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DOMANDE - la disciplina - Sistema politico - Democrazia, democrazie

politica


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DOMANDE - la disciplina - Sistema politico - Democrazia, democrazie

DOMANDE

Introduzione: la disciplina

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è la scienza politica?

La scienza politica è lo studio ovvero la ricerca sui diversi aspetti della realtà politica al fine di spiegarla il più compiutamente possibile adottando la metodologia proprio delle scienze empiriche.

Come in altri paesi europei, la scienza politica italiana nasce staccandosi dal troncone del diritto costituzionale, ma al momento dell'instaurazione del fascismo la neonata disciplina è già soffocata dall'affermazione di alcune correnti filosofiche della storia, come quelle rappresentate da Benedetto Croce e Giovanni Gentile




2)   &n 939g65j bsp;  - Come si ricostituisce la scienza politica nel secondo dopoguerra ed i suoi criteri di fondo?

La ricostruzione della scienza politica risale ai primi anni cinquanta e si propone quella definizione della disciplina come conoscenza empirica della politica, ma si chiariscono alcuni criteri di fondo: l'azione politica è attività ispirata a principi razionali; la scienza politica, al pari dell'economia, è l'analisi empirica del rapporto fini/mezzi, e dell'adeguatezza dei secondi al raggiungimento dei primi; è anche analisi del significato e delle conseguenze dell'azione stessa, e della coerenza complessiva dei fini.

3)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono le differenze tra scienza politica e filosofia politica, diritto pubblico, storiografia?

Finer lo fa in maniera semplice:

a.   &n 939g65j bsp;    La scienza politica si distacca dalla filosofia politica quando si decide di escludere dal proprio ambito anche i giudizi morali e si presta attenzione alla raccolta e all'analisi dei dati empirici.

b.   &n 939g65j bsp;   La scienza politica si distacca dalla diritto pubblico quando si giunge a una distinzione anche solo implicita, tra processi reali e processi formali, cioè tra quello che effettivamente accade e l'elaborazione delle norme che regolano formalmente comportamenti e aspettative.

c.   &n 939g65j bsp;   La scienza politica si distacca dalla storiografia quando, con la classificazione e la comparazione, l'analisi dei dati empirici mostra implicitamente che quei dati non sono da considerare unici ed esclusivamente "legati al tempo, al luogo, e alle circostanze specifiche".

4)   &n 939g65j bsp;  - Caratteristica della svolta all'inizio degli anni sessanta.

Gli anni sessanta fu la fase di decollo della disciplina in tutta Europa e fu caratterizzata dalla prevalenza di un approccio istituzionale tradizionale, in cui l'attenzione era centrata sulle istituzioni formali e sul loro funzionamento anche in chiave storica, sulla scia della tradizione del diritto costituzionale dei decenni precedenti la guerra.

5)   &n 939g65j bsp;  - L'influenza america sulla scienza politica americana.

Il grande decollo della scienza politica avviene con il grande salto nella ricerca empirica, conseguenza dell'influenza americana in tutti i paesi dell'Europa occidentale. Quattro elementi lo caratterizzano:

Ø   &n 939g65j bsp;  viene importata una nuova concezione della scienza politica derivante dalla rivoluzione comportamentista, che rimanda allo studio del comportamento individuale e alla necessità di sviluppare metodi scientifici più rigorosi;

Ø   &n 939g65j bsp;  vengono condotte numerose ricerche empiriche, ora possibili perché finanziate da fondazioni americane;

Ø   &n 939g65j bsp;  diversi studiosi europei vanno a studiare negli USA;

Ø   &n 939g65j bsp;  vengono creati centri di formazione e ricerca anch'essi finanziati da fondazioni americane.

6)   &n 939g65j bsp;  - Illustrate le caratteristiche degli studi su potere politico ed èlites.

Accanto all'approccio tradizionale, ed in parziale contrasto con esso, si era sviluppato e aveva avuto rapidamente successo un filone di studi sul potere politico e le èlites, considerati il cuore di qualsiasi analisi politica. Tale approccio rimarrà centrale per lo studio della politica locale, che particolarmente nella realtà italiana non è legata tanto alle competenze istituzionali degli enti territoriali, quanto piuttosto alla capacità di rappresentanza, anche clientelare, presso il centro e la creazione di consenso da parte della classe politica locale.

7)   &n 939g65j bsp;  - Illustrate le caratteristiche principali dell'approccio sistemico.

Possono essere così sintetizzati:

a.   &n 939g65j bsp;   Il sistema politico è l'unità centrale di analisi, che definisce la politica indicando la sede in cui si svolge.

b.   &n 939g65j bsp;   Il sistema politico è caratterizzato da un insieme di interazioni in cui "i valori vengono assegnati in modo autoritativo a favore di una società", ovvero dall'insieme dei processi mediante i quali una qualsiasi comunità sociale prende decisioni politiche.

c.   &n 939g65j bsp;   Al sistema politico giungono in entrata (inputs) domande e sostegno da parte della società nella sua veste di comunità politica, cioè di persone tenute insieme da certa divisione politica del lavoro (dal semplice voto all'impegno più costante e continuo in politica).

d.   &n 939g65j bsp;   Gli outputs del sistema, sotto forma di decisione da applicare, e le reazioni a quelle decisioni da parte della stessa comunità politica sono gli altri aspetti importati della teoria sistemica.

e.   &n 939g65j bsp;   Tra inputs e outputs vi è una scatola nera all'interno della quale si svolgono i processi essenziali. Tra questi ultimi si richiamano le tre funzioni fondamentali: quella amministrativa, svolta dalla burocrazia; quella di risoluzione pacifica dei conflitti privati, o tra privati e le istituzioni pubbliche, assolta dalla magistratura; quella di decisione politica, che rimane il compito di parlamento e governo.

8)   &n 939g65j bsp;  - Qual è l'eredità dell'approccio sistemico?

L'approccio sistemico, pur molto criticato, ha avuto successo per diversi anni. Di esso all'inizio del nuovo secolo sono rimasti soprattutto:

Ø   &n 939g65j bsp;  l'impossibilità di considerare le istituzioni solo in una prospettiva formale e la necessità di capire che cosa vi sia dietro quelle forme;

Ø   &n 939g65j bsp;  l'importanza delle interazioni tra i vari aspetti della politica, che non possono essere trascurate poiché "il tutto è più della somma delle parti";

Ø   &n 939g65j bsp;  alcuni concetti sui si continua a fare ricorso, come la nozione di sostegno e quelle contigue legittimità e fiducia, oppure la nozione di rendimento e di nuovo quelle contigue di efficace ed efficienza.

9)   &n 939g65j bsp;  - Illustrate le caratteristiche principali dell'approccio della scelta razionale (rational choice).

A differenza dell'approccio sistemico, l'approccio razionale è diventato sempre più importante nella scienza politica internazionale fino a raggiungere un seguito relativamente ampio. Si può capire sinteticamente l'approccio razionale se si parte dai suoi dai suoi assunti di base, l'individualismo e il comportamento utilitarista degli individui.

Per i sostenitori della scelta razionale non esistono collettività al di fuori degli individui che le formano. La spiegazione dell'azione sta nel comportamento di individui la cui razionalità si esprime nella consapevolmente nel massimizzare la propria utilità.

10)  - Che cosa è il neo-istituzionalismo?

Il neo-istituzionalismo è diventato relativamente prevalente nella disciplina in questi ultimi anni, sia negli Stati Uniti sia in Europa, Italia compresa.

Alla base stanno i seguenti fattori:

a.   &n 939g65j bsp;   La riaffermazione del ruolo centrale delle istituzioni, intese come un insieme di regole del gioco, routines, abitudini, procedure, stili decisionali o persino norme sociali.

b.   &n 939g65j bsp;   Una conseguente rinnovata attenzione per il dettaglio delle strutture politiche.

c.   &n 939g65j bsp;   Un ovvio collegamento con la precedente tradizione delle analisi istituzionali.

11)  - Quali distinzioni  si possono fare tra i neo-istituzionalismo?

La distinzione più utile è quella tra neo-istituzionalismo storico, sociologico e della scelta nazionale.

12)  - Quali sono le caratteristiche del neo-istituzionalismo storico, sociologico e nazionale?

Il neo-istituzionalismo storico: analisi delle istituzioni in chiave di "path dependance", ovvero di dipendenza della politica dai precedenti percorsi istituzionali.

Il neo-istituzionalismo sociologico: le istituzioni modellano la politica attraverso la costruzione e l'elaborazione del significato della vita individuale e collettiva, condizionando le percezioni e le preferenze e vincolando le aspettative e gli orientamenti.

Il neo-istituzionalismo nazionale:  sono importanti quelle istituzioni che riescono a superare le difficoltà della cooperazione collettiva. Pur mantenendo gli assunti proprie della scelta nazionale, quali il comportamento individuale finalizzato a massimizzare il raggiungimento delle proprie preferenze, questa corrente di studiosi si propone di individuare assetti istituzionali che favoriscono la cooperazione.

   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;   I.   &n 939g65j bsp;  La politica

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è la politica?

Per scoprirlo si può seguire una linea d'indagine che comincia con il rispondere ad alcune domande essenziali intorno alla politica, quali:

-   &n 939g65j bsp;    Chi sono i politici?

-   &n 939g65j bsp;    Quali sono le modalità tipiche di questa attività?

-   &n 939g65j bsp;    Esistono luoghi privilegiati della politica?

-   &n 939g65j bsp;    Quali sono i suoi obiettivi?

Le prime domande da porre sono: chi, come, dove e perché.

Nella prospettiva delineata è possibile definire "la politica" come l'insieme di attività inerenti al funzionamento della collettività umana, svolte da uno o più soggetti individuali o collettivi, caratterizzate da comando, potere e conflitto, ma anche da partecipazione, cooperazione e consenso. Alla collettività umana compete la responsabilità primaria del controllo della violenza e la distribuzione al suo interno di costi e benefici, materiali e non.

In termini sintetici si può dire che la politica riguarda la gestione della collettività responsabile dell'ordine pacifico.

2)   &n 939g65j bsp;  - Chi sono i principali attori politici?

Sono coloro che operano all'interno delle architetture del potere politico ovvero dei regimi politici. In un regime democratico questi elementi (individuali e collettivi) sono: leaders, partiti, gruppi di pressione, movimenti, elettori, ecc.. E poi tutti i processi che si svolgono all'interno della democrazia, quali elezioni, formazione e crisi dei governi, decisioni di governo e legislative, manifestazione di protesta, e altri.

3)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa distingue la politica da altre esperienze umane come l'economia, la morale, la religione?

La politica si distingue dalle altre esperienze umane in quanto esiste un luogo privilegiato, cioè un ambito ben definito all'interno del quale l'esperienza politica si colloca. E' questo spazio circoscritto, anche se variamente definito ed esteso lo troviamo di volta in volta nella tribù, nella città-stato nel regno, nell'impero, nello stato-nazione, nelle associazioni tra stati. Non che nelle altre esperienze come l'economia, la morale o la religione, la dimensione collettiva non possa essere rilevante: la vita economica è stesso racchiusa entro frontiere regionali, nazionali o di "blocco internazionale"; la vita morale o religiosa può fare riferimento a gruppi di varia natura. Ma questo aspetto appare per esse non essenziale.

"Il carattere collettivo, cioè riferibile a uno specifico ambito di svolgimento, relativamente delimitato, sembra un aspetto proprio dell'esperienza politica"

La politica non è comunque una realtà impermeabile ma esistono continue interazioni con le altre sfere della esperienza umana, quali economia, società, religione o burocrazia. Il fatto che attori economici, sociali, religiosi operano in politica e vi assumano a volte ruoli di primo piano  non significa necessariamente che tra politica ed economia, politica e società, politica e religione, non vi siano differenze. Il fatto che uno o più imprenditori acquistino un ruolo politico primario non deve far dimenticare che altri non vi riescono. Convertire le risorse economiche in risorse politiche è un'operazione che non sempre riesce. Questo vuol dire che gli scambi avvengo tra realtà distinte che hanno metro di valutazioni diverse. Le risorse prodotte in un ambito non sono automaticamente spendibili nell'altro; devono essere convertite, e questa conversione non riesce sempre allo stesso modo.

4)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per politics?

Con il termine politics ci si riferisce alla "sfera del potere", inteso come la capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui.

La natura del potere (quali ne siano le basi di legittimità, di quali risorse e strumenti si serve), la sua distribuzione e trasmissione (chi lo detenga e come avvengano i passaggi nella sua titolarità), il problema del suo esercizio e dei suoi limiti (come possa essere prevenuta l'utilizzazione arbitraria ed eccessiva da parte dei suoi  detentori): sono stati questi i temi classici al centro della riflessione della filosofia politica, prima, e della scienza politica, poi. L'architettura del potere (i regimi politici) si colloca al centro dello studio della politica.

5)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è una policy?

La politica non si esaurisce interamente negli atti e nei comportamenti che riguardano la conquista e la gestione del potere. Nella vita politica oltre al potere vi è una cospicua e variegata realtà costituiti da innumerevoli programmi d'azione, provvedimenti ed interventi proposti dagli attori politici e decisi nella sedi politiche. Gli effetti di queste azioni ricadono nella vita politica. Dunque, se da un lato la politica può essere sintetizzata nell'espressione "competizione per il potere", da un altro essa è "governo", cioè decidere per affrontare e risolvere i problemi della comunità. Se il primo lato della politica si svolge prevalentemente all'interno del "palazzo", il secondo si presenta come diretto verso l'esterno e potrebbe essere caratterizzato come il prodotto della politica stessa.

Questa seconda faccia della politica va sotto il nome complessivo di politiche pubbliche (policy - policies in inglese).

Dal punto di vista della scienza politica studiare le politiche significa, innanzitutto, analizzare i contenuti e mettere in luce la distribuzione dei costi e dei benefici che esse comportano. In un secondo luogo, significa indagare il processo di decisione nelle sue diverse fasi (dalla individuazione dei problemi alla formulazione di proposte alla decisione finale).

6)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa vuol dire polity?

Cioè la definizione dell'identità e dei confini della comunità politica.

L'importanza dei confini che definiscono la polity è di facile comprensione.  Cambiando il territorio e la comunità politica cambia anche l'ambito di vigenza dell'autorità politica, in concreto il potenziale di attuazione delle decisioni presa dagli organi centrali.

Un'altra faccia che contrassegniamo con il termine polity è quella che comprende tutti quelli aspetti della politica che riguarda la definizione della comunità politica, cioè del territorio e della popolazione che insiste su quel territorio, e le relative strutture e processi di mantenimento e cambiamento, dalla polizia alla magistratura, dalla burocrazia all'esercito, dall'amministrazione alla risoluzione dei conflitti privati, dalla difesa dei confini al mantenimento dell'ordine interno.


   &n 939g65j bsp;    II.   &n 939g65j bsp;  Democrazia, democrazie

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è una democrazia?

Il significato letterale "potere del popolo" è stato riformulato ed arricchito con la famosa espressione "potere dal popolo, del popolo e per il popolo", nel senso che il potere deriva dal popolo, appartiene al popolo, e deve essere usato per il popolo.

Schumpeter definisce democrazia, come "lo strumento istituzionale per raggiungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare".

Sartori preferisce mettere l'accento anche sull'esistenza di maggioranze e minoranze, e definisce questo regime come "un sistema etico-politico nel quale l'influenza della maggioranza è affidata al potere di minoranze concorrenti che l'assicurano attraverso il meccanismo elettorale".

2)   &n 939g65j bsp;  - Qual è la definizione minima di democrazia?

Cioè quella che indica quali sono gli aspetti essenziali ed immediatamente controllabili che consentono di stabilire una soglia a di sotto della quale un regime non possa essere considerato democratico.

Sono tutti i regimi che presentano almeno:

a.   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    suffragio universale, maschile e femminile;

b.   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    elezioni libere, competitive, ricorrenti, corrette;

c.   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; più di un partito;

d.   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    diverse e alternative fonti di informazione.

3)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono gli aspetti procedurali di una democrazia?

I diritti e le libertà possono essere ricondotti ad un insieme di regole formalizzate o procedure che caratterizzano le democrazie reali. In questo senso si parla di democrazia formale e anche di democrazia procedurale.

Infatti la procedura attraverso la quale si cerca e si attua in pratica un ordinamento sociale è considerata formale per distinguerla dal contenuto dell'ordinamento che è un elemento materiale o sostanziale.

Dunque, si tratta di "forme" che consentono e garantiscono la possibilità che certe sostanze ovvero che certe decisioni siano prese seguendo le modalità previste da quelle stesse "forme".

4)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa significa incertezza democratica?

In un regime democratico non è corretto supporre che qualsiasi decisione, qualsiasi "contenuto" decisionale possa essere assunto attraverso regole formalizzate. Questo significa che un regime democratico è quello in cui si può assumere un'ampia gamma di decisioni su molteplici temi. In questo senso vi è incertezza decisionale, ma da queste incertezza restano esclusi, innanzi tutto, il mercato e la proprietà privata che devono essere garantiti.

5)   &n 939g65j bsp;  - Come si definisce una democrazia procedurale?

"Insieme di norme e procedure che risultano da un accordo-compromesso per la risoluzione dei conflitti tra gli attori sociali, politicamente rilevanti, e gli attori istituzionali presenti nell'arena politica"

6)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono i tipi principali di democrazia?

Una prima distinzone basilare è quella tra "democrazia rappresentativa e democrazia diretta"

7)   &n 939g65j bsp;  - Qual è la distinzione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta?

Un regime si dice rappresentativo, cioè basato sulle regole e le istituzioni della rappresentanza, quando è "caratterizzato da elezioni libere, competitive, corrette, periodiche , poi, da strutture rappresentative, come il parlamento, e decisionali, come il governo". La democrazia rappresentativa non comporta una partecipazione diretta dei cittadini se non molto saltuariamente al momento del voto, che in alcuni casi non è neanche obbligatorio.

La democrazia diretta coincide, invece, con la democrazia degli antichi, ovvero delle antiche città, dove "un piccolo numero di cittadini si riunivano e decidevano sui problemi che li riguardavano". Era tuttavia un regime che oggi definiremo autoritario in quanto, di solito, un gruppo di cittadini conviveva con un numero ben più ampio di persone senza diritti, in posizione politicamente subordinata. Istituti di democrazia diretta, come i referendum, si sono mantenuti nelle attuali democrazie che rimangono in larga misura rappresentative.

8)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa sono la democrazia consensuale e la democrazia Westminster?

Lijphart ha costruito due modelli di democrazia "polari" ovvero con caratteristiche opposte cominciando con l'osservare come le democrazie essenzialmente ispirino le loro "forme" istituzionali a due principi che possono essere puri o misti, il principio maggioritario e il principio consensuale.

Sulla base del principio maggioritario, la democrazia "è un regime in cui i rappresentanti, eletti sulla base di elezioni libere, competitive e ricorrenti, raggiungono le proprie decisioni in base al principio di maggioranza". L'aspetto di fondo sta nel fatto che nelle diverse sedi decisionali la maggioranza delle preferenze debba prevalere, determinando il risultato decisionale.

Questa concezione della democrazia è criticata dai sostenitori del principio consensuale che, invece, sottolineano l'importanza della "ricerca dell'accordo, del consenso più ampio, del compromesso". In questa prospettiva la democrazia è, dunque, più tolleranza reciproca che tirannia della maggioranza.

Sulla base di questi due principi, il primo modello polare di democrazia che merge combinando le diverse dimensioni è definito modello Westminster, prendendo ispirazione dal modello inglese e dal nome del parlamentare britannico. Esso è contraddistinto da. "concentrazione del potere esecutivo in governi formati da un solo partito e maggioranze risicate; fusione dei poteri legislativo ed esecutivo e dominio del governo; sistema bipartitico con una sola dimensione rilevante; sistema elettorale maggioritario; pluralismo dei gruppi di interesse; bicameralismo asimmetrico (una camera ha poteri maggiori dell'altra), costituzione flessibile e sovranità parlamentare; assenza di controllo di costituzionalità; banca centrale controllata dall'esecutivo, assenza a ricorso a consultazioni referendarie per l'esistenza esclusiva di forme di democrazia rappresentativa".

    III.   &n 939g65j bsp;  Regimi non democratici

Regime tradizionale

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Oligarchia competitiva

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime sultanistico

Totalitarismo

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; di destra

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; di sinistra

Regime militare

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Tirannia militare

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Oligarchia militare (militari moderatori, militari guardiani, militari governanti)

Autoritarismo

Regime civile-militare

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime burocratico-militare

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime corporativo

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime esercito-partito

Regime civile

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime nazionalista di mobilitazione

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime comunista di mobilitazione

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime fascista di mobilitazione

-   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Regime di mobilitazione a base religiosa

Pseudo-democrazie

Regimi di transizione

Democrazia protetta

Democrazia elettorale

1)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono i modelli di regimi autoritari?

Sono modelli di regimi autoritari:

-   &n 939g65j bsp;    Regime militare (tirannia militare, oligarchia militare);

-   &n 939g65j bsp;    Regime civile-militare (burocratico-militare, corporativo, esercito-governanti);

-   &n 939g65j bsp;    Regime civile (nazionalista di mob., comunista di mob., fascista di mob., di mobilitazione a base religiosa);

-   &n 939g65j bsp;    Pseudo-democrazie.

2)   &n 939g65j bsp;  - Come si definisce un regime autoritario?

Autoritario è un "sistema politico con pluralismo politico limitato e non responsabile, senza una elaborata ideologia-guida, ma con mentalità caratteristiche, senza mobilitazione politica estesa o intensa, tranne che in alcuni  momenti del suo sviluppo, e con un leader o talora con un piccolo gruppo che esercita il potere entro limiti formalmente mal definiti ma in realtà abbastanza prevedibili".

La nozione di pluralismo limitato ci rimanda la concetto di coalizione dominante, che va inteso come " l'insieme dei gruppi politicamente attivi che sostengono il regime nella sua fase d'instaurazione e nei periodi successivi ovvero la base sociale del regime". In senso stretto l'elites che partecipa alla gestione governativa del regime stesso in quanto occupano posizioni di comando nelle strutture-chiave del regime (esercito, burocrazia o parte di essa, eventuale partito unico, la Chiesa, gruppi industriali o finanziari, i proprietari terrieri).

3)   &n 939g65j bsp;  - Come definire un regime totalitario?

Un regime totalitario è contraddistinto da:

a)   &n 939g65j bsp;  assenza di pluralismo ovvero monismo, caratterizzato dal ruolo preminente del partito unico, una struttura burocratica gerarchizzata, e completa subordinazione di tutti gli altri possibili attori (dai militari, alla burocrazia, alla Chiesa) al partito unico, che quindi occupa una posizione veramente centrale e determinante;

b)   &n 939g65j bsp;  presenza di una ideologia articolata e ben definita, finalizzata alla legittimazione e al mantenimento del regime e di dare contenuto alle politiche di mobilitazione e alle stesse politiche sostantive;

c)   &n 939g65j bsp;  presenza di una mobilitazione alta e continua sostenuta dalla ideologia e dalle organizzazioni partitiche e sindacali, anche esse subordinate al partito;

d)   &n 939g65j bsp;  un piccolo gruppo o un leader al vertice del partito unico;

e)   &n 939g65j bsp;  limiti non prevedibile al poter del leader e alla comminazione di sanzioni.

A questi elementi di base possono aggiungere alcune precisazioni. Innanzi tutto, l'ideologia totalitaria "è in nucleo progettuale di trasformazione totale della realtà sociale".

4)   &n 939g65j bsp;  - Definite un regime tradizionale.

Tipici regimi tradizionali rimangono alcuni casi, quali l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti. La loro legittimazione si intende bene se si pensa al ruolo di istituzioni come la monarchia o al patrimonialismo di cui parla Weber.

5)   &n 939g65j bsp;  - Definite un regime sultanistico.

Si tratta di regime basato sul "poter personale del sovrano che tiene legati i suoi collaboratori in un rapporto fatto di paure e di ricompense". Vi è, dunque, un uso del potere in forme particolaristiche e per fini essenzialmente privato. In questo regime l'esercito e la polizia svolge un ruolo centrale.

6)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa caratterizza un regime militare?

Il regime militare è un regime di tipo autoritario. Tale assetto politico, di solito, nasce da un colpo di stato, oppure da un semplice intervento che non configura neanche la meccanica del golpe. I militari, o più spesso un settore delle forze armate o, ancora, ufficiali di più alto grado costituiscono il più importante attore del regime.

in quanto ad ideologia, di solito, si è fatto appello a principi o valori quali l'interesse nazionale, la sicurezza, l'ordine ovvero alla necessità di una razionalizzazione tecnocratica che eliminasse sprechi, corruzioni, ingiustizie macroscopiche.

7)   &n 939g65j bsp;  - Che differenze vi sono tra tirannie militari e le cleptocrazie?

Si parla di tirannie militari quei regimi in cui "manca la presenza di un leader militare in posizione nettamente preminente rispetto al corpo ufficiali". Alcuni regimi in cui il "tiranno" domina l'esercito e governa in maniera personalistica sono etichettati come cleptocrazie, per indicare la commistione di personalismo e corruzione che li caratterizza.

8)   &n 939g65j bsp;  - Come definire un'oligarchia militare?

Un'oligarchia militare è caratterizzata da "un gruppo più o meno ampio di militari, con o senza un primis inter pares, prima coinvolti nel golpe e, poi, nel regime". In base al grado di penetrazione nelle strutture politiche, sociali e economiche, è possibile differenziali in :

-   &n 939g65j bsp;    militari moderatori (hanno un potere di veto);

-   &n 939g65j bsp;    militari guardiani (controllano direttamente il governo  - regimi militari veri e propri);

-   &n 939g65j bsp;    militari governati (il controllo e la penetrazione militare di tutte le strutture politiche, burocratiche, economiche sono più profonde). In questi regimi maggiore e la repressione e più alta la probabilità di persistenza. In essi talora di tenta, con risultati quasi sempre fallimentari, la formazione di un forte partito di massa. quando il tentativo ha successo e il partito raggiunge un ruolo relativamente autonomo si è nell'ambito dei regimi esercito-partito.

9)   &n 939g65j bsp;  - Come si definisce un regime civile-militare?

Tali regimi sono fondati su una "alleanza tra militari, più o meno professionalizzati, e civili, siano essi burocrati, politici di professione, tecnocrati, rappresentati della borghesia industriale e finanziaria".

10)  - Come si definisce un regime burocratico-militare?

Sono quei regimi civili-militari caratterizzati da "una coalizione dominata da ufficiali e burocrati". Non vi è un partito di massa con ruolo dominante. Frequentemente questi regimi sono stati instaurati in sistemi in cui erano già scomparse le istituzioni democratico-liberali, ma nei quali non vi era ancora consolidato un sistema partitico capace di dar vita a governi stabili.

11)  - Come si definisce un regime corporativo?

Sono quei regimi civili-militari caratterizzati da "un'ideologia" più che alla coalizione dominante che sta alla base e che è sempre costituita dalla oligarchia civili-militari.

A livello ideologico aderisce ad una scelta corporativa, fondata sull'idea della rappresentanza sulla base delle unità economiche e/o sociali di appartenenza.

12)  - Che cosa distingue un corporativismo includente da uno escludente?

Nel primo caso l'obiettivo dei governati è mantenere un equilibrio stato-società garantito da politiche dirette ad "includere gruppi operai importati" nel nuovo assetto politico-economico. Nel secondo caso, invece, l'obiettivo è "l'esclusione raggiunta per mezzo di coercizione, smobilitazione e ristrutturazione dei gruppi operai più importati".

13)  - Che cosa è il populismo in America Latina?

Si tratta della traduzione politica "dell'enorme processo di mobilitazione che investe settori della popolazione prima non partecipanti e, comunque, attivi politicamente". I movimenti, e i partiti, populisti sono anche contraddistinti dalla presenza di un leader carismatico e da un rapporto diretto tra quel leader e le masse.

Il populismo va inquadrato nell'ambito di fenomeni di profonda trasformazione socio-economica.

14)  - Come caratterizzare i regimi esercito-partito?

Si tratta di regimi civile-militari  nei quali "gli attori principali sono l'esercito e il partito", due strutture parallele in simbiosi: gli stessi leaders  possono occupare ruoli diversi nell'una e nell'altra struttura. Di solito, l'esercito è il partner più importate e forte della colazione e riesce ad esercitare un controllo sul partito, una struttura di massa che svolge compiti di mobilitazione, integrazione, controllo della popolazione.

15)  - Come definire un regime civile?

I regimi civili sono regimi di mobilitazione, nei quali "la caratteristica di limitata mobilitazione dei regimi autoritari si attenua così che diventano, per questo importate aspetto, un modello limite di autoritarismo che più si avvicina al totalitarismo".

I diversi regimi civili sono accomunati soprattutto dal ruolo preminente del partito unico o egemonico, che può anche convivere con altri partiti minori senza che vi sia un'effettiva competizione.

16)  - Che cosa caratterizza un regime nazionalista di mobilitazione?

E' un modello di regime civile che "nasce dalla lotta per l'indipendenza nazionale diretta da un'elite locale, molto spesso da un leader carismatico, il quale fa del partito il veicolo di mobilitazione dal basso". In questi regimi i militari hanno un ruolo secondario e accettano sostanzialmente il controllo delle élites nazionaliste civili.

La grande maggioranza dei casi ascrivibili a questo modello fanno parte del continente africano. Di solito, questi regimi vengono instaurati negli anni sessanta a seguito della decolonizzazione, e l'ideologia nazionalista e socialista rimane centrale o, comunque, importante.

17)  - Che cosa caratterizza un regime comunista di mobilitazione?

E' un modello di regime civile che "nasce in un contesto socio-economico relativamente sviluppato e al cui centro della coalizione dominante sta un partito unico, con un'articolazione strutturale molto approfondita e con notevole capacità di controllo della società".

Questo aspetto ha fatto parlare di stato-partito, ad indicare il parallelismo e la sovrapposizione che si crea tra le strutture del regime e quelle del partito. Si tratta di un modello di regime autoritario molto vicino al genus totalitario, la cui complessità sociale  o altri aspetti etico-economici fanno sì che accanto al partito con tendenze totalitarie abbiano un proprio ruolo altri gruppi di diversi settori pubblici, burocratici e industriali, o anche l'esercito.

18)  - Che cosa caratterizza un regime fascista di mobilitazione?

E' un modello di regime civile. L'unico caso è quello italiano (1922-1943). L'attore principale è costituito da "un leader principale strettamente legato a un partito con tendenze totalitarie, articolato e strutturalmente differenziato che preesiste all'instaurazione del regime ed è il principale protagonista del processo instaurativo."

Nelle fasi successive di consolidamento le strutture del regime tendono ad autonomizzarsi dagli altri gruppi socio-economici che l'appoggiano e che, in buona misura, ne hanno determinato il successo durante l'instaurazione. Tali gruppi sono costituiti da istituzioni tradizionali come la monarchia, l'esercito, la Chiesa (in posizione ambigua di cooperazione-conflitto), ovvero da gruppi sociali quali i proprietari terrieri, la grande industria, ma anche la piccola classe media.

19)  - Che cosa è un regime di transizione?

I regimi di transizione sono quei regimi che "si trovano a metà strada tra l'autoritarismo e la democrazia", cioè regimi che da un certo tempo in poi non sono più completamente autoritari o tradizionali, ma non sono ancora pienamente entrati nel genus democratico.

Regimi di transizione sono, dunque, tutti i regimi preceduti da un'esperienza autoritaria o tradizionale, cui faccia seguito un inizio di apertura, liberalizzazione e parziale rottura della limitazione del pluralismo.

20)  - Che cosa è una democrazia protetta?

Sono quei regimi che "non presentano tutte le caratteristiche richieste dalla definizione minima di democrazia". In buona sostanza il regime in questione ha tutti gli aspetti che almeno formalmente lo farebbero rientrare tra le democrazie, ma che è anche controllato dagli apparati militari o da forze esterne al paese che condizionano il regime o, comunque, vi sono leggi ovvero norme non scritte che ne limitano la competizione.

21)  - Che cosa caratterizza una democrazia elettorale?

Si parla di democrazia elettorale quando "i diritti civili non sono ben garantiti e la stessa informazione è condizionata da situazioni di monopolio", con la conseguenza di escludere parti della popolazione dall'uso effettivo dei propri diritti. In sintesi non vi è un'effettiva opposizione in quanto un solo partito domina la scena elettorale.

22)  - Che cosa è una pseudo-democrazia?

Non si tratta di un modello intermedio di regime democratico ma semplicemente di "casi di regimi autoritari che presentano le forme esteriori del regime democratico", quali costituzioni che garantiscono i diritti ed elezioni, ma ad esse non corrisponde alcuna realtà neanche parzialmente democratica. Qualunque forma di competizione è assente.

23)  - Quali sono gli aspetti  essenziali e le cause di una crisi autoritaria?

I principali processi della dinamica autoritaria sono; l'instaurazione, il consolidamento e la crisi.

La crisi autoritaria può giungere dopo il processo instaurativo, ovvero a distanza di molti anni,  e mostra il fallimento del consolidamento.

L'ipotesi centrale da cui può partire è che si hanno le condizioni per la crisi autoritaria "quando la coalizione dominante alla base del regime si incrina" e successivamente si rompe. In altre parole, quando viene meno il patto che è alla base del regime autoritario.

Per meglio comprendere le cause di una crisi autoritaria occorre distinguere se il regime si è consolidato o meno. Nel caso di consolidamento occorre guardare a fattori di lungo periodo e addizionalmente agli aspetti di breve e medio periodo. In base a ciò è possibile formulare tre ipotesi.

La prima ipotesi: se intervengono trasformazioni nella struttura, nella consistenza, nella scelta e preferenze dei gruppi sociali che tendono a modificare la coalizione.

La seconda ipotesi: uscita dalla colazione di alcuni attori  che diventeranno attori attivi e passivi del regime; e/o tensioni interne, conflitti e domande di adattamento del regime stesso.

La terza ipotesi: trasformazioni socio-economiche che possono dare maggiore risorse a nuovi attori, esclusi dalla coalizione dominante, che possono mobilitarsi contro il regime.

Nel quadro di queste ipotesi, la rottura ovvero la graduale, progressiva erosione della coalizione dominante può essere dovuta a tre fenomeni.

-   &n 939g65j bsp;    Il primo fenomeno riguarda l'emergere di divisioni all'interno delle forze armate semplicemente a causa di lotte personalistiche di potere, a un avvicendamento di leadership, a differenze ideologiche o di obiettivi emersi all'interno dell'istituzione militare.

-   &n 939g65j bsp;    Il secondo fenomeno riguarda le divisione tra le forze armate, nel loro complesso, e gli attori civili della coalizione: ad esempio, quando le prime vogliono affermare il proprio dominio all'interno della coalizione; oppure quando le politiche dei civili diventano inaccettabili per i militari in quanto non riescono a raggiungere  i fini di ordine e stabilità volute dalle stesse F.A.; o ancora quando quegli obiettivi sembrano raggiunti e i militari non sono più disposti a sopportare o far sopportare i costi economici e umani di quelle politiche. 

-   &n 939g65j bsp;    Il terzo fenomeno riguarda il distacco delle èlites civili dalla coalizione dominante in quanto risultano fallimentari le politiche varate dal regime, sopratutte le politiche economiche, oppure quando sembra maturato il momento per altre politiche che prescindano dal condizionamento, talora di tipo troppo nazionalistico, dei militari stessi.

Non si dimentichi, inoltre, la straordinaria rilevanza che può avere il fattore internazionale come variabile interveniente decisiva per spiegare sia una crisi che il crollo di un regime.

24)  - Come spiegare l'erosione della coalizione dominante?

Si ha l'erosione della coalizione dominante quando vengono meno quei fattori (economici, ideologici, di leadership, ecc,) che tengono unito il regime autoritario e che sono alla base della sua esistenza.

25)  - Quali sono le manifestazioni-reazioni ricorrenti della crisi autoritaria?

La risposta nel tentare di superare la crisi va in due direzioni, talora anche contemporaneamente: proseguire nella repressione della società civile e, al tempo stesso, operare in aperture democratiche, che risulteranno solo apparenti e di facciata.

26)  - Chiarite il potenziale ruolo di un leader nel passaggio a un regime democratico.

Il leader deve essere abile:

-   &n 939g65j bsp;    a coagulare intorno a sé i gruppi di indecisi o  indifferenti;

-   &n 939g65j bsp;    a modificare i rapporti di forza esistenti nell'arena politica che prefiguri la possibilità di un'alternativa politica senza la quale la crisi potrebbe durare indefinitamente;

-   &n 939g65j bsp;    a non impaurire gli appartenenti alla precedente coalizione dominante, soprattutto i militari che devono invece vedere tutti gli svantaggi del rimanere al governo, in termini di più profonde divisioni dell'organizzazione, e di tutti i vantaggi del ritorno in caserma in termini di minori responsabilità politiche e magari di un accresciuto prestigio sociale.

27)  - Chiarite il potenziale ruolo di un evento acceleratore nel passaggio a un regime democratico.

L'evento acceleratore è un qualsiasi accadimento di ordine interno o internazionale in grado di pilotare la trasformazione da un regime autoritario ad uno democratico. In buona sostanza l'evento acceleratore determina il crollo del regime quando ha creato una alternativa capace di camminare sulle proprie gambe, in particolar modo grazie all'iniziativa di un gruppo di attori  o di un solo attore dotati di risorse tali da superare qualunque difesa residua del regime autoritario.


   IV.   &n 939g65j bsp;  Democrazia e mutamenti

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è una crisi democratica?

Vi è crisi democratica quando insorgono limiti e condizionamenti alla precedente espressione dei diritti politici e civili ovvero quando si ha limitazione della competizione politica e/o della potenziale partecipazione in quanto si è incrinato e/o rotto il compromesso che è alla base.

2)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è un crollo democratico?

Crisi non è, in ogni caso, crollo o caduta e mutamento del regime in direzione democratica ovvero autoritaria.

Si ha "crollo quando i caratteri fondamentali del regime saltano e una diversa democrazia o un regime autoritario vengono instaurati" con modalità discontinue, cioè a seguito di colpo di stato, una guerra, anche civile, un'invasione esterna, e così via.

3)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa vuol dire crisi della democrazia e crisi nella democrazia?

Crisi della democrazia "è l'insieme di fenomeni che alterano il funzionamento dei meccanismi tipici di quel regime". La crisi della democrazia riguarda casi come la Germania di Weimar, l'unica democrazia di massa europea che subisce una crisi della democrazia e un successivo crollo.

In altri casi, come nella stessa Inghilterra all'inizio degli anni trenta vi è crisi, ma nella democrazia e assenza di crollo.

La crisi nella democrazia  ha almeno due significati rilevanti:

-   &n 939g65j bsp;    cattivo funzionamento di alcune strutture o meccanismi cruciali del regime (ad es. crisi governative) o anche nei rapporti legislativo/esecutivo o in altre strutture proprie del regime;

-   &n 939g65j bsp;    distacco o cattivo funzionamento dei rapporti società-partiti o gruppi-strutture del regime democratico, quando domande espresse dalla società civile non si traducono o non possono tradursi, per motivi diversi, in decisioni assunte dal regime.

4)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa caratterizza lo svolgimento della crisi democratica?

Il verificarsi di alcuni fenomeni, quali "conflitti sostanziali, profonde trasformazioni socio-economiche o anche una crisi economica, più o meno prolungata, o solo la persistente difficoltà a risolvere problemi sostantivi" ai quali particolari attori attribuiscono grande rilevo, portano ad un inasprimento della lotta politica a livello di èlite e maggiore fluidità nei legami tra partiti, i sindacati e altre associazioni di interesse di parte, e la società civile, dall'altra.

Sono manifestazioni nella prima fase della crisi:



-   &n 939g65j bsp;    la crescita della radicalizzazione (aumento della distanza tra le posizioni reciproche di partiti, sindacati e associazioni su aspetti concreti;

-   &n 939g65j bsp;    la frammentazione e/o frazionalizzazione partitica (aumento dei partiti presenti nell'arena politica/ divisioni interne nei partiti);

-   &n 939g65j bsp;    l'instabilità governativa (aumento della frequenza di crisi di governo).

Se le manifestazioni di cui sopra si inaspriscono, diventa molto più difficile, se non impossibile, giungere a decisioni sia a livello governativo che parlamentare (inefficacia decisionale); parimente problematico sarà eseguire le decisioni faticosamente prese (ineffettività); aumentano di numero e di importanza gli attori di èlite e di massa che diventano neutrali rispetto al regime e, soprattutto quelli che cominciano a opporvisi attivamente e in modo radicale in quanto non lo sostengono e anzi lo rifiutano (cioè lo ritengono illegittimo).

5)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è il circolo vizioso della crisi ?

Il crescere dell'inefficacia decisionale, dell'ineffettività e dell'illegittimità del regime democratico può condurre ad "un circolo vizioso", che conduce all'ulteriore approfondimento della crisi.

Più esattamente, l'inefficacia decisionale, l'ineffettività e la maggiore illegittimità contribuiscono a inasprire ulteriormente il conflitto politico e, quindi, all'approfondimento della radicalizzazione e degli altri fenomeni di cui sopra.

6)   &n 939g65j bsp;  - Come si caratterizza la seconda fase della crisi ?

Se i tentativi di recupero non hanno successo  o se, alternativamente, non ve ne sono, allora il circolo vizioso continua la sua azione e la crisi democratica entra nella seconda fase, che pone le condizioni di base per il crollo del regime.

In questa fase se, contemporaneamente:

-   &n 939g65j bsp;    la radicalizzazione si spinge fino al punto di distruggere il centro politico sia in termine di strutture partitiche sia di posizioni di compromesso;

-   &n 939g65j bsp;    vi è un crescente violenza;

-   &n 939g65j bsp;    si ha una crescita di politicizzazione dei poteri neutrali,

allora si hanno le condizioni di base che conducono al crollo del regime.

7)   &n 939g65j bsp;  - A quali casi si applica lo schema tratteggiato ?

Può considerarsi valido per tutti i casi di crollo democratico degli anni venti e trenta in Europa Occidentale e, in particolare, per Germania e Italia. Però occorre sottolineare che in quei casi si incontra un fenomeno di radicalizzazione che vede l'indebolimento o la sparizione del centro moderato in termini di posizioni parlamentari e partiti anche a livello di massa; si ha violenza e politicizzazione di poteri neutrali (anche nel senso di consentire azioni nell'ambito dell'arena coercitiva a gruppi paramilitari), ma non intervento militare diretto; il rovesciamento avviene attraverso una tattica ambigua, legale e illegale al tempo stesso, da parte di un forte movimento totalitario; si forma e prende il potere in questo modo un partito antiregime con leaders carismatici.

8)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa caratterizza le crisi con crollo o senza crollo? Come spiegarle ?

Una parte della spiegazione delle crisi, con crollo o senza crollo, è indubbiamente collegata al problema del mancato consolidamento democratico. Ma anche così resta da spiegare perché vi sia stato quel mancato consolidamento o quelle crisi accompagnate da crollo ovvero come mai a partire da regimi politici simili in alcuni paesi si abbia il passaggio con successo a democrazie di massa, mentre il altri casi vi sia crisi, crollo e instaurazione di regimi non democratici. Alcuni fattori fanno riferimenti a:

-   &n 939g65j bsp;    trasformazioni culturali tali che il senso dell'autorità, ai diversi livelli, ne esce indebolito;

-   &n 939g65j bsp;    mutamenti sociali profondi nella direzione di una complessità maggiore e di una crescente frammentazione degli interessi da parte di quei gruppi per i quali era più facile organizzarsi e mobilitarsi.

Queste spiegazioni si possono considerare relativamente soddisfacenti rispetto alla domanda "perché crisi", non lo sono affatto rispetto alla domanda "perché crisi senza crollo".

A questo proposito si richiamo i seguenti fattori che rendono più improbabile il crollo:

-   &n 939g65j bsp;    il grado di consolidamento raggiunto dalle istituzioni democratiche (partiti, sindacati, strutture d'autorità);

-   &n 939g65j bsp;    il controllo delle risorse pubbliche da parte delle diverse agenzie governative e l'enorme espansione dei gruppi sociali il cui reddito o altri benefici collaterali dipendono dal regime democratico;

-   &n 939g65j bsp;    l'assenza di alternative politiche anti o non democratiche: l'insoddisfazione al massimo prende la forma di lotta per l'allargamento dei ditti civili ovvero si trasforma in passività, distacco della politica;

-   &n 939g65j bsp;    la situazione internazionale, nell'Europa Occidentale è caratterizzata da legami con gli Stati Uniti attraverso la NATO e tra gli stessi paesi europei con la CEE.

9)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa sono transizione, liberalizzazione e instaurazione democratica ?

La dinamica di un regime democratico è racchiusa in cinque diversi processi: transizione, instaurazione, consolidamento, stabilità, crisi.

Con il termine transizione si intende "il periodo ambiguo ed intermedio in cui il regime ha abbandonato alcuni caratteri determinanti del precedente assetto istituzionale senza aver acquisito tutti i caratteri del nuovo regime che sarà instaurato".

Per liberalizzazione democratica si intende "il processo di concessione dall'alto di maggiori diritti politici e civili", mai ampi e completi, ma tali da consentire l'organizzazione controllata della società civile a livello sia di èlite sia di massa. Si può considerare un ibrido istituzionale che dovrebbe consentire di superare la crisi del regime autoritario allargandone la base di sostegno sociale, senza "civilizzarlo" completamente.

Con instaurazione democratica vera e propria si intende "un processo diverso, alternativo o eventualmente successivo alla liberalizzazione". Tale processo comporta un allargamento completo e un riconoscimento reale dei diritti civili e politici; la civilizzazione completa della società, cioè il ritorno dei militari nelle caserme con la loro neutralità politica e subordinazione ai poteri civili liberamente eletti; l'emergere di un sistema partitico e di organizzazioni collettive di interessi, ecc.. L'instaurazione democratica è completata quando termina la costruzione delle principali strutture del regime.

10)  - Quali sono gli elementi centrali dell'instaurazione democratica ?

L'elemento centrale dell'instaurazione è quello che riguarda gli attori. E' opportuno distinguere subito tra:

-   &n 939g65j bsp;    attori interni al precedente regime non democratico, cioè sostenitori dello stesso;

-   &n 939g65j bsp;    attori esterni ad esso, tra i quali vi possono essere attori internazionali.

E' possibile che la transizione (e la caduta del precedente regime) sia provocata da attori esterni, ma l'instaurazione abbia come protagonisti attori interni ovvero in parte gli uni e in parte gli altri.

Il fattore internazionale conta anche in quanto può avere effetto sugli attori interni al regime autoritario preesistente spingendoli ad iniziare la transizione e, poi, eventualmente, l'instaurazione.

Gli attori istituzionali interni sono l'esercito, l'èlite di governo, l'alta burocrazia del regime autoritario e, più in generale, le forze politiche autoritarie che per diversi motivi sono indotte ad intraprendere e cercare di pilotare la instaurazione.

11)  - Militari e instaurazione democratica : quali aspetti da sottolineare?

Quale che ne sia il ruolo nell'instaurazione la posizione dei militari è rilevante in questo processo per motivi facilmente comprensivi: i militari detengono il monopolio dell'arena coercitiva.

12)  - Che cosa è la coalizione fondante un regime democratico?

Un altro elemento centrale per il processo di instaurazione è la formazione della coalizione fondante il regime. Tale coalizione "scaturisce dall'incontro degli interessi diversi e dalle scelte simili dei diversi attori politici" durante la transizione.

L'instaurazione ha tanto maggiori probabilità di successo, e parallelamente crescono le possibilità di consolidamento, quanto più ampia è la coalizione fondante.

13)  - Qual è il ruolo dell'èlite nell'instaurazione?

Le élites svolgono un ruolo centrale: quelle del vecchio regime, quelle prima dell'opposizione, e le nuove èlites che fanno il loro ingresso nella arena politica. Il gioco è dunque ristretto nelle mani di pochi leaders le cui scelte contano enormemente per il futuro del paese. Spesso nella fase della transazione e quella iniziale dell'instaurazione o nella fase successiva vi è un grado, più o meno esteso ed inteso, di partecipazione di massa. La partecipazione di massa significa la possibilità di mettere in campo risorse di pressione e influenza che saranno usate dagli attori di èlites nel confronto-scontro che, latente o manifesto, si mantiene durante l'instaurazione anche a dispetto di accordi già in essere.

14)  - Che vuol dire continuità/discontinuità rispetto al regime non democratico precedente?

Riguarda il problema delle epurazioni soprattutto ai livelli più alti del corpo amministrativo e giudiziario, ma anche degli stessi apparati repressivi quali i servizi segreti o la polizia o, ancora, dei militari. L'intento è ovviamente collocare nei ruoli chiave del regime personale maggiormente leale verso il nuovo assetto istituzionale. Il problema in primo piano è quello della legittimazione del regime. E' un problema particolarmente spinoso: da una parte, una maggiore continuità può rendere più facile e indolore l'accettazione del nuovo regime da parte di tutto il personale presente anche nel precedente quadro istituzionale; dall'altra parte, una maggiore discontinuità rende più facilmente legittime le nuove istituzioni per gli strati sociali legati alla ex opposizione e, comunque, esclusi dal regime precedente. La soluzione preferita è molto spesso, una non-soluzione, ovvero un contemperamento delle due esigenze oppure il mantenimento della continuità. La discontinuità è più rara e si trova ovviamente solo in caso di cambiamento con forti rotture rispetto al passato.

15)  - Illustrate le relazioni tra una precedente politica di massa e il nuovo regime democratico.

Ove una precedente esperienza di  politica democratica di massa fosse stata consistente e duratura, la nuova instaurazione dovrebbe essere chiamata ridemocratrizzazione ( es. Germania negli anni venti, Spagna anni trenta, Italia nei primi anni venti: liberal-democrazia di massa caratterizzata da libertà civili, suffragio universale maschile, partiti di massa, sindacati ed altre associazioni). Tale esperienza influisce sul nuovo assetto democratico attraverso meccanismi di trasmissione della cosiddetta "memoria storica", ovvero meccanismi di socializzazione politica tradottisi in continuità nella leadership partitica, nell'organizzazione dei partiti, nelle aree di forza elettorale; o, ancora, nella continuità di tutte le altre organizzazioni collettive che contraddistinguono le democrazie di massa.

16)  - Cosa conta del regime autoritario precedente per il nuovo regime democratico?

L'influenza e l'importanza del tipo di regime non democratico precedente sono ovvie. Nel caso di un precedente regime autoritario, le due variabili rilevanti e tra loro connesse sono:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; il grado in cui un regime autoritario mobilita, organizza, controlla la società civile e le forme manipolate di partecipazione;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;  il grado in cui il regime riesce a disarticolare la stessa struttura sociale e a distruggere precedenti identificazioni sociali e politiche.

Riguarda a quest'ultimo elemento il regime  autoritario raggiunge tale risultato sia per mezzo di strutture di mobilitazione totalizzanti, come il partito unico, sia attraverso una sistematica, organizzata opera di repressione e distruzione degli oppositori, attivi e passivi, reali o potenziali. Questo elemento diventa successivamente rilevante per l'instaurazione perché rende più difficili, lente, problematiche sia l'attivazione della società civile, nel vuoto che si crea all'indomani del crollo autoritario, sia la creazione di nuove identità sociali e politiche. Può lasciare, in altre parole, per un tempo più o meno lungo una società civile debole, poco organizzata, poco solidale e poco coesa.

Si deve considerare anche il grado di organizzazione dell'opposizione durante il regime autoritario. Un'opposizione democratica più o meno organizzata e presente nell'ultima fase autoritaria costituisce un'enorme differenza per l'instaurazione. Quando esiste ed è organizzata, i partiti che formano l'opposizione potranno immediatamente occupare lo spazio politico creato dalla liberalizzazione propria delle fasi iniziali di transizione ed instaurazione.

17)  - Che cosa è il consolidamento democratico?

Il consolidamento democratico è " il processo di definizione nei suoi caratteri essenziali e di adattamento in quelli secondari delle diverse strutture e norme democratiche, innescato anche dal trascorrere del tempo". Il tempo può portare a crisi, rotture, cambiamento, ma se vi è definizione-adattamento si ha consolidamento.

18)  - Quali sono gli aspetti ricorrenti del consolidamento democratico?

Il consolidamento è un processo composito e variegato. Può specificarsi, nella fissazione di prassi, di comportamenti politici ripetuti nel tempo; può consistere anche in un'ulteriore articolazione delle diverse strutture democratiche; può essere caratterizzato da adattamento progressivo delle istituzioni alle realtà in cambiamento nei limiti della Carta costituzionale e delle altre leggi fondamentali dell'ordinamento democratico di un dato paese. In altri termini, il processo può svolgersi secondo modalità molto diverse. Tuttavia, resta contraddistinto da due sub-processi di fondo, la legittimazione e l'ancoraggio.

19)  - Che cosa sostiene la teoria dell'ancoraggio?

L'altra dimensione del consolidamento riguarda l'emergere e lo sviluppo delle ancore, "cioè delle strutture istituzionali che sono il cuore di questo processo in quanto consentono di giungere a un qualche risultato anche in presenza di una legittimità ridotta". La teoria dell'ancoraggio mostra l'esistenza e l'azione di quattro ancore nel processo di consolidamento:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; le organizzazioni partitiche, ma anche in qualche modo il sistema partitico che lascia poco spazio per le trasformazioni e cambiamenti sostanziali;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; il condizionamento da parte dei partiti delle associazioni di interesse;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; i rapporti clientelari che garantiscono l'erogazione delle risorse pubbliche su base personalistica;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; assetti neo-corporativi che attraverso accordi triangolari (imprenditori-governo-sindacati) e il controllo degli affiliati da parte delle associazioni consentono anch'essi la stabilizzazione del regime democratico.

L'ipotesi centrale della teoria dell'ancoraggio è che "quanto minore è la legittimità goduta da un certo assetto democratico tanto più forti e sviluppate devono essere una o più ancore".

20)  - Che cosa è la stabilità?

Con questo termine si intende "la ragionevolmente prevedibile capacità di durata del regime democratico".

21)  - Che cosa vuol dire qualità democratica?

Se la qualità democratica viene misurata assumendo i diritti (civili, politici e sociali) come criteri decisivi, la transizione da democrazie a bassa qualità a democrazie a qualità più alta in cui il cittadino è meglio protetto e garantito è un'altra delle importati forme di transizioni che meritano particolare attenzione e possono influire enormemente su forme e caratteri delle nostre esistenze.

22)  - Illustrate il problema che sta dietro la nozione di "democrazia delegata".

Il termine viene usato, secondo O'Donnell, per intendere "quelle democrazie in cui le funzioni reali di rappresentanza sono nelle mani di élites" e in cui non esiste una sfera pubblica o una qualche possibilità di controllo reale e responsabilità politiche di quelle élites governanti e delegate a tale funzione.


   &n 939g65j bsp;   V.   &n 939g65j bsp;  Partecipazione politica e movimenti sociali

1)   &n 939g65j bsp;  - Come si definisce la partecipazione politica?

La partecipazione politica è stata definita come "il coinvolgimento dell'individuo nel sistema politico a vari livelli di attività, dal disinteresse totale alla titolarità di una carica pubblica". In una concezione più limitata, essa comprende quei comportamenti dei cittadini orientati ad influenzare il processo politico.

2)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono le principali forme convenzionali di partecipazione politica?

Le forme convenzionali di partecipazione politica, graduate in relazione all'impegno richiesto, sono le seguenti:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; esporsi a sollecitazioni politiche;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; votare;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; avviare una discussione politica;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; cercare di convincere un altro a votare in un certo modo;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; portare un distintivo politico, avere contatti con un funzionario o dirigente politico, versare offerte in denaro ad un partito o ad un candidato;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; assistere a un comizio o ad una assemblea politica;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; diventare membro attivo di un partito politico;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; partecipare a riunioni in cui si prendono decisioni politiche;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; sollecitare contributi in denaro per cause politiche;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; candidarsi a cariche elettive;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; occupare cariche politiche o di partito.

3)   &n 939g65j bsp;  - Secondo la ricerca sulla partecipazione politica negli anni cinquanta essa era limitata e selettiva. Chi partecipava di più e perché?

Ricerche effettuate nello stesso periodo hanno confermato che le democrazie funzionano ad un tasso di partecipazione molto basso e che le attività politiche riguardavano un numero ridotto di cittadini. Studi di settore hanno evidenziato hanno distinti:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; cittadini totalmente passivi, il 22% del campione;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; cittadini che si limitano a votare, il 21%;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; "localisti", che si limitano solo alle questioni locali, il 20%;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; "parrocchiali", che si interessano solo delle questioni che li toccano direttamente, il 4%;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; "contendenti", che si mobilitano su specifiche campagne, il 15%;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; "attivisti globali", interessati a tutto l'arco delle questioni politiche, il 18%.

In generale, tanto più alto è il livello sociale di un individuo, tanto più egli tende a partecipare. In questa direzione andavano i risultati della prima ricerca sulla partecipazione negli Stati Uniti, poi confermata in un analisi comparata di sette nazioni.

4)   &n 939g65j bsp;  - Perché la partecipazione rischierebbe di rafforzare la diseguaglianza?

L'elevato status socio-economico aumenta i livelli di partecipazione perché aumenta la fiducia nella propria efficacia politica. Il sociologo francese Pierre Bourdieu ha parlato a questo proposito di un sentimento di avere il "diritto alla parola", sentimento che è strettamente collegato alla posizione sociale.

L'uguaglianza politica è dunque, almeno in parte, un'utopia.

5)   &n 939g65j bsp;  - Cosa osservano Barnes e Kaase nella loro ricerca a proposito delle forme "nuove" di partecipazione?

A partire dagli anni settanta, nelle democrazie occidentali, gruppi sempre più ampi di cittadini sono disponibili a fare ricorso a forme d'azione caratterizzate dalla loro non-convenzionalità per presentare le loro domande al sistema politico (Nuove forme di partecipazione: scrivere a un giornale, aderire ad un boicottaggio, autoridurre tasse o affitto, occupare edifici, bloccare il traffico, fare un sit-in, ecc.)

L'osservazione aggiuntiva è che azioni convenzionali e azioni non convenzionali "non sono mutuamente elusive, ma piuttosto operano insieme, costituendo così quello che possiamo chiamare un repertorio dell'azione collettiva". La partecipazione convenzionale è, infatti, spesso correlata a quella non-convenzionale indicando che le persone interessate alla politica e competenti nel campo tendono a fare uso contemporaneo di vari strumenti per fare pressione sui governi.

6)   &n 939g65j bsp;  - Come si definiscono i movimenti sociali?

Il concetto di movimento si riferisce "a reti di interazioni prevalentemente informali, basate su credenze condivise e solidarietà, che si mobilitano su tematiche conflittuali attraverso un uso frequente di varie forme di protesta".

In primo luogo, i movimenti sociali possono essere considerati come reti di relazioni informali tra una pluralità di individui e gruppi, più o meno strutturate dal punto di visto organizzativo.

7)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per protesta?

Per protesta si intende "una forma non-convenzionale di azione che interrompe la routine quotidiana". Chi protesta in genere si rivolge in genere alla opinione pubblica, prima ancora che ai rappresentati eletti o alla burocrazia pubblica. Chi protesta può tentare di esercitare pressione attraverso la minaccia di un potenziale danno, la mobilitazione di un numero consistente di cittadini, o l'adozione di forme d'azione ad alto impatto simbolico.

8)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono le principali "logiche" alla base della protesta?

Alcune forme di protesta si avvicinano al modus operandi di una battaglia: la logica è quella del potenziale danno materiale. Nella sua forma più estrema, i poco frequente nelle democrazie, questa logica d'azione si riflette nella violenza politica, che tendenzialmente mira ad infliggere perdite materiali al nemico.

Una seconda logica d'azione cui si rifanno numerose forme di protesta è la logica dei numeri. Il destino dei movimenti dipende in buona misura dal numero dei loro sostenitori, infatti quanto maggiore è il numero dei dimostranti tanto maggiore sarà non solo il disturbo prodotto nell'immediato, ma anche il potenziale di perdita di consenso per il governo che non accettasse di negoziare con essi. Infine, a partire dagli anni settanta, si sono sviluppate forme di protesta che possiamo definire come basate su una logica della testimonianza. Queste azioni mirano a dimostrare un forte impegno per un fine considerato di vitale importanza per le sorti dell'umanità. Questa logica permea, ad esempio, le tattiche di disobbedienza civile, basate sulla infrazione consapevole ad una serie di leggi considerate ingiuste.

9)   &n 939g65j bsp;  - Qual è il ruolo delle reti nella partecipazione?

Accanto alle adesioni organizzative formali, un ruolo rilevante nel favorire la mobilitazione ha l'inserimento degli individui in reti, anche informali, di conoscenze e amicizie. Le reti di relazioni contribuiscono a formare idee e valori, e la frequentazione reciproca genera affetti e solidarietà che cementano il gruppo.

10)  - Qual è il ruolo dell'organizzazione nel favorire la partecipazione?

L'organizzazione assume un ruolo importate in quanto favorisce la partecipazione. L'organizzazione può compensare l'assenza di altre risorse. Infatti, quando una certa categoria sociale è ben organizzata, l'attività dei suoi membri verrà innalzata al di sopra del livello che le caratteristiche individuali dei membri stessi avrebbero fatto prevedere.

11)  - Cosa intende Tilly con il catnet?

Charles Tilly ha sostenuto che la mobilitazione dei gruppi è influenzata dal loro livello di carnet, sintesi di caratteristiche legate alla categoria sociale e densità dei network (reticoli) sociali. Infatti, il passaggio da una categoria (come aggregato di individui che condividono determinate caratteristiche) a un gruppo sociale (come comunità capace di azione collettiva) è facilitato dalla presenza contemporanea di specifici tratti categoriali e di reti di relazioni che legano tra loro i soggetti che tali tratti condividono.

12)  - Qual è il ruolo dell'identità collettiva nel favorire la partecipazione?

Organizzazione e reticoli sociali facilitano la partecipazione nella misura in cui essi producono identità collettive, e cioè senso di appartenenza ad un gruppo.

La partecipazione politica è un azione in solidarietà con altri, che mira a conservare o trasformare la struttura (e i valori) del sistema di interessi dominanti. La partecipazione politica richiede quindi la costruzione di collettività solidali al cui interno gli individui si considerano reciprocamente uguali. Per mobilitarmi, ad esempio, come operaio e chiedere maggiori diritti per gli operai, devo innanzitutto identificarmi come operaio. Devo identificarmi con altri individui che condividono quella mia posizione.

13)  - Cosa si intende con "valori post-materialistici"?

L'ondata di protesta degli anni sessanta porta il mondo occidentale ad un profondo mutamento nei valori che avevano caratterizzato la modernizzazione. Tale mutamento avrebbe favorito forme più innovative di partecipazione e l'emergere di valori post-materialistici, cioè l'allontanarsi dall'interesse materiale di un numero crescente di individui e l'orientarsi verso bisogni di natura prevalentemente espressiva, quali l'autorealizzazione nella sfera privata, l'espansione della libertà di opinione, della democrazia partecipativa e dell'autogoverno nella sfera pubblica.

14)  - Quali caratteristiche del sistema politico che  influenzano la partecipazione?

Un primo insieme di variabili che possono influenzare la partecipazione politica sono le istituzioni politiche. Il gado di decentramento territoriale e la separazione funzionale del potere aprono canali di accesso alle istituzioni.

15)  - Perché decentramento territoriale e separazione funzionale del potere favoriscono la partecipazione?

Per quanto attiene al decentramento territoriale, si ritiene, in generale, che tanto maggiori i poteri distribuiti alla periferia (enti locali, regioni, stati in sistemi federali), tanto maggiore sarà la possibilità per i singoli movimenti di trovare un punto di accesso al sistema decisionale. Si considera in genere come tanto più facile l'accesso, quanto più "vicina" al cittadino è l'unità amministrativa.

Per quanto riguarda la separazione funzionale del potere, il sistema si può considerare in linea di massima tanto più aperto quanto maggiore è la divisione dei compiti tra legislativo, esecutivo e giudiziario. Un aspetto rilevante riguarda l'autonomia del sistema giudiziario. Tanto più indipendente il potere giudiziario, tanto più aumentano le possibilità di accesso dei movimenti.

16)  - Quali caratteristiche del sistema politico favoriscono una radicalizzazione della protesta?

Le varie forme di partecipazione politica sono, inoltre, permeate dalle strategie prevalenti, cioè dalle procedure che i membri di un sistema adoperano quando hanno a che fare con gli "sfidanti". Queste strategie sono state, in generale, distinte in:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; esclusive, cioè caratterizzate dalla repressione dei conflitti;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; inclusive, cioè orientate alla cooptazione delle nuove domande.

Le democrazie caratterizzate da strategie inclusive sarebbero aperte anche a nuovi sfidanti; viceversa quelle dominate da strategie esclusive sarebbero chiuse rispetto alle domande emergenti. Così, ad esempio, il movimento studentesco degli anni sessanta avrebbe incontrato una forte repressione in Italia, paese con tradizioni di esclusione, con una conseguente radicalizzazione della protesta, fino alla degenerazione del terrorismo.

17)  - Quanta partecipazione fa bene alla democrazia? Comparate le diverse teorie.

In uno studio pubblicato nel 1960 "The Political Man", l'autore aveva sostenuto che un certo livello di apatia fa bene alla democrazia. La non-partecipazione può essere un segno positivo di consenso con chi governa, e viceversa una crescita della partecipazione può indicare scontento politico e disintegrazione sociale. La crescita della partecipazione aumenta il numero di domande al sistema, creando "rischi di sovraccarico". Si rischia di inseguire le richieste dei singoli perdendo di vista il bene generale, con una riduzione della capacità di risposta dei governanti, e con conseguenza riduzione della loro credibilità. L'operare effettivo di un sistema politico democratico richiede normalmente una qualche misura di apatia e disimpegno da parte della popolazione.

18)  - Cosa osserva Hirschman a proposito di exit e voice?

Hirschman, paragonando le reazioni dei cittadini di un sistema politico a quelle dei consumatori in un mercato,  ha distinto diverse strategie per esprimere lo scontento. Un cittadino, così come un consumatore, può reagire alla insoddisfazione utilizzando strategie di uscita "exit" o di protesta, cioè "voice" (voce). L'uscita si riferisce all'abbandono del prodotto, in questo senso l'uscita viene utilizzata come strategia per salvaguardare il proprio benessere o migliorare la propria posizione. La reazione politica tipica è la voce, definita come "un qualsiasi tentativo di cambiare, invece di eludere, uno stato di cose riprovevoli". La voce comprende l'esteso arco di comportamenti che vanno da una timida lagnanza a una violenta protesta.

19)  - Cosa si intende per capitale sociale e perché esso migliora, secondo Putnam, il funzionamento delle istituzioni democratiche?

Il capitale sociale è definito come "caratteristiche dell'organizzazione sociale - reticoli di relazioni, norme di reciprocità, fiducia negli altri - che facilitano la cooperazione per il raggiungimento di comuni benefici". La presenza del capitale sociale favorirebbe il buon governo. Benessere economico e buon governo caratterizzerebbero le regioni con più alti tassi di civismo, dove i cittadini si rispettano e si stimano l'un l'altro, sono solidali e cooperano in varie forme associative.


   VI.   &n 939g65j bsp;  I gruppi di pressione

1)   &n 939g65j bsp;  - Perché è stata dedicata tanta attenzione allo studio dei gruppi di pressione?

Proprio il timore di un loro ruolo negativo in una democrazia ha indotto molti studiosi di scienza politica a dedicare particolare attenzione ai gruppi di interesse.

James Madison ha sostenuto che i gruppi sono un male necessario, che è meglio controllare piuttosto che eliminare. Occorre evitare che le fazioni organizzate violino, come è nella loro natura, i diritti degli altri cittadini o gli interessi della collettività.

2)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono gli "antenati" degli attuali gruppi di pressione?

Gli antenati degli attuali gruppi di pressione erano le corporazioni, già presenti durante la Repubblica e, poi, l'Impero romano.  Esse erano "organizzazioni composte da individui che esercitavano la stessa professione, o producevano il medesimo bene ed avevano specifici statuti e privilegi. Nel Medioevo, ma anche più tardi, le gilde o corporazioni locali assunsero importanti funzioni di governo all'interno dei Comuni.

3)   &n 939g65j bsp;  - Liberalismo e nascita dei sindacati: quali i nessi?

Il liberalismo, con  la sua difesa della rappresentanza individuale e dei contratti volontari, divenne la dottrina dominante del XIX secolo: libertà di lavoro e la libertà di associazione furono proclamate in un paese dopo l'altro, e ciò implicitamente significava non riconoscere la legittimità di richieste di tipo corporativo e dell'obbligo di appartenere a qualche associazione, così come furono esplicitamente eliminati i residui poteri delle corporazioni. Il sindacato nacque dalle Società di mutuo soccorso, create per assistere i lavoratori nei momenti di difficoltà, e dalle leghe, che iniziarono e  sostennero le mobilitazioni collettive dei lavoratori come gruppo. Alla fine dell'Ottocento emersero le prime organizzazioni sindacali in senso proprio, i sindacati di mestiere, basati sull'appartenenza professionale a specifiche categorie di lavoratori. Successivamente, si affermarono i sindacati industriali, concentrati sulla difesa degli interessi più generali dei lavoratori.

4)   &n 939g65j bsp;  - Qual è il ruolo delle organizzazioni di interessi nella prima guerra mondiale?

Le organizzazioni di interessi giocarono un ruolo centrale nella mobilitazione dello sforzo bellico sia nel campo della produzione sia dell'ordine pubblico. I bisogni della guerra spinsero a coinvolgere i gruppi organizzati nelle decisioni pubbliche: l'impatto della guerra sulla produzione, le necessità del razionamento, della mobilitazione e di ridurre al minimo lo sconvolgimento nel campo del lavoro indussero le autorità a superare i limiti imposti dalle legislazioni precedenti e negoziare contratti collettivi con associazioni industriali e i sindacati.

5)   &n 939g65j bsp;  - Gruppi di pressione e democrazia: si illustri la relazione.

I gruppi di pressione sono stati oggetto di considerazioni e sentimenti ambivalenti.  Sono stati, infatti, ritenuti di volta in volta "espressione della libertà democratica di associazione e unione", ma anche espressione dei poteri economici (o religiosi) forti; espressione della "capacità di classi deboli di accrescere le proprie possibilità di influenza attraverso l'organizzazione e la pressione", ad esempio sindacale, ma anche la dimostrazione dell'ulteriore spazio dato agli interessi dominanti per mantenere o accrescere le disuguaglianze esistenti.

I gruppi rappresentano allo stesso tempo la libertà di unirsi ad altri per presentare domande ai leaders politici e la minaccia che coloro che già possiedono risorse importati possano mobilitarsi più efficacemente di altri, rafforzando così le disuguaglianze nel potere politico.

6)   &n 939g65j bsp;  - Interesse generale e gruppi: quali difficoltà nascono per il primo dall'azione dei secondi?

In tema di gruppi vi sono due diverse visioni dell'interesse generale:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; la visione generale del bonum commune, assume che quest'ultimo possa derivare dall'interazione dei gruppi, i quali perciò partecipano sia alla piena realizzazione dell'individuo sia alla formazione del bene comune;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; una seconda visione legata alla democrazia degli antichi, giudica gli interessi dei gruppi e delle "associazioni particolari" come altrettanti ostacoli e pericoli per l'interesse generale, per la sua emergenza e corretta gestione, per un sano e armonico rapporto tra cittadini e sistema politico globale.

7)   &n 939g65j bsp;  - Come definire un gruppo d'interesse?

La definizione dei concetti di "gruppo di interesse" o "gruppo di pressione" è tuttora controversa.

Un gruppo di interesse può essere definito come "un insieme di persone, organizzate su base volontarie, che mobilità risorse per influenzare decisioni e conseguenti politiche pubbliche".

Un gruppo di interesse è, quindi, un gruppo di individui che sono legati da comuni preoccupazioni o interessi e che sono consapevoli di questo legame.

8)   &n 939g65j bsp;  - Gruppo di pressione, lobbying e gruppo d'interesse: differenze.

Il concetto di gruppo di pressione, spesso utilizzato in modo intercambiabile con quello di interesse, sottolinea l'azione dei gruppi in politica. Le due dizioni indicano aspetti diversi: non tutti i gruppi di interesse si attivano in politica, fanno pressione. L'uso intercambiabile è, dunque, accettabile purché si sia consapevoli che la prima dizione indica l'azione svolta e la seconda che cosa tiene insieme il gruppo.

All'azione di pressione si riferisce anche l'inglese lobbying, un termine che deriva originariamente dalla lobby (o ingresso) della House of Common britannica, dove i parlamentari incontravano il pubblico. Più tardi, il concetto di lobbying è stato usato per riferirsi "all'azione di delegati dei gruppi di interesse, in contatto diretto con i parlamentari, membri del governo, burocrati, o altri con il fine di influenzare le scelte politiche".

9)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è l'articolazione particolaristica degli interessi di tipo clientelari?

E' una tra le modalità individuali di articolazione degli interessi.

La ricerca di lavoro, l'assegnazione di una pensione, il tentativo di ottenere altri vantaggi, spesso la necessità di averli, spinge gli individui a creare un rapporto personale di scambio di favori con funzionari della pubblica amministrazione ovvero con esponenti politici con posizioni elettive o anche solo interne ad un partito di governo.

10)  - Come si classificano gli interessi in base alla struttura organizzativa?

In base alla struttura organizzativa i gruppi si possono distinguere in quattro tipi:

-   &n 939g65j bsp;    gruppi di interesse anomici,  folle e rivolte disorganizzate, espressione più o meno spontanea di protesta e lamentela che crescono velocemente e, di norma, altrettanto velocemente rientrano;

-   &n 939g65j bsp;    gruppi di interesse non-associativi, basati su interessi derivanti da identità condivise quali razza, religione, lingua, etnia. Pur non avendo una struttura associativa specializzata, gli interessi sono percepiti come comuni  in quanto alla base di una identità collettiva;

-   &n 939g65j bsp;    gruppi di interessi istituzionali, i quali si trovano all'interno di organizzazioni, quali i corpi legislativi, le forze armate, le burocrazie e le chiese;

-   &n 939g65j bsp;    gruppi associativi, cioè strutture specializzate per l'articolazione degli interessi che sono specificamente designate a rappresentare gli obiettivi di un gruppo in particolare. Esempi di questi ultimi gruppi sono i sindacati, le associazioni etniche, le organizzazioni imprenditoriali e settoriali, o le organizzazioni religiose.

11)  - Quali sono le modalità d'azione dei gruppi?

In relazione sia ai contenuti sia alle risorse e ai canali a disposizione i gruppi possono seguire:

-   &n 939g65j bsp;    forme d'azione convenzionali, attraverso semplici comunicazioni e contatti, anche derivanti da legami personali con chi prende le decisioni a cui il gruppo è interessato;

-   &n 939g65j bsp;    forme di pressioni più forti, come campagne verso l'opinione pubblica, ricorso in giudizio, corruzione, finanziamento di campagne elettorali di certi canditati, scioperi e altre modalità non convenzionali, quali dimostrazioni, sit-in, marce e così via.

12)  - Come classificare o gruppi in base ai loro obiettivi?

Per quanto riguarda gli obiettivi dei gruppi, si è distinto tra:

-   &n 939g65j bsp;    gruppi di difesa di interessi oggettivi, gruppi formati a partire da categorie occupazionali, ma anche gruppi costituiti attorno ad appartenenze etniche o di genere;

-   &n 939g65j bsp;    gruppi fondati sull'espressione di preferenze morali, come i gruppi filantropici, quelli umanitari, o altri.

Inoltre è utile distinguere tra:

-   &n 939g65j bsp;    gruppi di interesse pubblico, difendono l'interesse comune, condiviso da tutti i membri di una comunità nazionale;

-   &n 939g65j bsp;    gruppi di interesse speciale, difendono interessi parziali, che avvantaggiano alcuni gruppi a danno di altri.

13)  - Come classificare le risorse di cui  dispongono i gruppi?

Le modalità e gli obiettivi condizionano e sono condizionati dalle risorse a disposizione dei gruppi. Le risorse a disposizione dei gruppi sono:

-   &n 939g65j bsp;    risorse economiche-finanziarie;

-   &n 939g65j bsp;    risorse numeriche;

-   &n 939g65j bsp;    risorse d'influenza;

-   &n 939g65j bsp;    risorse conoscitive;

-   &n 939g65j bsp;    risorse organizzative;

-   &n 939g65j bsp;    risorse simboliche.

I gruppi con risorse economiche possono usare sanzioni materiali - ad esempio, togliere i finanziamenti (leciti o illeciti) ad un uomo politico o ad un partito. Anche le risorse numeriche possono essere utili a negoziare consenso politico in cambio di decisioni politiche favorevoli.

14)  - Cosa significa per un partito essere un gatekeeper?

I partiti possono essere considerati dei gatekeepers  cioè "controlli d'accesso" se con una propria organizzazione, un elettorato identificato, propri interessi autonomi, propri esponenti, riescono a essere presenti in ogni arena politica decisionale, centrale o anche locale, e a determinare sia l'accesso vero e proprio, sia l'agenda e i risultati decisionali che toccano, anche in maniera vitale, gli interessi sostenuti dai gruppi.

15)  - Quali sono i modelli di rapporto tra partiti e gruppi?

Gruppi e partiti scambiano influenze e risorse: i partiti possono aver bisogno sia delle conoscenze tecniche, specialistiche dei gruppi, sia della loro cooperazione per realizzare certe politiche, o spesso, dell'approvazione dei soggetti direttamente interessati. Sia partiti di governo sia partiti di opposizione possono, in cambio di appoggio elettorale o di altro tipo, dar luogo ad azioni politiche favorevoli agli interessi del gruppo nelle sedi adatte, prevalentemente pubbliche.

16)  - Che cosa è l'occupazione?

E' una situazione caratterizzata dalla presenza di meccanismi di reclutamento e nomina e di attività organizzative e decisionali interne al gruppo in cui esponenti del partito abbiano la preminenza assoluta; e gli stessi interessi del gruppo siano subordinati a quelli del partito. In altre parole, il gruppo pur portatore di propri interessi, chiaramente identificabili e fissati, è solamente una struttura ancillare rispetto al partito a cui è legato.

17)  - Che cosa è simbiosi?

Un rapporto si simbiosi si ha invece un quella situazione in cui partito e gruppo si rinforzano a vicenda nelle rispettive sfere di attività. In questo senso, essi si trovano in una posizione paritaria, nella quale l'uno ha bisogno e dipende dall'altro e viceversa.

18)  - Che cosa è egemonizzazione?

Configura un gruppo che condiziona completamente il partito a livello di nomina e reclutamento all'interno del partito stesso e a livello elettorale, per quel che concerne la sua stessa attività nelle sedi decisionali, o in diverse altre forme. In sostanza, il partito è espressione del gruppo offrendo ad esso un accesso indiretto alle decisioni pubbliche.

19)  - Che cosa significa clientela e parentela?

I rapporti di "clientela" si stabiliscono quando uno o più gruppi riescono ad avere riconosciuto un accesso privilegiato alla pubblica amministrazione.

I Rapporti di "parentela" si configurano come l'insieme di rapporti privilegiati con un partito politico. (ad esempio, le associazione cattoliche rispetto alla Democrazia cristiana o la CGIL, rispetto al Partito comunista).

20)  - Quali sono i rapporti tra i partiti e i sindacati nel caso italiano?

I rapporti tra i partiti e i sindacati sono influenzati dalle caratteristiche che questi ultimi hanno assunto nei diversi paesi. In particolare, i sindacati, in alcuni casi si sono limitati a rappresentare i propri iscritti, in altri casi hanno assunto invece un ruolo politico di difesa dell'intera classe operai, intesa spesso in termini estremamente ampi. Il caso italiano è stato, ad esempio, caratterizzato da un modello di sindacato di classe.

21)  - Che cosa è la neutralità?

Un ipotesi intermedia tra occupazione e simbiosi. Data la posizione autonoma dei partiti, questi mantengono in pieno il loro ruolo di gatekeepers e, dunque, il controllo dell'accesso, dell'agenda e dei risultati decisionali, ma i gruppi trovano più convenienti non stabilire contatti privilegiati con alcun partito. Per aumentare le probabilità di successo della loro azione applicano la loro pressione su partiti diversi rispetto alle diverse situazioni e ai diversi momenti, configurando così un appello multipartitico.

22)    - Che cosa sono accesso indiretto e accesso diretto?

Esiste, poi, ancora una possibilità più estrema, quella in cui il gruppo non abbia - o non percepisca - neanche il bisogno di interagire con il partito potendo contare su un accesso diretto alla burocrazia ministeriale centrale o locale,  e alle sedi decisionali governative e parlamentari con proprio personale di fiducia. In una situazione del genere, il partito è percepito - anche a livello di cultura politica di massa - come assolutamente secondario e non necessario nello svolgimento delle funzioni di rappresentanza e, dal punto di vista del gruppo, nella protezione dei propri interessi.

23)  - Illustrate la teoria pluralista dei gruppi.

La presenza dei gruppi è vista come fonte di equilibrio, socializzazione, e autonomia della società dello stato.

Infatti:

-   &n 939g65j bsp;    la pluralità dei gruppi garantisce un certo equilibrio fra spinte contrastanti. La competizione tra diversi gruppi porta a una mediazione tra di essi, permettendo di avvicinarsi così ad una sorta di bene comune;

-   &n 939g65j bsp;    gli effetti della partecipazione sono visti come particolarmente socializzanti: la vita nelle associazioni educherebbe all'interazione con gli altri, allontanando dal proprio interesse egoistico; e insegnerebbe a comunicare e collaborare, portando coesione sociale e reciproca fiducia;

-   &n 939g65j bsp;    gli individui che si organizzano sono meno dipendenti dalle istituzioni pubbliche. L'approccio pluralista ha così definito i gruppi come la normale forma di aggregazione degli individui, e lo stato come arbitra tra essi. Di conseguenza, dalla teoria dei gruppi emerge implicitamente una concezione della politica come mediazione piuttosto che esercizio di autorità e il carattere democratico di un regime è assicurato dalla diversità degli interessi presenti nella società  e dalla molteplicità dei gruppi che li rappresentano.

24)  - Nell'ambito della teoria pluralista che cosa significa appartenenze multiple?

La tolleranza reciproca sarebbe facilitata dalle appartenenze multiple. Ciascun individuo ha interessi diversi nei vari campi in cui svolge la sua attività quotidiana. Ciò lo porta a partecipare in gruppi molteplici (legati al lavoro, al luogo di residenza, al tempo libero, alla sfera religiosa, ecc,). L'affiliazione ai diversi gruppi che esprimono questi interessi porterà ad appartenenze trasversali, riducendo la coesione dei singoli gruppi e aumentando l'integrazione fra gli individui. Invece di un'appartenenza totalizzante si avrà una partecipazione più soffice a vari gruppi.

25)  - Quali sono le critiche rivolte alla teoria pluralista?

La teoria classica dei gruppi è stata subito criticata sotto svariati punti di vista, e accusata di difendere un mondo in cui pochi avevano potere su molti. Si è osservato che la mobilitazione dei gruppi era limita e, soprattutto, era fonte di ineguaglianza. Infatti alcuni interessi avevano maggiore risorse di altri per organizzarsi, sicché pochi gruppi riuscivano a mobilitarsi e ad avere influenza. Inoltre, gli interessi bene organizzati potevano influenzare il governo a tutto danno degli altri.

Un altro problema riguardava le barriere delle entrate, cioè le condizioni che facilitano l'organizzazione di alcuni interessi, ostacolando gli altri.

26)  - Che cosa è la teoria dello scambio nei gruppi di interesse?

Nell'ambito di una teoria dello scambio nei gruppi di interesse si evidenziamo le interazioni tra i promotori dei gruppi di interesse e coloro che poi vi aderiscono. I primi possono essere considerati come imprenditori, nel senso che investono risorse per offrire servizi che gli aderenti, come consumatori, possono comprare. La mobilitazione di risorse e l'emergere di imprenditori dell'azione collettiva sono più facili fra gli individui ricchi di risorse materiali, che sono quindi disponibili a dedicare parte di esse ad un'organizzazione degli interessi.

27)  - Cosa vuol dire agire da "free-rider"?

Agire da free-rider  significa "non pagare il costo dell'azione collettiva, aspettando che altri si mobilitino". Olson osserva che la presenza di un interesse comune non è una condizione sufficiente a formare un gruppo e non porta automaticamente ad un'azione collettiva. Sebbene tutti apprezzino l'aria pulita, pochi sono disposti a investire tempo e risorse per un'azione ambientalista, dato che l'aria pulita è un bene comune di cui tutti, compresi quelli che non hanno fatto niente per averla, possono godere.

28)  - Quali risultati contraddittori ha evidenziato la ricerca empirica a proposito della teoria dei gruppi?

Più recentemente la ricerca empirica su questi temi ha evidenziato risultanti contraddittori:

-   &n 939g65j bsp;    da un lato è stato osservato un aumento dei gruppi di interesse - sia nel loro numero che nella membership - che ha fatto parlare di una crescita generale delle risorse utilizzabili per l'azione collettiva. E' stata, inoltre, rilevata una maggiore capacità di organizzarsi anche da parte di alcuni gruppi normalmente considerati come gruppi deboli, oltre ad una loro capacità crescente di trovare patroni e alleati;

-   &n 939g65j bsp;    dall'altro lato, per quanto riguarda gli effetti della mobilitazione dei gruppi di interesse, la discussione è aperta. La ricerca recente ha in parte dimensionato il potere dei gruppi . In particolare, viene osservato che il loro peso varia da settore a settore e che i gruppi sono capaci di porre alcuni tema sull'agenda piuttosto che di determinarne la soluzione. L'attività di lobbying sarebbe più orientata ad offrire informazioni che ad esercitare ricatti sui politici.

29)  - Illustrate la teoria neocorporativa dei gruppi.

A partire dagli anni settanta, un ampio filone della letteratura si è concentrato sull'analisi di un modello di rappresentanza funzionale degli interessi diverso da quello pluralista, definito neocorporativo, a sottolineare le somiglianze con le "corporazioni", volute e protette dallo stato, che avevano caratterizzato il sistema della rappresentanza di alcuni regimi autoritari.

30)  -  Differenze tra teoria pluralista e teoria neocorporativa.

I due modelli si distinguono sia in relazione alla struttura organizzativa degli interessi sia in relazione ai rapporti tra interessi privati e istituzioni pubbliche. Sostanzialmente le differenze consistono:

MODELLO PLURALISTA

MODELLO NEOCORPORATIVO

Le associazioni sono multiple, volontarie, concorrenti, non gerarchiche e non necessariamente differenziate secondo modelli funzionali.

Non hanno licenze, non sono riconosciute, né sovvenzionate, né create dallo stato, e nemmeno controllate.

Le associazioni sono singole, obbligatorie, non in concorrenza l'una con l'altra, gerarchiche e differenziate secondo criteri funzionali.

Esse detengono una licenza, sono riconosciute, sovvenzionate, qualche volta sponsorizzate dallo stato, e da esso controllate.

I contatti istituzionali fra gruppi e governo sono frequenti ed efficaci; i gruppi hanno spesso la responsabilità anche nella realizzazione delle politiche, mentre sono più rari i contatti con i partiti, il lobbying parlamentare, le campagne per mobilitare l'opinione pubblica e le stesse azioni di protesta che invece caratterizzano i modelli pluralisti.

Tra i due modelli cambia la logica della partecipazione dei membri e la sua influenza



Un  modello pluralista è caratterizzato da una struttura organizzativa frammentata e povera di risorse, che deve far forte affidamento sulla sua base, e ha quindi difficoltà a sviluppare programmi di l ungo periodo.

I gruppi esercitano influenza attraverso varie forme di pressione, ma non vi sono rapporti strutturati.

Tipico delle forme di influenza pluralista è il lobbying.

Un sistema neocorporativo ha invece associazioni forti, integrate e ricche di risorse, relativamente indipendenti dai membri e capaci di sviluppare prospettive di lungo termine.

Nel corporativismo invece un sistema istituzionalizzato di interazioni attribuisce alle associazioni ruoli particolari nell'elaborazione e soprattutto nella realizzazione di politiche pubbliche.

Tipico delle forme di influenza neocorporativa è invece la concertazione, cioè l'accordo tra più attori, governativi e non, su decisioni da prendere e politiche da realizzare.

31)  -  In quali democrazie si è realizzato più compiutamente il neocorporativismo?

In generale le quattro democrazie scandinave (Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia) e l'Austria sono state considerate quelle a più alto livello di neocorporativismo e i paesi anglosassoni quelli con un alto livello di pluralismo. Rispetto, poi, alle cause dell'affermarsi dell'uno o dell'altro modello, alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che l'integrazione nei mercati internazionali, forti partiti socialisti, e associazioni degli interessi ben strutturate costituiscono un insieme che favorisce l'emergere e la stabilizzazione del neocorporativismo.

32)  -  Qual è stato il maggior ostacolo allo sviluppo di un sistema neocorporativo?

Lo sviluppo di un sistema neocorporativo è stato ostacolato soprattutto dalla frammentazione delle organizzazioni di rappresentanza degli interessi. Nei paesi più vicini al modello pluralista, diverse sono le ragioni di divisione in particolare all'interno dei sindacati: vi possono essere distinzioni ideologiche (si pensi al caso italiano o a quello francese), o linguistiche (è il caso dei Paesi Baschi spagnoli), oppure distinzioni di categorie occupazionale (come avviene in Gran Bretagna).

33)  -  Quali sono le conseguenze del neocorporativismo?

Le conseguenze del neocorporativismo sono state descritte in modo contrastante:

-   &n 939g65j bsp;    secondo alcuni studiosi, il favore accordato ai gruppi economici forti (quelli collocati nella sfera della produzione) emargina sempre di più i gruppi non dotati di potere di ricatto economico (disoccupati, studenti e altri). Vi sono, inoltre, elementi potenzialmente antidemocratici in accordi neocorporativi che avvantaggiano i "rappresentanti di professione" rispetto ai cittadini, le burocrazie rispetto alla base, la gerarchia di vertice a livello nazionale rispetto alle strutture locali; i gruppi forti rispetto ai gruppi deboli. Il neocorporativismo porterebbe a ridurre la competizione e di conseguenza la partecipazione;

-   &n 939g65j bsp;    altri studiosi hanno invece messo in evidenza la capacità del neocorporativismo di ridurre sia il tasso di conflitti sul lavoro che, più in generale, l'insubordinazione verso le istituzioni statali. Inoltre, il tasso di inflazione è risultato più basso in democrazie nelle quali esisteva no accordi neocorporativi a livello nazionale. Da questo punto di vista, accordi centralizzati avrebbero proprio la funzione di evitare una inflazione da pieno impiego, prodotta dalla crescita della militanza sindacale in condizione di forza sul mercato di lavoro.


VII.   &n 939g65j bsp;  I partiti politici

1)   &n 939g65j bsp;  - Come può essere definito un partito politico?

Secondo Weber, i partiti politici sono "associazioni fondate su un adesione (formalmente) libera, costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all'interno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità (ideali e materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il perseguimento di vantaggi personali, o per tutti e due gli scopi".

Il partito è dunque un associazione, cioè un gruppo formalmente organizzato e basato su una partecipazione volontaria. Più esattamente lo scopo dei partiti è quello di influenzare l'ordinamento e l'apparato di persone che guidano un qualsiasi tipo di comunità sociale, la loro strategia principale è la conquista di cariche elettive.

Secondo Downs, il partito politico è "una compagine di persone che cercano di ottenere il controllo dell'apparato governativo a seguito di regolari elezioni".

 

2)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono le funzioni principali dei partiti?

In relazione alle loro funzioni e, quindi, anche ad una sfera dell'agire umano, i partiti politici agiscono come mediatori tra le istituzioni pubbliche e la società civile, tra lo stato e i cittadini. Le funzioni principali sono le seguenti:

a)   &n 939g65j bsp;  I partiti politici sono indispensabili per organizzare la volontà pubblica, operando una semplificazione della complessità degli interessi individuali. Votando un partito. i cittadini sono costretti a scegliere tra un numero di opzioni limitato. I partiti operano quindi una mediazione tra interessi individuali, formando l'interesse collettivo: essi sono "mediatori di idee, attraverso una costante opera di chiarificazione di chiarificazione, sistemazione e presentazione della teoria del partito".

b)   &n 939g65j bsp;  I partiti inoltre mettono ordine al caos attraverso un processo di strutturazione del voto. Il partito è l'entità con cui gli elettori si identificano, dando stabilità nel lungo periodo ai comportamenti di voto individuale.

c)   &n 939g65j bsp;  La semplificazione della complessità passa attraverso l'assolvimento della funzione di socializzazione politica. I partiti politici, insieme ad altre istituzioni, insegnano ad occuparsi della collettività, "modellando atteggiamenti, inculcando valori e distribuendo capacità politiche ai cittadini e alle élites". Essi mirano a trasformare gli individui in cittadini integrati in una comunità.

d)   &n 939g65j bsp;  Grazie ai partiti  che si può aspirare ad un controllo dei governanti sui governati. Da questo punto di vista, i partiti sono strumenti di collegamento tra governo e cittadini.

e)   &n 939g65j bsp;  In relazione a quanto sopra, essi sono attori importati nella formazione delle politiche pubbliche. Essi, infatti, elaborano programmi, li presentano agli elettori e, se vittoriosi alle elezioni, dovrebbero metterli in atto.

3)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono i principali assunti della "teoria economica della democrazia"?

Secondo alcuni studiosi che hanno applicato allo studio della politica concetti ed ipotesi teoriche provenienti dall'economia, i partiti sono innanzitutto "apparati orientati alla conquista di voti". Sul mercato elettorale si realizzerebbe uno scambio tra rappresentati e rappresentati simile a quello che avviene sul mercato economico tra imprese e consumatori.

Downs propone una interpretazione del fenomeno elettorale basato sul concetto di razionalità che, in democrazia, guiderebbe il comportamento degli elettori. L'assunto di fondo dell'approccio razionale è che l'individuo sia capace di stabilire un ordine tra le varie alternative per lui disponibili, e che scelga poi quella che si colloca in cima alla sua graduatoria di preferenze.

I principali assunti della teoria economica della democrazia sono i seguenti:

a)   &n 939g65j bsp;  La teoria economica della politica presuppone che gli elettori ed eletti perseguono diversi tipi di beni. Come i consumatori nel mercato economico, gli elettori avrebbero nel mercato politico preferenze specifiche. Essi chiederebbero delle particolari decisioni politiche ai loro eletti.

b)   &n 939g65j bsp;  Come nel mercato economico le imprese sono indifferenti al prodotto offerto, mirando essenzialmente al profitto, così nel mercato politico i candidati avrebbero come unico fine la propria elezione alle cariche pubbliche, senza preferenza invece per questa o quella politica pubblica.

4)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono i principali elementi dell'approccio della "scelta pubblica"?

Secondo Buchanan, il bisogno degli eletti di seguire le richieste degli elettori, comporta la tendenza degli amministratori a spendere denaro pubblico mettendo in pericolo la democrazia. Volendo soddisfare il maggior numero il maggior numero di elettori, gli eletti utilizzerebbero a piene mani la possibilità di distribuire beni e servizi, attraverso la spesa pubblica. Mirando a rielezione nel breve periodo, essi non si preoccuperebbero degli effetti della crescita del debito pubblico nel lungo periodo.

5)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono le principali critiche all'approccio economico alla politica?

L'approccio economico alla politica ha sollevato le numerose e seguenti critiche:

a)   &n 939g65j bsp;  l'estensione del concetto di mercato appare poco convincente nella considerazione che manca un mezzo di scambio generalizzato come il denaro, che permette di valutare costi e benefici di risorse materiali, informazioni, simboli, affetti;

b)   &n 939g65j bsp;  si è osservato che se i politici seguissero le richieste (egoistiche) dei loro elettori ne risulterebbe una incapacità di perseguire il bene comune;

c)   &n 939g65j bsp;  altri studiosi hanno invece sottolineato che essenza della politica è proprio la formazione delle preferenze, attraverso l'elaborazione di identità collettive. La politica si orienta infatti più alla modificazione dei bisogni percepiti come centrali dagli individui che alla soddisfazione di bisogni dati.

6)   &n 939g65j bsp;  - In che senso i partiti "costruiscono" identità collettive?

L'essenza stessa della politica è proprio la capacità di costruire identità collettive attraverso un uso sofisticato della ideologia, come strumento per definire interessi collettivi di lungo periodo ai quali subordinare il godimento di vantaggi individuali immediati. L'ideologia rafforza la solidarietà di gruppo, forgiando la convinzione di condividere fini comuni, attorno ai quali possibile organizzare un'azione collettiva.

Ad esempio, creando subculture politiche, cioè fitte reti associative caratterizzate da rapporti affettivi intensi ed egualitari, i partiti socialisti hanno tradizionalmente offerto risorse di identità a che era escluso.

7)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa intende Pizzorno con "attività identificante" e "attività efficiente"?

La funzione della politica, prima ancora che rispondere agli interessi, è di definirli. Solo una volta costruite le identità collettive, i rappresentati possono chiedere ai rappresentanti il soddisfacimento delle loro utilità (che l'identità collettiva permette appunto di calcolare) offrendo loro in cambio lealtà. Pizzorno ha infatti distinto tra rappresentanza identificante e rappresentanza efficiente.

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Attraverso "l'attività identificante" i politici svolgono il compito di costruire, preservare, rafforzare, rafforzare le identità politiche. Tale attività consiste nel produrre simboli che servono ai membri di una collettività data di farsi conoscersi come tali, comunicarsi la loro solidarietà, concordare l'azione collettiva.

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Attraverso "l'attività efficiente" - soprattutto nei parlamenti e nei governi - invece i politici prendono decisioni direttamente intese a migliorare o a non lasciar peggiorare, la posizione relativa dell'identità collettiva che essi rappresentano.

8)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa intende con "partiti di notabili"?

Si era in un fase nella quale la politica non era ancora una professione.

Si dedicavano alla politica individui che.

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; traevano altrove il loro sostentamento economico, in virtù della loro condizione economica;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; godevano di una considerazione sociale, fondata non importa su quale base, che dava loro la possibilità di accettare uffici.

9)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa intende con "partiti di massa"?

Con l'allargamento del suffragio e l'estensione dei diritti politici ai non-notabili, cioè ad individui che non hanno risorse proprie cui finanziare la propria attività politica, porta la professionalizzazione della politica stessa. Si forma così una classe politica, cioè un gruppo di persone che, tendenzialmente, fanno della politica una professione.

10)  - Che cosa intende Weber con "politico di professione"?

Secondo Weber, vi sono due modi, non reciprocamente esclusivi, per fare della politica una professione: si può vivere per la politica, o si può vivere di politica.

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Chi vive "per" la politica ne fa in un senso la sua ragione di vita: egli gode del nudo possesso del potere che esercita, oppure alimenta il suo equilibrio interno e la sua coscienza attribuendo un senso alla propria vita in quanto sa di servire una causa.

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; Invece "della" politica come professione vive colui il quale aspira a farne una fonte di introito durevole. Ciò non significa che chi vive di politica guardi solo al proprio patrimonio, senza pensare alla causa.

11)  - Quali sono le differenze tra "partito di comitato" e "partito di sezione"?

Il partito di comitato è il primo tipo di struttura di base tipico dei partiti della fine del XIX secolo. Esso è formato da una "dozzina di persone, appartenenti alla èlite, che godono di prestigio legato alla loro posizione". L'elemento importate per il comitato non è dunque la quantità ma la loro "qualità", ovvero il loro status sociale.

La sezione si differenzia dal comitato per essere un organismo aperto, che cerca di ampliare al massimo i suoi iscritti: invece di un piccolo gruppo di notabili, si cerca di riunire una massa si persone; non si chiede loro se sono conosciute, influenti, in vista.

12)  - Quali sono le differenze tra "partito di sezione" e "partito di cellula"?

Essa si presenta come entità più piccola della sezione (in genere una trentina) ed è tipica dei partiti comunisti. La cellula mira ad organizzare gli operai nelle grandi fabbriche che collega le loro rivendicazione economiche ad un progetto più ampio. La cellula è un comunità che vive realmente ogni giorno.

13)  - Che cosa di intende con "legge ferrea delle oligarchie"?

Una degenerazione del modello di partito di massa si ha quando strutture democratiche aperte alla base sono convertite, tramite una legge ferrea, in strutture dominate da una oligarchia, cioè da un numero ristretto di dirigenti.

14)  - Quali critiche sono state mosse alla "legge ferrea delle oligarchie"?

Angelo Panebianco ha osservato che l'evoluzione organizzativa dei partiti è più complessa e contraddittoria di quanto ipotizzato dalla "legge ferrea delle oligarchie". Infatti:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; il potere nell'organizzazione è relazionale, cioè legato ad uno scambio di risorse che, seppure in misura diseguale, sono possedute sia dai leaders che dalla base. I dirigenti hanno una certa autonomia di manovra, garantita dalle competenze, ma essi hanno bisogno dei seguaci;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; le ideologie non sono del tutto manipolabili. Se i fini dichiarati non coincidono con gli obiettivi reali di quel insieme di attori, individuali e collettivi, che operano all'interno di un partito, i fini ufficiali, espressi dall'ideologia, mantengono tuttavia una rilevanza sia per i militanti che per i leaders del partito, costituendo un punto di riferimento per la costruzione delle solidarietà interne e uno strumento di continuità per l'organizzazione. Si ha così non una sostituzione dei fini, ma una loro articolazione;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; la struttura organizzativa dei partiti tende così a variare. L'evoluzione dei partiti non è dettata da una "legge ferrea", ma dipende invece da una serie di vincoli ambientali e delle scelte strategiche di leaders e attivisti in relazione alle strategie da adottare per raggiungere obiettivi diversi.

15)  - Come si definisce un "partito pigliatutto"? Quali sono le condizioni del suo sviluppo?

Si definisce "partito pigliatutto" quel partito di massa che presenta le seguenti trasformazioni:

a)   &n 939g65j bsp;  Una drastica riduzione del bagaglio ideologico del partito.

b)   &n 939g65j bsp;  Un ulteriore rafforzamento dei gruppi dirigenti di vertice, le cui azioni e omissioni sono ora considerate dal punto di vista del loro contributo all'efficienza dell'intero sistema sociale, piuttosto che dell'identificazione con gli obiettivi della loro organizzazione particolare.

c)   &n 939g65j bsp;  Una diminuzione del ruolo del singolo membro del partito, ruolo considerato come una reliquia storica, che può oscurare la nuova immagine del partito pigliatutto.

d)   &n 939g65j bsp;  Una minore accentuazione del ruolo di riferimento, di una specifica classe sociale o di una clientela confessionale, per reclutare invece elettori tra la popolazione in genere.

e)   &n 939g65j bsp;  L'assicurare l'accesso a diversi gruppi di interesse.

L'affermarsi del partito pigliatutto sarebbe il risultato di una serie di trasformazioni sociali e culturali che hanno portato all'indebolimento dei sentimenti di appartenenza di classe così come delle credenze religiose. Il partito di integrazione di massa, prodotto in un epoca in cui esistevano rigide divisioni di classe e strutture confessionali più differenziate, si sta trasformando in un partito "del popolo" pigliatutto. Abbandonando i tentativi di formazione intellettuale e morale delle masse, si sta sempre spostando chiaramente verso la ribalta elettorale, rinunciando ad agire in profondità, e preferendo un più vasto consenso e un immediato successo elettorale.

16)  - Come si definisce il "partito professionale-elettorale"? In che condizioni si sviluppa?

Questo partito si distingue da quello burocratico di massa in quanto  la burocrazia di partito, a cui era delegato il rapporto con la base di riferimento, è sostituito con tecnici ed esperti. Come nel partito pigliatutto, si indebolisce il rapporto con un elettorato "di appartenenza", che si identifica nel partito. Cresce inoltre il ruolo dei leaders di partiti eletti nelle istituzioni rappresentative, che tendono a personalizzare i propri appelli. Rispetto al finanziamento delle attività del partito acquistano sempre più peso i contributi provenienti dai gruppi di interesse organizzati e il finanziamento pubblico. L'adesione al partito è sempre meno basata su idee e  valori e sempre più su interessi e carriera.

La trasformazione del partito burocratico di massa al partito professionale-elettorale sarebbe legata al mutamento socioeconomico e a quello tecnologico.

17)  - Come si definisce il "cartel party"?

Il concetto di "cartel party" o partito "cartellizzato" sottolinea la crescente la crescente collusione tra partiti, che formano appunto "cartelli", a cioè alleanze, per ottenere risorse pubbliche. Il finanziamento pubblico ai partiti avrebbe infatti accresciuto la reciproca penetrazione tra stato e partiti, riducendo la competizione inter-partitica. La presenza di risorse pubbliche avrebbe inoltre trasformato la struttura interna dei partiti, riducendo il bisogno delle risorse offerte dai militanti. Il cartel party rappresenterebbe così uno stadio estremo di trasformazione del partito in una struttura sempre più interna allo stato, con conseguente rallentamento nel rapporto tra lo stesso e la sua base sociale.

18)  - Quali sono, secondo Rokkan, le principali fratture sociali che hanno dato vita a partiti politici?

I partiti politici presenti nei diversi paesi riflettono fratture (cleavages) sociali storicamente presenti in essi. Due principali fratture si sono sviluppate durante il processo di costruzione dello stato nazionale; altre due durante il processo di costruzione del capitalismo industriale.

a)   &n 939g65j bsp;  La prima frattura si sviluppa quindi tra centro e periferia, e si riferisce ai conflitti tra un centro politico, culturale ed economico, e aree periferiche, che vengono a poco a poco incorporate nel governo centrale.

b)   &n 939g65j bsp;  Una dinamica simile assume la seconda frattura, quello tra Stato e Chiesa. La costruzione dello Stato-nazione passò attraverso un aspro scontro tra la Chiesa di Roma, che difendeva le sue sfere di competenza nella "formazione delle anime", e lo Stato, che tendeva ad affermare il suo potere in alcuni campi delicati, quale l'istruzione.

c)   &n 939g65j bsp;  La terza frattura emerse, a seguito della Rivoluzione industriale, tra città e campagna. Mentre il potere politico so spostava nelle città, la rivoluzione industriale creava interessi spesso contrastanti con quello del mondo agricolo.

d)   &n 939g65j bsp;  La quarta frattura emerse tra imprenditori industriali e classe operaia. La rivoluzione industriale non portò solo uno scontro tra campagna e città, ma anche e soprattutto un conflitto interno al mondo dell'industria contrapponendo i capitalisti ai salariati. In tutte le democrazie europee, i lavoratori tentarono di superare il loro svantaggio nel mercato del lavoro fondando partiti che chiedevano maggiore uguaglianza.

19)  - Quali sono, secondo Rokkan, le conseguenze politiche della frattura tra Stato e Chiesa?

Tradizionalmente la chiesa, sia cattolica che luterana o riformata, aveva proclamato il suo "diritto di rappresentare la conduzione spirituale" dell'uomo e di controllare l'educazione dei bambini nella fede religiosa. Con la formazione dello stato-nazione, il potere temporale cominciò invece ad avocare a sé questo diritto. Così, in quei paesi in cui si affermò la istruzione obbligatoria sotto il controllo dello stato sollevò le proteste della chiesa, fino alla nascita di partiti, nonché di vasti movimenti di massa, a difesa della religione.  

20)  - Che cosa si intende dire quando si afferma che alcune fratture sociali si sono "cristallizzate"?

Le ragioni del "congelamento" della struttura dei conflitti sarebbe da rintracciare nella capacità dei partiti di agire sulla struttura stessa del conflitto. Nati da fratture sociali, i partiti contribuirebbero poi in modo determinante a riprodurre quelle fratture, offrendo ad esse simboli e rappresentanza. Essi sarebbero quindi capaci non solo di incanalare i conflitti, ma anche di plasmarli, controllando spesso anche una serie di organizzazioni non-partitiche di espressione degli stessi conflitti (sindacati, associazioni, ecc.).

21)  - Quali sono le principali  "famiglie spirituali" di partiti?

Si parla di famiglie spirituali per indicare insiemi di partiti accomunati da una concezione del mondo analoga. Sono stati così distinti:

-   &n 939g65j bsp;    partiti liberali e radicali, definiti come quei partiti che si fecero portatori, a partire dal XIX secolo, degli interessi della borghesia contro i proprietari terrieri;

-   &n 939g65j bsp;    partiti conservatori, che emersero originariamente in opposizione ai liberali, per difendere gli interessi dei proprietari terrieri e, spesso, del clero, contrastando l'estensione del suffragio e degli altri diritti di cittadinanza;

-   &n 939g65j bsp;    partiti socialisti e socialdemocratici, nati nel XIX secolo dalla mobilitazione della classe operaia con richieste non solo di diritti politici, ma anche di diritti sociali;

-   &n 939g65j bsp;    partiti democristiani, nati nel XIX secolo per esprimere l'opposizione della chiesa cattolica alle emergenti democrazie liberali;

-   &n 939g65j bsp;    partiti comunisti, fondati dopo la rivoluzione russa per scissione dai partiti socialisti delle componenti più vicine all'Unione Sovietica;

-   &n 939g65j bsp;    partiti agrari, nati per difendere gli interessi delle campagne durante la rivoluzione industriale;

-   &n 939g65j bsp;    partiti etnico-regionalisti, emersi in difesa di minoranze etnico-linguistiche con notevoli differenze interne in termini di ideologia e strategia d'azione;

-   &n 939g65j bsp;    partiti della destra radicale, comprendenti un eterogeneo insieme di partiti anti-liberali e anti-democratici;

-   &n 939g65j bsp;    partiti ecologisti, emersi negli anni ottanta con attenzione prevalente alla difesa dell'ambiente dall'inquinamento.

22)  - Che cosa si intende dire quando si afferma che alcune fratture sociali si sono "scongelate"?

Secondo le ricerche recenti, si assisterebbe ad un "scongelamento" nel sistema dei partiti a seguito di un cambiamento nel peso relativo delle diverse "famiglie" spirituali, e la nascita di alcuni partiti. Analisi comparate sulla evoluzione del voto nelle democrazie europee hanno evidenziate un declino dei partiti religiosi e dei partiti comunisti, insieme all'emergere dei partiti "verdi". Mutamenti sociali e trasformazioni politiche sono stati inoltre indicati come cause di declino dell'identificazione con un partito politico.

I giudizi sugli effetti di questo "scongelamento" variano:

-   &n 939g65j bsp;    secondi alcuni, il "deallineamento" dell'elettorato indicherebbe una crescente perdita di fiducia nei partiti, con il pericolo che soprattutto le fasce meno istruite dell'elettorato divenga preda di politici populisti;

-   &n 939g65j bsp;     altri autori hanno sostenuto che il distacco dai partiti è un sintomo della crescente maturità dell'elettorato, sempre più capace di giudicare i partiti sulla base delle loro performances, invece che del giudizio ideologico.

23)  - Quali sono, secondo Duverger, le differenze tra sistemi bipartitici e sistemi multipartitici?

Secondo Duverger, le differenze tra i sistemi di partito deriverebbero dalle caratteristiche di alcune istituzioni, in particolare dal sistema elettorale. Mentre il sistema monopartitico è determinato dal divieto di costruire altri partiti, i sistemi bipartitici e multipartitici sono influenzati, in questa ipotesi, dalla legge elettorale - con il sistema maggioritario a un turno che favorisce il bipartitismo e il proporzionale che porta al multipartitismo.

24)  - Come si "contano", secondo Sartori, i partiti?

Un partito conta non tanto per la sua dimensione numerica piuttosto per il suo peso strategico. Infatti un partito "conta" solo se esso ha almeno una delle seguenti caratteristiche:

a)   &n 939g65j bsp;  potenziale di coalizione, cioè si può entrare in coalizione di governo - "un partito minore deve essere contato, non importa quanto piccolo esso sia, se esso è necessario, almeno una volta nel periodo considerato, per determinare la maggioranza di governo";

b)   &n 939g65j bsp;  potenziale di ricatto, che indica che l'esistenza del partito ha effetto sulle tattiche adoperate dagli altri - "un partito è grande abbastanza da essere considerato rilevante quando la sua esistenza, o apparenza, influenza le tattiche della competizione tra i partiti".

25)  - Quale tipologia dei sistemi di partito propone Sartori?

Sartori ha costruito una tipologia di sistemi di partito più complessa rispetto a quella di Duverger.

Innanzi tutto vengono distinti tre tipi di regimi monopartitico:

a)   &n 939g65j bsp;  Partito singolo, quando solo un partito è legale.

b)   &n 939g65j bsp;  Partito egemonico, quando altri partiti esistono e sono legali, ma solo come satelliti del partito principale - non possono cioè realmente competere con questo per ottenere il potere.

c)   &n 939g65j bsp;  Partito predominante, quando esistono più partiti, e i partiti minori competono effettivamente con il partito predominante - sono legittimati, cioè, ad andare al potere in caso di vittoria elettorale - ma non riescono nei fatti a vincere. La maggior parte dei seggi va quindi per lunghi periodi al partito predominante;

d)   &n 939g65j bsp;  Vi è poi un sistema con due partiti significativi - che contano secondo i criteri su definiti - e una moderazione ideologica che permette un certo tipo di moderazione. Si può parlare qui di sistema bipartitico, quando:

-  due partiti sono in grado di competer per la maggioranza assoluta dei seggi;

-  uno dei due partiti riesce in effetti ad ottenere la maggioranza;

-  questo partito vuole governare da solo;

-  l'alternanza, o rotazione, al potere sono aspettative credibili. La competizione è verso il centro dove si presume che siano gli elettori fluttuanti, quelli cioè disponibili a cambiare partito.

e)   &n 939g65j bsp;  Numero di partiti e polarizzazione ideologica permettono di distinguere diversi tipi di sistemi multipartitici. La distinzione principale riguarda:

-  multipartitismo (o pluralismo) moderato. Caratterizzato da un numero di partiti che "contano" non superiore a cinque e dalla presenza di governi di coalizione;

-  pluralismo polarizzato, in genere con un numero di partiti superiori a cinque. Il sistema è ideologicamente polarizzato con due poli (a destra e sinistra) caratterizzati da posizioni estreme.

f)   &n 939g65j bsp;   Successivamente, Sartori ha introdotto un ulteriore tipo di sistema multipartitico "il multipartitismo segmentato", caratterizzato da un numero di partiti superiori a cinque ma con bassa polarizzazione ideologica.

26)  - Quali sono le principali caratteristiche del "pluralismo polarizzato"?

Il pluralismo polarizzato avrebbe caratterizzato, secondo Sartori, il caso italiano (almeno fino agli anni settanta inclusi). Movimento sociale italiano (Msi) e Partito comunista italiano (Pci) sarebbe stati i due partiti antisistema; la Democrazia cristiana (Dc) avrebbe occupato saldamente il centro, con mutamenti parziali di alleanza con vari partiti laici minori (liberali, repubblicani, socialdemocratici e socialisti). Non solo il numero dei partiti rilevanti era superiore a cinque, ma la presenza di partiti antisistema indicava, secondo Sartori, la presenza di una politica radicalizzata.

VIII.   &n 939g65j bsp;  Elezioni e sistemi elettorali

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa sono le elezioni?

Sono un meccanismo per scegliere i componenti di organi monocratici o collegiali. In quanto tali fanno parte di una variegata famiglia di investitura.

2)   &n 939g65j bsp;  - In che cosa si differenziano da altri metodi di selezione dei governanti?

Esse assumono anche altri importanti significati. In particolare le elezioni sono:

-   &n 939g65j bsp;    in specie per i parlamenti (ma non solo), gli strumenti principali della rappresentanza e del controllo popolare sui governanti;

-   &n 939g65j bsp;    uno dei principali strumenti di ritualizzazione e "addomesticamento" del conflitto politico. Attraverso di esse il conflitto e la competizione per il potere vengono canalizzati secondo modalità prestabilite e ricorrenti, e con esiti relativamente prevedibili e soprattutto reversibili, attenuandone quindi le asperità.

3)   &n 939g65j bsp;  - In che cosa si differiscono elezioni democratiche e non democratiche?

Le elezioni democratiche si distinguono per tre caratteri fondamentali riassumibili nei tre concetti di competizione, libertà e rilevanza politica.

Con il concetto di competizione ci si riferisce al fatto che l'offerta politica (candidati e/o liste) presentata agli elettori, ha carattere plurale e c'è una genuina concorrenza per ottenere il successo.

Con il concetto di libertà ci si riferisce al fatto che gli elettori sono in condizione di operare la loro scelta al riparo da minacce e con un sufficiente grado di informazione sulle alternative, inoltre che ai partiti e candidati in lizza non viene impedito di svolgere la propria campagna e sono garantite sufficienti possibilità di comunicare con gli elettori.

Infine, con il concetto di rilevanza si evidenzia il fatto che i risultati delle elezione hanno un peso significativo sui processi politici del paese e in particolare sulle attività di governo e di decisione.

Ciò che caratterizza invece le elezione dei paesi non democratici è che in tutto o in parte queste condizioni vengono meno. Le elezione dei regimi non democratici si caratterizzano dunque essenzialmente come "elezioni senza scelta" e di facciata.

4)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono i principali momenti e aspetti del processo elettorale?

I principali aspetti del processo elettorale oggetto di regolamentazione sono:

-   &n 939g65j bsp;    i tempi e la convocazione delle elezione;

-   &n 939g65j bsp;    l'elettorato attivo;

-   &n 939g65j bsp;    l'elettorato passivo e le candidature;

-   &n 939g65j bsp;    la campagna elettorale;

-   &n 939g65j bsp;    le modalità del voto;

-   &n 939g65j bsp;    il sistema elettorale e la valutazione dei voti.

5)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono i tipi fondamentali di sistemi elettorali?

I sistemi elettorali, raramente, sono il frutto della scelta di un unico attore dotato di preferenze coerenti e, molto più spesso, sono invece il risultato di compromessi tra una pluralità di soggetti con priorità divergenti.

La descrizione dei diversi sistemi elettorali deve prendere in considerazione i seguenti aspetti principali:

-   &n 939g65j bsp;    l'ambito territoriale nel quale avviene l'espressione del voto e l'assegnazione dei seggi;

-   &n 939g65j bsp;    la formula di computo dei voti e di allocazione dei seggi;

-   &n 939g65j bsp;    le soglie di rappresentanza;

-   &n 939g65j bsp;    il carattere categorico o ordinale del voto.

6)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per sistemi/formule maggioritari/e?

Sono quelli che, nell'assegnazione dei seggi, privilegiano l'orientamento di maggioranza. Al loro interno si può operare un'ulteriore distinzione: si tratta della maggioranza assoluta (ossia il 50% dei voti +1) o di quella relativa (o pluralità, cioè quel "pacchetto" di voti che supera tutti gli altri anche se resta sotto il 50%)?

7)   &n 939g65j bsp;  - Quali le principali varianti dei sistemi maggioritari?

In concreto, le principali varianti sono:

-   &n 939g65j bsp;    il sistema maggioritario ad un turno in collegi uninominali;

-   &n 939g65j bsp;    il sistema maggioritario ad un turno in collegi plurinominali;

-   &n 939g65j bsp;    il sistema maggioritario a doppio turno in collegi uninominali;

-   &n 939g65j bsp;    il voto alternativo.

8)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per sistemi proporzionali?

Si intende sistemi proporzionali in quanto volti a consentire che tutti gli orientamenti politici siano rappresentati "in proporzione" alla loro forza.

Le formule maggioritarie sono state spesso criticate per gli effetti di sottorappresentazione delle minoranze che producono.

9)   &n 939g65j bsp;  - Quali le principali varianti dei sistemi proporzionali?

Le formule proporzionali richiedono collegi plurinominali, che consentono di attribuire i seggi disponibili ad una pluralità di forze politiche.

La maggior parte dei sistemi proporzionali adottano il voto di lista: i candidati sono cioè raggruppati in liste di partito ed è su queste che gli elettori devono esprimere un voto.

Le varianti al voto di lista sono:

-   &n 939g65j bsp;    voto singolo non trasferibile, sistema irlandese, in base al quale gli elettori dispongono di più di una preferenza da attribuire in ordine decrescente ai singoli candidati (anche di partiti diversi) all'interno di collegi plurinominali. Stabilito in base ad una delle formule proporzionali il quoziente necessario per essere eletti, i seggi vengono assegnati a quei candidati che raggiungono i quozienti elettorali grazie alle sole prime preferenze oppure sulla base di una serie di computi successivi che tengono conto delle ulteriori preferenze;

-   &n 939g65j bsp;    sistemi misti , che combinano gli elementi derivati da sistemi elettorali ispirati a principi diversi. Per esempio possono essere accostati elementi di maggioritario e di proporzionale, collegio uninominale e plurinominale, ecc. In alcuni di questi casi all'elettore viene attribuito più di un voto.

10)  - Qual è la rilevanza dell'ampiezza delle circoscrizioni?

Uno dei primi punti che i sistemi elettorali devono affrontare è quello del rapporto tra elettori, eletti e territorio. La scelta fondamentale è se questo rapporto si debba svolgere all'interno di un unico ambito nazionale oppure entro circoscrizioni territoriali delimitate.

La rappresentanza e le elezioni parlamentari, prima che si affermassero le idee della rappresentanza nazionale, avevano un carattere fortemente locale e questa tradizione non è stata completamente cancellata dalle nuove concezioni. Ma valgono anche e soprattutto motivi pratici: le circoscrizioni locali consentono una vicinanza maggiore e quindi una conoscenza e contatti più diretti tra gli elettori e i candidati.

L'ampiezza dei collegi elettorali ha importanti conseguenze, non solo sullo stile della rappresentanza, ma anche sul rapporto voti/seggi (si può anticipare che più piccolo è il collegio più alta sarà la soglia di esclusione dalla rappresentanza). In alcuni casi, proprio per correggere almeno questi effetti, vengono combinati due o più livelli di circoscrizione elettorale.

11)  - Che cosa si intende per effetti diretti dei sistemi elettorali?

Ci si chiede se passando da un sistema elettorale all'altro:

-   &n 939g65j bsp;    aumenterà o diminuirà il numero dei partiti;

-   &n 939g65j bsp;    saranno avvantaggiati i grandi partiti oppure otterranno un'equa rappresentanza anche i minori;

-   &n 939g65j bsp;    saranno favorite le spinte centrifughe ovvero la convergenza verso il centro;

-   &n 939g65j bsp;    sarà incentivata oppure scoraggiata la stabilità delle coalizioni.

Posti questi interrogativi, occorre operare alcune distinzioni:

1)   &n 939g65j bsp;  La prima è quella tra effetti diretti e effetti indiretti, cioè tra effetti che, data una certa distribuzione dei voti, si hanno immediatamente sull'assegnazione dei seggi (definiti anche effetti meccanici), e gli effetti (definiti anche psicologici) che la presenza di un certo sistema elettorale ha sui comportamenti di elettori e candidati e quindi, indirettamente, attraverso questi risultati. I primi si manifestano "a valle" del voto; gli altri invece "a monte".

2)   &n 939g65j bsp;  La seconda distinzione è tra effetti locali e effetti nazionali, dunque tra quelli che si manifestano a livello delle singole circoscrizione e quelli che operano invece globalmente a livello nazionale.

Vediamo ora quali sono gli effetti diretti a livello circoscrizionale:

1)   &n 939g65j bsp;  Il sistema maggioritario ad un turno in ambito uninominale ha su questo piano l'effetto che tutte le minoranze sono tagliate fuori dalla rappresentanza.

2)   &n 939g65j bsp;  Il sistema maggioritario a doppio turno non cambia molto, salvo che, qualora si adotti il ballottaggio o una soglia per il passaggio al secondo turno, si produrrà un innalzamento della maggioranza richiesta per vincere.

3)   &n 939g65j bsp;  Passando ai sistemi proporzionali si può affermare che non ha alcun fondamento l'accrescimento della frammentazione del sistema partitico. I sistemi proporzionali semmai "fotografano" la realtà esistente. In linea di principio, sono sistemi senza effetti diretti,

12)  - Che cosa si intende per effetti indiretti dei sistemi elettorali?

L'incidenza dei sistemi elettorali sui risultati finali delle consultazioni popolari non è dovuta soltanto al fatto che essi influiscono sulla traduzione dei voti in seggi ma anche al fatto che essi possano condizionare i comportamenti degli attori in gioco (elettori e candidati).

Dal punto di vista dell'elettore si pone il problema dell'utilità del voto:

1)   &n 939g65j bsp;  Nei sistemi maggioritari l'unico voto "utile" ai fini dell'assegnazione delle cariche elettive è quello che va al candidato di maggioranza, tutti gli altri voti vanno sprecati. Nei sistemi proporzionali invece il voto a ciascun candidato che superi la soglia di rappresentanza risulta utile. Il dilemma per l'elettore se dare il voto ad un candidato che non rappresenta la sua "prima preferenza" ma ha buone possibilità di essere eletto (voto utile o strategico), oppure al candidato preferito ma con minori possibilità di risultare eletto (voto espressivo).

2)   &n 939g65j bsp;  Nei sistemi proporzionali voto utile e voto espressivo tendono invece a coincidere; il dilemma si pone solo marginalmente e nella misura in cui il grado di proporzionalità sia attenuato (o per effetto di soglie di esclusione, o di circoscrizioni di piccole dimensioni).

Accanto agli effetti sugli elettori dobbiamo considerare quelli sui candidati e sui partiti:

1)   &n 939g65j bsp;  In un sistema ad alto livello di proporzionalità l'unica strategia ottimale per un partito è quella di massimizzare i propri voti (storia del partito, mercato competitivo, immagine di partito precisa o altrimenti più variegata).

2)   &n 939g65j bsp;  In un sistema maggioritario, si accresce il rischio dell'insuccesso totale, cioè che i voti ottenuti vadano sprecati. Diventa quindi decisivo riuscire a superare la soglia, molto più alta, di rappresentanza. Si rafforzano quindi gli incentivi a coalizzarsi. Quanto minore è la distanza ideologica tra i partiti, quanto più elevata è la sicurezza di non perdere i propri elettori e quanto più è grande è il rischio di una sconfitta elettorale, tanto maggiore saranno gli incentivi a coalizzarsi.

3)   &n 939g65j bsp;  Effetti peculiari sono prodotti dai sistemi elettorali a doppio turno.

13)  - Quali fattori influenzano la partecipazione elettorale?

E' vero dunque che il voto è l'atto di partecipazione più diffuso nelle democrazie contemporanee, ma si deve osservare anche che la sua frequenza è tutt'altro che costante. Le motivazioni sono diverse, alcune fanno riferimento a:

-   &n 939g65j bsp;    variabili culturali, si è ipotizzato che la partecipazione in generale e quella elettorale in particolare dovessero essere più frequenti laddove era più diffusa una "cultura civica", cioè caratterizzata da fiducia nelle istituzioni democratiche;

-   &n 939g65j bsp;    caratteristiche individuali, istruzione, status socioeconomico, età, sesso, ecc. dell'elettore;

-   &n 939g65j bsp;    variabili istituzionali, che riguardano le modalità di organizzazione del voto ma anche le conseguenze politiche di questo.

In conclusione si deve dire che una pluralità di fattori intervengono a favorire o scoraggiare la scelta dell'elettore di recarsi alle urne. La rilevanza maggiore o minore degli uni o degli altri varia in maniera non trascurabile a seconda del contesto.

14)  - Quali fattori influenzano la scelte elettorali?

Nelle elezione l'aspetto cruciale è la scelta degli elettori: preferiscono i partiti di governo o quelli di opposizione, quelli di destra o quelli di sinistra, scelgono i partiti confessionali o laici, e cosi via? Soddisfatti questi primi interrogativi ci si pongono però degli altri: perché gli elettori votano in un certo modo? Quali fattori spiegano meglio i diversi tipi di comportamento elettorale? Infine, quali teorie si rilevano più soddisfacenti per dare un inquadramento complessivo a questi interrogativi?

Due autorevoli studiosi ne indicano almeno otto gruppi:

-   &n 939g65j bsp;    caratteri sociali ed economici durevoli;

-   &n 939g65j bsp;    identificazioni partitiche di lungo periodo;

-   &n 939g65j bsp;    predisposizioni in materia di  politiche;

-   &n 939g65j bsp;    preferenze relative a temi di politiche correnti;

-   &n 939g65j bsp;    percezioni delle condizioni attuali del paese o personali;

-   &n 939g65j bsp;    valutazioni retrospettive del governo in carica e dei suoi risultati;

-   &n 939g65j bsp;    valutazione delle qualità personali dei candidati;

-   &n 939g65j bsp;    valutazioni prospettive della potenziale efficacia futura dei candidati e partiti.

La ricerca delle determinanti del voto mostra che queste possono variare anche in maniera significativa nel tempo e da paese a paese, così come all'interno di uno stesso paese. Inoltre il comportamento di volto rappresenta anche la risposta ad un'offerta politica che proviene da sistema degli attori partitici e istituzionali e risente delle dinamiche interne e del grado di strutturazione di questo.


   IX.   &n 939g65j bsp;  Parlamenti e rappresentanza

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è un parlamento democratico?

Una definizione minima di parlamento basata sui suoi caratteri strutturali è la seguente: "un'assemblea rappresentativa generale, pluralistica e permanente ma rinnovata nella sua composizione tramite elezioni a scadenze regolari".

2)   &n 939g65j bsp;  - Quali caratteri distinguono i parlamenti democratici da quelli non democratici?

I caratteri o le proprietà dei parlamenti democratici sono le seguenti:

1)   &n 939g65j bsp;  la natura assembleare;

2)   &n 939g65j bsp;  il carattere permanente dell'istituzione e la sua competenza generale;

3)   &n 939g65j bsp;  il mandato temporalmente definito dei componenti;

4)   &n 939g65j bsp;  il pluralismo interno:

5)   &n 939g65j bsp;  il collegamento organico con i processi istituzionali della rappresentanza politica.

L'assenza di anche uno solo di questi elementi determina un mutamento sostanziale nella natura dell'istituzione. La categoria dei parlamenti non democratici rivela una gamma assai varia di scostamenti da questo modello. E' in primo luogo il carattere del pluralismo ad essere attenuato o cancellato, ma anche quelli della rappresentatività e della permanenza sono per lo più aleatori o svuotati di significato.

3)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per rappresentanza politica?

Il concetto di rappresentanza fa riferimento sempre ad una situazione duale e relazionale, suppone cioè un rappresentante ed un rappresentato, e che tra questi sussista un certo rapporto.

La rappresentanza politica democratica può essere definita nel seguente modo: "una relazione di carattere stabile tra cittadini e governanti, intesi gli uni e gli altri come soggetti pluralistici, per effetto del quale i secondi sono investiti dell'autorità di governare in nome e nell'interesse dei primi e sono soggetti a responsabilità politica per i propri comportamenti di fronte ai cittadini stessi; autorità e responsabilità politica dei governanti sono definite e garantite attraverso meccanismi istituzionali elettorali".

4)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per rappresentatività?

La rappresentanza come rappresentatività, cioè come specchio, è intesa come riproduzione dei soggetti rappresentati o, per meglio dire, delle caratteristiche di questi. Il riferimento all'istituzione parlamentare è in questo caso d'obbligo: la sua natura assembleare consente, infatti, di concepirla come microcosmo che rifletta i caratteri del corpo politico. Un organo politico sarà dunque tanto rappresentativo quanto più fedelmente replicherà la distribuzione di certe caratteristiche proprie della società.

5)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa ha di specifico la rappresentanza democratica?

La rappresentanza è contemporaneamente principio di legittimazione politica, struttura istituzionale e modalità di comportamento. Autorità e responsabilità politica dei governanti sono definite e garantite attraverso meccanismi istituzionali elettorali.

6)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono gli aspetti strutturali rispetto ai quali i parlamenti democratici possono differire tra loro?

Le caratteristiche strutturali (assemblearità, carattere permanente, pluralismo interno, carattere rappresentativo) sono sufficienti ad individuare il minimo comun denominatore dei parlamenti; la struttura, invece, cioè il modello organizzativo "reale", fa riferimento ad un complesso di corpus di norme giuridiche (costituzionali, legislative, regolamentari e consuetudinari) per definire la struttura di un parlamento, cioè la natura e le caratteristiche dei soggetti politici, individuali e collettivi, che lo compongono.

La prima dimensione di variazione è quella dell'articolazione del parlamento in una o più camere (modello unicamerale o modelli bicamerali).  Mentre il modello unicamerale corrisponde all'affermarsi di un criterio di organizzazione del rapporto rappresentativo, il modello bicamerale riflette generalmente l'esigenza di "accomodare" e bilanciare criteri diversi, a ciascuno dei quali non è possibile rinunciare completamente.



7)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono le ragioni principali del bicameralismo?

I modelli bicamerali, nati dall'esigenze di bilanciare esigenze diverse, sono raggruppati in modelli diversi:

-   &n 939g65j bsp;    un primo gruppo di modelli bicamerali, tipici della prima fase di democratizzazione, e oggi spariti dalla scena, salo l'eccezione inglese, ha avuto alla sua origine l'esigenza di conservare forme pre-democratiche. L'intento è stato quello di bilanciare il carattere innovativo di quella e di garantirne l'accettazione da parte di vecchi strati politici dominanti (l'aristocrazia, gli alti funzionari degli apparati statali monarchici, ecc.);

-   &n 939g65j bsp;    un secondo gruppo importate di modelli bicamerali è legato invece alla necessità di un compromesso rappresentativo tra una concezione unitaria e una concezione policentrica (federale, regionalistica o comunque decentrata) della comunità politica; in questo caso mentre una camera si basa sostanzialmente sul principio della parità rappresentativa degli individui che compongono la comunità politica nel suo complesso delle unità sub-nazionali (stati, regioni, ecc.), ovvero su forme di rappresentanza di secondo grado che assegnano ad organismi del governo locale un ruolo di anello intermedio nel circuito rappresentativo. Gli USA, la Svizzera e la Germania ne forniscono degli esempi.

Per definire il tipo di bicameralismo, oltre alla base rappresentativa delle due camere occorre valutare i poteri ad esse attribuiti. Si parlerà di:

-   &n 939g65j bsp;    bicameralismo paritario o simmetrico, quando i poteri dei due rami si equivalgono;

-   &n 939g65j bsp;    bicameralismo asimmetrico, quando una delle due camere ha poteri attenuati.

8)   &n 939g65j bsp;  - Rispetto a quali aspetti possono differenziarsi le commissioni?

L'articolazione in commissioni nasce dalle esigenze operative delle istituzioni parlamentari: le dimensioni numericamente estese delle assemblee, la mole di lavoro e la tecnicità del lavoro parlamentare hanno spinto tutti i parlamenti ad affiancare alla modalità assembleare di organizzazione, quella per commissioni. Molte funzioni parlamentari invece che essere svolte dall'insieme dei parlamentari sono affidate a sotto-insieme che, generalmente, riproducono, seppur su scala minore, la configurazione politica del parlamento. Il peso del sistema delle commissioni dipende dalla maggiore o minore specializzazione funzionale di queste e dal grado di continuità dei lavori rilevanti,

9)   &n 939g65j bsp;  - In che modo i partiti condizionano la struttura del parlamento?

In linea di massima i parlamentari contemporanei si sono configurati come assemblea di soggetti collettivi, cioè di partiti. I singoli parlamentari sono legati al gruppo parlamentare, che tipicamente corrisponde ad un partito con una propria identità organizzativa anche esterna al parlamento, da un forte vincolo di lealtà e di dipendenza che, nell'azione parlamentare, si traduce in un disciplinato adeguamento alle decisioni del gruppo.  I gruppi parlamentari, con la loro leadership e la loro organizzazione, diventano quindi i soggetti principali della vita parlamentare. Spettano ad essi le principali decisioni in materia legislativa e di sostegno al governo, mentre il compito dei singoli parlamentari sarà principalmente quello di attuarle.

10)  - Che ruolo ha il governo nello strutturare il parlamento?

Accanto all'articolazione del parlamento lungo linee partitiche, un ruolo significativo assume il rapporto tra il governo e il parlamento nel definire la struttura politica di questo ultimo. Questo aspetto è particolarmente rilevante nelle forme di governo parlamentari nelle quali il parlamento ha i compito di "produrre" e legittimare l'esecutivo. In ragione di questa funzione il parlamento tende ad articolarsi lungo la linea di divisione tra le forze che sostengono il governo e quelle che gli si oppongono e la divisione maggioranza-minoranza tende a coincidere con quella governo-opposizione. Il governo, la cui sopravvivenza dipende dalla maggioranza parlamentare, diventa, in quanto fiduciario e guida politica di questa, uno dei soggetti più rilevanti all'interno del parlamento stesso.

11)  - Quali sono le funzioni essenziali dei parlamenti?

Le funzioni del parlamento secondo Bagehot sono:

1)   &n 939g65j bsp;  Elettiva. cioè di designazione dell'esecutivo.

2)   &n 939g65j bsp;  Espressiva, di trasmissione degli orientamenti popolari.

3)   &n 939g65j bsp;  Educativa, di elevazioni delle opinioni popolari,

4)   &n 939g65j bsp;  Informativa, di comunicazione degli interessi delle minoranze.

5)   &n 939g65j bsp;  Legislativa, di elaborazione ed approvazione delle leggi.

6)   &n 939g65j bsp;  Finanziaria, di approvazione di imposte e bilanci.

Volendo sintetizzare questo elenco che mantiene gran parte della sua validità si potrebbe parlare di funzioni rappresentative (funzioni 2,3 e 4); di controllo sul governo (funzione 1 e 6) e di policy making (5 e 6)

12)  - Che ruolo ha il governo nella funzione legislativa?

La forma di produzione normativa di rango più elevato è attribuita nel disegno costituzionale di tutti i paesi democratici al parlamento.

L'iniziativa governativa è, almeno nelle forme di governo parlamentari, anch'essa iniziativa di un "soggetto parlamentare". Questa attribuzione parlamentare generalmente manca invece ad alcuni governi presidenziali, i quali per introdurre le proprie leggi devono ricorrere a parlamentari amici che lo fanno per loro. In linea di massima si può rilevare che il predominio governativo sull'attività legislativa, oltre che al peso in sede di iniziativa, è dovuto al tasso di successo maggiore delle sue proposte di legge.


   &n 939g65j bsp;   X.   &n 939g65j bsp;  I governi

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è un governo? Che cosa significa governare?

E' bene ricordare che nell'uso comune la parola "governo" ricorre sia per indicare una attività, una funzione, che per designare un soggetto politico, un'istituzione.

Il verbo greco Kubernao, da cui derivano governo e governare, significa "dirigere con il timone". L'etimo trasmette una immagine per i detentori della funzione di governo: quella del timoniere, cioè di colui che ha la responsabilità di guidare la nave verso la destinazione, tenendola nella sua rotta e facendo fronte agli imprevisti che si presentino. Queste e altre metafore sottolineano la combinazione tra esercizio di un'autorità suprema e responsabilità del benessere dei sottoposti a questa autorità. Governare significa essenzialmente assumersi le responsabilità finali di fronte alla comunità politica e ai suoi problemi. Non è detto che governare significa risolvere questi problemi. Ma chi governa è investito dal compito (e dall'autorità) di tentare di fornire una risposta, reale e elusiva che essa sia.

2)   &n 939g65j bsp;  - Come sono nate le istituzioni di governo attuale?

Le linee di sviluppo storico dell'istituzioni governative è quello del passaggio dai regimi monarchici tradizionali ai regimi liberal-democratici. Alla base di questa transizione troviamo due grandi processi che interessano la storia degli ultimi quattro o cinque secoli di vita politica in Occidente:

-   &n 939g65j bsp;    da un lato, il lungo processo di accentramento politico il cui esito sono gli stati nazionali sovrani (strutture di governo che si configurano come il braccio esecutivo di un potere concentrato nella persona del sovrano);

-   &n 939g65j bsp;    dall'altro, il controverso sviluppo di un articolato sistema di controllo sul potere, e la trasformazione delle basi di legittimità dei regimi politici il cui sbocco finale è la democrazia rappresentativa (dislocazione del governo verso la sfera parlamentare, mentre il sovrano subisce una progressiva perdita di legittimità politica per ridursi a simbolico capo dello stato, potere neutrale).

3)   &n 939g65j bsp;  -Quali sono le forme di governo principali?

La classificazione tradizionale da implicitamente riferimento a due distinte dimensioni delle istituzioni governative:

1)   &n 939g65j bsp;  Legittimazione democratica o delle modalità istituzionali attraverso le quali questa legittimazione viene garantita. Per cui abbiamo due classi:

-   &n 939g65j bsp;    la prima classe "governo parlamentare", così chiamata perchè il governo trae dal parlamento la sua legittimazione politica;

-   &n 939g65j bsp;    la seconda classe "governo presidenziale", in cui l'attributo presidenziale indica lo status di preminenza, nella compagine governativa, della figura monocratica del presidente, che cumula le due cariche di capo del governo e di capo dello stato.

2)   &n 939g65j bsp;  La struttura dell'esecutivo, cioè quella della distinzione tra esecutivo monocratico ed esecutivo collegiale.

La prima dimensione, quella della legittimazione democratica (cioè elettorale) dei governi, prevede due possibilità di legittimazione:

-   &n 939g65j bsp;    diretta,  quando il governo sia eletto dai cittadini (in questo caso l'elezione riguarderà il capo del governo);

-   &n 939g65j bsp;    indiretta, quando il governo è eletto dal parlamento.

4)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per forma di governo parlamentare?

La forma di governo parlamentare presenta le seguenti caratteristiche:

1)   &n 939g65j bsp;  Legittimazione indiretta dell'esecutivo attraverso il parlamento, garantita dal potere di fiducia del secondo.

2)   &n 939g65j bsp;  Separazione tra capo dello stato e capo del governo.

3)   &n 939g65j bsp;  Durata non predeterminata dell'esecutivo.

4)   &n 939g65j bsp;  Struttura collegiale a un livello dell'esecutivo (l'intero governo è investito della fiducia).

5)   &n 939g65j bsp;  Eventuale possibilità di scioglimento anticipato del parlamento.

5)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per forma di governo presidenziale?

La forma di governo presidenziale presenta le seguenti caratteristiche:

1)   &n 939g65j bsp;  Legittimazione democratica indipendente dell'esecutivo e del parlamento.

2)   &n 939g65j bsp;  Fusione delle due cariche di capo dello stato e capo del governo.

3)   &n 939g65j bsp;  Termine fisso del mandato presidenziale.

4)   &n 939g65j bsp;  Struttura a due livelli dell'esecutivo.

6)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per forma di governo semi-presidenziale?

La forma di governo semi-presidenziale presenta le seguenti caratteristiche:

1)   &n 939g65j bsp;  Legittimazione democratica indipendente del capo dello Stato e del parlamento.

2)   &n 939g65j bsp;  Separazione delle due cariche di capo dello stato e capo del governo.

3)   &n 939g65j bsp;  Carattere tendenzialmente bicefalo dell'esecutivo per l'attribuzione di funzioni di governo al capo dello stato.

4)   &n 939g65j bsp;  Legittimazione indiretta del gabinetto attraverso il parlamento, garantita dal potere di sfiducia del secondo.

5)   &n 939g65j bsp;  Durata predeterminata del capo dello stato e non predeterminata del gabinetto.

6)   &n 939g65j bsp;  Possibilità di scioglimento anticipato del paramento.

7)   &n 939g65j bsp;  - Che effetti hanno le variabili politiche sulla forma di governo?

La modellistica costituzionale non è in grado nei fatti di determinare in maniera del tutto univoca e non ambigua la forma concreta di governo. La normativa costituzionale produce essenzialmente una struttura di opportunità e di limitazioni, definendo le arene istituzionali, le procedure e i poteri nell'ambito e con i quali opereranno i soggetti politici.

Da un lato la rappresentazione del parlamento e del governo come soggetti distinti e contrapposti appare tributaria di un modello politico che risale ad un epoca caratterizzata da circuiti ben distinti di legittimazione dei quali parlamento e governo erano espressioni.

Dall'altro lato, il riferimento a parlamentari e governanti come individui si basa su una rappresentazione (ottocentesca) del panorama degli attori politici che stentava ancora ad acquisire la rilevanza (e la piena legittimità) del partito come attore collettivo.

Con l'affermarsi dei partiti gli attori individuali operanti nelle arene del potere si trovano ad agire nell'ambito di soggetti collettivi che generano identità e vincoli di solidarietà sopra-individuali, di intensità variabile nel tempo e da paese a paese, ma generalmente significativi.

Per quel che riguarda la dimensione della legittimazione è soprattutto nelle forme di governo parlamentati che l'incidenza della variabile partitica si rivela più significativa. Il fatto è che la natura stessa dell'organo "mediatore" della legittimità, il parlamento, muta profondamente con l'avvento dei partiti e a seconda del tipo di partiti che si affermano; e con esso cambia anche il significato dei due passaggi del circuito legittimante (elettorato-parlamento e parlamento-esecutivo).

8)   &n 939g65j bsp;  - Che importanza hanno le coalizioni nel governo parlamentare?

Ai fini della durata della compagine di governo nel suo complesso sono di particolare rilevanza i rapporti tra governo e sistema partitico. I primi studi hanno evidenziato che mentre nei governi monopartitico prodotti da bipartitismo la stabilità non è scalfita, nei governi di coalizione, esito prevalente dei sistemi pluripartitici, sono caratterizzati da livelli non omogenei di instabilità.

La riflessione sul tema della stabilità ha portato ad un più approfondito esame delle modalità di formazione e di crisi dei governi. Uno dei punti di partenza di questa discussione è stata l'ipotesi della prevalenza, in termini sia di probabilità di costituzione sia di durata, delle cosiddette "coalizioni minime vincenti", cioè caratterizzate dalla misura minima (di individui e di partiti) necessaria per ottenere una maggioranza. Questa ipotesi era ricavata da una teoria razionale del comportamento politico che, postulando l'acquisizione di posti di governo come finalità prevalente degli attori politici, ne deduceva che il comportamento degli attori politici sarebbe stato appunto quello di minimizzare le dimensioni delle coalizioni di governo, per ridurre così il coefficiente in base al quale sarebbe stata operata la distribuzione delle cariche.

Questa teoria è stata rivista, in particolare sui fini perseguiti dagli attori politici. "Se la finalità degli attori politici non è solo quella di massimizzare le posizioni di potere, ma anche di realizzare obiettivi programmatici, i risultati coalizionali potranno essere diversi. L'ampiezza minima della coalizione perderà di importanza rispetto all'esigenza di assicurare al governo la capacità di superare gli ostacoli del processo parlamentare di decisione, di garantirsi la non belligeranza di attori parlamentari significativi, di far fronte ad un opposizione anti-sistema, di pararsi le spalle dalla concorrenza elettorale di altri partiti e così via."

9)   &n 939g65j bsp;  - A quali logiche risponde la formazione delle coalizioni?

La partecipazione al governo deve essere valutata anche in termini di costi da evitare (rinunciandovi appunto e consentendo soluzioni minoritarie) o da minimizzare suddividendoli su una base più ampia (cioè realizzando coalizioni sovradimensionate).

10)  - Quali fattori rafforzano e quali indeboliscono l'influenza dei partiti sul governo?

Per valutare il ruolo dei governi nel sistema politico occorre valutare tra le altre cose la loro posizione rispetto ai processi di policy making. La grande ascesa dei partiti ha attirato l'attenzione sulla dipendenza dei governi dai partiti. Da un lato, si è avuta in questo periodo la predominante partizione del personale ministeriale: agli alti funzionari stati e ai notabili parlamentari si sono sempre più sostituiti politici con una precisa etichettatura di partito e spesso una lunga carriera in posizioni dirigenti. D'altro lato, sul piano del policy making, gli indirizzi programmatici espressi in positivo dai partiti a anche, in negativo, i veti da essi posti hanno certamente influenzato massicciamente l'azione del governo.

Questo ha spesso indotto a sottovalutare il governo e a considerarlo una semplice emanazione dei partiti. Le tendenze più recenti di trasformazione dei partiti suggeriscono la necessità di rilevare non solo la forza ma anche i limiti del party government.

I limiti del party government traggono origine tanto dai partiti stessi che dal governo.

Sul lato dei partiti vanno segnalati due fattori principali:

-   &n 939g65j bsp;    il carattere selettivo degli interessi stessi dei partiti. Non tutte le politiche sulle quali il governo è chiamato a decidere presentano un uguale interesse per i partiti (es., la non idoneità ad essere sfruttati elettoralmente);

-   &n 939g65j bsp;    i limiti operativi dei partiti. Risorse assai limitate rispetto a quelle che la burocrazia fornisce al governo o anche a quelle di cui possono disporre i gruppi di interesse. Questi limiti sono stati certo accentuati dal declino dei partiti ideologici.

Sul lato del governo si segnalano:

-   &n 939g65j bsp;    la responsabilità tipiche dell'istituzioni. A differenza dei partiti, che in certa misura possono scegliere i propri campi di intervento, il governo, per la sua posizione istituzionale, si trova in molti casi ad agire. Questo è particolarmente chiaro nella sfera internazionale in cui una risposta può non essere facilmente rinviabile. Ma anche nel campo dell'economia possono frequentemente porsi situazioni che richiedono urgenti provvedimenti;

-   &n 939g65j bsp;    gli apparati amministrativi che contribuiscono a produrre una relativa autonomia del governo rispetto ai partiti. La burocrazia è innanzitutto fonte di risorse tecnico-conoscitive che possono essere impiegate nell'attività di elaborazione delle politiche, e queste risorse sono generalmente superiori a quelle a disposizione degli apparati partitici.

11)  - Qual è il significato della stabilità di governo?

Si intende quando una compagine governativa porta a termine il proprio mandato senza cambiamenti di rotta.

Ai fini della durata della compagine di governo nel suo complesso stabiliscono un'associazione assai netta tra stabilità dei governi e bipartitismo da un lato, tra instabilità e pluripartitismo dall'altro. Mentre la stabilità dei governi monopartitici prodotti dal da bipartitismo non è stata scalfita, un più attento esame dei governi di coalizione, esito prevalente dei sistemi pluripartitici, non sono omogeneamente caratterizzati da alti livelli di instabilità. Oltre al numero anche la distanza ideologica tra i partiti e la compatibilità delle loro preferenze politiche giocano un ruolo significativo nel determinare la durata dei governi.

   XI.   &n 939g65j bsp;  Le burocrazie pubbliche

1)   &n 939g65j bsp;  - Come si definisce la burocrazia?

Nella definizione di Max Weber, il termine burocrazia si riferisce alle organizzazioni che funzionano secondo il principio delle competenze di autorità attribuite a uffici e specificate attraverso regole impersonali ed universali.

2)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono  le principali caratteristiche della burocrazia secondo il modello weberiano?

Gli elementi essenziali sono:

-   &n 939g65j bsp;    la territorialità del comando, che si realizza attraverso un processo di accentramento territoriale. La costruzione dello stato comporta sia accorpamento territoriale, sia accentramento dei poteri nelle mani del sovrano. Con il passare del tempo, però, la burocrazia si sottrarrà al potere personale del sovrano assoluto, assoggettandosi invece al parlamento e alla legge;

-   &n 939g65j bsp;    l'obbligazione politica, che implica il riconoscimento allo stato del monopolio della forza legittima;

-   &n 939g65j bsp;    lo sviluppo della burocrazia pubblica, caratterizzata da un potere impersonale, vincolato dalla legge al rispetto dello stato di diritto. Nello stato moderno, l'obbedienza al dominio politico non è dettata dalla paura della punizione, quanto a un "senso di obbligazione, di doverosità morale".

3)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa spiega la crescita della burocrazia pubblica nel corso dell'evoluzione dello stato moderno?

Storicamente, l'affermarsi di un'economia monetaria è una precondizione della nascita della burocrazia.

In una prospettiva di tipo evoluzionista, la crescita della burocrazia è stata spiegata attraverso un parallelo con l'evoluzione biologica, sottolineando la progressiva specializzazione degli organi cui viene assegnato l'assolvimento di specifiche funzioni. Lo stato nascerebbe dalla specializzazione delle funzioni pubbliche - che via via si distaccano rispetto a quelle economiche e religiose. La continua differenziazione e autonomizzazione ha creato un crescente bisogno di coordinamento, cui ha fatto fronte lo stato, attraverso i suoi funzionari. La divisione del lavoro procederebbe poi all'interno dello stato, innanzitutto attraverso "la separazione del legislativo, cui è demandata la competenza decisionale, dalla amministrazione, cui spetta la mera esecuzione".

4)   &n 939g65j bsp;  - Come si collega alla burocrazia il monopolio della forza legittima?

Nella classica definizione di Max Weber, l'elemento fondamentale che caratterizza lo stato è il monopolio della forza legittima: si ha uno stato quando un soggetto politico di carattere istituzionale è capace di rivendicare con successo, per la sua direzione amministrativa, il monopolio della forza legittima. L'obbedienza allo stato è legata, in ultima analisi, al controllo della forza (o violenza) necessaria a sanzionare le violazioni. Il controllo della forza legittima è infatti l'elemento essenziale di quelle che vengono definite forme minime di stato, dove allo stato è demandato il compito di garante dell'ordine interno ed esterno.

5)   &n 939g65j bsp;  - Cosa si intende per impersonalità del comando?

Nello stato moderno, l'obbedienza all'autorità non è dettata dalla paura della punizione ma da "un senso di dovere morale"  da chi è soggetto a comando che non arbitrario, la superiorità di chi lo esercita è non usurpata. La legittimità del sovrano viene dalla esistenza di una serie di regole riconosciute: l'uso della forza è controllato dalla legge.

6)   &n 939g65j bsp;  - Su che cosa si fonda il potere razionale-legale dei funzionari?

Le forme di potere sono collegate a specifiche forme di amministrazione: <<Ogni potere si manifesta e funziona come amministrazione; e ogni amministrazione, in quanto per la sua direzione devono pur sempre essere posti nelle mani di qualcuno dei poteri di comando, richiede in qualche modo il potere>>.

Il potere razionale-legale è alla base del modo di amministrare le moderne organizzazioni complesse, come la pubblica amministrazione, ma anche la grande impresa.

7)   &n 939g65j bsp;  - Quali gruppi sociali hanno fatto pressione per una crescita delle burocrazie pubbliche?

La crescita della burocrazia è stata sollecitata, almeno in parte, da pressioni provenienti da diversi gruppi sociali. La democrazia ha permesso ai cittadini di organizzarsi e chiedere benefici allo stato.

I gruppi più economicamente deboli hanno utilizzato il loro peso elettorale per migliorare la loro condizione, attraverso una legislazione che ha regolato le condizioni di lavoro e introdotto meccanismi di redistribuzione economica.

Richieste di espansione dello stato sono venute comunque anche da gruppi economicamente forti: si è parlato, ad esempio, di una borghesia nazionale, appoggiata e sostenuta dallo stato coloniale, o anche - ad esempio nel caso italiano - di una borghesia di stato, sponsorizzata dallo stato stesso. Più in generale, lo sviluppo capitalistico ha avuto bisogno di una serie di infrastrutture (dalle scuole, ai trasporti, dagli acquedotti alla elettricità) che sono state create e gestite dallo stato.

8)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende con <<razionalità limitata>>?

Il modello weberiano di burocrazia afferma in primo luogo il principio della razionalità dell'azione come fondamento dell'agire burocratico. Razionalità intesa come capacità di scegliere i mezzi adeguati ai fini.

Elementi essenziali del processo decisionale sono dunque la presenza di scopi ben definiti, la valutazione delle possibili alternative per raggiungere questi scopi, l'opzione per l'alternativa più costosa.

Simon rilevo che in realtà viviamo in un mondo caratterizzato da molti vincoli ad un comportamento razionale, uno dei più rilevanti riguarda il costo stesso della raccolta delle informazioni che rende impraticabile una completa conoscenza di tutte le alternative come presupposto della scelta.  Pertanto elaborò il modello cosiddetto della razionalità limitata, secondo il quale "il decisore non mira a massimizzare i propri valori, ma si accontenta di una soluzione soddisfacente". Evitando di analizzare tutte le possibili soluzioni, l'amministratore pubblico adotterà la prima soluzione che gli appare soddisfacente.

9)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende con <<incrementalismo incoerente>>?

Criticando il modello nazionale-sinottico, Lindblom afferma che il processo decisionale procede in modo incrementale, attraverso successive comparazioni di un numero limitato di alternative.

Il processo decisionale avverrebbe attraverso aggiustamenti sia adattavi - cioè di adeguamento a trasformazioni esterne - sia manipolativi, miranti a trasformare l'ambiente. Questo metodo di incrementalismo incoerente, evitando di risolvere i problemi una volta per tutte, permetterebbe di risolvere eventuali errori attraverso successive verifiche.

10)  - Che cosa suggerisce l'approccio neoistituzionalista in relazione ai comportamenti di individui ed istituzioni?

Le organizzazioni sarebbero quindi aggregati più o meno instabili di attori con fini diversi e contraddittori.

Una prospettiva meno radicale ha cercato di combinare la critica ad un visione della organizzazione come organismo unico, con l'osservazione che, pur con contraddizioni e conflitti, le organizzazioni hanno tuttavia una loro esistenza autonoma rispetto alla somma degli individui che lo compongono. Il problema della mancanza di obiettivi comuni è stato affrontato sostenendo l'esistenza di norme che rendono possibile il riferirsi alle organizzazioni come istituzioni.

Questa posizione è stata elaborata dal così detto approccio neoistituzionalista, che ha sottolineato di recente la rilevanza delle istituzioni nel determinare i processi politici. Secondo questo approccio, le istituzioni non sono da intendere come organigrammi di funzioni (o di funzionari), ma piuttosto come tessuto di regole, procedure e valori.

I comportamenti nelle organizzazioni non sarebbe dunque dettati dal mero interesse individuale, ma piuttosto da obbligazioni culturali e nome sociali: gli individui darebbero una grande rilevanza alle norme, privilegiandole rispetto alla propria convenienza.. L'appropriatezza (intesa come rispetto delle norme) guiderebbe il comportamento degli individui. Pertanto anche il comportamento amministrativo rifletterebbe prevalentemente criteri di appropriatezza.

11)  - Quali principi dovrebbero essere alla base della divisione dei compiti tra politici e burocrati?

Il punto debole della burocrazia è comunque l'assenza di una legittimazione rappresentativa. Per la dottrina democratica, data la mancanza di una responsabilità diretta rispetto all'elettorato, la burocrazia deve essere subordinata al potere politico.

Politi e burocrati dovrebbero collaborare, ma esercitando funzioni diverse. Ai politici andrebbe il compito di definire l'indirizzo generale delle politiche pubbliche, attraverso la partecipazione negli organi legislativi ed esecutivi; ai burocrati quello di rendere operative le direttive dei politici. I politici interpretano la volontà popolare, la burocrazia rende esecutive quelle interpretazioni, mantenendo un atteggiamento neutrale (principio della neutralità) rispetto ai singoli interessi.

12)  - Quali sono le principali risorse dei burocrati rispetto ai politici?

Per quanto riguarda i reciproci controlli tra burocrati e politici, se la classe politica può controllare la burocrazia attraverso la programmazione, la verifica del bilancio, il ricorso a propri staff tecnici, l'influenza sul reclutamento e la carriera degli impiegati pubblici, la burocrazia ha però una fondamentale risorsa da investire nel conflitto con il potere politico: il monopolio del sapere.

Questa asimmetria nel rapporto tra politici e burocrati legata la fatto che "mentre l'amministrazione è o potrebbe essere, all'interno della sua sfera di competenza, pienamente sovrana ed autosufficiente, in grado, cioè, di trasformare pienamente gli input in risultati effettivi, lo stesso non può dirsi per gli eletti ed i politici, che, in ogni singola attività, avranno sempre bisogno di una collaborazione da parte degli uffici, mancando la quale non saranno assolutamente in grado di raggiungere i risultati".

Il potere della burocrazia è poi ulteriormente rafforzato dal fatto che, grazie anche alla più lunga durata della carica dei funzionari rispetto ai politici, i burocrati garantiscono continuità alle istituzioni.

13)  - Quali caratteristiche delle società contemporanee favoriscono l'"autonomizzazione" della burocrazia pubblica?

Una crescente autonomizzazione della burocrazia rispetto al controllo dei politici è derivata anche da un processo di progressiva trasformazione dei fini della amministrazione pubblica. In particolare, il potere della burocrazia è aumentato quando dalla prevalenza delle di funzioni di applicazioni di istanze legislative si è passati ad un crescente coinvolgimento della burocrazia in attività di programmazione, orientate alla selezione di mezzi più adatti ad alcuni risultati piuttosto che alla conformità alle leggi. La burocrazia ha acquistato una posizione sempre più rilevante nel negoziato tra lo stato e i cittadini - o gruppi di cittadini. Capacità di dialogo, dibattito, negoziazione e gestione del conflitto sono elementi sempre più importati nell'attività della burocrazia pubblica.

14)  - Quali sono le principali forme di potere in un'organizzazione e che tipo impegno creano?

Organizzazioni diverse possono utilizzare incentivi diversi che, in alcuni casi, possono indebolire il principio della gerarchia.

Amitai Etzioni ha distinto tre forme diverse di potere:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; coercitivo, basato sulla applicazione o minaccia di applicazione di sanzioni di vario tipo;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; remunerativo, basato sulla allocazione di risorse materiali;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; normativo, basato sulla locazione di ricompense simboliche.

A ciascuno di esse corrisponde un tipo di impegno da parte dei membri: impegno alienato, basato sulla paura, nel primo caso; impegno calcolato, basato sull'analisi dei costi e benefici, nel secondo caso; impegno normale, basato sulla condivisione di norme, nel terzo caso.

La scelta di privilegiare l'uno o l'altro dei tipi di potere avrà poi conseguenze in termini di efficacia della organizzazione rispetto ad alcuni scopi. Ad esempio, l'utilizzo della coercizione, alienando gli individui, è poco adatta a produrre un impegno morale; gli incentivi remunerativi rendono meno credibili le motivazioni ideali. A loro volta, organizzazioni basate su incentivi normativi riescono a svolgere i propri compiti in modo più efficienti e con minore investimento di risorse, ma hanno difficoltà a trasformare i propri obiettivi, dato che attorno ad essi si costituisce la lealtà moralistica dei suoi membri.

15)  -Che cosa si intende per burocrate di base?

Sono dei burocrati direttamente a contatto con il pubblico in settori quali i servizi sociali o di polizia. In alcune burocrazie, dove sono maggiori le competenze tecniche e i contatti con la clientela esterna, la discrezionalità dei livelli bassi della gerarchia è particolarmente forte. In molti casi, l'impiegato a diretto contatto con la sua clientela deve sviluppare una serie di regole informali che gli permettono di definire un caso concreto come appartenente ad una certa casistica, e quindi meritevole di un certo trattamento. Tutti i burocrati, a livelli bassi della gerarchia, godono di un ampio potere discrezionale e sviluppano quindi particolari "criteri guida" che permettono loro di routinizzare le decisioni.

16)  -In che senso si parla di una frammentazione nella pubblica amministrazione?

Il principio gerarchico è stato messo sempre più in discussione dai mutamenti intercorsi nella struttura dell'amministrazione pubblica, con una crescita di enti pubblici di vari tipo e l'intreccio tra strutture gerarchiche e strutture di coordinamento orizzontali. L'esito di queste trasformazioni è stata un'accresciuta frammentazione dei sistemi amministrativi che perdono quel carattere di macrosistemi organizzativi relativamente compatti che possedevano in passato. Insieme alle dimensioni, cresce anche la complessità, con intreccio di enti pubblici eterogenei e spesso in reciproca competizione. Questa complessa articolazione organizzativa ha aumentato l'autonomia della burocrazia, sottraendo molti organi al controllo gerarchico centralizzato tipico del passato. Tra le riforme sviluppatesi a partire dagli anni ottanta, vi è infatti la creazione di agenzie, come unità organizzative più snelle e semi-indipendenti rispetto alla classica struttura dei ministeri.

17)  -Come si differenziano i modelli di burocrazia pubblica in Europa e negli Stati Uniti?

Un primo modello è quello affermatosi negli stati presenti sul continente europeo, a partire dal modello francese. Il processo di costruzione di una amministrazione pubblica si avviò in Francia già nel secolo sedicesimo, con la creazione di un esercito permanente e di un sistema centralizzato di tassazione. Sotto il regno di Luigi XIV, dopo la sconfitta della nobiltà, il potere alla periferia passo nelle mani dei funzionari regi. Napoleone ristabilì il modello accentrato di burocrazia controllata dal potere esecutivo, che era stato indebolito dalla rivoluzione, rafforzandone la struttura gerarchica. Questa struttura di funzionari si legittimerà agli occhi della opinione pubblica attraverso il rispetto di una serie di norme e lo sviluppo di specifici saperi. Per questo, reclutamento e carriera dei funzionari saranno legati al merito e alla competenza, "certificati" dalle istituzioni che si specializzano nella formazione dell'amministratore pubblico. Questo modello di carriera deve garantire una certa affidabilità politica della burocrazia, socializzandola ai valori della classe dominante. Altra caratteristica del modello è un profilo generalista degli impiegati pubblici, che devono essere capaci di passare da una funzione all'altra nel corso delle loro carriere, tutte interne alla pubblica amministrazione.

Un modello diverso prevale negli Stati Uniti, dove viene invece legittimato il principio dello "spoil system", cioè l'attribuzione al partito di maggioranza della possibilità di nominare funzionari pubblici ad esso fedeli. Nello specchio sotto riportato sono delineate le differenze tra i due modelli.

Modello Francese

Modello Americano

Formazione

Ad hoc per la pubblica amministrazione

Costruzione di competenze specifiche attraverso esperienze professionali

Accesso

Concorso pubblico

Possibilità di nomine politiche

Carriere

Interne alla P.A.

Permeabile a ingressi dall'esterno

Competenze

Profilo generalista

Specializzate

Sistema decisionale

Autorità gerarchica interna (struttura per ministeri)

Organizzazione attorno a progetti (struttura per agenzie)

Cultura amministrativa

Legittimazione attraverso l'applicazione di norme impersonali

Costruzione di decisioni su casi individuali

Rapporti con l'esterno

Formale chiusura rispetto all'esterno

Funzione attiva di mediazione

18)  -Quali sono le attuali tendenze nella riforma della pubblica amministrazione?

La riforma della P.A. è stata sollecitata da una serie di sviluppi, in parte indipendenti l'uno dall'altro. Si è avuto una revisione non solo delle politiche sociali ma anche alle strategie di intervento sul mercato, in risposta alla crescita del debito pubblico. Al bisogno di risparmio, si è comunque affiancata una richiesta di migliore qualità di servizi da parte di cittadini, oltre che di maggiore partecipazione alle scelte della P.A.. In Italia, come altrove, le recenti riforme nella pubblica amministrazione si sono rivolte in due direzioni principali: deregulation e privatizzazione.

Da un lato, si è puntato ad una deregolamentazione, con conseguente riduzione delle formalità amministrative, e alla privatizzazione, come limitazione di fini e funzioni del settore pubblico, attraverso una riduzione dei servizi pubblici e/o una vendita (in tutto o in parte) di beni e imprese dello stato. La soluzione proposta alla crescita del deficit pubblico è l'applicazione alla pubblica amministrazione delle tecniche di gestione manageriali tipiche delle organizzazioni private: dal bilancio in pareggio ad una retribuzione del personale proporzionata al rendimento.

Dall'altro lato, si è affermato il principio di una trasparenza dell'azione dell'amministrazione pubblica di fronte ai cittadini, ai quali è stato riconosciuto non solo il diritto di essere informati su quello che gli amministratori fanno, ma anche quello di partecipare ad una serie di decisioni pubbliche attraverso procedure di consultazione e concertazione.

XII.   &n 939g65j bsp;  Le politiche pubbliche

1)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa è una politica pubblica?

Lasswell definisce "policy" o politica pubblica "un programma di azione proiettato verso il futuro che si basa sulla individuazione di obiettivi di valore e prevede procedure e atti finalizzati al raggiungimento di questi".

Un altro autore richiama l'attenzione sul carattere normativo delle politiche pubbliche e sul ruolo che ha in esse la coercizione: "una politica pubblica è una norma formulata da qualche autorità governativa che esprime un'intenzione di influenzare il comportamento dei cittadini, individualmente o collettivamente, attraverso l'uso di sanzioni positive o negative".

2)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono i tipi principali di politiche?

Lowi ha proposto una tipologia che distingue tra politiche distributive, redistributive, regolative e costituenti.

a.   &n 939g65j bsp;   Le politiche distributive sono quelle caratterizzate dalla distribuzione di benefici su basi individuali e particolaristiche. Esse danno qualcosa a tutti i destinatari e non comportano un confronto ravvicinato tra coloro che vengono favoriti e coloro che vengono danneggiati, quest'ultimi non sono neppure ben identificabili (massa indifferenziata di contribuenti).

b.   &n 939g65j bsp;  Le politiche redistributive stanno al polo opposto (es. la riforma fiscale); esse tipicamente tolgono a qualche gruppo per dare ad altri, sono dunque politiche che comportano un confronto diretto tra categorie, classi sociali, gruppi beneficiati e danneggiati.

c.   &n 939g65j bsp;   Le politiche regolatrici (es. standard ecologici) sono politiche che comportano una limitazione dei comportamenti ammissibili in un determinato ambito o prescrivono degli adempimenti specifici. Queste limitazioni sono legittimate in nome di un interesse pubblico e generalmente della tutela di altre categorie (es. consumatori).

d.   &n 939g65j bsp;  Le politiche costituenti (es. autorità Antitrust) che hanno al loro centro norme sui poteri o norme sui governati; esse tendono a creare nuove autorità che poi saranno soggetti di policy; o a modificare quelle esistenti. La loro azione sulla cittadinanza è dunque assai più indiretta che nelle precedenti.

Un altro approccio tipologico è quello proposto da Wilson che ha rivolto la sua attenzione su un altro aspetto cruciale delle politiche: i loro costi e i benefici.

3)   &n 939g65j bsp;  - Che differenti problematiche pongono i diversi tipi di policies?

In linea di massima una politica comporta dei benefici (materiali e non) per qualche categoria di cittadini, e accanto a questi dei costi (materiali e non). Costi e benefici non si distribuiscono però in maniera uguale in tutte le politiche. In particolare il punto che appare più rilevante è il carattere diffuso o concentrato di questa distribuzione. Incrociando queste due dimensioni avremo:

-   &n 939g65j bsp;    benefici concentrati e costi concentrati;

-   &n 939g65j bsp;    benefici concentrati e costi diffusi;

-   &n 939g65j bsp;    benefici diffusi e costi concentrati;

-   &n 939g65j bsp;    benefici diffusi e costi diffusi.

Questi diversi tipi di politiche tenderanno a collegarsi a contesti di azione politica piuttosto differenziati.

Il primo tipo (Interest groups politics) corrisponde ad una situazione di conflitto tra due gruppi di interesse specializzati in cui ognuno cerca di accaparrarsi in esclusiva dei vantaggi per scaricare i costi sull'altro.

Il secondo tipo (Client politics) corrisponde ad una situazione nella quale un gruppo di interesse ristretto (es. associazione di imprese) riesce ad acquisire i vantaggi di una politica scaricando i costi sulla massa indifferenziata dei contribuenti.

L'opposto di questa politica è quella del terzo tipo (Entrepreneurial politics), una politica non facile da realizzare poiché sembra difficile che la massa riesca a prevalere sulla forza organizzata. La politica democratica tuttavia, attraverso i suoi meccanismi che danno alla maggioranza uno spazio istituzionale, consente che questo si verifichi quando i partiti e movimenti riescono a realizzare una mobilitazione dei più.

Il quarto tipo (Majoritarian politics) infine vede un confronto equilibrato tra destinatari dei costi e dei benefici, ma allo stesso tempo non trova nessun gruppo fortemente interessato né positivamente né negativamente.

4)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono le fasi principali del policy making?

I policy studies (studi sulle politiche pubbliche) hanno identificato una serie di fasi distinte per mettere a fuoco con precisione l'intero processo attraverso il quale si svolge una politica.

Le fasi corrispondono ai passaggi logici di una decisione razionale e alle funzioni che devono essere svolte per consentirla.

Una classica individuazione delle fasi è quella che prevede la sequenza:

Ø   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    identificazione di un problema;

Ø   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    formulazione di una politica;

Ø   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    decisione;

Ø   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    messa in opera;

Ø   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    valutazione dei risultati;

Ø   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp;    continuazione o fine della politica.

5)   &n 939g65j bsp;  - Quali sono gli attori principali coinvolti nelle politiche pubbliche?

Chi sono gli autori delle politiche? Per rispondere a questa domanda ci si può innanzitutto rivolgere ai testi normativi che nei regimi democratici regolano ed organizzano i processi politici fondamentali, cioè le costituzioni.

Per una ricostruzione più aderente alla realtà bisogna andare oltre le costituzioni e prendere in considerazione anche aspetti ed attori sui quali esse tacciono completamente o quasi. Oltre agli attori istituzionali (governi e parlamenti) che incarnano  la democrazia rappresentativa e all'amministrazione pubblica, alla quale è di regola demandata la fase cruciale della messa in opera, dobbiamo aggiungere i partiti che dall'interno e dall'esterno delle istituzioni democratiche ne sono diventati per così dire l'anima; e poi una serie di nuovi attori istituzionali, come le corti costituzionali e le autorità regolative, apparsi in epoca più recente in Italia e in Europa, ma con una storia ben più lunga negli Stati Uniti, e che possono giocare un ruolo importate nelle politiche. Infine non deve essere trascurato il mondo dei tecnici e degli esperti che, soprattutto in certe politiche, possono acquistare una rilevanza del tutto particolare.

6)   &n 939g65j bsp;  - In quali fasi del policy making è più significativo il contributo dei diversi attori?

Nelle diverse fasi del processo di policy making interviene generalmente una pluralità di attori, istituzionali e non, pubblici e privati. Questa constatazione ha portato gli studiosi di  politiche a dedicare una specifica attenzione alle interazioni tra i diversi attori.

Quello che emerge da questi studi è che all'interno di ciascun settore di policy si sviluppano in genere rapporti molto intesi tra i diversi attori. Questi rapporti, che si traducono in una prassi regolare di scambi, nello sviluppo di un linguaggio comune, possono addirittura portare a una frammentazione interna degli attori stessi (governi, parlamenti, partiti) lungo linee di policy. Ne deriverà che, in certi casi, si troveranno ad essere più vicini tra loro i rappresentanti di attori diversi che operano nello stesso settore di policy piuttosto che le componenti interne di uno stesso attore (per esempio un partito o il governo) che operano in settori diversi di policy.

7)   &n 939g65j bsp;  - Che cosa si intende per policy network?

Si parla di policy networks, cioè di reti che collegano diversi attori, per sottolineare le fortissime relazioni tra le commissioni (e sotto-commissioni) parlamentari, i gruppi di interesse e diversi settori della P.A. .e l'assenza di una rigida gerarchia di autorità che privilegia l'importanza dei legami tra gli attori. Là dove la rete di interconnessioni presenta una particolare stabilità, si sviluppa una sorta di cultura comune e le relazioni tra attori sono improntate ad un rapporto di fiducia (si parla di policy community, per sottolineare la coesione tra le parti del sotto-sistema).

8)   &n 939g65j bsp;  - Qual è il contributo dello studio delle politiche alla comprensione della realtà politica?

Lo studio delle politiche ha certamente contribuito in maniera notevole alla conoscenza della realtà politica. In particolare sono da sottolineare i seguenti punti:

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; una più esatta individuazione di quali siano le poste in gioco della vicenda politica;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; una visione meno formalistica e più aderente alla realtà dei processi di decisione;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; una migliore comprensione dei rapporti tra la politica e società, tra pubblico e privato;

·   &n 939g65j bsp;   &n 939g65j bsp; la tematizzazione delle retroazioni che gli outputs del sistema politico hanno su quest'ultimo.

Occorre comunque osservare che il mondo delle politiche si presenta come estremamente vario, sia sotto il profilo dei contenuti specifici di quelli, che dei processi che le riguardano. In certa misura dunque lo studio delle politiche può indurre a considerare la realtà politica come atomizzata (vaporizzata) nella particolarità delle specifiche politiche e assolutamente irriducibile ad una visione di insieme.

9)   &n 939g65j bsp;  - Che differenza c'è tra politics e policy?

Con il termine politics ci si riferisce alla "sfera del potere", inteso come la capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui.

La politica non si esaurisce interamente negli atti e nei comportamenti che riguardano la conquista e la gestione del potere. Nella vita politica oltre al potere vi è una cospicua e variegata realtà costituiti da innumerevoli programmi d'azione, provvedimenti ed interventi proposti dagli attori politici e decisi nella sedi politiche. Gli effetti di queste azioni ricadono nella vita politica.

Dunque, se da un lato la politica può essere sintetizzata nell'espressione "competizione per il potere", da un altro essa è "governo", cioè decidere per affrontare e risolvere i problemi della comunità. Se il primo lato della politica si svolge prevalentemente all'interno del "palazzo", il secondo si presenta come diretto verso l'esterno e potrebbe essere caratterizzato come il prodotto della politica stessa.

Questa seconda faccia della politica va sotto il nome complessivo di politiche pubbliche (policy - policies in inglese).







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