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Sociologia della Devianza - PRIMA PROPRIETA

sociologia


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Sociologia della Devianza

Concetto di devianza:

Vi sono 5 proprietà che connotano il concetto di DEVIANZA:

PRIMA PROPRIETA'

La devianza si riferisce alle aspettative connesse ad un orientamento normativo.

- Si considera deviante il comportamento che ha violato le aspettative di una data norma sociale.

- Il comportamento deviante non è direttamente collegato ad una norma, ma alle sue aspettative.

Differenza tra i due enunciati:



è deviante l'atto che viola una data norma

è deviante l'atto che viola le aspettative istituzionalizzate di una data norma sociale.

Nel caso A: i concreti contenuti sociali (le aspettative istituzionali ovvero ciò che si aspetta che io faccia) sono legati all'enunciato della norma da un nesso logico, ma in realtà non è così in quanto entrano in campo diversi altri fattori. (esempio in un dato gruppo di persone viene deciso che è vietato fumare; per ottenere il comportamento deviante non è sufficiente violare la norma, ma nel tempo stesso occorre vivere all'interno del gruppo).

Il legame di senso tra la norma e l'aspettativa non è di tipo logico ma dipende da tanti fattori.

Talcott Parsons ha offerto una teorizzazione soddisfacente di questo problema: Le norme sono in larga misura estrinsecazione di valori sociali. Gli individui, nelle situazioni concrete non producono un'identica risposta di comportamento.

In un dato momento storico se i socializzandi sono sottoposti alle medesime tecniche educative, assumono una serie di credenze, valori, atteggiamenti comuni che formano la personalità del soggetto. La personalità di base del soggetto, comune alla quasi totalità dei socializzandi è funzione dei valori.

Considerato che I valori vengono appresi ed interiorizzati, e che la gran parte di essi vengono assorbiti nel periodo dell'infanzia, dovrebbe accadere che i socializzandi sottoposti alle medesime tecniche educative, nello stesso momento storico, dovrebbero avere un identico comportamento. Sappiamo bene che questo però non avviene. I socializzandi pur avendo una personalità di base comune non producono uguali reazioni, c'è infatti una gradualità di risposte.

E' importante sottolineare che

La "personalità di base" dell'individuo, non è la sua personalità totale (ma è solo una parte)

I vari soggetti hanno capacità di adattamento razionale alle esigenze della situazione,

Esiste un ambito istituzionalizzato di tolleranza, cosicché la conformità non significa uniformità di comportamento

Vi sono possibilità alternative di ruolo

Specificazione del ruolo su base situazionale (dipendono dal particolare contesto)

SECONDA PROPRIETA'

2) Il Comportamento deviante viene individuato da un gruppo, così cambiando il  gruppo, cambia anche l'individuazione di ciò che è considerato deviante.

Non esiste un comportamento deviante in se e per se, appare tale in  base alle aspettative di un determinato gruppo sociale.

Nella prospettiva dei positivisti la seconda proprietà si configura nei termini di relativismo culturale. Fino agli inizi del secolo scorso, l'atto deviante veniva concepito in termini analitici, si dava rilievo solo a determinati comportamenti ovvero quelli che erano dannosi per la società e per il benessere sociale.

In base alle teorie positiviste:

vi è una riduzione della devianza ad alcune forme di criminalità;

il deviante è un soggetto posseduto da istanze asociali;

la povertà crea devianza.

Secondo i positivisti, la devianza è la violazione di un'aspettativa istituzionalizzata.

Secondo i LABELISTS - TEORICI DELL'ETICHETTAMENTO

Relativismo culturale

Non può esistere un comportamento deviante in se e per se

Perché

la devianza si costituisce in seguito ad una "reazione sociale" che etichetta come deviante un dato comportamento

In questo caso un particolare gruppo di potere "etichetta" come deviati determinati soggetti, i quali si riconoscono nel ruolo che gli è stato "etichettato" addosso.

CRITICA DI ALVIN GOALDNER (guardiani di zoo)

La propensione di questi zookeepers della devianza è quella di creare una riserva indiana umana e confortevole, uno spazio sociale protetto, all'interno del quale, questi pittoreschi esemplari umani possono essere mostrati senza molestie e così come sono.

Lasciate che le cose rimangono come sono e siate tolleranti, sempre più tolleranti verso le diversità.

Secondo gli etichettatori, la devianza non esiste, è una reazione di stimmatizzazione che qualcuno affibbia a qualcun altro.

CRITICA DEI RADICALS (RADICALI)

Occorre andare oltre e andare oltre significa che gli etichettamenti sono possibili sulla base di norme e sono l'inevitabile prodotto di una società cap 343f59d italistica fondata sul possesso.

La critica: non è stata studiata la base della devianza e come il processo di stimmatizzazione non nasce all'improvviso, ma in un determinato contesto e momento.

Il pensiero dei Radicali aggiungono qualcosa alle teorie degli etichettatori, ma non considerano la struttura della società.

TERZA PROPRIETA'

Ai fini della individuazione della devianza, interviene anche un elemento situazionale; ne deriva che il medesimo comportamento, definito come deviante nell'ambito di una certa situazione, può apparire non deviante nel quadro di una situazione diversa (esempio uccidere in caso di guerra - recarsi ad un picnic). Anche all'interno di uno stesso gruppo o contesto culturale, lo stesso comportamento può essere soggetto a valutazioni diverse e ciò dipende in primo luogo dal modo in cui la situazione viene socialmente definita.

Vengono così segnalati due ordini di particolari fenomenologie:

ogni società prevede al suo interno, momenti istituzionalizzanti cioè controllati di destrutturazione della dimensione situazionale.

La dimensione situazionale nella sua specificazione pubblico - privato, ci si riferisce alla fattispecie della cosiddetta "norma d'evasione" (Ad esempio le raccomandazioni sono accettate se non sono rese pubbliche, il gioco d'azzardo viene praticato ma non reso pubblico). Circostanza in cui una norma sulla cui validità esiste un consenso generale, che viene disattesa se non resa pubblica.

 

QUARTA PROPRIETA'

Diversi tipi di devianza appaiono intimamente collegati, più che ad un tipo di "personalità" dell'attore, a determinati ruoli sociali, esprimendone in sostanza una più o meno ricorrente modalità di funzionamento.

Per ruolo si intende un insieme coerente di comportamenti orientati all'espletamento di una funzione, ovvero ciò che collega una persona al sistema culturale.

Esiste una certa relazione tra devianza e ruoli sociali, nel senso che particolari tipi d'infrazione possono essere posti in rapporto col funzionamento di certi ruoli, dando luogo per così dire ad un prodotto "tipico" in termini di devianza.

L'accettazione di questa proprietà determina la dissoluzione della concezione analitica della devianza.

Scuola criminologica italiana (Lombroso, Ferri, Garofalo).

Secondo la scuola Italiana il comportamento deviante era da ricondurre, in grado più o meno elevato a 3 ordini di cause:

fattori anatomici (il deviante ha cranio sporgente, con anomalo sviluppo dentario ecc.)

fattori biologici funzionali ( soggetti epilettici, soggetti a mancinismo, con problemi tattili ecc.)

fattori di ordine psico-morali (persone scarsamente intelligenti ma astute, egoista, vanitoso affetto da cupidigia).

Il massimo valore predittivo rispetto alla possibilità di intraprendere dalla carriera criminale era legata alla caratteristiche fisiche anatomiche ossia variabili bio- antropologiche.

La teoria della scuola Italiana è da ritenersi piena di contraddizioni, tale corrente era disposta a riconoscere che un deterrente alla devianza potesse essere un elevato STATUS SOCIALE ossia ricchezza e isruzione. Nonostante un individuo racchiudesse in se i fattori fisici - anatomici, biologici funzionali e fattori psico-morali, riconducibili alla fattispecie del delinquente, se facente parte di una certa classe sociale, tali potenzialità potevano rimanere latenti.

Quest'ultimo principio però tiene in considerazione la presenza e l'incidenza di altri fattori, quali quelli sociali (istruzione, ricchezza) ovvero ciò che la scuola Italiana nega in maniera quasi assoluta.

Un errore metodologico operato dal Lombroso e dalla scuola Italiana consiste nel fatto che sostenevano che le caratteristiche presenti nei criminali erano del tutto assenti nei gruppi di controllo, negli studenti e nei militari. Questa affermazione però non tiene in considerazione la totalità dei campioni, ma un campione già selezionato. Quando si pone in essere una ricerca, occorre prendere in considerazione un campione

e un gruppo di controllo, questo gruppo di controllo non può avere caratteristiche derivanti da una stessa selezione.

Innovazione operata da Sutherland. (autore che si colloca nel quadro delle teorie sociologiche, studioso dei cosiddetti "delitti dei colletti bianchi). Sutherland sosteneva che il comportamento deviante non si eredita, non si inventa ma si apprende all'interno di un gruppo, il quale risulta essere particolarmente coeso, abbastanza ristretto ove vi sia comunicazione (abilità di apprendimento all'interno del gruppo).

I RADICALS condividono appieno la quarta proprietà, secondo gli stessi si può infatti concepire una devianza connessa all'espletamento di ruoli, quali in primo luogo quelli professionali.

Per i RADICALS inoltre, l'indignazione dei positivisti, è soltanto "un'indignazione morale, fondamentalmente vuota e ateoretica" perché

I positivisti negano la cognizione delle basi strutturali che rendono inevitabile e continua sia la devianza dei ricchi che quella dei poveri.

QUINTA PROPRIETA'

IL COMPORTAMENTO DEVIANTE PUO' ASSUMERE INTENSITA' E DIREZIONI DIVERSE

Il comportamento può essere diretto verso direzioni approvate o disapprovate.

Esempio soldato coraggioso (encomio), molto coraggioso (decorazione) eccessivamente coraggioso (superamento dei limiti situazionali del comportamento - incoscienza, pazzia)

Ci si può allontanare dalla norma anche se si va verso la direzione approvata. Occorre però sapere qual è il comportamento che viene richiesto nelle diverse situazioni.

Per i RADICALS vi è un netto rifiuto delle statistiche come fedele strumento di rilevazione di reali fenomenologie. Intensità e grado di tolleranza sono tra i più importanti elementi da tenere sotto controllo.

Secondo i radicals, le statistiche poste in essere nell'ambito della criminalità deve essere un prodotto di comportamenti e valutazioni. E' sbagliato prendere i dati in maniera acritica, quando vengono prese in considerazione le statistiche criminologiche occorre tenere in considerazione diversi fattori non ultimo le esigenze politiche e le norme vigenti.

Esempio violenze 100 - 10 --- 50 - 40.

-

Concezione della pena nella Scuola Classica e Froidiana.

Secondo la Scuola Classica, la legge deve proteggere l'individuo e la società. Lo scopo della pena è quello di fungere da deterrente.  L'uomo è portato a non delinquere per paura di dover soggiacere ad una pena.

Freud, parte dal presupposto che l'individuo provi un senso di colpa causato dal mancato superamento del compresso edipico. La pena non è un deterrente, ma un incentivo per il comportamento deviante. Il soggetto farà di tutto per deviare ed essere punito. La pena è un incentivo per la commissione di comportamenti devianti.

lA SCUOLA CLASSICA

La scuola classica contribuisce ad una concezione umanistica del sistema legale e della giustizia penale. L'edonismo asssunto in questa teoria viene riconosciuto come facente parte della natura umana, incorporato nella razionalità che deve sovraintendere alla struttura legale. La legge ha lo scopo di proteggere la società e l'individuo. Lo scopo principale è quello di fungere da deterrente al comportamento criminale.

La legge nella impostazione della scuola classica sottolineava la responsabilità morale e il dovere dei cittadini di considerare completamente le conseguenze dei loro comportamenti prima di agire. Il fulcro della scuola classica è il libero arbitrio, il soggetto soppesa i costi e benefici dei propri comportamenti criminali.  Ovviamente questo principio presuppone che gli esseri umani siano razionali, quindi liberi nell'agire. Ogni individuo avrebbe dovuto essere in grado di ponderare il piacere da trarre da un comportamento illecito rapportandolo con la punizione ovvero con il dolore della punizione. Doveva essere in grado di fare questo calcolo prima di agire.

Massimi esponenti della scuola classica furono Beccaria e Bentham.

Per Beccaria la pena costituisce il male, cioè la pena viene vista come una cosa negativa. Essa va applicata per evitare un male più grande. La deterrenza avviene l'unica giustificazione della punizione. La scuola classica distingue due tipi di deterrenza:

una di carattere specifica/individuale,

e una deterrenza generale/sociale.

La deterrenza specifica/individuale doveva essere applicata all'individuo che aveva commesso un reato. L'idea era quella di infliggere un dolore sufficiente a controbilanciare i piaceri  derivanti dalla commissione di un reato. La punizione non doveva oltrepassare il piacere che il soggetto aveva ottenuto nel violare la legge: (principio di proporzionalità), perché se le pene oltrepassano questo grado saremo di fronte ad uno Stato dispotico.

La deterrenza generale, doveva servire a scoraggiare i rei potenziali, mostrando loro che un individuo punito non traeva nessun guadagno dal suo reato.

L'idea che l'individuo veniva punito per il reato commesse serviva alla collettività per apprendere che i comportamenti criminali non danno alcun guadagno, non commettendo a loro volta reati.

Nella scuola classica gli individui erano uguali davanti alla legge il che sta a significare che la legge avrebbe dovuto agire al di sopra delle parti, le prove dovevano essere raccolte partendo dai fatti. L'uguaglianza andava mantenuta, venne proposto di determinare le pene per legge, in modo da limitare la discrezionalità dei giudici.

Secondo alcune persone, tra le quali anche  Beccaria, i giudici effettuavano disparità di trattamento.

Di fronte a coloro che sostenevano che l'uguaglianza di trattamento riservata a tutti gli imputati avrebbe comunque creato iniquità Beccaria rispondeva che l'iniquità si sarebbe comunque verificata ma in modo diverso dal vecchio sistema, si sarebbero ridotti i margini di discrezionalità dei giudici.

Beccaria era contro l'uso della tortura al fine di estorcere le confessioni. Sosteneva la rapidità e non la severità della punizione. L'applicazione della pena doveva essere prossima alla commissione del reato. Era inoltre contro la pena di morte, in quanto sosteneva che nessuno ha diritto a togliersi la vita e non si può dare questa facoltà neanche all'autorità dello Stato.

La pena di morte non attiene alla autorità legittima dello stato.

L'impatto della scuola classica può essere scorta anche nei risultati della Rivoluzione Francese e Americana.

Riepilogo scuola classica (presupposti fondamentali):

enfasi posta sulla libera scelta e sulla razionalità umana,

la visione edonista del comportamento umano

essere incentrata sulla moralità e responsabilità

interesse per la struttura politica e per il modo in cui lo stato si rapporta ai cittadini

interesse verso diritti fondamentali

Dal punto di vista del diritto penale la scuola classica

La scuola classica è maturata nell'ambiente politico culturale dell'illuminismo, quindi ferma la propria attenzione sui presupposti razionali della punibilità contro l'arbitrio e la crudeltà dell'epoca, l'uomo è libero delle proprie azione. Pone a fondamento del diritto penale la responsabilità morale del soggetto ovvero la rimproverabilità del male commesso. Sarà una concezione etico-retributiva della pena.

La scuola classica incentra questo diritto su tre principi fondamentali:

volontà colpevole: nella  scuola classica il reato è una violazione cosciente e volontaria della norma penale; la volontà è colpevole quando questa è libera. Il libero arbitrio è il fulcro del diritto penale nella scuola classica.

imputabilità: perché si abbia volontà colpevole occorre che l'agente abbia la concreta capacità di comprendere il valore etico sciale delle proprie azioni, quindi di potersi liberamente determinare rispetto alle azioni. E' un soggetto capace di volere e libero da ogni condizionamento interno ed esterno.

pena retribuzione del male compiuto: deve essere personale afflittiva, proporzionata, determinata ed inderogabile.

Uno dei meriti della scuola classica è la razionalizzazione di alcuni principi di civiltà: colpevolezza, imputabilità, pena personale,pena deteminata, pena determinata alla base di ogni diritto penale garantista progredito.

TRE LIMITI DELLA SCUOLA CLASSICA

1) deresponsabilizzazione della società. La concezione dell'uomo assolutamente libero ha portato la  scuola classica ad ignorare i condizionamenti interni ed esterni dell'agire umano.

Mette l'uomo sotto una sorta di campana di vetro non condizionato da alcun fattore.

la pena è l'unico strumento di prevenzione generale e speciale. Se tutti gli individui nei comportamnti sono liberi, non c'è bisogno di prevedere una gamma di punizioni. L'individualizzazione del trattamento penitenziari che è alla base del nostro ordinamento penitenziario non è una cosa che riguarda la scuola classica, di conseguenza:

nessuna attenzione fu rivolta alla esecuzione della pena ai fini del recupero sociale del delinquente. Il problema per la scuola classica finisce, quando la sentenza è diventata definitiva ovvero passata in giudicato.

            

POSSIBILE DOMANDA ESAME DIFFERENZA SCUOLA CLASSICA/TEORIA PSICOANALITICA FROIDIANA.

Nella teoria psicoanalitica Froidiana è capovolta, la pena funge da incentivo alla commissione dei reati. Il soggetto commette delitti per ricevere la punizione e lenire ed affievolire il senso di colpa che era collegata al mancato superamento del complesso edipica e in questo modo si sentiva sollevato. La pena non serve a nulla, incentiva il comportamento deviante.



LA SCUOLA POSITIVA

I positivisti erano per lo più scienziati, matematici, medici. Mentre la scuola classica cercavano di modernizzare e rendere più rispettoso della dignità umana il sistema in cui vivevano, i positivisti si ponevano lo scopo di ordinare e spiegare scientificamente il mondo attorno a loro. Nella scuola classica era quello di arrivare ad un sistema di giustizia morale ed equo, questo principio viene soppiantato dall'esplorazione scientifica e dalla scoperta di altri aspetti della vita dalla scuola positiva. Mentre gli esponenti della scuola classica sostenevano che gli individui possedessero una mente razionale che li poneva in grado di scegliere liberamente tra il bene e il male, i positivisti, sostenevano  che il comportamento umano era determinato da tratti biologici, psicologici, sociali. L'uomo del positivismo è condizionato dal suo agire da tratti biologici, psicologici, sociali, non è più l'uomo posto sotto la campana di vetro come nella scuola classica. Caratteristiche principali del pensiero criminologico positivista:

visione deterministica del mondo

interesse verso il comportamento criminale in se più che verso gli aspetti legali (prevenzione crimine, i diritti). L'attenzione viene rivolta a colui che delinque.

Alla base dello studio del comportamento umano veniva posta la teoria dell'evoluzione avanzata da antropologi e biologi.

Questa scuola si sviluppa negli ultimi anni del 19 secolo caratterizzato da numerosi invenzioni e scoperte. La scienza diventa molto importante per gli studiosi, sono gli anni dell'inaugurazione della statua della libertà, della costruzione della torre heifell, furono introdotti l'automobile l'aeroplano, l'illuminazione elettrica, il fonografo. Sono gli anni in cui Freud sviluppa le sue teorie psicoanalitiche, gli anni in cui Einstain produce la teoria della relatività. Grande influenza sulla scuola positivista viene dalle teorie sull'evoluzione di Darwin. La criminologia durante il periodo positivista viene influenzata moltissimo dall'emergere di una nuova disciplina: l'antropologia. In quegli anni l'antropologia muoveva ai primi passi come disciplina accademica, anche se ai primi passi aveva fatto emergere l'esistenza delle società cosiddette "primitive". La descrizione di queste società "primitive" era svolta dai missionari e dai funzionari coloniali che non erano in realtà addestrati all'arte dell'osservazione. Non riuscendo ad analizzare in profondità queste società, davano per scontato che la complessità fosse un tratto caratteristico peculiare delle società europee. Non ritrovavano delle organizzazioni sociali che ricalcassero il modello europeo così le loro osservazioni si concludevano sostenendo che queste società erano meno evolute e più primitive più vicine alla natura umana più originaria.

I principi sui quali si basa la scuola positiva sono:

l'osservazione sistematica

accumulazione di fatti, prove obbiettivi, all'interno di una cornice deduttiva che muove dal generale al particolare.

Una parte notevole del sistema analitico che noi oggi conosciamo come positivismo sociologico, viene sviluppato da Kont (filosofo) ritenuto il padre della sociologia. L'approccio di Kont allo studio dei fenomeni sociali deriva dall'importanza data alla formulazione di ipotesi verificabili, all'uso di mezzi comparativi alla classificazione accurata della società e allo studio della anormalità per comprendere la normalità.

Il primo lavoro di criminologia di impronta positivista, fu quello realizzato dal Belga Quetelett e dal francese Gherry verso gli anni 20 e 30 del 19 secolo.

Essi si occuparono delle statistiche sociali disponibile in molti stati europei, e le utilizzavano come se fossero dati derivanti dalle scienze naturali. Essi scoprirono variazioni dei tassi di criminalità a seconda del clima delle stagioni e osservarono delle differenze che riguardavano l'età il sesso (libro).

Altro lavoro anticipatorio fu quello compiuto da vari biologi di anatomia che studiavano il corpo uman: Ferri, Lombroso, Garofolo.

 

Concetti fondamentali della scuola positiva:

gli esseri umani vivono in un mondo caratterizzato da rapporti causa effetto, in cui regna un ordine che è possibile individuare e scoprire attraverso l'osservazione sistematica. I problemi sociali (anche la criminalità) possono essere risolti attraverso lo studio sistmatico del comportamento umano. Perché la applicazione della scienza deve rendere la natura umana perfettibile o comunque migliorabile. La natura umana si può migliorare attraverso lo studio sistematico del comportamento umano.

Il comportamento criminale dipende da vari tipi di anormalità che posono essere intrinseche all'individuo o scaturire dalla società. Le caratteristiche della anormalità vanno stabilite mediante il confronto con le caratteristiche della normalità. Una volta scoperte le anormalità il compito della criminologia è quella di provvedere alla loro correzione. Occorre sottoporle a trattamento e bisogna arrivare al recupero del soggetto criminale. Il trattamento è auspicabile sia per far rientrare l'individuo nella normalità sia per la società per proteggerla da eventuali danni. Lo scopo delle sanzioni contro i criminali, non consiste nella punizione, ma nel trattamento e nella cura. Importante è l'individuazione del trattamento. Perché a seconda del soggetto vi è una cura/trattamento appropriato.

RIEPILOGO

La scuola positiva affonda le proprie radici filosofico culturali nel positivismo metodologico che si sviluppa in opposizione all'illuminismo. Solo sui fenomeni e sull'esperienza può elaborarsi un sapere scientifico. Nel positivismo si afferma la supremazia dell'indagine sperimentale, quindi della induzione sulla deduzione, solo sui fenomeni e sull'esperienza può elaborasi di un sapere scientifico. Regolatore di tutti i fenomeni naturali è il principio della causalità, in base al quale avrebbe dovuto spiegarsi anche ogni fatto della vita fisica e psichica individuale e sociale ivi compresa la delinquenza. Per la scuola positiva, il delitto è una manifestazione obbligata necessitata proprio di determinate cause e non l'estrinsecazione di una libera scelta del soggetto. In un certo senso il soggetto è quasi costretto a delinquere.

Il diritto penale viene disancorato (liberato) da ogni promessa metafisica e da ogni principio (contenuto) etico di colpevolezza, rimprovevolezza e disancorato dal postulato (principio) del libero arbitrio. I positivisti ponevano alla base del diritto penale non più la    responsabilità etica ma la pericolosità sociale del soggetto.

Nella scuola positiva l'attenzione si sposta dal reato in astratto al delinquente in concreto, ovvero si interessa  al reato come fatto umano individuale (interessa colui che delinque) che trova la sua causa nella struttura socio bio-psicologica del  delinquente e rappresente l'indice esteriore della sua pericolosità sociale.

Alla volontà colpevole, alla responsabilità morale viene sostituito il concetto della pericolosità sociale.

Nella scuola positivia la pena è sostituita da un insieme di misure di sicurezza più vicina alla struttura del soggetto (es. opg).

Il reo viene calato nella sua realtà sociale individuale e nella sua realtà sociale.  L'attenzione è rivolta al singolo che delinque per ottenere la sua socializzazione. Il delinquente deve essere risocializzato. E per questo vengono previste una vasta gamma di misure atte al suo reinserimento.

LIMITE DELLA SCUOLA POSITIVA

Deresponsabilizzazione dell'individuo. Eccesso opposto della scuola classica. Legando il reato al suo autore, incentrando il diritto penale sulla pericolosità sociale del delinquente viene messo in discussione quelle garanzia di legalità di certezzza che si erano otenute con la scuola classica. Per l'individuo che delinque si trova sempre una giustificazione.

Lucido

LA SCUOLA POSITIVA

Solo sui fenomeni e sull'esperienza può elaborarsi un sapere scientifico.

Postulato del determinismo causale

Non più la responsabilità etica ma la pericolosità sociale del soggetto.

Dal reato in astratto al delinquente in concreto;

Alla volontà colpevole, viene sostituito il concetto di pericolosità sociale, intesa come probabilità che il soggetto, per certe cause, sia spinto a commettere fatti criminosi,

La pena retributiva è sostituita da un sistema di misure di sicurezza.

DERESPONSABILIZZAZIONE DELL'INDIVIDUO.

TEORIA DEL DETERRENTE

         E' una teoria che ha catalizzato nel corso degli ultimi decenni un grande interesse. L'ipotesi centrale sulla quale ruota (si fonda), questa teoria è che la punizione rappresenta un valido freno alla produzione della devianza. Il postulato filosofico implicito in questa teoria, rovescia il senso della domanda  da cui prendono le mosse, gli studiosi della devianza ovvero: perché un uomo devia? I teorici della deterrenza trovano questo quesito fuorviante ed inutile, perché partono dalla constatazione che il genere umano è incline alla devianza, quindi non ha senso chiedersi come mai un uomo commette devianza. Ha senso chiedersi qual è la forza che impedisce a l'uomo di deviare.

Questa teoria non porta alcuna innovazione perché la condizione che la sanzione svolga una funzione disincentivante dei comportamenti devianti, trova riscontro in diversi contesti sociali. Infatti tale principio lo si riscontra nella scuola classica.

Tra le persone alle quali sostengono di ricollegano i teorici della teoria del deterrente troviamo infatti Cesare Beccaria. Beccaria aveva detto che non era tanto la severità della punizione a fungere da deterrente della devianza ma in particolar modo, la vicinanza della pena alla commissione del reato, che fosse proporzionata alla gravità del fatto commesso (altrimenti pena dispotica e tiranna). Per il Beccaria il potenziale deterrente della pena non è legato al grado di severità della medesima, cosa che invece viene sottolineata dai teorici della deterrenza. Essi sostengono che una sanzione più severa appare fornita di più potere deterrente, allontanandosi così da quanto sostenesse Beccaria. Questa scuola di pensiero di sviluppa verso la fine degli anni 1950 con il contributo di Gibbs, il quale effettuò studi sullo sviluppo degli omicidi negli stati uniti e considera il numero delle relative condanne e anche il grado di severità previsto per questo tipo di reato, per ogni singolo stato dell'unione. Il risultato più significativo fu che negli stati dove c'erano le più alte probabilità di condanna risultavano tassi di omicidio più bassi. Tali risultati erano importanti in quanto grazie a questi si poteva accordare una certo credito all'idea di deterrenza. Fino ad ora infatti era stato negato sulla base di un dato ineccepibile che non esisteva alcuna significativa relazione tra omicidio e pena di morte. La condanna capitale non influenzava l'andamento dei tassi di omicidio, ma Gibbs diceva che la pena capitale è inutile.  Il fatto che la pena di morte sia inutile non autorizza a generalizzare ossia è assurdo generalizzare l'argomento e applicarlo a tutti gli altri tipi di devianza. Dalla constatazione che la minaccia della pena capitale non è in grado di scoraggiare l'omicidio, non ne discende che la minaccia di un certo numero di anni di prigione non sia in grado di scoraggiare la rapina o altri tipi di delitto. Gibbs non affermava affatto di avere scoperto e comprovato l'esistenza di una entità chiamata deterrente, si limitava a rilevare che i suoi dati mettevano in crisi, il vecchio luogo comune che non sarebbe esistito alcun deterrente rappresentato dalle sanzioni.

RIEPILOGO

La punizione rappresenta un valido freno alla produzione della devianza. Questo enunciato dei teorici della deterrenza, si avvicina alla concezione di pena del Beccaria, ma vi è netta discordanza, quando gli stessi sostengono che una sanzione più severa appare fornita di più potere deterrente.

 

Tra gli autori da inserire tra i teorici della deterrenza occorre inserre Liska. Egli affermava che esistono due tipi di deterrente:

1) uno  generale: si riferisce al processo in base a cui la punizione di un reo fornisce una serie di informazione agli astanti, rafforzando l'orientamento favorevole alla non violazione;   

2) uno specifico: si riferisce al deterrente che si viene ad attuare sullo stesso soggetto punito, spiegandogli di astenersi da ulteriori violazioni.

L'aspetto più importante della teoria del deterrente e rappresentato  dal contributo che si riferisce a tre dimensioni della punizione:

severità: si riferisce al grado di intensità della sanzione, un anno di carcere è una punizione inferiore a 5 anni di carcere). Tutta la logica di questo impianto è orientata nel senso della comparazione, quindi si deve essere sicuri che questa logica non venga stravolta. In alcuni contesti risulta difficile riuscire a misurare a quanto giorni di prigione corrisponda l'equivalente in una sanzione pecuniaria. Più severa è la norma più basso dovrebbe essere è il livello delle violazioni.-

certezza: si riferisce alla probabilità di essere punti, tanto più alto  il grado di certezza è elevato tanto più basso deve essere il livello di violazioni della norma. Andamento inversamente proporzionale. L'idea di certezza può apparire problematico perché in realtà ci si trova di fronte non un singolo evento, ma ad un processa, una sequenza di eventi: arresto, processo, condanna, sanzione. Molti arrestati non arrivano alla carcerazione ma questo non significa che la violazione è sfornita della certezza della punizione.

celerità:  si riferisce all'intervallo di tempo che trascorre tra la violazione e l'attuazione della punizione. Tanto più immediata è la punizione, tanto minore dovrebbero essere le violazioni. Rapporto inversamente proporzionale.

 

La severità, la certezza e la celerità della punizione dovrebbero condizionare in senso favorevole il fenomeno della criminalità (ovvero meno violazioni).

Questo schema però è privo della dimensione della effettività della sanzione relativa alla probabilità che un soggetto sconti per intero la pena carceraria comminata.  (Nel contesto Statunitense questa dimensione non è rilevante in quanto la pena viene generalmente scontata per intero, ma nel nostro ordinamento penitenziario o sappiamo bene che questo non avviene: indulto, amnistia, grazia, buona condotta ecc.).

Uno dei pregi dei teorici della deterrenza, è che gli stessi hanno spesso anticipato le critiche che avrebbero potuto essere loro rivolte. Lo stesso Gibbs, dice che alla produzione della devianza concorrono due classi di fattori:

fattori eziologici (studio delle cause di un fenomeno) Condizioni, circostanze di natura extralegale che spingono all'attuazione del crimine. Riguardano le cause che spingono la persona a commettere un crimine.

fattori di natura espressiva: reazioni al crimine e dovrebbe svolgere una funzione deterrente.

Conclusione: Prima di poter dire che una data sanzione possiede un potere deterrente, si deve essere in grado di affermare con sicurezza che l'incidenza dei fattori eziologici è rimasta costante nel tempo. Questo è chiaramente impossibile perché l'uomo è un essere in continua evoluzione.

 

Alcuni autori hanno rilevato una correlazione negativa fra certezza e severità della sanzione e indici di criminalità. Cosa succede quando si inserisce il fattore tempo?.

Alcuni sostenitori di questa corrente sostengono che sia vero che c'è una certa correlazione negativa tra certezza e severità della sanzione e indici di criminalità. Però l'esistenza di questa correlazione è stata appurata all'interno di un quadro di riferimento statico, se ci sono dei mutamenti nei parametri di certezza oppure nei parametri di severità, si dovrebbero riscontrare dei mutamenti nella consistenza degli indici di criminalità. Se si verificano nel tempo dei mutamenti per quanto riguarda la dimensione della certezza o della severità dovremmo riscontrare dei cambiamenti anche negli indici di severità. Però questa ipotesi è stata falsificata.

Un alto livello di severità può finire con l'abbassare il livello di certezza poiché giudici e giurie ci pensano più di due volte prima di condannare ogni qual volta

non sia stata raggiunta una più che ragionevole certezza sull'effettiva colpevolezza dell'imputato.

Contributo rilevante è quello di Henry Pontell non contesta l'esistenza di una correlazione negativa tra livelli di punizione e indici di criminalità, ma secondo lui non vi è ragione per non esplorare la possibilità di cambiare l'ordine temporale. Possono essere anche gli indici di criminalità correlati negativamente ai livelli di punizione.  Occorre tenere presente anche la "capacità del sistema", ovvero dell'apparato legale che struttura ed applica le punizioni nei confronti dei rei.   Quando ci sono grandi indici di criminalità il sistema è posto sotto pressione e quindi diventa più carico di lavoro e rimane a corto di organico diventando incapace di gestire le sanzioni con una criminalità che va aumentando, diminuendo il livello di punizione. Ecco perché c'è una correlazione negativa tra indici di criminalità e i livelli di punizione non il contrario. Il deterrente fornito dalle sanzioni non serve a nulla.

DAVID BILES

Ha preso in considerazione i dati di criminalità relativi all'Australia nel periodo dal 1965/ 1980 e ha visto che c'è stato un aumento dei limiti di criminalità pari al 180%, però nello stesso periodo il numero degli incarcerati era diminuito del 9%. Questo avvalora le teorie di Pontell.

TEORIA DEL CAMPO

Il "campo" si ricollega al concetto di campo della fisica del 19° secolo, sorto dagli studi di Hertz, sfociato nella teoria della relatività di Eintein. Grande influenza ha avuto sul pensiero psicologico della forma (GESTALT). Il mondo di percepire un oggetto, è determinato dal contesto globale in cui si trova.

Caratteristiche  fondamentali della teoria del campo :

il comportamento è una funzione del campo esistente al momento in cui il comportamento si compie

l'analisi ha inizio con l'esame della situazione, considerata nel suo insieme da cui passa alla differenziazione delle parti che la compongono

la persona concreta in una situazione concreta può essere rappresentata matematicamente.

Per Lewin il campo è la totalità dei fatti esistenti che sono concepiti come mutualmente interdipendenti.

Il primo passo per definire la persona, come concetto strutturale, sta nel rappresentarla come un'entità isolata nel mondo.

non P

 

non P

 

P

 
Questa caratteristica di isolamento, può essere espressa a parole (dizionario: essere umano individuale) oppure mediante una rappresentazione spaziale. Poiché le rappresentazioni spaziali, a differenza di quelle verbali, possono essere espresse matematicamente, Lewin preferisce definire i suoi concetti matematicamente. L'isolamento della persona dal resto dell'universo, si rappresenta disegnando una figura chiusa

Il contorno o frontiera (perimetro cerchio) della figura definisce i limiti dell'entità conosciuta come persona (fuori c'è la non persona).

Rappresentando la persona in questo modo, si delineano due proprietà:

la separazione dal resto del mondo mediante una frontiera ininterrotta, della differenziazione




e la localizzazione di un'area più grande: del rapporto parte tutto

la persona è rappresentata come separata, tuttavia inclusa in una realtà più grande

Un ulteriore passo, nella rappresentazione della realtà psicologica consiste nel disegnare un'altra figura delimitata, che  risulti più grande della prima e che la racchiuda:

non psicologico

 


P + A = S Persona + ambiente psicologico = spazio di vita

Non importa la grandezza e la forma di questa seconda figura, ma non deve aver alcun punto di contatto con il circolo che racchiude la persona.

La zona compresa tra i due perimetri, rappresenta l'ambiente psicologico, tutta la zona dentro all'ellisse, compreso il circolo, è lo spazio di vita. Lo spazio esterno all'ellisse rappresenta l'ambiente non psicologici dell'universo. Lo spazio di vita è la persona e l'ambiente psicologico, così come viene visto dalla persona stessa. Solitamente abbiamo questo campo quando ci si riferisce ai bisogni, motivazioni, alla aspirazioni agli ideali, agli umori di una persona.

Lo spazio di vita è l'universo della psicologo, è il tutto della realtà psicologica.. Comprende tutto quello che occorre conoscere per capire il comportamento di un singolo essere umano, in un dato ambiente psicologico in un dato momento. Il comportamento è funzione della persona e dell'ambiente ad un momento dato. C = f P A  Il comportamento è funzione della persona in un dato ambiente ossia è funzione di S dello spazio di vita. Lo spazio di vita S comprende tutto, la persona e l'ambiente psicologico, così come viene visto dalla persona stessa.

Spazio di

vita

 

Fondo esterno

 

Fondo esterno

 


I fatti esistenti nella zona esterna e adiacente al confine dello spazio di vita,  regione definita da Lewin come fondo esterno dello spazio di vita, possono influenzare materialmente l'ambiente psicologico.  I fatti non psicologici, possono alterare, e di fatto alterano, quelli psicologici.  C'è un rapporto di scambio, di interdipendenza tra questi due regni. I fatti nell'ambiente psicologico, possono provocare cambiamenti nel mondo fisico. 

Alla frontiera che sta fra lo spazio di vita e il mondo esterno viene attribuita la proprietà della permeabilità.

Il presupposto di una frontiera permeabile, tra lo spazio di vita ed il mondo fisico è estremamente importante, in quanto dal momento che un fatto del mondo non psicologico, può cambiare radicalmente l'intero corso degli eventi che avvengono nello spazio di vita, fare delle previsioni solamente sulla conoscenza delle leggi psicologiche è privo di senso. Non si può avere la certezza a priori, che un fatto del fondo esterno, non possa penetrare attraverso la frontiera, mutando completamente dell'ambiente psicologico (incontro, casuale, incidente automobilistico).  I fatti ambientali possono ambientare l'ambiente. L'ambiente è funzione della persona.

Per Lewin struttura della persona è eterogenea e non omogenea, e che è suddivisa in parti separate e tuttavia comunicanti tra di loro.


L'area del circolo viene suddivisa in zone una è la regione percettivo motoria e l'altra è la regione interno personale.

La zona interna personale viene suddivisa in celle periferiche p e celle centrali c. L'ambiente è omogeneo o indifferenziato, quando tutti i fatti hanno la  medesima influenza sulla persona. Questa situazione però non esiste e allora anche l'ambiente viene suddiviso in:


                                      Ambiente


Lo spazio è rappresentato da una persona circondata da un ambiente differenziato. Queste frontiere però non rappresentano delle barriere insormontabili che dividono la persona e l'ambiente: permeabilità delle frontiere.


Due regioni possono essere collocate molto vicine tra loro fig. a oppure possono essere collocate una agli antipodi dell'altra 2 figura. Due regioni possono essere molto vicine, e confinare, ma non essere reciprocamente accessibili. Il grado di dipendenza reciproca, dipende dalla forza di resistenza che esse oppongono. Se questa forza di resistenza è molto forte non ha molta importanza la distanza che intercorre tra le regioni.  Due regioni possono essere collocate agli antipodi e tuttavia esercitare una influenza reciproca considerevole, se le frontiere che le separano non oppongono resista.  Nella rappresentazione lewiniana , la resistenza di una frontiera viene rappresentata  rendendo più spessa la linea di confine. Il numero di regioni di una persona è determinato dal numero di fatti personali esistenti. Lewin definisce locomozione, il fatto che due regioni siano intimamente connesse e reciprocamente accessibili l'una all'altra. . Una locomozione nell'ambiente psicologico significa scarso o nullo movimento fisico, es. locomozioni sociali, come iscriversi ad un determinato circolo, conseguire una determinata promozione, locomozioni intellettuali come risolvere un dato problema. Un fatto è rappresentato da una regione, un evento è un interazione tra due o più regioni. Lewin dice, che nel derivare dallo spazio di vita un evento, occorre tenere in considerazione tre principi:

principio relazionale (un evento è sempre la risultante di un interazione tra due o più fatti

principio di concretezza (solo fatti concreti possono produrre effetti, un fatto è concreto se esiste veramente nello spazio di vita. Fatti potenziali o possibili, verificabili in un dato momento futuro e non esistono qui ed ora non possono essere la causa di eventi presenti. Così come i fatti passati.

Principio di contemporaneità (solo i fatti presenti possono influenzare gli eventi.

Il numero di regioni può aumentare o diminuire in seguito a nuovi fatti che si vengono a creare.

Ristrutturazione dello spazio di vita secondo Lewin.

Il numero di regioni può aumentare  o diminuire in seguito a fatti che si vengono ad aggiungersi oppure in seguito a fatti passati che sono sottratti dallo spazio di vita. La posizione delle regioni puù cambiare, se queste erano inizialmente lontani possono avvicinarsi e viceversa. Può avvenire anche un cambiamento per quanto riguarda la frontiera che da permeabile può diventare impermeabile o viceversa. Tutti questi cambiamenti vengono definiti da Lewin come ristrutturazione dello spazio di vita.  La realtà consiste in una locomozione, e la maggioranza delle locomozioni non coincide con una deambulazione fisica

I concetti principali:

Spazio di vita: persona circondata dal suo ambiente psicologico

La persona: è suddivisa in due regione, la regione interno personale e la regione percettivo motoria. La regione interno personale è suddivisa all'interno da celle periferiche ed in celle centrali.

Le regioni della persona e dell'ambiente sono separate da frontiere che hanno la proprietà di essere permeabili.  Lewin rappresenta tutti i suoi concetti in termini spaziali e in questo modo questi concetti rientrano in quel ramo della matematica detta topologia che tratta i rapporti spaziali.

Lewin come la maggior parte dei teorici della personalità sostiene che la persona, è un complesso sistema energetico, il tipo di energia con cui si compie il lavoro psicologico è detto energia psichica. L'energia psichica entra in azione quando la persona cerca di ritrovare un equilibrio dopo che è stata portata ad uno stato di squilibrio.  Lo stato dello squilibrio è il risultato di un aumento di tensione, di una parte del sistema relativamente stabile, in conseguenza di uno stimolo esterno o un mutamento interno. La tensione è quello stato della persona o uno stato di una regione interno personale rispetto alle altre regioni interno personale.

 La tensione ha alcuni aspetti, secondo una prima proprietà :

 -uno stato di tensione in un sistema particolare, tende ad eguagliarsi con la quantità di tensione dei sistemi che lo circondano. Per fare questo la tensione viene equilibrata mediante un processo ed il processo può essere il pensare, ricordare, sentire l'agire. Es. Una persona debba affrontare un compito ossia di risolvere un problema, accumula tensione in uno dei suoi sistemi, e per risolvere il problema e diminuire la tensione,  si impegna nel processo del pensare (come risolvere il problema), questo processo continua fino a quando la persona non trova la soluzione, quando l'ha trovata torna in uno stato di equilibrio. 2 es. se il problema è derivato dal ricordare un nome, entra in gioco il processo amnestico

Uno stato di equilibrio, non sta a significare che il sistema sia senza tensione, ma è probabile che il suo organismo possa raggiungere uno stato completamente senza tensione rimanendo in vita. L'equilibrio è una situazione in cui la tensione è uguale in tutto il sistema, oppure che il sistema dove esiste un livello di tensione è ben delimitato dagli altri, quindi quando la frontiera è impermeabile. Un aumento di tensione o diminuzione di energia in una regione interno personale è prodotta dal manifestarsi di un bisogno. Un bisogno es fame, sete sonno. Il   bisogno è un concetto motivazionale ed equivale ad altri concetti come ad esempio motivo, desiderio, tendenza. Un altro concetto che richiama Lewin è quello della valenza.

La valenza è una proprietà concettuale di una regione dell'ambiente, ossia è un valore di quella regione per la persona. Vi sono due tipi di valore, positivo e uno negativo. Una regione avrà valore positivo, quando conterrà come scopo un oggetto che serve a ridurre la tensione. Es. una regione che contiene dell'acqua avrà un valore positivo per la persona che ha sete. Una a regione avrà valore negativo, quando fa aumentare la tensione. Per es. la persona che ha paura dei cani, qualsiasi regione che contiene un cane avrà una valenza negativa.

Molte critiche sono state rivolte a Lewin:

le rappresentazioni vettoriale, topologiche di Lewin non esprimono niente di nuovo sul comportamento in quanto rimane ancora un problema da spiegare

non tiene in considerazione la storia passata dell'individuo, in quanto si basa sul principio di contemporaneità,

abusa di concetti fisici e matematici (es. forza, valore, frontiera, valenza, spazio) che vengono tolti dai loro contesti ovvero nella fisica, nella scienza, nella matematica e vengono utilizzati quali costrutti psicologici

fece in modo che le sue equazioni si adattassero ai dati piuttosto che dedurre le equazioni stesse dalla sua teoria.

La teoria del campo Lewiniana non è senz'altro una teoria matematica nonostante il linguaggio utilizzato nell'esposizione della sua teoria.

TEORIA DI SUTHERLAND

La teoria di Sutherland ha imperato per molti decenni diventando una sorta di riferimento classico quando si parla di teorie della devianza.

Egli pretende di individuare un elemento che assente nei comportamenti conformisti fosse sistematicamente presente in ogni comportamento deviante. Per Sutherland il problema fondamentale era cercare questa discriminante. Questo spinge Sutherland a rifiutare tutte le spiegazioni riguardanti ad esempio la povertà, la disintegrazione familiare, l'abitare in un ghetto, l'instabilità mentale. Egli diceva: dobbiamo chiederci quali tratti abbiano in comune questi elementi nel produrre la devianza. Si sa però che non tutti gli individui in possesso di uno o più di questi elementi si comporta in modo deviante, in quanto può accadere che si comportino in maniera  deviante gli individui che non vivono in un ghetto, che hanno nuclei famigliari integrati ecc. Risulta chiaro che questi elementi non possono apparire come condizioni univoche nella produzione di comportamenti deviante, a volte questi elementi sono presenti dove è assente il comportamento deviante e a volte sono assenti dove è presente un comportamento deviante. Una corretta spiegazione del fenomeno per Sutherland può essere ottenuta mediante l'astrazione, di tutti quei meccanismi, di tutti quei processi  che sono cono comuni ai comportamenti devianti della persona appartenenti ai ceti abbienti e dei poveri. Egli mantiene un comportamento un atteggiamento molto critico nei confronti di tutte le teorie psicologiche e psicoanalitiche, a lui riusciva difficile concepire l'idea che il consiglio di amministrazione della General Motor  abbia potuto commettere illeciti finanziari in quanto attanagliato dal compresso di Edipo irrisolto. Sutherland però casca anche lui in queste teorie in quanto secondo lui una teroria della devianza deve tentare di spiegare l'aspetto deviante del comportamento e non il comportamento in quanto tale. Deve trascurare tutti gli elementi che sono fondamentali per il comportamento in quanto tale, ma insignificante ai fini della spiegazione del comportamento deviante.

Secondo Sutherland per una teoria della devianza esistono fondamentalmente due approcci:

l'approccio dinamico una spiegazione offerta in termini di processi che operano nel momento in cui si verifica il comportamento deviante;

un approccio storico, che interpreta il comportamento deviante alla luce delle esperienze pregresse del soggetto. Questo secondo approccio è molto importante per Sutherland perché mentre il primo è un momento ineliminabile dell'analisi, questo si può integrare solo se si considera l'aspetto storico.

Esempio. Banca incustodita e vi sono due soggetti che passano uno ne approfitta e uno no. E' vero che la situazione è importante, ma è più importante l'elemento storico, le esperienze pregresse della persona che gli fa definire quella situazione idonea a commettere l'atto deviante del furto (non è l'occasione che rendo l'uomo ladro)

La teoria di Sutherland quindi abbraccia questo approccio storico

La teoria di Sutherland elaborata nel 1939 , modificata nel 1947 e negli anni 1950, è articolata di 9 elementi:

il comportamento deviante è appreso (criminali non si nasce) si esclude così l'elemento ereditario, una persona che non ha  avuto un adeguato traning non può inventare un comportamento deviante..

la devianza si apprende nel corso di un processo di interazione con altre persone attraverso processi di comunicazione verbale

la maggior parte del processi di apprendimento avviene all'interno di gruppi primari: ovvero gruppi piccoli e particolarmente coesi. Vi è i l rifiuto quindi di altri contesti di comunicazione ad esempio il  cinema e giornale.

Il processo di apprendimento non si riferisce solamente alle tecniche idonee a realizzare l'atto deviante, include anche una serie di orientamenti per quanto concerne le motivazioni, gli atteggiamenti, le razionalizzazioni. Tutti elementi che servono a permeare il suo comportamento deviante

L'orientamento specifico delle motivazioni e degli impulsi viene appreso attraverso le definizioni che possono essere favorevoli o sfavorevoli nei confronti delle norme sociali vigenti. Per esempio in ogni società l'uomo è circondato da gruppi che definiscono le norme come dei comandamenti da osservare o gruppi che sono orientati alla violazione di queste norme. Queste due sono situazioni finte. Le definizioni sfavorevoli e favorevoli nei confronti della norma sussistono all'interno del medesimo contesto culturale - conflitto culturale.

Un soggetto diventa deviante quando le definizioni favorevoli alla violazione di una norma superano quelle sfavorevoli. Principio della associazione differenziale o differenziata.  Il deviante è tale in quando  esposto alla incidenza di modelli devianti e allo stesso tempo isolato da modelli non devianti.

Le associazioni differenziate possono cambiare secondo 4 variabili: frequenza, durata, priorità intensità. La frequenza si intende con quanta frequenza un comportamento viene commesso, la durata quanto dura l'azione. La priorità poggia sull'assunzione che il comportamenti devianti o non devianti appresi nell'infanzia devono persistere per una certa misura per tutta la vita: questo ragionamento lo pone in contraddizione con la critica che aveva fatto contro le teorie psicoanalitiche  in quanto si da importanza a colore che ritengono che il comportamento sia la personalità di un prodotto di ereditarietà ma anche della maturazione e dell'apprendimento. L'intensità riguarda il prestigio attribuito alle fonti del comportamento deviante o non deviante. Il prestigio di cui gode il modello di comportamento deviante.



Il processo di apprendimento della devianza coinvolge tutti i meccanismi che sono presenti in qualsiasi tipo di apprendimento. Questa prospettiva incorpora l'ipotesi della imitazione, ma anche l'opera di altre modalità selettive di apprendimento. 

L'agire deviante è espressione di bisogni e di valori, però il comportamento deviante non può essere spiegato sulla base di quei bisogni e quei valori di cui è anche espressione l'agire non deviante.

Sutherland non si è limitato a delineare la sua teoria dal punto di vista teorico, ma anche empirico, ha scritto  un testo "La biografia di un ladro di professione chiamato Chic Conwell". Il rubare come ogni altra professione è fornita di tecniche che si imparano con un buon tirocinio. La specializzazione si sviluppa con un rapporto continuato con ladri di professione.  L'essere ladro di professione comporta la creazione ed il mantenimento di una comunità di consenso. Consenso su certi atteggiamenti,  comportamenti che è necessario condividere. Così come il bravo medico riesce ad avere delle intuizioni cliniche altrettanto il ladro professionista deve basarsi su comportamenti che consentono di arrivare a queste intuizioni. Il consenso deve esserci sulle regole del gioco che diventano il cuore del sistema etico non convenzionale. Es. si può abbandonare il campo di azione solo in caso di pericolo, la più grave delle mancanze è quella di dare informazioni alla polizia (perdita di prestigio).  C'è un sistemi di valori che sostiene il deviante altrimenti viene escluso dal gioco. Deve stare in contatto con le persone non devianti ovvero le sue vittime. Il furto come professione viene considerato come una vera e propria organizzazione,  nel senso di un sistema integrato di conoscenze. Le comuni caratteristiche delle professioni sono: la specializzazione tecnica, associazione formale, misure in grado di regolare le condizioni di ammissione alla professione (es. superamento di determinati esami), il monopolio di certe attività e la loro relativa regolamentazione e la specializzazione tecnica. Nella professione del ladro manca la minimizzazione della motivazione pecuniaria, il ladro ruba per ottenere denaro.  Può non essere così perché avremmo anche pochi medici.  Per la teoria di Sutherland il deviante è un contenitore che si limita a recepire le definizioni favorevole o non favorevoli alla norma, il ruolo decisionale del soggetto è visto come ridotta ai minimi termini.  Viene minimizzata la capacità decisionale dell'uomo.

SUBCULTURA

La sub-cultura è un sotto insieme di elementi culturali, sia materiali che  immateriali (norme, valori, atteggiamenti) che è elaborato o utilizzato da un dato settore o segmento di una società (classe, minoranza etnica, una associazione politica oppure una comunità deviante) e può essere una variante differenziata oppure specializzata della cultura. In altri casi è una vera e propria opposizione alla cultura dominante. Il concetto di subcultura si sviluppa negli studi di antropologia culturale degli anni 30°e 40 ma è solo con un'opera di Cohen "Ragazzi delinquenti" del 1955 che il termine sub-cultura diviene un termine vero e proprio della sociologia della devianza.  La sub-cultura è una forma di adattamento che è elaborata in comune da un certo numero di persone che si trovano a dover affrontare, partendo da una posizione di marginalità che li accomuna, gli stessi problemi per sopravvivere economicamente, per avere prestigio, per godere di autostima, e procurarsi con un rischio minimo e con il minimo senso di colpa de beni proibiti. La sub-cultura è un insieme di soggetti che si forma rapidamente ed altrettanto rapidamente declina; distaccata dalla cultura dominante anche se spesso è una reazione a questa cultura dominante. Ha alcune caratteristiche essenziali, quella di essere esclusiva ed esaustiva. Esculsiva nel senso che penalizza e limita l'appartenenza ad altre sub-culture esaustiva nel senso che tende a coprire tutto l'arco della vita quotidiana dei membri del gruppo.

Opere importanti sul tema della sub-cultura sono quelle di Cohen Cohen sottolinea il carattere adattivo della sub-cultura, a suo avviso, l'agire umano e non solo la devianza, costituisce una serie progressiva di sforzi per risolvere i problemi.  I problemi da risolvere scaturiscono fondamentalmente da due fonti: dal quadro di riferimento dell'attore, e dal quadro di riferimento della situazione in cui il soggetto si trova calato. Ovvero la tensione può scaturire da uno stato interno dell'individuo o da uno stimolo esterno.  La misura in cui la soluzione del problema è riconosciuta valida è data dal grado di consenso sociale che questa soluzione è in grado di ottenere (viè quindi una forte pressione verso l'uniformità). Può accadere che i modelli culturali vigenti possono rappresentare per l'attore una soluzione non adeguata ai problemi. Da qui nascono sentimenti di tensione di frustrazione e di angoscia. Secondo Cohen la sub-cultura nasce proprio quando questi problemi di adattamento sono comuni a più individui e costoro possono comunicare tra loro.

Secondo Cohen l'orientamento generale del comportamento giovanile è: GRATUITO, MALIGNO, DISTRUTTIVO.

Gratuita perché spesso il comportamento non ha alla base una motivazione razionale. E' il desiderio di dimostrare agli altri di essere bravi.

Maligna: perché di solito è presente all'interno di queste sub-culture un certo astio nei confronti degli altri (è presente il gusto della sfida, della provoazione di provocare le persone per bene)

Distruttiva: perché la sub-cultura si limita a capovolgere in genere le norme della cultura circostante senza alcuna elaborazione oltre a questo orientamento negativo. Non c'è la proposta di qualcosa di diversa.

Cohen dice che Merton ed a altri studiosi della sub-cultura che non si sono accorti del carattere non utilitaristico della sub-cultura.

Tra gli studiosi della sub-cultura giovanile vi è Miller, egli si occupa delle sub-culture delle classi inferiori (ceti inferiori). Tra queste sono identificabili alcune dimensioni che differiscono per importanza e per peso specifico da quelli propri della cultura della classe media americana. Questi elementi consistono, per quello che riguarda la sub-cultura delinquenziale giovanile, nell'evitare di cacciarsi nei guai. Ed è forse la caratteristica dominante di questo tipo di sub-cultura. Per Miller molti  comportamenti conformistici della classe inferiori hanno fondamento in questa dimensione e non in quella della morale sociale. Un'altra dimensione è dato dal mostrarsi duri, tenaci, far valere la forza fisica, disprezzo di ogni sentimentalismo, coraggio dinnanzi alla minaccia fisica; secondo Miller la presenza di questi elementi è dovuto al fatto che il bambino della classi inferiori cresce all'interno di un ambiente famigliare gestito prevalentemente da donne. Quindi mancherebbe la forte presenza di una figura maschile con la quale identificarsi, e dalla quale apprendere le componenti essenziali di un ruolo maschile. L'ossessivo richiamo che fa Miller alla mascolinità induce a pensare ad un tipo di formazione reattiva. La formazione reattiva è un meccanismo di difesa: quando in una coppia di atteggiamenti ambivalenti, uno dei due viene reso inconscio e mantenuto tale attraverso la super valutazione dell'altro. Altro esempio del meccanismo di difesa lo si ha nelle bande giovanili, che attraverso  il disprezzo delle autorità è il comportamento che emerge, ma sta a nascondere il desiderio di ottenere il riconoscimento ed attenzione da parte di questa autorità che si sta contestando.

Altro elemento che connota la sub-cultura è la subcultura è la FURBIZIA che consiste nel tentativo di ottenere beni ambiti con il minimo rischio ed il minimo sforzo. La cultura della classi inferiori può essere definita come non intellettuale solo se ci si riferisce alla padronanza di un corpo di conoscenze impartite da una istruzione formale. Solo se pensiamo ad un tipo di conoscenze che il soggetto ha appreso grazie ad una istruzione formale, la possiamo definire come non intellettuale.

Altro elemento e quello della CACCIA ALL'EMOZIONE: gli appartenenti a queste sub-culture hanno di potere ottenere dei beni ambiti che sono proibiti con il minimo sforzo.

Altro elemento è quello del DESTINO ovvero la credenza che la propria vita sia soggetta a una serie di forze sulla quale si può esercitare un controllo solo relativo.

Altra dimensione che sottolinea Mille è quella dell'AUTONOMIA, un orientamento molto spiccato a manifestare in forme spesso plateali questo desiderio di indipendenza, di rifiuto di ogni forma di controllo di subordinazione.

DAVID MATZA (NATURALISMO) sempre teorie sociologiche

Anche Matza si è occupato di sub-culture, giovanili in particolari. Il metodo che Matza propone di utilizzare per lo studio dei fenomeni sociali è quello del naturalismo che è direttamente contrapposto al Positivismo (nel positivismo l'uomo è oggetto di studio così come lo sono gli oggetti fisici  e gli  animali). Il naturalismo per Matza, è un approccio metodologico che tenta di mantenersi fedele al fenomeno studiato. Il fenomeno studiato è l'uomo e le caratteristiche che Matza individua come peculiari sono l'INDIVIDUALITA e la NON PASSIVITA'. La critica di Matza alle altre teorie della devianza e che esse distorcono l'essenza della realtà deviante. Perché nello spiegare la devianza, ne rendono conto in un modo che non troverebbe riscontro in quello che i devianti offrirebbero/darebbero come spiegazioni  delle loro azioni. Se noi andiamo ad intervistare il deviante non ci da le stesse spiegazioni. Per Matza la delinquenza è la traduzione di convinzioni in azione.  Però paradossalmente, può accadere che i devianti saranno i soli individui a darci le spiegazioni veritiere del loro comportamento. E' vero che le convinzioni del deviante costituiscono la forza che sta dietro alle intenzioni, però le sue opinioni possono essere false anche quando il deviante le ritiene vere. Il pericolo è quello di negare agli studiosi della devianza un qualsiasi diritto a mettere in dubbio la validità delle convinzioni del deviante. La prospettiva naturalistica di Matza, tenta di offrire una spiegazione dei fenomeni di per se stessi, piuttosto che descriverli con l'intento di correggerli. Studiare la devianza per Matza significa empatizzare con il fenomeno studiato, ovvero entrare dentro il fenomeno. L'oggetto di studio di Matza non è l'atto deviante in se, né il comportamento deviante, ma è il processo per cui chi compie un atto (che si colloca al di fuori della norma)  si costruisce una identità che lui stesso e gli altri percepiscono come deviante. Rispetto ai teorici dell'etichettamento Matza aggiunge un elemento ovvero l'attività consapevole del soggetto.

Le cause dell'iniziale atto deviante sono da Matza trascurate, ciò che importa è la devianza secondaria ovvero l'acquisizione di una identità deviante (così come sostenevano i teorici dell'etichettamento).

Matza parla di AFFINITA', SIGNIFICAZIONE e AFFILIAZIONE.

L'Affinità: le persone possono sperimentare un senso di affinità nei confronti della devianza perché questa rappresenta una forza di attrazione che un dato comportamento può esercitare su un individuo. In questo modo però l'attività consapevole del soggetto però è relegata in un posto secondario.

Affiliazione: non implica solo l'apprendimento di tecniche, ma vi è anche la consapevolezza del soggetto. Il soggetto entra in un gruppo di cui non conosce le regole, ma all'interno di questo gruppo esistono già delle regole che sono condivise all'interno del gruppo stesso.

Significazione: è un etichettamento pubblico come deviante del soggetto da parte delle agenzie del controllo sociale. La significazione non è altro che il processo di stigmatizzazione del soggetto. Il soggetto finisce con il percepirsi come deviante ed assume sino in fondo il suo nuovo ruolo.  Anche in questo caso l'elemento soggettivo perde valore.

Nell'analisi della devianza di Matza ci sono due concetti fondamentali:

i valori clandestini

le tecniche di neutralizzazione.

 

I valori clandestini: secondo Matza non c'è differenza tra valori delinquenziali e non delinquenziali, i valori clandestini i devianti non fanno altro che incanalarli secondo  modi e tempi che non sono quelli dei soggetti conformisti. I valori clandestini  sono valori non esclusivamente condivisi dai soggetti devianti, ma accomunano devianti e non devianti. I devianti non rispettano i tempi e i modi opportuni per mettere allo scoperto questi valori ad esempio, la violenza, la ricerca di sensazioni forti, sono valori clandestini.  I devianti non hanno valori diversi da quelli della cultura dominante, ma accentuano quelli clandestini.

 

Tecniche di neutralizzazione: sono espressioni linguistiche con cui i devianti allontanano il senso di colpa che segue la commissione dell'atto deviante. Sono meccanismi di difesa es. diniego di responsabilità, minimizzazione del torto.

TEORIA DELL'ANOMIA DURKHEIM E MERTON

Il concetto di anomia è strettamente legato all'opera di due studiosi: Durkheim e Merton. Nel libro di Durkheim "La divisione del lavoro sociale" utilizza il termine di anomia viene utilizzato per descrivere la deregolamentazione che si verifica all'interno di una società. Quando le regole procedurali (che si riferiscono al comportamento da seguire ne rapporto con gli altri) si svuotano da ogni significato, le persone non sonno più che cosa aspettarsi le une dalle altre. Questa mancanza di norme (deregolamentazione) conduce facilmente alla devianza. Durkheim utilizzerà questo concetto anche nel suo libro successivo "Il  suicidio" 1897. In questa opera riferendosi ad anomia si riferisce alla situazione moralmente deregolata, le persone avrebbero uno scarso controllo sul loro comportamento. Una società può diventare anomica, se la gente non sa quando porre i limiti alla propria corsa verso il successo, oppure che relazioni intrattenere con le persone che incontra. La tesi centrale espressa da Durkheim nella "divisione del lavoro sociale" è che le società si sono evolute da una forma semplice meccanica ad una più evoluta organica. In entrambi i casi Durkheim si riferisce al modo in cui le persone interagiscono tra loro ma anche al modo in cui è organizzato il lavoro. Nella società meccanica la gente si comporta e pensa in maniera simile, i fini sono orientati verso il gruppo di appartenenza. Più complesse sono le società più specializzato diventa il lavoro, i fini non sono più quelli del gruppo, ma sono fini individuali. Le abilità lavorative di una persona non bastano a fornire questa persona di tutto quello gli è necessario per vivere, allora le persone devono dipendere le une dalle altre per produrre vari beni. Sono necessarie delle relazioni altamente complesse. Da questo Durkheim deriva che la società organica è fondata sul contratto, ovvero le persone non sono più tenute insieme da legami parentali o amicali, ma da vari tipo di relazioni contrattuali. I legami vengono costantemente spezzati perché le regole che governano l'interazione reciproca tra le persone si caratterizzano per la loro estrema fluidità. Le condizioni della socialità corrono costantemente il rischio di disgregazione quindi di anomia. L'anomia si riferisce alla perdita di significato delle norme sociali. Senza la guida di regole chiare, gli individui non trovano posto all'interno della società ed hanno difficoltà ad adattarsi ai cambiamenti sociali. Questo processo inevitabilmente produce insoddisfazione, frustrazione, conflitto e devianza. Nel 1938 Merton utilizza il termine di anomia per spiegare la devianza all'interno del concetto statunitense. L'utilizzo del termine di anomia di Merton è diverso da quello di Durkheim. Merton distingue le norme sociali in due tipi, parla di mete sociali e di mezzi accettabili per raggiungerle. Merton dice che la anomia è una discrepanza o incongruenza tra mezzi e fini, prodotta dalla struttura sociale che propone delle mete, senza che vengano forniti a tutti i mezzi per raggiungere queste mete. Nell'idea Mertoniana, la devianza poteva essere spiegata come il sintomo di una organizzazione della società, dentro la quale le mete culturalmente definite ed i mezzi strutturalmente sono separati tra loro. La devianza è sintomo dell'anomia.

Al pari della rivoluzione industriale la grande depressione degli anni 30 aveva fornito ai sociologi nuovi spunti analitici. Una intera generazione di studiosi, aveva potuto osservare la perdita di significato delle tradizioni sociali, aveva potuto osservare anche gli effetti di questo crollo dei valori sugli individui e sulle istituzioni. Come aveva fatto Sutherland, Merton nota che la criminalità non era una caratteristica intrinseca della persona, ma che riguarda la struttura sociale. L'enfasi viene posta sull'analisi della struttura sociale. Durkheim aveva dato ai sociologi una spiegazione pronta per essere usata (la società si trovava in uno stato di perdita di credibilità e di significato delle norme). Un altro elemento che influenza la criminologia negli anni 30 è l'enfasi posta sui dati demografici.  Certi settori di popolazione riportavano alti tassi di criminalità, in realtà si trattava degli stessi gruppi nei quali si poteva constatare una forte anomia. Quindi l'anomia è sintomo di devianza. Merton è stato allievo di Parsons e come lui spiegava gli eventi sociali enfatizzando l'importanza  della struttura sociale.  STRUTTURAL FUNZIONALISMO. Parsons considerava la società come risultato di un equilibrio tra forze che serviva a produrre ordine. L'asse centrale intorno al quale ruota il pensiero di Parsons è l'ordine. Quando le varie componenti della struttura sociale giungono ad una situazione di squilibrio, allora l'organizzazione sociale si sta disgregando Il concetto di anomia di Durkheim si inseriva benissimo all'interno di questa cornice Parsonsiana. Per Merton è deviante quel comportamento che in una società che prevede per tutti i suoi membri mete strutturate e mezzi adeguati per raggiungerle  non segue i valori condivisi.  Merton nota che all'interno di alcune società certe mete vengono enfatizzate più di altre ad esempio la meta del successo economico. E la società ritiene legittimi alcuni mezzi per raggiungere delle mete, quando le mete vengono enfatizzate in maniera pressante, si creano le condizioni dell'anomia., perché non tutti gli individui hanno uguale possibilità di raggiungere il successo economico seguendo le regole, ovvero i valori condivisi che la società propone. Quindi proveranno a raggiungere la stessa meta con mezzi illegittimi.

Per Merton ci sono 5 modi di adattamento

Modi di adattamento

                                               METE                                    MEZZI

                          (+ accetta- non accetta) (+ legittimi - illegittimi)

CONFORMITA'                            +                                             +

INNOVAZIONE                            +                                             -

RITUALISMO                      -                                              +

        

RINUNCIA                                     -                                    -

RIBELLIONE                       +-                                           +-

L'individuo sarà conformista se l'accesso a mete ed ai mezzi sono considerate legittimi.

L'innovazione da enfasi alla meta e ricorre a mezzi illegittimi per raggiungere quella meta.

Ritualista se il soggetto abbassa le mete perché la competizione sociali crea ansia, al livello in cui sa che possono essere soddisfatte con mezzi legittimi

Rinuncia: abbassare tirarsi fuori dalla competizione sociali, rinuncia a mete e mezzi

Ribellione: il soggetto non accetta mezzi e mete, ma ne propone delle nuove. 

Questa teoria (anomia) viene spesso definita come teoria della tensione. Si parte dal presupposto che vi sia un consenso di valori all'interno della società. Teoria strutturale, perché concentra la sua attenzione sulla struttura sociale. Merton non specifica il processo attraverso il quale gli individui diventano devianti, perché la devianza non è concepita come una caratteristica interna alla persona, ma è concepita come qualcosa che è prodotto da una peculiare organizzazione della società in cui si  verifica una discrepanza tra mete e mezzi.  Tale teoria viene anche definita come funzionalista, perché il funzionalismo spiega il fenomeno sociale sotto l'aspetto degli effetti e delle conseguenze che esso ha sulla struttura sociale esistente.  Merton usa il concetto di norme e di mete culturali per spiegare il modo in cui esse producono conformità e devianze all'interno della struttura sociale.

SCUOLA DI CHICAGO

L'università di Chicago, istituisce il primo dipartimento di sociologia nel 1892, 50 anni dopo diviene una delle forze dominanti all'interno del pensiero sociologico americano.  Uno dei temi ricorrenti all'interno della scuola di Chicago è quello dello sviluppo e del cambiamento umano indotto dall'ambiente fisico e sociale  (come l'ambiente fisico e l'ambiente sociale producono dei cambiamenti sul comportamento umano). La scuola di C. pensava agli individui come a creature complesse capaci di adottare degli stili di vita largamente diversi che, stili che differivano gli uni dagli altri e considera la comunità come il principale elemento di influenza sul comportamento dei singoli. L'ambiente umano naturale era la città, infatti la città per i sociologi della scuola di Chicago veniva definita come microcosmo dell'universo umano. Attraverso lo sviluppo della sociologia empirica, i ricercatori della scuola di Chicago andarono al di là delle teorie speculative, per intraprendere lo studio degli individui all'interno del contesto sociale.  Le persone venivano studiate sia nella loro singolarità, individualità, sia nella vita aggregata, e la storia di vita costituiva lo strumento metodologico più adeguato (privilegiato) per afferrare in profondità tutti questi elementi. Oltre alla storia di vita importante era lo studio ecologico, che permetteva lo studio degli individui nelle loro vita di aggregazione, quindi lo studio  ecologico permetteva di andare oltre le singole individualità, per cogliere, mediante la raccolta di dati  empirici le caratteristiche dei vari gruppi di persone. Incrociando le informazioni che venivano dai dati individuali, con le statistiche della popolazione, la scuola di Chicago, riesce in realtà a costruire il quadro di insieme che da allora in poi avrà grande influenza sulle teorie criminologiche. Gli studiosi di scienze sociali vissuti all'inizio del 20° secolo dovettero confrontarsi con molti fenomeni sociali tutto sommato inediti, in quanto si ha lo sviluppo di grandi città,  rapida industrializzazione, immigrazione di massa,  gli effetti della prima guerra mondiale, il proibizionismo, la grande depressione. In questo contesto gli esponenti della scuola di Chicago, considerarono  la città come una fonte di domande e di risposte emblematiche, perché in realtà l'urbanizzazione negli usa porta molti studiosi a ritenere che responsabili della maggior parte dei problemi sociali fosse la città.  Da piccolo insediamento Chicago si sviluppò rapidamente in seguito all'afflusso migratorio. Dal 1989 - 1930 la città raddoppia la popolazione in seguito a massicce ondate di immigrazione che trasformarono il tessuto di una piccola città in un contesto urbano molto conflittuale. Quando l'espansione industriale giunse al limite e i lavoratori vennero resi superflui dalle innovazioni tecnologiche, decade la domanda di manodopera mobile e non qualificata. Emerge un groviglio di problemi sociali che spaziarono dalla inadeguatezza degli alloggi e dei servizi sanitari, per arrivare ad emergere le persone senza tetto, alla formazione di vagabondi, di bande giovanili dei comportamenti illegali. Per cercare di alleviare questi problemi a cavallo tra gli anni 20 e 30 sorgano molte organizzazioni sociali che misero a punto diversi programmi di assistenza sociale. Nonostante l'attenzione vertesse soprattutto sui bisogni, sulle necessità dei poveri, si prendeva sempre  più in considerazione l'idea che la criminalità fosse incentivata dai ghetti abitati dagli immigrati. La massiccia ondata migratoria negli usa era costituita da persone che provenivano dall'Europa meridionale e orientale e per questo motivo venivano additati come responsabili dei problemi che affliggevano questa nazione (gli immigrati facevano proliferare la criminalità).  Oltre ai pregiudizi inspirati dalla peculiarità e dalla specificità degli usi e  dei costumi la  lealtà dei nuovi arrivati era sempre sottoposta a sospetto, ed in particolar modo nei periodi di guerra e di conflittualità politica. I figli degli immigrati che si adattavano più facilmente rispetto ai loro padri e ai loro nonni al cambiamento di cultura, si sentivano messi in imbarazzo dalle loro famiglie e si distaccarono da loro per aggregarsi in gruppi e bande. I crogiolo del sogno americano diventa ben presto l'incubo dell'efficacia della legge., quando venne evidente che quei quartieri della città avevano pochissimi scopi e modi di vita in comune (l'idea di poter unire questa pluralità di persone provenienti da contesti assai diversi viene messa in crisi quando ci si rende conto che i quartieri della città erano abitati da persone che avevano pochissime cose da condividere). Le persone percepivano la legge







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