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Metodi di insegnamento musicale - Metodo M. Montessori, R. Agazzi, Z. Kodaly

musica


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Metodi di insegnamento musicale

Il nostro discorso sull'insegnamento musicale proseguirà ora con un'analisi dei metodi che più sono stati importanti per l'insegnamento della musica e del canto al bambino, e che tutt'oggi sono in via di diffusione nelle nostre scuole.

Metodo M. Montessori    



Maria Montessori 747g67h nacque a Chiaravalle nel 1870. È approdata gradatamente alla voca­zione educativa, dopo lunghi studi di medicina (è stata la prima donna in Italia a laurear­si in medicina), scienze biologiche, filosofia, e grazie anche alla sua esperienza di lavoro con i subnormali e gli handicappati.

Nel suo metodo per l'educazione musicale molta importanza ha l'educazione del senso acustico.

Ecco un esempio di esercizio per lo sviluppo di questo senso:

per riconoscere 6 diversi rumori si prenderanno 6 scatole uguali ma contenenti materiali diversi, o tutte o solo alcune, e il bambino dovrà associare le scatole che generano lo stesso rumore, oppu­re disporle a seconda dell'intensità.

Un altro esempio consiste nella "lezione del silenzio", durante la quale il bambino cer­cherà di ascoltare, riconoscere e osservare suoni e rumori che lo circondano.

La Montessori dava molta importanza allo sviluppo dei sensi nel bambino, come il tatto, la vista, ecc., e al loro uso; perciò nel suo metodo di educazione musicale cercò di colle­gare il più possibile esperienze musicali all'impiego dei vari sensi.

Una delle idee più im­portanti del suo metodo, in cui si rileva appunto questo riferimento all'uso dei sensi, è l'uso di una serie di campane riproducenti i toni e i semitoni compresi in un'ottava, quin­di diverse di suono ma uguali in dimensione, forme e materiale.

I bambini potranno toc­carle e osservarle liberamente, al fine di sviluppare e rendere consapevole, appunto attra­verso la propria sensorialità, la percezione auditiva, anche attraverso i vari giochi e espe­rimenti che si potranno fare con queste campane.

Nel metodo Montessoriano hanno molta importanza anche le esercitazioni ritmiche, sot­tolineate con l'uso dei diversi strumenti che possono esserci a disposizione.

La durata delle esercitazioni non deve superare i 20 minuti; specialmente se l'esercitazio­ne non è abbinata al movimento, quando i bambini diano segni di noia o stanchezza do­vremo ridurre la durata del canto.

Il canto sarà sempre accompagnato da uno strumento (come flauto o pianoforte), e nell'insegnamento del canto dovremo tener presenti questi elementi:

a)                  dare la nota di inizio;

b)                  lasciare che i bambini acquistino notevole sicurezza di intonazione in questo eserci­zio;

c)                  tener sempre presente la personalità del bambino, in modo che il contatto con la mu­sica, anche quando non si tratta proprio del canto, avvenga nel modo più efficace e piacevole.

Metodo R. Agazzi

Secondo il metodo di Rosa Agazzi si apprende il canto per imitazione, e lo si fa nascere da collegamenti vari: dalle parole, dal gioco, e comunque non si propone mai isolato dal­le occupazioni giornaliere del bambino.

Essa dà molta importanza alla bellezza del suono e alle norme che regolano l'educazione della voce, come la respirazione, la compostezza della persona, la posizione della bocca,.. la pronuncia chiara e corretta, il senso del ritmo.

Quest'ultimo viene preferibilmente ela­borato abbinandolo ai vari mestieri, mentre l'insegnante lo sottolinea al cembalo (stru­mento che somiglia al pianoforte).

In seguito si abbineranno al ritmo le parole.

Esempio: allineiamo su un tavolo oggetti dal nome bisillabo, trisillabo o quadrisillabo, e facciamo pronunciare il nome ai bambini, che batteranno anche il tempo con le mani. Faremo questo prima per il tempo binario, e non si passerà al ternario finché i bambini non lo abbiano assimilato bene.

Si useranno poi cantilene basate su un solo suono, in seguito si aggiungono gli altri suoni procedendo per semitono.

Si prevede anche la drammatizzazione della musica, l'eventuale commento della voce o di un coro di bambini.

Per l'estensione vocale:

Ø      i bambini di 3 anni cantano da Mi a La;

Ø      i bambini dai 4 ai 5 anni da Do a Si;

Ø      i bambini dai 5 ai 6 anni da Do a Do.

Nella concezione della Agazzi l'educazione musicale è vista come elemento di coesione e sviluppo all'interno della scuola materna, quindi inserita in ogni attività, soprattutto co­me elemento di gioia e serenità.

Metodo Z. Kodaly

Zoltan Kodaly, (nato a Kecskemét nel 1882 e morto a Budapest nel 1967) oltre ad essere stato un famoso compositore, è stato un grosso studioso della musica popolare della sua terra, ed autore di un importante metodo pedagogico-musicale basato appunto sulla mu­sica popolare.

Il metodo Kodaly è conosciuto oggi in varie parti del mondo e continua ad ottenere otti­mi risultati.

In Ungheria è applicato da circa 30 anni; da noi in Italia solo da pochissimi anni è usato da alcuni insegnanti.

Scopi di questo metodosono:

Ø      assicurare una cultura musicale di base allo studente, educandolo fin dall'infanzia, fondamentalmente attraverso il canto;

Ø      impiegare conscientemente le possibilità pedagogiche offerte dall'educazione musi­cale per la formazione dell'individuo;

Ø      creare un rapporto di equilibrio fra la formazione di professionisti e l'educazione del pubblico.

Per far validi questi concetti e raccogliere il materiale per un metodo adeguato, Kodaly impiegò moltissimo tempo in viaggi alla ricerca e riscoperta della musica e dei canti po­polari, lavoro in cui ebbe fra l'altro la collaborazione di Bela Bartok, suo amico e grande compositore.



Kodaly credeva profondamente nel valore artistico e nel contenuto di idee nuove del canto popolare.

Il metodo Kodaly si divide in tre parti:

1)                  Linguaggio intonato, basato sull'impiego prima di un suono solo, per poi arrivare all'uso dei 5 suoni della scala pentatonica (do, re, mi, sol, la); questo perché Kodaly aveva concluso, attraverso i suoi studi, che le melodie pentatonichè sono le più con­sone alla sensibilità dei bambini.

2)                  Linguaggio mimato, cioè quello in cui i suoni corrispondono a dei gesti della mano:

DO = mano chiusa a pugno

RE = manu inclinata  e aperta

MI = nuinu orizzontale

SOL = mano a specchio

LA = mano chiusa non a pugno

Dall'altezza della mano poi si dedurrà l'altezza del suono indicato

3)                  Linguaggio ritmico,  che sarà  introdotto con l'uso di strumenti ritimici, e dove indicheremo il valore ¼ con TA, e quello 1/8 con TI, per facilitare l'inizio della lettura ritmica.

Esempio:

L'insegnamento del canto non dovrà essere accompagnato da strumenti; lo strumento, o il corista, sarà usato esclusivamente per dare l'intonazione del primo suono.

Per la scrittura e la lettura della musica, si usa il sistema del solfeggio relativo o Do mobi­le, dove cioè una nota non è sempre la stessa a seconda della sua posizione sul penta­gramma, ma varierà a seconda della posizione che viene data al Do all'inizio di ogni bra­no.

Questo sistema praticamente elimina il problema della lettura nelle 7 chiavi del no­stro sistema, e sviluppa l'elasticità mentale del bambino.

Altro elemento importante del metodo Kodaly è la cosiddetta memorizzazione, che con­siste nel portare il bambino, attraverso una serie di esercitazioni, ad avere la capacità di vedere, sentir suonare dentro di sé, e cantare una frase musicale, mentre osserva quella successiva.

Accenno all'attuale orientamento per l'insegnamento della musica ai bambini

Nell'aumento di importanza che ha assunto negli ultimi anni l'insegnamento della musi­ca nel nostro paese, ha avuto un primo posto l'interesse per l'infanzia.

Molti sono stati i metodi nati per rinnovare l'insegnamento musicale, e per far diventare la musica parte importante e viva della scuola, fin da quella materna. Vista questa situazione in fase di ulteriore sviluppo, oggi si tende non tanto ad adottare un preciso metodo, quanto ad at­tingere idee e spunto anche da più metodi, coi fine di sviluppare nei bambini la creatività, l'improvvisazione, la spontaneità, caratteristiche fondamentali per un positivo sviluppo della personalità e che possono essere molto favorite da una materia come la musica.

Facciamo un esempio:

fare alla lavagna dei grafici: linee rette orizzontali, verticali, in diagonale, curve, ondula­te, spirali, pallini, trattini, ecc., e invitare i bambini a produrre per ogni segno dei suoni che lo imitano.

Sarà importante lavorare all'inizio collettivamente per coinvolgerli tutti e per dar loro modo di esprimersi con libertà, ma è bene che dopo qualcuno ripeta da solo ciò che ha fatto e spieghi perché (collegamento grafico-suono). Si pub poi passare a gra­fici più complessi e anche a disegni.

Produrre un suono e invitare i bambini a fare gesti e movimenti che imitino il suono ascoltato (è bene ripetere più volte il suono perché i bambini prendano coscienza del ge­sto che stan facendo e l'insegnante possa avere il tempo di guardare tutti. Si invita poi un bambino a ripetere il gesto fatto e a dire perché lo ha scelto, evidenziando così le caratte­ristiche del gesto e del suono; oppure altri bambini cercano di dire che rapporto trovano fra quel suono e quel gesto. S

i può poi proporre a tutti il gesto analizzato perché tutti cer­chino di farlo insieme mentre viene ripetuto il suono. Si dà largo spazio, nella prima fase alla pratica ritmica e all'animazione musicale.

Nella ritmica rientrano tutti gli esercizi ritmici: l'improvvisazione libera con strumenti a percussione (tamburello, timpano), i dialoghi ritmici fra bambini o insegnante e bambi­no, ritmando con gesti del corpo (battito di mani, di piedi, ecc) o con strumenti, ecc. Per « animazione musicale » si intendono tutti quei giochi e lavori musicali, sempre ba­sati sull'inventiva e la spontaneità e il lavoro di gruppo, che vengono uniti alle altre for­me espressive quali il disegno, la recitazione, il movimento del corpo. Si pub realizzare tutto questo in un lavoro teatrale, al fine di coinvolgere il più possibile il bambino. Questo lavoro farà da premessa e orientamento generale al modo di lavorare per la cono­scenza della musica tradizionale, cioè quella tradizionalmente scritta, cantata, suonata e conosciuta, poiché questa « musica tradizionale » non è che un frutto dell'evoluzione dell'uomo, e nasce da un originario « far musica » come espressione libera, e istintiva. Si tende in conclusione a sviluppare nel bambino da un lato la capacità a lavorare col gruppo, e dall'altro contemporaneamente la sua propria personalità, attraverso una creatività stimolata con le varie forme espressive in cui l,ui pub sperimentarsi, fra le quali la musica ha un ruolo fondamentale.



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