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D1 pag. 839 Viaggiare

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D1 pag. 839

Viaggiare

Che cosa di per sé il viaggio ha potuto portargli giovamento a qualcuno? Esso non ha moderato i piaceri, non ha posto freno alle cupidigie, non ha represso l'ira, non ha sferrato (o sferzato ?) gli impeti indomiti dell'amore, non ha insomma tolto nessun male all'anima. Non diede la facoltà di giudizio, non liberò dall'errore, ma trattenne con qualche novità come un fanciullo che guarda per un momento con maraviglia cose ignote. Del resto stancò l'incostanza della menta la quale è massimamente malata, rese lo stesso spostamento più mobile (?) e leggero. Pertanto abbandonano quei 252c23c luoghi verso i quali si erano diretti molto bramosamente più desiderosamente e se ne vanno via volando come uccelli e si allontanano più frettolosamente di quanto erano giunti. Il viaggio darà natura (?) di popolazioni, ti mostrerà forme nuove di monti, spazi mai calpestati di campi e valli irrigate da acque perenni; porrà sotto la vista della natura di qualche fiume ma (che si tratta del) Nilo, il quale si gonfia per l'aumento estivo, ma del Tigri che viene tolto via dagli occhi e dopo un tratto sotterraneo torna a piena portata (?), ma (che si tratti del) Meandro, esercitazione e divertimento di tutti i poeti, che si ripiega nei frequenti avvolgimenti, e spesso avvicinatosi al suo alveo prima che confluisca in se steso ripiega (altrove); del resto non ti renderà né migliore né più sano. Bisogna aggirarsi tra gli studi ed i maestri di sapienza per imparare le cose cercate ed appurare quanto non hanno ancora trovato: cioè bisogna liberare l'animo dalla più misera (miserrima) schiavitù ed inserirlo nella libertà. Fino a quando in verità ignorerai che cosa si debba fuggire, cosa si debba cercare, cosa sia necessario, cosa sia superfluo, cosa sia giusto, cosa sia onesto, non si tratterà di viaggiare ma di errare. Non ti porterà nessun aiuto questo scorrazzare, infatti (i ?) viaggi con i tuoi sentimenti e i tuoi mali ti seguono. Volesse il cielo in verità che ti seguissero! Se ne starebbero a distanza: ora invece te li porti ma non li conduci. Pertanto ti pressano dovunque e ti bruciano con pari svantaggi. La medicina deve essere ricercata da un malato, non una regione. Qualcuno sferra (o sferza ?) una gamba o distorce un'articolazione: non sale su di un veicolo o su di una nave, ma chiama un medico affinché la parte sferzata (o sferrata ?) sia legata, affinché la parte lussata sia riportata in posizione. Che dunque? Tu credi che l'animo abbattuto e addolorato possa essere sanato da tanti luoghi e dal cambiamento dei luoghi? Questo male è troppo grande per essere curato con un viaggio. Il viaggio non crea un medico, non un oratore, nessuna arte si impara da un luogo. Che dunque? La saggezza, la più grande arte di tutte, si acquisisce durante un viaggio? Non c'è, credimi, nessun viaggio che ti possa fermare al di fuori dei desideri, delle ire, dei timori: oppure se ce ne fosse uno, l'umanità vi si dirigerebbe in folta schiera. I mali ti opprimeranno e ti macereranno mentre vaghi per terra e per mare per tanto tempo (per) quanto porterai con te le cause. Ti stupisci che la fuga non ti giovi? Stanno con te le cose dalle quali fuggi. Perciò cambiati, togliti i pesi e trattieni e desideri in misura salutare; togliti dall'animo ogni cattiveria. Se vuoi avere viaggi piacevoli, guarisci il tuo compagno. Rimarrà attaccata (?) a te l'avidità fin tanto che convivrai con un avido e con un avaro: rimarrà attaccato a te l'orgoglio fino a quando avrai dimestichezza con un superbo. Non abbandonerai mai la crudeltà nella convivenza con un carnefice, le amicizie con gli adulteri infiammeranno le tue passioni. Se vuoi liberarti dai vizi devi allontanarti di gran lunga dagli esempi dei vizi. L'avaro, il corruttore, il crudele, il fraudolento ti avrebbero nuociuto molto se fossero stati vicino a te, sia (?) sono (?) dentro di te. Passa a migliori compagni, vivi con i due Catoni , con Lelio, con Tulerone (?). E se ti piace vivere insieme a gente greca, sta con Socrate e con Zenone: uno ti insegnerà a morire se sarà necessario, l'altro prima che sia necessario. Vivi con Crisippo (?), con Pondano (?). Costoro ti comunicheranno la conoscenza delle cose umane e divine, costoro ti ordineranno di essere operoso e non solo a parlare bene ed a pronunciare parole per il divertimento degli ascoltatori, ma a rafforzare l'animo e ad ergere contro delle minacce. Uno solo è infatti il porto di questa vita che ondeggia, e che è torbida cioè a disprezzare le cose che stanno per avvenire, a rimanere fermo con fiducia ad affrontare di petto i colpi della vita non nascondendoti e non schernendoti. La natura ci ha creati magnanimi e ci ha dato un carattere forte come ad alcuni animali, subdolo come ad alcuni, pavido come ad altri animali, come a noi lo diede forte ed eccelso, «capace di cercare dove possa vivere in un luogo molto onesto non in un luogo molto sicuro (?)» e molto simile all'universo che per quanto è concesso ai passi dei mortali cerca di seguire e di emulare: si fa avanti, crede di essere lodato e contemplato. È signore di tutto ed è superiore (sopra) a tutto: dunque mai si sottometta a nessuna cosa, nulla gli sembri pesante, niente gli sembri tale da rendere curvo un uomo.



B5 pag. 829

La vita è breve?

La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lamenta della grettezza della natura, dato che nasciamo per un tempo breve, dato che questo spazio di vita dato a noi scorre tanto velocemente, tanto rapidamente al punto che, eccetto pochissimi, la vita li abbandona proprio mentre si preparano alla vita. E di questo male comune, secondo quanto si pensa, non si lamenta solo la folla e il volgo poco giudizioso; ha fatto nascere questo sentimento le lamentele di uomini illustri. Di qui nasce la famosa esclamazione del più grande dei medici: «La vita è breve, l'arte è lunga». Di qui deriva la contestazione di Aristotele minimamente conveniente ad un uomo saggio con la natura: «La natura è stata tanto indulgente con gli animali da farli vivere per cinque o dieci generazioni, mentre all'uomo nato per cose (imprese) numerose e grandi è assegnato un termine tanto anticipato (più prossimo)». Non abbiamo poco tempo, ma ne perdiamo (abbiamo perso) molto. La vita è abbastanza lunga e ci è stata data ampiamente per portare a termine cose grandissime se la si impiegasse (se venisse impiegata) tutta quanta bene, ma quando essa si dissipa nel lusso e nella trascuratezza, quando non viene impiegata per nessuna opera buona, quando infine sotto l'istigazione dell'ultima necessità ci accorgiamo che è trascorsa quella (vita) che non avevamo capito stesse trascorrendo. È così: non abbiamo ricevuto una vita breve, ma l'abbiamo resa tale noi e non siamo privi di essa, ma prodighi. Come un patrimonio grande e regale è giunto in mano ad un cattivo padrone si dissipa in un momento mentre invece un patrimonio, modesto quanto si voglia, se è affidato ad un buon custode cresce con l'uso: così la nostra vita si estende molto per chi sa disporla bene.

2.3 - Del resto tutto lo spazio restante non è vita, ma (soltanto) tempo. I vizi incalzano e ci circondano da ogni parte e non ci permettono di rialzarci o di alzare gli occhi alla percezione della verità, ma premono (gli uomini) sommerso e circondati dalle passioni, non permettono mai di rifugiarsi in se stessi. Se talvolta capita per caso qualche tregua, come per il mare profondo nel quale dopo che il vento è cessato resta (sempre) qualche agitazione, ondeggiano (continuano a fluttuare) e non ottengono mai un riposo dalle loro smodate cupidigie.

4 - Qual è la ragione di ciò? Voi vivete come se doveste vivere sempre e non vi ricordate mai della vostra fragilità e non osservate quanto tempo è già trascorso; come se lo attingeste da una provvista piena ed abbondante, mentre forse in quello stesso giorno che viene donato a qualcuno (o a ?) qualcosa è l'ultimo per voi. Tenete tutto come mortali, desiderate tutto come immortali. Udirai i più dire: «A partire dal cinquantesimo anno mi ritirerò in riposo, il sessantesimo anno mi lascerò libero dai miei uffici». E chi  prendi infine come garante di una vita più lunga?E chi consentirà che queste cose vadano come le disponi? Non ti vergogni di riservarti i residui della vita e di destinare alla saggezza solo quel tempo di cui non si può fare uso per nessun affare? Quanto tardi è incominciare a vivere quando si deve smettere! Che stolta dimenticanza della nostra moralità è di rimandare i saggi propositi al cinquantesimo ed al sessantesimo anno e voler incominciare a vivere proprio da quel punto fino a cui pochi arrivano (hanno potuto condurre la vita)!




B4

L'esame di coscienza

Tutti i sensi devono condurre alla fermezza morale; siamo capaci di sopportare la natura, se l'animo cessa di danneggiarli, la quale perciò deve ogni giorno essere chiamata a render conto. Sestio faceva così, alla fine della giornata (lett. passato il giorno), aveva raggiunto la quiete notturna per interrogare il suo animo: «Ogni giorno, quali tuoi mali ho sanato? A quale vizio ho resistito? Per quale azione tu sei migliore?» Cesserà e sarà più mite l'ira, che saprà che quotidianamente dovrà  recarsi da un giudice. È Dunque qualcosa di più nobile che una consuetudine (quella) di frugare l'intera giornata? Di che natura (è) quel sonno (che) segue dopo l'esame di sé [diz. Quale sonno segue dopo l'esame di se stessi], quanto tranquillo, quanto profondo, e libero, allorché o l'animo deve essere lodato, o ammonito e (divenuto) segreto esaminatore e censore di se stesso, viene (lett. al perfetto) a conoscenza del suo carattere (o dei suoi desideri). Mi servo così di questo privilegio e quotidianamente parlo in difesa presso di me. Quando la luce è sottratta alla vista,  (mia) moglie diviene muta, consapevole della mia usanza, tutto il giorno analizzo me stesso e le azioni, e riesamino ciò che ho detto (le mie parole); non perdo di vista nulla, non esamino superficialmente nulla.

D2

Il circo

«Tu, sciagurato, che colpa hai commesso per meritare di assistere a ciò? «Uccidi, colpisci, brucia! Perché cade con tanto ardore sotto (i colpi del) la spada? Perché uccide con poca audacia? Perché muore poco  (non muori) di buon grado?» A frustate li spinge a menar colpi. «Ricevano i colpi reciproci esponendosi a petto nudo.» Lo spettacolo fu interrotto. «Si sgozzino intanto delle persone, per non stare a far niente». Orsù, forse che voi non capite ciò, (e cioè che) i cattivi esempi ricadono su chi li dà? Ringraziate gli dei immortali (frase fatta), poiché insegnate ad essere crudele a colui che non può imparare.







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