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Umberto Saba

letteratura


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Umberto Saba

Nasce a Trieste, allora dell'Impero austro-ungarico, ma ha la cittadinanza italiana per via del padre. La madre è di discendenza ebraica. Privo della figura paterna (il padre abbandona la madre), trascorre un'infanzia difficile e malinconica. È impiegato in una ditta triestina e il solo sfogo gli è offerto dalla poesia. La formazione lettreria è sui testi di Dante, 454c27e Petrarca, Ariosto, Tasso, Foscolo, Manzoni, Pascoli, D'Annunzio. Come Svevo, sconta il fatto di essere legato alla cultura mitteleuropea più che a quella italiana. Nel 21 esce la prima edizione del Canzoniere, di cui usciranno in seguito altre edizioni. Nel 28 intraprende una cura psicanalitica con un allievo di Freud e si accosta direttamente alla psicanalisi che gli offre strumenti più raffinati per "smascherare l'intimo vero". Colpito dalle leggi razziali, lascia l'Italia. Nel 45 viene pubblicata la seconda edizione del Canzoniere e nel 61 quella definitiva.

Caratteristiche formali della produzione poetica

Scorrendo la biografia si ricavano alcuni tratti essenziali: la povertà di avvenimenti esteriori, da cui comunque Saba ricava suggerimenti per alimentare la sua vena poetica. La sua poesia è quella di un autodidatta, che ha ignorato tutte le sperimentazioni del 900 à la crisi della parola che investe la poesia del primo 900 non trova un benchè minimo riscontro in Saba, che usa il linguaggio casalingo e familiare, mescolato a volte a quello della tradizione letteraria (questo elemento non è dovuto ai toni alti del linguaggio, ma alla comunione con le cose di tutti i giorni. La predilezione è per la parola che nomina rispetto a quella che allude. Per quanto riguarda la metrica non esita ad adottare versi classici, mentre la poetica dell'ermetismo gli rimarrà estranea. L'incontro con il verso libero di Ungareti gli servirà per per affinare la sua ispirazione, ma la metrica classica non viene mai abbandonata. La poesia di Saba è sempre caratterizzata da una chiarezza del dettato che usa modi semplici e immediati e un linguaggio comune.

I temi

Saba muove spesso da una situazione autobiografica, che si confronta con una realtà concreta e non ha nulla di astratto. Il poeta, comunque, inserisce nelle sue opere elementi simbolici associati ad elementi concreti (La capra). L'umanità di Saba è sempre espressione di un'intima e sofferta moralità. Il suo "realismo" poetico non si restringe mai alle esperienze superficiali, ma cerca i sensi riposti e segreti delle cose. È una ricerca che non si arresta al "negativo" dell'esistenza, anche a costo di metterne a nudo gli aspetti più crudi. In Saba si avverte l'influenza di Nietszche (non di quello del superuomo)  e di Freud. Il rapporto di Saba con la vita è tutt'altro che semplice: egli non ignora l'ambitguità profonda dell'esistenza e le stesse aperture cordiali dei suoi versi nascono dallo sforzo di superare un individualismo che conserva tracce di angoscia e dolore; la città è amata in se stessa e nei luoghi in cui il poeta può isolarsi. La gioia e l'angoscia possono sostituirsi a vicenda in qualsiasi momento. La vita è un ossimoro di gioia e dolore, un ossimoro non esasperato nelle sue componenti antitetiche, ma composto nelle forme di una discrezione che resta la testimonianza di partecipazione civile e di impegno umano.

Il Canzoniere come racconto

Il Canzoniere è caratterizzato da un urgenza di sollecitazioni autobiografiche. La poesia viene vista come confessione e racconto di momenti e ragioni particolari della vita del poeta. Difficilmente sacrifica i testi composti e questo atteggiamento è simbolo del suo modo di concepire la poesia, come una confessione; di questo si deve tenere conto anche nell'analizzare anche i versi meno riusciti, bisogna guardare alle motivazioni che hanno spinto il poeta a scriverli.







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