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architettura ottoniana - La cattedrale di Spira

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Si intende per architettura ottoniana quella fiorita durante la sovranità degli imperatori della casa si Sassonia, da Ottone I (936) ad Enrico II (1024).

Come l'architettura carolingia, anche questa si configura come una vigorosa ripresa di classicismo, pur nella rinnovata presa di contatto col mondo artistico bizantino, in armonia con la politica di unificazione dei due imperi invano perseguita col matrimonio di Ottone II con la principessa bizantina Teofano.

In generale nella tecnica costruttiva ottoniana si tende ad una partizione geometrica dello spazio, alla simmetria delle masse e degli spazi, alla chiara volumetria. Alla direzionalità ovest-est della basilica paleocristiana si va sostituendo la bloccata staticità di imponenti edifici nei quali la zona sacrale ad est, dedicata al Cristo, e quella ad ovest, dedicata al santo patrono, tendono all'equivalenza, fino a giungere al tipo della basilica con due absidi e due transetti contrapposti.



Per le chiese cambiano le condizioni d'uso: si diffonde la venerazione per le reliquie e il culto per i santi, che si riflettono nella moltiplicazione degli al 656g66g tari da sistemare; il culto risulta ormai "clericizzato" e perciò legato all'impiego costante della lingua latina, di conseguenza il ruolo dei fedeli diventa passivo; il rito registra dei cambiamenti, quale ad esempio la soppressione della processione dell'offertorio, con dirette conseguenze sul dimensionamento e sulla destinazione degli spazi interni. L'esigenza di poter disporre di uno spazio più ampio ove ospitare il clero, divenuto molto numeroso, porta ad inserire un vano rettangolare e profondo fra crociera e abside, chiamato coro. Nello stesso tempo però le grandi chiese ottoniane perdono le funzioni politico - civili loro conferite ed espresse nel Westwerk carolingio, che ora si trasforma in Westbau e Westturm, complessi turriti posti a costituire la fronte occidentale.

Il passaggio chiave dal Westwerk carolingio al massiccio occidentale ottoniano è testimoniato dal S.Pantaleone di Colonia, costruito negli anni 966 - 980; qui è collocato verso occidente un corpo trasversale, quasi un transetto anteriore, che nella campata di centro si innalza su due piani a formare un'antinavata con matronei.

Un edificio ben conservato è la Collegiata femminile di San Ciriaco di Gernrode, fondata nel 961: a tre navate e tre absidi, quella centrale innestata su coro quadrato, è caratterizzata ad est da un transetto continuo lievemente sporgente, ad ovest da un transetto inscritto e un Westwerk a due torri. La cripta, su possenti pilastri, ha volte lunettate. Le navate, a copertura lignea, si caratterizzano per l'alternanza dei sostegni a ritmo trocaico (pilastro - colonna) e per i matronei a sei arcate riunite a due a due da archi di scarico nella parete.

Il culmine di regolarità e coerenza raggiunto dall'a.o. è nella chiesa benedettina di San Michele a Hildesheim (1010-33), organismo edilizio simmetrico rispetto all'asse longitudinale e con una seconda simmetria ortogonale fra i due transetti uguali, situati all'estremità delle navate. Ha pianta a 3 navate con archi a tutto sesto, doppio coro e due transetti uguali, con un tiburio su ciascuno dei due incroci e quattro simmetriche torrette-lanterna, due per parte alle testate dei transetti, poligonali alla base, cilindriche nella sezione superiore, coniche al vertice.  All'interno, il quadrato ottenuto dall'incrocio nave-transetto, assunto quale modulo e ripetuto tre volte, determina la lunghezza della navata e genera, con la collocazione di due colonne in ognuno di questi moduli, un ordinamento con ritmo dattilico (un pilastro - due colonne), tipicamente ottoniano. Il solo elemento di accentuato colorismo si trova nelle fasce zebrate marcano le intelaiature degli incroci e la serie delle arcate. Principi matematici rigorosi determinano le proporzioni della costruzione. Anche il significato simbolico della chiesa è esaltato: le reliquie dei martiri, poste sotto i pilastri e le coppie di colonne alternate, fanno si che siano i martiri stessi a sostenere l'edificio.

La prevalenza del tipo basilicale nell'edilizia chiesastica dell'impero in età romanica non è però tale da impedire il sorgere di soluzioni diverse, a favore di forme disciplinate da due assi di simmetria ortogonali. La chiesa di S.Maria in Campidoglio a Colonia, costruita fra il 1040-49 (corpo basilicale) e il 1060-65 (triconco), rappresenta il riuscito tentativo di risolvere il problema architettonico dell'innesto di un corpo centrico sopra un corpo di fabbrica rettilineo, e cioè il tema della fusione in un solo organismo di un edificio composto e strutturato intorno ad un asse verticale, con un altro edificio disteso orizzontalmente secondo un asse longitudinale. In pianta vi la perfetta fusione fra il corpo delle tre navi e il corpo centrico delle tre grandi esedre deambulate, ottenuta senza differenziare il coro dalle due conche laterali; ma c'è una mancata rispondenza fra sistema interno e configurazione esterna, dato che l'organismo triconco non trapassa all'esterno, dove l'edificio ha assunto l'aspetto di una basilica con transetti absidati.




La cattedrale di Spira, fondata da Corrado II nel 1030 e destinata a tomba di famiglia dei Salii, fu completata nel 1061 e ristrutturata intorno al 1080 da Enrico IV. Il primo grandioso impianto presentava tre navi su pilastri, tetto, transetto sporgente, abside fiancheggiata da due torri e fronte su portico. La trasformazione di fine secolo, che segna il momento in cui la cultura dell'impero aderisce ai principi e ai metodi sorti nell'Occidente europeo, comprende la ricostruzione del transetto e dell'abside e soprattutto il rinnovamento della partitura della grande nave per rendere possibile l'innesto della copertura a volta (a crociera senza nervatura, ognuna di essa comprende due campate ed è separata da archi trasversi). Dell'edificio di Corrado restarono inalterate le navate laterali con le volte a crociera, l'anticoro con volta a botte, la cripta a sale suddivisa da massicci pilastri in tre campate. La navata, che era composta da 12 arcate singole su pilastri, inserite sopra semicolonne addossate ed alte fino ad includere le finestre, è stata rifatta nelle intelaiature con l'aggiunta di un risalto (pilastro di rinforzo di sezione rettangolare) ogni due pilastri, ricavando così un sistema alternato di sostegni principali e secondari. Qui si manifesta la tendenza del romanico tedesco a dare maggiore importanza alle fronti esterne mediante la collocazione di grandi volumi di fabbrica contrapposti - navi, torri, tiburio, massiccio occidentale, transetto - cui si aggiungono elementi di provenienza lombarda - partiture su lesene, arcate, archetti pensili, gallerie, loggiati. L'abside si innalza, alta e slanciata, su uno zoccolo rastremato da modanature digradanti e modellato da nicchie piatte formate da semicolonne addossate con capitelli cubici, congiunte da archi a tutto tondo. La parte superiore presenta una galleria con colonnine che da origine ad una fascia orizzontale profondamente chiaroscurata e che continua, sopraelevata, attraverso i bracci del transetto, fin sulle fiancate della navata longitudinale.

Un'altra grande cattedrale renana è la cattedrale di Magonza (iniziata nel 978 fu ricostruita nel 1009 in seguito ad un incendio e poi ampliata e rimaneggiata nei secoli XI e XII), che mantiene saldamente la pianta germanica a cori contrapposti ed accessi laterali, con la conseguente accettazione di una visione parziale, graduale e frammentata. La cattedrale, in arenaria rossa, ha struttura bicefala e simmetria orizzontale accentuata da un lungo corpo centrale che raccorda la parte orientale con abside, coro, transetto e piedicroce e quella occidentale pure con abside, transetto e coro. Le sei torri ottagonali, quattro più piccole ai lati delle absidi e due gigantesche sulle crociere, sono fortemente articolate da mensole e gallerie aperte, derivate direttamente dalla cattedrale di Spira e di ispirazione lombarda, come altri motivi ricorrenti all'esterno (archi ciechi, fregi). L'interno riprende la partitura della navata di Spira, ma ne vanifica il motivo delle arcate lasciandole cieche e sopprimendone il ritmo alternato delle colonne, così che il grande vano, imponente per le dimensioni, risulta povero e disadorno. La conformazione degli esterni invece mostra qualità figurali autentiche ed incisive soprattutto nell'imponente fronte orientale, dove il contrasto fra la nuda e possente parete e l'abside centrale traforata, realizzano una presenza severa e solenne.







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