poetica e soprattutto la sperimentazione di nuove forme lessicali e stilistiche, soprattutto il registro aristocratico della lirica stilnovistica, quello comico-realistico e allegorico-dottrinale. Si può considerare come un eterogeneo "serbatoio" di modelli e di forme che ritroviamo poi, abilmente dosati, nella Commedia. La struttura dell'opera è una costruzione dei critici e solitamente comprende: poesie d'amore, dottrinali e varie. Dal p.d.v. linguistico si sottolinea la già citata sperimentazione di nuove forme. Un gruppo di poesie d'amore (dette petrose, perché dedicate a donna Petra, la donna dura) è importante per lo stile aspro e difficile. È un esempio del trobar clus su modello di Aunaut Daniel.

2.Vita nuova (in volgare)

A)      A)      VITA = componente autobiografica              NUOVA = in quanto rinnovamento spirituale, biografico e poetico.

B)      B)      L'opera, composta tra il 1293 e '94, è un canzoniere di rime inserito in un contesto di prosa (che è insieme commento, cornice e trama), è quindi un prosimetro. (Per G. F. Contini si evidenzia qui una costante dell'autore: affiancare alla produzione poetica l'autocommento come parte integrante dell'opera). È considerata, non a torto, da molti critici come il primo romanzo in volgare. Il tema è autobiografico e consiste nel rinnovamento spirituale di Dante. Egli idealizza il suo amore per Beatrice e ne racconta la tappe fondamentali: il primo incontro, all'età di 9 anni, il primo saluto, 9 anni dopo, l'episodio della "donna dello schermo", la negazione del "dolcissimo salutare" di Beatrice, l'episodio del gabbo (Dante è oggetto della derisione degli invidiosi e dei malpensanti), precisazione di una nuova poetica: dall'amore egoistico al sentimento puro e disinteressato, riflessioni sulla natura dell'amore, morte di Beatrice (1290) e visione della sua ascesa in Paradiso, il dolore di Dante viene alleviato dalla contemplazione della gloria di Beatrice nell'Empireo, visione che gli fa decidere di "non più dire di questa benedetta" fino a quando non sarà in grado di "più degnamente trattare di lei". Questo può essere già, per alcuni critici, l'anticipo della Commedia.

C)      C)      È la fase in cui Dante aderisce allo stilnovismo, accogliendo sia la concezione dell'amore doloroso (donna come entità irraggiungibile) di Cavalcanti (a cui dedica il libro), che quella di Guinizzelli (donna-angelo). Egli, però, estremizza queste posizioni, approdando alla personale poetica della lode, in cui non troviamo più la similitudine con l'angelo, ma la donna è veramente di natura divina ed è mandata da Dio per elargire agli uomini beatitudine. L'opera (3 canzoni, 1 stanza, 1 doppia stanza di canzone, 1 ballata, 25 sonetti, disposti secondo un progetto, non in ordine di composizione) descrive anche un itinerario stilistico: da residui di esperienze guittoniane e siculo-toscane, attraverso la poesia cavalcantina e giunizzelliana, per giungere al "nuovo stile" decisamente personale della "loda".

D)      D)      Fonti. Il prosimetro più famoso nel Medioevo = De consolatione Philosophiae  Boezio; Confessioni di S. Agostino; Rettorica di B. Latini; Laeluis de amicitia di Cicerone.

3. Convivio (in volgare e incompleta)

A.      A.      È un'opera in prosa, composta fra il 1304 e il 1308, cioè nei primi anni dell'esilio, che fonda la prosa filosofica in volgare. È, come la Vita nuova, un autocommento alla produzione lirica precedente, ma con un cambiamento di pubblico: non più una ristretta cerchia dei fedeli d'amore, ma un numero più vasto dei nobili d'animo che sono esclusi dalla cultura in quanto illetterati (cioè non conoscono il latino). (Ciò ha una motivazione storica: nel Comune la classe che sta prendendo il potere è la borghesia e i borghesi non conoscono il latino). Il testo è una grande metafora: CONVIVIO = BANCHETTO di sapienza imbandito dall'autore; CONVITATI = nobili; VIVANDE = gruppo di canzoni; PANE = l'opera di commento, in prosa, per rendere più chiara la parte in poesia. Dante assume il ruolo di mediatore fra la cultura e gli illetterati, l'intellettuale ha il compito di trasmettere e divulgare la cultura è, cioè, un punto di riferimento per la società. Qui si giustifica la scelta per il volgare: mezzo di comunicazione con un vasto pubblico, non più solo per la lirica e per questioni minori. In quest'opera anzi si insiste su questo punto: non solo Dante difende il volgare, ma ne elogia le potenzialità espressive, la dignità di lingua letteraria e scientifica. Per questo si dice che Dante è il padre della letteratura italiana. Le riflessioni sul volgare erano già presenti nella Vita nuova, ma qui assumono il carattere lucido della teorizzazione e della maturità. L'opera rimane incompiuta: il progetto di 15 libri, 1 introduttivo e 14 dedicati ad altrettante canzoni, si ferma al quarto, forse per lasciare spazio all'emergente trattazione nel De vulgari eloquentia e all'elaborazione della Commedia. (II trattato: i quattro sensi delle scritture: letterarle, allegorico, morale, anagogico).




B.      B.      Fonti di un sapere così eclettico sono difficilmente definibili: Aristotele che è spesso citato, Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, De consolatione Philosophiae  Boezio, Confessioni di S. Agostino.

4. De vulgari eloquentia (in latino e incompleta)

A.      A.      L'opera è un trattato linguistico speculare al Convivio, composto parallelamente a questo tra il 1303 e il 1305. Nel C. = Dante parla della conoscenza e del volgare, in volgare, ad un pubblico illetterato; nel D.V.E. = parla del volgare, in latino, ad un pubblico dotto. C = uso pratico del volgare come lingua letteraria; D.V.E. = difesa teorica del volgare come lingua letteraria. Anch'esso è incompiuto: su 4 libri previsti ne ha completati 2. Entrambe sono il frutto delle mutate condizioni del poeta in esilio e dell'esigenza di dimostrare il proprio valore di intellettuale e il proprio ruolo di uomo di cultura. È il primo trattato sulla lingua volgare e la prima storia della letteratura volgare che, come dice Contini, fa di Dante il primo critico e il primo storico della letteratura italiana. Quest'opera conferma la tendenza dantesca di far seguire a ogni esperienza poetica una riflessione teorica e il gusto per l'organizzazione sistematica, geometrica dei contenuti. Dante fa una rassegna sulla origine e la storia del linguaggio: ipotizza un lingua originaria comune da cui si sono generate tutte le altre, in Europa si stabilì una lingua triforme, la lingua dell'area sud-occidentale si tripartì in oil, oc e ; la lingua evolve e si differenziano vari dialetti. Di qui la necessità della grammatica e della regola, una lingua incorruttibile e artificiale: il latino. (poi teorizza due tipi di linguaggio: locutio naturalis: volgare e locutio artificialis: latino). Esamina poi più da vicino i volgari d'oc, d'oil e del sì resi illustri dalle rispettive letterature. Si sofferma sul volgare del sì e passa in rassegna i dialetti della penisola alla ricerca del volgare ideale: illustre, cardinale aulico e curiale. Nel II libro Dante illustra i diversi stili della scrittura: elegiaco, comico e illustre. Il tipo di argomento trattato richiede un tipo particolare di stile.

5. Commedia

L'epiteto "divina" viene aggiunto per la prima volta da Boccaccio, ma si impose come parte del titolo nel XVI secolo. Dante chiama il suo poema semplicemente Commedia (tutto il poema -cfr. Epistola XIII- non sola la prima cantica come sostengono alcuni critici) e questo titolo si giustifica retoricamente in quanto significa ciò che inizia male e termina bene, lo stile è umile nella I cantica e sublime nella III.

STRUTTURA: 100 canti divisi in tre cantiche (34, 33, 33), i versi sono endecasillabi incatenati. È il racconto del viaggio fatto dallo stesso Dante attraverso i regni ultraterreni (Inferno, Purgatorio e Paradiso) nella settimana santa dell'anno 1300 (I giubileo). Nel corso del viaggio Dante incontra più di 500 personaggi storici, leggendari, mitici e biblici. Fu iniziata fra il 1306 e il 1307-1309 o1310, il Purg. dopo il 1308-1315 e il Par. dopo il 1316-1321.

FONTI: Eneide  di Virgilio; Apocalisse, II Epistola  di San Paolo (visio sancti Pauli); Libro della Scala (viaggio ultraterreno di Maometto). Ma tutti questi antecedenti sottolineano l'originalità dell'impostazione dantesca articolata e geometrica.

6. De Monarchia (in latino, completa)

Opinioni e teorie politiche, già presenti nel Convivio e messe a fuoco nella Commedia, sono organicamente sviluppate nell'opera. Fu composta fra il 1312 e il 1317 o fra il 1312 e il 1313. Nei tre libri ci sono tre concetti fondamentali: necessità della monarchia universale in quanto garanzia di pace e prosperità; predilezione divina per l'Impero di Roma che dovrà essere la sede naturale dell'Impero; autonomia delle due autorità, quella papale e quella imperiale, che derivano entrambe da Dio (teoria dei due soli). (Polemica contro la donazione di Costantino; polemica contro la teocrazia.

L'opera fu messa all'indice e condannata dalla Chiesa. Fu tolta dall'indice solo nel 1881.

7. Epistole (in latino)

Dell'attività epistolare di Dante ci rimangono 13 epistole in latino di attribuzione certa, di contenuto vario, composte fra il 1304 e il 1317. La più importante è la XIII, a Cangrande della Scala, a cui dedica il Paradiso, in essa ci sono riflessioni sull'esegesi della Commedia  e della terza cantica in particoare.







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