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Il Grande Scisma d'Occidente

sociologia


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Il Grande Scisma d'Occidente

Il ritorno della sede papale a Roma, nel 1377 (vedi lezione precedente, Cattività Avignonese) anziché ricomporre la salda unità spirituale della cristianità, fu la premessa del grande scisma d'Occidente, determinato dai contrasti politici e religiosi che fra il 1378 e il 1417 turbarono gravemente tutto il mondo cristiano.

Le cause profonde dello scisma vanno ricercate nelle agitazioni e nelle inquietudini di carattere sociale e morale che agitano le masse popolari fin dagli inizi del '300, nella crisi del papato e dell'impero, nell'affermazione delle monarchie nazionali che, per ragioni evidenti, sono favorevoli alla creazione di un clero nazionale, indipendente dal potere papale almeno dal punto di vista organizzativo

Come già agli inizi del '300 Filippo il Bello aveva incoraggiato la formazione di un clero francese autonomo rispetto al papato, così alla metà del secolo anche il re d'Inghilterra Edoardo III progetta la formazione di una Chiesa anglicana indipendente da Roma e nello stesso tempo appoggia l'opera di John Wycliffe (1330-1384): un dotto teologo riformatore, che dalla cattedra di Oxford denuncia la mondanizzazione del clero e fa balenare nel cuore degli umili la speranza di una società rinnovata. Anticipando certe posizioni del riformismo luterano del XVI secolo, Wycliffe, animato da una forte volontà morale e religiosa, attacca anche la tradizionale autorità pontificia, contrapponendo ad essa una più immediata e personale interpretazione delle Sacre Scritture; pertanto, con la collaborazione dei suoi numerosi discepoli che diffondono il nuovo verbo tra le masse popolari, egli traduce la Bibbia in inglese, onde permettere a tutti coloro che sanno leggere di attingere direttamente alla fonte di ogni verità.



Diretta conseguenza dell'opera di Wycliffe fu il movimento popolare dei Lollardi (il termine deriva dall'olandese lollaerd= che prega a bassa voce; dall'Olanda, dove indicava una setta religiosa, il termine passò in Inghilterra) che fu contemporaneamente una rivolta contro le gerarchie e le concezioni della Chiesa cattolica e un'energica protesta delle classi più misere contro i ricchi, nobili e borghesi.

L'opera del riformatore inglese ebbe un'eco anche nel cuore dell'Europa e precisamente Boemia, ove un altro spirito di apostolo e di patriota, Jan Hus (1369-1415), suscitò un vasto movimento antitedesco e anticattolico (il cattolicesimo era stato portato in Boemia dai Tedeschi), che condannava il fasto mondano degli ecclesiastici e la vendita delle indulgenze, e rivendicava l'autonomia politica e religiosa della Boemia, entrata ormai nell'orbita degli Asburgo e sottoposta al predominio dei grandi feudatari tedeschi,

In questo clima teso e turbato, il ritorno della sede papale in Roma non bastava certo a ristabilire la concordia nel mondo cattolico: data l'imponenza delle forze in gioco, i contrasti degli interessi e l'avanzato processo di formazione dei nuovi stati nazionali, sarebbe occorso semmai un profondo rinnovamento della Chiesa in capite et in membris (dal vertice alla base), del quale le stesse eresie testimoniavano la diffusa esigenza.

Quando pérciò nel 1378, dopo il ritorno della sede della sede papale in Roma, venne eletto pontefice l'italiano Urbano VI, i  francesi, risentiti perché il conclave aveva subìto la volontà del popolo romano che aveva premuto perché fosse creato un papa italiano, si riunirono nuovamente ed elessero un antipapa, che ristabilì la sua sede ad Avignone, sotto il controllo e l'influenza diretta della monarchia francese.

Aveva cosi inizio lo scisma d'Occidente, che per un quarantennio divise in due la cattolicità, dato che alcuni paesi, come la Francia, la Scozia, il regno angioino di Napoli e il regno aragonese, riconobbero come legittimo l'antipapa avignonese, mentre gli altri rimasero fedeli a Roma. Nel 1409 si cercò, con l'elezione di un nuovo pontefice, di eliminare i primi due, ma il risultato scandaloso fu che si ebbero addirittura tre papi contemporaneamente.



 

In questa situazione aggrovigliata e avvilente per l'intera cristianità, l'imperatore Sigismondo di Lussemburgo (1410-1437) fece sua l'idea della convocazione di un Concilio ecumenico che una volta per tutte dirimesse la questione; per l'imperatore infatti era molto importante riportare ordine e disciplina nel mondo religioso, perché la ribellione degli Hussiti boemi diventava sempre più pericolosa, proprio mentre nella penisola balcanica, dove ormai l'impero d'Oriente era allo stremo, la pressione turca si era fatta quanto mai violenta. Cosi, proprio sul finire del Medioevo, la forza delle circostanze costringeva l'imperatore ad affrontare, per l'ultima volta, un problema molto complesso che coinvolgeva l'intera cristianità europea, come ai tempi di Carlomagno e degli imperatori sassoni.

Il Concilio promosso da Sigismondo si riunì a Costanza tra il 1414 e il 1418 e, deposti i papi allora regnanti, li sostituì con un nuovo e unico pontefice, Martino V.

In apparenza l'autorità del Concilio risultava così superiore a quella del papato, secondo una tesi cara alle monarchie francese e inglese, che aspiravano a sottrarre il loro clero alle suggestioni politiche e agli obblighi amministrativi verso il pontefice romano. Ma il successore di Martino, Eugenio IV (1432-1447), in occasione del nuovo Concilio di Basilea riunitosi nel 1431, sferrò una violenta offensiva anticonciliaristica attraverso i suoi rappresentanti, e poco più tardi, nonostante un nuovo piccolo scisma protratto si dal 1437 al 1449, il papato poté con Niccolò V (1447-1455) riconfermare la propria autorità sui concili.

Il lungo periodo di crisi sottolineava tuttavia ciò che già era nei fatti, e cioè la scomparsa delle funzioni politiche universali del papato stesso, che, dal punto di vista statale, diveniva un principato temporale qualsiasi fra gli altri principati della penisola italiana. I sovrani europei, a loro volta, accettarono di buon grado questa soluzione e finirono con lo stabilire con la sede pontificia accordi diretti, o concordati, riguardanti la nomina dei vescovi, la concessione di benefici agli ecclesiastici e altri argomenti analoghi.



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