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Nietzsche

filosofia


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Nietzsche

Nietzsche

Nietzsche e Freud posso essere accomunati per aver smantellato la certezza del mondo ottocentesco,l'illimitata fiducia nella scienza e quel mondo già messo in discussione da Schopenhauer e Kierkegaard. Nietzsche e Freud  sono accomunati dal fatto di aver sospettato delle certezze del mondo occidentale e dal fatto che nessuno dei due è filosofo: Freud è medico e Nietzsche è filologo che però non interpreta questa disciplina come strumento per ricostruire il passato ma come quello strumento che gli permette di penetrare nelle profondità della civiltà occidentale per metterne in luce gli aspetti più oscuri: per esempio studiando il mondo greco egli diventa profeta di quelle trasformazioni che investiranno la società del tempo, quindi investigando il passato trae da questa da essa quegli elementi dai quali prevedere il futuro. Ciò ci fa capire il significato di " inattualità del pensiero di Nietzsche sospeso tra lo studio del passato e proiettato verso la nuova realtà che avrebbe dovuto essere caratterizzata anche da una nuova antropologia, quella dell'OLTRE , quindi dell'oltre vano, della volontà di potenza e dell'eterno ritorno. questa esigenza di non limitarsi aristotelicamente alla contemplazione del mondo e fare della filosofia un'attività fine a sé stessa, pone Nietzsche sullo stesso piano di Marx, occorre osservare, studiare ma per trasformare. Nietzsche nasce in un piccolo villaggio della Turingia nel 1844, dove trascorre la giovinezza con il padre che lo spingerà all'amore per la tradizione e alla riflessione con la sua interiorità separandolo dai mali del mondo. Seguendo i desideri della madre frequenta il ginnasio di Pforta. Qui Nietzsche si entusiasma per lo studio della musica e unisce a questi studi l'amore per la filologia. Nel 1864 si reca a Bonn per continuare gli studi : qui entra in contatto con la filosofia di Schopenhauer che segnerà una svolta nella sua interpretazione filologica. La vita che Nietzsche conduce a Bonn è caratterizzata dall'impulso vitalistico individualistico cioè la scoperta dei piaceri della vita, quell'aspetto della vita che sarà destinato a entrare in conflitto con quella prima condizione esistenziale che aveva realizzato sotto l'influsso paterno, quindi da un lato c'è l'aspetto veritativo legato alla tradizione e alla meditazione, dall'altro l'aspetto vitalistico dionisiaco, scaturito da questa esigenza di confrontars 525i85f i col mondo, di farne esperienza.



Questi 2 aspetti rimarranno sempre presenti nel suo essere e costituiranno i poli di una personalità lacerata nell'opposizione tra educazione paterna e senso di colpa prodotto dall'abbandono di quei valori. Nel 1869 è professore di filologia a Berna, dove vive una situazione di disagio perché allontanato dal suo mondo; cosi inaugura il suo corso con una lezione su "omero e la filologia classica" dove va delineando i tratti che assegna a questa disciplina e perciò si attirerà contro il mondo accademico tradizionale. Da qui ha inizio la sorte di Nietzsche, condannato alla solitudine o come sosterrà alla "inattualità" nel senso che il suo nuovo messaggio non sarà destinato ai contemporanei ma ai posteri,. I soli che saranno in grado di leggere il suo pensiero.

Sono gli anni della politica del Bismarck e della guerra franco-prussiana e Nietzsche manifesta le sue simpatie verso questo personaggio , entusiasmo culturale in quanto vede nella politica tedesca il modo per poter riaffermare lo spirito tedesco. L'esperienza come barelliere durante la guerra lo rende consapevole dell'impossibilità di unire cultura e ragione anche se manterrà il progetto di risollevare la cultura tedesca. Per tanto tempo e da più parti si è cercato di far coincidere il pensiero di Nietzsche come il pensiero di un pazzo, questa è stata un'operazione condotta dalla cultura e mentalità filistea che cercava di legittimare il pensiero di chi da un lato si fa portatore di un messaggio nuovo e dall'altro vive il dramma di costatare l'inattualità delle sue affermazioni; e se la pazzia ha avuto significato filosofico questo lo si deve individuare dal fatto che "l'essere malato"  consente a Nietzsche di andare oltre le "convinzioni dei sani" e di spingersi verso punti abissali dell'esistenza.

Dopo la crisi di pazzia che lo colpisce a Torino, Nietzsche vivrà nell'incoscienza per quasi 10 anni seguito prima dalla madre e poi dalla sorella. Il timore che Nietzsche aveva avuto in vita di veder mistificato il significato della sua opera si concretizzerà quando la sorella darà alla stampa un'edizione postuma degli scritti del fratello con il titolo "La volontà di potenza" dove si assiste ad una manipolazione del pensiero che viene strumentalizzato in vista delle convinzioni politiche della sorella e del marito, dove si celebra la volontà di potenza tedesca, quasi una nazione popolata da superuomini che darà molti spunti all'interpretazione del marxismo.

Tra il 1956 e il 1970 si assisterà alla pubblicazione di scritti che avranno l'obiettivo di costruire criticamente il pensiero di Nietzsche. In questa generazione un merito particolare lo hanno due studiosi italiani; Mazzino Montinari e Giorgio Colli, soprattutto quest'ultimo può essere considerato uno tra i più esperti conoscitori del pensiero di Nietzsche e sulla base dei suoi studi ha diviso in 3 momenti la costruzione linguistico - filosofica del filosofo:

  1. dato dal saggio "La nascita della tragedia" e dalla "Considerazioni inattuali" che hanno la forma del saggio e della trattazione dotta. Però la pesantezza delle opere viene alleggerita dal fatto che Nietzsche sembra chiamare in causa il lettore;
  2. data da "Umano troppo umano" dove Nietzsche sembra perdere fiducia in una trattazione sistematica e assume le forme del trattato settecentesco ricorrendo alla scrittura aforistica che richiede coinvolgimento del lettore;
  3. dato da "Così parlò Zarathustra" dove si ha una scrittura in versetti sull'esempio dei vangeli, una nuova scrittura in prosa che per Nietzsche si rende necessaria dopo l'annuncio della morte di Dio.

Nietzsche con Marx e Freud è riconosciuto come maestro del sospetto: insegnano a sospettare delle convenzioni sia dei fenomeni religiosi che delle manifestazioni individuali che apparentemente prive di significato risultano indizi per lo svelamento delle verità nascoste.

Risulta chiaro come una filosofia del sospetto abbia bisogno di nuove forme di comunicazione in grado di trasmettere una cultura del sospetto. A Nietzsche il libro tradizionale appare "una bara" : le forme tradizionali hanno imbalsamato il sapere, dunque non si aprono al futuro ma conservano solo il passato: rappresentano la morte.

In queste opere si ha un rinnegare della vita, di fronte a quei feticci  (Dio,Verità e essere) di fronte ai quali l'uomo si inchina come un gregge venerante. Nei trattati di morale, alla vita è stata anteposta la SCESI, in quelle di metafisica l'uomo portato a negare il mondo in nome di un mondo dell'aldilà. Nei libri di scienza l'uomo e la natura sono ridotti a leggi matematiche dove non c'è legge di vita. In quelle di storia sono venerati elementi del passato davanti ai quali ancora ci inchiniamo secondo il motto: "FIAT VERITAS, PEREAT VITA" (sia la verità, perisca la vita).

Contro questi libri Nietzsche propone di "Fare filosofia con il martello" e al tempo stesso una adeguata operazione rigeneratrice, una esplosione: "io sono la dinamite" quindi un nuovo libro con scrittura e lettori nuovi "un libro che sappia condurci oltre tutti i libri". In questa operazione Nietzsche è consapevole di non avere maestri a cui ispirarsi "li tutto è mio, non ho modelli"; quindi ha il compito di dover creare nuove forme espositive capaci di far trionfare la vita sulla rinuncia, la salute sulla malattia. La nuova scrittura è aforistica e che di volta in volta assume tono di invettiva, del proclama, della profezia, della visione che si oppone alla tradizione come forma accademica.

Questo stile frammentario no si presenta a sintesi : gli ossimori, le metonimie alle quali fa ricordo apparentemente sembrano produrre una scrittura rapida, in realtà se si vogliono liberare i molteplici sensi del testo, il lettore è chiamato ad un continuo lavoro di reinterpretazione.

L'aforisma si presta all'intento di Nietzsche di fare filosofia "con il mantello", di saggiare (provare) cioè quanto della cultura occidentale, così come si è venuta a formare dal nazionalismo socratico, possa sostenere l'urto del mantello stesso e in caso contrario essere allontanato. Il testo così prodotto esige un'attiva partecipazione del lettore, però lo stesso Nietzsche è consapevole d'essere un autore postumo, destinato cioè non al gregge dei contemporanei ma dei posteri e quindi un "ECCE HOMO", ecco che immagina il giorno in cui saranno istituite delle cattedre destinate alla comprensione di Zarathustra. Con Nietzsche la filosofia rinuncia alla ossessiva ricerca della verità, ponendo al contrario una nuova ricerca che consiste nel ritrovare quanto è "utile" alla vita dell'uomo; insieme rinuncia (la filosofia di Nietzsche) all'unica interpretazione del testo ponendosi come "ERMENEUTICA à arte della interpretazione".

Il lettore che Nietzsche auspica è "un mostro di coraggio e di curiosità ed un avventuriero ed esploratore che non cerca la verità nel passato o nell'aldilà ma che è disposto ad una metamorfosi che liberi tutte le potenzialità che sono in lui.

La scrittura aforistica esprime un duplice disagio: da un lato tende a distruggere il tradizionale impianto espositivo, dall'altro lato tende a demistificare o a smascherare il disagio dell'uomo occidentale.

Agli occhi di Nietzsche l'umanità occidentale appare malata da una lunga malattia e i sintomi sono evidenti a chi sappia osservare, liberandosi da pregiudizi e da ideologie. Per esempio la malattia storica, la peste metafisica, l'ossessione dei valori. La terapia consisterà nella GENEALOGIA, che consiste nello spingere il sospetto oltre le più accreditate convenzioni per cercare l'origine che per Nietzsche si nasconde negli impulsi e nelle pulsioni, per far fronte ai quali si genera il bisogno di verità. La GENEALOGIA può smascherare quel profondo risentimento degli esclusi  che li porta  a elevare a norma la loro incapacità di vivere.

Da tale aspetto nascono gli ideali ascetici della religione e della morale attraverso i quali i "deboli" sperano di far convivere a tutti la loro forzata rinuncia alla vita. Il rimedio deve essere radicale però è un rimedio del quale Nietzsche esita a poterne vedere gli effetti in breve tempo e questo consiste nell'annuncio della verità più terribile, la morte di Dio. Annuncio che trascina con sé la fine di tutti quei valori che per due millenni hanno ossessionato il pensiero occidentale, però i contemporanei "gregge venerante" non sono ancora in grado di cogliere tale annuncio ed è quindi agli "uomini dell'oltre" che si rivolge Nietzsche.

Gianni Vattimo traduce SUPERUOMO con OLTREUOMO, cioè uomo dell'oltre (UBER-MENSCH) volendo indicare la metafisicità del concetto che, in quanto metafisico, non può  essere ridotto ad un potenziamento di un uomo attuale. Il superuomo per Nietzsche non è identificabile in un essere vivente, ecco perché ogni tentativo politico che si è fatto nei confronti del superuomo si rivela del tutto mistificato.

Per Nietzsche il mondo occidentale si è formato dallo sviluppo del nazionalismo socratico. Nietzsche opera come un medico e propone anche una terapia: quella di liberare l'uomo occidentale dalla peste metafisica, dall'aldilà, cioè che conduca l'uomo dal liberarsi da tutto ciò che lo ha limitato. Per svolgere questo compito c'è bisogno di una nuova scrittura. Abbandonò ben presto la scrittura del saggio per una nuova scrittura: l' aforisma.

Questa nuova filosofia che indaga al di là dell'ottimismo della scienza positiva di tutto quanto è stato costruito nel mondo occidentale, deve essere una filosofia veicolata attraverso l'aforisma, che viene usato da Nietzsche come se fosse un martello.

AFORISMA à non si presta ad un'unica interpretazione: di volta in volta il lettore legge e può assegnare nuovi significati di quanto sta leggendo.

Quella dell'AFORISMA è una filosofia che di volta in volta, a seconda del lettore, cambia interpretazione. Come l'aforisma si fa portatore di una realtà dell'oltre così pure si pretende una nuova antropologia, un nuovo uomo.

La nascita della tragedia dallo spirito della musica (1872)

L'inattualità di Nietzsche corrisponde al suo scavare nel mondo greco ma non per cercarne la verità, ma per ritrovare nel mondo greco le origini di quella malattia che ha prodotto la decadenza dell'umanità a noi contemporanea, dunque la portata rivoluzionaria di quest'opera consiste nel fatto che Nietzsche non è incline a riconoscere il mondo greco attraverso quell'indagine d'armonia, ordine, così come è stata presentata dagli studi del Winkelmann e Goethe.

In quest'opera fanno la loro comparsa due concetti fondamentali: Dionisiaco e Apollineo. Per Nietzsche la vera realtà del mondo greco non sta in quell'indagine che ci è stata trasmessa attraverso soprattutto la arti plastiche, cioè le statue, del periodo di Platone e di Pericle, ma si rende necessario uno studio più approfondito che possa renderci consapevoli che quest'ordine formale è in realtà come un sogno al di là del quale si nascondono quelli originali impulsi della civiltà greca e insieme quel senso di tragicità della vita che rea proprio dei filosofi presocratici, dunque per Nietzsche il vero pensiero greco non è quanto è stato trasmesso dalla razionalità socratica, ma è ciò che precede questa razionalità, dunque compito del filosofo è indagare questa realtà originaria che coincide con il Dionisiaco, quindi con il disordine, che coincide con gli impulsi più irrazionali dell'uomo, con la ricerca dell'entusiasmo che si rivelava nelle feste in onore del Dio Dionisio, dove si ricercava l'ebbrezza, il piacere, la sessualità sfrenata.

Risulta chiaro come Nietzsche avverta in questa interpretazione la filosofia di Schopenhauer, infatti nella prefazione alla 1^ edizione dell'opera riconosce Schopenhauer come suo maestro, dunque l'aspetto Dionisiaco per Nietzsche ha un peso superiore nel mondo greco a quello dell'Apollineo e il mondo greco è stato caratterizzato dall'alternarsi di queste due forme.

È il Dionisiaco stesso che genera l'Apollineo, nel senso che di fronte al disordine, alla tragicità dell'esistenza e al caos, l'Apollineo si pone quasi come un argine di fronte al Dionisiaco. Per Nietzsche l'espressione più significativa di questo arginare è data dal Tempio Dorico, che con la sua perfezione geometrica rappresenta l'ergersi dell'Apollineo di fronte al dilagare del Dionisiaco.

I greci hanno insistito sull'Apollineo perché avevano un senso acuto della drammaticità dell'esistenza e in questo senso la tragedia Attica rappresenta la perfetta armonia di questi due momenti: sulla scena tragica, infatti, vengono presentati avvenimenti terribili che però risultano come piacevoli allo spettatore cioè "è come se Dionisio parlasse per bocca di Apollo" ovvero gli elementi tragici vengono superati attraverso la struttura della tragedia.

La tragedia Attica rappresenta la sola condizione di una perfetta armonia, di un perfetto equilibrio tra il Dionisiaco che genera a sua volta l'Apollineo ed è per questo che lo spettatore è attratto dalla rappresentazione in quanto è come se diventasse consapevole di questi due impulsi che guidano la nostra esistenza.



Il problema sorge quando l'Apollineo viene presentato separato dal Dionisiaco e per Nietzsche questo si ha con la tragedia di Euripide che sembra rispondere all'esigenza di razionalità richiesta dal pensiero socratico, cioè l'estenuante razionalità e la dialettica tra i protagonisti  sono sospinte soltanto dall'esperienza di risposta razionalmente a tutti gli impulsi originari e primari che si esprimevano attraverso il Dionisiaco, quindi quella ricerca di razionalità del mondo socratico e platonico riflette una antropologia ottimisticamente pensata come razionale  ha allontanato da sé ogni impulso creativo, tant'è che se il Dionisiaco si esprimeva attraverso una pluralità di linguaggi, la razionalità, l'Apollineo imposto all'uomo, si esprime attraverso il logocentrismo.

La tragedia sfugge ad ogni intenzione di Nietzsche, ad ogni interpretazione filologica, ma si presta come quell'arte attraverso la quale si può cogliere la nostra origine e il nostro vero essere e come poi, procedendo verso un soffocamento dei nostri impulsi, si sia arginato quel malessere che acuendosi sempre di più nel tempo, si esprima in tutta la sua drammaticità nella realtà contemporanea al filosofo.

Nella prefazione alla seconda edizione Nietzsche afferma di essersi sbagliato nella precedente. Anche se è vero che i due filosofi appaiono accumunati nell'attribuire quel senso di pessimismo e di irrazionalità all'esistenza, appaiono distanti per il significato attribuito alla vita: per Nietzsche rappresenta il valore centrale intorno al quale costruire la filosofia, per Schopenhauer la scesi, e quindi la non volontà, rappresentano la fuga dalla vita, e la fuga dal dolore di vivere.

Per Nietzsche la vita, pur nella sua tragicità, si deve vivere fino in fondo accettandola, "bisognava avere un caos dentro per generare una stella danzante" (da "Così parlò Zarathustra"). È la tragicità della vita che ci spinge ad affermare noi stessi nell'esaltazione della volontà.

Ancora, per Schopenhauer l'arte rappresenta sospensione del dolore e quindi allontanamento dalla vita; in Nietzsche invece, è quel percorso che ci può portare a conoscere fin nei suoi impulsi più oscuri e profondi la vita stessa.

Nella tragedia ispirata all'esigenza della razionalità si vede come essa abbia soffocato il dionisiaco e il prevalere soffocante dell'apollineo. Ciò secondo Nietzsche è una delle cause che ha determinato la malattia in cui versa l'umanità occidentale perché il prevalere dell'apollineo sembra aver soffocato gli impulsi più profondi che però hanno caratterizzato l'uomo di ogni tempo. Secondo Nietzsche nella sua età, si assiste ad un ritorno del dionisiaco e questo è annunciato dal dramma wagneriano dove si ha nuovamente un equilibrio tra dionisiaco e apollineo soprattutto in "Tristano e Isotta" : in questo momento Nietzsche si rivela esaltatore della filosofia di Wagner.

Le considerazioni inattuali

La battaglia iniziata da Nietzsche con la nascita della tragedia, tesa appunto a rinnovare la cultura occidentale quindi in polemica con la società occidentale, prosegue attraverso una critica nei confronti di una cultura esposta dai professori universitari che secondo Nietzsche sono asserviti al potere e attraverso l'approfondimento dell'inattualità del suo pensiero che ora si presenta con un'altra opera, intitolata "Le considerazioni inattuali": inattuali in quanto prodotte da uno scrittore che sa di non appartenere al proprio tempo, ma anzi agisce contro di esso. Dopo Schopenhauer mai era stato portato un attacco cosi forte contro un secolo che trabocca di storicità, ma soprattutto ancora una volta a Nietzsche non interessa se il dato storico sia vero o falso, ma valutare quanto la storia possa essere utile o dannosa all'uomo e come l'eccesso di storia sia una delle cause di quella malattia nella quale versa l'uomo occidentale, in quanto eccesso di storia significa mortificare l'energia creatrice dell'uomo. Il senso della storia, inteso come succedersi di momenti destinati a dissolversi l'uno nell'altro, conduce nell'uomo, influenzato dal "memento mori" , il senso della vanità di ogni sforzo teso a realizzare qualcosa di imperituro nel tempo.

La saturazione prodotta dall'eccesso di storia, soffocando gli impulsi creativi, genera la passività, conduce quindi l'uomo a sentirsi "frutto tardivo" al quale non resta che rovistare tra le macerie della storia e invece, di un sapere che sia utile per la vita abbiamo delle enciclopedie ambulanti. Ma più dannoso per l'uomo è lo storicismo hegeliano secondo cui il tempo presente sarebbe il vero scopo di quanto è precedentemente avvenuto e ciò produce il più bieco conformismo.

L'inattualità di queste considerazioni sta nel fatto che il filosofo cerca di smascherare quegli elementi che costituiscono il vanto dell'epoca moderna. Lo strumento di guarigione dalla malattia storica è indicato nell'oblio, la via che ci consente di liberare dal condizionamento del passato, cioè l'uomo, il popolo devono imparare a usare il passato lasciando fuori da questo quanto possa impedire la vita stessa, abbiamo bisogno quindi di una ignoranza del passato , cioè di quel istituto che ci faccia individuare con sicurezza quanto è necessario sentire in modo storico e quanto è necessario sentire in modo non storico, cioè è ingiusto interessarci al passato e alla storia solo se questo interesse è utile nel presente.

Per Nietzsche ci sono 3 modi di studiare la storia "a scopo di vita":

«      storia monumentale à necessaria quando si cercano nel passato i grandi eventi e modelli che non si trovano nel presente, spingendoci a considerare che se tale grandezza fu possibile un tempo lo deve essere ancora oggi, quindi la storia è strumento per percorrere più coraggiosamente il presente;

«      storia antiquaria à risponde la bisogno di consolidare il senso della tradizione dal quale non ci possiamo separare perché ciò significherebbe la morte, come avviene per l'albero che vede recise le proprie radici;

«      storia critica à serve alla vita in quanto ci consente di influenzare il passato cioè di poter valutare le vicende del passato per poter costruire il futuro-

La storia è sottoposta al giudizio di un tribunale, come se con un coltello (tribunale) recidessimo le sue radici quando queste, al vaglio della ragione, si rivelano inutili per il presente. Questi 3 modi di fare storia utile per la vita possono, se abusati, degenerare trasformandosi nella malattia storica. La storia monumentale si può trasformare in una celebrazione retorica del passato  priva di ogni capacità di modificare il presente, la seconda può condurci a una mummificazione del passato e alla ricerca di ciò che è utile per il presente e la terza può degenerare in una continua e radicale critica  verso ciò che è stato e verso ciò che può degenerare nello scetticismo.

È questa l'ambiguità della storia nelle sue tre forme in quanto perennemente in bilico tra utilità e danno per la vita. Ancora una volta Nietzsche propone degli antidoti e per far fronte al rischio che troppa storia possa danneggiare la vita, si devono ricercare quei valori eterni che si sottraggono la senso storico, presenti nell'arte e nella religione.

Il rapporto con l'arte però sarà destinato a modificarsi in quanto non verrà riconosciuto da Nietzsche, dunque si rende necessario vivere la vita come un'opera d'arte intendendo che dobbiamo essere noi i creatori di quei valori in grado di sostituirsi a quelli tradizionali. Più complesso sembra il rapporto con la religione: sembra strano infatti che Nietzsche, sostenitore del "Dio è morto" e dell'Anticristo possa ritrovare nella religione un rimedio alla malattia storica. Dobbiamo ricordare che Nietzsche non è un banale ateo, un dispregiatore della religione; ancora una volta la domanda è se questa sia utile o dannosa per la vita, cioè se possa promuovere la creatività dell'uomo e se, come la religione del suo tempo, possa uccidere la vitalità. Ancora una volta Nietzsche ritrova nella tragedia la vera religione quando questa era costante patrimonio di miti e immagini da viversi in prima persona e che sollecitava la vitalità. Da ciò si capisce come l'arte e la religione siano "inattuali" in quanto si collocano al di la di quella storia che fiacca le energie vitali.

A Wagner viene dedicata la quarta inattuale mentre però si vanno delineando le prime incrinature nel rapporto tra i due, in quanto l'idealizzazione che Nietzsche aveva fatto del maestro sembra non reggere di fronte agli eventi successivi. La quarta inattuale dedicata a "Wagner a Bayreuth" sembra infatti l'ultimo tentativo di Nietzsche di ricordare a Wagner la missione della sua opera d'arte in un momento in cui il maestro si va facendo sempre più rappresentante del potere, infatti il tempietto costruito a Bayreuth più che essere espressione della nuova arte appare a Nietzsche come l'espressione dell'orgoglio wagneriano. In questo modo si consuma il rapporto col maestro e al tempo stesso il rapporto con Schopenhauer poiché adesso Nietzsche è costretto a rivedere la metafisica perché, quei valori eternizzati che la seconda inattuale aveva dato all'arte e alla religione, appaiono umani, anzi troppo umani.

Oltre uomo Non è rappresentabile umanamente, in un quando e in un dove. È un concetto metafisico, che in sé riassume i concetti di superuomo.

Lo smarrimento intellettuale e psichico di Nietzsche è dato dalla fine del rapporto con Wagner e alla fine della metafisica come certezza che aveva ritrovato nella seconda inattuale.

Come avverrà altre volte questo stato di smarrimento provocherà  l'esigenza di ritrovare altre certezze che possano assicurargli la ripresa della sua missione.

Umano troppo umano

"Umano troppo umano, un libro per spiriti liberi" è del 1878 e rappresenta una svolta nel pensieri di Nietzsche  in quanto scopre che quei valori che aveva dato all'arte e alla religione nella seconda inattuale hanno in realtà un'origine e una giustificazione "umana anzi troppo umana".

Compito del filosofo è quello di smascherare i principi della metafisica e dell'etica platonico cristiana che hanno dominato per 2000 anni il mondo occidentale. Bisogna liberare la mente da presunte libertà originarie e invece rivolgere lo sguardo sul mondo dei fenomeni, si dice infatti che questo periodo che ha inizio con "umano troppo umano" e prosegue con l'"Aurora" del 1881 e poi con la "Gaia scienza" del 1882, sia il momento illuministico di Nietzsche e per alcuni positivistico, per la valorizzazione che fa della scienza. Non è un caso che dedichi "Umano troppo umano" a Voltaire, considerato da Nietzsche uno dei più grandi liberatori dello spirito e il ricorso all'aforisma ci presenta un Nietzsche vicino allo spirito dei filosofi.

L'entusiasmo per la scienza è comunque lontano dall'esaltazione positivista  del fatto empirico come ricerca di verità. Ancora una volta a Nietzsche non interessa sapere se la scienza è vera o falsa, ma quanto possa essere dannosa e utile per la vita. Ciò che più sembra affascinare Nietzsche in questo momento sono quelle scienze che indagano sulle origini e quindi la chimica e la paleontologia finalizzata alla ricerca di elementi costitutivi della realtà. Queste due scienze hanno atteggiamento genealogico cioè quello stesso elemento che Nietzsche si propone di usare per condurre la propria indagine nei confronti della morale e che troverà la sua espressione nella "Genealogia della morale".

La scienza ricercata da Nietzsche non è scienza delle cose che è solo utilitaristica, ma è scienza delle scienze che esamina i procedimenti con i quali coi cerchiamo di conoscere le cose. La scienza dunque ci dovrà assicurare quelle conoscenze che ci mostrino che siamo in un mondo privo di significato, quindi un mondo creato non da Dio ma dall'uomo.

La scienza delle scienze è la psicologia cioè quella scienza che ci mostra come la verità dei valori oggettivi sia illusorietà in quanto quei valori non sono altro che la proiezione delle esigenze dell'uomo e quindi sono soggettivi.




Genealogia della morale àsupera quel aspetto semantico rispetto al quale noi definiamo essa.

Per Nietzsche morale occidentale riassume in sé un significato più ampio: cioè appartiene alla religione ma è anche caratteristica della filosofia occidentale spinta sempre alla ricerca della verità. Compito del filosofo è quello di svelare la realtà della morale e come questa si è venuta a caratterizzare. In questo momento Marx svolge una sua interpretazione della sovrastruttura, Nietzsche dalla altra parte sta operando nello stesso senso pur non avendo nessun contatto con il pensiero marxista. L'indagine che fa Marx della democrazia mira a evidenziare le contraddizioni di questo regime, Nietzsche condanna democrazia e socialismo in quanto operano un livellamento che fa della comunità un gregge senza la possibilità di affermarsi.

Nietzsche non è ateo ma vuole solo svelare le condizioni che hanno inibito in noi ogni volontà di agire, perché la stessa concezione del tempo cristiano nullifica ogni nostro atto, cioè ogni atto viene fagocitato da quello precedente.

Da più parti si è affermato che Nietzsche sia stato distruttore della morale occidentale in realtà sarebbe più opportuno usare l'espressione di Vattimo che parla di decostruzione della morale, ovvero la costruisce al contrario, cioè come la chimica smonta le sostanze complesse nei loro elementi, così Nietzsche si propone di agire nei confronti della morale e in questo senso ritorniamo a "Umano troppo umano".

Il compito di questa opera balza al lettore già dal fatto che Nietzsche lasci la prosa di Schopenhauer e usi l'aforisma. Decostruzione della morale quindi significa svelare l'illusorietà di una fede in valori trascendenti e questa decostruzione è intrapresa con un'analisi chimica dei sentimenti morali. Sfugge alla maggior parte degli uomini e alla loro consapevolezza come i valori morali e i conseguenti comportamenti, altro non rappresentano che la sublimazione di bisogni, espressione della parte istintiva e pulsionale degli uomini. Qui Nietzsche anticipa Freud in quanto si propone di mettere allo scoperto i moventi che spingono gli uomini a costruire dottrine, credenze e idee comuni, che pretendono poi di avere valore eterno e universale, che altro non sono strumento di dominio degli uomini più forti su quelli più deboli e costituiscono il soffocamento della parte pulsionale per opera di quella razionale.

La vera portata di legittimità di idee e valori non consiste nella loro presunta realtà oggettiva, quanto al fatto che sono espressione degli istinti di conservazione e del bisogno propriamente umano di procurarsi il bene evitando il dolore. Quelle regole, dunque, che gli uomini hanno assunto per dare espressione di ordine sociale sono in realtà menzogne che vengono innalzate al rango di verità: compito della filosofia storica, così come Nietzsche definisce la sua, è quello di ricostruire la genealogia della morale mostrando con questo metodo come tutte quelle concezioni metafisiche elaborate con lo scopo di dare un senso e un ordine al mondo, e disponendolo verso un fine trascendente abbiamo un'immagine "umana anzi troppo umana" che affonda la sua origine nell'esigenza del tutto umana di darsi delle sicurezze di fronte all'immagine di un mondo in continuo divenire.

Di fronte al dramma di un mondo affidato al caso si ha l'esigenza di affidarsi  alla tranquillizzante visione di una altro mondo razionale poggiante su verità trascendenti, un mondo platonicamente organizzato (iperuranio) che la conseguenza di recare ad una svalutazione del nostro mondo terrestre.

La morale trova la sua genesi psicologica "la dove voi vedete cose ideali io vedo cose umane, anzi troppo umane". Dunque il filosofo con l'aiuto della psicologia deve svelare quei meccanismi segreti che hanno portato alla costruzione di queste menzogne. La voce della coscienza non è altro che la voce della società che ci ha educati, delle sue autorità sociali, dunque la coscienza non è la voce di Dio in noi ma è quella d altri uomini in noi. La moralità è l'istinto del gregge nel singolo, cioè del suo assoggettarsi alle direttive volute dall'elite.

Il cristianesimo per Nietzsche è solo "platonismo popolare" che si presenta con una precettistica meno raffinata di quella platonica e che ha fatto slittare la discrepanza tra mondo sensibile e metafisico dal piano ontologico a quello temporale cosicché la trascendenza non si colloca più al di sopra del mondo fisico come voleva Platone, ma questo può essere raggiunto solo dopo la morte. Dunque la filosofia in questa operazione di denudamento delle nostre credenze è come se si servisse di un martello che testa ogni cosa apparentemente soprasensibile e divina per rivelarne la natura concreta e umana.

Il termine morale riveste in Nietzsche un significato più ampio rispetto al significato attribuitogli da noi, quindi per morale non intende solo le regole che l'uomo si è posto, ma anche i criteri per stabilire ciò che è vero e ciò che è falso, dunque il "vero" si accompagna al bene in questa interpretazione della morale.

La morale occidentale è la morale del risentimento, cioè quel sentimento  che gli esseri malati e deboli hanno provato nei confronti delle personalità eccezionali : ma come è possibile però che questi esseri più deboli siano riusciti a imporsi su quelle più forti, imponendo i loro valori al mondo occidentale?

Nel mondo classico la morale era l'espressione dell'aristocrazia-cavalleresca dunque poggiava su valori vitali, quali la forza, la salute e la gioia. Ma in un secondo momento, che corrisponde la cristianesimo, la morale appare improntata da valori antivitali (morale degli schiavi).

Agli inizi la morale occidentale era rappresentata non solo dai cavalieri ma anche dai sacerdoti, e se il guerriero si rispecchiava nei valori del corpo, il sacerdote si rispecchiava in quelli dello spirito però questo ultimo prova invidia per il guerriero e un sentimento di rivalsa nei suoi confronti che non può però esprimere tramite uno scontro, quindi elabora una tavola di valori antitetici opposti a quelli del guerriero.

Dunque alla forza si antepone lo spirito, alla sessualità la castità: tale rovesciamento è rappresentato dagli ebrei, popolo sacerdotale che ha rovesciato la precedente equazione dove NOBILE = BELLO con BELLO = POVERO (nuova concezione ebraica). Questa morale quando è praticata dalle masse si trasforma in una vera e propria potenza mettendo capo al cristianesimo, la Giudea conquista Roma capovolgendo l'antica gerarchia di valori con una visione che è frutto del risentimento del debole, spegnendo ogni vitalità con il senso del peccato che ha prodotto l'uomo malato logorato dal senso di colpa, infatti quando gli impulsi non trovano modo di scaricarsi all'esterno si riconvertono all'interno, così il cristiano al di là della sua apparenza di felicità è in realtà perennemente lacerato e nasconde un'aggressività contro la vita e il prossimo: questo secondo Nietzsche, spiega perché la casta sacerdotale ha spesso avuto il bisogno di bagnarsi con il sangue degli altri.

Chiaramente la critica corrosiva nei confronti ogni metafisica e in particolare del mondo trascendente posto al di là delle apparenze del mondo sensibile segna la definitiva rottura con Schopenhauer perché questo aveva indicato il vero mondo al di là delle apparenze sensibili , aveva definito l'esistenza come dolore e proposto quel percorso salvifico che ci portasse al di là del mondo sensibile negando la volontà di vivere con la rinuncia, la SCESI che rappresenta la fuga dal mondo. Questo dualismo platonico ha portato alla svalutazione del mondo.

Schopenhauer ha trasformato in valore l'incapacità di vivere la vita fino in fondo, perfino i martiri cristiani secondo Nietzsche commettono violenza perché con il loro martirio è come se volessero imporre agli altri il loro valore. Dunque la demitizzazione della morale e lo svelamento della sua natura umana conducono la nichilismo, cioè il venir meno di tutti quei punti di riferimento che fino a ora hanno dato senso alla morale e al mondo stesso.

Nietzsche distingue il nichilismo in passivo e attivo. Ora che il mondo è stato svalutato definitivamente sembra prevalere il nichilismo passivo, cioè il mondo ha perso ulteriore consistenza rispetto al mondo platonico, in quanto se è vero che si è liberato dalle falsità dei punti di riferimento assoluti è altrettanto vero che non si è liberato da quel fardello in quanto si prova un rimpianto verso quel mondo però è altrettanto vero che è proprio da questa condizione che nasce una nuova posizione, cioè dopo aver dichiarato l'inconsistenza di quei valori si può giungere alla certezza che si può procedere anche senza di quelle, cioè quei nuovi colori che acquisirà il mondo in questo senso sono gli stessi che noi, liberi da ogni nostalgia di un passato e orientati verso l'aurora, daremo al mondo, caratterizzato dal nichilismo attivo.

"Se esistessero gli dei come potrei sopportare di non essere un Dio? Adesso è un Dio a danzare se io danzo" , quindi la scienza è gaia perché la liberatrice e perviene alla conoscenza e alla decostruzione della morale depotenziandola fino a liberare l'uomo dalle tradizionali catene che per 2 millenni lo hanno vincolato.

"Dio è morto"

Nell' affermazione "Dio è morto" si possono trovare anche alcune condizioni spirituali di Nietzsche: la sua vita è tormentata da emicranie e si pensa che l'origine di questa malattia sia stata la sifilide. Dall'altro lato vi è però una malattia simbolica, il sentirsi portatore di valori che esaltano la vita, di valori che producono l'affermarsi della vita stessa di fronte alla sua drammaticità e al tempo stesso questo messaggio di vita non è in grado di essere compreso dagli altri. È questo ciò che fa scaturire il senso di INATTUALITA'.

Già negli ultimi due aforismi della "Gaia scienza", Nietzsche presenta la figura di Zarathustra che diventerà poi il protagonista dell'opera successiva. Le condizioni di vita di Nietzsche in questo momento sono drammatiche soprattutto a causa della malattia per cui ha dovuto abbandonare l'insegnamento universitario, gli sono rimasti pochi amici e da questo momento ha inizio quel peregrinare che lo porterà soprattutto a ricercare in Italia quel clima favorevole alle sue condizioni di salute.

Soggiornerà a Roma (a Rapallo) dove attraverso Paul Rèe conoscerà Leu Salomè, una affascinante intellettuale di origine russa, che costituisce la sola grande vicenda sentimentale di Nietzsche, infatti vorrebbe sposarla. Leu in realtà aveva visto in Nietzsche quella figura di intellettuale con la quale poter instaurare un sodalizio filosofico, non certo un'avventura sentimentale. Fugge da Nietzsche e si avvicina invece a Paul Rèe la cui fredda intellettualità non poteva riservare sorprese sul piano sentimentale.

L'abbandono da parte di Leu produce un vuoto anche spirituale in Nietzsche, che non esiterà ad affermare come quell'amar boccone è stato il più difficile da tollerare e se non avesse trovato quell'espediente alchimistico in grado di trasformare quel fango in oro sarebbe stato perduto.

La risposta a questo vuoto è data dalla pubblicazione delle prime due parti di "Così parlò Zarathustra, un libro per tutti e per nessuno".

In precedenza durante una passeggiata sul lago Silvaplana in Engadina (regione della Svizzera), aveva avuto una folgorazione, l'intuizione che costituirà il tema dell'opera, l'eterno ritorno cioè la concezione del tempo circolare che affonda nella filosofia presocratica contro la quale il cristianesimo proporrà la concezione lineare del tempo.

Il vuoto spirituale che conduce Nietzsche a quest'opera è dato dall'annuncio della morte di Dio, che risponde a quel processo di demolizione di tutte quelle realtà metafisiche che hanno costituito la morale occidentale e che hanno un'origine "umana, anzi troppo umana", verità che a loro volta poggiano sulla verità di Dio.

Molti si sono chiesti perché Nietzsche dice che Dio è morto invece di dire che Dio non esiste: in realtà se avesse detto ciò avrebbe riproposto la nuova verità, cioè la non esistenza di Dio e paradossalmente avrebbe contraddetto la negazione già operata verso ogni verità trascendente, in quanto affermare la non esistenza di Dio significa affermare una nuova verità e là dove c'è la verità, c'è Dio.

Alcuni hanno voluto vedere in questa proposizione una vicenda intellettuale come prodotto della stessa malattia. Dunque Nietzsche ci sta suggerendo l'idea del "congedarsi" da Dio, pur riconoscendo  che nella storia della morale vi sono stati momenti in cui sia la morale, sia l'esistenza di Dio sono stati importanti. Però, ora che il progresso e le scienze hanno reso possibile una vita senza arsenale divino, ci si può spingere fino al nichilismo attivo, proprio di chi non avverte nessun rimpianto verso questi valori.

La tecnologie e le scienze hanno reso inutile la presenza di Dio, dunque non si tratta di distruggere brutalmente Dio, quanto di assumere nei confronti dell'idea di Dio, un atteggiamento di congedo calmo e sereno.

L'odio verso la morale e la religione, scaturisce in seno al nichilismo passivo, quando cioè quei valori vengono sentiti come forti e al tempo stesso se ne sente la mancanza, condizione umana che viene paragonata da Nietzsche a quella del cane appena liberato dal collare ma che reca ancora i segni sul collo.



Così parlo Zarathustra

Dunque dopo che la morale e la religione sono giunte al  tramonto e l'uomo si è congedato da esse, ecco che si affaccia il superuomo, concetto che va tradotto con uomo dell'oltre in "Così parlò Zarathustra", che è il suo profeta. Questa è un'opera enigmatica, come già sottolineato dal titolo "per tutti e per nessuno", che trasforma il vangelo in una sorta di parodia in quanto si capovolge il testo sacro dando vita ad una sorta di contro-religione.

Molti si sono domandati come Nietzsche abbia scelto Zarathustra come quel personaggio la cui maschera è servita al filosofo per nascondere sé stesso e forse il problema non è mai stato chiarito del tutto: si pensa che Zarathustra, antico maestro di religione persiana, risultasse estraneo ad ogni contaminazione con la civiltà occidentale; altri invece hanno voluto vedere in questo maestro del bene e del male l'espressione di tutti quei valori contro i quali si è battuto Nietzsche e quindi quasi che Nietzsche avesse voluto ricondurre questo antico maestro ad una sorta di coraggiosa revisione critica dei fondamenti del suo pensiero.

Zarathustra, "profeta al contrario", non vuole imporsi come fondatore di una nuova religione in quanto ciò costituirebbe il riproporre un rapporto tra maestro e seguaci, caratterizzato dalla verità riconosciuta nel maestro, quindi si tornerebbe a quel nuovo senso di verità contro il quale Nietzsche ha scagliato le sue critiche.

Zarathustra insegna a non accettare insegnamenti nuovi ma di farsi creatori di nuovi valori profetizzando l'avvento dell'uomo del futuro:

"Ancora non è esistito il superuomo. Io li ho visti tutti e due,

l'uomo più grande e il più meschino.

Sono ancora troppo simili l'uno all'altro,

 in verità anche il più grande l'ho trovato troppo umano."

La presenza dell'oltre uomo caratterizzerà la società post-moderna  e vi sarà una fase provvisoria nella quale esisteranno solo pochi altri oltre uomini che saranno caratterizzati dalla malattia e dal senso di inattualità che hanno accompagnato Nietzsche.

L'oltre uomo dovrà essere libero e agire per realizzare sé stesso dunque un essere che ama la vita, che non prova vergogna per i propri sensi e vuole vivere la gioia, la felicità e la leggerezza. "sarà" fedele alla sua terra, quindi vivrà con pienezza la vita esaltando ogni aspetto di felicità e gioia, creando nuovi valori, liberandosi dal "tu devi" platonico - cristiano attraverso l' "io voglio", condizione di chi si fa creatore di nuovi valori. Quindi tran svalutazione di tutti i valori decaduti in altri nuovi, facendo della propria vita un'opera d'arte.

Il ridere e il danzare sono peculiarità dell'oltre uomo che nella distruzione di ogni valore ha distrutto anche l'essere: "l'essere manca" afferma Nietzsche, che lo riconduce ad un rapporto privilegiato con la filosofia presocratica e Gorgia, che infatti afferma che "l'essere non è".

In questa prospettiva ("l'essere non è") ogni valore creato dall'uomo si rivela come assoluto e la risata e la danza incontrano la leggerezza dell'oltre uomo, ormai liberato da tutto ciò che per millenni ne ha soffocato ogni sua potenza creatrice. Dunque è proprio l'assenza dell'essere che simboleggia la sua prerogativa si saper vivere in superficie e non è un caso che ricorra molto spesso l'immagine del volo inteso come leggerezza: "colui che un giorno insegnerà il volo agli uomini".

La volontà di potenza è ciò che caratterizza l'oltre uomo in quanto potenza di creare nuovi valori. La volontà di potenza è in un certo senso l'erede di volontà di  Schopenhauer, però mentre quest'ultima insisteva sulla necessità di trasformare la volontà in non volontà, Nietzsche afferma che dobbiamo accettare la vita e la sua tragicità fino in fondo, ritrovare la gioia nel vivere il caos fino in fondo.

Il discorso di Schopenhauer era metafisico ed è proprio per questo che per Nietzsche è inaccettabile in quanto non si possono fare affermazioni circa le strutture profonde del mondo: se abbiamo respinto il concetto di verità, il discutere su verità metafisiche non ha più senso.

L'oltre uomo si trova quindi nella condizione dove non vi sono più né valori, né l'essere e ad esistere sono solo le interpretazioni che si danno al mondo.

L'interpretazione del mondo fa di Nietzsche uno dei fondatori dell'ermeneutica. Ora però se il mondo sottratto all'essere divenisse solo terreno delle interpretazioni e avendo queste un significato soggettivo, si farebbe appartenente del mondo il luogo privo di ogni valore e quindi del continuo affermarsi di punti di vista contrastanti, quindi non ci sarebbe più alcun principio in grado di garantire un ordine alle cose ma ciò però risulta distante da ciò che vuole affermare Nietzsche in quanto anche nel proporsi delle interpretazioni vi è un principio in quanto tra tutte dovremmo accogliere quelle che più di ogni altra rivela la sua potenza solidale al SI' della vita, quello che quindi rivela tutta la sua potenza nei confronti della accettazione della vita.

Dunque la volontà di potenza, insieme all'eterno ritorno, sono quelle condizioni proprie dell'oltre uomo: "Che accadrebbe se un giorno o una notte un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: questa vita da come tu la vivi l'hai vissuta devi riviverla ancora una volta e innumerevoli altre volte e non ci sarà mai in essa niente di nuovo, ma ogni dolore e piacere e pensiero e sospiro dovrà fare ritorno e te e tutte nella stessa sequenza e successione.. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre capovolta e tu con essa, granello della polvere. Non ti rovesceresti in terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ti ha parlato? Oppure hai vissuto una volta un attimo immenso in cui questa sarebbe stata la risposta: Tu sei un Dio e mai intesi cosa più divina."

SERPENTE à circolarità del tempo, Eterno ritorno, che è soffocante per colui che non si è posto nella condizione di superare l'uomo e farsi OLTREUOMO.

Il pensare che le nostre azioni posso presentarsi eternamente è soffocante per chi non si riconosce creatore di nuovi valori quindi per chi vive in un nichilismo passivo, quello che caratterizza la condizione umana dopo l'annuncio che Dio è morto e quindi della fine di quei valori illusori che per 2000 anni hanno dato significato al mondo e al nostro essere in esso. Dunque la perdita di tutti questi valori occidentali risulta drammatica per chi non si riconosce come in grado di fare del nulla (del nichilismo), che si è venuto a formare, quella condizione privilegiata per affermarsi con l'esaltazione di sé ed è drammatica per chi vive questa condizione come paralizzante non riconoscendosi in grado di colmare il vuoto prodotto dalla morte di Dio con nuovi valori.

È chiaro che questo reca con sé la fine del tempo lineare che si è originato con il cristianesimo come reazione di uomini mal riusciti che hanno costruito una morale fondata sul peccato e determinata da eventi trascendenti l'uomo e coincidenti con la nascita di Cristo e con la fine del mondo stesso.

Il peso di questa concezione del tempo è stato tale che ha nullificato ogni tentativo dell'uomo di affermare se stesso nel presente in quanto ogni atto trova significato solo alla luce di questi due eventi che "giustificano" ogni nostro agire.

Già nelle "Considerazioni inattuali" abbiamo visto come Nietzsche polemizza verso la storia intesa, non come cronologia di eventi ma, come quel tempo passato il cui peso riflettendosi nel presente impedisce quelle azioni che risulterebbero inadeguate se confrontate con la grandezza del passato, quindi è l'oblio, che significa non dimenticare il passato, ma individuare criticamente quanto del passato è utile nel presente.

In "Cosi parlò Zarathustra"  Nietzsche spinge oltre in quanto riconosce nel tempo occidentale la causa storica che ha reso malata l'umanità occidentale, per cui occorre quella terapia che sia in grado di guarire l'uomo occidentale. La cura consiste nella morte di Dio perché reca con sé quale è stata la causa della malattia stessa. La morte di Dio è la condizione per cui il passato si svuota di tutti quei valori che non sono stati prodotti da noi e la tempo stesso il futuro, libero da ogni finalismo ultraterreno, costituisce quel orizzonte di finte al quale possiamo realizzarci completamente. Allora il passato si trasforma in virtù della volontà di potenza "ciò che volli perché così io voglio e ciò che vorrò perché così io voglio". Quindi il tempo privilegiato è il presente, il tempo dell'attimo ed espressione della volontà di potenza.

"L'oltre uomo vive in superficie, sa vivere la sua vita come un'opera d'arte, può desiderare di viverla in eterno e tagliare la testa al serpente significa spezzare il circolo del tempo che ritorna su se stesso e inserirsi in questo circolo, però se tutto torna su se stesso com'è possibile inserirsi in questo circolo?"

Questo può sembrare il paradosso dell'eterno ritorno, cioè come possiamo inserirci nel tempo?  Il paradosso può essere sciolto solo se manteniamo saldo il principio per cui le apparenze ingannano, quindi la dottrina dell'eterno ritorno è diversa da come sembra, cioè se ci poniamo nella prospettiva dell'oltre uomo e viviamo pienamente la vita, saremo portati a viverla come se essa dovesse ripresentarsi eternamente, cioè una vita vissuta è auspicabile che ritorni eternamente.

Nella dottrina del tempo lineare, invece, ogni istante distrugge il precedente e ogni cosa è distrutta dal futuro, ogni istante quindi è destinato a perdersi mentre nell'eterno ritorno dove passato e futuro hanno perso il loro significato metafisico e trascendente  ogni cosa che io faccio nel presente ha valore assoluto, dunque l'eterno ritorno più che una dottrina metafisica deve essere considerata una interpretazione, allora quel paradosso si dilegua: io posso decidere di vivere come se ci fosse l'eterno ritorno, come se ogni istante della mia vita fosse destinato a durare in eterno.

Nietzsche si considera il perfetto nichilista europeo, colui che ha realizzato pienamente il completo nichilismo liberando l'occidente da quei morbi che lo hanno colpito. Il nichilismo può essere di due tipi: ATTIVO e PASSIVO.

Passivo à proprio  di chi resta paralizzato dall'annuncio della morte di Dio, di chi non riconosce in sé quella volontà in grado di riempire il vuoto attraverso valori con la creazione di una vita vissuta come un'opera d'arte.

Attivo à proprio di chi riesce a riempire il vuoto con la creazione di una vita vissuta come un'opera d'arte, condizione della nuova antropologia dell'oltre, cioè di chi riconosce nell'annuncio dello sconfinato orizzonte libero da ogni riferimento trascendentale dove poter realizzare se stesso.

Nietzsche fino alla crisi di follia del 1879 non produrrà niente di nuovo, ma le opere che vanno da Zarathustra all'Anticristo sono caratterizzate da temi che già abbiamo visto : l'ETERNO RITORNO, la MORALE,l'OLTREUOMO.

Risulta chiaro come al tempo stesso l'aver distrutto i valori metafisici lo conduca a indagare la ragione e la volontà al punto tale che per quanto riguarda la volontà dirà che non vi è una sola volontà ma puntazioni di volontà che corrispondono all'interpretazione dell'uomo che rende un mondo un "CAOS SIVE NATURA" in contrasto con l'interpretazione spinoziana " DEOS SIVE NATURA".

Per ciò che riguarda la ragione, l'opera di distruzione si indirizza verso l'IO PENSO cartesiano e dell'IO kantiano. Non vi è una ragione ma vi sono pulsioni che ribollono al di sotto della ragione, cioè la ragione è postuma e non è questa che origina un pensiero, ma un pensiero si afferma quando questo vuole affermarsi.







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