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SVETONIO e CAMUS a confronto: Caligola, il grande - ritratto di un tiranno

letteratura


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SVETONIO e CAMUS a confronto:

Caligola, il grande - ritratto di un tiranno

Gaio Giulio Cesare Germanico, l'imperatore romano passato alla storia con il soprannome di Caligola, è stata una figura molto discussa nella storia e tuttora è fonte per spunti di riflessione.

Di lui ci sono pervenute poche notizie storicamente attendibili, a causa della perdita degli scritti di Tacito in merito a questo imperatore e della poca oggettività degli altri autori.

Svetonio Tranquillo (70-140 d.C. circa) ce ne parla nella sua "Vita dei Cesari". Questo libro è una biografia degli imperatori romani che presta particolare attenzione ai caratteri aneddotici e provocatori. Per Svetonio quindi Caligola fu un soggetto perfetto data la sua vita imponente sia nel bene sia nel male.

Nel IV libro della "Vita dei Cesari", Caligola ci viene presentato inizialmente sotto il suo aspetto positivo: figlio di un comandante romano molto amato dal popolo e dall'esercito, 141e43b segue le orme del padre e ha lui stesso un grande ascendente sui romani. Benché la sua famiglia venga perseguitata dall'imperatore Tiberio e i alcuni suoi familiari vengano uccisi, lui rimane fedele all'impero. In seguito alla discussa morte di Tiberio, viene acclamato dalla maggior parte dei soldati, della plebe e dei provinciali come imperatore e il Senato non poté far altro che accordare la decisione della folla, modificando il testamento dello stesso Tiberio.




Fu un abile politico che seppe conquistarsi il favore dei romani con una serie di atti che andavano dalla riabilitazione degli esiliati alla distribuzione di doni di vario tipo alla folla, concesse ai magistrati il diritto di giudicare senza il veto dell'imperatore e portò avanti maestosi lavori nelle opere pubbliche.

Successivamente Svetonio analizza tutte le atrocità compiute dall'imperatore, azioni di una malvagità inaudita come omicidi senza alcun motivo o processi inventati per poter accrescere le casse pubbliche.

Come si è visto Caligola fu un grande personaggio, molto appariscente sia nelle giuste azioni sia in quelle più spregevoli. Albert Camus, scrive e mette in scena nel periodo della Seconda Guerra Mondiale una tragedia teatrale proprio su Caligola, traendo spunto dagli scritti di Svetonio. Il dramma ricostruisce gli aneddoti della vita dell'imperatore, descritti dall'autore latino, in modo organico creando una storia molto interessante sia narrativamente sia per spunti di carattere filosofico che ci fanno interrogare sulla discussa figura di Caligola.

L'opera inizia con la scomparsa di Caligola in seguito alla morte della sorella/amante Drusilla, un personaggio chiave sul quale gravita la "trasformazione" dell'imperatore, che ci viene descritto dai senatori come un principe ideale: un condottiero, generoso e amato dal popolo, ma con un difetto, amava troppo la letteratura. La scomparsa della sorella, punto di riferimento di Caligola, lo porta a essere schiacciato dal dolore dell'amore perduto che si risolve nell'impossibilità stessa di amare. Lui ritorna così distrutto per aver amato troppo e si domanda su cosa sia la felicità e in che modo la si possa raggiungere. Annichilito dalle emozioni decide così di abbandonarsi alla logica, una logica seguita in maniera cinica e sprezzante. Caligola comincia a interrogarsi sul significato del potere che lui possiede e su cosa sia la libertà, concludendo che esiste una sola libertà, quella del condannato a morte. Quindi è lui l'unico uomo libero in tutto l'impero, che decide per tutti e fa dono della morte, una soluzione inevitabile.

Da questo momento in poi siamo di fronte al mostro descritto da Svetonio, che a causa dei problemi economici fa fare testamento a tutti i sudditi in favore di Caligola e poi per risanare le casse pubbliche, mette a morte persone a caso. In questo caso Camus esagera ma, da come ci racconta l'autore latino, Caligola operò delle vere e proprio rapine senza farsi scrupoli.

Caligola è un uomo turbato, come ci conferma anche Svetonio, e all'inizio della sua follia ne è consapevole, come ammette lui stesso a Cesonia, ma è tutta colpa dell'amore che prima era un valido rifugio dal mondo e dall'odio. Ora che ha perso tutto non gli resta nient'altro che il potere.

La narrazione di Camus è molto veloce, infatti nel secondo capitolo i senatori discutono sul cambiamento dell'imperatore e di tutte le crudeltà da lui compiute, come la confisca dei beni o quando ha sottratto la moglie a un senatore per metterla a lavorare in un suo bordello oppure l'omicidio senza motivo di un figlio di un altro senatore. Così la corte comincia a discutere sulla possibilità di assassinarlo ma vengono distolti da Cherea, un letterato che spiega che il comportamento di Caligola è dettato dalla poesia, una poesia distruttrice, e per questo motivo l'imperatore è pericoloso in quanto l'arte è imprevedibile. Cherea è d'accordo con la congiura perché è l'unico modo per mettersi al sicuro, ma non è ancora giunto il momento giusto.

Caligola più volte nel dramma sottolinea che il potere è nelle sue mani e quindi non è necessario aver fatto qualcosa per morire, secondo lui "l'esecuzione dona conforto e libertà... si muore perché i è colpevoli. Si è colpevoli perché si è sudditi di Caligola... Quindi tutti devono morire. È solo questione di tempo e di pazienza."



Un esempio di questa sua visione ci viene quando Mereia prende una fiala contro l'asma e Caligola credendo sia un antidoto contro il veleno, lo uccide. Svetonio ci racconta che è un fatto realmente accaduto con il cugino Tolomeo.

Caligola come abbiamo già detto è spinto dalla passione, una passione che va oltre la vita e in un discorso con il poeta Scipione lo ribadisce spiegandogli che lui è puro nel bene come Caligola lo è nel male.

La follia di Caligola aumenta con il tempo e arriva a farsi adorare come una divinità (come ci conferma anche Svetonio), spesso si atteggia con comportamenti ambigui come quando si maschera da Venere, ma lo scrittore latino ci spiega che più volte l'imperatore usava vestirsi in modi particolari, anche con abiti femminili.

Svetonio riporta che un uomo aveva fatto voto di battersi come gladiatore se Caligola fosse guarito da una malattia e un altro, per lo stesso motivo, voleva dar in cambio la propria vita, e Caligola li obbligò a rispettare le promesse, facendo combattere uno e facendo suicidare l'altro. Anche Camus narra un episodio simile quando Cesonia annuncia ai senatori che Caligola è in preda a una malattia mortale e uno di loro fa voto di versare duecentomila sesterzi per la guarigione dell'imperatore mentre un altro promette la propria vita, dal nulla spunta Caligola che accetta le loro "offerte".

Caligola cerca in tutti i modi di ottenere la felicità e, come racconta Svetonio, lo fa compiendo azioni che tutti ritenevano impossibili come il ponte di navi nel golfo di Baia o con l'innalzamento di pianure. Camus riprende questo tema quando Caligola chiede a Elicone di portargli la luna per cercare di saziare il suo desiderio di felicità, ma ciò è impossibile e lui se ne accorgerà troppo tardi, quando non vedendo tornare Elicone sente l'avvicinarsi della paura poco prima di morire.

Caligola è in preda alla pazzia ma con i suoi comportamenti influenza e mette nella condizione di interrogare su se stessi. Lui costringe a pensare chi gli sta intorno e anche per questo è tanto odiato, perché mette in pericolo la normalità.

Un altro avvenimento ripreso da Camus è la gara poetica indetta da Caligola con tema "la morte", nella quale i perdenti vengono costretti a leccare i loro componimenti non all'altezza di quello vincente.

Il dramma di Camus si conclude con il discorso di Caligola che ha capito che la felicità è irraggiungibile ma anche il dolore non ha senso perché niente dura a lungo, ora che ha capito questo è veramente libero perché non è più soggetto ai ricordi o alle illusioni.

Ma in questo modo Caligola si rende conto di essere vuoto, non possiede niente, nemmeno la paura della morte dura molto e ciò che gli resta, come dice lui stesso, è solo "un grande buco vuoto nel quale si agitano le ombre delle mie passioni". Così Caligola muore solo, dopo aver vissuto da solo la sua follia, nella solitudine di una persona incompresa, l'unica che riesce a vedere oltre le cose materiali ma che si è spinta troppo oltre nel vortice della follia.







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